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Cultura

“Sono impotente, ma non senza speranza”: i versi strazianti di Menda Vreto per un mondo ferito dalla guerra

Quante volte vi siete sentiti schiacciati e inutili di fronte alle tragedie del mondo? Questa poesia meravigliosa è per voi: vi scalderà il cuore! ❤️ 🕊️ Quando guardiamo in TV le immagini terribili delle guerre, delle bombe e dei bambini orfani in fuga, proviamo tutti lo stesso devastante senso di vuoto allo stomaco: l’impotenza. Vorremmo ricostruire le case, fermare i missili e sfamare il mondo intero, ma sappiamo di non poterlo fare, e questo ci schiaccia l’anima. La scrittrice Menda Vreto ha preso questo enorme dolore umano e lo ha trasformato in una poesia che è un vero e proprio capolavoro! S’intitola “Sono impotente, ma non senza speranza”, ed è un manifesto potentissimo contro l’indifferenza. La poetessa ci ricorda che, anche se non possiamo fermare le guerre decise dai potenti, abbiamo un potere rivoluzionario e immenso: “Possiamo scegliere di NON diventare indifferenti. Forse non posso costruire tutte le scuole o sfamare il mondo, ma posso costruire un piccolo gesto d’amore ogni singolo giorno, e quando le forze finiscono rimane la preghiera”. Perché la pace vera non si firma sui tavoli dei politici, ma inizia da una mano che si tende nel quotidiano. Leggi questa stupenda riflessione e il testo integrale della poesia nel nostro articolo, ti commuoverai! 👇 🌹 Condividete queste parole affinché il cinismo e la rassegnazione non abbiano mai la meglio sui nostri cuori.

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Bambino

Redazione – Quante volte, guardando i telegiornali o scorrendo le crudeli e sanguinose immagini che affollano i nostri smartphone, ci siamo sentiti letteralmente schiacciati dal peso del mondo? Quante volte, di fronte alle macerie fumanti di un palazzo sventrato dai missili o agli occhi terrorizzati di un bambino in fuga, abbiamo provato un senso di vuoto allo stomaco e una desolante, profonda inadeguatezza?
La risposta è racchiusa in una parola durissima ma reale: impotenza. L’impossibilità fisica di allungare un braccio oltre lo schermo per fermare una bomba, per dare un tozzo di pane a chi muore di fame o per consolare chi ha perso tutto. Questo dolorosissimo e universale sentimento umano è stato trasformato in pura e sublime poesia dalla scrittrice Menda Vreto, che con la sua lirica intitolata “Sono impotente, ma non senza speranza” ha firmato un vero e proprio manifesto spirituale contro l’indifferenza e il cinismo del nostro tempo.

Il dolore dei bambini e il peso dell’inutilità

L’inizio del componimento di Menda Vreto è un elenco disperato e viscerale di tutto il bene che vorremmo, e dovremmo, fare ma che ci è precluso. Il pensiero primario e straziante va alle vittime più innocenti e insopportabili di ogni conflitto: i bambini. “Quelli che conoscono la guerra prima ancora di conoscere la pace, quelli che hanno imparato a piangere prima ancora di imparare a giocare”.
L’autrice elenca desideri immensi, utopistici e meravigliosi: raccogliere piccole mani dalle macerie, ricostruire gambe, donare acqua ai deserti, pane agli affamati e scuole a chi non ha futuro. Ma la conclusione di questa prima, struggente parte si schianta contro il muro inossidabile della realtà: “Vorrei fare tutto questo. Ma sono impotente. E a volte mi sembra che il mio cuore sia troppo piccolo per contenere tutto il dolore del mondo”.

