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Un cielo stellato a Spoleto grazie a “Le Onde del Destino”

Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.

È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.

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Redazione-  Ci sono eventi che finiscono quando si spengono le luci. E poi ce ne sono altri che, proprio quando le luci si spengono, cominciano a vivere davvero. Restano nell’aria le voci, negli occhi i volti, nella memoria gli applausi. Restano soprattutto le storie. Quelle che non hanno bisogno di un palcoscenico per essere importanti, perché importanti lo sono già diventate attraverso il tempo, il lavoro, la passione e quella ostinazione gentile che accompagna chi crede in ciò che fa.

È questa la sensazione che accompagna la prima edizione di “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, ideato e diretto da Ilaria Solazzo, ospitato a Spoleto nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri.

Un Premio nato per accendere un riflettore sulle persone che, attraverso professioni, talenti, idee e percorsi differenti, hanno contribuito e continuano a contribuire a raccontare un’Umbria viva, creativa, laboriosa e capace di guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Ventisei protagonisti, ventisei storie, ventisei modi diversi di intendere il valore e il merito. Ma soprattutto ventisei persone che, per un pomeriggio, hanno trovato una casa comune. Non una semplice passerella di nomi e riconoscimenti, ma un incontro tra esperienze. Perché dietro ogni targa c’è una biografia, dietro ogni successo c’è una strada spesso fatta di sacrifici, intuizioni, studio, cadute e ripartenze.

Ed è forse proprio qui che comincia la parte più bella di un Premio: quando il riconoscimento smette di essere un oggetto e diventa un gesto umano.

La sala di Palazzo Mauri ha restituito questa dimensione con una partecipazione autentica. Gli applausi hanno accompagnato i momenti più significativi della manifestazione, sottolineando la presenza di personalità provenienti da mondi diversi, ma unite dalla stessa capacità di lasciare una traccia.

Tra i protagonisti, gli architetti Giovanni e Maurizio Tonti, il Maestro David Pompili, artista dalla cifra espressiva riconoscibile, il regista C. L. Grugher, l’editore Jean Luc Bertoni e tutti gli altri premiati, ciascuno portatore di un racconto diverso e, proprio per questo, prezioso.

Perché l’eccellenza non ha una sola lingua. Può parlare attraverso l’arte, l’architettura, la cultura, l’editoria, l’impresa, la professione, la creatività. Può avere la voce di chi lavora sotto i riflettori e quella, altrettanto importante, di chi costruisce lontano dal clamore.

Ilaria Solazzo ha immaginato “Le Onde del Destino” proprio partendo da questa convinzione: raccontare le persone prima ancora dei loro risultati.

Una scelta che restituisce al concetto di merito un significato più profondo. Perché il merito non è soltanto una vetta sulla quale arrivare. È il percorso compiuto per raggiungerla. È la capacità di continuare a credere in un’idea quando nessuno ancora la vede. È la pazienza di costruire. È il coraggio di ricominciare.

E allora il titolo del Premio diventa quasi una metafora della vita.

Le onde partono da un punto e si propagano. Si incontrano, si sovrappongono, cambiano direzione, raggiungono rive lontane. Esattamente come accade alle persone e alle loro storie. Un incontro può modificare un destino, una parola può aprire una strada, un riconoscimento può restituire fiducia. E talvolta basta una sala, un pomeriggio, una stretta di mano per accorgersi che le nostre traiettorie non sono poi così lontane.

I ventisei premiati hanno composto, insieme, un piccolo grande mosaico dell’Umbria contemporanea.

Un’Umbria che non è soltanto quella delle cartoline, dei borghi, delle pietre antiche e dei paesaggi che sembrano dipinti. È anche quella delle persone. Di chi ogni giorno studia, crea, insegna, dirige, scrive, progetta, comunica, imprende e lavora.

È l’Umbria che possiede radici profonde ma non rinuncia a guardare oltre il proprio orizzonte.

E forse il merito più bello di questa prima edizione è stato proprio quello di aver trasformato una cerimonia in un momento di comunità. Una sala nella quale nessuno è rimasto semplicemente spettatore. Una sala capace di ascoltare.

Perché oggi, in un tempo nel quale tutti sembrano avere qualcosa da dire, ascoltare è diventato un gesto rivoluzionario.

“Dare voce” è una delle espressioni che meglio raccontano il senso del progetto di Ilaria Solazzo. Dare voce significa permettere a una persona di raccontare non soltanto ciò che ha ottenuto, ma anche ciò che ha attraversato per arrivarci. Significa guardare oltre il titolo, oltre la professione, oltre il riconoscimento.

