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“Le Onde del Destino” ha dato voce alle eccellenze umbre

C’è un momento, dopo ogni evento, in cui le luci si spengono, la sala lentamente si svuota e rimane soltanto ciò che davvero conta: il ricordo di quello che è accaduto. Per “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, quel ricordo porta con sé il calore degli applausi, la partecipazione autentica dei protagonisti e la sensazione di aver costruito qualcosa capace di andare oltre la semplice consegna di un riconoscimento.

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“Le Onde del Destino” ha dato voce alle eccellenze umbre
Il presentatore Massimo Zamponi

Il presentatore Massimo Zamponi

Redazione-  C’è un momento, dopo ogni evento, in cui le luci si spengono, la sala lentamente si svuota e rimane soltanto ciò che davvero conta: il ricordo di quello che è accaduto. Per “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, quel ricordo porta con sé il calore degli applausi, la partecipazione autentica dei protagonisti e la sensazione di aver costruito qualcosa capace di andare oltre la semplice consegna di un riconoscimento.

La prima edizione del Premio, ospitata a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri, ha ottenuto un buon successo soprattutto grazie alla viva partecipazione dei 26 premiati, protagonisti di un pomeriggio nel quale cultura, arte, editoria, imprenditoria, professioni e creatività hanno trovato uno spazio comune.

Non una semplice passerella di nomi, dunque, ma una sala capace di dare voce a tutti. Ognuno con la propria storia, il proprio percorso, le proprie esperienze e quel contributo personale che ha contribuito, in maniera diversa, a raccontare un’Umbria dinamica, laboriosa e culturalmente viva.

Applausi particolarmente calorosi hanno accompagnato alcuni dei momenti più significativi della manifestazione. Tra i protagonisti, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, artista dalla riconoscibile cifra espressiva, il regista C. L. Grugher e l’editore Jean Luc Bertoni, figure che appartengono a mondi differenti ma accomunate dalla capacità di trasformare professionalità e passione in percorsi di valore.

E poi gli altri premiati, ciascuno portatore di una storia diversa. È stata proprio questa pluralità a rappresentare uno degli elementi più interessanti della manifestazione: non una celebrazione di un’unica forma di eccellenza, ma il racconto corale di una regione attraverso le persone che ogni giorno contribuiscono a renderla riconoscibile.

Ilaria Solazzo ha dato vita al Premio con l’intento di accendere un riflettore su quelle realtà e quelle personalità che hanno saputo distinguersi e lasciare un segno. Un progetto nato dalla volontà di raccontare l’Umbria attraverso le sue energie migliori e di creare un luogo d’incontro nel quale il riconoscimento diventasse anche occasione di dialogo.

Eleonora Benedetti scrittrice, l',Editore Jean Luc Bertoni, il conduttore della kermesse Massimo Zamponi

Eleonora Benedetti scrittrice, l’,Editore Jean Luc Bertoni, il conduttore della kermesse Massimo Zamponi

Ed è forse proprio questo il significato più autentico de “Le Onde del Destino”: le onde sono movimenti che partono da un punto e arrivano lontano, incontrandosi, sovrapponendosi, cambiando direzione. Allo stesso modo, le storie dei 26 premiati hanno attraversato quella sala, incontrandosi per un pomeriggio e componendo un mosaico umano e professionale di grande interesse.

La manifestazione ha avuto anche il merito di riportare al centro una parola spesso abusata ma ancora fondamentale: merito. Un merito che non viene presentato come una vetta individuale, bensì come il risultato di anni di lavoro, sacrifici, intuizioni, studio, creatività e capacità di credere nelle proprie idee.

Gli applausi ricevuti dai premiati hanno così assunto un significato particolare. Erano applausi per le persone, certo, ma anche per le loro storie. Per chi ha costruito, scritto, progettato, diretto, insegnato, creato, comunicato e lavorato affinché l’Umbria potesse continuare a esprimere talenti e professionalità.

A rendere speciale il pomeriggio è stata soprattutto la partecipazione. Una partecipazione viva, mai soltanto formale, che ha trasformato la cerimonia in un vero momento di condivisione. Una sala nella quale nessuno è rimasto soltanto spettatore e nella quale ogni voce ha avuto la possibilità di essere ascoltata.

