Un cielo stellato a Spoleto grazie a “Le Onde del Destino”
Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.
È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.
Redazione- Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.
È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.
Un Premio nato per accendere un riflettore sulle persone che, attraverso professioni, talenti, idee e percorsi differenti, hanno contribuito e continuano a contribuire a raccontare un’Umbria viva, creativa, laboriosa e capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Ventisei protagonisti, ventisei storie, ventisei modi diversi di intendere il valore e il merito. Ma soprattutto ventisei persone che, per un pomeriggio, hanno trovato una casa comune. Non una semplice passerella di nomi e riconoscimenti, ma un incontro tra esperienze. Perché dietro ogni targa c’è una biografia, dietro ogni successo c’è una strada spesso fatta di sacrifici, intuizioni, studio, cadute e ripartenze.
Ed è forse proprio qui che comincia la parte più bella di un Premio: quando il riconoscimento smette di essere un oggetto e diventa un gesto umano.
La sala di Palazzo Mauri ha restituito questa dimensione con una partecipazione autentica. Gli applausi hanno accompagnato i momenti più significativi della manifestazione, sottolineando la presenza di personalità provenienti da mondi diversi, ma unite dalla stessa capacità di lasciare una traccia.
Tra i protagonisti, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, artista dalla cifra espressiva riconoscibile, il regista C. L. Grugher, l’editore Jean Luc Bertoni e tutti gli altri premiati, ciascuno portatore di un racconto diverso e, proprio per questo, prezioso.
Perché l’eccellenza non ha una sola lingua. Può parlare attraverso l’arte, l’architettura, la cultura, l’editoria, l’impresa, la professione, la creatività. Può avere la voce di chi lavora sotto i riflettori e quella, altrettanto importante, di chi costruisce lontano dal clamore.
Ilaria Solazzo ha immaginato “Le Onde del Destino” proprio partendo da questa convinzione: raccontare le persone prima ancora dei loro risultati.
Una scelta che restituisce al concetto di merito un significato più profondo. Perché il merito non è soltanto una vetta sulla quale arrivare. È il percorso compiuto per raggiungerla. È la capacità di continuare a credere in un’idea quando nessuno ancora la vede. È la pazienza di costruire. È il coraggio di ricominciare.
E allora il titolo del Premio diventa quasi una metafora della vita.
Le onde partono da un punto e si propagano. Si incontrano, si sovrappongono, cambiano direzione, raggiungono rive lontane. Esattamente come accade alle persone e alle loro storie. Un incontro può modificare un destino, una parola può aprire una strada, un riconoscimento può restituire fiducia. E talvolta basta una sala, un pomeriggio, una stretta di mano per accorgersi che le nostre traiettorie non sono poi così lontane.
I ventisei premiati hanno composto, insieme, un piccolo grande mosaico dell’Umbria contemporanea.
Un’Umbria che non è soltanto quella delle cartoline, dei borghi, delle pietre antiche e dei paesaggi che sembrano dipinti. È anche quella delle persone. Di chi ogni giorno studia, crea, insegna, dirige, scrive, progetta, comunica, imprende e lavora.
È l’Umbria che possiede radici profonde ma non rinuncia a guardare oltre il proprio orizzonte.
E forse il merito più bello di questa prima edizione è stato proprio quello di aver trasformato una cerimonia in un momento di comunità. Una sala nella quale nessuno è rimasto semplicemente spettatore. Una sala capace di ascoltare.
Perché oggi, in un tempo nel quale tutti sembrano avere qualcosa da dire, ascoltare è diventato un gesto rivoluzionario.
“Dare voce” è una delle espressioni che meglio raccontano il senso del progetto di Ilaria Solazzo. Dare voce significa permettere a una persona di raccontare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma anche ciò che ha attraversato per arrivarci. Significa guardare oltre il titolo, oltre la professione, oltre il riconoscimento.
Significa incontrare l’essere umano.
Ed è proprio questo che la prima edizione di “Le Onde del Destino” ha cercato di fare.
La soddisfazione più grande per la sua ideatrice e direttrice artistica non sembra essere stata soltanto quella di vedere il Premio realizzato, ma quella di assistere alla nascita di qualcosa che, una volta entrato nella sala, non apparteneva più soltanto a chi lo aveva ideato.