La ribellione dell’anima: l’antidoto contro l’indifferenza

È proprio nel momento in cui l’oscurità sembra totale e la rassegnazione rischia di divorare l’anima, che la poesia di Menda Vreto compie un capolavoro di resilienza spirituale ed emotiva. Il vuoto dell’impotenza viene riempito dalla luce formidabile della speranza e dell’azione quotidiana.
Non possiamo fermare le guerre decise dai potenti, non possiamo sfamare l’intera umanità e non possiamo costruire case per tutti i rifugiati. Ma abbiamo il potere immenso e rivoluzionario del nostro libero arbitrio: possiamo scegliere di non diventare indifferenti. Possiamo costruire un piccolo, apparentemente insignificante gesto d’amore ogni singolo giorno, condividendo il poco che abbiamo con chi ci sta vicino.

Il rifugio della preghiera e l’amore che accende la luce

E quando le mani non arrivano e le forze fisiche si esauriscono, Menda Vreto ci ricorda l’arma più antica e potente a disposizione del genere umano: la preghiera. Una preghiera che l’autrice descrive in modo laico e universale, capace di abbattere confini geografici, nazioni e religioni diverse, per arrivare dritta al cuore pulsante dell’umanità.
La pace non è un trattato firmato su un pezzo di carta da uomini in giacca e cravatta. La pace, ci insegna questa lirica meravigliosa, comincia dalle piccole cose: “Da un cuore che non si arrende, da una mano che si tende”. Finché esisterà sulla faccia della terra anche una sola persona capace di provare amore, il mondo non sarà mai perduto.
Di seguito vi proponiamo il testo integrale di questo capolavoro poetico, invitandovi a leggerlo nel silenzio e a farne tesoro.

“Sono impotente, ma non senza speranza” di Menda Vreto

“Sono impotente.
Eppure vorrei proteggere tutti i bambini del mondo,
quelli che conoscono la guerra prima ancora di conoscere la pace,
quelli che hanno imparato a piangere prima ancora di imparare a giocare.
Vorrei raccogliere dalle macerie le loro piccole mani,
ridare gambe a chi le ha perdute sotto il fragore delle bombe,
e restituire un abbraccio a chi non ha più le braccia dei genitori intorno al cuore.

Vorrei portare il pane dove oggi c’è fame,
l’acqua dove la terra è arida,
un tetto dove il cielo non basta a proteggere dal freddo e dal caldo.
Vorrei costruire case con porte sempre aperte,
case dove le famiglie possano ritrovarsi,
dove nessun bambino debba più chiedersi dove sia finito il suo mondo.
Vorrei costruire scuole, con finestre grandi sulla vita,
perché ogni bambino possa imparare a leggere, a scrivere,
a sognare un futuro che non abbia il rumore delle armi.
Vorrei scavare pozzi dove oggi manca l’acqua,
costruire strade dove oggi ci sono soltanto ostacoli,
aprire sentieri perché ogni persona possa camminare verso una vita migliore.
Vorrei curare chi soffre, asciugare le lacrime degli ammalati,
tendere la mano agli anziani che non hanno più la forza nemmeno per chiedere aiuto.

Vorrei fare tutto questo.
Ma sono impotente.
E a volte mi sembra che il mio cuore sia troppo piccolo per contenere tutto il dolore del mondo.
Poi guardo un bambino e capisco che anche una piccola luce può vincere il buio.

Forse non posso fermare una guerra, ma posso scegliere di non diventare indifferente.
Forse non posso sfamare il mondo, ma posso condividere ciò che ho.
Forse non posso costruire tutte le case, tutte le scuole, tutti i pozzi,
ma posso costruire un gesto d’amore ogni giorno.
E quando le mie mani non bastano, quando le mie forze finiscono, rimane la preghiera.

Una preghiera che attraversi confini, religioni e nazioni,
e arrivi fino al cuore degli uomini:
che tutte le guerre finiscano, che nessun bambino debba più avere paura,
che la fame lasci posto al pane, che la miseria lasci posto alla dignità,
che ogni casa torni a riempirsi di voci, e che la pace non sia più un sogno, ma la casa di tutti.

