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Economia

Benzina a 1,83 euro! Il “miracolo” dei distributori comunali che sconfiggono il caro-carburante e salvano i piccoli borghi italiani

Il “miracolo” dei sindaci che salvano i cittadini dal caro-benzina! Hanno comprato il distributore e la vendono a prezzo di costo! E la fila è chilometrica… ⛽ 🚗 Mentre nelle nostre città e in autostrada i prezzi di benzina e gasolio continuano a sfondare i due euro al litro mettendoci tutti in ginocchio, ci sono dei piccoli (ma grandiosi) Comuni italiani che hanno trovato la ricetta perfetta per sconfiggere i rincari folli delle multinazionali! Di fronte al rischio di restare senza benzinaio e vedere morire i propri paesi isolati in montagna, alcuni sindaci coraggiosi hanno preso una decisione rivoluzionaria: il Comune ha comprato il vecchio distributore chiuso e si è messo a vendere la benzina… a PREZZO DI COSTO, senza guadagnarci nemmeno un centesimo! È il caso meraviglioso del Comune di Force (Ascoli Piceno), che gestisce in proprio le pompe applicando un ricarico di appena 7 centesimi al litro (che serve solo per pagare la bolletta e la manutenzione della macchinetta)! Il risultato? A Force la benzina self-service si paga appena 1,83 euro al litro, e il diesel 1,92! I cittadini ringraziano, e tantissimi automobilisti disperati arrivano apposta dai paesi vicini per fare il pieno risparmiando tantissimi soldi! Stessa bellissima intuizione nei comuni di Valle Castellana (Teramo) e Montedinove, veri e propri eroi che combattono contro l’isolamento! Leggi come funziona questo fantastico modello comunale nel nostro articolo! 👇 💰 Siete d’accordo? Tutti i Comuni italiani (anche quelli grandi) dovrebbero aprire almeno un distributore civico a prezzo di costo per aiutare chi deve usare l’auto per andare a lavorare?

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Carburanti

Redazione – Mentre in gran parte d’Italia le famiglie, i pendolari e le imprese boccheggiano schiacciati dal peso insostenibile del caro-carburante (con il diesel e la benzina verde che spesso e volentieri sfondano drammaticamente il muro psicologico dei due euro al litro), ci sono alcune piccole e virtuose isole felici in cui la politica si rimbocca le maniche per salvare le tasche della sua gente.
Stiamo parlando del clamoroso e bellissimo “miracolo” dei distributori comunali di carburante. Quando le grandi multinazionali del petrolio decidono che un piccolo impianto di montagna non è più abbastanza redditizio e minacciano di chiuderlo, condannando interi paesi all’isolamento totale, ci sono sindaci coraggiosi che decidono di ribellarsi alle spietate logiche di mercato. La soluzione? Il Comune compra l’impianto e si mette a vendere la benzina ai suoi cittadini praticamente a prezzo di costo! È un fenomeno che sta assumendo sempre più importanza, spinto dalla necessità vitale di garantire un servizio essenziale ai residenti per scongiurare il dramma dello spopolamento montano.

Dal caso nazionale di Valle Castellana al modello ascolano

La scintilla mediatica che ha acceso i riflettori su questo meraviglioso modello di economia locale è scoppiata nei giorni scorsi con il caso “nazionale” di Valle Castellana, un piccolissimo centro incastonato nel teramano (Abruzzo). Qui, nel 2022, l’amministrazione ha eroicamente rilevato l’unico impianto presente sul territorio, ormai destinato a morte certa, e ha iniziato a vendere la benzina aggiungendo al prezzo di acquisto all’ingrosso soltanto i pochissimi centesimi strettamente necessari per coprire le spese elettriche e di gestione. Nessun profitto, nessuna speculazione: solo servizio puro.
Ma questo rivoluzionario modello solidale affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo, varcando il vicino confine marchigiano. Nella provincia di Ascoli Piceno, infatti, questa pratica di sopravvivenza economica è ormai una consolidata e invidiatissima realtà da quasi dieci anni, capace di attrarre automobilisti disperati anche da molto lontano.

