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Attualità

Sanità Calabria, l’affondo di Guido Bertolaso a Filorosso su Rai 3: «Assurdo che nel 2026 i dializzati debbano fare la fila al pronto soccorso»

L’assessore lombardo Guido Bertolaso interviene a Filorosso su Rai 3 condotto da Antonino Monteleone e attacca la gestione della sanità in Calabria: «Assurdo che nel 2026 i dializzati debbano fare la fila al pronto soccorso». Il caso dei 30 pazienti di Reggio Calabria lasciati senza centro dopo il blocco del San Giorgio a Pellaro. Tutti i dettagli e i retroscena nell’articolo completo 👇

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Bertolaso

Roma – I riflettori della prima serata televisiva di Rai 3 tornano ad accendersi sulle piaghe strutturali della sanità del Mezzogiorno, scatenando un dibattito politico e istituzionale destinato a far rumore. Ospite della trasmissione d’inchiesta Filorosso, condotta dal giornalista Antonino Monteleone, l’assessore al Welfare della Regione Lombardia ed ex capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha commentato con parole durissime la drammatica vicenda che vede protagonisti una trentina di pazienti nefropatici di Reggio Calabria. Cittadini affetti da gravi patologie croniche che, a seguito del mancato accreditamento del centro dialisi privato San Giorgio di Pellaro, si sono ritrovati improvvisamente privi del loro presidio territoriale di riferimento, costretti a riversarsi nei corridoi del pronto soccorso o a sottoporsi a estenuanti turni notturni ospedalieri pur di accedere a un trattamento salvavita essenziale.

La denuncia di Guido Bertolaso a Filorosso: il dramma dei dializzati di Reggio Calabria

Nel corso del confronto televisivo, Bertolaso ha tracciato una diagnosi implacabile delle cause che continuano a zavorrare il Servizio Sanitario Regionale calabrese, reduce da oltre un decennio di commissariamento governativo per piano di rientro: «La Calabria si porta dietro un’eredità pesantissima, frutto di anni di gestione poco organizzata, frammentata e troppo spesso clientelare, in cui la sanità non è stata governata secondo inderogabili criteri di competenza, trasparenza e programmazione dei fabbisogni». Parole che fotografano una disfunzione amministrativa inaccettabile di fronte alla sofferenza di persone fragili la cui sopravvivenza dipende letteralmente dalla puntualità di tre sedute settimanali di emodialisi.

L’assessore ha poi rincarato la dose sul rapporto perverso tra logiche partitiche e nomine apicali nei ruoli di vertice delle aziende sanitarie locali: «Per troppo tempo alcune realtà della sanità pubblica sono state condizionate da dinamiche esterne al bene comune e affidate a manager che, in moltissimi casi, non possedevano il bagaglio professionale e le competenze tecniche necessarie per governare apparati clinici così complessi. Oggi gli sforzi per invertire la rotta ci sono, ma le macerie del passato continuano a produrre conseguenze gravissime sulla pelle dei cittadini più indifesi».

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Il caso San Giorgio a Pellaro: la burocrazia regionale che blocca le terapie salvavita

La genesi dell’emergenza affonda le radici nella complessa vicenda amministrativa che ha travolto il centro dialisi San Giorgio situato nella frazione di Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria. La clinica privata ha operato per anni erogando prestazioni nefrologiche in regime di convenzione de facto, proprio perché le autorità sanitarie avevano formalmente riconosciuto l’esistenza di un fabbisogno territoriale non coperto a sufficienza dalle strutture pubbliche. Tuttavia, con il mancato rinnovo dei decreti di accreditamento istituzionale da parte della Regione Calabria, le attività del centro sono state bruscamente interrotte, gettando nello sconforto decine di famiglie.

«È assolutamente inconcepibile – ha rimarcato Guido Bertolaso negli studi Rai – che nel 2026 una terapia salvavita debba rimanere ostaggio di cavilli burocratici o di ritardi programmatori. Se una clinica ha garantito la continuità assistenziale per lungo tempo in virtù di una conclamata carenza di posti letto, le istituzioni avevano il dovere inderogabile di pianificare una transizione ordinata con mesi di anticipo, evitando di scaricare l’inerzia amministrativa sulle spalle dei malati».

