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Cultura

«Mi vendicherò: Vivrò», la poesia catartica di Caroline Rieder: la forza della parola contro il dolore verso il Salone del Libro di Torino

«Mi vendicherò: Vivrò», la nuova raccolta poetica di Caroline Rieder edita da Aletti Editore (collana I Diamanti della Poesia) con prefazione di Giuseppe Aletti. Un’opera multilingue tra francese, giapponese, inglese e tedesco dove la resilienza e la scelta di vivere diventano la cura contro il dolore, in vista del Salone del Libro di Torino 2027. Tutti i dettagli e l’analisi nell’articolo completo 👇

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Caroline Rieder cover

Pomezia – Esistono opere letterarie che nascono non per compiacere canoni accademici o alimentare vuoti esercizi di stile, ma dall’urgenza viscerale di strappare la propria esistenza alle ombre della sofferenza, trasformando le cicatrici del vissuto in un vessillo di libertà interiore. È questo il battito cardiaco che anima «Mi vendicherò: Vivrò», la nuova e intensa silloge poetica firmata da Caroline Rieder, pubblicata all’interno della prestigiosa collana «I Diamanti della Poesia» dalla casa editrice Aletti Editore e disponibile sia nel formato cartaceo che in edizione e-book. Il titolo stesso della raccolta si configura come un programma etico e filosofico dirompente: ribaltare il concetto tradizionale di vendetta, sottraendolo alla distruzione dell’odio o del rancore per elevarlo a supremo atto di rivalsa vitale. La sola e autentica rivalsa contro le ingiustizie e i traumi della vita consiste nel vivere pienamente, nel custodire ogni istante con consapevolezza e nel riconoscere la bellezza nascosta dietro ogni crepa dell’anima.

La poetica della rinascita: la vita come risposta suprema alle ferite dell’anima

Attraverso un dettato lirico limpido, asciutto e privo di orpelli retorici, Caroline Rieder compie un viaggio catartico in cui il dolore personale cessa di essere una prigione per diventare il punto di partenza di una profonda palingenesi. L’autrice, nata a Parigi ma da anni residente a Pomezia, a sud di Roma, mette a nudo le proprie fragilità con una sincerità disarmante, consentendo a ciascun lettore di rispecchiarsi nelle sue inquietudini e di ritrovare nelle sue stanze interiori il coraggio di risollevarsi dopo ogni caduta.

«Per me la poesia è entrare in un altro mondo», confida la poetessa nel riassumere il senso della sua avventura creativa. La pagina bianca si trasforma in un rifugio inviolabile e insieme in un ponte verso l’infinito, dove le memorie più aspre vengono decantate e sublimate attraverso la potenza trasfiguratrice della parola. Non vi è spazio per l’autocommiserazione né per la resa: ogni verso è un passo deciso che rivendica il diritto alla serenità, alla gioia e alla piena riappropriazione del proprio destino.

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Il ponte tra le lingue del mondo: dal francese al giapponese per decodificare il dolore

Uno degli elementi di massima originalità ed eccellenza formale della silloge risiede nella sua raffinata natura poliglotta e cosmopolita. Traduttrice e interprete di professione, Caroline Rieder abbatte i confini linguistici e geografici, intrecciando la musicalità del suo francese natale con l’inglese, il giapponese, il tedesco e lo spagnolo, affiancati puntualmente dalla versione in italiano. La padronanza di idiomi così diversi tra loro non è un mero virtuosismo filologico, ma una scelta espressiva che moltiplica le sfumature emotive del testo.

Ciascuna lingua porta con sé un modo differente di percepire il reale, il tempo, il silenzio e la perdita: la sintesi geometrica e contemplativa dei kanji giapponesi si fonde con la densità concettuale tedesca, la sensualità cadenzata dello spagnolo e l’universalità pragmatica dell’inglese. Per la Rieder la parola tradotta diventa una soglia sacra attraverso cui accedere a nuovi livelli di comprensione umana, ricordando al lettore che le gioie e i dolori appartengono a una sola grande patria comune che non conosce frontiere né dogane linguistiche.

