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Salute

Ritornare alle Radici: perché rivedere i luoghi dell’infanzia rigenera la mente. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Spesso liquidato come “una semplice vacanza nostalgica”, il viaggio di ritorno alle origini cela in realtà una potente valenza psicologica. Tornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti è molto più di un semplice spostamento geografico: è un vero e proprio tuffo nel passato capace di attivare profonde risonanze emotive.  “Questo percorso a ritroso consente di confrontare il nostro sé attuale con quello del passato, arricchire la propria vita, dare nuovo vigore ai progetti e relazioni” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini. Intervista di Marialuisa Roscino

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Luogo d'infanzia

Lucattini: “Ritornare nei luoghi del cuore riattiva rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mette nuovamente in comunicazione ciò che siamo stati con chi siamo oggi”

Redazione-  Spesso liquidato come “una semplice vacanza nostalgica”, il viaggio di ritorno alle origini cela in realtà una potente valenza psicologica. Tornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti è molto più di un semplice spostamento geografico: è un vero e proprio tuffo nel passato capace di attivare profonde risonanze emotive.  “Questo percorso a ritroso consente di confrontare il nostro sé attuale con quello del passato, arricchire la propria vita, dare nuovo vigore ai progetti e relazioni” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini.

Per esplorare queste specifiche dinamiche emotive e comprendere il significato profondo di questo viaggio interiore, abbiamo approfondito questi aspetti significativi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

Dott.ssa Lucattini, partiamo dai numeri e dalle tendenze attuali che vediamo emergere anche nei trend di viaggio, perché oggi c’è questo forte bisogno di viaggiare, alla riscoperta delle proprie radici?

In una realtà segnata da cambiamenti rapidi, grande mobilità e legami talvolta più fragili, tornare nei luoghi della propria storia può aiutare a ritrovare un senso di continuità e a riconoscersi nel tempo. I luoghi dell’infanzia e della storia familiare non custodiscono soltanto ricordi, trattengono atmosfere, relazioni, emozioni, aspetti di noi che hanno contribuito a costruire la nostra identità. Dal punto di vista psicoanalitico, ritornarvi può riattivare rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mettendo nuovamente in comunicazione ciò che siamo oggi con ciò che siamo stati. Non si tratta quindi soltanto di nostalgia, ma anche del bisogno di ritrovare appartenenza, continuità e senso nella propria storia personale e familiare.

Uno studio sul Journal of Environmental Psychology (2026) mostra che rivivere i luoghi ai quali siamo profondamente legati può rafforzare la percezione di coesione interna, arricchire il significato della propria vita, dare un nuovo senso ai nostri progetti e alle relazioni, questo perché i luoghi partecipano alla costruzione e al mantenimento del nostro senso di identità.

Cosa accade, nello specifico, a livello psicologico, quando decidiamo di tornare nei luoghi della nostra infanzia o giovinezza?

 

Ritrovare i luoghi dell’infanzia o della giovinezza significa spesso incontrare, quasi senza preavviso, una parte di sé che sembrava lontana. Una strada, una casa, un paesaggio, un odore possono riaccendere ricordi ed emozioni rimasti per anni sullo sfondo. In quel momento, il passato non viene semplicemente ricordato, torna ad essere vissuto interiormente, ma attraverso lo sguardo dell’adulto.

È proprio questo incontro tra il Sé di allora e quello di oggi a poter avere un valore trasformativo, poiché permette di percepire quanto siamo cambiati, ma anche di riconoscere ciò che ha mantenuto una continuità profonda nella nostra identità. Talvolta, consente persino di dare un significato nuovo a esperienze che, quando furono vissute, non potevano ancora essere comprese pienamente. Non è soltanto nostalgia, quindi, ma una forma di rilettura affettiva della propria storia (Current Research in Ecological and Social Psychology, 2025).

Quali sono, in particolare, i principali benefici emotivi di questo viaggio nei luoghi del cuore?