L’emergenza al Grande Ospedale Metropolitano: code al pronto soccorso e turni notturni

Le ripercussioni della chiusura non hanno tardato a manifestarsi nelle corsie ospedaliere. Privati del loro centro, circa trenta pazienti nefropatici cronici si sono visti costretti a recarsi d’urgenza presso il pronto soccorso del Grande Ospedale Metropolitano (GOM) Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria per non rischiare complicazioni cardiovascolari o intossicazioni uremiche potenzialmente letali.

I medici e gli infermieri del reparto di Nefrologia e Dialisi del GOM, già sottoposti a carichi di lavoro massacranti a causa della cronica carenza di organico che affligge il sistema sanitario calabrese, hanno dovuto riorganizzare in emergenza i calendari delle sedute. Per assorbire l’ondata improvvisa di dializzati, sono stati istituiti turni notturni straordinari e trattamenti ad orari proibitivi, costringendo anziani e persone con gravi disabilità motorie a sottoporsi ai cicli di filtraggio ematico a notte fonda, con intuibili disagi per i loro familiari e caregiver.

Sanità e mala gestio politica: il nodo delle competenze e la proposta delle unità mobili

Nel chiudere il suo intervento a Filorosso, Bertolaso ha indicato le soluzioni operative che la moderna medicina d’emergenza e l’ingegneria clinica mettono oggi a disposizione per scongiurare simili collassi: «Oggi esistono modelli organizzativi snelli, convenzioni ponte e soprattutto unità mobili di dialisi ad altissima tecnologia che consentono di tamponare qualsiasi crisi assistenziale con estrema rapidità. Lasciare che i nefropatici bussino alle porte del pronto soccorso è la sconfitta della programmazione sanitaria».

Il caso di Pellaro si trasforma così nel simbolo di una battaglia più ampia che investe l’intero Paese sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione non può subire deroghe geografiche: la vicenda approdata sulla televisione di Stato impone alla politica regionale e al Ministero della Salute una risposta risolutiva ed immediata, affinché la vita dei pazienti non dipenda più dal corto circuito tra decreti e burocrazia.

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Politica

Rinascimento Nazionale sbarca in Campania, venerdì a Napoli il comitato regionale: Sforzini lancia la destra delle libertà e la sfida frontale alle mafie

Rinascimento Nazionale sbarca ufficialmente in Campania: venerdì 16 ottobre allo Starhotels Terminus di Napoli la presentazione del comitato territoriale con il presidente nazionale Luca Sforzini e Paolo Guidone. Al centro il nuovo libro, la dottrina della destra identitaria non statalista e la sfida frontale alla criminalità organizzata per difendere l’impresa e la libertà individuale. Tutti i dettagli e il programma completo nell’articolo 👇

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Locandina evento Napoli

Napoli – La geografia politica italiana si arricchisce di un nuovo e significativo snodo territoriale nel cuore del Mezzogiorno. Venerdì 16 ottobre 2026, a partire dalle ore 15:00, le sale dello Starhotels Terminus di Napoli ospiteranno la presentazione ufficiale del Comitato territoriale Campania di Rinascimento Nazionale. L’appuntamento partenopeo segna un passaggio strategico nel percorso di radicamento del movimento fondato e guidato da Luca Sforzini, che sceglie il capoluogo campano per lanciare una proposta politica che intende ridefinire i confini culturali, ideologici e programmatici dell’area conservatrice e liberale del Paese. L’incontro, aperto alla cittadinanza, agli amministratori locali e al tessuto produttivo regionale, vedrà a confronto il presidente nazionale Sforzini e il neoeletto presidente del Comitato campano Paolo Guidone, offrendo al contempo la cornice ideale per la presentazione del saggio programmatico intitolato «Rinascimento Nazionale. Un’idea, una Nazione, un futuro».

