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Cultura

La magia senza tempo della lettura: le intime e poetiche riflessioni dello scrittore Rifat Ismaili

“Un libro chiuso è come Biancaneve addormentata: aspetta solo di essere sfogliato per prendere vita!”. Le meravigliose riflessioni poetiche di Rifat Ismaili! 📖 ✨ Nell’epoca dei social network e degli smartphone che ci rubano ore preziose di vita, fermarsi a leggere un libro è diventato un vero e proprio atto d’amore e di ribellione. Sulle nostre pagine, lo scrittore Rifat Ismaili ci regala un viaggio bellissimo e profondo dentro la magia della letteratura. “Il contatto con un libro provoca brividi e seduzione. I grandi capolavori, da Hemingway a Fitzgerald, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un elisir di bellezza che cambia per sempre il tuo modo di pensare!”. Ismaili paragona il richiamo di un bel libro al suono misterioso dei tacchi di una donna in lontananza, e ci ricorda che la vera arte della scrittura non sta nello spiegare tutto a parole, ma nel raccontare i “gesti”, lasciando a noi lettori il potere immenso dell’immaginazione. Leggi questo capolavoro di poesia e introspezione nel nostro articolo completo! 👇 🖋️ E voi, qual è stato il libro che vi ha “trafitti” e ha cambiato per sempre la vostra vita?

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Rifat Ismaili

Redazione – Nell’epoca frenetica in cui viviamo, costantemente bombardati da notifiche digitali, schermi luminosi e una cronica mancanza di tempo, fermarsi a riflettere sul significato profondo della lettura è un atto di pura e meravigliosa ribellione intellettuale. Ad accompagnarci in questo viaggio introspettivo e carnale è la penna raffinatissima dello scrittore Rifat Ismaili, che affida alle pagine del nostro giornale un trittico di riflessioni dal titolo “Di fronte al libro”, “L’approccio al libro” e “Scrittura e immaginazione”.
Attraverso metafore potenti, sensuali e visceralmente poetiche, Ismaili ci ricorda che la letteratura non è mai un semplice passatempo, ma un incontro magico capace di stravolgere per sempre la nostra anima e la nostra identità.

Il risveglio di Biancaneve: l’estasi della lettura

Nella sua prima riflessione, l’autore paragona magistralmente un libro chiuso e impolverato alla figura di Biancaneve addormentata. Un libro non letto è un oggetto dormiente, in attesa del tocco umano per prendere vita. “Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita”, scrive Ismaili.
Il contatto fisico con la carta provoca “brividi e seduzione d’amore”. Il lettore appassionato viene descritto con un’immagine potentissima: simile a un ubriaco che stringe gelosamente il suo bicchiere, o a un derviscio che gira in trance ripetendo i versi appena letti. Capolavori immortali come Il vecchio e il mare di Hemingway, Il grande Gatsby di Fitzgerald o Le donne addormentate di Kawabata, non si limitano a raccontare una storia, ma ti trafiggono con un “elisir di bellezza”, diventando bussole esistenziali che cambiano per sempre il nostro modo di pensare e di affrontare gli incroci della vita.

L’approccio moderno: il tempo rubato dai social network

Nella seconda parte della sua analisi, Ismaili esplora il nostro difficile rapporto contemporaneo con l’atto della lettura, utilizzando una similitudine tanto insolita quanto affascinante: “Un libro è per la mente ciò che il suono lontano dei tacchi di una donna è per l’orecchio”. Entrambi sono avvolti nel mistero, nel richiamo seducente dell’ignoto.
Tuttavia, l’autore constata con lucida amarezza come la vita moderna abbia prosciugato il nostro tempo. Non è svanito l’amore per i libri, ma siamo fagocitati dagli impegni lavorativi, familiari e, soprattutto, dai social network, che ci rubano minuti preziosi distraendo irreparabilmente la nostra attenzione. Le nuove generazioni, nate e cresciute nell’era frenetica di Internet, sembrano aver perso questa connessione viscerale. Ma c’è una speranza: proprio come in passato, la lettura tornerà a essere un tesoro custodito da “persone speciali”, una resistenza silenziosa che garantirà la longevità e l’immortalità del libro stampato.

