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Attualità

Apocalisse di ghiaccio e vento a Cremona: 10 minuti di puro terrore, decine di feriti e 10mila auto distrutte. Città in ginocchio

10 minuti di vera e propria APOCALISSE su Cremona! Una violentissima tromba d’aria con grandine gigante ha distrutto la città: famiglie sfollate, 43 feriti in ospedale e 10mila auto demolite! 🌪️ 🧊 È bastato un violentissimo e terrificante vortice di vento e ghiaccio durato solo 10 minuti per trasformare Cremona in uno scenario di guerra! Ieri pomeriggio una tromba d’aria ha letteralmente sventrato il centro storico della città lombarda, sradicando migliaia di alberi secolari e scoperchiando decine di case! Il bilancio è spaventoso: almeno 8 famiglie sono state evacuate nella notte perché rimaste senza tetto, 10 chiese storiche (tra cui il celebre Duomo) sono state pesantemente danneggiate ed è perfino crollata la parte alta della torre del Palazzo Comunale! Danni enormi anche alla Fiera e a centinaia di aziende agricole, ma il dato che fa più impressione è quello dei veicoli: i chicchi di grandine, grandi come sassi, hanno frantumato i vetri e distrutto la carrozzeria di oltre DIECIMILA automobili posteggiate in strada! L’ospedale cittadino ha fatto scattare l’emergenza di massa: 43 cittadini sono finiti al Pronto Soccorso (molti con traumi alla testa e alle mani per cercare di ripararsi dalla grandine), e 4 persone sono state ricoverate per la frattura del femore dovuta a cadute! Fortunatamente, in mezzo a tanto disastro, nessuno è in pericolo di vita. Protezione Civile e Vigili del Fuoco stanno lavorando ininterrottamente dalle 4 del mattino per spalare i detriti e riaprire le piazze! Leggi nel nostro articolo tutto il bollettino di questa giornata pazzesca! 👇 💔 Un abbraccio immenso e tanta solidarietà a tutti i cittadini di Cremona e provincia, che si sono visti distruggere case e auto in pochi minuti!

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Tromba d'aria a Cremona

Redazione – A volte, la natura sa trasformarsi in un mostro indomabile, capace di scatenare una furia cieca e devastante in un lasso di tempo talmente breve da non lasciare nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo. Sono bastati esattamente dieci, interminabili e terrificanti minuti per mettere letteralmente in ginocchio Cremona, una delle città storiche e architettoniche più belle dell’intera Lombardia.
Ieri pomeriggio, un fenomeno meteorologico estremo (una violentissima tromba d’aria accompagnata da chicchi di grandine grossi come sassi) si è abbattuto sul centro urbano e sulle campagne circostanti, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che ricorda uno scenario di guerra. La macchina dei soccorsi è andata immediatamente sotto massimo sforzo: i Vigili del Fuoco hanno dovuto fronteggiare un centinaio di chiamate di emergenza in pochi minuti, supportati dall’intervento eroico e instancabile dei tantissimi volontari della Protezione Civile, chiamati a ripulire le strade sommerse dai detriti.

Il cuore storico ferito a morte: danni al Duomo e crolli

La primissima luce dell’alba di questa mattina ha rivelato un panorama spettrale, restituendo l’immagine di una città letteralmente sfregiata e colpita al cuore. Il centro storico di Cremona ha pagato un prezzo altissimo dal punto di vista del patrimonio culturale e artistico.
La furia del vento ha danneggiato pesantemente almeno dieci chiese storiche, accanendosi con particolare violenza sulla magnifica Cattedrale. Ma il simbolo visivo di questo disastro climatico è senza dubbio il Palazzo Comunale, dalla cui antica e prestigiosa torre civica si è registrato il crollo strutturale dell’intera parte superiore. Nonostante le squadre speciali e i mezzi per la pulizia straordinaria siano entrati in azione già alle 4 del mattino, lavorando ininterrottamente, le piazze e i vicoli del centro restano ancora oggi punteggiati di migliaia di alberi secolari sradicati alla base, cumuli enormi di tegole frantumate, vetri e pesanti pietre cadute dai cornicioni.

