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“Le Onde del Destino” ha dato voce alle eccellenze umbre

C’è un momento, dopo ogni evento, in cui le luci si spengono, la sala lentamente si svuota e rimane soltanto ciò che davvero conta: il ricordo di quello che è accaduto. Per “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, quel ricordo porta con sé il calore degli applausi, la partecipazione autentica dei protagonisti e la sensazione di aver costruito qualcosa capace di andare oltre la semplice consegna di un riconoscimento.

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“Le Onde del Destino” ha dato voce alle eccellenze umbre
Il presentatore Massimo Zamponi

Il presentatore Massimo Zamponi

Redazione-  C’è un momento, dopo ogni evento, in cui le luci si spengono, la sala lentamente si svuota e rimane soltanto ciò che davvero conta: il ricordo di quello che è accaduto. Per “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, quel ricordo porta con sé il calore degli applausi, la partecipazione autentica dei protagonisti e la sensazione di aver costruito qualcosa capace di andare oltre la semplice consegna di un riconoscimento.

La prima edizione del Premio, ospitata a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri, ha ottenuto un buon successo soprattutto grazie alla viva partecipazione dei 26 premiati, protagonisti di un pomeriggio nel quale cultura, arte, editoria, imprenditoria, professioni e creatività hanno trovato uno spazio comune.

Non una semplice passerella di nomi, dunque, ma una sala capace di dare voce a tutti. Ognuno con la propria storia, il proprio percorso, le proprie esperienze e quel contributo personale che ha contribuito, in maniera diversa, a raccontare un’Umbria dinamica, laboriosa e culturalmente viva.

Applausi particolarmente calorosi hanno accompagnato alcuni dei momenti più significativi della manifestazione. Tra i protagonisti, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, artista dalla riconoscibile cifra espressiva, il regista C. L. Grugher e l’editore Jean Luc Bertoni, figure che appartengono a mondi differenti ma accomunate dalla capacità di trasformare professionalità e passione in percorsi di valore.

E poi gli altri premiati, ciascuno portatore di una storia diversa. È stata proprio questa pluralità a rappresentare uno degli elementi più interessanti della manifestazione: non una celebrazione di un’unica forma di eccellenza, ma il racconto corale di una regione attraverso le persone che ogni giorno contribuiscono a renderla riconoscibile.

Ilaria Solazzo ha dato vita al Premio con l’intento di accendere un riflettore su quelle realtà e quelle personalità che hanno saputo distinguersi e lasciare un segno. Un progetto nato dalla volontà di raccontare l’Umbria attraverso le sue energie migliori e di creare un luogo d’incontro nel quale il riconoscimento diventasse anche occasione di dialogo.

Eleonora Benedetti scrittrice, l',Editore Jean Luc Bertoni, il conduttore della kermesse Massimo Zamponi

Eleonora Benedetti scrittrice, l’,Editore Jean Luc Bertoni, il conduttore della kermesse Massimo Zamponi

Ed è forse proprio questo il significato più autentico de “Le Onde del Destino”: le onde sono movimenti che partono da un punto e arrivano lontano, incontrandosi, sovrapponendosi, cambiando direzione. Allo stesso modo, le storie dei 26 premiati hanno attraversato quella sala, incontrandosi per un pomeriggio e componendo un mosaico umano e professionale di grande interesse.

La manifestazione ha avuto anche il merito di riportare al centro una parola spesso abusata ma ancora fondamentale: merito. Un merito che non viene presentato come una vetta individuale, bensì come il risultato di anni di lavoro, sacrifici, intuizioni, studio, creatività e capacità di credere nelle proprie idee.

Gli applausi ricevuti dai premiati hanno così assunto un significato particolare. Erano applausi per le persone, certo, ma anche per le loro storie. Per chi ha costruito, scritto, progettato, diretto, insegnato, creato, comunicato e lavorato affinché l’Umbria potesse continuare a esprimere talenti e professionalità.