Apparteneva ai suoi protagonisti.
Apparteneva al pubblico.
Apparteneva, in qualche modo, alla stessa Umbria.
E ogni prima volta porta con sé anche la consapevolezza che nulla è perfetto. Ci sono tempi da affinare, aspetti organizzativi da migliorare, dettagli da rendere ancora più efficaci. Ma anche questo fa parte del viaggio. Un progetto vivo è un progetto che cresce, che ascolta, che si interroga e che non ha paura di migliorarsi.
La vera sfida, adesso, sarà continuare a far crescere “Le Onde del Destino” senza smarrirne l’identità. Non aggiungere semplicemente una nuova cerimonia al calendario, ma costruire nel tempo un appuntamento culturale capace di raccontare persone, territori e storie di valore.
Perché un Premio può consegnare una targa.
Ma è l’ascolto che consegna davvero valore a una storia.
E quando arrivano i saluti, quando le sedie cominciano a svuotarsi e le luci diventano più morbide, ciò che resta non è soltanto la fotografia di una giornata riuscita.
Resta l’emozione.
Restano i sorrisi.
Restano le parole.
Restano soprattutto le persone.
E rimane quella domanda silenziosa che accompagna ogni grande esperienza: che cosa accadrà dopo?
Forse la risposta è già nel nome stesso del Premio.
Le onde non si fermano.
Continuano il loro viaggio anche quando non le vediamo più. Si allontanano dalla riva, incontrano altre onde, raggiungono altri luoghi.
Così saranno le storie dei ventisei protagonisti di questa prima edizione. Continueranno a camminare, a incontrare altre persone, a generare nuove idee.
E se il destino è anche ciò che scegliamo di costruire, allora “Le Onde del Destino” è appena partito.
La sua prima onda ha raggiunto Spoleto.
Ora può continuare il viaggio.
E dentro quel viaggio c’è un’Umbria che ha ancora moltissimo da raccontare.
Un’Umbria fatta di arte e cultura, di impresa e creatività, di memoria e futuro.
Ma soprattutto di persone.
Le persone che ogni giorno, spesso senza clamore, fanno grande una terra.
E forse è proprio questo il senso più autentico di un Premio: non dire semplicemente “bravi”, ma fermarsi per un istante e dire a qualcuno “abbiamo visto quello che hai fatto”.
È una frase semplice.
Ma a volte, nella vita, può valere più di mille applausi.
E proprio degli applausi Ilaria Solazzo conserva un ricordo particolare. Non soltanto perché hanno accompagnato i ventisei premiati, ma perché hanno raccontato la partecipazione di una sala intera. Una sala che ha saputo ascoltare, condividere, riconoscere.
Dietro quel risultato c’è anche una storia personale fatta di persone care, di fiducia e di amicizia.
Il primo pensiero va al padre Francesco, presenza affettuosa e complice, capace di accompagnare il progetto con gioia e vicinanza. Poi ci sono tre persone che Ilaria ha voluto fortemente accanto a sé nel team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che ha condotto la kermesse con professionalità e maestria, dando ritmo e voce alla manifestazione.
Massimo Zamponi conduttore della kermesse e il Cav. Roberta Testaguzza
E il grazie si allarga alle istituzioni che hanno accompagnato l’iniziativa: al Sindaco di Spoleto, all’Assessore Danilo Chiodetti, al Presidente della Provincia di Perugia, alla U.I.R., a tutta l’Umbria e alle testate giornalistiche che hanno scelto di raccontare e dare spazio a questo progetto.
Ma soprattutto il grazie va ai ventisei premiati.
Perché senza le loro storie, “Le Onde del Destino” sarebbe rimasto un’idea.
Sono stati loro a trasformarlo in una realtà.
Sono stati loro a riempire quella sala di significato.
Sono stati loro a dimostrare che dietro ogni eccellenza c’è sempre una persona, e che dietro ogni persona esiste una storia che merita di essere ascoltata.
Alla fine, forse, è proprio questo ciò che resta.
Non la targa.
Non la fotografia.
Non il momento esatto in cui viene pronunciato un nome.