Scrittura, gesti e il potere dell’immaginazione

L’ultima e profonda riflessione di Ismaili si concentra sull’atto stesso dello scrivere. Se tutto ciò che viviamo o pensiamo venisse messo per iscritto, i libri arriverebbero a toccare il cielo, ma la scrittura perderebbe la sua aura di magia diventando banale e meccanica.
La mente umana viaggia a una velocità intuitiva incalcolabile, e la vera arte della letteratura non risiede nello spiegare ogni singolo dettaglio, ma nel lasciare qualcosa di nascosto e sospeso nello spazio. È la magia dell’iceberg: gran parte del significato deve restare sommerso. All’autore intriga quella letteratura che non descrive i sentimenti con parole didascaliche, ma li rivela attraverso i gesti. Non serve spiegare a parole cosa si prova ad accarezzare una donna o a sollevare una tazza di caffè; basta descrivere il movimento della mano per innescare la fantasia di chi legge.
In fondo, come ci ricorda meravigliosamente Rifat Ismaili, “ogni persona è un libro a sé”. Un libro misterioso che attende solo di essere aperto, sfogliato e letto con la sincera volontà di conoscerne l’anima profonda.

Un libro, quando resta chiuso a lungo, mi ricorda Biancaneve

addormentata. Quando lo prendi in mano, lo tocchi con sentimento

d’amore, baci con desiderio le sue copertine timide, inizi a sfogliarlo e leggerlo, e lui prende vita… e un mondo di magia ti entra negli occhi, donandoti la luce della conoscenza e un’eternità sublime.

Il contatto con il libro provoca brividi e seduzione d’amore. Una pagina piegata o un capello giallo che la distoglie dalle labbra accresce la sete dell’ignoto, ti getta oltre i confini inesplorati dell’immaginazione più profonda, ti veste con impazienza e ritorno infantile verso la curiosità e la scoperta. Attraverso gli abissi

dell’inconscio scorre un fiume impetuoso e incessante di emozioni, e tu, come un Prometeo incatenato, assapori la gioia e il dolore.

Immagina un ubriaco che stringe il bicchiere di grappa, come se temesse che gli sfugga: così un appassionato di libri tiene stretto a sé il volume, legge alcuni versi e li ripete, cammina per la stanza, legge di nuovo, chiude il libro e ripete, simile a un derviscio che gira in trance, coinvolto nella sua danza che fa eco all’universo.

L’amore per il libro è improvviso come un incrocio di treni, e tu ti trovi nel mezzo. Un attimo irripetibile,

quando la tua essenza si frantuma, quando nella mente non resta alcun pensiero, quando la tua esistenza si

scioglie nel fumo di una giornata impetuosa e indimenticabile. Un libro potente ha la capacità di trasmetterti questa emozione.

Letture meravigliose di alcuni libri che hanno lasciato un segno entrano dentro di te per non uscirne più. Creazioni straordinarie come Il vecchio e il mare di Hemingway o Il grande Gatsby di Fitzgerald, ma anche opere come Le donne addormentate di Kawabata, e molte altre, ti trafiggono per paralizzarti per sempre con un elisir di bellezza…

Sono quei tipi di letture che

cambiano per sempre il tuo modo di pensare, lasciano un segno e diventano guide nell’incrocio in cui ti

trovi oggi. Per iniziare un nuovo viaggio, lungo sentieri sconosciuti della vita e dell’arte.

Questo è ciò che accade di fronte a un libro.

L’ APPROCCIO AL LIBRO E ALLA LETTURA

Cos’è un libro?

Un libro è per la mente ciò che il

suono lontano dei tacchi di una

donna è per l’orecchio. Entrambe le situazioni sono avvolte nel mistero dell’ignoto e del caso. Non sapremo mai se il richiamo della copertina del libro prevarrà sull’erotismo della scarpa, o se nessuna delle due entrerà dentro di te, rimanendo solo come un miraggio.

Un tempo la vita era più semplice e l’approccio al libro avveniva con passione e dedizione. Oggi non è che manchi l’amore che avevamo un tempo per il libro, ma manca il tempo. Gli impegni del lavoro, la famiglia e il resto del tempo che passa sui social network che ci

rubano ore e minuti preziosi e ci distraggono. Questo accade più o

meno alla nostra generazione, mentre le nuove generazioni sembrano chiaramente non avere quella sensazione che avevamo noi per il libro, poiché sono nate e cresciute nell’era di internet.

Tempo fa, la lettura non era di massa. Era appannaggio delle classi agiate e aristocratiche. Penso quindi che la sete di lettura non si esaurirà mai, ma perderà la sua diffusione di massa e si radicherà in persone speciali che garantiranno la longevità del libro.