È questo, in definitiva, il risultato più importante raggiunto da Ilaria Solazzo: aver creato non soltanto un Premio, ma uno spazio di incontro e di riconoscimento, nel quale le eccellenze umbre potessero guardarsi, raccontarsi e riconoscersi reciprocamente.

E quando, alla fine, gli applausi si sono spenti, è rimasta la sensazione di un viaggio appena iniziato. Perché le onde, per loro natura, non si fermano: continuano a muoversi, a propagarsi e a raggiungere nuove rive.

Le Onde del Destino ha celebrato 26 protagonisti. Ma soprattutto ha raccontato un’Umbria che ha ancora molto da dire.

 

Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica del Premio “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”

Dottoressa Solazzo, a distanza di qualche giorno dalla prima edizione di “Le Onde del Destino”, qual è la prima immagine che Le torna alla mente?

La sala. Una sala viva, partecipe, capace di ascoltare. Mi tornano alla mente i volti sorridenti dei 26 premiati, le loro emozioni, gli applausi e soprattutto la sensazione che, per qualche ora, tante storie diverse siano riuscite a incontrarsi. Un Premio non vive soltanto sul palco: vive negli occhi di chi lo riceve e nella partecipazione di chi ascolta.

Ventisei premiati, ventisei percorsi differenti. Che cosa ha cercato nei protagonisti di questa prima edizione?

Non soltanto il successo. Ho cercato il valore umano e professionale che sta dietro ad ogni risultato. L’eccellenza, secondo me, non è semplicemente arrivare in alto: è riuscire a lasciare qualcosa agli altri. Un’idea, un’opera, una competenza, un esempio. Per questo i premiati appartengono a mondi differenti, ma hanno in comune la capacità di costruire.

Tra i momenti più applauditi ci sono stati quelli dedicati agli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, al Maestro David Pompili, al regista C. L. Grugher e all’editore Jean Luc Bertoni. Che cosa rappresentano queste presenze per il Premio?

Rappresentano perfettamente lo spirito dell’iniziativa. Sono personalità che, attraverso linguaggi differenti, hanno dato un contributo significativo alla cultura, all’arte e alla creatività. Gli applausi che hanno ricevuto non erano soltanto per il riconoscimento, ma per il percorso che ciascuno di loro porta con sé. E questo vale per tutti i 26 premiati.

Lei parla spesso di “dare voce”. Perché era così importante che ogni premiato avesse il proprio spazio?

Perché oggi abbiamo bisogno di ascoltare più storie e di giudicare meno velocemente. Dare voce significa permettere a una persona di raccontare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma anche ciò che ha attraversato per arrivarci. Volevo che quella sala fosse un luogo nel quale nessuno fosse soltanto un nome scritto su una targa.

Un Premio alle Eccellenze Umbre. Ma l’eccellenza umbra, secondo Lei, come si riconosce?

Si riconosce dalla capacità di non dimenticare le proprie radici mentre si guarda al mondo. L’Umbria ha una forza straordinaria: possiede storia, arte, cultura, spiritualità, imprenditoria e talento. Ma soprattutto possiede persone che continuano a lavorare, spesso lontano dai riflettori, per costruire futuro.

Quanto è stato difficile mettere insieme personalità così diverse?

È stata una responsabilità, più che una difficoltà. Quando si decide di premiare qualcuno, si entra inevitabilmente nella sua storia. Ho cercato di farlo con rispetto e con attenzione. La selezione dei protagonisti doveva restituire un’immagine ampia dell’Umbria, non una fotografia limitata a un solo settore.

Che cosa Le hanno restituito i premiati durante quella giornata?

Molto più di quanto immaginassi. Mi hanno restituito emozioni, parole, sorrisi e soprattutto la conferma che dietro ogni eccellenza esiste una persona. E quando una persona si sente riconosciuta non soltanto per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta, il Premio assume un significato più profondo.

È rimasta colpita dall’emozione di qualcuno in particolare?

È difficile scegliere. Ogni emozione aveva una sua verità. Alcuni hanno reagito con grande commozione, altri con un sorriso, altri ancora con parole molto semplici. Ma proprio quelle differenze hanno reso autentica la giornata. Non si era alla ricerca di emozioni costruite ma di emozioni vere.

Il Premio porta nel nome la parola “Destino”. Perché?