 

Ritrovare i luoghi a cui si è stati profondamente legati può avere qualcosa di molto intenso: è come se, tornando lì, si ritrovasse anche una parte di sé che sembrava lontana. Quei luoghi non conservano soltanto ricordi, ma presenze, affetti, momenti felici, separazioni e passaggi difficili che hanno contribuito a costruire l’identità personale. Rivederli può far sentire nuovamente dentro la propria storia, restituendo un senso di appartenenza e di continuità, quasi un filo che unisce ciò che si era a ciò che si è diventati. E proprio per questo, il ritorno non è sempre dolce: può commuovere, sorprendere, talvolta anche ferire. Ma anche la nostalgia, il dolore o l’ambivalenza possono diventare un modo per riconoscere e integrare parti importanti della propria vita (Applied Psychology. Health and Well-Being, 2025).

I profumi, i suoni e i sapori dell’infanzia sono, senz’altro,  una via d’accesso privilegiata al nostro mondo interno. In che modo, nello specifico, gli stimoli sensoriali dei luoghi natali riescono a riattivare parti di noi che credevamo assopite o dimenticate? Secondo Lei, possono rappresentare anche una buona occasione  per disconnetterci dal digitale?

 

Basta a volte un odore, un suono familiare o un sapore perché riaffiori qualcosa che non sapevamo di ricordare, gli stimoli sensoriali hanno infatti un accesso particolarmente immediato alla memoria autobiografica, riattivano non soltanto singoli episodi, ma anche l’atmosfera emotiva che li accompagnava. È come se, per un istante, una parte del nostro passato tornasse vividamente nel presente. Gli odori e i profumi hanno una forza specifica nel facilitare il recupero immagini, episodi e momenti felici, soprattutto quando hanno una forte caratura personale ed emotivamente forte.

Certamente, visitare i luoghi della propria giovinezza, può essere anche un’occasione di disconnessione digitale, certo, è necessario sostare nei luoghi gustandoseli, lasciando che memorie e ricordi riaffiorino liberamente, tenendo a freno l’urgenza di fotografarli con lo smartphone per condividerlo sui social. Il passato e il presente sono condizioni intime che vanno coltivare e scoperte, i devices possono essere di ostacolo, restare disconnessi può riportare l’attenzione all’esperienza sensoriale che verso il proprio mondo interiore (iScience, 2026).

Dal punto di vista dell’elaborazione psichica, qual è secondo Lei la vera differenza, tra il semplice ricordo nostalgico e l’esperienza fisica e immersiva del ritorno sul posto?

 

Il ricordo nostalgico tende a conservare il passato come una rappresentazione interna che può consolare, ma anche idealizzare ciò che è stato. Tornare fisicamente in un luogo, invece, mette quella memoria a confronto con la realtà presente, perché la casa può apparire più piccola, una strada diversa, alcune persone possono non esserci più e ciò che dentro di sé era rimasto quasi immobile viene improvvisamente rimesso in movimento dal tempo trascorso.

Proprio la distanza tra il luogo ricordato e quello ritrovato può favorire un’elaborazione più profonda, poiché il passato si riattiva attraverso sensazioni, affetti e tracce corporee, ma viene osservato e vissuto dalla posizione psichica dell’adulto. È allora possibile che esperienze antiche assumano significati nuovi e che ciò che è stato vissuto acquisti una diversa comprensibilità alla luce delle esperienze successive. Il ritorno, quindi, non serve tanto a recuperare ciò che non c’è più, quanto a riconoscerlo, a misurare la distanza che separa il passato dal presente e, talvolta, a integrare in modo nuovo parti importanti della propria storia (The Psychoanalytic Quarterly, 2020).

Esistono anche dei rischi o degli aspetti critici in questo tipo di viaggi?

