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Salute

Disastro sanità, l’Abruzzo è l’ultimo in Italia per le visite specialistiche: solo un paziente su tre riesce a prenotare tramite il CUP

Disastro Sanità: l’Abruzzo è clamorosamente l’ultima regione d’Italia! Solo un paziente su tre riesce a prenotare una visita al CUP! 🏥 📉 Un dramma quotidiano che tocca le tasche e la salute di tutti noi. Ricevi la ricetta dal medico, chiami il CUP per prenotare una visita urgente, e ti senti rispondere: “Non ci sono posti” o “Se ne parla tra un anno”. Ora questo incubo è certificato ufficialmente dai dati nazionali sulle liste d’attesa! L’Abruzzo è sprofondato all’ultimo posto in Italia: solo il 33,7% delle ricette mediche si trasforma in una vera e propria visita nel sistema pubblico (contro il quasi 68% di Bolzano!). Il Partito Democratico (con Marinelli e Paolucci) lancia un grido d’allarme durissimo: la sanità abruzzese è al collasso, mancano medici e i cittadini sono disperati. Chi ha i soldi è costretto a rivolgersi ai privati per curarsi in fretta, ma chi non ha soldi è condannato a restare in lista d’attesa per mesi o a rinunciare del tutto alle cure! Il PD chiede di rivedere subito le esenzioni del ticket per aiutare le famiglie povere, ma serve capire al più presto perché le agende degli ospedali siano sempre perennemente sbarrate! Leggi i numeri di questo disastro nel nostro articolo! 👇 👨‍⚕️ A voi quanto tempo fa è capitato di chiamare il CUP abruzzese e sentirvi dire che non c’era posto per una visita importante?

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Liste di attesa, sanità

Redazione – C’è un incubo silenzioso che accomuna migliaia di famiglie abruzzesi ogni singolo giorno: ricevere una prescrizione medica per una visita specialistica urgente, attaccarsi al telefono per chiamare il Centro Unico di Prenotazione (CUP) e sentirsi rispondere dall’operatore di turno che non ci sono posti disponibili, o che bisogna aspettare mesi, se non addirittura anni. Un dramma umano e sociale che oggi, purtroppo, trova una drammatica conferma ufficiale nei crudi numeri delle statistiche nazionali.
L’Abruzzo è appena sprofondato all’ultimo posto assoluto in Italia per quanto riguarda il rapporto tra le prescrizioni mediche emesse e le effettive prenotazioni di prime visite specialistiche all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). A fotografare questo desolante scenario è la nuova piattaforma nazionale istituita per il monitoraggio delle famigerate liste d’attesa. I dati sono impietosi: nella nostra regione, appena il 33,7% delle impegnative mediche si traduce in un appuntamento effettivo nel sistema pubblico. È la percentuale più bassa e allarmante registrata tra tutte le Regioni e le Province autonome italiane. Basti pensare che la media nazionale si attesta al 50,3%, mentre l’eccellenza della Provincia autonoma di Bolzano vola addirittura al 67,7%.

Il grido d’allarme: “Cittadini spinti verso la sanità privata”

A sollevare prepotentemente il caso politico e sociale sono intervenuti il segretario regionale del Partito Democratico, Daniele Marinelli, e il capogruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci. Per i due esponenti dem, questi numeri non sono semplici statistiche da archiviare, ma rappresentano l’ennesimo e assordante campanello d’allarme sul collasso strutturale della sanità abruzzese.
Un sistema ormai cronico, piegato dalla paurosa carenza di personale medico e infermieristico, da macchinari spesso obsoleti e, soprattutto, dal crescente e forzato ricorso alle prestazioni private. Quando il sistema pubblico chiude le porte, il cittadino disperato e spaventato per la propria salute è costretto a mettere mano al portafogli per curarsi a pagamento, creando una gravissima disuguaglianza sociale tra chi può permettersi una visita privata e chi, purtroppo, è costretto a rinunciare alle cure per mancanza di soldi.

Oltre i numeri: cosa significa davvero quel 33,7%?

Ovviamente, per onestà intellettuale, il dato del 33,7% deve essere interpretato con la dovuta correttezza analitica. Non significa matematicamente che solo un paziente su tre venga curato e che gli altri due vengano abbandonati al loro destino mortale.
Questo specifico indicatore, infatti, fotografa esclusivamente il rapporto tra la “ricetta rossa” (o elettronica) emessa dal medico curante e la successiva telefonata andata a buon fine al CUP. Una parte fisiologica di queste ricette, come stimato dall’AGENAS (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), si perde per strada per motivi assolutamente normali: il paziente potrebbe essere improvvisamente guarito, potrebbe aver cambiato idea, potrebbe essersi accorto di un errore nella prescrizione, o potrebbe aver richiesto la ricetta solo per finalità puramente assicurative e burocratiche. Queste circostanze “fisiologiche” spiegano circa il 25-30% delle prescrizioni non utilizzate.

Il cortocircuito delle agende chiuse e la proposta sui ticket

Tuttavia, anche sottraendo questa percentuale fisiologica, la distanza siderale tra le ricette emesse in Abruzzo e gli appuntamenti realmente fissati rimane un baratro inaccettabile. Dietro queste mancate prenotazioni si nasconde il vero dramma dell’inaccessibilità alle cure.
Quante di queste ricette restano nel cassetto perché il cittadino si scontra contro il muro di gomma delle famigerate “agende chiuse”? Quanti abruzzesi gettano la spugna perché il primo buco libero per una banale visita cardiologica o per un’ecografia è fissato all’anno successivo? È proprio su questo aspetto di disperata attesa che il PD regionale chiede un immediato cambio di rotta.
Tra le proposte avanzate da Marinelli e Paolucci per tamponare l’emorragia e aiutare le fasce più deboli della popolazione, c’è una profonda revisione dei criteri per le esenzioni dal ticket sanitario, affinché si tenga realmente conto delle drammatiche condizioni economiche in cui versano oggi le famiglie abruzzesi a causa dell’inflazione.
Al di là del fisiologico e aspro scontro politico tra maggioranza e opposizione, la vera priorità sarà quella di smontare il sistema CUP pezzo per pezzo, analizzare le agende dei singoli ospedali e capire dove si inceppa questo maledetto ingranaggio che sta negando agli abruzzesi il diritto costituzionale e inviolabile alla Salute pubblica.