A rendere speciale il pomeriggio è stata soprattutto la partecipazione. Una partecipazione viva, mai soltanto formale, che ha trasformato la cerimonia in un vero momento di condivisione. Una sala nella quale nessuno è rimasto soltanto spettatore e nella quale ogni voce ha avuto la possibilità di essere ascoltata.

È questo, in definitiva, il risultato più importante raggiunto da Ilaria Solazzo: aver creato non soltanto un Premio, ma uno spazio di incontro e di riconoscimento, nel quale le eccellenze umbre potessero guardarsi, raccontarsi e riconoscersi reciprocamente.

E quando, alla fine, gli applausi si sono spenti, è rimasta la sensazione di un viaggio appena iniziato. Perché le onde, per loro natura, non si fermano: continuano a muoversi, a propagarsi e a raggiungere nuove rive.

Le Onde del Destino ha celebrato 26 protagonisti. Ma soprattutto ha raccontato un’Umbria che ha ancora molto da dire.

 

Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica del Premio “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”

Dottoressa Solazzo, a distanza di qualche giorno dalla prima edizione di “Le Onde del Destino”, qual è la prima immagine che Le torna alla mente?

La sala. Una sala viva, partecipe, capace di ascoltare. Mi tornano alla mente i volti sorridenti dei 26 premiati, le loro emozioni, gli applausi e soprattutto la sensazione che, per qualche ora, tante storie diverse siano riuscite a incontrarsi. Un Premio non vive soltanto sul palco: vive negli occhi di chi lo riceve e nella partecipazione di chi ascolta.

Ventisei premiati, ventisei percorsi differenti. Che cosa ha cercato nei protagonisti di questa prima edizione?

Non soltanto il successo. Ho cercato il valore umano e professionale che sta dietro ad ogni risultato. L’eccellenza, secondo me, non è semplicemente arrivare in alto: è riuscire a lasciare qualcosa agli altri. Un’idea, un’opera, una competenza, un esempio. Per questo i premiati appartengono a mondi differenti, ma hanno in comune la capacità di costruire.

Tra i momenti più applauditi ci sono stati quelli dedicati agli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, al Maestro David Pompili, al regista C. L. Grugher e all’editore Jean Luc Bertoni. Che cosa rappresentano queste presenze per il Premio?

Rappresentano perfettamente lo spirito dell’iniziativa. Sono personalità che, attraverso linguaggi differenti, hanno dato un contributo significativo alla cultura, all’arte e alla creatività. Gli applausi che hanno ricevuto non erano soltanto per il riconoscimento, ma per il percorso che ciascuno di loro porta con sé. E questo vale per tutti i 26 premiati.

Lei parla spesso di “dare voce”. Perché era così importante che ogni premiato avesse il proprio spazio?

Perché oggi abbiamo bisogno di ascoltare più storie e di giudicare meno velocemente. Dare voce significa permettere a una persona di raccontare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma anche ciò che ha attraversato per arrivarci. Volevo che quella sala fosse un luogo nel quale nessuno fosse soltanto un nome scritto su una targa.

Un Premio alle Eccellenze Umbre. Ma l’eccellenza umbra, secondo Lei, come si riconosce?

Si riconosce dalla capacità di non dimenticare le proprie radici mentre si guarda al mondo. L’Umbria ha una forza straordinaria: possiede storia, arte, cultura, spiritualità, imprenditoria e talento. Ma soprattutto possiede persone che continuano a lavorare, spesso lontano dai riflettori, per costruire futuro.

Quanto è stato difficile mettere insieme personalità così diverse?

È stata una responsabilità, più che una difficoltà. Quando si decide di premiare qualcuno, si entra inevitabilmente nella sua storia. Ho cercato di farlo con rispetto e con attenzione. La selezione dei protagonisti doveva restituire un’immagine ampia dell’Umbria, non una fotografia limitata a un solo settore.