Il miracolo di Force: benzina a 1,83 euro e zero profitti per il Comune

Il caso più lampante ed eclatante è senza ombra di dubbio quello del Comune di Force (Ascoli Piceno). Qui, il provvidenziale distributore a gestione municipale è stato inaugurato nel 2016, subito dopo l’angosciante chiusura dell’impianto privato precedente. A spiegare il clamoroso “segreto” dei loro prezzi stracciati è direttamente il primo cittadino, Amedeo Lupi.
“Il nostro Comune aggiunge un ricarico di soli sette centesimi al litro sul prezzo di acquisto”, spiega con estremo orgoglio il sindaco Lupi. “Non c’è nessunissimo guadagno e nessuna speculazione per le casse del Comune. Questi sette centesimi sono esattamente i soldi minimi che ci servono per fare la manutenzione delle pompe. Lo facciamo solo ed esclusivamente per la nostra gente”. I risultati di questa gestione, totalmente affidata ai dipendenti comunali, sono sbalorditivi per i portafogli: attualmente a Force la benzina self-service si paga appena 1,838 euro al litro, mentre il gasolio si ferma a 1,928 euro al litro. Un vero e proprio miraggio rispetto alle autostrade e alle grandi città. “È un servizio immensamente apprezzato”, conclude il sindaco, “tanto che la voce si è sparsa e tantissimi automobilisti arrivano di proposito anche dai Comuni limitrofi per fare il pieno e approfittare di questo enorme risparmio”.

I pionieri di Montedinove: la lotta contro lo spopolamento

A pochissimi chilometri di distanza, nel comune di Montedinove, questa esperienza pionieristica è addirittura più antica. Il loro distributore civico è stato infatti il vero precursore, aperto nel lontano 2014. “Credo che siamo stati storicamente tra i primissimi in tutta Italia, se non il primo Comune in assoluto, a credere e investire in un distributore comunale”, racconta fiero il sindaco Antonio Del Duca. Oggi a Montedinove i prezzi sono leggermente superiori (1,999 euro per la benzina e 2,159 per il diesel), poiché la gestione diretta è passata a una società partecipata e sconta le aspre fluttuazioni del mercato all’ingrosso, ma l’obiettivo sociale e morale resta identico, sacro e incrollabile.
Per queste piccolissime comunità montane, infatti, la chiusura di un distributore di benzina non significa perdere un banale negozio. Significa la morte economica e sociale del paese. Significa costringere pensionati, madri di famiglia, lavoratori pendolari e piccole imprese agricole a guidare per decine di chilometri su strade tortuose solo per poter mettere venti euro di benzina. Mantenere accesa l’insegna di questi distributori comunali non è solo una battaglia per il risparmio: è una vera e propria e commovente resistenza umana e civile contro il rischio di spopolamento del nostro meraviglioso entroterra.

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Economia

Ritorno a scuola da incubo, stangata pazzesca su libri e materiale didattico: la guida pratica per risparmiare centinaia di euro

Ritorno a scuola, arriva la stangata da incubo su libri e zaini! Ecco la nostra “Guida Salvavita” per risparmiare centinaia di euro! 📚 💸 L’estate sta finendo e per milioni di genitori italiani sta per suonare la temutissima e salatissima campanella scolastica! Tra inflazione altissima e continui rincari speculativi, comprare i libri di testo nuovi, riempire gli astucci e acquistare gli zaini è diventato un lusso pazzesco: quest’anno si stima una spesa che supera facilmente i 600 euro a figlio! Un vero e proprio bagno di sangue per le famiglie! Ma non disperate, difendersi da questo salasso è possibile organizzandosi bene! Come fare? 1) IL MERCATO DELL’USATO: non comprate libri nuovi! Rivolgetevi ai mercatini o ai grandi portali online per i testi di seconda mano, si risparmia fino al 60% (e ricordatevi di rivendere i vostri vecchi libri!). 2) LE SCORTE SCONTATE: non andate a comprare quaderni e penne all’ultimo secondo, studiate i volantini dei supermercati e fate mega-scorte approfittando del “sottocosto”. 3) LE CHAT DI CLASSE: unitevi con gli altri genitori per fare ordini enormi all’ingrosso su internet e dividete le spese! 4) BASTA MARCHI COSTOSI: comprate diari e zaini “no-brand” di ottima qualità. Evitare il marchio famoso (o quello dello Youtuber del momento) vi farà risparmiare quasi il 70% della spesa! Educare i figli al valore dei soldi è la materia più importante! Leggi la guida completa nel nostro articolo! 👇 🎒 E voi quali strategie state usando per risparmiare quest’anno sul rientro a scuola? Raccontateci i vostri trucchi!