Famiglie sfollate e 10.000 auto distrutte dalla grandine

Oltre al patrimonio storico, il maltempo ha colpito in maniera durissima la vita dei cittadini e il tessuto economico locale. Ci sono decine di case e palazzi condominiali completamente scoperchiati dalla tromba d’aria: al momento si contano almeno otto famiglie sfollate, evacuate d’urgenza perché rimaste letteralmente senza un tetto sopra la testa, in attesa che i periti verifichino la stabilità residua degli altri edifici.
I danni materiali sono incalcolabili. Il bilancio ufficioso parla di almeno diecimila automobili pesantemente danneggiate, con parabrezza sfondati e carrozzerie ammaccate dai chicchi di grandine. Un disastro che si estende alle attività produttive: la Fiera di Cremona ha visto gravemente danneggiati tre dei suoi quattro padiglioni principali, mentre moltissime imprese industriali e tantissime aziende agricole stanno lanciando disperati gridi d’allarme per i raccolti perduti e i capannoni scoperchiati.

Il bollettino medico: 43 feriti e panico per sfuggire al ghiaccio

L’emergenza non è stata solo strutturale, ma anche e soprattutto sanitaria. L’Ospedale di Cremona è stato sottoposto a uno stress test senza precedenti. In pochissimo tempo, il Pronto Soccorso ha visto riversarsi al suo interno decine di persone insanguinate e sotto shock.
Il bilancio medico ufficiale parla di 43 persone rimaste ferite. Fortunatamente (ed è forse l’unico miracolo di questa bruttissima giornata) non si sono registrati codici rossi e nessuno versa in pericolo di vita. “La maggior parte è stata medicata e dimessa, una persona resta in osservazione, mentre quattro pazienti traumatizzati hanno necessitato di ricovero per la rottura del femore”, ha spiegato la dottoressa Francesca Co’, direttrice del Pronto Soccorso locale, che ha dovuto potenziare d’urgenza i turni di medici e infermieri.
L’onda d’urto è stata gestita magistralmente. Enrico Storti, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza, ha fornito un quadro chiarissimo della tipologia dei feriti: “Abbiamo trattato soprattutto traumi gravissimi alla testa e alle mani, provocati da tremende cadute o dal tentativo disperato di trovare un riparo mentre la grandine cadeva dal cielo”. Oggi è il giorno del vertice straordinario con l’Amministrazione e la Protezione Civile per fare la conta dei danni. Cremona è ferita e piegata, ma la sua anima forte e laboriosa sta già iniziando a ricostruire.

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Esteri

Tra dazi, energia e diplomazia: le oscillazioni di Trump scuotono l’alleanza con l’Ucraina

“Questo accordo è un regalo a un nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; deve essere revocato”. Così un gruppo bipartisan di dodici senatori americani si è espresso in una lettera rilasciata dopo l’annuncio di Donald Trump sulla tregua fra Russia e Ucraina, che richiedeva la sospensione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio della vendita di gasolio russo. I senatori, fra i quali spicca Susan Collins, repubblicana del Maine attualmente impegnata in una dura lotta per mantenere il suo seggio, hanno continuato asserendo che l’accordo non recherebbe benefici ai consumatori americani.

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Zelensky e Trump

Redazione-  “Questo accordo è un regalo a un nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; deve essere revocato”. Così un gruppo bipartisan di dodici senatori americani si è espresso in una lettera rilasciata dopo l’annuncio di Donald Trump sulla tregua fra Russia e Ucraina, che richiedeva la sospensione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio della vendita di gasolio russo. I senatori, fra i quali spicca Susan Collins, repubblicana del Maine attualmente impegnata in una dura lotta per mantenere il suo seggio, hanno continuato asserendo che l’accordo non recherebbe benefici ai consumatori americani.

La tregua non è durata, ma ci ha riconfermato l’inaffidabilità del presidente statunitense verso gli alleati, che lui non esita a scaricare secondo le sue convenienze. La vendita del gasolio russo sarebbe stata una boccata di ossigeno per Vladimir Putin, come hanno fatto notare i 12 senatori. Avrebbe permesso alla Russia di vendere 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, a cui sarebbero seguite altre 500 mila a novembre, per poi aumentare a un milione di tonnellate. La tregua annunciata da Trump avrebbe favorito la Russia, violando però le leggi americane. Nel 2022, infatti, il governo Usa approvò una legge che vieta l’importazione di prodotti energetici russi, visti in grande misura come un sostegno finanziario alle attività militari per la guerra in Ucraina. La legge fu approvata alla Camera con un voto schiacciante di 414-17 e al Senato nessun senatore si oppose. Inoltre, un’altra legge approvata proprio questa estate impone dazi ai Paesi che importano greggio russo.