Che cosa Le hanno restituito i premiati durante quella giornata?

Molto più di quanto immaginassi. Mi hanno restituito emozioni, parole, sorrisi e soprattutto la conferma che dietro ogni eccellenza esiste una persona. E quando una persona si sente riconosciuta non soltanto per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta, il Premio assume un significato più profondo.

È rimasta colpita dall’emozione di qualcuno in particolare?

È difficile scegliere. Ogni emozione aveva una sua verità. Alcuni hanno reagito con grande commozione, altri con un sorriso, altri ancora con parole molto semplici. Ma proprio quelle differenze hanno reso autentica la giornata. Non si era alla ricerca di emozioni costruite ma di emozioni vere.

Il Premio porta nel nome la parola “Destino”. Perché?

Perché il destino, per me, non è soltanto ciò che ci accade. È anche ciò che scegliamo di costruire. Le onde rappresentano il movimento della vita, gli incontri, le occasioni, le difficoltà e le ripartenze. Ogni persona premiata ha attraversato le proprie onde e ha trovato il modo di trasformarle in un percorso.

Qual è stata la soddisfazione più grande per Lei, come ideatrice e direttrice artistica?

Vedere persone diverse sedute nella stessa sala e sentirle parte di qualcosa. Quando un evento riesce a creare una comunità, anche soltanto per qualche ora, allora ha raggiunto il suo obiettivo. La mia più grande soddisfazione è stata vedere che il Premio non apparteneva più soltanto a me: apparteneva ai suoi 26  protagonisti.

E quale critica, invece, rivolgerebbe a se stessa dopo questa prima edizione?

Ogni prima edizione è necessariamente un punto di partenza. Ci sono cose che possono essere migliorate, tempi da perfezionare, aspetti organizzativi da rendere ancora più efficaci. Ma considero anche questo parte del viaggio.

Dopo questo primo successo, cosa vorrebbe diventasse “Le Onde del Destino”?

Vorrei che diventasse un appuntamento riconoscibile, capace di crescere senza perdere la propria identità. Non mi interessa creare un Premio soltanto per aggiungere un’altra cerimonia al calendario. Vorrei costruire un progetto culturale che negli anni sappia raccontare persone, territori e storie di valore.

Se dovesse descrivere in una sola frase i 26 premiati di questa prima edizione, cosa direbbe?

Direi che sono 26 modi diversi di dimostrare che il talento, quando incontra la passione e la responsabilità, può diventare patrimonio di una comunità.

E se invece dovesse rivolgere una frase alla sala che ha vissuto questa prima edizione?

Direi: grazie per aver ascoltato. Perché un Premio può consegnare una targa, ma è l’ascolto che consegna davvero valore a una storia.

Cosa rimane, quando finiscono gli applausi?

Rimane ciò che non si può fotografare: l’emozione. Rimane la consapevolezza di aver incontrato persone che hanno qualcosa da raccontare. E rimane una promessa. Quella di continuare a cercare, ascoltare e valorizzare chi, con il proprio lavoro, rende l’Umbria più forte, più bella e più consapevole del proprio valore.

Forse è proprio questa la vera onda… non quella degli applausi di un giorno, ma quella delle storie che continueranno a viaggiare molto oltre quella sala.

Un’ultima domanda: a chi si sente di dire grazie?

Innanzitutto a mio padre Francesco, per essermi stato accanto con gioia, presenza e affetto. In un progetto così impegnativo avere vicino una persona che crede in te rappresenta una forza straordinaria.

Poi ci sono tre amici che ho voluto fortemente nel mio team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che con grande professionalità e maestria ha condotto la kermesse, riuscendo a dare ritmo alla serata.