Quando ero giovane leggevo molto, ora leggo molto meno, forse per mancanza di tempo, per il lavoro, la famiglia e molte altre piccole

ragioni. Ma l’amore per il libro per me rimane lo stesso.

SCRITTURA E IMMAGINAZIONE

Nella vita non si possono ricordare tutte le cose che vengono dette, altrimenti sarebbero stati scritti chissà quanti libri, e perfino i piani degli scaffali sarebbero saliti fino al cielo. Inoltre, se tutto ciò che viene

detto fosse scritto, quest’ultimo perderebbe il suo significato e diventerebbe qualcosa di banale e meccanico.

In aggiunta a ciò, ogni persona, in

fondo, è un libro a sé. Un libro che deve essere aperto e letto, di tanto in tanto, con la buona volontà di approfondire la conoscenza. Ma non basta mai per esprimere e affermare qualcosa in modo definitivo, perché le capacità di scrittura, per quanto avanzate, non possono competere con la velocità intuitiva della mente e con i suoi cambiamenti immediati. Perché la mente umana è come una macchina da corsa, e cambia marcia o frena in un secondo.

Ma forse è proprio qui che sta la bellezza e l’arte. Che non può mai dire tutto, che lascia sempre qualcosa di nascosto, sospeso nello

spazio… Che la maggior parte dell’iceberg delle parole o degli avvenimenti si dissolve con il tempo che passa, tornando nell’etere.

Mi piace e mi intriga anche quel tipo di letteratura che presenta i sentimenti attraverso i gesti stessi, attraverso le azioni. Senza bisogno di dire con le parole cosa ha provato una mano quando ha sollevato una tazza di caffè, per esempio, o quando accarezza il seno di una donna. Ma attraverso l’osservazione e la descrizione della mano che solleva la tazza o accarezza la donna, attraverso il modo in cui lo fa, scoprire il sentimento. Così anche il lettore ha la possibilità di

immaginare di più. Ha più possibilità di immaginare, secondo la sua fantasia, cosa accade con quella mano, con quella persona che in quel momento sta facendo qualcosa.

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Cultura

La settima arte infiamma L’Aquila Capitale della Cultura: al via la prima edizione del “CiAq” con 79 film da brivido, masterclass e giurie da Oscar

L’Aquila si trasforma nella Hollywood d’Abruzzo per quattro giorni di pura magia cinematografica! 🎬⛰️ Dal 17 al 20 settembre prende il via la prima edizione di “CiAq – Premio Cinematografico L’Aquila”, un festival monumentale a ingresso GRATUITO inserito nel palinsesto di L’Aquila Capitale della Cultura 2026. Ben 79 film in programma distribuiti tra il Teatro San Filippo e Palazzo Ciccozzi, masterclass quotidiane con critici e distributori, e proiezioni attesissime come “Squali” e “The Last Match”. Si chiude domenica con la consegna dei premi della giuria presieduta da Mariangela Sansone e l’omaggio speciale a Federico Braconi. Scoprite l’intero programma nell’articolo! 👇❤️✨

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Locandina evento L'Aquila

L’Aquila – Ci sono città che possiedono un’architettura che sembra essa stessa una scenografia cinematografica a cielo aperto, dove le ferite della storia e la maestosità della pietra raccontano, senza bisogno di parole, l’eterna epopea della fragilità e del riscatto umano. L’Aquila, nel suo anno d’oro come Capitale Italiana della Cultura 2026, si appresta a riappropriarsi della sua vocazione più intima, viscerale e profonda: quella di essere un palcoscenico e un laboratorio per il cinema indipendente mondiale. Da giovedì 17 a domenica 20 settembre 2026 prenderà ufficialmente il via la prima, attesissima edizione di CiAq – Premio Cinematografico L’Aquila. Una kermesse imponente, a ingresso completamente gratuito previa registrazione online, che promette di trasformare il capoluogo abruzzese nel cuore pulsante della settima arte, riunendo registi emergenti, maestri della cinepresa e migliaia di appassionati.

La manifestazione si presenta al pubblico con un cartellone da capogiro: ben 79 opere cinematografiche distinte, meticolosamente selezionate tra 12 lungometraggi di finzione, 24 documentari d’inchiesta e 43 cortometraggi d’avanguardia. Organizzato con rigore filologico dall’Associazione Culturale Innovahub, con il prezioso e fondamentale sostegno del Gruppo Abivet Società Benefit, il festival è guidato dal talento del direttore artistico Maurizio Albano e dal direttore organizzativo Francesco Albano, storici fondatori della casa di produzione SimonFilm e del polo formativo Spazio Indipendenza. L’evento rappresenta una vera e propria risorsa terapeutica ed etica per il territorio, segnando la rinascita culturale del settecentesco Palazzo Ciccozzi in via Indipendenza, restituito alla comunità come hub per la formazione e l’innovazione.