Trump aveva ovviamente messo tutto questo da parte, preoccupato dall’aumento del prezzo del gasolio che negli Usa, nel 2026, è aumentato da 3,60 a 6,20 dollari al gallone. Gli aumenti sono dovuti ovviamente alla guerra in Iran e al quasi blocco totale dello Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense è ovviamente preoccupato poiché le elezioni di medio termine si prevedono poco allettanti per il suo partito, in buona parte per il carovita dovuto principalmente ai suoi dazi e agli aumenti dell’energia. Trump aveva però attribuito erroneamente che l’alto costo del gasolio fosse dovuto agli ucraini e ai loro attacchi alle raffinerie russe. In realtà, va rilevato che gli ucraini sono stati efficaci con i loro droni nel danneggiare severamente le strutture energetiche russe. Le riparazioni in Russia sono difficili da realizzare, in grande misura per la scarsità di componenti dovuta alle sanzioni europee e americane. Secondo un’agenzia russa non governativa, il costo della benzina in Russia è aumentato più del 20 percento e quello del gasolio del 18 percento. In buona parte ciò si deve ai danni provocati dai droni ucraini e alla loro efficacia.

La tregua, dunque, sarebbe stata un duro colpo per Zelensky, aggravata anche dalla sospensione del sistema satellitario Starshield, usato nei territori ucraini occupati dai russi. Starshield è di proprietà di Elon Musk, il quale ha chiarito che l’interruzione non è stata causata da lui, bensì dal governo Usa, che infatti ne copre i costi. Quindi l’interruzione sarà stata probabilmente imposta dall’amministrazione Trump come messaggio a Zelensky, che deve fare attenzione poiché dipende dagli Usa e specialmente dalle azioni imprevedibili dell’inquilino della Casa Bianca.

I rapporti fra Trump e Zelensky riflettono fasi alternate fra stima e minacce, poco rassicuranti per gli ucraini. Va ricordato il duro scontro alla Casa Bianca nel mese di febbraio del 2025, quando Trump rimproverò Zelensky accusandolo di non avere “carte” e sostenendo quindi che dovesse essere flessibile con Putin. D’altra parte, il presidente statunitense nel mese di luglio dell’anno in corso ha espresso ammirazione per gli ucraini per la loro efficace condotta della guerra. Quest’ultimo episodio della tregua conferma però i dubbi sull’affidabilità di Trump, il quale ha persino invitato Putin al vertice del G-20 che si terrà a Miami nel mese di dicembre. Ovviamente altri alleati, come i sauditi, non possono che rimanere alquanto perplessi. Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato a Trump ben due volte poche settimane fa esortandolo a bombardare gli Houthi, senza ottenere successo. Gli altri alleati (europei, sudcoreani, taiwanesi e giapponesi) saranno senza dubbio guardinghi nell’osservare gli atteggiamenti poco rassicuranti di Trump. Questi dubbi creati dal presidente americano fanno sicuramente sorridere Putin, il quale non ha nessuna fretta di sedersi attorno a un tavolo per negoziare una vera tregua e una possibile fine al conflitto con l’Ucraina che dura da quasi cinque anni. Putin spera che gli alleati europei e gli Usa alla fine si stanchino di supportare Zelensky, il quale da solo non potrebbe resistere a lungo.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Attualità

Real Teatro di San Carlo, svolta storica a Napoli: Speranza Scappucci prima donna sul podio, a lei il Premio Pietro Golia

Svolta storica al Real Teatro di San Carlo di Napoli: a quasi tre secoli dall’apertura, Speranza Scappucci è la prima direttrice d’orchestra donna a salire sul podio del Massimo partenopeo. All’acclamata bacchetta italiana il Premio Pietro Golia conferito da Polo Sud. 👇

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Speranza Scappucci

Napoli – Una pagina memorabile destinata a rimanere scolpita a caratteri d’oro negli annali della musica colta internazionale. A quasi trecento anni dalla sua solenne inaugurazione, il Real Teatro di San Carlo di Napoli, il teatro d’opera ininterrottamente attivo più antico al mondo, abbatte una storica barriera simbolica accogliendo per la prima volta sul proprio leggendario podio una direttrice d’orchestra donna: la celebre e pluripremiata maestra Speranza Scappucci.

A darne notizia con vibrante entusiasmo è l’onorevole Amedeo Laboccetta, presidente del centro studi e associazione Polo Sud, che ha annunciato contestualmente la decisione unanime di conferire alla bacchetta romana il prestigioso Premio “Pietro Golia”, riconoscimento intitolato all’indimenticato editore e animatore culturale partenopeo: «A quasi trecento anni dalla sua apertura, il Real Teatro di San Carlo, la cui storia coincide perfettamente con quella della Lirica, accoglie finalmente una donna sul podio. La figura di Speranza Scappucci brilla tra le meraviglie della vita musicale mondiale, ovunque essendo riconosciuti il suo talento e la sua maestria, e arriva a Napoli, capitale del Sud, sull’onda di successi che noi, felici, festeggiamo. Da oggi, per la prima volta, la storia del nostro Massimo ha sul podio la stella in più di una donna straordinaria».