Perché il destino, per me, non è soltanto ciò che ci accade. È anche ciò che scegliamo di costruire. Le onde rappresentano il movimento della vita, gli incontri, le occasioni, le difficoltà e le ripartenze. Ogni persona premiata ha attraversato le proprie onde e ha trovato il modo di trasformarle in un percorso.

Qual è stata la soddisfazione più grande per Lei, come ideatrice e direttrice artistica?

Vedere persone diverse sedute nella stessa sala e sentirle parte di qualcosa. Quando un evento riesce a creare una comunità, anche soltanto per qualche ora, allora ha raggiunto il suo obiettivo. La mia più grande soddisfazione è stata vedere che il Premio non apparteneva più soltanto a me: apparteneva ai suoi 26  protagonisti.

E quale critica, invece, rivolgerebbe a se stessa dopo questa prima edizione?

Ogni prima edizione è necessariamente un punto di partenza. Ci sono cose che possono essere migliorate, tempi da perfezionare, aspetti organizzativi da rendere ancora più efficaci. Ma considero anche questo parte del viaggio.

Dopo questo primo successo, cosa vorrebbe diventasse “Le Onde del Destino”?

Vorrei che diventasse un appuntamento riconoscibile, capace di crescere senza perdere la propria identità. Non mi interessa creare un Premio soltanto per aggiungere un’altra cerimonia al calendario. Vorrei costruire un progetto culturale che negli anni sappia raccontare persone, territori e storie di valore.

Se dovesse descrivere in una sola frase i 26 premiati di questa prima edizione, cosa direbbe?

Direi che sono 26 modi diversi di dimostrare che il talento, quando incontra la passione e la responsabilità, può diventare patrimonio di una comunità.

E se invece dovesse rivolgere una frase alla sala che ha vissuto questa prima edizione?

Direi: grazie per aver ascoltato. Perché un Premio può consegnare una targa, ma è l’ascolto che consegna davvero valore a una storia.

Cosa rimane, quando finiscono gli applausi?

Rimane ciò che non si può fotografare: l’emozione. Rimane la consapevolezza di aver incontrato persone che hanno qualcosa da raccontare. E rimane una promessa. Quella di continuare a cercare, ascoltare e valorizzare chi, con il proprio lavoro, rende l’Umbria più forte, più bella e più consapevole del proprio valore.

Forse è proprio questa la vera onda… non quella degli applausi di un giorno, ma quella delle storie che continueranno a viaggiare molto oltre quella sala.

Un’ultima domanda: a chi si sente di dire grazie?

Innanzitutto a mio padre Francesco, per essermi stato accanto con gioia, presenza e affetto. In un progetto così impegnativo avere vicino una persona che crede in te rappresenta una forza straordinaria.

Poi ci sono tre amici che ho voluto fortemente nel mio team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che con grande professionalità e maestria ha condotto la kermesse, riuscendo a dare ritmo alla serata.

Ma i miei ringraziamenti non finiscono qui. Li rivolgo al Sindaco di Spoleto, all’Assessore Danilo Chiodetti, al Presidente della Provincia di Perugia, alla U.I.R, a tutta l’Umbria e a tutte le testate giornalistiche che hanno scelto di dare spazio e luce a questa idea.

Un grazie va anche ai premiati, perché senza la loro presenza, le loro storie e la loro partecipazione, “Le Onde del Destino” sarebbe rimasto soltanto un progetto sulla carta. Sono stati loro a trasformarlo in un momento vero, umano e condiviso.

E, infine, grazie a quella sala che ha saputo ascoltare e applaudire. Perché un evento può essere organizzato con grande cura, ma è il pubblico a decretarne davvero l’anima.

