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Un cielo stellato a Spoleto grazie a “Le Onde del Destino”

Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.

È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.

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Redazione-  Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.

È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.

Un Premio nato per accendere un riflettore sulle persone che, attraverso professioni, talenti, idee e percorsi differenti, hanno contribuito e continuano a contribuire a raccontare un’Umbria viva, creativa, laboriosa e capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Ventisei protagonisti, ventisei storie, ventisei modi diversi di intendere il valore e il merito. Ma soprattutto ventisei persone che, per un pomeriggio, hanno trovato una casa comune. Non una semplice passerella di nomi e riconoscimenti, ma un incontro tra esperienze. Perché dietro ogni targa c’è una biografia, dietro ogni successo c’è una strada spesso fatta di sacrifici, intuizioni, studio, cadute e ripartenze.

Ed è forse proprio qui che comincia la parte più bella di un Premio: quando il riconoscimento smette di essere un oggetto e diventa un gesto umano.

La sala di Palazzo Mauri ha restituito questa dimensione con una partecipazione autentica. Gli applausi hanno accompagnato i momenti più significativi della manifestazione, sottolineando la presenza di personalità provenienti da mondi diversi, ma unite dalla stessa capacità di lasciare una traccia.

Tra i protagonisti, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, artista dalla cifra espressiva riconoscibile, il regista C. L. Grugher, l’editore Jean Luc Bertoni e tutti gli altri premiati, ciascuno portatore di un racconto diverso e, proprio per questo, prezioso.

Perché l’eccellenza non ha una sola lingua. Può parlare attraverso l’arte, l’architettura, la cultura, l’editoria, l’impresa, la professione, la creatività. Può avere la voce di chi lavora sotto i riflettori e quella, altrettanto importante, di chi costruisce lontano dal clamore.

Ilaria Solazzo ha immaginato “Le Onde del Destino” proprio partendo da questa convinzione: raccontare le persone prima ancora dei loro risultati.

Una scelta che restituisce al concetto di merito un significato più profondo. Perché il merito non è soltanto una vetta sulla quale arrivare. È il percorso compiuto per raggiungerla. È la capacità di continuare a credere in un’idea quando nessuno ancora la vede. È la pazienza di costruire. È il coraggio di ricominciare.

E allora il titolo del Premio diventa quasi una metafora della vita.

Le onde partono da un punto e si propagano. Si incontrano, si sovrappongono, cambiano direzione, raggiungono rive lontane. Esattamente come accade alle persone e alle loro storie. Un incontro può modificare un destino, una parola può aprire una strada, un riconoscimento può restituire fiducia. E talvolta basta una sala, un pomeriggio, una stretta di mano per accorgersi che le nostre traiettorie non sono poi così lontane.

I ventisei premiati hanno composto, insieme, un piccolo grande mosaico dell’Umbria contemporanea.

Un’Umbria che non è soltanto quella delle cartoline, dei borghi, delle pietre antiche e dei paesaggi che sembrano dipinti. È anche quella delle persone. Di chi ogni giorno studia, crea, insegna, dirige, scrive, progetta, comunica, imprende e lavora.

È l’Umbria che possiede radici profonde ma non rinuncia a guardare oltre il proprio orizzonte.

E forse il merito più bello di questa prima edizione è stato proprio quello di aver trasformato una cerimonia in un momento di comunità. Una sala nella quale nessuno è rimasto semplicemente spettatore. Una sala capace di ascoltare.

Perché oggi, in un tempo nel quale tutti sembrano avere qualcosa da dire, ascoltare è diventato un gesto rivoluzionario.

“Dare voce” è una delle espressioni che meglio raccontano il senso del progetto di Ilaria Solazzo. Dare voce significa permettere a una persona di raccontare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma anche ciò che ha attraversato per arrivarci. Significa guardare oltre il titolo, oltre la professione, oltre il riconoscimento.

Significa incontrare l’essere umano.

Ed è proprio questo che la prima edizione di “Le Onde del Destino” ha cercato di fare.

La soddisfazione più grande per la sua ideatrice e direttrice artistica non sembra essere stata soltanto quella di vedere il Premio realizzato, ma quella di assistere alla nascita di qualcosa che, una volta entrato nella sala, non apparteneva più soltanto a chi lo aveva ideato.

Apparteneva ai suoi protagonisti.

Apparteneva al pubblico.

Apparteneva, in qualche modo, alla stessa Umbria.