Il tempio borbonico e la rottura del soffitto di cristallo

Fondata nel 1737 per volere di re Carlo di Borbone – anticipando di quarantuno anni la nascita del Teatro alla Scala di Milano e di cinquantacinque quella della Fenice di Venezia – la sala del San Carlo rappresenta la culla universale della tradizione canora e orchestrale italiana, tempio sacro che ha visto alternarsi compositori immortali come Rossini, Donizetti, Bellini e Verdi. Tuttavia, in quasi tre secoli di fasti, la direzione musicale dal vivo era rimasta una prerogativa pressoché esclusivamente maschile.

L’arrivo di Speranza Scappucci alla guida della gloriosa Orchestra del San Carlo segna un cambio di passo epocale per Napoli e per l’intero Mezzogiorno, proiettando il teatro partenopeo all’avanguardia delle grandi istituzioni sinfoniche globali e offrendo agli appassionati di grandi eventi culturali e spettacoli teatrali un momento di altissimo valore artistico e civile.

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Classica & Capolavori della Lirica

Storia dell’Opera Lirica: I Grandi Capolavori e i Maestri del Podio

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Chi è Speranza Scappucci: stella italiana della direzione orchestrale

Romana, diplomatasi al prestigioso Conservatorio di Santa Cecilia e perfezionatasi alla severa Juilliard School di New York, Speranza Scappucci è considerata dalla critica internazionale una delle personalità più brillanti, energiche e raffinate della sua generazione. Nel corso degli anni ha infranto numerosi record storici nel panorama lirico-sinfonico: è stata la prima direttrice donna italiana a salire sul podio del Teatro alla Scala di Milano per un’opera lirica (con I Capuleti e i Montecchi di Bellini), nonché prima donna a dirigere al celebre Ballo dell’Opera di Vienna.

Già direttrice musicale all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi e nominata Principal Guest Conductor presso la prestigiosa Royal Opera House – Covent Garden di Londra, la Scappucci è applaudita regolarmente nei teatri più venerati del pianeta: dal Metropolitan Opera di New York all’Opéra Nazionale di Parigi, dall’Opernhaus di Zurigo alla Staatsoper di Vienna. Il suo stile direttoriale, contraddistinto da un perfetto rigore filologico congiunto a una straordinaria carica espressiva e a una sensibilità istintiva per il fraseggio belcantistico, ha conquistato le platee di tutto il globo.

Il Premio Pietro Golia e l’omaggio della città di Napoli

Il conferimento del Premio “Pietro Golia” da parte dell’associazione Polo Sud assume un significato che trascende il dato puramente celebrativo. Pietro Golia, figura intellettuale appassionata, editore coraggioso della casa editrice Controcorrente e custode delle radici storiche meridionali, ha dedicato l’intera esistenza alla promozione dell’identità culturale e delle eccellenze artistiche del Mezzogiorno.

Premiare Speranza Scappucci in concomitanza con il suo storico debutto al San Carlo significa ribadire il ruolo di Napoli non come semplice spettatrice, ma come capitale culturale cosmopolita, capace di attrarre i massimi talenti dell’arte mondiale e di scrivere il futuro della grande musica. La presenza della maestra Scappucci sul podio del San Carlo non è solo una conquista attesa da tre secoli, ma una promessa di rinnovamento e bellezza che illumina l’intera città.

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Attualità

DDL Difesa, l’allarme del SUM al Senato: «Rafforzare la capacità militare non cancelli salute, sicurezza e tutele di chi serve il Paese»

Il S.U.M. (Sindacato Unico dei Militari) presenta al Senato le proposte di modifica al DDL Difesa 2028: il presidente Antonello Arabia chiede la riscrittura dell’art. 6 sulla sicurezza sul lavoro, l’estensione dell’indennità di comando a Sergenti e Graduati e tutele per il settore Cyber. 👇

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S.U.M.

Roma – Il S.U.M. (Sindacato Unico dei Militari) interviene con fermezza nel dibattito parlamentare sul futuro delle Forze Armate italiane, trasmettendo alla 3ª Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato della Repubblica una corposa e articolata scheda tecnico-normativa. Il documento contiene osservazioni puntuali e proposte di modifica al Disegno di Legge n. 2028, recante disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale. Un intervento necessario e improntato alla tutela del personale in divisa, accompagnato tuttavia dal forte rammarico per la mancata audizione formale dell’organizzazione sindacale in Commissione Difesa, a differenza del positivo e costruttivo confronto registratosi in Commissione Affari Costituzionali sul delicato fronte dell’emergenza alloggiativa.