Io sono impotente, ma non sono senza speranza.
Perché finché esisterà anche una sola persona capace di amare,
il mondo non sarà mai completamente perduto.
E forse la pace comincia proprio da qui:
da un cuore che non si arrende, da una mano che si tende,
da una preghiera che diventa amore,
e dall’amore che, un giorno, può diventare luce per il mondo.”

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Cultura

L’Aquila Capitale della Cultura: il progetto “99 Songs” si chiude a Palazzo de’ Nardis con un doppio omaggio al genio di John Dowland e al grande rock inglese

L’Aquila Capitale della Cultura saluta l’estate con due serate magiche a Palazzo de’ Nardis: un viaggio di quattro secoli dalla musica antica ai Led Zeppelin (ed è gratis)! 🎻 🎸 Il progetto “99 Songs” per L’Aquila 2026 chiude in bellezza celebrando il 400° anniversario della morte di John Dowland, il più grande compositore del Rinascimento inglese! Domenica 30 agosto (ore 21, Oratorio de’ Cavalieri de’ Nardis) assisteremo a un concerto unico al mondo: “Il Concerto delle Viole” suonerà musiche del 1604 utilizzando copie esatte degli antichi strumenti dell’epoca montati con vere corde di budello, per farci ascoltare il suono esattamente come lo sentivano 400 anni fa! Mercoledì 2 settembre (ore 21, Cortile del Palazzo) andrà invece in scena lo show pazzesco “Born in the U.K.” del collettivo The 10th Sense. Sarà un incredibile ponte musicale che partirà dal 1500 per arrivare fino all’elettronica e al rock britannico dei Genesis, Dire Straits, Kate Bush, Sting, Beatles e persino i Led Zeppelin! L’antico che si fonde con il rock! Entrambe le serate, organizzate in maniera superba dall’Associazione Euterpe, sono a INGRESSO LIBERO! Leggi il programma dettagliato di queste due notti magiche nel nostro articolo dedicato! 👇 🏛️ E voi preferite il fascino mistico della musica antica o l’energia immortale del grande rock inglese?

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LucaFavoni Patxi Monterro

L’Aquila – Il lunghissimo e magico viaggio sonoro che ha accompagnato l’estate dell’Aquila (in veste di fierissima Capitale della Cultura 2026) sta per giungere al suo epilogo. Ma lo farà con due appuntamenti di una caratura artistica e storica assolutamente eccezionale. Il suggestivo progetto musicale “99 Songs”, inaugurato il 28 giugno scorso, chiude infatti il sipario celebrando i 400 anni dalla morte di John Dowland (1563-1626), universalmente riconosciuto come uno dei più grandi compositori e maestri liutisti del Rinascimento inglese.
I due attesissimi concerti finali, ospitati nella meravigliosa e suggestiva cornice di Palazzo de’ Nardis, non saranno però delle semplici e polverose esibizioni accademiche, ma si trasformeranno in un viaggio vertiginoso attraverso ben quattro secoli di musica inglese: dalle raffinate composizioni secentesche suonate con antichi strumenti di budello, fino ad arrivare alle più coraggiose contaminazioni elettroniche con il rock britannico del Novecento.

Domenica 30 agosto: la purezza del Rinascimento con “Il Concerto delle Viole”

Il primo dei due eventi si terrà Domenica 30 agosto alle ore 21:00, all’interno del mistico Oratorio de’ Cavalieri de’ Nardis. I protagonisti della serata saranno i maestri de “Il Concerto delle Viole” (formazione affermata a livello internazionale composta da Patxi Montero, Teresa Lion, Marco Angilella, Luca Favoni e Perikli Pite), che proporranno l’esecuzione integrale e rigorosa di “Lachrimae or Seaven Teares”, la celebre raccolta capolavoro pubblicata proprio da John Dowland a Londra nel lontano 1604.
La vera particolarità di questo concerto risiede nell’estrema ricerca filologica. Gli artisti utilizzeranno infatti copie fedelissime degli strumenti in uso all’epoca elisabettiana e giacomiana, montate rigorosamente con corde di solo budello non rivestito. Questa scelta estrema e coraggiosa è l’unica in grado di restituire al pubblico il timbro autentico, caldo e vibrante di una musica composta oltre quattro secoli fa, garantendo un tuffo al cuore e un viaggio reale indietro nel tempo.