Ma i miei ringraziamenti non finiscono qui. Li rivolgo al Sindaco di Spoleto, all’Assessore Danilo Chiodetti, al Presidente della Provincia di Perugia, alla U.I.R, a tutta l’Umbria e a tutte le testate giornalistiche che hanno scelto di dare spazio e luce a questa idea.

Un grazie va anche ai premiati, perché senza la loro presenza, le loro storie e la loro partecipazione, “Le Onde del Destino” sarebbe rimasto soltanto un progetto sulla carta. Sono stati loro a trasformarlo in un momento vero, umano e condiviso.

E, infine, grazie a quella sala che ha saputo ascoltare e applaudire. Perché un evento può essere organizzato con grande cura, ma è il pubblico a decretarne davvero l’anima.

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

Alcuni momenti della kermesse del 25 luglio

 

Il Dottor Luca Ministrini insieme a Ilaria Solazzo

Il Dottor Luca Ministrini insieme a Ilaria Solazzo

 

L'attore Spartaco Grilli

L’attore Spartaco Grilli

 

In foto Ilaria Solazzo

In foto Ilaria Solazzo

 

In foto la direttrice artistica del premio

In foto la direttrice artistica del premio. Con lei – a destra – il Cav. Roberta Testaguzza e la fotografa Maria Teresa De Rosa

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«Allora mi sono fatta sasso» di Manuela Scannavini: alla Galleria Pian dei Giullari l’arte del silenzio per la Rome Art Week 2026

Martedì 20 ottobre alle 18:00 alla Galleria Pian dei Giullari di Roma inaugura ‘Allora mi sono fatta sasso’, la personale di Manuela Scannavini per Rome Art Week 2026 a cura di Diana Daneluz con testi di Eugenia Querci. In mostra dipinti materici, libri d’artista e le opere sonore ispirate alle musiche di Carmelo Travia e ai testi di Giulio Marzaioli. Tutti i dettagli su orari, catalogo e programma nell’articolo completo 👇

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Manuela Scannavini

Roma – Farsi sasso per ritrovare il centro perduto dell’anima, sottrarsi al frastuono dell’effimero, ascoltare il respiro segreto della materia e permettere alle risonanze del mondo di vibrare dentro di sé. Da questa folgorante suggestione estetica e filosofica prende forma “Allora mi sono fatta sasso”, la nuova e attesa mostra personale dell’artista romana Manuela Scannavini, ospitata negli spazi carichi di memoria della Galleria Pian dei Giullari – Laboratorio di Andrea Bottai, in via dei Cappellari 49 a Roma. L’esposizione, inserita ufficialmente nel cartellone diffuso della prestigiosa Rome Art Week 2026, sarà inaugurata martedì 20 ottobre alle ore 18:00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 ottobre, offrendo un percorso intimo e meditativo nel cuore del rione Parione, a due passi da Campo de’ Fiori.

Il segno, la materia e il suono: le opere e la musica del Maestro Travia

Curata con sensibilità critica da Diana Daneluz e accompagnata dai testi analitici di Eugenia Querci, storica dell’arte che segue l’evoluzione creativa di Scannavini fin dagli esordi, la rassegna presenta un corpus organico di opere eterogenee ma intimamente connesse: tele a pittura stratificata, incisioni calcografiche su linoleum e tetrapak, raffinati lavori a puntasecca, monotipi, taccuini di studio e un prezioso libro d’artista. Ciascun manufatto testimonia un’incessante ricerca formale volta a tradurre gli stati emotivi, i silenzi della natura e le stratificazioni dell’esperienza umana in geometrie organiche, ritmi segnici e campiture cromatiche dense di luce.