Resta la sensazione di essere stati, per qualche ora, parte di qualcosa.
Una comunità di storie.
Una comunità di talenti.
Una comunità di persone.
E allora “Le Onde del Destino” può essere letto anche così: come un invito a non lasciare che le storie belle si perdano nel rumore del tempo.
A raccoglierle.
A raccontarle.
A custodirle.
A farle viaggiare.
Perché una storia, quando viene ascoltata, non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta.
Diventa patrimonio di tutti.
E mentre le luci di Palazzo Mauri si sono lentamente spente, è rimasta la certezza che quella prima onda non fosse arrivata alla fine del suo percorso.
Il Cav. Olga Urbani
Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica del Premio “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”
Ilaria, se dovesse togliere per un momento la targa, il palco, gli applausi e tutto ciò che appartiene a un Premio, che cosa rimarrebbe davvero de “Le Onde del Destino”?
Rimarrebbero le persone. Ed è proprio da lì che sono partita. Non volevo creare una semplice cerimonia nella quale consegnare dei riconoscimenti, ma uno spazio nel quale le persone potessero sentirsi viste, ascoltate e riconosciute. Dietro ogni eccellenza c’è una storia che spesso non conosciamo: ci sono sacrifici, rinunce, notti di lavoro, intuizioni, momenti difficili e anche tanta ostinazione. La targa è il simbolo finale, ma il vero Premio è aver raccontato quella persona e averle detto: “Il tuo percorso ha lasciato un segno”.
Il nome “Le Onde del Destino” sembra quasi contenere una filosofia di vita. Quanto c’è di autobiografico in questa scelta?
Credo che la vita sia fatta di onde: alcune ci portano dove avevamo immaginato di arrivare, altre ci spingono verso luoghi che non avevamo previsto. Ci sono onde che ci fanno paura e altre che ci regalano incontri straordinari. Il destino, però, non lo considero qualcosa che dobbiamo semplicemente subire. Credo che una parte del nostro destino nasca dalle scelte che abbiamo il coraggio di compiere. Per questo ho scelto le onde: perché rappresentano il movimento, il cambiamento, gli incontri e soprattutto la possibilità di continuare a navigare anche dopo una tempesta.
Il Presidente della Provincia di Perugia
Ventisei premiati, provenienze e professionalità differenti. Qual è stato il filo invisibile che li ha uniti?
Il filo invisibile è stato il valore. Non necessariamente il successo nel senso più conosciuto del termine, ma la capacità di lasciare qualcosa. Un artista lascia emozioni, un editore diffonde cultura, un professionista mette a disposizione competenze, un imprenditore crea lavoro e opportunità. Sono linguaggi diversi che raccontano la stessa cosa: la capacità dell’essere umano di costruire. Ho cercato persone che non fossero semplicemente “brave nel proprio mestiere”, ma che avessero una storia capace di rappresentare qualcosa anche per gli altri.
C’è stato un momento, durante la cerimonia, nel quale ha pensato: “Ecco, per questo valeva la pena farlo”?
Sì, ed è stato quando ho visto la sala ascoltare davvero. Non soltanto applaudire, ma ascoltare. In quel momento ho capito che il Premio aveva superato l’idea iniziale ed era diventato qualcosa di condiviso. Ho guardato i premiati e ho pensato che quelle persone, per qualche ora, non erano più professionisti appartenenti a mondi differenti: erano semplicemente uomini e donne con una storia da raccontare. È stato un momento molto emozionante. Perché quando un’idea diventa di tutti, smette di essere soltanto l’idea di chi l’ha concepita.
Dopo gli applausi, quando la sala si svuota e rimane soltanto il silenzio, che cosa vorrebbe che restasse de “Le Onde del Destino”?
Vorrei che rimanesse la voglia di continuare. Continuare a cercare persone, storie, talenti. Continuare a raccontare un’Umbria che spesso possiede tesori umani straordinari e che merita di essere raccontata anche attraverso chi la vive e la costruisce ogni giorno. Se fra qualche anno qualcuno mi dirà di aver incontrato una persona attraverso “Le Onde del Destino”, di aver scoperto una storia, di aver trovato un’ispirazione o semplicemente di essersi sentito riconosciuto, allora saprò che quel progetto ha avuto un senso. Perché le onde più belle non sono quelle che fanno rumore quando arrivano sulla riva. Sono quelle che continuano il loro viaggio anche quando nessuno le vede più.