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

 

Il Dottor Luca Ministrini insieme a Ilaria Solazzo

Il Dottor Luca Ministrini insieme a Ilaria Solazzo

 

L'attore Spartaco Grilli

L’attore Spartaco Grilli

 

In foto Ilaria Solazzo

In foto Ilaria Solazzo

 

In foto la direttrice artistica del premio

In foto la direttrice artistica del premio. Con lei – a destra – il Cav. Roberta Testaguzza e la fotografa Maria Teresa De Rosa

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Le fratture dell’anima e della storia che scuotono Roma, la saggistica visiva di Fabiola Ferrero sbarca a Trastevere: al Museo la mostra shock per le vittime del Venezuela

Le fratture spietate della storia e della memoria collettiva si trasformano in un immenso e fiero manifesto di fotogiornalismo nel cuore di Roma! Inaugura mercoledì 30 settembre 2026 alle ore 18:00, presso il Museo di Roma in Trastevere, “LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia”, la straordinaria mostra personale della fotografa venezuelana Fabiola Ferrero, vincitrice del XVI Premio IILA-Fotografia. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito, allestito in solenne memoria delle migliaia di vittime del terremoto del 24 giugno 2026 in Venezuela. In mostra i capolavori storici della reporter e il debutto assoluto dell’inedito progetto “Antimonumento”, un’opera di squadra eccezionale organizzata da Zètema per sconfiggere l’isolamento culturale. Scoprite tutti i dettagli del programma nel nostro articolo! 👇

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Vittime del terremoti in Venezuela

Roma – Un solco profondo, una cicatrice improvvisa e spietata squarcia la superficie della materia e della memoria storica dei popoli, trasformando le crepe fisiche dei monumenti in un drammatico riflesso delle lacerazioni interiori della nostra civiltà contemporanea. La fotografia d’inchiesta e il fotogiornalismo, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché commerciali di plastica e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscoprono le risorse terapeutiche ed etiche più potenti per processare i traumi collettivi, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta e pura emozione dal vivo. L’immagine analogica cessa di essere un mero orpello estetico per farsi scudo sociale e dovere civile. Mercoledì 30 settembre 2026, alle ore 18:00 in punto, lo splendido e fiero scenario del Museo di Roma in Trastevere, situato in Piazza di Sant’Egidio 1/b, aprirà solennemente le proprie porte per inaugurare l’attesissima mostra personale della fotografa e giornalista venezuelana Fabiola Ferrero, intitolata “LAS GRIETAS. Sulle tracce di una fantasia”.

La monumentale esposizione, promossa con fiera determinazione da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, si avvale della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è interamente organizzata dall’IILA (Organizzazione internazionale italo-latino americana), con la logistica e i servizi museali curati da Zètema Progetto Cultura. La kermesse, che rimarrà aperta alle visite in totale trasparenza da giovedì 1° ottobre fino alla scadenza naturale di domenica 22 novembre 2026, si carica di un altissimo e commosso significato antropologico e civile dello Stato: l’intero percorso visivo è stato interamente dedicato alla memoria delle migliaia di vittime e dei dispersi causati dal catastrofico e spaventoso terremoto che ha devastato il Venezuela il 24 giugno 2026, una ferita aperta che colpisce al cuore la comunità internazionale, taccuino alla mano e passioni calde.

Dalle crepe di Caracas ai muri parlanti: il trionfo al XVI Premio IILA Fotografia

Fabiola Ferrero ha conquistato il centro della scena artistica capitolina in veste di trionfatrice assoluta della sedicesima edizione del prestigioso Premio IILA-Fotografia, un riconoscimento transnazionale d’eccellenza che blinda il merito dei migliori talenti del Sudamerica, offrendo loro programmi stanziali di ricerca e borse di studio nelle smart land della penisola per favorire lo scambio culturale e limitare l’esodo delle intelligenze creative. L’ordito della mostra si addentra millimetricamente nel concetto delle grietas, le crepe fisiche e metafisiche, radiografando in totale trasparenza e priva di filtri protettivi le tensioni storiche, le mutazioni urbanistiche, la povertà rionale e le fragilità sociali di una terra in perenne transizione geopolitica, azzerando le distanze burocratiche tra i rioni di Caracas e i monitor della Capitale.

Il cartellone espositivo aduna i progetti fotografici pluriennali più intensi e acclamati della reporter venezuelana, opere andate già rubate nei taccuini dei massimi collezionisti del pianeta per la loro onestà intellettuale. I visitatori e i viandanti della cultura potranno esplorare le sequenze di Whispering Walls, un viaggio specchio incentrato sulla saggistica visiva dei muri che parlano delle rivoluzioni tradite, e la durezza poetica di I can’t hear the birds, un ordito perfetto di testi e immagini sul silenzio inospitale delle campagne svuotate dalla crisi macroeconomica. Completa la parata delle serie storiche l’opera Reinas, una requisitoria visiva senza maschere o ipocrisie interpretative sul culto dei concorsi di bellezza nei quartieri popolari, un focus ingegneristico che scardina la tossicità degli stereotipi di genere legati al corpo femminile.