Uno dei cardini visivi e sensoriali del percorso è rappresentato dagli otto pannelli monumentali che compongono l’opera “Quando il suono si fa segno”. Il ciclo nasce dal dialogo fecondo tra il gesto pittorico di Scannavini e le composizioni musicali del Maestro Carmelo Travia: una trascrizione sinestetica in cui la vibrazione sonora guida l’andamento del tratto e la modulazione dell’inchiostro. In corrispondenza dell’installazione, i visitatori potranno inquadrare un QR code dedicato con il proprio smartphone per ascoltare la traccia musicale originale che ha accompagnato la genesi delle opere, vivendo un’esperienza immersiva totale in cui l’udito e la vista si fondono. Accanto a questo nucleo spiccano dipinti carichi di lirismo come “La farfalla” e “Colgo un fiore per ogni nota spesa”, nei quali la fragilità dell’esistenza trova una forma solida di resistenza poetica.

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Il dialogo con Giulio Marzaioli e la metafora del sasso come dimora

Il titolo stesso della mostra trae origine da una profonda affinità elettiva con l’opera letteraria dello scrittore Giulio Marzaioli, autore del volume “I Sassi” (Tic Edizioni, 2021). Nelle pagine dello scrittore, Manuela Scannavini ha riconosciuto un’eco immediata della propria urgenza espressiva: «L’ammirazione provata da Marzaioli verso qualche cosa che è di per sé inanimato mi ha affascinato a tal punto che alla fine mi sono fatta sasso, il sasso come elemento dentro il quale stare, come rifugio», spiega l’artista romana. Questa corrispondenza poetica si è concretizzata nella produzione del suo primo libro d’artista: uno splendido leporello stampato a mano con linoleografie su preziosa carta giapponese, che sarà svelato durante il vernissage, affiancato dalla serie dei “Libricini in tasca: Sassi tra i sassi”.

Nel grande dipinto eponimo “Allora mi sono fatta sasso”, la pittura si fa scultura bidimensionale: sagome ovoidali, campiture materiche e contorni nitidi dialogano con toni bruni, grigi minerali e terre d’ombra, che improvvisamente si aprono a un campo giallo vibrante di luce solare. Come osserva Eugenia Querci nel testo critico, i paesaggi interiori di Scannavini non si chiudono mai in un solipsismo sterile, ma si aprono costantemente alla relazione con l’altro, trasformando l’inerzia apparente del sasso in uno spazio accogliente di ascolto e quiete mentale.

Il profilo di Manuela Scannavini: dalla sociologia all’astrazione

Nata a Roma nel 1970, Manuela Scannavini ha intrapreso il cammino artistico forte di un solido percorso accademico culminato nella laurea in Sociologia dell’organizzazione aziendale. Questa formazione interdisciplinare ha alimentato una visione analitica delle dinamiche relazionali, traducendosi a partire dal 2007 in una ricerca plastica e pittorica che spazia tra astrazione lirica e concettuale. Dopo aver affinato le tecniche dell’incisione, della stampa d’arte e del disegno presso la Rome University of Fine Arts (RUFA) e botteghe storiche capitoline, l’artista è approdata nel 2024 allo Spazio Sferocromia come ospite dello studio di Umberto Ippoliti, dove ha presentato la sua prima personale.

Con questa nuova tappa alla Rome Art Week, Scannavini conferma una maturità compositiva capace di interrogare i grandi nodi dell’esistenza contemporanea, offrendo al pubblico una via di fuga dall’iperstimolazione visiva per ritrovare il valore sacro della contemplazione.

La Galleria Pian dei Giullari e le coordinate dell’evento

La cornice scelta per l’esposizione amplifica il fascino del progetto. La Galleria Pian dei Giullari, animata dal Laboratorio di Andrea Bottai e sede dell’Associazione per la regolarità, è uno storico crocevia di scambi artistici e filosofici situato in via dei Cappellari, suggestivo vicolo capitolino ribattezzato popolarmente “Via della Poesia”. Gemellata con la Rome Art Week fin dal 2021, la galleria accoglie la mostra con un allestimento curato da Eugenio Marcella (Costruzioni Generali Edilizia 4.0 srls).