Il debutto partenopeo allo Starhotels Terminus: la squadra di Luca Sforzini e Paolo Guidone

La scelta di Napoli per l’inaugurazione della struttura regionale campana risponde a una visione geopolitica precisa che guarda al Sud non come a una periferia assistita, bensì come al motore propulsivo di una rigenerazione economica e civile fondata sul merito, sull’intraprendenza e sulla legalità intransigente. Alla presenza di militanti, professionisti, esponenti della società civile e delegazioni provenienti da tutte le cinque province campane, Luca Sforzini e Paolo Guidone illustreranno l’organigramma e gli obiettivi operativi del comitato territoriale.

Il coordinamento regionale si propone di dare voce a un elettorato orfano di punti di riferimento stabili, stanco delle promesse elettorali mai mantenute e desideroso di partecipare a una costruzione politica che parta dal basso. Guidone, forte della sua conoscenza capillare delle dinamiche sociali e produttive campane, guiderà una squadra chiamata a presidiare i temi nevralgici del territorio: dalla valorizzazione della filiera agroalimentare e manifatturiera alla rigenerazione urbana delle periferie, passando per la tutela dei servizi essenziali, la riforma della sanità territoriale e il sostegno concreto alle piccole e medie imprese schiacciate dalla burocrazia e dalla pressione fiscale.

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La dottrina di Rinascimento Nazionale: identità senza razzismo e libertà individuale

Nel presentare le linee guida dell’iniziativa, il presidente Luca Sforzini ha chiarito i cardini filosofici e dottrinali che distinguono il movimento all’interno del panorama politico italiano ed europeo: «Da Napoli vogliamo dare concretezza a un progetto che sta costruendo con serietà e metodo la propria presenza su tutto il territorio nazionale. La nostra visione si fonda su una destra nazionale ma non statalista, identitaria ma non razzista, forte ma non autoritaria; una realtà orgogliosamente occidentale, profondamente attenta alla salvaguardia delle libertà individuali e capace di pretendere uno Stato autorevole ed efficiente là dove lo Stato è davvero necessario e insostituibile». Un manifesto di sintesi che rifiuta sia le derive corporative e dirigiste sia l’omologazione cosmopolita priva di radici storiche.

La sfida lanciata da Rinascimento Nazionale consiste nel dimostrare che la difesa della sovranità e dei valori tradizionali della nazione non è antitetica al libero mercato, alla concorrenza leale e all’affermazione dei diritti individuali. Al contrario, uno Stato che rispetta i cittadini deve saper fare un passo indietro nella vita economica privata, riducendo l’oppressione normativa e fiscale, ma deve al contempo manifestarsi con assoluta fermezza nell’amministrazione della giustizia, nella difesa dei confini e nella garanzia della sicurezza pubblica.

Lotta alle mafie come presidio economico: «Dove comanda la camorra muore l’impresa»

Uno dei pilastri programmatici su cui si concentreranno i lavori della conferenza partenopea è la battaglia senza quartiere alla criminalità organizzata e la diffusione di una cultura autentica della legalità, con un’attenzione speciale rivolta alle complesse dinamiche della Campania. Le parole di Sforzini a riguardo tracciano una linea di netta discontinuità rispetto a certe letture riduzioniste: «La criminalità organizzata non è soltanto un drammatico problema di ordine pubblico o di sicurezza delle strade. Dove comandano le mafie e i clan camorristici non esistono libertà d’impresa, concorrenza leale, piena cittadinanza e autentica libertà individuale. Il racket, l’usura e le infiltrazioni negli appalti avvelenano l’economia sana e costringono i giovani migliori a emigrare».

Per il movimento, dunque, combattere la malavita organizzata coincide con la più alta battaglia per la libertà dei cittadini: «Sradicare il cancro mafioso significa difendere concretamente la dignità delle persone, la prosperità delle famiglie e l’autonomia dei territori. E su questo fronte vitale lo Stato deve mostrarsi forte, inflessibile e privo di qualsiasi esitazione o compromesso al ribasso». Un impegno che il comitato campano intende tradurre in proposte di legge per la tutela degli imprenditori che denunciano il pizzo e per il riutilizzo rapido e trasparente dei beni confiscati a beneficio delle comunità locali.