Significa incontrare l’essere umano.

Ed è proprio questo che la prima edizione di “Le Onde del Destino” ha cercato di fare.

La soddisfazione più grande per la sua ideatrice e direttrice artistica non sembra essere stata soltanto quella di vedere il Premio realizzato, ma quella di assistere alla nascita di qualcosa che, una volta entrato nella sala, non apparteneva più soltanto a chi lo aveva ideato.

Apparteneva ai suoi protagonisti.

Apparteneva al pubblico.

Apparteneva, in qualche modo, alla stessa Umbria.

E ogni prima volta porta con sé anche la consapevolezza che nulla è perfetto. Ci sono tempi da affinare, aspetti organizzativi da migliorare, dettagli da rendere ancora più efficaci. Ma anche questo fa parte del viaggio. Un progetto vivo è un progetto che cresce, che ascolta, che si interroga e che non ha paura di migliorarsi.

La vera sfida, adesso, sarà continuare a far crescere “Le Onde del Destino” senza smarrirne l’identità. Non aggiungere semplicemente una nuova cerimonia al calendario, ma costruire nel tempo un appuntamento culturale capace di raccontare persone, territori e storie di valore.

Perché un Premio può consegnare una targa.

Ma è l’ascolto che consegna davvero valore a una storia.

E quando arrivano i saluti, quando le sedie cominciano a svuotarsi e le luci diventano più morbide, ciò che resta non è soltanto la fotografia di una giornata riuscita.

Resta l’emozione.

Restano i sorrisi.

Restano le parole.

Restano soprattutto le persone.

E rimane quella domanda silenziosa che accompagna ogni grande esperienza: che cosa accadrà dopo?

Forse la risposta è già nel nome stesso del Premio.

Le onde non si fermano.

Continuano il loro viaggio anche quando non le vediamo più. Si allontanano dalla riva, incontrano altre onde, raggiungono altri luoghi.

Così saranno le storie dei ventisei protagonisti di questa prima edizione. Continueranno a camminare, a incontrare altre persone, a generare nuove idee.

E se il destino è anche ciò che scegliamo di costruire, allora “Le Onde del Destino” è appena partito.

La sua prima onda ha raggiunto Spoleto.

Ora può continuare il viaggio.

E dentro quel viaggio c’è un’Umbria che ha ancora moltissimo da raccontare.

Un’Umbria fatta di arte e cultura, di impresa e creatività, di memoria e futuro.

Ma soprattutto di persone.

Le persone che ogni giorno, spesso senza clamore, fanno grande una terra.

E forse è proprio questo il senso più autentico di un Premio: non dire semplicemente “bravi”, ma fermarsi per un istante e dire a qualcuno “abbiamo visto quello che hai fatto”.

È una frase semplice.

Ma a volte, nella vita, può valere più di mille applausi.

E proprio degli applausi Ilaria Solazzo conserva un ricordo particolare. Non soltanto perché hanno accompagnato i ventisei premiati, ma perché hanno raccontato la partecipazione di una sala intera. Una sala che ha saputo ascoltare, condividere, riconoscere.

Dietro quel risultato c’è anche una storia personale fatta di persone care, di fiducia e di amicizia.

Il primo pensiero va al padre Francesco, presenza affettuosa e complice, capace di accompagnare il progetto con gioia e vicinanza. Poi ci sono tre persone che Ilaria ha voluto fortemente accanto a sé nel team: la scrittrice Eleonora Benedetti, il Cavaliere Roberta Testaguzza e Massimo Zamponi, che ha condotto la kermesse con professionalità e maestria, dando ritmo e voce alla manifestazione.

Massimo Zamponi conduttore della kermesse e il Cav. Roberta Testaguzza

Massimo Zamponi conduttore della kermesse e il Cav. Roberta Testaguzza

 

E il grazie si allarga alle istituzioni che hanno accompagnato l’iniziativa: al Sindaco di Spoleto, all’Assessore Danilo Chiodetti, al Presidente della Provincia di Perugia, alla U.I.R., a tutta l’Umbria e alle testate giornalistiche che hanno scelto di raccontare e dare spazio a questo progetto.

Ma soprattutto il grazie va ai ventisei premiati.

Perché senza le loro storie, “Le Onde del Destino” sarebbe rimasto un’idea.

Sono stati loro a trasformarlo in una realtà.

Sono stati loro a riempire quella sala di significato.

