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Cronaca

Orrore puro, madre spara in faccia al figlioletto di soli 11 mesi per vendetta. Le parole shock ai poliziotti: “L’ho ucciso, ma ne è valsa la pena”

“Ho fatto bene a sparargli in faccia, ne è valsa la pena pur di non darlo a suo padre!”. Le parole agghiaccianti della madre 36enne che ha rapito e ucciso il figlio di 11 mesi 💔 🚔 Una tragedia americana che fa letteralmente gelare il sangue e stringere il cuore. Un neonato di appena 11 mesi, il piccolo e innocente Basil Stoner, è stato giustiziato a colpi di pistola (calibro 9) dalla sua stessa madre. La donna, la 36enne Madeline Veronique Daly, aveva perso la custodia del figlio in tribunale: un giudice aveva emanato un’ordinanza per affidarlo d’emergenza alle cure del padre. Accecata dall’odio e dalla rabbia, Madeline ha rapito il bimbo ed è fuggita disperatamente attraverso gli Stati Uniti, nascondendosi in un camper nel deserto del New Mexico. Quando le volanti della Polizia hanno circondato il mezzo, la donna (invece di arrendersi e consegnare il figlio) gli ha sparato a bruciapelo in pieno volto, uccidendolo sul colpo! Purtroppo i soccorritori non hanno potuto fare niente per salvare il fagottino. Ma la cosa più raccapricciante in assoluto sono state le dichiarazioni della madre in sala interrogatori. Niente lacrime, niente pentimento. Agli agenti sotto shock ha dichiarato lucidamente: “L’ho ucciso ma ne è valsa assolutamente la pena. È stato un gesto utile, perché il bambino non doveva assolutamente finire nelle mani di suo padre, con lui sarebbe stato in pericolo!”. La donna ha appena patteggiato dichiarandosi colpevole di omicidio di primo grado: marcirà in carcere. Leggi i dettagli di questo caso orribile nel nostro articolo 😭 👇 Che punizione meriterebbe una “madre” (se così si può chiamare) capace di sparare al proprio figlio solo per vendicarsi dell’ex compagno?

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Lampeggianti

Redazione – Ci sono crimini talmente efferati, crudeli e insensati da sfidare ogni logica umana, lasciando dietro di sé un senso di vuoto, di rabbia impotente e di incolmabile disperazione. Quando la follia omicida colpisce l’innocenza assoluta di un neonato, e per di più per mano di chi avrebbe dovuto donargli la vita e proteggerlo a ogni costo, il mondo intero sembra crollare.
È esattamente ciò che è accaduto in una torbida, raccapricciante storia di vendetta familiare, battaglie legali per l’affidamento e odio cieco. Una tragedia americana che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale e che vede come vittima un minuscolo angelo biondo, il piccolo Basil Stoner, un bambino di appena 11 mesi, brutalmente giustiziato a colpi di pistola dalla sua stessa madre: la 36enne Madeline Veronique Daly. Un infanticidio consumatosi in circostanze drammatiche e seguito da dichiarazioni che fanno letteralmente rabbrividire per la loro gelida lucidità.

La fuga disperata e il rapimento: la sottrazione del piccolo Basil

Il preludio di questo massacro affonda le sue radici nei meandri oscuri di un aspro contenzioso giudiziario. La donna, ritenuta instabile e inaffidabile, aveva recentemente perso una durissima battaglia in tribunale: un giudice aveva infatti emanato un’ordinanza d’emergenza che toglieva temporaneamente la custodia del piccolo Basil alla madre, affidandolo alle cure esclusive del padre biologico.
Invece di accettare la sentenza e affidarsi agli iter legali per dimostrare la sua eventuale idoneità genitoriale, Madeline Daly ha scelto la via della follia e del reato. In aperta e gravissima violazione dell’ordinanza del tribunale, ha letteralmente rapito il suo stesso figlioletto, caricandolo in auto e intraprendendo una lunghissima e disperata fuga attraverso gli Stati Uniti, partendo dalle fredde montagne del Wyoming per cercare un improbabile e irraggiungibile nascondiglio nei deserti del New Mexico.