La mostra “Allora mi sono fatta sasso” sarà visitabile dal 19 al 31 ottobre 2026, dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle 20:00 (oppure su appuntamento telefonico contattando i numeri 339 5785378 o 366 3988603). Il vernissage inaugurale si terrà martedì 20 ottobre alle ore 18:00 presso la sede di via dei Cappellari 49 a Roma.

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Emozioni e transculturalità al Teatro Palladium: ricerca, corpo e biomeccanica meyerholdiana con l’Università Roma Tre

Venerdì 16 ottobre alle 18:00 il Teatro Palladium di Roma ospita la performance a ingresso gratuito ‘Emozioni e transculturalità nella pratica scenica’ con il Teatro tascabile di Bergamo e la Scuola Meyerhold. L’evento chiude il convegno dell’Università Roma Tre dedicato alle teorie e storie delle emozioni, unendo la ricerca scientifica alla biomeccanica teatrale nel centenario dello storico teatro. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Teatro tascabile di Bergamo_L eta divina degli scherzi 2026_ foto realizzate dalla Kalatharangini Kathakali School 2

Roma – Il palcoscenico storico della Garbatella si trasforma in un crocevia privilegiato dove l’indagine accademica, l’antropologia teatrale e la corporeità viva dell’attore si fondono in un unico atto performativo. Venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 18:00, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre (in piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma) apre gratuitamente le proprie porte al pubblico per l’evento “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica”. La performance costituisce il vertice espressivo e conclusivo del secondo convegno internazionale promosso dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo capitolino, offrendo una potente dimostrazione di come gli affetti, le pulsioni e le memorie corporee possano travalicare i confini geografici e linguistici per farsi linguaggio universale.

Il dialogo tra maestri: dal Teatro tascabile alla Biomeccanica di Meyerhold

A rendere straordinario l’appuntamento sul palco del Palladium è l’incontro tra alcune delle più prestigiose esperienze di pedagogia e ricerca teatrale europea. Protagonisti della dimostrazione di lavoro saranno Alessandro Rigoletti, figura cardine del Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche, e Claudio Massimo Paternò, direttore del Centro Internazionale Studi di Biomeccanica Teatrale, affiancati dagli allievi della Scuola Internazionale Meyerhold. La cura scientifica e drammaturgica dell’evento è affidata a Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia, docenti e studiosi da anni impegnati nello scavo teorico ed etico delle arti della scena.

Al centro dell’esplorazione vi è il corpo dell’attore, concepito non come semplice strumento mimetico o esecutore di battute testuali, ma come spazio vivo di trasmutazione, trasmissione e codificazione delle emozioni umane. Attraverso gli esercizi rigorosi della biomeccanica teatrale formulata da Vsevolod Mejerchol’d e le tecniche millenarie mutuate dal teatro classico orientale (tradizione custodita e rielaborata da decenni dal Teatro tascabile di Bergamo), la performance svela allo spettatore i meccanismi nascosti dell’organicità scenica. Il movimento, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e l’equilibrio dinamico diventano le chiavi d’accesso a una sfera emotiva che precede e oltrepassa la parola parlata.

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Il convegno di Roma Tre: teorie, storie e pratiche degli affetti

La messa in scena al Palladium rappresenta la naturale e feconda traduzione pratica del secondo convegno annuale del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, intitolato “Emozioni. Storie, teorie, pratiche”, che si tiene giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sotto la presidenza del comitato scientifico guidata da Veronica Pravadelli, l’iniziativa accademica coinvolge docenti ordinari, ricercatori, dottorandi e studenti in un dibattito serrato che attraversa le scienze umane, i visual studies, l’estetica e la sociologia dei media.