La prefazione di Giuseppe Aletti: «Affrontare il giorno in cerca di nuovi stupori»

Ad arricchire il volume è la profonda ed evocativa Prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, figura di riferimento della poesia contemporanea italiana, editore e formatore letterario. Nelle sue riflessioni, Aletti individua con esattezza chirurgica il cuore filosofico della raccolta: «Affrontare il nuovo giorno in cerca di stupori e nuove consapevolezze è un atto preciso che l’autrice si impone in queste pagine, una promessa solenne che fa a sé stessa e agli accadimenti che ha attraversato: vivere è la risposta migliore a qualunque domanda che ricerca il senso della nostra esistenza».

Secondo il prefatore, la poesia di Caroline Rieder possiede la rara dote di non indulgere nel compiacimento della ferita, ma di trasformarsi in un motore propulsivo di speranza operosa. La resilienza cantata nei versi non è una sopportazione passiva o rassegnata del male, ma una decisione cosciente, un moto di ribellione spirituale che sceglie di guardare al futuro con fiducia, trasformando persino l’aridità del deserto interiore in un terreno fecondo pronto a germogliare.

Il cammino editoriale e la vetrina al Salone Internazionale del Libro di Torino

L’approdo di «Mi vendicherò: Vivrò» nella collana «I Diamanti della Poesia» suggella la maturità artistica di un’autrice capace di parlare al cuore della contemporaneità. L’opera è destinata a intraprendere un prestigioso percorso di promozione culturale che la vedrà protagonista al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2027, all’interno degli spazi espositivi di Aletti Editore, dove la poetessa incontrerà lettori, critici e appassionati da tutta Italia.

Il messaggio finale che la Rieder affida a chiunque si accosti al suo libro racchiude una luce di straordinaria intensità consolatoria: «Al lettore posso solo dire di non lasciarsi sopraffare dal dolore, vivendo con intensità e gratitudine quel che può essere bello nel presente». Un invito limpido a non disperdere il dono prezioso del tempo, ricordando che la vittoria più luminosa contro ogni avversità è continuare ad amare la vita.

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Cultura

Il giornalismo come servizio pubblico e ponte tra i popoli: Angela Kosta intervista Demitrios Kannavos tra sfide investigative e cooperazione europea

Angela Kosta intervista per Cavalier News il Dr. Demitrios Kannavos, membro dell’Associazione Europea dei Giornalisti (Sezione Ellenica): il giornalismo come servizio pubblico, la difesa dei diritti umani, la lotta alle fake news e la cooperazione internazionale. Il messaggio alle nuove generazioni: l’intervista integrale e la biografia completa nell’articolo 👇

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Demitrios Kannavos

Atene – Il giornalismo come presidio irrinunciabile di libertà, argine civile contro le tempeste della disinformazione digitale e ponte etico di cooperazione democratica tra i popoli. In un’epoca segnata da profonde instabilità geopolitiche e dalla rivoluzione tecnologica dei mass media, la giornalista e scrittrice Angela Kosta ha incontrato per Cavalier News il dottor Demitrios Kannavos, autorevole firma del giornalismo investigativo ellenico e membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti (Sezione Ellenica). Di seguito pubblichiamo integralmente la conversazione, un documento di straordinario valore civico sulla responsabilità sociale dell’informazione.

Il giornalismo come servizio pubblico e baluardo dei diritti umani

A cura di Angela Kosta

Dr. Demitrios Kannavos affronta le sfide del giornalismo investigativo, la tutela dei diritti umani e la cooperazione internazionale nell’era della disinformazione.

Buongiorno, Dr. Demitrios. Può descriverci il suo percorso professionale, soffermandosi sulle tappe che hanno maggiormente contribuito alla sua formazione nel campo del giornalismo internazionale?

«Il mio percorso professionale nel giornalismo è stato caratterizzato da un profondo impegno per l’informazione di interesse pubblico, il dialogo internazionale e il lavoro investigativo. Nel corso degli anni, ho operato in diversi ambiti dei media, tra cui il giornalismo investigativo e internazionale, la diplomazia culturale e le strategie di comunicazione digitale.