Il manifesto programmatico: un libro per ridisegnare il futuro dell’Italia

A suggellare l’evento di venerdì sarà la presentazione del volume «Rinascimento Nazionale. Un’idea, una Nazione, un futuro», opera teorica e programmatica che condensa anni di elaborazione culturale e propone risposte concrete alle emergenze del nostro tempo. Il testo affronta i grandi nodi della modernità: dalla crisi demografica alla sovranità energetica, dalla riforma della giustizia alla ridefinizione dei rapporti tra Roma e le istituzioni dell’Unione Europea, offrendo una bussola a quanti credono nella rinascita morale ed economica dell’Italia.

La tappa di Napoli non rappresenta un traguardo isolato, ma il trampolino di lancio per una campagna di adesioni e iniziative che nei prossimi mesi coinvolgerà l’intero Mezzogiorno. Attraverso il portale ufficiale Rinascimento Nazionale, cittadini, simpatizzanti e amministratori potranno approfondire il manifesto ideologico, scaricare i documenti congressuali e unirsi attivamente a una mobilitazione civile che intende restituire all’Italia orgoglio, competitività e libertà.

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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: da Mozart a Garibaldi, la memoria infallibile dei corvi e l’illusione dei confini umani

Il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: dalle manie liberatorie di Mozart, Caravaggio, Proust e Garibaldi alla prodigiosa memoria dei corvi, fino al cartello che svela l’artificio dei confini umani. Un manifesto profondo per riscoprire il valore della memoria e dell’anticonformismo. Tutti i dettagli e l’editoriale completo di mercoledì 14 ottobre 👇

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il mattutino del 14 ottobre 2026

Castellar Ponzano – Nel silenzio limpido e austero che avvolge le colline piemontesi all’alba di mercoledì 14 ottobre 2026, la suggestiva cornice monumentale del Castello Sforzini torna a farsi osservatorio privilegiato dell’animo umano e delle sue contraddizioni più feconde. La nuova puntata de Il Mattutino si presenta come una sequenza di lampi poetici e meditazioni folgoranti, concepita per scuotere la coscienza del lettore dalla frenesia sterile delle scadenze quotidiane e ricondurla all’essenza del vivere. Quattro quadri apparentemente slegati si compongono in un mosaico armonico: l’idiosincrasia liberatoria dei geni storici, la prodigiosa memoria del regno animale, la caduta simbolica delle frontiere geografiche e l’invito solenne a farsi custodi di virtù civili senza tempo.

La grandezza dell’anomalia: da Mozart a Garibaldi, l’eccentricità che sfida il conformismo

«Mozart giocava a biliardo. Caravaggio portava la spada. Proust scriveva a letto. Garibaldi allevava capre». L’esordio del Mattutino demolisce con fulminea ironia la retorica marmorea e imbalsamata con cui la storia tende a dipingere le grandi figure del passato. I giganti del pensiero, dell’arte e dell’azione non erano statue di bronzo prive di passioni terrene o individui costretti dentro rigidi schemi comportamentali. Wolfgang Amadeus Mozart trovava il ritmo e le geometrie invisibili delle sue armonie tra il rimbombo delle biglie sul panno verde; Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, traduceva la furia violenta e sanguigna della sua anima dipingendo capolavori di chiaroscuro mentre girava per i vicoli di Roma con la lama al fianco pronta al duello.

Allo stesso modo, Marcel Proust scopriva l’immensità del tempo perduto nel guscio ovattato della sua stanza da letto rivestita di sughero a Boulevard Haussmann, sfidando l’asma e l’insonnia per tessere la cattedrale letteraria della Recherche; e Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi che aveva unificato una nazione e scosso imperi secolari, preferiva la solitudine di Caprera, tra il vento salmastro e le sue capre, all’ipocrisia dei salotti politici di palazzo. La vera grandezza non risiede mai nell’omologazione sociale o nell’obbedienza a un’etichetta prestabilita, ma nella capacità di rimanere fedeli a se stessi, abbracciando le proprie bizzarrie quotidiane come il carburante più autentico della libertà creativa.