E ogni prima volta porta con sé anche la consapevolezza che nulla è perfetto. Ci sono tempi da affinare, aspetti organizzativi da migliorare, dettagli da rendere ancora più efficaci. Ma anche questo fa parte del viaggio. Un progetto vivo è un progetto che cresce, che ascolta, che si interroga e che non ha paura di migliorarsi.

La vera sfida, adesso, sarà continuare a far crescere “Le Onde del Destino” senza smarrirne l’identità. Non aggiungere semplicemente una nuova cerimonia al calendario, ma costruire nel tempo un appuntamento culturale capace di raccontare persone, territori e storie di valore.

Perché un Premio può consegnare una targa.

Ma è l’ascolto che consegna davvero valore a una storia.

E quando arrivano i saluti, quando le sedie cominciano a svuotarsi e le luci diventano più morbide, ciò che resta non è soltanto la fotografia di una giornata riuscita.

Resta l’emozione.

Restano i sorrisi.

Restano le parole.

Restano soprattutto le persone.

E rimane quella domanda silenziosa che accompagna ogni grande esperienza: che cosa accadrà dopo?

Forse la risposta è già nel nome stesso del Premio.

Le onde non si fermano.

Continuano il loro viaggio anche quando non le vediamo più. Si allontanano dalla riva, incontrano altre onde, raggiungono altri luoghi.

Così saranno le storie dei ventisei protagonisti di questa prima edizione. Continueranno a camminare, a incontrare altre persone, a generare nuove idee.

E se il destino è anche ciò che scegliamo di costruire, allora “Le Onde del Destino” è appena partito.

La sua prima onda ha raggiunto Spoleto.

Ora può continuare il viaggio.

E dentro quel viaggio c’è un’Umbria che ha ancora moltissimo da raccontare.

Un’Umbria fatta di arte e cultura, di impresa e creatività, di memoria e futuro.

Ma soprattutto di persone.

Le persone che ogni giorno, spesso senza clamore, fanno grande una terra.

E forse è proprio questo il senso più autentico di un Premio: non dire semplicemente “bravi”, ma fermarsi per un istante e dire a qualcuno “abbiamo visto quello che hai fatto”.

È una frase semplice.

Ma a volte, nella vita, può valere più di mille applausi.

E proprio degli applausi Ilaria Solazzo conserva un ricordo particolare. Non soltanto perché hanno accompagnato i ventisei premiati, ma perché hanno raccontato la partecipazione di una sala intera. Una sala che ha saputo ascoltare, condividere, riconoscere.

Dietro quel risultato c’è anche una storia personale fatta di persone care, di fiducia e di amicizia.

Il primo pensiero va al padre Francesco, presenza affettuosa e complice, capace di accompagnare il progetto con gioia e vicinanza. Poi ci sono tre persone che Ilaria ha voluto fortemente accanto a sé nel team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che ha condotto la kermesse con professionalità e maestria, dando ritmo e voce alla manifestazione.

Massimo Zamponi conduttore della kermesse e il Cav. Roberta Testaguzza

Massimo Zamponi conduttore della kermesse e il Cav. Roberta Testaguzza

 

E il grazie si allarga alle istituzioni che hanno accompagnato l’iniziativa: al Sindaco di Spoleto, all’Assessore Danilo Chiodetti, al Presidente della Provincia di Perugia, alla U.I.R., a tutta l’Umbria e alle testate giornalistiche che hanno scelto di raccontare e dare spazio a questo progetto.

Ma soprattutto il grazie va ai ventisei premiati.

Perché senza le loro storie, “Le Onde del Destino” sarebbe rimasto un’idea.

Sono stati loro a trasformarlo in una realtà.

Sono stati loro a riempire quella sala di significato.

Sono stati loro a dimostrare che dietro ogni eccellenza c’è sempre una persona, e che dietro ogni persona esiste una storia che merita di essere ascoltata.

Alla fine, forse, è proprio questo ciò che resta.

Non la targa.

Non la fotografia.

Non il momento esatto in cui viene pronunciato un nome.

Resta la sensazione di essere stati, per qualche ora, parte di qualcosa.

Una comunità di storie.

Una comunità di talenti.

Una comunità di persone.

E allora “Le Onde del Destino” può essere letto anche così: come un invito a non lasciare che le storie belle si perdano nel rumore del tempo.

A raccoglierle.

A raccontarle.

A custodirle.

A farle viaggiare.

Perché una storia, quando viene ascoltata, non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta.

Diventa patrimonio di tutti.

E mentre le luci di Palazzo Mauri si sono lentamente spente, è rimasta la certezza che quella prima onda non fosse arrivata alla fine del suo percorso.