Sono stati loro a dimostrare che dietro ogni eccellenza c’è sempre una persona, e che dietro ogni persona esiste una storia che merita di essere ascoltata.

Alla fine, forse, è proprio questo ciò che resta.

Non la targa.

Non la fotografia.

Non il momento esatto in cui viene pronunciato un nome.

Resta la sensazione di essere stati, per qualche ora, parte di qualcosa.

Una comunità di storie.

Una comunità di talenti.

Una comunità di persone.

E allora “Le Onde del Destino” può essere letto anche così: come un invito a non lasciare che le storie belle si perdano nel rumore del tempo.

A raccoglierle.

A raccontarle.

A custodirle.

A farle viaggiare.

Perché una storia, quando viene ascoltata, non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta.

Diventa patrimonio di tutti.

E mentre le luci di Palazzo Mauri si sono lentamente spente, è rimasta la certezza che quella prima onda non fosse arrivata alla fine del suo percorso.

Il Cav. Olga Urbani

Il Cav. Olga Urbani

Intervista a Ilaria Solazzo, ideatrice e direttrice artistica del Premio “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”

Ilaria, se dovesse togliere per un momento la targa, il palco, gli applausi e tutto ciò che appartiene a un Premio, che cosa rimarrebbe davvero de “Le Onde del Destino”?

Rimarrebbero le persone. Ed è proprio da lì che sono partita. Non volevo creare una semplice cerimonia nella quale consegnare dei riconoscimenti, ma uno spazio nel quale le persone potessero sentirsi viste, ascoltate e riconosciute. Dietro ogni eccellenza c’è una storia che spesso non conosciamo: ci sono sacrifici, rinunce, notti di lavoro, intuizioni, momenti difficili e anche tanta ostinazione. La targa è il simbolo finale, ma il vero Premio è aver raccontato quella persona e averle detto: “Il tuo percorso ha lasciato un segno”.

Il nome “Le Onde del Destino” sembra quasi contenere una filosofia di vita. Quanto c’è di autobiografico in questa scelta?

Credo che la vita sia fatta di onde: alcune ci portano dove avevamo immaginato di arrivare, altre ci spingono verso luoghi che non avevamo previsto. Ci sono onde che ci fanno paura e altre che ci regalano incontri straordinari. Il destino, però, non lo considero qualcosa che dobbiamo semplicemente subire. Credo che una parte del nostro destino nasca dalle scelte che abbiamo il coraggio di compiere. Per questo ho scelto le onde: perché rappresentano il movimento, il cambiamento, gli incontri e soprattutto la possibilità di continuare a navigare anche dopo una tempesta.

Il Presidente della Provincia di Perugia

Il Presidente della Provincia di Perugia

Ventisei premiati, provenienze e professionalità differenti. Qual è stato il filo invisibile che li ha uniti?

Il filo invisibile è stato il valore. Non necessariamente il successo nel senso più conosciuto del termine, ma la capacità di lasciare qualcosa. Un artista lascia emozioni, un editore diffonde cultura, un professionista mette a disposizione competenze, un imprenditore crea lavoro e opportunità. Sono linguaggi diversi che raccontano la stessa cosa: la capacità dell’essere umano di costruire. Ho cercato persone che non fossero semplicemente “brave nel proprio mestiere”, ma che avessero una storia capace di rappresentare qualcosa anche per gli altri.

C’è stato un momento, durante la cerimonia, nel quale ha pensato: “Ecco, per questo valeva la pena farlo”?

Sì, ed è stato quando ho visto la sala ascoltare davvero. Non soltanto applaudire, ma ascoltare. In quel momento ho capito che il Premio aveva superato l’idea iniziale ed era diventato qualcosa di condiviso. Ho guardato i premiati e ho pensato che quelle persone, per qualche ora, non erano più professionisti appartenenti a mondi differenti: erano semplicemente uomini e donne con una storia da raccontare. È stato un momento molto emozionante. Perché quando un’idea diventa di tutti, smette di essere soltanto l’idea di chi l’ha concepita.

Dopo gli applausi, quando la sala si svuota e rimane soltanto il silenzio, che cosa vorrebbe che restasse de “Le Onde del Destino”?

Vorrei che rimanesse la voglia di continuare. Continuare a cercare persone, storie, talenti. Continuare a raccontare un’Umbria che spesso possiede tesori umani straordinari e che merita di essere raccontata anche attraverso chi la vive e la costruisce ogni giorno. Se fra qualche anno qualcuno mi dirà di aver incontrato una persona attraverso “Le Onde del Destino”, di aver scoperto una storia, di aver trovato un’ispirazione o semplicemente di essersi sentito riconosciuto, allora saprò che quel progetto ha avuto un senso. Perché le onde più belle non sono quelle che fanno rumore quando arrivano sulla riva. Sono quelle che continuano il loro viaggio anche quando nessuno le vede più.