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La memoria dei corvi e l’intelligenza della natura: ciò che l’uomo dimentica troppo in fretta

Il secondo passaggio del Mattutino squarcia il velo dell’antropocentrismo con un dato scientifico di disarmante potenza: «I corvi ricordano i volti umani. E possono riconoscerli dopo anni». Numerosi studi etologici condotti dalle più prestigiose università mondiali hanno confermato che i corvidi non possiedono soltanto capacità di problem-solving e astrazione paragonabili a quelle dei primati superiori, ma sono dotati di una memoria facciale a lungo termine capace di resistere all’usura del tempo. Un corvo riconosce chi gli ha teso la mano con generosità così come rammenta con precisione millimetrica chi ha tentato di fargli del male, trasmettendo tale informazione persino alla propria prole.

Questo richiamo biologico assume la veste di una potente metafora etica. Mentre la società iperconnessa del ventunesimo secolo è afflitta da una tragica amnesia collettiva, dove le promesse svaniscono nell’arco di ventiquattro ore e la memoria storica viene costantemente cancellata dall’algoritmo del presente, la natura ci ricorda che le azioni lasciano un’impronta indelebile. Gli sguardi incrociati, i torti subiti, la lealtà dimostrata e la generosità spesa non si dissolvono nel nulla: la memoria è il fondamento della giustizia, della riconoscenza e della dignità.

L’illusione dei confini: cartelli senza dogana e la fratellanza della terra

La terza strofa del Mattutino si addentra nei territori della poesia civile e della riflessione geopolitica d’altura: «Confine diceva il cartello. Cercai la dogana. Non c’era. Non vidi, dietro il cancello, ombra di terra straniera». Con una purezza lirica che richiama le vette di Giorgio Caproni e Gianni Rodari, l’aforisma smaschera l’artificio burocratico e psicologico delle barriere costruite dall’uomo. La linea di confine è una finzione tracciata sulle mappe dagli inchiostri della politica, una convenzione che presume di dividere ciò che il suolo, l’aria, le radici e le nuvole mantengono ostinatamente unito.

Oltre il cancello non comincia un altro pianeta né un’umanità diversa: la terra ha lo stesso colore, le zolle conservano lo stesso profumo bagnato dalla pioggia e gli esseri viventi condividono le medesime ansie, speranze e fatiche quotidiane. La dogana assente è la rivelazione che i muri più invalicabili e le frontiere più spietate non sorgono sui sentieri montani o lungo i corsi d’acqua, ma si annidano nella mente di chi si lascia accecare dalla paura dell’altro. Riconoscere che non vi è «ombra di terra straniera» significa riscoprire il senso autentico di una comune appartenenza universale.

Il messaggio dal Castello Sforzini: libertà, responsabilità e coraggio nel nostro tempo

Il sigillo finale della rubrica racchiude la missione etica dell’intera iniziativa: «Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Non si tratta di un semplice commiato beneaugurante, ma di un vero e proprio programma di vita interiore da applicare alle sfide dell’attualità. La libertà senza responsabilità si degrada rapidamente in capriccio individualista e caos sterile; la responsabilità priva di libertà si trasforma in una servitù cieca e rassegnata; e senza il coraggio morale di affermare la verità e compiere scelte impopolari, ogni buon proposito rimane lettera morta.

In un’epoca storica dominata da conformismi paralizzanti, polarizzazioni ideologiche e paure diffuse, il richiamo che parte dal maniero alessandrino suona come una campana a festa per le menti lucide: vivere pienamente la giornata significa guardare la realtà con sguardo critico, difendere la propria unicità contro ogni tentativo di omologazione e camminare a testa alta, consapevoli che il futuro appartiene a coloro che non temono di varcare cancelli e confini.

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Attualità

Papa Leone XIV, intervento al polmone riuscito al Gemelli: «Il Pontefice è già rientrato in stanza, operazione senza complicanze»

Notizia straordinaria dal Policlinico Gemelli: l’intervento chirurgico al polmone di Papa Leone XIV è perfettamente riuscito e il Pontefice è già rientrato nella sua stanza al decimo piano. Nessuna complicazione durante l’asportazione del nodulo da parte dell’equipe del professor Margaritora. Udienze sospese fino al 20 ottobre per una settimana di degenza: tutti i dettagli e il comunicato ufficiale della Santa Sede nell’articolo completo 👇

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Papa Leone XIV

Roma – Un sospiro di sollievo attraversa la Chiesa universale, la comunità dei fedeli e le cancellerie internazionali: si è concluso positivamente e senza alcuna complicazione il delicato intervento chirurgico al polmone a cui è stato sottoposto Papa Leone XIV presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. A dare il tempestivo e atteso annuncio ufficiale è stata la Sala Stampa della Santa Sede, confermando che l’atto operatorio si è svolto in perfetta conformità con quanto pianificato dall’equipe medica e che il Santo Padre ha già lasciato il blocco operatorio per fare ritorno nella propria stanza di degenza al decimo piano del nosocomio capitolino.