Il Cav. Olga Urbani

Il Cav. Olga Urbani

Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica del Premio “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”

Ilaria, se dovesse togliere per un momento la targa, il palco, gli applausi e tutto ciò che appartiene a un Premio, che cosa rimarrebbe davvero de “Le Onde del Destino”?

Rimarrebbero le persone. Ed è proprio da lì che sono partita. Non volevo creare una semplice cerimonia nella quale consegnare dei riconoscimenti, ma uno spazio nel quale le persone potessero sentirsi viste, ascoltate e riconosciute. Dietro ogni eccellenza c’è una storia che spesso non conosciamo: ci sono sacrifici, rinunce, notti di lavoro, intuizioni, momenti difficili e anche tanta ostinazione. La targa è il simbolo finale, ma il vero Premio è aver raccontato quella persona e averle detto: “Il tuo percorso ha lasciato un segno”.

Il nome “Le Onde del Destino” sembra quasi contenere una filosofia di vita. Quanto c’è di autobiografico in questa scelta?

Credo che la vita sia fatta di onde: alcune ci portano dove avevamo immaginato di arrivare, altre ci spingono verso luoghi che non avevamo previsto. Ci sono onde che ci fanno paura e altre che ci regalano incontri straordinari. Il destino, però, non lo considero qualcosa che dobbiamo semplicemente subire. Credo che una parte del nostro destino nasca dalle scelte che abbiamo il coraggio di compiere. Per questo ho scelto le onde: perché rappresentano il movimento, il cambiamento, gli incontri e soprattutto la possibilità di continuare a navigare anche dopo una tempesta.

Il Presidente della Provincia di Perugia

Il Presidente della Provincia di Perugia

Ventisei premiati, provenienze e professionalità differenti. Qual è stato il filo invisibile che li ha uniti?

Il filo invisibile è stato il valore. Non necessariamente il successo nel senso più conosciuto del termine, ma la capacità di lasciare qualcosa. Un artista lascia emozioni, un editore diffonde cultura, un professionista mette a disposizione competenze, un imprenditore crea lavoro e opportunità. Sono linguaggi diversi che raccontano la stessa cosa: la capacità dell’essere umano di costruire. Ho cercato persone che non fossero semplicemente “brave nel proprio mestiere”, ma che avessero una storia capace di rappresentare qualcosa anche per gli altri.

C’è stato un momento, durante la cerimonia, nel quale ha pensato: “Ecco, per questo valeva la pena farlo”?

Sì, ed è stato quando ho visto la sala ascoltare davvero. Non soltanto applaudire, ma ascoltare. In quel momento ho capito che il Premio aveva superato l’idea iniziale ed era diventato qualcosa di condiviso. Ho guardato i premiati e ho pensato che quelle persone, per qualche ora, non erano più professionisti appartenenti a mondi differenti: erano semplicemente uomini e donne con una storia da raccontare. È stato un momento molto emozionante. Perché quando un’idea diventa di tutti, smette di essere soltanto l’idea di chi l’ha concepita.

Dopo gli applausi, quando la sala si svuota e rimane soltanto il silenzio, che cosa vorrebbe che restasse de “Le Onde del Destino”?

Vorrei che rimanesse la voglia di continuare. Continuare a cercare persone, storie, talenti. Continuare a raccontare un’Umbria che spesso possiede tesori umani straordinari e che merita di essere raccontata anche attraverso chi la vive e la costruisce ogni giorno. Se fra qualche anno qualcuno mi dirà di aver incontrato una persona attraverso “Le Onde del Destino”, di aver scoperto una storia, di aver trovato un’ispirazione o semplicemente di essersi sentito riconosciuto, allora saprò che quel progetto ha avuto un senso. Perché le onde più belle non sono quelle che fanno rumore quando arrivano sulla riva. Sono quelle che continuano il loro viaggio anche quando nessuno le vede più.

La Prof. Ambra Cenci

La Prof. Ambra Cenci

Per chiudere, Lei, a chi vuole dire grazie? A chi affiderebbe l’ultima parola di questa prima, importante onda?

Il mio grazie va innanzitutto a tre amici che hanno condiviso con me il viaggio e che fanno parte del mio prezioso team. A Massimo Zamponi, il conduttore della kermesse, perché con la sua capacità di accendere l’atmosfera ha saputo dare respiro e ritmo alla manifestazione. Al Cavaliere Roberta Testaguzza, amica preziosa e presenza che sa esserci con il cuore, con la sensibilità e con quella forza discreta che non ha bisogno di essere annunciata. E alla scrittrice Eleonora Benedetti, compagna di questo progetto, con la quale condivido la passione per la cultura, i musei, i libri.