Mercoledì 2 settembre: dal liuto antico ai Led Zeppelin e ai Genesis

Totalmente diversa, ma altrettanto affascinante, sarà invece l’atmosfera che si respirerà nel Cortile di Palazzo de’ Nardis nella serata di Mercoledì 2 settembre (ore 21:00). Qui andrà in scena il gran finale con la performance “Born In The U.K.”, curata dal geniale collettivo artistico The 10th Sense.
Questo progetto inedito (nato dalla formidabile collaborazione tra Massimo Felici, Maurizio Campo e Gabriele Panico “Larssen”) vedrà come protagonista assoluta la voce e la viola di Anne-Lise Binard, supportata da una band che fonde strumenti classici, moderni e sonorità elettroniche. Il concerto partirà dalle antiche melodie di Dowland (come “Flow My Tears” del 1597), attraverserà il genio novecentesco di Benjamin Britten, per poi esplodere clamorosamente ripercorrendo le radici secentesche della popular music britannica e del grande prog-rock.

Shakespeare e il Rock: l’eterno confronto tra antico e moderno

La scaletta del 2 settembre sarà un susseguirsi di emozioni fortissime in cui l’antico e il moderno si fonderanno indissolubilmente. Le atmosfere del teatro di William Shakespeare (come la celebre “Tempesta”) verranno accostate a brani iconici della storia della musica mondiale. Il pubblico dell’Aquila potrà ascoltare rivisitazioni oniriche e orchestrali di mostri sacri come i Genesis, la leggendaria “The Rain Song” dei Led Zeppelin, la poesia di Kate Bush, i Dire Straits, lo Sting più impegnato politicamente e persino il tagliente sarcasmo musicale di George Harrison estrapolato dal “White Album” dei Beatles.
Entrambi i meravigliosi eventi in programma saranno a ingresso completamente libero. Un regalo preziosissimo per la cittadinanza, reso possibile grazie al lavoro instancabile dell’Associazione Musicale Euterpe, realtà attiva da quarant’anni, che ha goduto del fondamentale patrocinio del Comune dell’Aquila, del Ministero della Cultura, dell’Associazione Angelo De’ Nardis ETS e di ADSI Abruzzo. Un appuntamento con la grande Musica a cui è impossibile mancare.

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Cultura

Dieci anni di musica e magia: parte a Orvieto il “Festival della Piana del Cavaliere” all’insegna della Prossimità

Dieci anni di grande musica e magia: domani a Orvieto parte la storica X edizione del Festival della Piana del Cavaliere! 🎼 🎻 Il prestigioso Teatro Mancinelli di Orvieto è pronto a illuminarsi per festeggiare un traguardo formidabile. Dal 29 agosto fino al 13 settembre andrà in scena l’attesa decima edizione del Festival della Piana del Cavaliere. Il tema di quest’anno? La “Prossimità”, ovvero la capacità della musica di abbattere i muri e unire artisti, pubblico e intere generazioni in un unico abbraccio! L’inaugurazione di giovedì 29 agosto sarà un sogno a occhi aperti: nel pomeriggio i bambini potranno sognare con lo spettacolo di “Pippi Calzelunghe”, mentre in serata andrà in scena la meravigliosa Sinfonia n. 6 di Beethoven (in una rarissima versione per sestetto d’archi)! Nei giorni successivi il calendario sarà pazzesco: dalle grandi notti dedicate al Belcanto (Verdi e Rossini), al galà lirico dell’11 settembre dedicato alla “Bohème” di Puccini, per arrivare all’omaggio letterario a Italo Calvino e al Gran Concerto Sinfonico del 12 settembre. Ma ci sarà spazio anche per Masterclass ed eventi formativi per i giovani musicisti. Clicca sul nostro articolo per scoprire tutti gli spettacoli, gli orari e i protagonisti di questa meravigliosa kermesse culturale! 👇 🎶 E voi amate la grande musica classica e lirica? Qual è il vostro compositore preferito di tutti i tempi?