La Prof. Ambra Cenci

La Prof. Ambra Cenci

Per chiudere, Lei, a chi vuole dire grazie? A chi affiderebbe l’ultima parola di questa prima, importante onda?

Il mio grazie va innanzitutto a tre amici che hanno condiviso con me il viaggio e che fanno parte del mio prezioso team. A Massimo Zamponi, il conduttore della kermesse, perché con la sua capacità di accendere l’atmosfera ha saputo dare respiro e ritmo alla manifestazione. Al Cavaliere Roberta Testaguzza, amica preziosa e presenza che sa esserci con il cuore, con la sensibilità e con quella forza discreta che non ha bisogno di essere annunciata. E alla scrittrice Eleonora Benedetti, compagna di questo progetto, con la quale condivido la passione per la cultura, i musei, i libri.

Poi c’è un grazie ancora più profondo, quello a mio padre, per esserci stato con amore e con quella presenza che, nei momenti importanti della vita, vale più di qualsiasi discorso.

E il mio grazie va alla meravigliosa Umbria, terra che continua a regalarmi emozioni, incontri e motivi per credere nella bellezza delle persone.

E poi?

Un sincero grazie a tutte le testate giornalistiche che, con affetto e generosità, mi hanno teso una mano, hanno creduto nel progetto e hanno scelto di raccontarlo. Per chi fa comunicazione, una mano tesa è molto più di una pubblicazione: è un gesto di fiducia.

Se penso a tutte queste persone, mi viene in mente proprio il mare. Perché nessuna onda arriva lontano da sola. Ha bisogno del vento, dell’acqua, della corrente, di qualcuno che la accompagni.

E allora questo Premio non è soltanto la mia onda.

È un’onda fatta di amicizia, di affetto, di fiducia e di persone che hanno scelto di camminare, o meglio, di navigare accanto a me.

A tutti loro dico semplicemente: grazie per aver dato forza al mio viaggio.

Perché certe persone non sono soltanto compagni di strada.

Sono la riva verso cui, anche dopo una lunga navigazione, sai di poter tornare.

Una delle Eccellenze premiate

Una delle Eccellenze premiate

 

Gli Architetti Maurizio e Giovanni Tonti

Gli Architetti Maurizio e Giovanni Tonti

La giornalista Donatella Binaglia

La giornalista Donatella Binaglia

Il Dottor Stefano Lupi

Il Dottor Stefano Lupi

Un momento della kermesse

Un momento della kermesse

Un momento significativo della kermesse

Un momento significativo della kermesse

 

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Roma celebra Gianni Testa a due anni dalla scomparsa: al Portico d’Ottavia nasce l’associazione per il «pittore dei cavalli» con Claudio Strinati

Lunedì 19 ottobre a Roma (Da Giggetto al Portico d’Ottavia) una giornata speciale in ricordo del Maestro Gianni Testa a due anni dalla scomparsa. Alla presenza dello storico dell’arte Claudio Strinati e delle istituzioni nasce l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione» presieduta dalla figlia Chiara. La carriera del «pittore dei cavalli», da Carlo Levi al Vittoriano: tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Gianni Testa Studio

Roma – A due anni dalla scomparsa di Gianni Testa, avvenuta nell’autunno del 2024, la Capitale si prepara a rendere un omaggio solenne e corale a uno dei maestri più amati, vigorosi e originali della pittura italiana contemporanea. Universalmente celebrato come il «pittore dei cavalli» per la straordinaria potenza cromatica con cui sapeva infondere sulle tele l’impeto ancestrale, il movimento plastico e la nobiltà del destriero, l’artista romano sarà al centro di una giornata commemorativa in programma lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:30, presso lo storico ristorante Da Giggetto al Portico d’Ottavia, nel cuore monumentale del Ghetto ebraico di Roma. L’appuntamento, che accoglierà collezionisti, studiosi, galleristi e amici di una vita tra le opere del Maestro esposte nelle sale, rappresenterà la cornice ufficiale per il debutto dell’Associazione «Arte, Cavalli e Passione», sodalizio nato per iniziativa della famiglia con il compito di tutelarne, catalogarne e divulgarne l’immenso patrimonio artistico e umano.