Il debutto di Antimonumento: lo sguardo dell’artista sulla fragilità di Roma

La vera e più accattivante attrazione di questa tappa trasteverina risiede nella presentazione ufficiale, in anteprima mondiale assoluta, di Antimonumento, il nuovissimo e mozzafiato reportage sviluppato sul campo da Fabiola Ferrero durante i mesi della sua permanenza stanziale a Roma nel vivo della residenza d’artista protetta dal Premio IILA. Con un interplay visivo di straordinario spessore clinico, la Ferrero ha fatto collidere le fratture monumentali della storia venezuelana con i cedimenti e le crepe più intime del corpo urbano della Capitale, rintracciando risposte flessibili per il benessere collettivo e dimostrando con i fatti che la pietra che si spezza pulsa dello stesso dolore dei rioni esposti alla marginalità geografica e rionale, offrendo un comfort funzionale perfetto contro il torpore dei cliché turistici ordinari.

I controlli di sicurezza sulle sale del Museo di Roma in Trastevere sono conclusi e i registri delle verniciature sigillati. La direzione dell’ente ricorda che le informazioni precise sugli orari delle masterclass guidate, le schede didattiche per le scuole della provincia e le riduzioni sui ticket per le famiglie sono interamente accessibili consultando l’applicazione ufficiale e il portale web dello Stato museale. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a via di Sant’Egidio: le immagini di Fabiola Ferrero vi aspettano a braccia aperte per dimostrarvi che finché ci sarà un fotografo capace di usare l’obiettivo per testimoniare la verità e sollevare un velo sulla sofferenza dei popoli, il domani della nostra terra sarà per sempre un posto libero, protetto e profondamente umano. Il viaggio nelle crepe del mondo è ricominciato, ed è un’esperienza meravigliosa che aspetta solo il vostro sguardo.

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Roma,I 110 anni di Aldo Moro: nasce Culla Caetani, il cantiere d’arte e memoria

Trasformare il ricordo di una tragedia nazionale in un’opera d’arte che parla di vita, nascita e futuro: nel giorno del 110° anniversario della nascita di Aldo Moro si apre ufficialmente il “Cantiere della Memoria di Culla Caetani”. Ideata dal visionario artista concettuale Lokrima (Mirko Tosti), questa enorme e suggestiva installazione ribalta il drammatico simbolo del 1978: il portellone originale di una Renault 4 d’epoca diventa l’ossatura di una vera e propria “culla-carillon” monumentale, unendo meccanica, design e tecnologia. Un “monumento portatile” che prende vita grazie al lavoro delle eccellenze artigiane delle Marche e a un tappeto sonoro in divenire (con la partecipazione del Maestro Enrico Melozzi) che mescola le atmosfere di Bach con il pop degli anni Settanta. Scopri tutti i dettagli di questo straordinario progetto culturale in mostra a Roma nel 2027 👇

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Culla Caetani Dett 8

Roma – La memoria storica di una nazione non deve necessariamente coincidere con la sterile e ripetitiva celebrazione dei suoi traumi più bui, ma può e deve trasformarsi in un formidabile motore di rinascita, di riflessione attiva e di speranza per le nuove generazioni. È esattamente questo il nobile e rivoluzionario principio filosofico che anima il Cantiere della Memoria di Culla Caetani, un’imponente e suggestiva opera d’arte monumentale che apre ufficialmente i battenti il 23 settembre 2026, in una data dal fortissimo valore simbolico.
La giornata scelta coincide infatti con la ricorrenza del 110° anniversario della nascita del grande statista democristiano Aldo Moro. La volontà precisa dei promotori del progetto è quella di celebrare l’uomo, il politico e lo studioso nel giorno luminoso della sua venuta al mondo, e non in quello tragico della sua morte, trasformando quello che per decenni è stato vissuto come un lutto nazionale insanabile in un’occasione viva di pensiero critico e di osservazione civica. Frutto dell’ingegno e della profonda sensibilità del noto artista concettuale Lokrima (nome d’arte di Mirko Tosti), l’opera si presenta come una gigantesca “culla-carillon” multidisciplinare, capace di fondere e intrecciare indissolubilmente design industriale, ingegneria meccanica di precisione, elettronica avanzata, composizione musicale e testimonianza politica.