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Festival della Piana del Cavaliere , decima edizione Orvieto

Orvieto – Ci sono eventi che non si limitano a mettere in scena uno spettacolo fine a se stesso, ma riescono nel miracolo di creare una vera e propria comunità vibrante attorno al palcoscenico. Dieci anni ininterrotti di grande musica, di incontri indimenticabili, di profondo dialogo tra le arti e di pura bellezza condivisa. È questo lo straordinario e storico traguardo che si appresta a celebrare nel 2026 l’attesissimo Festival della Piana del Cavaliere.
La decima, prestigiosa edizione della rassegna prenderà ufficialmente il via domani, 29 agosto, nella magnifica e suggestiva cornice del Teatro Mancinelli di Orvieto. Il tema portante scelto dalla direzione artistica per questo anniversario speciale è una parola carica di significato umano e sociale: “Prossimità”. Non una fredda esibizione, dunque, ma un vero e proprio abbattimento delle barriere per celebrare la vicinanza emotiva tra gli artisti e il pubblico, tra le diverse generazioni e tra i molteplici linguaggi della cultura mondiale.

L’Inaugurazione: Beethoven per i grandi, Pippi per i piccoli

Il Festival, che terrà compagnia ad appassionati e turisti fino al prossimo 13 settembre, propone un formidabile percorso multidisciplinare capace di unire in un unico respiro l’opera lirica, la musica sinfonica e cameristica, il teatro musicale, la grande letteratura e la formazione didattica. L’obiettivo primario è quello di trasformare ogni singolo appuntamento in calendario in una indimenticabile esperienza di ascolto e condivisione collettiva.
L’inaugurazione ufficiale di giovedì 29 agosto partirà col botto, proponendo al pubblico un’opera maestosa: la Sinfonia n. 6 di Beethoven. Il capolavoro del genio di Bonn verrà tuttavia eseguito in una preziosissima e rarissima versione cameristica per sestetto d’archi, curata ed eseguita in modo magistrale dal gruppo da camera dell’Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani. Ma il Festival pensa davvero a tutti: nel corso del pomeriggio, le porte del teatro si apriranno alle famiglie e ai più piccini con “Pippi Calzelunghe”, un divertente spettacolo prodotto dalla compagnia La Corelli.

Dal Belcanto a Puccini: le notti magiche del Teatro Mancinelli

Il calendario degli eventi serali è un vero e proprio scrigno di gemme preziose. Il grande e immortale belcanto italiano sarà il protagonista indiscusso della serata del 30 agosto, con lo spettacolo “Una notte di Belcanto – Rossini, Verdi e…”. Il 3 settembre toccherà invece all’Ensemble InCanto (diretto con maestria dalla bacchetta di Fabio Maestri) ammaliare la platea proponendo un ardito e affascinante programma che accosterà le geniali sonorità di Mahler e Berg.
Da segnare in rosso sul calendario anche gli appuntamenti di altissimo approfondimento musicale, come “Alla scoperta del corno” previsto per il 4 settembre, e il solenne Concerto Verdiano del 10 settembre, realizzato in preziosa collaborazione con i talenti del Conservatorio “Giulio Briccialdi” di Terni.
La grandissima opera lirica tornerà a dominare la scena l’11 settembre con “La Vie de Bohème”, un fastoso galà lirico interamente ispirato all’immortale Bohème di Giacomo Puccini, realizzato in forte sinergia con il Teatro Carlo Felice di Genova.