Il tributo al Portico d’Ottavia: Roma celebra il genio e l’eredità di Gianni Testa

La cerimonia vedrà la partecipazione di figure di spicco del panorama culturale e istituzionale capitolino. Tra gli interventi più attesi figura quello dello storico e critico d’arte Claudio Strinati, già Soprintendente per il Polo Museale Romano, affiancato dai colleghi critici d’arte Tony Bonavita, Vittorio Esposito e Nicoletta Rossotti. A portare la loro testimonianza saranno inoltre la scrittrice Livia Mombelli Garrone, l’attrice Mariangela Torres e il consigliere capitolino Giorgio Trabucco, a testimonianza dell’indissolubile legame che ha unito Gianni Testa alla sua città natale.

L’incontro, moderato da Giuseppe Scatolini, vedrà una fitta rappresentanza della famiglia e del comitato fondatore dell’associazione: dalla presidente Chiara Testa alla moglie Mariagrazia Bomba, dalla sorella Lidia Testa a Massimo Ferrari, socio fondatore e storico fotografo del pittore, fino al nipote Daniel Giannasca Testa, a cui l’artista era legato da un affetto viscerale, e una delegazione dell’Associazione del Fante. Un momento di memoria viva che rifugge la retorica per riscoprire il fuoco creativo di un maestro che ha fatto dell’indipendenza espressiva e del rigore accademico la sua firma inconfondibile.

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Nasce l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione»: la memoria affidata alla figlia Chiara

Fondata da sette soci promotori, l’Associazione «Arte, Cavalli e Passione» nasce con finalità civiche, solidaristiche e di promozione sociale. L’ente si prefigge il compito primario di avviare l’archiviazione scientifica dell’intero corpus pittorico di Gianni Testa, contrastando il fenomeno delle contraffazioni e garantendo a collezionisti e musei un punto di riferimento filologico certo per la certificazione e autenticazione delle opere.

Accanto alla conservazione documentale, l’associazione punta a sostenere attivamente le nuove generazioni di artisti attraverso l’istituzione di borse di studio, laboratori formativi, premi di pittura e percorsi di turismo culturale aperti a ricercatori italiani e stranieri. «Ricordare mio padre a due anni dalla scomparsa significa non soltanto celebrare una carriera straordinaria, ma costruire un ponte vivo capace di trasmettere ai giovani i valori della libertà espressiva e della dedizione al lavoro che hanno guidato ogni sua pennellata», ha dichiarato la presidente Chiara Testa, custode della memoria artistica paterna.

Dall’amicizia con Carlo Levi e Guttuso alle mostre a New York: sessant’anni di pittura pura

Nato a Roma il 23 ottobre 1936, Gianni Testa ha attraversato oltre sei decenni di storia dell’arte del secondo Novecento. Dopo la laurea conseguita all’Università La Sapienza e gli anni formativi dedicati al restauro presso la prestigiosa Galleria Borghese, dove apprese i segreti della luce caravaggesca e la chimica dei pigmenti rinascimentali, Testa si inserì nel fermento intellettuale della Capitale del dopoguerra.

Determinante fu l’incontro con Carlo Levi, che ne intuì immediatamente il talento prorompente e lo incoraggiò a esporre già nei primi anni Sessanta accanto ai mostri sacri della pittura figurativa italiana. In quegli anni di vivace dibattito politico e artistico, Testa strinse legami di fraterna stima con Renato Guttuso, Ennio Calabria, Pericle Fazzini e Carlo Quaglia, partecipando alle più prestigiose kermesse del Paese, dalla Biennale Romana alla Triennale di Milano fino alla Quadriennale di Roma. Negli anni Ottanta e Novanta il suo raggio d’azione travalicò i confini nazionali, conquistando il collezionismo internazionale con memorabili rassegne a Basilea, New York e Philadelphia.

I critici, Claudio Strinati e il Vittoriano: l’energia selvaggia del «pittore dei cavalli»

Sebbene il soggetto equestre sia stato la sua icona più celebre, la poetica di Gianni Testa ha saputo spaziare con eguale maestria tra paesaggi onirici, nudi carnali, folle oceaniche e soggetti sacri. Nei suoi destrieri in corsa, vibranti di pennellate dense, vorticose e materiche, si condensa una ricerca stilistica originale che fonde il rigore del realismo con la luminosità atmosferica dell’impressionismo francese e l’urlo espressivo dell’avanguardia.