Il simposio si sviluppa lungo quattro direttrici tematiche che indagano la genesi storica delle passioni, la loro teorizzazione filosofica e le modalità concrete con cui i sentimenti strutturano le relazioni interpersonali, la costruzione delle identità comunitarie e le dinamiche della sfera pubblica contemporanea. In questo quadro, il passaggio dall’aula universitaria al palcoscenico del Palladium ribadisce la funzione insostituibile del teatro come laboratorio gnoseologico: la ricerca cessa di essere pura astrazione concettuale e si fa esperienza fisica palpabile, dove lo spettatore è chiamato a riscoprire la radice biologica e culturale del proprio sentire.

Il centenario del Palladium e il cartellone della stagione artistica

L’evento si inserisce armoniosamente nella stagione artistica 2026/2027 del Teatro Palladium, intitolata emblematicamente “accordi. Linguaggi, culture, generazioni”. La programmazione assume quest’anno un significato simbolico eccezionale, cadendo a cento anni esatti dalla posa della prima pietra dello storico edificio nel rione Garbatella, fondato come cinema-teatro di quartiere nel 1926 e rinato sotto l’egida dell’Università Roma Tre come polo di eccellenza per la produzione teatrale, coreutica e cinematografica contemporanea.

La missione del Palladium risiede proprio nella capacità di costruire ponti stabili tra l’eccellenza della ricerca accademica e il tessuto vivo della cittadinanza romana. Coniugando musica colta, danza contemporanea, teatro di ricerca e rassegne filmiche, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium continua a formare nuovo pubblico e a offrire ai giovani talenti uno spazio aperto al confronto internazionale. L’ingresso gratuito alla serata del 16 ottobre ribadisce questa vocazione democratica alla bellezza e alla condivisione della conoscenza.

Informazioni pratiche e dettagli della serata

La performance “Emozioni e transculturalità nella pratica scenica” avrà luogo venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18:00 presso il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre, in Piazza Bartolomeo Romano 8 a Roma. L’accesso in sala è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Alessandro Rigoletti, Claudio Massimo Paternò e degli allievi attori della Scuola Internazionale Meyerhold, con la guida curatoriale di Raffaella Di Tizio, Samantha Marenzi e Gabriele Sofia.

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Roma d’autunno tra arte e meraviglia: da Keith Haring all’Ara Pacis immersiva, tutti gli eventi della Sovrintendenza Capitolina

Dal 16 al 22 ottobre la Sovrintendenza Capitolina propone un ricchissimo programma culturale: visite guidate alle mostre di Keith Haring e Diego Rivera, l’Ara Pacis illuminata dal videomapping serale e la riapertura di Sant’Urbano alla Caffarella. Spazio anche all’archeologia per famiglie e agli spettacoli astronomici al Planetario di Roma. Tutti gli appuntamenti, le date e le info per prenotare nell’articolo completo 👇

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L_Ara si rivela_Sovrintendenza capitolina. WPS

Roma – La stagione autunnale nella Capitale entra nel vivo con un palinsesto straordinario di iniziative che abbraccia millenni di storia, archeologia classica, sperimentazioni contemporanee e divulgazione scientifica per tutte le età. Dal 16 al 22 ottobre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e l’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale promuovono un ricco calendario di mostre, aperture straordinarie, percorsi guidati sul territorio e spettacoli immersivi. Dalle grandi retrospettive nei musei civici alle passeggiate archeologiche nei rioni storici, fino alle esplorazioni celesti sotto la cupola del Planetario, la città eterna offre a cittadini e turisti un viaggio culturale senza precedenti.

I grandi maestri nei musei: Keith Haring, Diego Rivera e il secolo della GAM

Il fine settimana capitolino si caratterizza per una serie di visite guidate speciali dedicate ad alcune delle esposizioni temporanee più amate della stagione. Presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi, sabato 17 ottobre alle ore 17:00 e domenica 18 ottobre alle 12:00, proseguono gli itinerari guidati alla monumentale mostra dedicata a Keith Haring, icona universale della pop art newyorkese. Contemporaneamente, negli spazi di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, sabato alle 17:30 e domenica alle 11:30 il pubblico potrà immergersi nell’universo del muralismo messicano grazie alle visite guidate all’esposizione “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”. Entrambe le iniziative consentono di approfondire il contesto sociale e stilistico di due autentici giganti del Novecento.