Il gran finale tra letteratura e sonorità caucasiche

Il weekend di chiusura della kermesse promette letteralmente scintille. Il 12 settembre andrà in scena un connubio perfetto tra musica e letteratura grazie alle “Lezioni Americane”, dedicate all’eredità intellettuale di Italo Calvino e Luciano Berio. In serata, l’Orchestra Filarmonica Umbra Vittorio Calamani, magistralmente diretta da Nicola Paszkowski, sarà l’assoluta protagonista del Gran Concerto Sinfonico, impreziosito dalle dita sapienti del celebre pianista Luigi Carroccia. A far calare definitivamente il sipario su questa decima edizione, il 13 settembre, ci penseranno le note del Georgian Quartet, con un programma capace di far dialogare in modo sublime l’antica tradizione musicale europea con le suggestive sonorità caucasiche.
Accanto al cartellone ufficiale, il Festival rinnova anche la propria vocazione all’insegnamento e alla formazione dei giovani talenti, attraverso masterclass di alto perfezionamento e incontri diretti con gli artisti. Perché la cultura, prima ancora di essere un meraviglioso spettacolo per gli occhi e per le orecchie, è incontro, crescita comunitaria e, per l’appunto, prossimità.

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Cultura

La magia senza tempo della lettura: le intime e poetiche riflessioni dello scrittore Rifat Ismaili

“Un libro chiuso è come Biancaneve addormentata: aspetta solo di essere sfogliato per prendere vita!”. Le meravigliose riflessioni poetiche di Rifat Ismaili! 📖 ✨ Nell’epoca dei social network e degli smartphone che ci rubano ore preziose di vita, fermarsi a leggere un libro è diventato un vero e proprio atto d’amore e di ribellione. Sulle nostre pagine, lo scrittore Rifat Ismaili ci regala un viaggio bellissimo e profondo dentro la magia della letteratura. “Il contatto con un libro provoca brividi e seduzione. I grandi capolavori, da Hemingway a Fitzgerald, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un elisir di bellezza che cambia per sempre il tuo modo di pensare!”. Ismaili paragona il richiamo di un bel libro al suono misterioso dei tacchi di una donna in lontananza, e ci ricorda che la vera arte della scrittura non sta nello spiegare tutto a parole, ma nel raccontare i “gesti”, lasciando a noi lettori il potere immenso dell’immaginazione. Leggi questo capolavoro di poesia e introspezione nel nostro articolo completo! 👇 🖋️ E voi, qual è stato il libro che vi ha “trafitti” e ha cambiato per sempre la vostra vita?

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Rifat Ismaili

Redazione – Nell’epoca frenetica in cui viviamo, costantemente bombardati da notifiche digitali, schermi luminosi e una cronica mancanza di tempo, fermarsi a riflettere sul significato profondo della lettura è un atto di pura e meravigliosa ribellione intellettuale. Ad accompagnarci in questo viaggio introspettivo e carnale è la penna raffinatissima dello scrittore Rifat Ismaili, che affida alle pagine del nostro giornale un trittico di riflessioni dal titolo “Di fronte al libro”, “L’approccio al libro” e “Scrittura e immaginazione”.
Attraverso metafore potenti, sensuali e visceralmente poetiche, Ismaili ci ricorda che la letteratura non è mai un semplice passatempo, ma un incontro magico capace di stravolgere per sempre la nostra anima e la nostra identità.

Il risveglio di Biancaneve: l’estasi della lettura

Nella sua prima riflessione, l’autore paragona magistralmente un libro chiuso e impolverato alla figura di Biancaneve addormentata. Un libro non letto è un oggetto dormiente, in attesa del tocco umano per prendere vita. “Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita”, scrive Ismaili.
Il contatto fisico con la carta provoca “brividi e seduzione d’amore”. Il lettore appassionato viene descritto con un’immagine potentissima: simile a un ubriaco che stringe gelosamente il suo bicchiere, o a un derviscio che gira in trance ripetendo i versi appena letti. Capolavori immortali come Il vecchio e il mare di Hemingway, Il grande Gatsby di Fitzgerald o Le donne addormentate di Kawabata, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un “elisir di bellezza”, diventando bussole esistenziali che cambiano per sempre il nostro modo di pensare e di affrontare gli incroci della vita.