Un momento fondamentale della mia carriera è stata la fondazione e la direzione di Hellenic Group Media, un’organizzazione impegnata nel giornalismo responsabile, nella cooperazione internazionale e nella promozione dei valori democratici. Attraverso questo lavoro ho avuto l’opportunità di collaborare con giornalisti, accademici e personalità culturali in tutta Europa e negli Stati Uniti.

Un altro passo importante è stato lo sviluppo di Hellenic Los Angeles Network, che mira a costruire ponti tra la Grecia, la diaspora greca e la comunità creativa internazionale.

Queste iniziative hanno rafforzato la mia convinzione che il giornalismo non sia soltanto una professione, ma anche una responsabilità civica globale».

Lei concepisce il giornalismo come una missione di responsabilità e di servizio alla società. In che modo questa visione orienta il suo lavoro professionale?

«Per me, il giornalismo è essenzialmente un servizio pubblico. Il ruolo e il dovere del giornalista non consistono soltanto nell’informare, ma anche nel difendere i valori democratici, dare voce alla società e contribuire alla trasparenza e alla responsabilità delle istituzioni.

Questa filosofia guida ogni aspetto del mio lavoro. Un giornalismo responsabile richiede indipendenza, integrità etica e rispetto della verità. In un’epoca in cui la disinformazione si diffonde rapidamente, i giornalisti devono agire come custodi dell’informazione attendibile.

Per questo motivo, il mio lavoro mira a promuovere un giornalismo al servizio della società, non del potere. Ciò significa concentrarsi sull’accuratezza, sull’equità e sul contesto sociale più ampio in cui si inseriscono le notizie».

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Le sfide investigative, le crisi umanitarie e la vigilanza etica in Europa

In relazione alle dinamiche internazionali e al giornalismo investigativo, quali ritiene siano oggi le principali sfide in termini di indipendenza, accuratezza e protezione delle fonti?

«Una delle sfide più importanti consiste nel preservare l’indipendenza editoriale in un contesto in cui le pressioni economiche, le influenze politiche e la disinformazione digitale condizionano sempre più il mondo dei media.

Il giornalismo investigativo deve inoltre affrontare rischi crescenti, legati soprattutto alla protezione delle fonti e alla sicurezza delle informazioni. I giornalisti sono chiamati a operare in contesti geopolitici complessi, nei quali le informazioni possono essere manipolate o utilizzate come strumenti di pressione.

Per affrontare queste sfide sono necessari solidi standard etici e giuridici. La protezione dei giornalisti e la cooperazione internazionale tra organi di informazione e organizzazioni sono essenziali e indispensabili».

Quando si affrontano questioni legate agli interventi umanitari e alla protezione civile, quali principi considera fondamentali per garantire un’informazione accurata e responsabile?

«Nelle crisi umanitarie, i giornalisti devono dare priorità all’accuratezza, alla dignità umana e alla comprensione del contesto.

È importante evitare il sensazionalismo e garantire che la narrazione giornalistica rifletta la realtà delle popolazioni colpite. Questo rafforza ulteriormente la nostra responsabilità. Il giornalismo deve mettere in evidenza la dimensione umana delle crisi, offrendo al contempo informazioni verificate ed equilibrate.

I giornalisti devono inoltre essere consapevoli delle proprie responsabilità etiche, che implicano la necessità di riferire correttamente i fatti anche in contesti delicati, soprattutto quando sono coinvolte comunità vulnerabili».

In qualità di membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, quali iniziative ritiene prioritarie per rafforzare l’etica e la qualità dell’informazione in Europa?

«In qualità di membro del Comitato di vigilanza dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, il mio ruolo si concentra principalmente sulla supervisione, sulla trasparenza e sulla responsabilità istituzionale.

L’organo di vigilanza e il comitato sono responsabili della revisione e del controllo finanziario, nonché del monitoraggio delle attività e delle procedure amministrative del Consiglio direttivo, al fine di garantire che l’organizzazione operi con integrità, trasparenza e nel rispetto del proprio statuto.