Numerosi i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua lunga traiettoria artistica, tra cui spicca il Premio alla Carriera conferitogli dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e la memorabile mostra antologica che la città di Roma gli tributò nel 2014 negli spazi solenni del Complesso del Vittoriano. L’evento del 19 ottobre al Portico d’Ottavia riapre ufficialmente il dialogo tra Roma e uno dei suoi figli più illustri, consegnando alle future generazioni la testimonianza di un artista che ha saputo dipingere la vita con indomita passione e assoluta libertà.

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Eventi

Artinvita Festival 2026 accende l’Abruzzo: tra videoinstallazioni, residenze francesi e l’Antropocena, l’arte interroga l’impatto dell’uomo sulla terra

Dal 23 ottobre al 1° novembre la IX edizione di Artinvita Festival Internazionale degli Abruzzi: tra Orsogna, Guardiagrele, Arielli e Crecchio arte e sostenibilità interrogano l’Antropocene. Dal Nouveau Grand Tour francese alla performance con marionette a grandezza naturale, fino alla cena-evento «Antropocena» e al videomapping monumentale. Tutto il programma completo nell’articolo 👇

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Carnet de bal 2

Orsogna – L’arte contemporanea torna a farsi lente d’ingrandimento per decifrare le ferite e le trasformazioni del nostro pianeta, radicandosi nel cuore pulsante dell’Abruzzo collinare. Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026 prende ufficialmente il via la nona edizione di Artinvita – Festival Internazionale degli Abruzzi, prestigiosa kermesse multidisciplinare che unisce teatro, danza, musica, arti visive e riflessione ecologica lungo il suggestivo asse marrucino, toccando i territori comunali di Orsogna, Guardiagrele, Arielli e Crecchio, in provincia di Chieti. Organizzato dall’associazione culturale abruzzese Insensi in coproduzione con la compagine francese Théâtre de Léthé – Collectif 2+, e sostenuto dalla Fondazione Nuovi Mecenati (Fondazione Franco-Italiana di sostegno alla creazione contemporanea), il festival compie un salto di qualità ambizioso, promuovendo un dialogo fecondo tra comunità locali, residenze artistiche internazionali e urgenza climatica.

La nona edizione sull’asse marrucina: l’arte contemporanea che interroga l’Antropocene

Al centro del cartellone 2026 vi è una domanda radicale: quale impronta lasciano le attività umane sui paesaggi, sugli ecosistemi e sulla memoria collettiva? La direzione artistica guidata da Marco Cicolini ha scelto di sfidare il concetto stesso di festival temporaneo, costruendo una presenza culturale distribuita lungo l’intero arco dell’anno per consolidare legami autentici con il territorio e con i suoi abitanti. L’edizione di quest’anno intende fare delle piazze, delle chiese dismesse e dei teatri dell’entroterra chietino un laboratorio a cielo aperto in cui riflettere collettivamente su modelli di convivenza più equi e sostenibili.

La rassegna si aprirà ufficialmente venerdì 23 ottobre nella suggestiva cornice della chiesa di San Rocco ad Arielli, dove sarà inaugurata la video installazione documentaria «Da qui in poi ci sono i Leoni», opera dell’artista associata Paola Di Mitri visitabile fino al 1° novembre. Il progetto osserva con sguardo lucido e penetrante le alterazioni del paesaggio naturale provocate dall’espansione industriale e dalle dinamiche estrattive, stimolando una presa di coscienza sui limiti invalicabili degli equilibri biologici.

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Da Arielli a Guardiagrele e Crecchio: videoinstallazioni, residenze francesi e tango con marionette

Domenica 25 ottobre il festival proporrà un doppio evento ad altissimo tasso di contaminazione internazionale. Alle ore 11:00 lo spazio indipendente /f urbä/ di Guardiagrele ospiterà il vernissage dell’installazione visiva firmata dalla giovane artista francese Pernelle Gaufillet-Ventura, in residenza per un mese in Abruzzo grazie al programma «Nouveau Grand Tour 2026», promosso dall’Institut Français e dall’Ambasciata di Francia in Italia per sostenere i migliori talenti emergenti transalpini, con la curatela di Simone Marsibilio.

Nel pomeriggio, dalle ore 16:00, la carovana di Artinvita si sposterà nell’Auditorium Santa Maria Da Piedi a Crecchio: la giornata si aprirà con un laboratorio gratuito di tango argentino accessibile a tutti, seguito alle ore 18:00 dalla performance «Carnet de Bal», in cui la celebre coreografa francese Pascale Toniazzo danzerà intrecciando i propri passi con una poetica marionetta a grandezza naturale, sospesa e animata dal vivo. A suggellare l’incontro tra arte e convivialità paesana sarà la degustazione culinaria a cura delle storiche «Mamme d’Abruzzo», custodi delle ricette tradizionali del territorio marrucino.