Il ribaltamento del simbolo: la Renault 4 diventa una culla per il futuro

Il concept artistico alla base di Culla Caetani è tanto geniale quanto emotivamente dirompente: l’artista ha deciso di partire dall’immagine storica più iconica e drammatica della nostra Repubblica, ovvero l’automobile rossa all’interno della quale venne purtroppo ritrovato il corpo senza vita dello statista nella centralissima e tristemente nota via Caetani a Roma.
Tuttavia, il significato di quel feticcio di cronaca nera viene radicalmente capovolto e sublimato. Il portellone originale di una vettura d’epoca modello Renault 4 è stato recuperato e non rappresenta più la gelida chiusura di un feretro metallico, ma diventa al contrario l’ossatura portante e il guscio protettivo di una grande culla-carillon. Questa geniale intuizione architettonica trasforma definitivamente il luogo geometrico della morte in un potente dispositivo simbolico che richiama inequivocabilmente l’origine della vita, la nascita, la protezione materna e, soprattutto, l’idea inestinguibile di un futuro democratico. Il risultato finale è un’installazione che porta intimamente dentro di sé la morbida dimensione affettiva e rassicurante della culla, fondendola con la dimensione pubblica e solenne della memoria repubblicana. Si tratta di un “monumento portatile” che funge da vera e propria agorà di riflessione, uno spazio aperto nel quale materia, storia patria e pensiero politico entrano finalmente in una relazione costruttiva.

Cortocircuiti musicali: da Bach al pop degli anni Settanta

L’approccio innovativo di Lokrima non si limita all’aspetto visivo e scultoreo dell’opera, ma investe con forza anche l’universo sonoro che la animerà dall’interno. Il cuore acustico di Culla Caetani nasce infatti da un coraggioso e affascinante cortocircuito tra mondi e linguaggi apparentemente lontanissimi e inconciliabili.
Attualmente in fase di avanzata sperimentazione, la partitura dell’installazione propone un inedito dialogo in perenne divenire tra le solenni e monumentali suggestioni sacrali (che richiamano esplicitamente la forza emotiva della Passione secondo Matteo BWV 244 del grande compositore Johann Sebastian Bach) e le ritmiche accattivanti della musica pop che dominava le classifiche italiane proprio alla fine dei turbolenti anni Settanta (tra cui spiccano echi del capolavoro Pensiero stupendo di Patty Pravo). Questo complesso e stratificato percorso di ricerca timbrica e sonora è stato appositamente pensato dall’artista per evitare l’uso rigido e passivo di brani preesistenti. Le partiture sono originali e concepite per evolversi nel tempo, grazie anche alla preziosissima consulenza e al serrato confronto con rinomati compositori e direttori d’orchestra, tra i quali spicca la partecipazione d’eccezione del Maestro Enrico Melozzi.

Il Comitato dei 100 e le eccellenze artigiane delle Marche

L’apertura ufficiale del cantiere, avvenuta il 23 settembre, coincide anche con il lancio delle selezioni per la costituzione di uno speciale “Comitato dei 100”. Questa assemblea rappresenterà il “corpo vivo” e intellettuale chiamato a circondare, interpretare e proteggere idealmente la Culla Caetani. Cento sguardi trasversali (scelti e curati direttamente da Hilda Family Benefit e dal direttore creativo Mirko Tosti, a cui i professionisti interessati possono proporre la propria candidatura via email) che avranno il delicato compito di farsi custodi di questo reliquario laico.
L’obiettivo è riunire progressivamente intorno all’opera studiosi del Caso Moro, intellettuali, curatori, galleristi, istituzioni pubbliche, imprenditori illuminati, giornalisti d’inchiesta e musicisti. Il Comitato non sarà un semplice ente consultivo da sfoggiare sulla carta, ma parteciperà attivamente al processo creativo attraverso video interviste, test di riflessione e laboratori permanenti di coscienza civile. Per tradurre in realtà tangibile questo monumentale progetto, inoltre, è stata attivata una vasta rete di maestranze ed eccellenze artigiane provenienti dalla regione Marche. Dalla lavorazione del plexiglass alla carrozzeria, dalla sartoria per le imbottiture interne fino alla saldatura dei complessi circuiti elettronici su misura, il “saper fare” manifatturiero italiano si unisce all’ingegneria e all’arte concettuale, sfuggendo alle logiche della serialità industriale.