Poi c’è un grazie ancora più profondo, quello a mio padre, per esserci stato con amore e con quella presenza che, nei momenti importanti della vita, vale più di qualsiasi discorso.

E il mio grazie va alla meravigliosa Umbria, terra che continua a regalarmi emozioni, incontri e motivi per credere nella bellezza delle persone.

E poi?

Un sincero grazie a tutte le testate giornalistiche che, con affetto e generosità, mi hanno teso una mano, hanno creduto nel progetto e hanno scelto di raccontarlo. Per chi fa comunicazione, una mano tesa è molto più di una pubblicazione: è un gesto di fiducia.

Se penso a tutte queste persone, mi viene in mente proprio il mare. Perché nessuna onda arriva lontano da sola. Ha bisogno del vento, dell’acqua, della corrente, di qualcuno che la accompagni.

E allora questo Premio non è soltanto la mia onda.

È un’onda fatta di amicizia, di affetto, di fiducia e di persone che hanno scelto di camminare, o meglio, di navigare accanto a me.

A tutti loro dico semplicemente: grazie per aver dato forza al mio viaggio.

Perché certe persone non sono soltanto compagni di strada.

Sono la riva verso cui, anche dopo una lunga navigazione, sai di poter tornare.

Una delle Eccellenze premiate

Una delle Eccellenze premiate

 

Gli Architetti Maurizio e Giovanni Tonti

Gli Architetti Maurizio e Giovanni Tonti

La giornalista Donatella Binaglia

La giornalista Donatella Binaglia

Il Dottor Stefano Lupi

Il Dottor Stefano Lupi

Un momento della kermesse

Un momento della kermesse

Un momento significativo della kermesse

Un momento significativo della kermesse

 

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La magia del Teatro Verde di Roma: al via la stagione numero quarantuno dedicata ai bambini

Allontaniamo per un attimo i bambini dai freddi schermi di smartphone e tablet, e torniamo a farli sognare con la magia di burattini e ombre cinesi! Apre i battenti sabato 26 settembre a Roma la gloriosa 41ª stagione del Teatro Verde interamente dedicata al “Teatro Ragazzi” e alle famiglie. Diretta dall’appassionata Veronica Olmi, la rassegna proporrà in cartellone da oggi fino a maggio la bellezza di 40 spettacoli mozzafiato, tutti in scena alle ore 17. Dai racconti classici come “La bella addormentata” e “La fattoria degli animali”, si passerà a una ricchissima maratona sotto le feste natalizie (con il mitico Grinch e le opere di Gianni Rodari), fino alle collaborazioni artistiche internazionali con compagnie teatrali francesi e sudafricane. Gran finale a maggio con una deliziosa fiaba arricchita dalle spettacolari scenografie del grande maestro Emanuele Luzzati. Scopri tutti i titoli degli spettacoli in programma nel nostro approfondimento 👇

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41ª stagione di Teatro Ragazzi

Roma – Nell’era della distrazione digitale compulsiva, in cui i più piccoli vengono troppo spesso e comodamente “parcheggiati” davanti ai freddi schermi luminosi di smartphone e tablet, l’odore avvolgente del legno del palcoscenico e il brusio del pubblico che si zittisce prima dell’apertura del sipario rappresentano un inestimabile atto di resistenza culturale. Proprio per mantenere viva e pulsante la fiamma dell’immaginazione infantile, la storica e gloriosa istituzione romana del Teatro Verde si prepara ad accendere nuovamente i riflettori, inaugurando con malcelato e genuino entusiasmo la sua strabiliante quarantunesima stagione consecutiva interamente dedicata al meraviglioso e delicato mondo del Teatro Ragazzi.
La grandiosa Rassegna Nazionale “Oltre la scena” (che nel corso dei decenni ha saputo meritarsi la prestigiosissima Targa d’Argento conferita direttamente dalla Presidenza della Repubblica Italiana) aprirà solennemente i battenti sabato 26 settembre con un classico immortale della letteratura: “La bella addormentata”. Sotto l’attenta, appassionata e lungimirante direzione artistica di Veronica Olmi, il cartellone capitolino proporrà ininterrottamente, da oggi fino al mese di maggio del prossimo anno, una strepitosa maratona di oltre quaranta spettacoli. Un’offerta culturale vastissima e variegata, rivolta a bambini, ragazzi, famiglie e scuole del territorio, capace di fondere abilmente sul palco la recitazione classica del teatro d’attore con l’antica arte dei burattini, il fascino misterioso delle ombre cinesi, i grandi pupazzi animati, la musica suonata dal vivo e l’intramontabile e raffinato teatro di figura.