Dieci round di visioni e giurie d’élite: i nomi dei giurati che tremano al Lido

A valutare e cesellare i verdetti di un concorso così ricco e serrato sarà una giuria ufficiale d’eccezione, composta da autorevoli firme della critica e della cinematografia internazionale. A presiedere la delicata e prestigiosa sezione Lungometraggi sarà la celebre saggista e critica cinematografica Mariangela Sansone, affiancata in commissione da Anna Collabolletta, Stefano D’Amadio e Gianlorenzo Franzì. La valutazione dei Cortometraggi sarà affidata alla sensibilità di Francesca Laurenzi, Nicola Luigi Conti e Irina Tarvida, mentre l’ingrato ma affascinante compito di selezionare il miglior Documentario spetterà al regista e giornalista Riccardo Barbieri. Un team d’élite incaricato di scovare i capolavori capaci di interpretare la complessità del nostro presente.

«Con la prima edizione del CiAq non vogliamo soltanto celebrare il cinema, ma restituire all’Aquila la sua naturale vocazione di set», spiega con orgoglio e calore il direttore artistico Maurizio Albano, riannodando i fili con la memoria e raccogliendo il testimone ideale di un’esperienza storica e straordinaria come Una Città in Cinema. «Il nostro obiettivo è far riappropriare la comunità degli spazi urbani, trasformando le piazze e i teatri in luoghi di incontro, visione e dibattito pulito». Una postura che trova il pieno e convinto eco nelle parole del direttore organizzativo Francesco Albano: «In un’era caratterizzata dalla fruizione individuale e dall’isolamento delle piattaforme streaming, crediamo nella magia del grande schermo vissuto come rito collettivo e festa partecipata».

Dal Teatro San Filippo a Palazzo Ciccozzi: la mappa delle emozioni

Il cuore pulsante del festival batterà all’interno di due presidi architettonici straordinari. Il monumentale Teatro San Filippo ospiterà la cerimonia di inaugurazione, fissata per giovedì 17 settembre alle ore 15:30. Insieme alla suggestiva Piazza del Teatro, questa arena ospiterà ben 30 proiezioni di assoluto rilievo, tra cui spiccano pellicole attesissime come il crudo “Squali” di Daniele Barbiero, l’intenso ed emozionante “THE LAST MATCH – L’ultima sfida” diretto da Antonio Silvestre e il mistico, evocativo “Milarepa” firmato dal genio di Louis Nero. Nel frattempo, le sale di Palazzo Ciccozzi proietteranno altri 49 titoli in concorso a partire dalle 15:30, accogliendo a fine giornata registi e accreditati con un esclusivo aperitivo di networking per favorire coproduzioni e joint venture.

Ma il CiAq è anche e soprattutto un’officina di educazione permanente e alta formazione. Ogni giorno, a partire dalle ore 14:00, Palazzo Ciccozzi ospiterà masterclass e workshop specialistici gratuiti curati da professionisti dell’industria audiovisiva, tra cui le stesse giurate Mariangela Sansone e Irina F. Tarvida, e l’esperto di comunicazione Riccardo Barbieri, offrendo ai giovani talenti locali gli strumenti tecnici per comprendere e governare la macchina del cinema moderno, limitando al massimo l’esodo all’estero delle nostre migliori intelligenze creative.

Il gran finale e l’omaggio a Federico Braconi fuori concorso

La solenne cerimonia finale di premiazione si consumerà domenica 20 settembre, alle ore 21:00, sul palco del Teatro San Filippo, momento in cui verranno svelati i vincitori dei trofei ufficiali della kermesse. Ma la festa non si spegnerà con la consegna dei premi: a partire dalle ore 22:00, Piazza del Teatro si illuminerà per un gran finale d’eccezione fuori concorso, dedicato interamente alla proiezione speciale di due opere cinematografiche di devastante impatto sociale: “Piccola storia di un muro” e “Anatomia di un grande sogno”. Entrambi i film sono firmati dalla regia di Federico Braconi e prodotti da SimonFilm, due affreschi densi di vulnerabilità, resistenza e desiderio di evoluzione che sigilleranno una quattro giorni indimenticabile.