L’approccio moderno: il tempo rubato dai social network

Nella seconda parte della sua analisi, Ismaili esplora il nostro difficile rapporto contemporaneo con l’atto della lettura, utilizzando una similitudine tanto insolita quanto affascinante: “Un libro è per la mente ciò che il suono lontano dei tacchi di una donna è per l’orecchio”. Entrambi sono avvolti nel mistero, nel richiamo seducente dell’ignoto.
Tuttavia, l’autore constata con lucida amarezza come la vita moderna abbia prosciugato il nostro tempo. Non è svanito l’amore per i libri, ma siamo fagocitati dagli impegni lavorativi, familiari e, soprattutto, dai social network, che ci rubano minuti preziosi distraendo irreparabilmente la nostra attenzione. Le nuove generazioni, nate e cresciute nell’era frenetica di Internet, sembrano aver perso questa connessione viscerale. Ma c’è una speranza: proprio come in passato, la lettura tornerà a essere un tesoro custodito da “persone speciali”, una resistenza silenziosa che garantirà la longevità e l’immortalità del libro stampato.

Scrittura, gesti e il potere dell’immaginazione

L’ultima e profonda riflessione di Ismaili si concentra sull’atto stesso dello scrivere. Se tutto ciò che viviamo o pensiamo venisse messo per iscritto, i libri arriverebbero a toccare il cielo, ma la scrittura perderebbe la sua aura di magia diventando banale e meccanica.
La mente umana viaggia a una velocità intuitiva incalcolabile, e la vera arte della letteratura non risiede nello spiegare ogni singolo dettaglio, ma nel lasciare qualcosa di nascosto e sospeso nello spazio. È la magia dell’iceberg: gran parte del significato deve restare sommerso. All’autore intriga quella letteratura che non descrive i sentimenti con parole didascaliche, ma li rivela attraverso i gesti. Non serve spiegare a parole cosa si prova ad accarezzare una donna o a sollevare una tazza di caffè; basta descrivere il movimento della mano per innescare la fantasia di chi legge.
In fondo, come ci ricorda meravigliosamente Rifat Ismaili, “ogni persona è un libro a sé”. Un libro misterioso che attende solo di essere aperto, sfogliato e letto con la sincera volontà di conoscerne l’anima profonda.

Un libro, quando resta chiuso a lungo, mi ricorda Biancaneve

addormentata. Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento

d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita… e un mondo di magia ti entra negli occhi, donandoti la luce della conoscenza e un’eternità sublime.

Il contatto con il libro provoca brividi e seduzione d’amore. Una pagina piegata o un capello giallo che la distoglie dalle labbra accresce la sete dell’ignoto, ti getta oltre i confini inesplorati dell’immaginazione più profonda, ti veste con impazienza e ritorno infantile verso la curiosità e la scoperta. Attraverso gli abissi

dell’inconscio scorre un fiume impetuoso e incessante di emozioni, e tu, come un Prometeo incatenato, assapori la gioia e il dolore.

Immagina un ubriaco che stringe il bicchiere di grappa, come se temesse che gli sfugga: così un appassionato di libri tiene stretto a sé il volume, legge alcuni versi e li ripete, cammina per la stanza, legge di nuovo, chiude il libro e ripete, simile a un derviscio che gira in trance, coinvolto nella sua danza che fa eco all’universo.

L’amore per il libro è improvviso come un incrocio di treni, e tu ti trovi nel mezzo. Un attimo irripetibile,

quando la tua essenza si frantuma, quando nella mente non resta alcun pensiero, quando la tua esistenza si

scioglie nel fumo di una giornata impetuosa e indimenticabile. Un libro potente ha la capacità di trasmetterti questa emozione.