La Prof. Ambra Cenci
Per chiudere, Lei, a chi vuole dire grazie? A chi affiderebbe l’ultima parola di questa prima, importante onda?
Il mio grazie va innanzitutto a tre amici che hanno condiviso con me il viaggio e che fanno parte del mio prezioso team. A Massimo Zamponi, il conduttore della kermesse, perché con la sua capacità di accendere l’atmosfera ha saputo dare respiro e ritmo alla manifestazione. Al Cavaliere Roberta Testaguzza, amica preziosa e presenza che sa esserci con il cuore, con la sensibilità e con quella forza discreta che non ha bisogno di essere annunciata. E alla scrittrice Eleonora Benedetti, compagna di questo progetto, con la quale condivido la passione per la cultura, i musei, i libri.
Poi c’è un grazie ancora più profondo, quello a mio padre, per esserci stato con amore e con quella presenza che, nei momenti importanti della vita, vale più di qualsiasi discorso.
E il mio grazie va alla meravigliosa Umbria, terra che continua a regalarmi emozioni, incontri e motivi per credere nella bellezza delle persone.
E poi?
Un sincero grazie a tutte le testate giornalistiche che, con affetto e generosità, mi hanno teso una mano, hanno creduto nel progetto e hanno scelto di raccontarlo. Per chi fa comunicazione, una mano tesa è molto più di una pubblicazione: è un gesto di fiducia.
Se penso a tutte queste persone, mi viene in mente proprio il mare. Perché nessuna onda arriva lontano da sola. Ha bisogno del vento, dell’acqua, della corrente, di qualcuno che la accompagni.
E allora questo Premio non è soltanto la mia onda.
È un’onda fatta di amicizia, di affetto, di fiducia e di persone che hanno scelto di camminare, o meglio, di navigare accanto a me.
A tutti loro dico semplicemente: grazie per aver dato forza al mio viaggio.
Perché certe persone non sono soltanto compagni di strada.
Sono la riva verso cui, anche dopo una lunga navigazione, sai di poter tornare.
Una delle Eccellenze premiate
Gli Architetti Maurizio e Giovanni Tonti
La giornalista Donatella Binaglia
Il Dottor Stefano Lupi
Un momento della kermesse
Un momento significativo della kermesse
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Il trionfo dei sapori e dell’artigianato sposa il mare: a Civitavecchia debutta “Gusto Italia”, la fiera itinerante che accende Viale Garibaldi
La fiera del Made in Italy più amata e profumata debutta finalmente sul mare di Civitavecchia! 🧀🍷 Dal 10 al 13 settembre, Viale Garibaldi si trasforma nel tempio del gusto e dell’artigianato con “Gusto Italia”: quattro giorni a ingresso gratuito, dalle 10 a mezzanotte, tra cannoli siciliani, ‘nduja calabrese, nocciole di Giffoni IGP e le borse in pelle di Solofra. Un evento magico per tutta la famiglia con gli spettacoli storici dei burattini di Pulcinella! Scoprite tutte le specialità regionali e i dettagli nell’articolo! 👇❤️✨
Civitavecchia (RM) – Ci sono profumi capaci di raccontare la storia profonda di un territorio, sapori antichi che racchiudono il sacrificio quotidiano di piccoli produttori e manufatti che portano impresso il talento intramontabile delle mani artigiane. Quando questa immensa ricchezza culturale si sposta per incontrare la cittadinanza, le piazze si trasformano in teatri di festa, convivialità e pura condivisione intergenerazionale. Da giovedì 10 a domenica 13 settembre 2026, lo splendido e ventilato Viale Garibaldi di Civitavecchia diventerà una magnifica vetrina a cielo aperto per ospitare, per la prima volta in assoluto nella sua storia, la tappa inaugurale del celebre tour di “Gusto Italia”. Un lungo weekend, aperto dalle ore 10:00 fino a mezzanotte con ingresso completamente libero, pensato per celebrare le eccellenze assolute del Made in Italy a pochi passi dal molo cittadino.