Il festival, che viaggia a passo spedito verso il sold out, è promosso grazie a una fitta e trasparente rete di partner territoriali, tra cui L’Aquila Young, il Gold Partner LGF Srl e il media partner Abruzzo Web, uniti per valorizzare l’Abruzzo come set cinematografico d’eccellenza. Il programma completo e gli orari dettagliati di tutte le 79 proiezioni sono già consultabili in tempo reale scaricando l’applicazione ufficiale dal portale https://ciaq.it/it/app/#/schedule. Spegnete gli smartphone, lasciate a casa le nevrosi quotidiane e regalatevi una notte di pura magia all’Aquila: scendete in piazza e lasciatevi cullare dal respiro unanime del grande schermo, perché il cinema è l’unico posto al mondo in cui i sogni tornano a farsi carne.

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Eventi

La grande ribellione del Pensiero: Diego Fusaro e Ferdinando Bergamaschi sbarcano a Ripatransone per sfidare l’omologazione

LA GRANDE RIBELLIONE DEL PENSIERO! 🧠🔥 Il noto Filosofo DIEGO FUSARO sbarca nelle Marche per l’attesissima rassegna “Indipendenti Ribelli e Mistici”! Attenzione a questa Verità Pazzesca, che spesso facciamo finta di ignorare: in un mondo in cui la televisione e i social network ci costringono a pensare tutti ESATTAMENTE allo stesso modo… significa che in realtà NESSUNO di noi sta più pensando col proprio cervello! Ci stiamo trasformando in “Schiavi” rassegnati dell’Omologazione e del Pensiero Unico, e chiunque provi a esprimere un’idea Diversa dal coro viene subito massacrato o censurato! È proprio contro questa “Dittatura Mentale” che è stata organizzata una serata culturale pazzesca che farà tremare le pareti di Ripatransone (Ascoli Piceno)! All’interno del meraviglioso Studio d’Arte del maestro Mario Vespasiani (ideatore della rassegna), DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026 alle ore 19:00 si terrà l’imperdibile incontro intitolato “Pensare altrimenti, resistere al Pensiero Unico”. I grandissimi Ospiti d’Onore pronti ad abbattere i dogmi della globalizzazione saranno l’imprenditore visionario Ferdinando Bergamaschi e il celebre, seguitissimo e “scomodo” filosofo DIEGO FUSARO! 🗣️ Si parlerà di libertà, di disobbedienza intellettuale e del coraggio che serve per smettere di credere a chi ci ripete che “non ci sono alternative” alla crisi moderna! Torniamo a farci le domande giuste e a ragionare con la nostra testa, aiutati dalle categorie eterne della grandissima Filosofia Europea (da Platone ad Aristotele)! Un applauso immenso va all’artista Mario Vespasiani (e alla moglie Mara) che sono riusciti nel “Miracolo” di creare nelle Marche l’ultimo vero e unico baluardo della Cultura Libera in Italia. L’Ingresso alla Serata Evento è GRATUITO ma la Prenotazione è rigorosamente Obbligatoria (inviando un messaggio al numero 333.6361829)! Leggi tutti i dettagli filosofici dell’incontro nel nostro articolo di approfondimento! 👇 🎨 Voi cosa ne pensate dell’attuale Società? Vi sentite spesso “soffocati” dal conformismo di massa che ci impone cosa dire e come vestirci? Diteci la vostra vera opinione nei commenti e CONDIVIDETE a dismisura l’articolo per difendere la Cultura e la vera Libertà di Espressione!

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Locandina evento Ripatransone

Ripatransone (AP) – C’è una verità tanto spaventosa quanto reale che si aggira come uno spettro nella nostra società moderna: quando tutti pensano esattamente allo stesso modo, significa in realtà che nessuno sta più pensando veramente. Ci siamo trasformati in perfetti “esecutori” di idee altrui, rassicurati da un conformismo di massa che ci impedisce di usare il cervello.
È partendo da questa drammatica constatazione sociale che la sesta edizione della meravigliosa rassegna culturale “Indipendenti Ribelli e Mistici” (ideata un decennio fa dall’eccezionale coppia formata da Mara e Mario Vespasiani) ha deciso di lanciare una vera e propria sfida intellettuale all’omologazione planetaria.