Letture meravigliose di alcuni libri che hanno lasciato un segno entrano dentro di te per non uscirne più. Creazioni straordinarie come Il vecchio e il mare di Hemingway o Il grande Gatsby di Fitzgerald, ma anche opere come Le donne addormentate di Kawabata, e molte altre, ti trafiggono per paralizzarti per sempre con un elisir di bellezza…

Sono quei tipi di letture che

cambiano per sempre il tuo modo di pensare, lasciano un segno e diventano guide nell’incrocio in cui ti

trovi oggi. Per iniziare un nuovo viaggio, lungo sentieri sconosciuti della vita e dell’arte.

Questo è ciò che accade di fronte a un libro.

L’ APPROCCIO AL LIBRO E ALLA LETTURA

Cos’è un libro?

Un libro è per la mente ciò che il

suono lontano dei tacchi di una

donna è per l’orecchio. Entrambe le situazioni sono avvolte nel mistero dell’ignoto e del caso. Non sapremo mai se il richiamo della copertina del libro prevarrà sull’erotismo della scarpa, o se nessuna delle due entrerà dentro di te, rimanendo solo come un miraggio.

Un tempo la vita era più semplice e l’approccio al libro avveniva con passione e dedizione. Oggi non è che manchi l’amore che avevamo un tempo per il libro, ma manca il tempo. Gli impegni del lavoro, la famiglia e il resto del tempo che passa sui social network che ci

rubano ore e minuti preziosi e ci distraggono. Questo accade più o

meno alla nostra generazione, mentre le nuove generazioni sembrano chiaramente non avere quella sensazione che avevamo noi per il libro, poiché sono nate e cresciute nell’era di internet.

Tempo fa, la lettura non era di massa. Era appannaggio delle classi agiate e aristocratiche. Penso quindi che la sete di lettura non si esaurirà mai, ma perderà la sua diffusione di massa e si radicherà in persone speciali che garantiranno la longevità del libro.

Quando ero giovane leggevo molto, ora leggo molto meno, forse per mancanza di tempo, per il lavoro, la famiglia e molte altre piccole

ragioni. Ma l’amore per il libro per me rimane lo stesso.

SCRITTURA E IMMAGINAZIONE

Nella vita non si possono ricordare tutte le cose che vengono dette, altrimenti sarebbero stati scritti chissà quanti libri, e perfino i piani degli scaffali sarebbero saliti fino al cielo. Inoltre, se tutto ciò che viene

detto fosse scritto, quest’ultimo perderebbe il suo significato e diventerebbe qualcosa di banale e meccanico.

In aggiunta a ciò, ogni persona, in

fondo, è un libro a sé. Un libro che deve essere aperto e letto, di tanto in tanto, con la buona volontà di approfondire la conoscenza. Ma non basta mai per esprimere e affermare qualcosa in modo definitivo, perché le capacità di scrittura, per quanto avanzate, non possono competere con la velocità intuitiva della mente e con i suoi cambiamenti immediati. Perché la mente umana è come una macchina da corsa, e cambia marcia o frena in un secondo.

Ma forse è proprio qui che sta la bellezza e l’arte. Che non può mai dire tutto, che lascia sempre qualcosa di nascosto, sospeso nello

spazio… Che la maggior parte dell’iceberg delle parole o degli avvenimenti si dissolve con il tempo che passa, tornando nell’etere.

Mi piace e mi intriga anche quel tipo di letteratura che presenta i sentimenti attraverso i gesti stessi, attraverso le azioni. Senza bisogno di dire con le parole cosa ha provato una mano quando ha sollevato una tazza di caffè, per esempio, o quando accarezza il seno di una donna. Ma attraverso l’osservazione e la descrizione della mano che solleva la tazza o accarezza la donna, attraverso il modo in cui lo fa, scoprire il sentimento. Così anche il lettore ha la possibilità di

immaginare di più. Ha più possibilità di immaginare, secondo la sua fantasia, cosa accade con quella mano, con quella persona che in quel momento sta facendo qualcosa.

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Articoli di Tendenza