Civitavecchia, storicamente conosciuta in epoca imperiale romana con il nome di Centumcellae, affonda le sue salde radici nel II secolo d.C., quando l’imperatore Traiano ne avviò la maestosa costruzione facendola diventare uno dei porti strategici e commerciali più importanti dell’intero Mar Mediterraneo. Questa fiera e immutata identità marittima, che unisce la memoria archeologica a una vivace e moderna vocazione turistica, si rivela oggi la cornice scenografica ideale per accogliere una kermesse di ampio respiro. L’evento, impeccabilmente orchestrato dall’Associazione Italia Eventi, gode del prestigioso e convinto patrocinio del Comune di Civitavecchia e dell’UNOE (Unione Nazionale Organizzatori di Eventi), uniti per valorizzare il commercio di prossimità.
La logistica del gusto: un patto d’onore tra produttori e consumatori
Il format della manifestazione punta ad abbattere le distanze della grande distribuzione organizzata, valorizzando la filiera corta e restituendo centralità alla dimensione umana degli acquisti. «Siamo felici di essere arrivati finalmente a Civitavecchia, città che conosce il valore storico del confronto e dello scambio», spiega con orgoglio e calore il presidente dell’Associazione Italia Eventi, Giuseppe Lupo, evidenziando il valore etico ed educativo della rassegna. «Il nostro format si basa proprio sul desiderio di entrare in contatto diretto con i produttori e gli artigiani, tagliando le distanze e sostenendo una dimensione sociale degli acquisti e una maggiore conoscenza delle materie prime che portiamo in tavola. Ci tengo a ringraziare per l’accoglienza il sindaco Marco Piendibene e l’amministrazione».
Ma Gusto Italia non è semplicemente un mercato enogastronomico, bensì un villaggio di festa progettato per accogliere l’intero nucleo familiare, dove la spesa consapevole si arricchisce di spensieratezza. Tutti i giorni, in diversi orari pomeridiani e serali, grandi e piccini potranno abbandonare per qualche ora gli schermi digitali degli smartphone per lasciarsi rapire dalla magia senza tempo degli spettacoli dal vivo di Pulcinella e i burattini. Le storiche e divertenti performance teatrali, che tengono viva una tradizione antica, saranno firmate dal talento del maestro Mauro Apicella dello storico Teatro Nazionale di Burattini, un’istituzione capace di unire il folklore e la risata pulita sotto il cielo del Lazio.
Dalla ‘nduja calabrese alla nocciola di Giffoni: un viaggio sensoriale totale
I visitatori che affolleranno Viale Garibaldi potranno compiere un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso le diverse regioni del nostro Paese, toccando con mano la biodiversità culinaria tricolore. Dalla Campania arriveranno i dolci sublimi della tradizione pasticcera, croccanti preparati al momento, crepes al cioccolato e l’immancabile Nocciola di Giffoni IGP con le sue vellutate creme spalmabili. La Calabria risponderà con i suoi sapori veraci e piccanti: salumi pregiati di suino nero, peperoncino autoctono, formaggi aromatizzati e la celeberrima e immancabile ’nduja di Spilinga. Per chi desidera uno spuntino salutare e biologico, sarà presente una ricca selezione di mieli pregiati da apicoltura biologica, pappa reale e polline. La Sicilia completerà il banchetto degli dèi con le sue cassate, i cannoli farciti al momento e la delicata pasta di mandorla.
Parallelamente al cibo, il settore dell’alto artigianato creativo metterà in mostra manufatti unici e introvabili altrove. Spiccheranno gli articoli in pelle finissima — tra cui borse e borsellini d’alta scuola provenienti direttamente dallo storico distretto conciario di Solofra —, gioielli e bijoux dai vivaci colori estivi, ceramica artistica decorata a mano da maestri campani e delicati manufatti realizzati all’uncinetto e in macramè. Finita la grande festa a Civitavecchia, la carovana di Gusto Italia riprenderà il suo viaggio per fare tappa nel centro cittadino di Avellino, dal 17 al 20 settembre. Per qualsiasi informazione, l’organizzazione ha messo a disposizione i numeri telefonici dedicati 338.6157844 e 380.1863475. Lasciatevi tentare dal profumo della qualità: Civitavecchia vi aspetta per una notte magica in cui la spensieratezza e il buon cibo si fondono in un unico, indimenticabile abbraccio.