Diego Fusaro e il coraggio di “Pensare Altrimenti”

Dopo la serata mistica e spirituale del 12 settembre dedicata alla figura della Sibilla in compagnia del medico umanista Americo Marconi, l’appuntamento fissato per domenica 13 settembre 2026 alle ore 19:00 si preannuncia come un vero e proprio terremoto filosofico.
A varcare le porte dell’incantevole Studio d’Arte Mario Vespasiani saranno infatti due ospiti d’assoluta eccezione: l’imprenditore visionario Ferdinando Bergamaschi e il celebre (e spesso felicemente “scomodo”) filosofo Diego Fusaro. Il tema dell’incontro è un vero e proprio inno alla libertà intellettuale: “Pensare altrimenti, resistere al pensiero unico”. In un’epoca storica in cui chi osa esprimere un’idea diversa viene immediatamente etichettato come “sbagliato” o censurato, avere il coraggio di “pensare diversamente” è diventato l’ultimo baluardo della resistenza umana.

Abbattere il dogma crudele del “Non c’è alternativa”

Il cuore pulsante del dibattito che andrà in scena domenica pomeriggio colpirà dritto al petto il cosiddetto “Pensiero Unico”. Oggi ci viene raccontato quotidianamente che tutto ciò che accade (dalle guerre alla crisi economica, fino alle follie della globalizzazione) sia inevitabile, un destino ineluttabile e inesorabile.
Il teorema del “there is no alternative” (non c’è altra scelta) ha paralizzato la creatività umana. Ma Bergamaschi e Fusaro ci ricorderanno che non è affatto così. La filosofia non serve a darci delle comode e rassicuranti “pillole calmanti” per farci addormentare, ma deve pungolarci, riattivare il nostro spirito critico, spingerci a fare domande e a cercare soluzioni alternative lì dove i telegiornali ci dicono che non ce ne sono più. Per farlo, il ritorno ai grandi “Giganti” della filosofia europea (da Platone ad Aristotele, fino a Hegel) non sarà un noioso tuffo nel passato scolastico, ma lo strumento più affilato per tagliare le catene del presente.

L’Atelier Vespasiani: l’ultimo baluardo della vera Cultura

È impossibile non dedicare un plauso monumentale e un ringraziamento sentito al padrone di casa. Nessun altro artista in Italia, in questo momento storico, è stato capace di trasformare il proprio Atelier in un simile “cenacolo” di menti brillanti e in un punto di riferimento assoluto per la vera Cultura svincolata dalle logiche commerciali.
L’incontro tra mito, storia, spiritualità e attualità rende la rassegna “Indipendenti Ribelli e Mistici” un’esperienza viva ed elettrizzante, dove il pubblico non è un uditore passivo, ma viene travolto e scosso fin nel profondo dell’anima. In un mondo in cui l’anticonformismo è sempre più raro, difendere la propria capacità di dubitare rende l’essere umano finalmente Libero.

Tutte le informazioni per partecipare (Prenotazione Obbligatoria)

La sfida culturale di Fusaro e Bergamaschi, come detto, si terrà domenica 13 settembre alle ore 19:00 presso lo Studio d’Arte Mario Vespasiani, situato in Corso Vittorio Emanuele II (numeri 32-34) nello splendido borgo di Ripatransone (AP).
Esattamente come per gli altri appuntamenti della rassegna, l’ingresso è totalmente gratuito, a dimostrazione della vocazione puramente divulgativa dell’evento. Tuttavia, proprio per l’enorme richiamo dei relatori e per garantire una partecipazione intima e di altissima qualità, l’ingresso è rigorosamente consentito solo tramite prenotazione obbligatoria, effettuabile inviando un semplice messaggio al numero di telefono 333.6361829. Vi invitiamo a non perdere questa straordinaria occasione per tornare a pensare da uomini liberi.

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Cultura

“Quando sono entrato per rubare un cuore”: la struggente metafora di Robert Shkurti sul primo amore e sulle ferite della giovinezza