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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SALUTE & NEUROSCIENZE

Perché alle zebre non viene l’ulcera – Robert M. Sapolsky

Il saggio medico mondiale di riferimento su stress, cortisolo e salute: come l’ansia prolungata danneggia il corpo umano e quali strategie scientifiche adottare per ritrovare l’equilibrio.

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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Salute

Costruire la medicina con i LEGO molecolari: a Teramo la lezione magistrale del professor Marco Di Antonio, dall’Istituto «Alessandrini-Marino» ai vertici dell’Imperial College di Londra

Dall’Istituto Alessandrini di Teramo all’Imperial College di Londra: il prof Marco Di Antonio torna a casa per insegnare come costruire farmaci intelligenti con i mattoncini di DNA 👇

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Marco Di Antonio

Teramo – Il DNA non è soltanto il codice sacro della vita biologica, ma un formidabile set di mattoncini intelligenti con cui architettare le biotecnologie e i farmaci salvavita del futuro. A dimostrarlo alla comunità scientifica internazionale è un talento purissimo sbocciato nel nostro territorio: il professor Marco Di Antonio, oggi docente associato presso il prestigioso Imperial College di Londra e scienziato alla guida di un team di ricerca d’avanguardia noto in tutto il mondo.

Martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 11:15, il celebre ricercatore farà ritorno nei luoghi in cui è nata la sua vocazione scientifica per incontrare gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore «Alessandrini-Marino» di Teramo, nell’Auditorium di via San Marino n. 12. Una lectio magistralis intitolata con felice intuizione «DNA o LEGO? Come costruire materiali funzionali utilizzando piccoli mattoncini di DNA», destinata a segnare una tappa memorabile nel percorso formativo delle classi a indirizzo Chimica e Odontotecnico.

Dall’Istituto Tecnico alle vette della nanomedicina mondiale

L’appuntamento assume un valore pedagogico e umano di rara intensità: il professor Di Antonio ha mosso i suoi primissimi passi nello studio delle scienze esatte proprio tra i banchi dell’Istituto «Alessandrini», dove ha conseguito il diploma in Chimica prima di intraprendere una folgorante carriera accademica tra l’Italia e il Regno Unito. La mattinata si aprirà alle ore 10:00 con i saluti inaugurali della dirigente scolastica del Polo Tecnologico Economico, la professoressa Maria Letizia Fatigati, affiancata da una delegata della professoressa Clara Moschella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Teramo, e dai rappresentanti delle istituzioni territoriali.

A seguire, lo scienziato guiderà la platea in una discesa vertiginosa nella scala nanometrica, spiegando come le singole sequenze di acidi nucleici possano essere ripiegate e ingegnerizzate per costruire biopolimeri strutturali. Una branca rivoluzionaria – la cosiddetta nanotecnologia del DNA – che permette di veicolare principi attivi direttamente all’interno delle cellule malate, aprendo frontiere inedite nella medicina personalizzata e nella diagnostica precoce.

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SCIENZA & BIOTECNOLOGIE

La doppia elica – James D. Watson

La storia avvincente e senza filtri della scoperta della struttura del DNA: il libro che ha ispirato generazioni di ricercatori a esplorare i misteri della vita e della genetica molecolare.

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La svolta sul tumore ovarico e la sfida clinica contro la SLA

La curiosità e l’attesa per l’arrivo del professor Di Antonio sono amplificate dai risultati eccezionali ottenuti dai suoi recenti studi all’Imperial College. Il suo laboratorio ha infatti decifrato un meccanismo biochimico cruciale legato alle conformazioni secondarie del DNA – note come strutture G-quadruplex – che regolano lo sviluppo della resistenza alla chemioterapia nelle pazienti colpite da carcinoma ovarico. Una scoperta epocale che offre una chiave di volta terapeutica per scongiurare le recidive tumorali e prolungare significativamente le speranze di sopravvivenza.

Parallelamente, l’équipe guidata dallo scienziato abruzzese sta conducendo sperimentazioni pionieristiche per il contrasto della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), aggredendo i meccanismi degenerativi dei motoneuroni con oligonucleotidi di sintesi. Dalle 10:45 alle 11:15 gli studenti potranno interrogare direttamente il professore durante una sessione aperta di domande e risposte, toccando con mano cosa significhi dedicare la vita all’avanzamento della salute globale.

La scuola pubblica come motore di riscatto: le parole della preside Fatigati

Un plauso commosso giunge dalla preside Maria Letizia Fatigati: «Vedere un nostro ex alunno sedere ai vertici accademici dell’Imperial College di Londra testimonia che la scuola pubblica e la formazione tecnica d’eccellenza sono capaci di abbattere qualsiasi barriera. Ai nostri giovani dico che i confini della conoscenza e del successo sono accessibili a chiunque scelga di coltivare con costanza rigore, curiosità intellettuale e passione civile».

L’intero evento sarà fruibile in diretta streaming globale sul canale YouTube dell’istituto (www.youtube.com/user/IISTeramo), confermando l’«Alessandrini-Marino» quale autentico faro culturale e scientifico per l’intera regione.

A cura della Redazione Scuola, Scienza e Territorio di Cavaliere News

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