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La rivoluzione del nuovo cantautorato laziale fa tappa a Velletri: al Dopolavoro Ferroviario esplode la musica live e senza filtri del “CantauTour”
La grande musica dal vivo si prende la stazione di Velletri per una notte da brividi! 🎤🚂 Venerdì 11 settembre il Dopolavoro Ferroviario ospita la quinta tappa del “CantauTour”, il festival gratuito vincitore di LazioSound che ridà vita ai luoghi storici della regione. Sul palco tre talenti straordinari: la dolcezza pop di Vitto, l’energia irriverente dei leimannoia e il funk travolgente dei Cosmonauti Borghesi (direttamente da Sanremo Giovani e dal Circo Massimo!). Un evento unico e a ingresso libero da vivere sotto le stelle tra emozioni e canzoni. Scoprite tutti i dettagli del programma nell’articolo! 👇❤️✨
Velletri (RM) – Ci sono luoghi che portano addosso le tracce del passato, binari che un tempo univano persone e merci e che oggi, grazie al coraggio della rigenerazione urbana, si trasformano in binari di cultura, sogni e aggregazione sociale. Il Dopolavoro Ferroviario di Velletri, situato in Via Martiri d’Ungheria proprio nei locali adiacenti alla stazione ferroviaria, è il simbolo perfetto di questa rinascita. Un tempo spazio di passaggio, oggi è un centro polifunzionale vivo e pulsante, strappato all’abbandono grazie all’impegno viscerale dei giovani volontari dell’associazione culturale R/Esistenza. Sarà proprio questo palco storico a ospitare, venerdì 11 settembre 2026 a partire dalle ore 21:00, la quinta, attesissima tappa del CantauTour, il format musicale itinerante a ingresso completamente gratuito che sta infiammando l’estate del Lazio.
Ideato e prodotto dalla felice intuizione di Emanuele Marafini, il CantauTour è il progetto vincitore del prestigioso Bando “LazioSound Touring 2025”. In un’epoca dominata dagli schermi digitali, dagli algoritmi social e dall’ascolto asettico sulle piattaforme di streaming, questo format rivoluzionario vuole restituire centralità assoluta alla musica in carne e ossa, portando il pubblico all’interno di location suggestive e club storici regionali. Per la data di Velletri, i riflettori si accenderanno su tre delle realtà più carismatiche, dirompenti e premiate del nuovo panorama cantautorale laziale: Vitto, leimannoia e i Cosmonauti Borghesi. Tre stili differenti, tre approcci alla scrittura intimi e intensi, uniti dal filo conduttore di aver vinto il bando “LazioSound Recording” e di possedere una straordinaria presenza scenica.
Dall’intimità acustica di Vitto all’irriverenza underground dei leimannoia
La serata si preannuncia come un viaggio sensoriale ricco di contrasti emotivi. La prima grande protagonista è Vittoria Modena, in arte Vitto, cantautrice romana classe 1997. Cresciuta circondata dai vinili di Battisti e Mogol e dalla disco anni ’70 ereditata dai genitori, Vitto ha fuso lo studio della chitarra classica ed elettrica con una scrittura pop fresca ed empatica. Definita la cantautrice della “porta accanto” per la sua capacità di raccontare frammenti di vita quotidiana con melodie accattivanti, ha già calcato palchi sacri come l’Alcazar, Le Mura e il Monk, aprendo i concerti di giganti come Franco126, Nada e i The Kolors. Attualmente è al lavoro sul suo primo album ufficiale con l’etichetta Cinicodisincanto di Fabrizio Brocchieri, e a Velletri regalerà al pubblico la purezza dei suoi racconti acustici.