Oltre a questa responsabilità istituzionale, ritengo che il rafforzamento del giornalismo etico in Europa richieda una formazione professionale continua, un sostegno concreto al giornalismo indipendente e solidi meccanismi di trasparenza e responsabilità all’interno delle organizzazioni mediatiche.

Le istituzioni giornalistiche devono inoltre rafforzare le proprie strutture di governance interna e i principi etici. Una buona gestione delle associazioni professionali rappresenta un passaggio fondamentale per consolidare la credibilità del giornalismo europeo».

In qualità di fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media, quale ruolo attribuisce alla cooperazione internazionale tra i professionisti dell’informazione?

«In qualità di fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media, ritengo che la cooperazione internazionale tra giornalisti sia fondamentale nel mondo interconnesso di oggi.

I professionisti dell’informazione devono lavorare insieme per condividere conoscenze, difendere la libertà di stampa e rafforzare gli standard professionali.

Le organizzazioni che promuovono la cooperazione internazionale creano valori condivisi e reti che consentono ai giornalisti di confrontare le proprie prospettive e affrontare collettivamente le sfide globali.

Una simile collaborazione rafforza anche il ruolo culturale e democratico del giornalismo oltre i confini nazionali».

Il futuro della professione nell’era digitale e il messaggio alle nuove generazioni

In un contesto globale caratterizzato dalla crescente diffusione della disinformazione, quale contributo possono offrire le istituzioni giornalistiche per tutelare l’affidabilità delle informazioni?

«Le istituzioni giornalistiche svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dell’affidabilità dell’informazione. Devono promuovere l’etica professionale, sostenere il giornalismo investigativo e rafforzare i meccanismi di verifica dei fatti.

Inoltre, le organizzazioni mediatiche dovrebbero investire nell’educazione ai media e alla comunicazione digitale, affinché i cittadini siano maggiormente preparati a distinguere le informazioni attendibili da quelle false.

In definitiva, la credibilità del giornalismo dipende dalla trasparenza, dalla responsabilità e dal rispetto costante dei principi etici».

A suo giudizio, quale rapporto esiste tra giornalismo investigativo e tutela dei diritti umani nella società contemporanea?

«Il giornalismo investigativo è strettamente legato alla tutela dei diritti umani. Portando alla luce gli abusi di potere, la corruzione e le violazioni delle libertà e dei diritti fondamentali, contribuisce alla costruzione di una democrazia più responsabile.

Spesso i giornalisti agiscono come sentinelle della società, richiamando l’attenzione su questioni che altrimenti potrebbero rimanere nascoste. Questo ruolo è fondamentale per proteggere le libertà civili e la giustizia stessa.

In numerose occasioni, il giornalismo investigativo ha svolto un ruolo decisivo nel denunciare le violazioni dei diritti umani e nel promuovere riforme istituzionali».

Osservando l’evoluzione del panorama mediatico, quali aspetti strutturali e trasformazioni ritiene più significativi per il futuro della sua professione?

«Le trasformazioni più importanti comprendono la rapida digitalizzazione dei media, la comparsa di nuove piattaforme di comunicazione e la circolazione globale delle informazioni in tempo reale.

Sebbene questi sviluppi offrano nuove opportunità al giornalismo, generano anche sfide legate alla disinformazione, alla sostenibilità economica e alla fiducia del pubblico.

Il futuro del giornalismo dipenderà dalla capacità delle istituzioni mediatiche di adattarsi tecnologicamente, preservando al contempo solidi valori etici fondamentali».

Quale messaggio desidera trasmettere alle nuove generazioni di giornalisti che si affacciano a un mondo sempre più complesso?

«Alle nuove generazioni di giornalisti direi che l’integrità è il nostro patrimonio più prezioso.

In un mondo caratterizzato dal rumore mediatico e dalla competizione, la dedizione alla verità e al giornalismo etico deve rimanere il nostro principio guida.

Il giornalismo richiede coraggio, curiosità e responsabilità. I giovani giornalisti devono continuare a ricercare la conoscenza, mantenere la propria indipendenza di pensiero e ricordare sempre che il giornalismo è al servizio della società.