Il bollettino della Sala Stampa Vaticana: «Intervento nei tempi e nei modi previsti»

La breve ma rassicurante nota diramata dal portavoce vaticano Matteo Bruni ha fugato le comprensibili ansie che avevano accompagnato l’ingresso del Pontefice in ospedale nelle prime ore del mattino: «L’intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza. Seguiranno ulteriori informazioni». Un messaggio asciutto e rigoroso che certifica l’assenza di imprevisti durante la procedura di rimozione del nodulo polmonare circoscritto, diagnosticato nel corso di recenti esami di routine e reso noto dallo stesso Papa Leone domenica scorsa in Piazza San Pietro.

L’operazione, condotta con tecniche mininvasive all’avanguardia di chirurgia toracica, è stata coordinata dal professor Stefano Margaritora, direttore dell’UOC di Chirurgia Toracica del Gemelli e luminare riconosciuto a livello internazionale nella toracoscopia uniportale e robotica. L’approccio mininvasivo ha consentito di asportare la lesione risparmiando il tessuto polmonare sano e riducendo al minimo l’impatto emodinamico, consentendo un risveglio rapido dall’anestesia generale e il sollecito trasferimento del paziente nella suite del reparto solventi.

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Il decorso post-operatorio: una settimana di riposo al decimo piano

Il protocollo clinico stabilito dai sanitari del Policlinico Gemelli prevede un periodo di degenza di circa una settimana, monitorato costantemente dai parametri vitali e da controlli radiologici di routine. Come reso noto dalla Prefettura della Casa Pontificia, l’agenda ufficiale di Papa Leone XIV è stata precauzionalmente svuotata, con l’annullamento formale di tutte le udienze generali e particolari fino a martedì 20 ottobre compreso. Durante questo lasso di tempo, il Santo Padre potrà dedicarsi alla riabilitazione respiratoria e al recupero delle forze fisiche.

La stanza occupata dal Pontefice è situata nell’ala solventi del decimo piano, lo storico presidio ospedaliero vaticano affettuosamente ribattezzato “il Vaticano Terzo” da San Giovanni Paolo II. Fonti interne hanno chiarito che Papa Leone non alloggia nel medesimo appartamento utilizzato a suo tempo da Papa Francesco, poiché quell’area specifica dell’ospedale è attualmente interessata da programmati interventi di riqualificazione strutturale e impiantistica. La camera attuale garantisce comunque la massima riservatezza, dotata di una cappellina privata per la preghiera e di collegamenti protetti con la Segreteria di Stato.

La continuità del governo della Chiesa e il sollievo di Parolin

Sotto il profilo istituzionale e canonico, è fondamentale sottolineare che Papa Leone XIV mantiene intatta la pienezza della propria potestà giurisdizionale sulla Chiesa cattolica. Il diritto canonico non contempla infatti figure vicarie o supplenze in caso di temporanea indisponibilità per intervento medico: gli affari correnti e l’ordinaria amministrazione proseguono regolarmente sotto la guida dei singoli prefetti dei Dicasteri della Curia Romana, in costante contatto con l’appartamento pontificio al Gemelli.

La notizia del felice esito dell’operazione ha confortato l’intero Collegio Cardinalizio, a partire dal Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, che poche ore prima aveva descritto il Santo Padre come «molto sereno e fiducioso», pur ammettendo l’iniziale apprensione per una diagnosi giunta inaspettata. La tempestività dell’intervento chirurgico, unita alla natura iniziale e circoscritta della formazione polmonare, apre la strada a una prognosi pienamente favorevole, permettendo al Papa di guardare con ottimismo alla ripresa dei grandi impegni pastorali e internazionali previsti per l’autunno.

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