L’assedio al camper e lo sparo fatale: la fine dell’innocenza

La disperata caccia all’uomo (o meglio, alla donna) da parte delle forze dell’ordine americane si è conclusa in modo tragico il 23 dicembre dello scorso anno. Gli agenti della polizia della contea di Grant, venuti a conoscenza del mandato di cattura nazionale spiccato a carico della 36enne per il reato di rapimento di minore, sono riusciti a rintracciarla. La donna si era barricata in una proprietà rurale isolata lungo un’autostrada, per poi rinchiudersi frettolosamente all’interno di un camper non appena ha visto arrivare le volanti a sirene spiegate.
I vicesceriffi hanno circondato il veicolo e, seguendo le rigidissime procedure americane, hanno atteso all’esterno che il giudice firmasse il mandato di perquisizione e irruzione per poter entrare legalmente nel camper e mettere in salvo il bambino. Ma proprio in quei drammatici e tesissimi minuti di attesa, dall’interno dell’abitacolo è esploso un colpo di pistola sordo e tremendo. Gli agenti, colti dal terrore, hanno immediatamente sfondato la porta, trovandosi davanti a una scena straziante e irraccontabile: la madre aveva appena premuto il grilletto di una pistola calibro 9 millimetri, sparando a bruciapelo in pieno volto al suo piccolino di 11 mesi. I paramedici, disperati, hanno tentato in ogni modo di rianimare il fagottino insanguinato, ma per il piccolo Basil non c’è stato nulla da fare.

Le parole shock: “Ne è valsa la pena per non lasciarlo a loro”

Se l’atto in sé rappresenta il punto più basso della crudeltà umana, le parole pronunciate dalla donna in sala interrogatori (riportate negli atti ufficiali diffusi dalla testata Cowboy State Daily e dalla rivista People) scavano un abisso ancora più nero.
Interrogata dagli investigatori subito dopo il brutale arresto, Madeline Daly non ha mostrato alcun cedimento emotivo, né un briciolo di sincero pentimento materno. Al contrario, avrebbe dichiarato in modo glaciale di ritenere il suo gesto estremo «totalmente utile», precisando in maniera inquietante che «ne è valsa la pena, pur di impedire al padre e ai suoi parenti di poterne avere accesso». La donna si è goffamente giustificata sostenendo che se fosse uscita viva dal camper e avesse consegnato il piccolo alla polizia, Basil «sarebbe stato certamente in pericolo e vittima di terribili abusi», accusando violentemente il padre di non aver mai voluto avere a che fare con il bambino dal punto di vista economico, fisico o emotivo. Una scusa inaccettabile per mascherare l’atto estremo di un narcisismo omicida mascherato da finto istinto materno di protezione.

Il patteggiamento per omicidio e un dolore incancellabile

Messa con le spalle al muro da prove schiaccianti e inconfutabili, Madeline Veronique Daly ha deciso nelle scorse ore di evitare il processo pubblico, patteggiando la pena e dichiarandosi formalmente colpevole di omicidio di primo grado.
La sentenza definitiva di condanna (che si preannuncia pesantissima, e che dovrà tenere conto anche dei capi d’accusa residui per maltrattamento e rapimento) verrà stabilita dal giudice in una data successiva. Nel frattempo, di questa orribile storia, resta solo il visino dolce e paffuto del piccolo Basil, sacrificato sull’altare dell’egoismo più spietato. Una vittima innocente a cui non è stato concesso nemmeno il diritto di muovere i primi passi o di festeggiare il suo primo compleanno. Che la terra gli sia lieve.

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Cronaca

Riccione, terrore nella notte: ragazza circondata dai lupi nell’auto davanti a casa. Lo sfogo di mamma Barbara: «Basta inerzia, la convivenza è diventata pericolosa»

Notte di terrore a Riccione: una ragazza di ritorno dal cinema resta bloccata in auto circondata da due grossi lupi davanti al cancello di casa, fuggendo solo dopo aver suonato il clacson. Dalle colonne de il Resto del Carlino, la madre Barbara Brandi denuncia l’escalation nei pressi del Rio Melo: «Non vogliamo abbatterli, ma vanno catturati e portati via prima che scappi la tragedia». 👇

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Lupi

Riccione (Rimini) – Rimanere bloccati all’interno dell’abitacolo della propria automobile a fari accesi, con il fiato sospeso e le portiere serrate a chiave, mentre a pochi centimetri dal finestrino due grossi lupi si aggirano famelici nell’oscurità del cortile di casa. Non è la sequenza iniziale di un film thriller ambientato sulle vette più impervie dell’Appennino, ma il drammatico incubo ad occhi aperti vissuto pochi giorni fa da una ragazza di ritorno dal cinema nella tranquilla periferia residenziale di Riccione, a due passi dalla Strada Statale 16, nei pressi della Comet e a brevissima distanza dalle vie dello shopping della Riviera romagnola.

A denunciare pubblicamente l’episodio con uno sfogo accorato e carico di esasperazione raccolto dalle colonne de il Resto del Carlino (ilrestodelcarlino.it) è la madre della giovane, Barbara Brandi, portavoce di un quartiere che da oltre dodici mesi si ritrova a convivere forzatamente con la presenza sempre più sfacciata e confidente dei predatori selvatici. Un allarme sicurezza che investe la fascia urbana compresa tra via Venezia e il corso fluviale del Rio Melo, dimostrando come la fauna selvatica abbia ormai colonizzato aree densamente abitate, trasformando un semplice rientro serale a casa in un potenziale pericolo per l’incolumità dei residenti.