«Antropocena» a Orsogna: la tavola sostenibile di Marco Cicolini e dello chef Arturo Franzino

Mercoledì 28 ottobre alle ore 21:00 tornerà a Orsogna uno degli eventi simbolo più amati e provocatori del festival: «Antropocena». Ospitata presso i locali della pizzeria FràGranze di Francesco Pace, la cena/evento interdisciplinare ideata dal direttore artistico Marco Cicolini e realizzata in collaborazione con lo chef italo-francese Arturo Franzino condurrà i commensali in un’esperienza sensoriale inedita.

Attraverso un percorso gastronomico a portate narrative, i partecipanti saranno invitati a confrontarsi direttamente con l’impatto ecologico delle proprie abitudini alimentari, interrogandosi su filiere corte, impronta carbonica del cibo, biodiversità e prospettive nutrizionali del futuro. Un format originale in cui la convivialità della tavola si trasforma in dibattito etico e civile, richiedendo la prenotazione obbligatoria per ragioni di capienza.

Il gran finale al Teatro De Nardis: la musica di BINETA, il videomapping e Giulia Scotti

La tranche conclusiva di Artinvita 2026 animerà il Teatro Comunale Camillo De Nardis di Orsogna. Venerdì 30 ottobre alle ore 21:00 riflettori accesi sul concerto-spettacolo «L’Acquario – Ce qui s’écaille de ce qui brille» di BINETA, alter ego artistico della virtuosa polistrumentista, cantante e ballerina francese Anne-Lise Binard, già collaboratrice di giganti della scena come James Thierrée e fresca di pubblicazione dell’acclamato album «FOLKLO». Lo spettacolo vedrà l’artista esibirsi in una versione speciale creata durante la sua residenza abruzzese.

Al termine del concerto, dalle 22:30 a mezzanotte, la facciata monumentale del teatro orsognese si trasformerà in un’immensa tela vivente grazie al videomapping monumentale «L’ile au corail», ideato dall’artista associato Simon Rouby: un’opera visiva magnetica che mette a confronto i milioni di anni necessari alle barriere coralline per rigenerarsi dopo le ere geologiche con la rapidità drammatica dell’attuale collasso climatico. Il sipario sulla nona edizione calerà domenica 1° novembre alle 19:00 con la pièce teatrale «Quello che non c’è» della regista Giulia Scotti, produzione selezionata attraverso il prestigioso network nazionale In-Box, suggellando dieci giorni di pura creatività e impegno civile tra le montagne e il mare d’Abruzzo.

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Eventi

A Spazio Rossellini nasce «2046: Lettere al futuro»: il grande teatro, la danza e la musica scrivono alle prossime generazioni con ATCL e Rai Radio 3

A Spazio Rossellini (Roma) tre serate evento il 19 e 26 ottobre e il 9 novembre: «2046: lettere al futuro» chiude il progetto T.I.R. di ATCL con i vertici di teatri, festival e musica (da Longhi a Macciardi e Capparelli) che scrivono ai colleghi di domani. I simposi, i tirocini per giovani under 35 e la trasmissione su Rai Radio 3: tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Spazio Rossellini

Roma – Che cosa scriverebbe oggi un direttore artistico, un sovrintendente o un maestro di scena alla persona che, esattamente vent’anni dopo, sarà chiamata a ricoprire il suo medesimo incarico alla guida di un teatro nazionale, di un corpo di ballo o di una grande istituzione concertistica? Da questo interrogativo visionario e carico di responsabilità civile prende vita «2046: lettere al futuro», l’atteso ciclo di tre serate pubbliche che conclude la fortunata rassegna T.I.R. – Teatri in Rete. Promosso e coordinato da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (Circuito Regionale Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo, riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio), il progetto giunge al suo atto conclusivo sul palcoscenico di Spazio Rossellini, polo culturale della Regione Lazio, trasformandosi in una tribuna d’eccezione in cui i vertici del sistema performativo italiano passeranno simbolicamente il testimone alle nuove leve under 35.