Il respiro internazionale e la maratona delle feste natalizie

Le prime battute della stagione teatrale dimostrano immediatamente l’incredibile respiro internazionale e qualitativo delle produzioni in campo. Tra i primi, attesissimi appuntamenti fissati per il 3 e 4 ottobre spicca il grande ritorno in scena di “Opera Buffa”, presentata in un nuovissimo allestimento scenografico completamente ripensato, che subito dopo le date romane preparerà i bagagli per partire in un’incredibile e prestigiosa tournée africana, toccando palcoscenici in Sudafrica, Lesotho e Namibia.
L’autunno sarà poi scaldato da produzioni di altissimo spessore come “La fattoria degli animali” (portata in scena dal Collettivo Teatrale Bertolt Brecht) e dalle atmosfere sognanti di “Ouverture des Saponettes” dell’acclamato Michele Cafaggi. Ma è in occasione del periodo delle feste che il Teatro Verde sprigionerà tutta la sua magia aggregativa. Dall’1 dicembre fino al 6 gennaio andrà infatti in scena un’intensissima e ricchissima programmazione natalizia pensata per incantare le famiglie, con titoli irresistibili come “Il custode del Natale”, “L’avventura della Freccia Azzurra” (il commovente capolavoro del maestro Gianni Rodari), “Il Grinch”, “Babbo Natale va in pensione”, “Il pifferaio di Hamelin” e “La libreria fantastica”. (Ricordiamo, a tal proposito, che tutti gli spettacoli in programma per l’intera stagione andranno in scena al comodissimo orario delle ore 17:00).

Fiabe e mito: dalle visioni tolkieniane alle alleanze francesi

La seconda, appassionante parte della lunga e ricca stagione teatrale si immergerà totalmente nelle radici profonde delle fiabe archetipiche, della mitologia greca e della grande letteratura mondiale. I ragazzi in platea verranno trasportati in epoche e mondi lontanissimi attraverso le rappresentazioni di “Zeus e il fuoco degli dei”, “L’ultimo cacciatore di draghi” (un dichiarato e avvincente omaggio all’universo fantasy di J.R.R. Tolkien), fino ai grandi classici rivisitati come “I meravigliosi viaggi di Gulliver”, “Odissea per giovani eroi” e la delicata trasposizione scenica de “Il Piccolo Principe”.
Dal 20 al 24 marzo il respiro del palcoscenico si farà nuovamente continentale con “In fondo al mare”, un’imponente e bellissima coproduzione artistica italo-francese che vedrà il Teatro Verde collaborare strettamente con la compagnia “Histoire d’Eux” della città di Nancy. Subito dopo, nei primi giorni di aprile (dal 3 al 6), salirà in cattedra la nostalgia con una nuovissima e attualizzata versione de “La maga dei sogni”, uno dei testi storicamente più cari, amati e premiati della celebre compagnia teatrale (insignito anni fa della preziosa Menzione per la drammaturgia al rinomato Premio Stregagatto-ETI).

Il trionfo di Luzzati e le tantissime iniziative per le scuole

Il cartellone di primavera si conferma altrettanto florido e denso di eventi da non perdere. Dal 15 al 19 aprile la struttura ospiterà le magiche atmosfere di “Immagina – Festival Internazionale di Teatro di Figura di Roma”, un evento giunto alla sua solida settima edizione che calamiterà nella Capitale prestigiose compagnie teatrali da tutta Italia e dall’estero. Dopo aver sognato con “L’usignolo” a inizio maggio, il gran finale della quarantunesima stagione sarà affidato, dal 9 al 14 maggio, alla messa in scena della fiaba di “Hansel e Gretel, la strada nel bosco”. Quest’ultima rappresentazione rappresenterà una vera delizia visiva per grandi e piccini, potendo vantare per l’occasione scenografie da urlo, costumi e burattini nati dal genio creativo dell’indimenticabile maestro Emanuele Luzzati.
Oltre all’imponente cartellone degli spettacoli domenicali, la vitalità dell’istituzione (fortemente e doverosamente sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, dal Municipio Roma XII e dalla Fondazione Roma) proseguirà ininterrottamente sul territorio con una miriade di utilissime e formative attività collaterali: la Scuola di Teatro, gli affollatissimi laboratori didattici per giovanissimi, l’innovativo “Teatro a Motore”, le fondamentali attività pedagogiche all’interno degli istituti scolastici, e le iniziative itineranti del Teatrino dei Burattini e del Cantastorie. Perché un bambino che impara ad amare il teatro oggi, sarà indubbiamente un cittadino più libero e consapevole domani.