Il racconto dell’aggressione scampata: «Ha suonato il clacson ed è corsa in casa»

La drammatica disavventura si è consumata intorno alle ore 23:30, quando la giovane figlia di Barbara Brandi ha arrestato l’automobile dinanzi al cancello d’ingresso della propria abitazione. Prima di poter aprire lo sportello per scendere, la ragazza si è accorta che due esemplari adulti di lupo, di stazza imponente, avevano accerchiato la vettura, scrutando l’interno senza mostrare alcun timore per la presenza umana o per i rumori del motore.

«Mia figlia è rimasta letteralmente intrappolata dentro la macchina», ha raccontato la madre a il Resto del Carlino con la voce ancora rotta dallo spavento. «Quei due lupi non ne volevano assolutamente sapere di andarsene. Hanno girato attorno alla carrozzeria per minuti interminabili. Solo dopo che lei ha iniziato a suonare disperatamente e ripetutamente il clacson i due animali hanno accennato ad allontanarsi di qualche metro nel buio; a quel punto mia figlia ha aperto la portiera e ha fatto una folle corsa a perdifiato per chiudersi a chiave dentro casa. Siamo arrivati a un punto di non ritorno: non si tratta di un caso isolato, è da un anno intero che invio segnalazioni dettagliate ai Carabinieri Forestali e alla Polizia Locale».

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L’asta del Rio Melo e le vie d’invasione: da Misano al Castello degli Agolanti

La presenza dei lupi a ridosso dei centri abitati della Riviera non è un fenomeno casuale. Gli esperti ambientali confermano che gli alvei dei fiumi e dei torrenti costituiscono veri e propri “corridoi ecologici” naturali: risalendo il corso del Rio Melo a caccia di cinghiali, caprioli e lepri, i branchi raggiungono con estrema facilità le aree periferiche e i parchi urbani.

Come documentato dalle cronache de il Resto del Carlino, tra agosto e settembre scorsi l’amministrazione comunale di Riccione era stata costretta a emanare un’ordinanza per chiudere al pubblico il parco Chico Mendes nelle ore serali e notturne proprio per via degli avvistamenti ravvicinati di un esemplare solitario. Dalla zona di via Venezia fino alle alture del Castello degli Agolanti, le testimonianze dei residenti si moltiplicano a ritmo allarmante. La situazione non è diversa nel vicino comune di Misano Adriatico, dove la frazione di Scacciano è ormai teatro quotidiano di incursioni notturne nei giardini privati e dove nei mesi scorsi sono stati persino promossi incontri pubblici per educare la cittadinanza alla difficile “convivenza con il lupo”.

Dall’avvistamento dei cuccioli ai branchi adulti: l’escalation della paura

A preoccupare maggiormente le famiglie del territorio è la rapida evoluzione biologica della popolazione di predatori stanziali. Se inizialmente gli avvistamenti riguardavano esemplari giovani e isolati, oggi il territorio ospita branchi riproduttivi pienamente insediati:

«Mesi fa mi sono ritrovata un lupo direttamente davanti al cancello di casa, ma era poco più di un cucciolo inesperto», ricorda Barbara Brandi. «Nelle zone limitrofe molti vicini avevano avvistato una femmina intenta ad allattare e svezzare la cucciolata. Ma il tempo passa e quei cuccioli sono diventati lupi adulti a tutti gli effetti, animali maestosi e forti che superano i trenta chili di peso. Pochi giorni fa, uscendo di casa alle 5:30 del mattino nei pressi del centro Jimmy Monaco, mi sono trovata faccia a faccia con un esemplare gigantesco. Il cuore mi è andato in gola».

Il paradosso della specie protetta: «Nessuno vuole abbatterli, ma vanno catturati e trasferiti»

Il nodo centrale della vertenza risiede nell’inquadramento normativo del lupo appenninico (Canis lupus italicus), rigorosamente tutelato dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea e dalla legislazione nazionale come specie a protezione speciale, che vieta qualsiasi atto di cattura, disturbo o abbattimento senza una specifica deroga ministeriale.

«Ogni volta che chiamo le autorità preposte la risposta è sempre un copia-incolla: è una specie protetta per legge e non possiamo intervenire», incalza con fermezza la signora Brandi sulle pagine de il Resto del Carlino. «Voglio chiarirlo con assoluta nettezza: nessuno chiede o auspica l’abbattimento di questi splendidi animali, ci mancherebbe altro! Ma perché le istituzioni, la Regione e gli enti parco non possono predisporre un piano di cattura con telenarcosi per prelevarli e trasferirli in oasi protette o in aree boschive disabitate lontano dai centri urbani? Dobbiamo per forza aspettare che ci scappi la tragedia, che un bambino o un anziano a spasso con il proprio cane vengano aggrediti prima di prendere provvedimenti concreti?».