A spezzare la delicatezza del pop ci penseranno i leimannoia, un collettivo di quattro amici nato nei club underground dei rioni romani di San Lorenzo e del Pigneto. L’irriverenza, lo scherno e una sana dose di provocazione sono la benzina di questo progetto che fa del concerto dal vivo il suo terreno di caccia preferito. Nonostante un’attitudine apparentemente strafottente, i leimannoia possiedono un cuore sfolgorante, capace di conquistare la critica nazionale: la band è stata infatti selezionata tra i migliori 46 dell’ultima edizione di Sanremo Giovani ed è volata fino alle semifinali di “Una Voce per San Marino” per l’Eurovision, dimostrando una maturità artistica che sul palco del Dopolavoro Ferroviario si trasformerà in una scarica di pura energia rock.
La scia interstellare dei Cosmonauti Borghesi: da Sanremo al Circo Massimo
Il picco della spettacolarità e del ritmo verrà raggiunto con l’esibizione dei Cosmonauti Borghesi, la band composta da Leonardo Rese (voce e tastiere), Alessandro Mastropietro (chitarra) e Marco Cestrone (batteria). Il trio, che miscela con una naturalezza disarmante influenze Funk, Disco, Pop e Rock, vanta un curriculum da capogiro nonostante la giovane età. Dopo il debutto con “Tuto Inutile” e il successo estivo di “Lemon Gin”, la band è stata l’unica formazione in gara a Sanremo Giovani 2024 con il brano “Aurora Tropicale”, traguardo che li ha portati a esibirsi nella magica notte di Capodanno al Circo Massimo di Roma in apertura a icone mondiali come i PFM, Boy George e Gabry Ponte. Protagonisti anche al Concerto del Primo Maggio, i Cosmonauti si sono distinti per trovate geniali, come la presentazione del singolo “Roma FCO” live all’interno dell’area partenze dell’aeroporto di Fiumicino.
A Velletri la band presenterà in anteprima i brani del nuovissimo e attesissimo album di inediti intitolato “In Analogico Dirsi Ti Amo”, in uscita proprio in questa estate 2026 e già anticipato dai potenti singoli “Depeche Mode” e “Gocce di Limone”. Un lavoro maturo, registrato grazie al supporto del bando del Nuovo Imaie, caratterizzato da un sound analogico caldissimo e testi mai banali. Il concerto del Dopolavoro Ferroviario si preannuncia così come un’oasi di condivisione intergenerazionale, un invito aperto a spogliarsi della solitudine digitale per ritrovare la bellezza dello stare insieme sotto il cielo della Tuscia e dei Castelli Romani. Lasciatevi travolgere dal ritmo: venerdì sera la stazione di Velletri non vedrà passare solo treni, ma il futuro della musica italiana.
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L’inchiostro che si fa anima e riscatto sulla pelle: a Palermo la dodicesima edizione della Tattoo Convention trasforma i Cantieri della Zisa nel tempio mondiale dell’arte urbana
L’arte dell’inchiostro si prende il cuore della Sicilia per una tre giorni da brividi! 🎨🩸 Dal 18 al 20 settembre lo Spazio ZAC dei Cantieri Culturali alla Zisa ospita la 12ª Palermo Tattoo Convention: oltre 120 tatuatori di fama mondiale pronti a dipingere la pelle dal vivo. Un festival urbano spettacolare tra i brividi del Danger’s Graffiti Show, esibizioni di burlesque, pole dance e tanta musica live con i Red Light, il party Chingalimbo e i The Roots Brothers. L’evento perfetto per chi ama l’arte senza filtri e la cultura street, scoprite tutti i dettagli nell’articolo! 👇❤️🎸
Palermo – Ci sono segni che non si cancellano, tracce indelebili impresse sul corpo che smettono di essere semplici decorazioni estetiche per trasformarsi in frammenti di vita vissuta, in urla silenziose di libertà, amore, dolore e rinascita. Il tatuaggio, nella cultura contemporanea, ha abbattuto definitivamente i vecchi confini del pregiudizio per rivendicare lo status nobile di forma d’arte viscerale e identitaria. Da venerdì 18 a domenica 20 settembre 2026, la splendida e calda città di Palermo tornerà a essere la capitale mondiale di questo millenario linguaggio espressivo. Lo suggestivo Spazio ZAC (Zisa Zona Arti Contemporanee) all’interno dei monumentali Cantieri Culturali alla Zisa si appresta a spalancare le sue porte per ospitare la dodicesima, attesissima edizione della Palermo Tattoo Convention, un festival urbano unico nel suo genere capace di far battere il cuore della Conca d’Oro.