Il progetto Reliquie Laiche e l’attesa per l’esposizione del 2027

La grande installazione dedicata alla memoria di Aldo Moro non è un punto d’arrivo isolato, ma rappresenta il prezioso nucleo primordiale di un progetto artistico ben più ampio e articolato, denominato Reliquie Laiche (1978).
Questa ambiziosa espansione dell’opera prevede la creazione di una serie di sculture tecnologiche derivate dalla Culla principale: targhe commemorative e “quadri-box” riprenderanno gli elementi stilistici della memoria del 1978, mescolandoli sapientemente con archivi digitali, memorie elettroniche e tecnologia della realtà aumentata, con lo scopo preciso di portare la riflessione sulla storia repubblicana anche al di fuori dei polverosi e consueti spazi museali. L’intera e complessa operazione culturale nasce all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit, che fonde welfare sociale, rigenerazione del pensiero e creatività pura. Il lungo e affascinante percorso di gestazione della Culla Caetani culminerà infine nel mese di maggio 2027 nella città di Roma. In quell’occasione, l’installazione completa verrà presentata al pubblico e alla stampa nel corso di uno speciale evento privato, trasformando definitivamente il trauma della morte di Aldo Moro in un atto generativo e di pura coscienza collettiva.

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La natura di Roma diventa musica: al Parco di San Sisto debutta Botanical Soundscape

La natura di Roma è pronta a far sentire la sua voce in un evento senza precedenti! Il 2 ottobre, nello storico Parco di San Sisto, andrà in scena la prima edizione di “Botanical Soundscape”, un’incredibile performance immersiva dove i segnali bioelettrici delle piante (in particolare di un gigantesco Cedro del Libano secolare) verranno tradotti in musica udibile. Grazie a speciali sensori di bioacustica e al talento del compositore Mario Russo, il pubblico potrà ascoltare dal vivo la “voce” e le variazioni elettromagnetiche degli alberi, che si mescoleranno a sintetizzatori, violini e percussioni. Un rito d’ascolto collettivo, gratuito e affascinante, che segna il primo passo per la creazione di una vera e propria mappa sonora permanente del verde capitolino. Scopri i dettagli di questo evento rivoluzionario nel nostro articolo 👇

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Botanical Soundscape Foto di Emidio Vallorani

Roma – Il secolare e misterioso mondo vegetale della Capitale è pronto a svelare la sua voce più intima, trasformandosi per una sera in una vera e propria colonna sonora vivente, generativa e in continua evoluzione. Venerdì 2 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, lo storico e affascinante palcoscenico naturale del Parco di San Sisto ospiterà la prima, attesissima edizione di Botanical Soundscape.
Si tratta di un innovativo progetto artistico e ambientale promosso da A.S.A.P.Q. e curato nei minimi dettagli da Alessandra Muschella e Gianni Parrella. Questa straordinaria performance immersiva, capace di trasformare i segnali vitali delle piante in materia sonora udibile dall’orecchio umano, è realizzata con il preziosissimo sostegno del Ministero della Cultura (MiC) e della SIAE nell’ambito del celebre programma nazionale “Per Chi Crea”. L’evento gode inoltre del patrocinio ufficiale dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale. Non un semplice e canonico concerto all’aperto, dunque, ma un autentico rito collettivo d’ascolto progettato per ribaltare completamente il nostro punto di percezione: la natura smette di essere un mero e passivo sfondo scenografico per imporsi come protagonista assoluta, rivelando ritmi e variazioni impercettibili che normalmente sfuggono all’esperienza quotidiana dell’uomo.