Grande attenzione merita inoltre la Galleria d’Arte Moderna (GAM) di via Crispi, dove è stata ufficialmente prorogata fino al 7 febbraio 2027 la rassegna celebrativa “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025”. Con un corpus espositivo di oltre 120 capolavori tra sculture, dipinti e opere di grafica, il percorso museale ripercorre l’evoluzione delle collezioni civiche romane, testimoniando un secolo di acquisizioni prestigiose e dibattiti estetici che hanno segnato la modernità della Capitale.

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L’Ara Pacis immersiva e le scoperte archeologiche tra Caffarella ed Esquilino

Tra le esperienze più suggestive del cartellone spicca il ritorno delle aperture serali al Museo dell’Ara Pacis con “L’Ara si rivela”. Dal venerdì alla domenica (in tre turni orari: 20:00, 21:00 e 22:00), i maestosi rilievi marmorei dell’altare augusteo prendono vita grazie a una sofisticata tecnologia di videomapping dinamico. La luce digitale restituisce i colori originari e la volumetria dei pannelli raffiguranti il sacrificio di Enea, il Lupercale, la dea Tellus e la dea Roma, accompagnando i visitatori in cuffia attraverso una narrazione multilingue in quattro lingue lungo il perimetro del monumento.

Sul versante della riscoperta del territorio, il ciclo “Archeologia in Comune” riserva autentiche perle: martedì 17 ottobre alle ore 11:30 riapre le porte la Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, originariamente tempio romano di Cerere fatto erigere da Erode Attico in memoria della consorte Annia Regilla, recentemente restaurata grazie ai fondi del PNRR. Giovedì 22 ottobre alle 11:00 sarà invece la volta di un itinerario urbano nell’Esquilino settentrionale, alla scoperta di tratti nascosti delle mura serviane e monumentali manufatti idraulici dell’antica Roma. A queste si aggiungono le visite esclusive per i possessori di Roma MIC Card, come il focus politico “Architettura e potere: Cesare e Augusto nei loro Fori a confronto” (venerdì 16 ottobre ai Fori Imperiali) e l’approfondimento “Volti del potere” sui ritratti imperiali a Palazzo Nuovo (giovedì 22 ottobre).

Didattica, laboratori per famiglie e le meraviglie celesti al Planetario

Ampio spazio è riservato alle giovani generazioni e alle famiglie con attività educative interattive. Sabato 17 ottobre alle 17:00 l’Ara Pacis accoglie bambini dagli 8 ai 10 anni per il laboratorio “Ara Pacis. Le voci di una storia” con l’autrice Cristiana Pezzetta e l’illustratrice Gioia Marchegiani. Martedì 20 ottobre alle 17:00, alla Centrale Montemartini, i piccoli esploratori potranno indagare il mistero della giovane Crepereia Triphaena attraverso il laboratorio “Il taccuino dell’archeologo”, ammirando la leggendaria bambola snodabile in avorio rinvenuta nel 1889.

Per gli appassionati del cosmo, il Planetario di Roma offre un cartellone spettacolare. Per gli adulti sono in programma proiezioni a tema astronomico come “Interstellari – il viaggio delle sonde Voyager”, “Ritorno alle Stelle”, “La magia dell’aurora boreale” e “Il cielo degli innamorati”. I bambini potranno invece divertirsi con gli appuntamenti del fine settimana insieme allo stravagante Dottor Stellarium (Gabriele Catanzaro) alla scoperta della Luna e con “Girotondo tra i Pianeti”. Per tutte le informazioni sulle modalità di prenotazione e l’acquisto dei biglietti è attivo il contact center 060608 e il portale ufficiale dei Musei in Comune.

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