La sfida visionaria di Spazio Rossellini: epistole dal presente verso il 2046

Il format ideato per le tre serate del 19 ottobre, 26 ottobre e 9 novembre 2026 si distingue per una formula tanto essenziale quanto dirompente. Ciascun protagonista invitato salirà sul palco per leggere una lettera inedita della durata di circa cinque minuti, indirizzata direttamente al proprio ideale successore dell’anno 2046. Non si tratterà di un nostalgico amarcord né di una sterile lezione accademica, ma di un autentico esercizio di preveggenza e generosità: interrogarsi sulle trasformazioni tecnologiche, antropologiche e sociali che investiranno lo spettacolo dal vivo nei prossimi due decenni.

Alle letture seguirà un confronto aperto e senza filtri con la platea composta da studenti universitari, giovani artisti, allievi delle accademie e operatori under 35 che hanno partecipato alle attività formative di Teatri in Rete. Un dialogo generazionale incentrato sulla ridefinizione degli spazi pubblici, sui modelli di finanziamento, sull’impatto dell’intelligenza artificiale nei processi creativi e sulle nuove modalità di ingaggio con pubblici sempre più frammentati e digitalizzati.

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Il trittico degli incontri: i maestri del teatro, della danza e della musica a confronto

Il calendario delle tre serate vedrà sfilare a Spazio Rossellini i massimi esponenti della cultura nazionale. Si comincia lunedì 19 ottobre con il teatro, con la conduzione di Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini. A scrivere al futuro saranno Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Elena Di Gioia, direttrice artistica di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Isabella Di Cola, direttrice artistica di ATCL; e Saverio La Ruina, pluripremiato attore, drammaturgo e direttore del festival Primavera dei Teatri.

Lunedì 26 ottobre il testimone passerà all’arte coreutica, in una serata guidata da Katia Ippaso e Graziano Graziani. Protagonisti saranno Gemma Di Tullio (Puglia Culture), Angela Fumarola (Fondazione Armunia e Inequilibrio Festival), Michele Mele (OperaEstate Festival / B.Motion), Gabriella Stazio (coreografa e presidente di Movimento Danza) e Mvula Sungani, presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo. Infine, lunedì 9 novembre alle 20:30, la chiusura sarà affidata alla musica, con il coordinamento di Valerio Corzani: sul palco interverranno Marco Molendini (consulente Umbria Jazz), Stefano Senardi (presidente onorario Club Tenco), Andrea Miccichè (presidente NUOVO IMAIE), Elena Capparelli (direttrice RaiPlay e Digital) e Fulvio Macciardi, sovrintendente del Teatro di San Carlo di Napoli.

Il bilancio del progetto T.I.R. di ATCL: orientamento, simposi e dieci tirocini retribuiti

Le tre serate rappresentano il coronamento di un vasto programma di divulgazione e orientamento professionale finanziato dall’Assessorato al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio e cofinanziato dall’Unione Europea con le risorse del FESR Lazio 2021-2027. Nel corso del 2026, Teatri in Rete ha coinvolto centinaia di giovani under 35 residenti in tutte le cinque province del Lazio (Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo), abbattendo la distanza tra i percorsi accademici e le concrete opportunità occupazionali nelle carriere organizzative, gestionali, tecniche e promozionali del palcoscenico.

Il progetto ha visto la realizzazione di cinque simposi tematici territoriali, cinque webinar specialistici e cinque workshop immersivi, arricchiti da moduli e-learning e sessioni di mentoring personalizzato. Punto di forza dell’iniziativa è stata l’attivazione di dieci tirocini retribuiti della durata di sei mesi presso teatri, festival e circuiti regionali, consentendo a giovani professionisti di entrare direttamente negli organigrammi delle strutture produttive per apprendere i segreti della contrattualistica, del diritto d’autore, della sostenibilità ecologica e della progettazione europea per la cultura.

Dallo Spazio Rossellini ai microfoni di Radio 3 Rai: un patrimonio sonoro per le nuove generazioni

La risonanza del ciclo di incontri non resterà confinata entro le mura del polo di via della Vasca Navale. Tutte le lettere al futuro e i dibattiti con le giovani generazioni saranno integralmente registrati per una successiva messa in onda sui canali nazionali di Rai Radio 3, storica emittente culturale del servizio pubblico radiofonico.

Le trasmissioni radiofoniche trasformeranno le riflessioni dei maestri in un archivio sonoro permanente e liberamente fruibile in podcast, fornendo alle università, agli addetti ai lavori e al grande pubblico uno spaccato autentico sulle speranze e sui timori dello spettacolo dal vivo. Un ponte ideale gettato verso il 2046, che ribadisce la centralità del teatro, della danza e della musica come beni comuni irrinunciabili per la tenuta civile e democratica del nostro Paese.

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