La tecnologia al servizio dell’arte: come “suonano” le piante

Il cuore pulsante di questa complessa ricerca, che si posiziona in perfetto equilibrio sul sottile confine tra composizione musicale, alta tecnologia e studio dell’ambiente, è l’utilizzo di un particolarissimo dispositivo di bioacustica denominato Plants Play.
Questo sofisticato strumento tecnologico è in grado di rilevare con estrema precisione le microvariazioni bioelettriche emesse in tempo reale dagli organismi vegetali e di convertirle magicamente in frequenze sonore udibili. Ogni singola pianta, attraverso le sue personalissime fluttuazioni elettromagnetiche, emette infatti una traccia sonora assolutamente unica e irripetibile, poiché viene continuamente influenzata e modificata dai fattori esterni come l’esposizione alla luce solare, l’umidità dell’aria, i cambi di temperatura e persino il semplice contatto fisico umano. L’artista capta, amplifica e modella queste vibrazioni invisibili, costruendo un ambiente sonoro tridimensionale in cui la partitura finale è sempre diversa, imprevedibile e intimamente legata alla vita biologica che abita e respira in quello spazio. Il dispositivo, quindi, non si comporta come un tradizionale strumento musicale, ma funge da sensibile membrana di connessione, un traduttore simultaneo che rende finalmente udibile la profonda reciprocità esistente tra il mondo umano e quello vegetale.

Il Cedro del Libano e la performance di Mario Russo

Il punto di partenza di questo affascinante viaggio sonoro è uno dei polmoni verdi più particolari, preziosi e forse meno conosciuti della Capitale: lo storico Semenzaio di San Sisto. Situato in posizione strategica tra Villa Celimontana e Porta Metronia, questo luogo magico è la sede dell’Assessorato all’Agricoltura ed è un vero e proprio scrigno botanico che custodisce antiche serre, rare collezioni vegetali e alberi monumentali secolari.
È proprio in questa cornice da fiaba, e più precisamente nell’area del vigneto urbano, che la ricerca artistica si è focalizzata attorno alla possente figura di un Cedro del Libano monumentale. Questo gigante della natura, da presenza silenziosa del paesaggio romano, si trasformerà per una sera nel soggetto vivo, vibrante e generativo dell’intera opera musicale. A tradurre i suoi “respiri” in arte sarà il compositore e talentuoso performer Mario Russo. Frutto di un lungo periodo di residenza artistica a stretto contatto con la flora di San Sisto, Russo si esibirà dal vivo destreggiandosi tra sintetizzatori, tromba e violino. Ad accompagnarlo in questa jam session con la natura ci saranno Vong (alla drum machine e percussioni) e Marco Russo (alla chitarra e synth), il tutto sotto la sapiente produzione musicale di Luigi Lonetto. L’intreccio tra suono elettronico, strumentazione acustica e segnali biologici puri costruirà una performance nella quale il parco non sarà lo scenario del concerto, ma uno dei solisti principali.

Una mappa sonora permanente per la Capitale

L’entusiasmo per questa iniziativa pionieristica è stato espresso a chiare lettere anche dalle istituzioni capitoline. L’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha sottolineato come il parco di San Sisto diventi per l’occasione un vero e proprio “parco pilota”, in grado di offrire ai cittadini un’esperienza sensoriale unica che rafforza in maniera decisiva la percezione del mondo vegetale come sistema vivente e reattivo. Sulla stessa lunghezza d’onda i curatori dell’evento, Alessandra Muschella e Gianni Parrella, i quali hanno evidenziato come l’urgente crisi ambientale imponga a tutti noi di ripensare radicalmente, e attraverso l’ascolto consapevole, il nostro delicato rapporto con la natura che ci circonda.
La performance del 2 ottobre rappresenta però soltanto il primo ed emozionante capitolo di un progetto molto più ampio. San Sisto è il primo tassello di quella che si prefigge di diventare una vasta e ramificata “mappa sonora vegetale” di tutta Roma, esplorando e registrando le voci inespresse di parchi, giardini e paesaggi urbani sparsi per la città. E per garantire che questa magia non svanisca nel nulla a fine serata, la composizione finale di Mario Russo, insieme alle tracce biologiche raccolte durante il concerto, sarà cristallizzata e installata nell’area del parco tramite un QR Code. I futuri visitatori potranno così inquadrare il codice con i propri smartphone e riattivare l’ascolto in totale autonomia, anche a distanza di mesi, trasformando un semplice spazio verde in un’installazione acustica permanente. Ricordiamo infine che l’ingresso alla performance è completamente gratuito, ma prevede la prenotazione obbligatoria (da effettuare sui circuiti autorizzati) per garantire la migliore fruizione dello spettacolo.

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