Una domanda legittima che chiama la politica e gli enti territoriali dell’Emilia-Romagna ad abbandonare l’immobilismo per garantire la sicurezza e la serenità di chi vive alle porte della città.

Fonte: ilrestodelcarlino.it

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Cronaca

Lutto nel mondo delle professioni e dell’editoria, addio a Giuliano Marchetti: per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press

Addio a Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile e per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press. Una vita spesa tra professione, valorizzazione del Made in Italy e giornalismo indipendente. Lunedì 19 ottobre i funerali a Roma. 👇

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Lutto

Roma – Il mondo delle libere professioni, della consulenza aziendale e del giornalismo economico piange la scomparsa di Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile, aziendalista e per tre decenni autorevole Direttore Editoriale della testata giornalistica Consul Press. La notizia della sua dipartita, avvenuta nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026, lascia un vuoto profondo tra quanti ne hanno apprezzato l’integrità morale, la vasta preparazione tecnica e la generosa dedizione alla divulgazione culturale e d’impresa.

Con Giuliano Marchetti scompare una figura di riferimento che ha accompagnato per trent’anni ininterrotti, dal 1996 al 2026, la storia di un’agenzia di stampa nata originariamente nell’alveo dell’Associazione Commercialisti & Consulenti d’Azienda. Sotto la sua guida attenta, lungimirante e discreta, la testata ha saputo allargare progressivamente i propri orizzonti, passando dalle storiche pubblicazioni cartacee alla diffusione digitale sul web, divenendo una voce autorevole di approfondimento per professionisti, imprese e istituzioni.

Trent’anni tra numeri, norme e passione per l’informazione indipendente

La vita professionale di Giuliano Marchetti si è sviluppata lungo una duplice direttrice, costantemente alimentata da rigore e curiosità intellettuale. Da un lato la rigorosa attività sul campo come dottore commercialista, revisore dei conti ed esperto in pianificazione aziendale, ambiti nei quali occorrono solida padronanza legislativa, acume analitico e profonda sensibilità gestionale per affiancare la vita delle organizzazioni economiche.

Dall’altro lato, la straordinaria avventura editoriale alla guida di Consul Press. Aver dedicato trent’anni a una medesima realtà editoriale significa averne condiviso quotidianamente le sfide, i passaggi epocali, le difficoltà e i successi. Nel caso di Marchetti, questo trentennio ha coinciso con la più grande rivoluzione della comunicazione contemporanea: la transizione epocale dalla carta stampata al giornalismo online e alla fruizione multimediale, un percorso che egli ha saputo interpretare con equilibrio, salvaguardando sempre l’indipendenza e la qualità dei contenuti nel mondo delle professioni e dell’informazione economica.

La visione: la centralità della persona, il Made in Italy e la funzione sociale dell’impresa

La linea culturale tracciata da Marchetti sulle colonne di Consul Press ha sempre fatto perno su valori solidi e non negoziabili: la difesa e valorizzazione del Made in Italy, l’attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese, la rilevanza sociale dell’attività d’impresa e, sopra ogni cosa, la centralità della persona umana nelle dinamiche economiche. Per Giuliano Marchetti l’economia non poteva ridursi a una sterile sommatoria di cifre, bilanci contabili e indici finanziari astratti; doveva invece misurarsi costantemente con la dignità del lavoro, con il valore delle competenze professionali e con il benessere collettivo della comunità.

In questo solco, la testata è stata concepita non solo come veicolo di cronaca, ma come un’autentica officina formativa, aperta a contributi eterogenei, al confronto leale tra posizioni differenti e all’approfondimento interdisciplinare spaziando dal fisco alla geopolitica, dalla cultura alla tutela della memoria storica. Un’impostazione che ha fatto della testata una casa accogliente per tanti colleghi e studiosi.

Lunedì 19 ottobre le esequie a Roma nella Chiesa di Santa Maria Addolorata

La storia di un giornale non è fatta soltanto dall’archivio delle sue uscite, ma vive attraverso le persone che ne hanno custodito lo spirito con discrezione e fedeltà giorno dopo giorno. Trent’anni rappresentano una misura temporale straordinaria, che testimonia in modo inequivocabile l’attaccamento e l’amore di Marchetti per il suo lavoro e per la sua redazione.

I funerali di Giuliano Marchetti saranno celebrati a Roma nella mattinata di lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 11:00, presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata (nota storicamente anche come Chiesa Argentina), situata in viale Regina Margherita 81. La cerimonia religiosa offrirà ai familiari, agli amici, ai colleghi dell’ordine professionale, ai redattori e ai tanti collaboratori l’opportunità di stringersi in un sentito abbraccio di commiato e riconoscenza verso un uomo che ha saputo lasciare un segno indelebile di garbo, rettitudine e professionalità.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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