“Ero un giovane Ladro. Volevo rubare il Cuore scarlatto su quel tavolo… ma si è frantumato in mille pezzi tagliandomi le mani!”. La struggente Metafora di ROBERT SHKURTI sul Primo Amore! 💔 📖 Ci sono testi che hanno il magico potere di afferrarti l’anima fin dalla prima riga e di portarti indietro nel tempo, ricordandoti esattamente il dolore bellissimo della gioventù. Vi invitiamo a leggere con la massima attenzione questo Capolavoro Allegorico intitolato “Quando sono entrato per rubare…”, scritto dal bravissimo autore Robert Shkurti. Il protagonista è un ragazzo di soli 20 anni. Spinto dall’impazienza e dal sangue che gli ribolle nelle vene, decide per la prima volta di diventare un “Ladro”. Salta il muro di una villa meravigliosa per rubare l’oggetto più prezioso del mondo, superando un labirinto di rose. Entrato nella stanza, trova su un tavolo un “Cuore Scarlatto”, rosso come i papaveri. Cerca di “mangiarlo” e divorarlo con l’avidità tipica dei vent’anni, ma scopre che quel cuore era di solido Cristallo. I suoi denti si spezzano, e per la troppa foga il cuore scivola per terra, frantumandosi in mille pezzi e distorcendo la sua immagine riflessa. Il ragazzo scappa terrorizzato e sanguinante, stringendo forte in mano un pezzetto di quel cuore rotto. Una metafora pazzesca ed emozionante, che ci spiega in maniera brutale la fragilità del Primo Amore: quando siamo giovani cerchiamo di “divorare” i sentimenti dell’altro senza la minima delicatezza, finendo inesorabilmente per distruggere l’Amore stesso e ferendoci l’anima per sempre! E voi, avete mai provato a rubare un cuore in gioventù rimanendo tagliati dai suoi frammenti di cristallo? Leggete l’incredibile racconto completo nel nostro articolo! 👇 🌹 Vi è piaciuta questa profonda lezione sui sentimenti umani? Siete d’accordo sul fatto che i primi amori finiscano quasi sempre per spezzarci il cuore a causa della nostra inesperienza? Diteci la vostra opinione nei commenti e CONDIVIDETE per regalare un momento di grandissima poesia ai vostri amici!

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Robert Shkurti

Roma – Ci sono testi letterari che, fin dalla primissima riga, hanno il potere di afferrarti l’anima e portarti indietro nel tempo. Il racconto allegorico che vi proponiamo oggi, intitolato “Quando sono entrato per rubare…”, scritto dalla penna profonda e delicata di Robert Shkurti, è un capolavoro di rara sensibilità introspettiva. Attraverso la figura di un giovane e sprovveduto “ladro”, l’autore mette in scena la metafora più universale e dolorosa dell’esistenza umana: la ricerca spasmodica del primo grande amore.
Rubare il cuore di qualcuno è l’atto più audace che si possa compiere a vent’anni. Lo si fa senza esperienza, senza “attrezzi”, spinti solo dall’impazienza e dal sangue che ribolle. Ma l’amore, proprio come un cuore di cristallo, è fragile: se si cerca di divorarlo con avidità, finisce inevitabilmente per frantumarsi in mille pezzi, lasciandoci ferite profonde e sanguinanti che ci porteremo dentro per il resto della nostra vita.
Ecco a voi questo splendido e toccante racconto di Robert Shkurti.

Un ladro sprovveduto: il coraggio dei vent’anni

«Ero giovane. Avevo appena compiuto vent’anni. Ero un ragazzo tranquillo, rilassato e molto affettuoso con tutti. Ma a volte queste qualità positive non bastano per non cadere nelle avventure, per non fare nessun torto, che poi potrai giustificare con la tua giovane età.
Ho deciso di eseguire un atto che non avevo mai fatto prima. “Cosa hai deciso di fare?” mi chiederai sorpreso. “Eh, cosa ho deciso di fare?” risponderò. “Sì, ho deciso di rubare, di diventare un ladro rubando il bene di qualcuno”. Non avevo mai osato prima, non che non volessi, ma mi sentivo piccolo. Ma nel momento in cui ho deciso e osato, mi sono sentito diversamente.
Sono partito. La casa in cui stavo per rubare si trovava in mezzo a un bel prato, pieno di fiori bellissimi e colorati. Dentro questa casa c’era un oggetto prezioso e di valore, che probabilmente avrebbe cambiato la direzione della mia vita. Da giovane quale ero, la bellezza di questa casa accrebbe notevolmente il mio desiderio. Non avevo niente con me. Avevo solo mani e un cuore coraggioso. Se qualche ladro professionista mi guardasse, sicuramente riderebbe di me e direbbe: “Dove sta andando questo pazzo?”. Nessuna chiave, nessuna pinza, nessuna sega per tagliare le sbarre e nessun attrezzo per entrare per rubare».