Nonostante le difficoltà, il giornalismo rimane uno dei pilastri più importanti della democrazia».

La ringrazio per questa intervista.

«Ringrazio lei, Angela, e tutti i lettori italiani. Desidero esprimere la mia gratitudine e il mio rispetto a tutta la redazione di Cavaliere News».

Biografia e percorso professionale del Dr. Demitrios Kannavos

Il Dr. Demitrios Kannavos è un giornalista conosciuto e una figura attiva nei settori dell’informazione, della cultura e del servizio pubblico.

È membro del Comitato di revisione contabile dell’Associazione Europea dei Giornalisti – Sezione Ellenica, nonché fondatore e membro dell’Unione Internazionale dei Giornalisti di Creta e dei Mass Media. Nel corso della sua attività ha contribuito allo sviluppo degli standard giornalistici e alla promozione della cooperazione internazionale.

Durante la sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali per il proprio lavoro, il servizio alla comunità e l’impegno nella promozione culturale.

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Territorio

Sanità e cultura a Canistro, inaugurata “Le Librerie di Nadia”: all’INI i libri come cura per il benessere e l’anima dei pazienti

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Nadia Faroni

Canistro – Un libro per allentare l’ansia dell’attesa, una storia per ritrovare serenità tra le corsie di un ospedale, qualche pagina stampata per sentirsi meno soli nei momenti di fragilità. Con questo spirito di profonda umanizzazione delle cure mediche è stato ufficialmente inaugurato a Canistro, suggestivo borgo della Valle Roveto in provincia dell’Aquila, il progetto culturale intitolato “Le Librerie di Nadia”. L’iniziativa, promossa dal Gruppo INI (Istituto Neurotraumatologico Italiano), ha visto il tradizionale taglio del nastro all’interno della clinica rovetana convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, struttura d’eccellenza specializzata nella chirurgia ortopedica e nella riabilitazione, punto di riferimento per l’intero Abruzzo e le regioni contermini.

La visione di Nadia Faroni: curare il corpo senza dimenticare lo spirito

Il progetto nasce dalla sensibilità e dalla ferma volontà di Nadia Proietti Faroni, consorte del compianto professor Delfo Galileo Faroni, illustre fondatore del Gruppo INI scomparso nell’ottobre del 2021. L’obiettivo primario è portare la bellezza della letteratura, della saggistica e del racconto direttamente nei luoghi della degenza sanitaria, trasformando sale d’attesa e corridoi in spazi aperti all’incontro, alla riflessione e alla distensione emotiva. La libreria è a totale e libera disposizione di pazienti, familiari in visita, operatori sanitari e cittadini, offrendo la possibilità di scegliere un volume, leggerlo durante il soggiorno clinico e riconsegnarlo per renderlo fruibile ad altri.

A spiegare con commozione il senso profondo dell’opera è la stessa Nadia Faroni: «Tengo molto a questa iniziativa perché rende ancora più umano l’ambiente di cura, stimola la cultura e, soprattutto, permette di dare una seconda vita: certamente al libro, un’opera culturale che non viene buttata, ma riutilizzata, e magari può dare una seconda vita anche a chi legge». Il meccanismo è tanto semplice quanto rivoluzionario nella sua immediatezza etica: “Lo prendo… e lo rendo!”. Un patto di fiducia e responsabilità condivisa che rispecchia una medicina che mette la persona, e non solo la patologia, al centro dell’intervento terapeutico.

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L’eredità morale del professor Delfo Galileo Faroni e il Gruppo INI

L’approdo del progetto letterario nella struttura di Canistro si inserisce nel solco di una tradizione assistenziale che affonda le proprie radici in quasi ottant’anni di storia della sanità italiana. Fondato dall’intuizione pionieristica del professor Delfo Galileo Faroni, il Gruppo INI costituisce oggi una delle più autorevoli realtà sanitarie private accreditate del Centro-Sud Italia, forte di una rete capillare distribuita tra Abruzzo e Lazio che conta dieci moderne strutture ospedaliere, oltre 1.200 posti letto accreditati e un organico altamente qualificato di circa 2.000 professionisti tra medici, infermieri, terapisti e personale amministrativo.