Per tre giorni ininterrotti, lo storico ex presidio industriale palermitano si trasformerà in un gigantesco laboratorio creativo a cielo aperto, un punto d’incontro privilegiato per la scena internazionale della tattoo art. Più di 120 maestri del tatuaggio, veri e propri artisti del disegno anatomico giunti da ogni angolo d’Italia e dall’estero, affiancati da tre piercer di assoluta fama, monteranno i loro banchi e accenderanno le loro macchinette per lavorare dal vivo. Per il pubblico non si tratterà semplicemente di scegliere un nuovo disegno da imprimere sottopelle, ma di un’esperienza conoscitiva totalizzante: un’oasi protetta dove osservare da vicino il cesello dei dettagli, respirare la passione degli studi e scoprire le tecniche d’avanguardia che governano questo mondo affascinante.
Dalle sfide dei Tattoo Contest ai graffiti: la rivoluzione della cultura street
Il cuore pulsante della convention si muoverà lungo il crinale sottile che unisce il tatuaggio alla cultura urbana più pura. Accanto agli stand degli artisti, i visitatori potranno perdersi tra espositori di brand specializzati, un’area barber d’altissimo livello, incontri ravvitati con le più celebri tattoo model e spettacolari performance di graffiti dal vivo con il travolgente Danger’s Graffiti Show. Momenti di profondo dibattito teorico prenderanno vita all’interno di talk dedicati alla storia del tatuaggio, alternati a jam session improvvisate che accenderanno l’entusiasmo della piazza. Ma la vera scarica di adrenalina sarà regalata dai leggendari e severissimi Tattoo Contest, dove gli artisti si sfideranno a colpi di aghi in diverse categorie stilistiche, sottoponendosi al giudizio di una giuria tecnica d’eccezione chiamata a incoronare le opere migliori.
La musica sarà la grande e instancabile compagna di questo fine settimana di festa, attraversando le tre giornate con un cartellone di concerti e live party di devastante impatto emotivo. Si partirà venerdì 18 settembre alle ore 18:30 con il rock viscerale dei Red Light, prologo perfetto del travolgente e attesissimo party Chingalimbo, che a partire dalle 21:30 vedrà salire in consolle le vibrazioni uniche di Lorrè, Yanez e Cruzito. Sabato 19 settembre, la notte palermitana si accenderà alla stessa ora con lo spettacolo musicale Sensazione Stupenda, un nome che è già una promessa di pura spensieratezza e gioia condivisa.
I Roots Brothers e il burlesque: la rinascita dell’ex polo industriale
La giornata di domenica si aprirà sotto il segno delle radici musicali più pure: alle ore 12:30 il palco dello Spazio ZAC ospiterà infatti il live intimo e acustico dei The Roots Brothers, ideale colonna sonora per un pranzo domenicale da vivere in compagnia all’interno delle ricche aree dedicate al food e ai bar artigianali. Nel pomeriggio, a partire dalle 18:30, l’ultimo brivido sonoro sarà affidato alle note calde della Travelin’ Band. Ad impreziosire e rendere unico il palinsesto della manifestazione ci penseranno inoltre mozzafiato esibizioni di pole dance ed eleganti, ironici spettacoli di burlesque, pensati per celebrare la bellezza del corpo umano in ogni sua forma e declinazione espressiva.
La scelta della location non è casuale: i Cantieri Culturali alla Zisa, un tempo fabbriche di mattoni e oggi fabbriche di pensiero e creatività, diventano lo specchio perfetto di un evento trasversale, capace di parlare con lo stesso livello di empatia sia ai collezionisti di pelle dipinta sia a chi, per pura curiosità, si avvicina per la prima volta a questo microcosmo. La Palermo Tattoo Convention si conferma così un manifesto di libertà e coesione sociale, un invito aperto a spogliarsi delle proprie corazze quotidiane per riscoprire il valore delle proprie scelte identitarie. Le macchinette sono pronte a ronzare, la musica sta per partire: Palermo vi aspetta per dimostrare che ogni cicatrice, se trasformata in arte, può diventare il racconto più bello del nostro cammino nel mondo.
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