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“Otto radici nel deserto”: il Medio Oriente a fumetti e in musica sbarca a Milano

Raccontare l’umanità del Medio Oriente attraverso l’incrocio magico tra fumetti, giornalismo e colonna sonora! Mercoledì 23 settembre a Milano (presso il locale Germi) sarà presentata in anteprima la straordinaria opera multimediale “Otto radici nel deserto”. Il fumetto racconta il viaggio in Iraq dello scrittore Otto e del fotografo Walter alla scoperta di storie vere, capaci di rompere i pregiudizi e farci scoprire che “lo straniero” ci somiglia più di quanto crediamo. A firmare questo piccolo capolavoro di speranza ci sono tre talenti assoluti: la storica matita bonelliana Emanuele Leone, la coraggiosa inviata di Striscia la Notizia Rajae Bezzaz (co-autrice che conosce il Medio Oriente dall’interno) e il Maestro Luciano D’Addetta, vincitore di due Leoni di Vetro a Venezia, che ha composto una magnifica colonna sonora dedicata alla libertà per accompagnare la lettura. Scopri i dettagli dell’evento nel nostro approfondimento 👇

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emanuele leone copertina Otto

Milano – Spogliare una terra martoriata dai sanguinosi e stucchevoli cliché del telegiornale per restituirle, attraverso la forza dirompente dell’arte, la sua dignità più intima e umana. È questa l’ambiziosissima e nobile missione che anima un progetto editoriale e multimediale che promette di lasciare un segno indelebile nel panorama culturale italiano. Mercoledì 23 settembre 2026, a partire dalle ore 19:00, il rinomato e suggestivo locale milanese Germi – Luogo di contaminazione ospiterà l’attesissima presentazione ufficiale dell’opera intitolata “Otto radici nel deserto”.
Non si tratta di una semplice e tradizionale presentazione letteraria, ma di un vero e proprio e travolgente incontro sensoriale tra la nona arte (il fumetto d’autore) e la musica evocativa. Un evento imperdibile per raccontare al grande pubblico un viaggio indimenticabile e per riscoprire la vera, autentica umanità che popola il Medio Oriente, spazzando via anni di pregiudizi e disinformazione. Ad accogliere i lettori e gli appassionati ci sarà un formidabile e insolito trio di talenti assoluti: l’autore e disegnatore Emanuele Leone, la nota giornalista e co-autrice Rajae Bezzaz e il pluripremiato Maestro compositore Luciano D’Addetta.

I cercatori di verità: il viaggio di Otto, Walter e Leila in Iraq

L’affascinante e cruda trama del graphic novel ruota attorno alle vicende umane e professionali di due protagonisti complessi e tormentati: Otto, uno scrittore in perenne ricerca di ispirazione, e Walter, un fotografo dall’occhio clinico. Catapultati nell’arido e bellissimo deserto dell’Iraq, i due non si limitano a fare i semplici turisti dell’orrore o i testimoni passivi di paesaggi esotici e volti sofferenti.
Accompagnati nel loro duro cammino dalla meravigliosa, forte ed enigmatica Leila, i protagonisti si trasformano in veri e propri cercatori di verità assolute. Attraversando villaggi polverosi e città ferite, incontrano persone reali, si fermano ad ascoltare pazientemente voci dimenticate e raccolgono storie di vita vissuta. Facendo ciò, restituiscono tra le mani del lettore un mosaico narrativo che è tanto variegato quanto intimamente coerente: il mosaico dell’umanità intera. Il loro lungo e faticoso viaggio in Medio Oriente diventa così, pagina dopo pagina e vignetta dopo vignetta, il viaggio interiore di ciascuno di noi. Un cammino spirituale che parte dal legittimo desiderio di conoscere lo straniero e arriva inesorabilmente alla sorprendente consapevolezza che l’”altro”, in fondo, ci somiglia immensamente più di quanto le propagande avrebbero mai voluto farci immaginare.