Il giardino dei sentimenti e la ricerca della chiave

«La casa era circondata da un alto muro, che, salendo, ho superato con qualche difficoltà, ma ho raggiunto il mio obiettivo. Improvvisamente mi sono ritrovato nel giardino di casa. Era ancora più bello del prato su cui si trovava. Fiori da ogni lato. Alberi ovunque. Una fontana spruzzava continuamente l’acqua verso l’alto, rinfrescando l’ambiente circostante. Poco più avanti un labirinto di foglie di rose, che conduce direttamente alla porta di casa.
Feci un respiro profondo e me ne andai. Le mie ginocchia hanno iniziato a tremare. Dalla mia fronte uscirono alcune gocce di sudore freddo. Le ho subito asciugate con il dorso della mano, ma il mio cuore batteva come un matto, tanto che avevo paura di avere un infarto. Ho dato le gambe, ma non sembravano andare avanti. Il labirinto divenne sempre più enigmatico. Non so nemmeno come mi sono trovato davanti alla porta della casa dove all’interno si ritrovava l’oggetto di valore. Oh, come lo volevo!
Ho iniziato a cercare la chiave per aprire la porta, sperando di trovarla da qualche parte nelle vicinanze. Sotto il tappetino non c’era. Ho cercato nei vasi di fiori sui davanzali, ma non l’ho trovata nemmeno lì. Ho pregato Dio di aiutarmi e ho alzato gli occhi al cielo. Ho visto la luna brillare come una giovane sposa con la sua luce argentata. Tremavo di paura, perché non ci avevo pensato nemmeno nei miei sogni, ma ho deciso di farlo. Era l’unico modo per entrare. Ho aperto la porta ed ero subito dentro. Buio».

Il cuore di cristallo e l’impazienza che distrugge l’amore

«Cominciai a muovermi come un sonnambulo con una paura sconosciuta prima, con impazienza e desiderio per la cosa preziosa. Vagando nell’oscurità, la mia mano afferrò l’interruttore della luce e la sua luminosità accecò i miei occhi. Li coprii con le mani, che tremavano per l’emozione. Dopo qualche secondo tolsi le mani dagli occhi e mi guardai intorno. Quello che ho visto sembrava magico.
In mezzo alla stanza c’era un tavolo. Sopra c’era un cuore scarlatto, più rosso del colore del sangue che ribolliva nel mio cuore, più rosso del rosso dei papaveri. La mia anima era colorata. Mi sono sentito affamato quando ho visto quel cuore sul tavolo e subito mi sono precipitato verso di esso con avidità. Ho fissato i miei denti sul cuore che tanto volevo rubare, perché quel cuore era per me, ma ho sentito il loro scricchiolio, si sono spezzati e si sono sbriciolati ad uno ad uno. Il mio dolore era aggravato dal tintinnio dei miei denti mentre sbattevano senza pietà contro il duro pavimento.
Alzai lo sguardo e vidi il cuore morsicato, che prima nessuno aveva osato né cercato di mordere. Non potevo mangiarlo. Il cuore era stato trasformato da carne in un altro materiale. Forse era diventato cristallino e dovevi stare molto attento quando lo toccavi. Forse per la troppa attesa si era indurito e aveva perso la sua morbidezza».

I frammenti dell’anima e il vento freddo dei ricordi

«Mi resi conto che per ignoranza e impazienza avevo commesso un grave errore. Ho allungato una mano per prenderlo, ma il cuore è scivolato via dalle mie mani. Rotolò sotto il tavolo e si ruppe. Oh, come soffriva la mia anima quando l’ho visto sbriciolarsi in mille pezzi! In quei pezzi spezzati mi vedevo con tante facce. Hanno distorto la mia faccia e hanno rovinato la mia bellezza, hanno portato via la mia virilità.
Ero spaventato e terrorizzato e sono scappato come un codardo quando viene inseguito, perché era la prima volta che ho osato rubare, rapire, divorare e farmi un cuore. Non ci sono riuscito. La mia anima soffriva e i pezzi di un cuore spezzato si conficcavano nel mio cuore. Poi ho strisciato come un serpente nella calda stagione estiva e ne ho afferrato un pezzo come ricordo del furto fallito.
“Lo curerò finché vivrò!” mi dissi, stringendolo ancora di più con le mani che tremavano e sorprendentemente sanguinavano. Nella fretta non mi ero accorto di essere stato tagliato da un pezzo di vetro. Non ho sentito affatto quel dolore, perché il dolore del mio cuore era molte volte più grande e più forte di quel sanguinamento. I pezzi di un cuore spezzato rimangono intatti nel mio cuore. Di tanto in tanto, quando nella fredda stagione invernale soffiano i venti dei ricordi giovanili, la mia anima è trafitta dalle prime ferite della fanciullezza».
(Robert Shkurti – Febbraio 2021)

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