«L’iniziativa richiama una convinzione profondamente radicata nella storia del Gruppo INI», rimarca Nadia Faroni. «La cura non può limitarsi agli aspetti strettamente clinici, ma deve considerare anche la dimensione psicologica, relazionale ed emotiva di ogni individuo. Un principio che apparteneva alla visione di Delfo Galileo Faroni, secondo cui prendersi cura del corpo significava anche non dimenticare lo spirito». La medicina moderna riconosce ampiamente come il benessere psicologico e la riduzione dei livelli di stress durante il ricovero favoriscano i tempi di recupero post-operatorio, migliorando la compliance terapeutica e la qualità complessiva della degenza.

Il valore sociale per la Valle Roveto e le prossime tappe nel Lazio

Per la comunità di Canistro e per l’intera Valle Roveto, la clinica INI rappresenta molto più di un’eccellenza ortopedica: è un presidio occupazionale e sociale fondamentale per contrastare lo spopolamento delle aree interne montane dell’Abruzzo. Aprire uno spazio dedicato alla cultura all’interno della struttura significa saldare ulteriormente l’alleanza tra la sanità e la popolazione locale, trasformando il presidio in un polo civico accogliente dove la solitudine della malattia viene mitigata dalla solidarietà comunitaria.

L’inaugurazione abruzzese segna l’avvio di un percorso itinerante che toccherà nei prossimi giorni altre storiche strutture del gruppo. Mercoledì 14 ottobre, alle ore 11:30, “Le Librerie di Nadia” aprirà i battenti presso la clinica Villa Alba di Fonte Nuova, alle porte di Roma. L’indomani, giovedì 15 ottobre sempre alle 11:30, sarà la volta della prestigiosa struttura INI Città Bianca-Villa Alba di Veroli, in provincia di Frosinone. Un cammino virtuoso che dimostra come la sanità migliore sia quella capace di unire l’altissima specializzazione chirurgica al calore umano di una pagina ben scritta.

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Cultura

Arte, cinema e giovani a Napoli: a Sant’Anna dei Lombardi il docufilm su Nicholas Tolosa con il regista Umberto Santacroce

Lunedì 19 ottobre alle 15:30 al Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli grande incontro tra arte e cinema con l’artista Nicholas Tolosa e il regista Umberto Santacroce per la proiezione del docufilm “Il pittore degli sguardi”. Un appuntamento formativo promosso da ParteNeapolis e Proodos per i giovani del Servizio Civile, arricchito da una mostra delle opere di Tolosa aperta fino a fine novembre. Tutti i dettagli: 👇

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locandina evento Napoli

Napoli – L’arte contemporanea che dialoga con la maestosità del Rinascimento napoletano, il cinema documentario come strumento di indagine antropologica e il Servizio Civile Universale come vivaio di cittadinanza attiva e tutela del patrimonio monumentale. Si preannuncia come un appuntamento di straordinaria densità culturale e formativa l’iniziativa in programma lunedì 19 ottobre 2026, a partire dalle ore 15:30, presso il Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi in piazza Monteoliveto 5, nel cuore antico di Napoli.

Al centro del pomeriggio vi sarà la proiezione speciale del docufilm “Nicholas Tolosa – Il pittore degli sguardi”, raffinata opera cinematografica firmata dal regista Umberto Santacroce. Un momento di incontro e confronto serrato che vedrà l’artista e il cineasta dialogare a tu per tu con i giovani operatori volontari del Servizio Civile, aprendo al contempo le porte a una prestigiosa mostra personale delle opere di Tolosa allestita all’interno della navata della chiesa e visitabile fino alla fine di novembre 2026.

“Il pittore degli sguardi”: la pittura civile di Nicholas Tolosa nella lente di Santacroce

Il docufilm realizzato da Umberto Santacroce esplora l’universo poetico e la rigorosa ricerca visiva di Nicholas Tolosa. Artista campano noto a livello nazionale e internazionale per la sua cifra stilistica inconfondibile, Tolosa ha incentrato la sua produzione su una pittura monocroma, essenziale e graffiante, dove il contrasto chiaroscurale tra bianchi, neri e grigi esalta l’intensità drammatica dei volti e, soprattutto, la potenza espressiva degli occhi.