La matita di Emanuele Leone e l’esperienza vissuta di Rajae Bezzaz

A dare forma e sostanza visiva a questo capolavoro di empatia è Emanuele Leone (milanese doc, classe 1976), un artista che ha letteralmente il disegno nel sangue essendo nipote dello stimato pittore naif Enrico Benassi. Leone ha saputo trasformare questa pesante eredità genetica in una carriera formidabile, che lo ha portato dalle gloriose pagine del fumetto Dylan Dog fino alla realizzazione di complessi storyboard cinematografici, collaborando stabilmente con colossi del calibro della Sergio Bonelli Editore e della BBC britannica. Con “Otto” ha deciso di alzare l’asticella: voleva raccontare una storia vera, situata in un luogo vero, trattandola con l’infinita delicatezza che solo il disegno d’autore sa avere.
Al suo fianco, nella fondamentale veste di co-autrice, c’è la brillante Rajae Bezzaz. Nata a Tripoli da genitori marocchini e arrivata in Italia alla tenera età di nove anni, Rajae è oggi una stimata scrittrice e un notissimo volto televisivo (dal 2015 è una delle inviate di punta di Striscia la Notizia, dove si batte fieramente per dare voce agli invisibili della società). Dopo aver già raccontato cosa significhi vivere perennemente in equilibrio sul confine tra due mondi nel suo libro “L’araba felice”, in questo fumetto porta un valore aggiunto inestimabile: la sua personale ed eccezionale esperienza. Lo sguardo limpido e non filtrato di chi conosce il Medio Oriente dall’interno, fungendo da solido ponte culturale tra le due rive del Mar Mediterraneo.

La colonna sonora di Luciano D’Addetta: quando la libertà si fa musica

Un viaggio emotivo di questa caratura non poteva certamente essere limitato al solo impatto visivo delle matite e delle chine. A completare magistralmente l’opera interviene infatti il Maestro Luciano D’Addetta, che rappresenta a tutti gli effetti la “voce invisibile” e il “suono” di questo viaggio iracheno.
Compositore bergamasco di altissimo livello e pluripremiato dalla critica (vanta nel suo palmarès ben due ambitissimi Leoni di Vetro conquistati alla Mostra del Cinema di Venezia), D’Addetta ha ideato e creato una colonna sonora avvolgente che non si limita ad accompagnare sterilmente le immagini del fumetto, ma le esalta e le completa emotivamente. Il suo brano di punta, intitolato suggestivamente “Il cavallo di Alì”, è nato in un momento di profonda riflessione sulla libertà, di fronte all’immensità del mare. È esattamente quello stesso, inebriante e disperato senso di libertà che i protagonisti Otto e Walter cercano (e infine trovano inaspettatamente) nel caldo cuore del deserto iracheno. Ed è proprio lì, nel riconoscimento reciproco della nostra fragile umanità, che germogliano i piccoli ma potenti semi di speranza che questo straordinario fumetto vuole consegnare, mercoledì sera, ai lettori milanesi.

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Premio Rita Levi-Montalcini: l’eccellenza e la cultura di Angela Kosta trionfano a Roma

Quando la cultura abbatte i muri e costruisce preziosi ponti tra i popoli! Nel 40° anniversario dello storico Nobel alla grandissima scienziata italiana, si è svolto a Roma il prestigioso congresso “L’Eccellenza è Donna”. Il momento più emozionante è stata la consegna del “Premio alla Carriera e alla Cultura Rita Levi-Montalcini” alla dottoressa Angela Kosta, scrittrice, traduttrice e infaticabile promotrice culturale internazionale. Albanese di origine e italiana d’adozione, è stata premiata direttamente dalla nipote della scienziata, Piera Levi-Montalcini, per il suo straordinario lavoro nel favorire il dialogo letterario tra nazioni diverse. “Lo ricevo con onore, come italo-albanese e soprattutto come donna. Nel mio piccolo, dico solo grazie”, ha dichiarato emozionata dal palco. Leggi i dettagli del premio nel nostro approfondimento 👇

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Premio Rita Levi-Montalcini ad Angela Kosta

Roma – Esistono figure professionali rare e preziose che dedicano l’intera loro esistenza a costruire delicati, complessi ma indistruttibili ponti invisibili tra nazioni, lingue e tradizioni apparentemente lontanissime. In un momento storico internazionale tristemente segnato da pericolosi muri e incomprensioni geopolitiche, celebrare chi usa la forza gentile della parola per unire i popoli assume un valore etico straordinario. E proprio nel nome della condivisione dei saperi si è svolto, lo scorso 18 settembre, l’attesissimo e prestigioso congresso nazionale intitolato emblematicamente “L’Eccellenza è Donna”, un vertice culturale organizzato per onorare e perpetuare la memoria della più grande scienziata italiana di tutti i tempi.
Il momento più alto e toccante dell’intera manifestazione si è registrato quando, in un’atmosfera carica di sincera emozione, i riflettori si sono accesi per conferire il prestigiosissimo Premio Rita Levi-Montalcini alla Carriera e alla Cultura alla dottoressa Angela Kosta, una delle più note, stimate e infaticabili promotrici culturali e letterarie a livello internazionale. Un riconoscimento che non premia soltanto un singolo lavoro editoriale, ma che abbraccia e santifica un’intera vita spesa al totale e incondizionato servizio della diffusione globale dell’arte contemporanea.