Tornare in luoghi molto importanti della propria storia può far riaffiorare non solo ricordi piacevoli, ma anche nostalgia, tristezza, senso di perdita o vecchie ferite che sembravano ormai lontane. Questo può essere destabilizzante, soprattutto quando il luogo mette davanti a ciò che è cambiato o a ciò che non c’è più. Tuttavia, proprio ciò che riemerge, anche emozioni spiacevoli o disagio, può diventare un’occasione per comprendere meglio alcuni vissuti rimasti in sospeso. Vederli oggi, con una maggiore consapevolezza e con gli strumenti emotivi dell’età adulta, può aiutare a dare loro un significato diverso e a integrarli nella propria storia, invece di continuarne a subire gli effetti senza accorgersene. Talvolta, può far pensare anche ad un percorso psicoanalitico come un viaggio alla scoperta proprio di questi aspetti di se stessi, legati alla propria storia, alle origini ai luoghi dove la propria vita anche quella affettiva, ebbe inizio (International Journal of Psychoanalysis, 2020).

 

Quanto è importante, a Suo avviso, condividere il viaggio di ritorno alle proprie origini con il proprio partner o con la famiglia di procreazione? In che modo, in particolare, questa esperienza trasforma i racconti di famiglia in un patrimonio emotivo comune e tangibile da un punto di vista affettivo?

 

Condividere questo viaggio con il partner o con la famiglia che si è costruita può essere molto significativo, perché permette di mostrare concretamente una parte della propria storia che fino a quel momento era esistita soprattutto nei racconti. Vedere insieme una casa, una strada, un paesaggio aiuta gli altri a comprendere meglio le proprie origini, i legami che hanno avuto un peso nella propria crescita e l’ambiente affettivo da cui si proviene. In questo modo i ricordi smettono di appartenere soltanto a chi li ha vissuti e diventano parte di una memoria familiare comune, transgenerazionale, capace di creare continuità tra le generazioni e di rafforzare gli affetti e consolidare il senso di appartenenza (Memory, 2025).

Quali consigli si sente di dare a chi sta pianificando un turismo di ritorno?

 

-Pensare di fare almeno un viaggio nei luoghi del proprio passato aiuta a riscoprire la propria storia personale e familiare;

-Prestare attenzione ai dettagli e lasciarsi trasportare da odori, suoni, sapori e atmosfere che possono fare riaffiorare i ricordi più profondi;

-Accogliere anche le emozioni meno piacevoli, perché nostalgia, tristezza o senso di perdita fanno parte dell’esperienza;

-Cercare di mettere da parte lo smartphone per qualche ora, in modo da vivere il momento senza interferenze;

-Considerare che il passato possa apparire diverso, migliore o peggiore, ma che è proprio questa differenza cha aiuta a capire meglio se stessi;

-I viaggi nel tempo esistono, dentro se stessi e nei luoghi del cuore. Concederseli aiuta a sentirsi meglio, più vicini a se stessi e ai propri affetti, di oggi e di allora, in un abbraccio simbolico, profondo, vitale.

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Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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Costruire la medicina con i LEGO molecolari: a Teramo la lezione magistrale del professor Marco Di Antonio, dall’Istituto «Alessandrini-Marino» ai vertici dell’Imperial College di Londra

Dall’Istituto Alessandrini di Teramo all’Imperial College di Londra: il prof Marco Di Antonio torna a casa per insegnare come costruire farmaci intelligenti con i mattoncini di DNA 👇

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Marco Di Antonio

Teramo – Il DNA non è soltanto il codice sacro della vita biologica, ma un formidabile set di mattoncini intelligenti con cui architettare le biotecnologie e i farmaci salvavita del futuro. A dimostrarlo alla comunità scientifica internazionale è un talento purissimo sbocciato nel nostro territorio: il professor Marco Di Antonio, oggi docente associato presso il prestigioso Imperial College di Londra e scienziato alla guida di un team di ricerca d’avanguardia noto in tutto il mondo.

Martedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 11:15, il celebre ricercatore farà ritorno nei luoghi in cui è nata la sua vocazione scientifica per incontrare gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore «Alessandrini-Marino» di Teramo, nell’Auditorium di via San Marino n. 12. Una lectio magistralis intitolata con felice intuizione «DNA o LEGO? Come costruire materiali funzionali utilizzando piccoli mattoncini di DNA», destinata a segnare una tappa memorabile nel percorso formativo delle classi a indirizzo Chimica e Odontotecnico.

Dall’Istituto Tecnico alle vette della nanomedicina mondiale

L’appuntamento assume un valore pedagogico e umano di rara intensità: il professor Di Antonio ha mosso i suoi primissimi passi nello studio delle scienze esatte proprio tra i banchi dell’Istituto «Alessandrini», dove ha conseguito il diploma in Chimica prima di intraprendere una folgorante carriera accademica tra l’Italia e il Regno Unito. La mattinata si aprirà alle ore 10:00 con i saluti inaugurali della dirigente scolastica del Polo Tecnologico Economico, la professoressa Maria Letizia Fatigati, affiancata da una delegata della professoressa Clara Moschella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Teramo, e dai rappresentanti delle istituzioni territoriali.

A seguire, lo scienziato guiderà la platea in una discesa vertiginosa nella scala nanometrica, spiegando come le singole sequenze di acidi nucleici possano essere ripiegate e ingegnerizzate per costruire biopolimeri strutturali. Una branca rivoluzionaria – la cosiddetta nanotecnologia del DNA – che permette di veicolare principi attivi direttamente all’interno delle cellule malate, aprendo frontiere inedite nella medicina personalizzata e nella diagnostica precoce.

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La doppia elica – James D. Watson

La storia avvincente e senza filtri della scoperta della struttura del DNA: il libro che ha ispirato generazioni di ricercatori a esplorare i misteri della vita e della genetica molecolare.

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La svolta sul tumore ovarico e la sfida clinica contro la SLA

La curiosità e l’attesa per l’arrivo del professor Di Antonio sono amplificate dai risultati eccezionali ottenuti dai suoi recenti studi all’Imperial College. Il suo laboratorio ha infatti decifrato un meccanismo biochimico cruciale legato alle conformazioni secondarie del DNA – note come strutture G-quadruplex – che regolano lo sviluppo della resistenza alla chemioterapia nelle pazienti colpite da carcinoma ovarico. Una scoperta epocale che offre una chiave di volta terapeutica per scongiurare le recidive tumorali e prolungare significativamente le speranze di sopravvivenza.

Parallelamente, l’équipe guidata dallo scienziato abruzzese sta conducendo sperimentazioni pionieristiche per il contrasto della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), aggredendo i meccanismi degenerativi dei motoneuroni con oligonucleotidi di sintesi. Dalle 10:45 alle 11:15 gli studenti potranno interrogare direttamente il professore durante una sessione aperta di domande e risposte, toccando con mano cosa significhi dedicare la vita all’avanzamento della salute globale.

La scuola pubblica come motore di riscatto: le parole della preside Fatigati

Un plauso commosso giunge dalla preside Maria Letizia Fatigati: «Vedere un nostro ex alunno sedere ai vertici accademici dell’Imperial College di Londra testimonia che la scuola pubblica e la formazione tecnica d’eccellenza sono capaci di abbattere qualsiasi barriera. Ai nostri giovani dico che i confini della conoscenza e del successo sono accessibili a chiunque scelga di coltivare con costanza rigore, curiosità intellettuale e passione civile».

L’intero evento sarà fruibile in diretta streaming globale sul canale YouTube dell’istituto (www.youtube.com/user/IISTeramo), confermando l’«Alessandrini-Marino» quale autentico faro culturale e scientifico per l’intera regione.

A cura della Redazione Scuola, Scienza e Territorio di Cavaliere News

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