Nelle sue tele, gli sguardi non sono semplici ritratti fisionomici, ma specchi dell’inquietudine contemporanea: occhi che denunciano le violenze di genere, le ferite delle guerre, l’emarginazione sociale e le ipocrisie del potere mediatico. Il lavoro di regia di Santacroce pedina l’artista nella solitudine del suo studio, documentando il gesto pittorico, la scelta dei pigmenti e il lento affiorare delle figure sulla tela, trasformando il racconto biografico in una meditazione visiva sul ruolo etico dell’arte nella società odierna.

Filmmaking e Cinema Documentario: La Fotocamera Cinema Line Professionale 4K

Per registi, documentaristi d’arte e direttori della fotografia che realizzano riprese cinematografiche in spazi monumentali con sensore retroilluminato Super 35 / Full-Frame, scienza del colore S-Cinetone e registrazione a 10-bit 4:2:2 ad altissima gamma dinamica: la macchina da presa compatta di riferimento nel cinema indipendente è la serie Sony Cinema Line FX30 (o la leggendaria Sony FX3):

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Doppia base ISO per riprese impeccabili in condizioni di luce scarsa nelle chiese monumentali, ventola di raffreddamento interna per registrazioni non-stop e maniglia superiore con ingressi audio XLR professionali.

La mostra nella Chiesa di Monteoliveto: il ponte tra passato e contemporaneo

Ad arricchire l’appuntamento è la mostra personale di Nicholas Tolosa allestita negli spazi di Sant’Anna dei Lombardi, capolavoro del Rinascimento toscano a Napoli celebre nel mondo per la Sacrestia del Vasari e lo straziante Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni. Collocare le tele cariche di tensione civile di Tolosa accanto ai marmi rinascimentali crea un cortocircuito temporale affascinante, dove il dolore sacro del passato si rispecchia nelle angosce e nelle speranze dell’uomo contemporaneo.

L’esposizione, visitabile per tutto il mese di ottobre e novembre, offre ai turisti e alla cittadinanza un’opportunità unica per riflettere sulle ferite del nostro tempo attraverso la grammatica della bellezza e del silenzio.

Il Servizio Civile e il progetto “L’A.R.C.A.”: giovani custodi della bellezza

L’incontro assume un profondo significato formativo nell’ambito delle politiche giovanili. Il Complesso Monumentale Sant’Anna dei Lombardi è una delle sedi di punta della rete Proodos, cooperativa sociale da oltre vent’anni pioniera nella costruzione di percorsi di inclusione e cittadinanza. La gestione quotidiana e la valorizzazione turistico-culturale del sito sono affidate alla Cooperativa Sociale ParteNeapolis, guidata dal presidente Mario Sicignano e dalla vicepresidente Ambra Giglio.

L’evento rientra organicamente nel programma “L’A.R.C.A. – Ambiente, Risorse Culturali ed Artistiche”, coordinato sul campo dalle responsabili di sede Flora Vaccaro, Marina Calitri e Immacolata De Marco, punti di riferimento per i diciotto volontari del Servizio Civile attivi nel complesso e per i circa trenta giovani complessivamente coinvolti nel progetto metropolitano. Per questi ragazzi, l’incontro con Tolosa e Santacroce non è solo una lezione teorica, ma un’immersione pratica nelle professioni della cultura, fornendo loro gli strumenti narrativi ed estetici per diventare guide consapevoli e promotori di un turismo etico e sostenibile per la città di Napoli.

Riepilogo e coordinate per partecipare

L’evento formativo con proiezione del docufilm si svolgerà lunedì 19 ottobre 2026 alle ore 15:30 presso la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi in piazza Monteoliveto 5 a Napoli. La mostra delle opere di Nicholas Tolosa resterà aperta al pubblico fino alla fine di novembre 2026, confermando il complesso monastico come polo pulsante di dialogo tra arte antica, linguaggi del cinema e nuova linfa generazionale.

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