Il trionfo a “L’Eccellenza è Donna”: la motivazione del Premio

Il premio è stato accompagnato dalla lettura di una motivazione ufficiale formidabile, che fotografa alla perfezione il peso specifico dell’intellettuale premiata. Il riconoscimento è stato formalmente assegnato ad Angela Kosta per “il suo costante, infaticabile e prezioso impegno nella diffusione capillare della cultura, della letteratura e della conoscenza globale, attraverso un’opera intellettuale capace di superare in scioltezza e maestria i rigidi confini geografici, linguistici e culturali”.
La giuria ha voluto sottolineare a chiare lettere la sua straordinaria abilità nel “fare della parola scritta e tradotta uno strumento di incontro e di dialogo pacifico tra popoli, valorizzando appieno la ricchezza delle diverse identità e favorendo la circolazione delle idee, degli autori e dei saperi nel vasto panorama culturale internazionale”. Questo premio, peraltro, assume una valenza simbolica e storica ancor più potente, cadendo esattamente nell’anno in cui si celebra con fierezza il quarantesimo anniversario dello storico conferimento del Premio Nobel per la Medicina (1986) alla compianta e inarrivabile scienziata torinese. Un filo rosso indissolubile che lega, a distanza di decenni, l’eccellenza scientifica a quella prettamente umanistica.

L’eredità di Levi-Montalcini: l’incontro tra generazioni femminili

A rendere la cerimonia di premiazione ancora più intima, suggestiva e storicamente rilevante è stata la presenza fisica dei diretti discendenti della scienziata. A consegnare materialmente la preziosa targa nelle mani di Angela Kosta è stata infatti la dottoressa Piera Levi-Montalcini (l’amata nipote di Rita e attuale Presidente della Rita Levi-Montalcini Foundation), affiancata per l’occasione dalla dottoressa Claudia Geromel Levi-Montalcini (bisnipote della ricercatrice e Vicepresidente della Fondazione).
Questo delicatissimo passaggio di consegne tra generazioni di donne straordinarie ha certificato in modo inequivocabile quanto il nome e l’eredità spirituale di Rita Levi-Montalcini continuino a conferire a questi eventi un peso specifico di valore inestimabile. La celebre neurobiologa, oltre al suo indiscusso genio accademico, ha rappresentato per l’intero Novecento un modello granitico di dedizione assoluta alla ricerca e di strenua valorizzazione del talento femminile in un mondo storicamente declinato al maschile. Valori che la premiata incarna perfettamente nel campo umanistico.

L’orgoglio italo-albanese e la missione intellettuale di Angela Kosta

Il premio va a incastonarsi in una carriera lunga, complessa e densissima di successi. Albanese di origine ma orgogliosamente italiana d’adozione (vive, studia e lavora nel nostro Paese da ben 31 anni), Angela Kosta ha costruito con sacrificio e ostinazione un percorso letterario monumentale rivolto al dialogo linguistico. La sua fervente attività spazia dalla scrittura giornalistica alla direzione di influenti riviste culturali, passando per la complessa cura di antologie poetiche fino ad arrivare alle delicate traduzioni di autori internazionali contemporanei.
Salita sul palco per ricevere il meritato tributo, la scrittrice e promotrice ha deciso di abbandonare i formalismi accademici per affidarsi a un discorso tanto breve quanto straordinariamente denso di emozione e umiltà. “È un onore immenso per me essere qui oggi e ricevere questo meraviglioso premio, non solo come albanese, ma anche come italiana”, ha dichiarato con la voce velata di commozione. “Ma lo è soprattutto come Donna, considerando che Rita Levi-Montalcini ha avuto sempre, costantemente e fieramente, le donne al centro dei suoi grandiosi progetti, delle sue inestimabili ricerche, dei suoi laboratori all’avanguardia e dei suoi testi illuminanti”. Il suo discorso si è chiuso con un ringraziamento che racchiude tutta l’essenza del vero intellettuale, che non si vanta mai dei propri traguardi ma si sente sempre partecipe di un disegno più grande: “Perciò, nel mio piccolo, dico solo: Grazie”. Un grande applauso a chi lavora per unire il mondo.

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