Il sindacato ha ricordato come il coinvolgimento e l’ascolto delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (A.P.C.S.M.) siano espressamente sanciti dall’articolo 1476-ter del Codice dell’Ordinamento Militare. «Mentre i vertici militari e il Ministro della Difesa discutono dell’adeguamento strategico dello strumento militare, constatiamo con amarezza l’assenza di un reale coinvolgimento preventivo delle rappresentanze del personale su materie centrali quali la salute, la sicurezza nei luoghi di lavoro e il trattamento economico», ha dichiarato con determinazione il Presidente Nazionale del S.U.M., Antonello Arabia.

Sicurezza sul lavoro: la salute dei militari non può essere cancellata per legge

Entrando nel vivo dell’analisi tecnica presentata a Palazzo Madama, la prima e più urgente criticità sollevata dal Sindacato Unico dei Militari riguarda l’articolo 6 del DDL, relativo alla sicurezza e all’incolumità fisica del personale. Il S.U.M. chiede a chiare lettere la soppressione totale della norma o, in subordine, una radicale e profonda riscrittura a salvaguardia dei lavoratori con le stellette.

La formulazione attuale del testo rischia infatti di escludere indiscriminatamente le aree operative, i poligoni addestrativi e i contesti emergenziali dalla definizione giuridica di “luogo di lavoro”, introducendo di fatto una pericolosa presunzione di adempimento automatico degli obblighi di prevenzione. Secondo il sindacato, la specificità operativa e le peculiarità della missione militare non possono in alcun modo tradursi in una dequotazione della valutazione dei rischi o in un affievolimento delle tutele fondamentali sancite dal Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro). Chi serve lo Stato in condizioni di rischio estremo ha diritto al massimo livello di protezione preventiva possibile, senza deroghe ingiustificate che possano pregiudicarne la salute.

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Indennità di comando: risorse e dignità anche per Sergenti e Graduati

La seconda macro-area d’intervento riguarda l’articolo 7-bis e il giusto riconoscimento economico delle responsabilità sul campo. A fronte dell’introduzione di nuovi benefici economici destinati alle sole figure apicali della catena gerarchica, il S.U.M. rivendica parità di dignità e misure concrete per chi esercita il comando effettivo sul terreno operativo quotidiano.

La proposta sindacale chiede con forza l’estensione dell’indennità supplementare di comando, nella misura del 30%, anche ai Sergenti e ai Graduati formalmente incaricati del comando di squadra o di unità minore. Una misura di equità fondamentale per dare valore alle responsabilità reali, alle mansioni effettivamente svolte e al carico decisionale sostenuto quotidianamente dal personale non dirigente, elemento essenziale per la coesione delle forze e la tenuta dei reparti distribuiti su tutto il territorio nazionale, come costantemente evidenziato negli approfondimenti e aggiornamenti sulle istituzioni e il lavoro sul nostro territorio.

Settore Cyber e brevetti: trasparenza, consenso e tutele familiari

Il terzo pilastro delle osservazioni depositate dal S.U.M. investe l’articolo 7 del provvedimento, dedicato al potenziamento delle competenze nella guerra cibernetica e nel dominio cyber. Pur condividendo appieno la necessità strategica di sviluppare capacità tecnologiche avanzate per la Difesa, l’organizzazione sindacale esige regole d’ingaggio limpide, trasparenti e rispettose della dignità del personale.

Nello specifico, il sindacato richiede l’adozione di criteri oggettivi e meritocratici di accesso ai corsi di specializzazione, svincolati dalla mera anzianità o dal grado rivestito. Si sollecita inoltre l’obbligo di formale e dettagliata motivazione per l’eventuale revoca o ritiro dei brevetti acquisiti, la garanzia del consenso pienamente informato in merito ai vincoli di ferma aggiuntiva e, soprattutto, la salvaguardia assoluta e inviolabile delle tutele a sostegno della genitorialità, della salute personale e dell’assistenza ai familiari con disabilità ai sensi della Legge 104/1992.

«Rafforzare la Difesa significa prima di tutto proteggere e valorizzare le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno garantiscono la sicurezza dell’Italia. Ci auguriamo che il Senato recepisca le nostre istanze nel dibattito parlamentare», ha concluso il Presidente Nazionale Antonello Arabia. Una presa di posizione netta che riafferma lo storico principio dell’organizzazione: Cogito Ergo S.U.M., per una rappresentanza sindacale militare consapevole, rigorosa e vicina ai bisogni reali del personale.

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