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Caro libri scuola

Redazione  – Le vacanze estive stanno volgendo inesorabilmente al termine, le giornate iniziano impercettibilmente ad accorciarsi e per milioni di famiglie italiane si avvicina il momento più temuto (e salato) dell’intero anno solare: il fatidico e inesorabile ritorno a scuola. Settembre è da sempre un mese complicatissimo per il bilancio domestico, ma quest’anno si preannuncia un vero e proprio bagno di sangue finanziario.
Tra l’inflazione galoppante che non accenna a diminuire e i rincari folli applicati dalle grandi aziende produttrici, la famosa “stangata autunnale” sta per abbattersi impietosamente sui portafogli dei genitori. Acquistare i libri di testo aggiornati, comprare uno zaino resistente, riempire gli astucci con penne, pennarelli, quaderni e materiale didattico sembra diventato un vero e proprio lusso per pochi. Le associazioni a tutela dei consumatori stimano rincari medi che sfiorano il 10% rispetto all’anno precedente, portando la spesa complessiva a superare ampiamente i 600 euro a figlio (con picchi vertiginosi per chi deve affrontare il primo anno delle scuole superiori).
Tuttavia, non tutto è perduto. Difendersi da questo inaccettabile salasso è ancora possibile, basta armarsi di tanta pazienza, furbizia e spirito di organizzazione. Ecco la nostra “guida salvavita” con i consigli d’oro per abbattere drasticamente i costi del rientro in classe.

Il mercato dell’usato: un tesoro tra i banchi di scuola

La voce che incide in maniera più devastante e crudele sul bilancio familiare è senza dubbio quella relativa ai libri di testo. Le case editrici propongono continuamente “nuove edizioni” che spesso cambiano solo per la copertina o per l’ordine dei capitoli, rendendo apparentemente obsoleti i vecchi testi. Ma non bisogna cadere in questa trappola commerciale!
Il primo, sacrosanto comandamento per risparmiare è affidarsi al florido mercato dell’usato. Rivolgetevi ai mercatini storici della vostra città, alle librerie indipendenti che trattano il circuito di “seconda mano”, oppure esplorate i famosissimi portali online (come Il Libraccio, Vinted o subito.it). Acquistare un libro usato in buone condizioni permette un risparmio netto dal 40% al 60% sul prezzo di copertina originale. E non dimenticate di rivendere immediatamente i vostri libri dell’anno precedente: i soldi incassati vi serviranno per finanziare parzialmente i nuovi acquisti!

La guerra dei supermercati e lo “scorte-party”

Per quanto riguarda l’acquisto del materiale didattico (quaderni, penne, matite, evidenziatori, colle e raccoglitori ad anelli), il segreto è giocare d’anticipo e sfruttare la feroce concorrenza della grande distribuzione. Evitate di comprare tutto e subito all’ultimo minuto nella cartoleria sotto casa.
A fine agosto e nei primissimi giorni di settembre, i grandissimi ipermercati e le catene di elettronica lanciano campagne promozionali aggressivissime per attirare i clienti. Tenete d’occhio i volantini cartacei e digitali: spesso i quadernoni e le penne vengono venduti letteralmente in “sottocosto”. Acquistate enormi quantità di materiale (le classiche “scorte di guerra”) quando i prezzi sono stracciati e teneteli nell’armadio a disposizione per l’intero anno scolastico. In questo modo dimezzerete la spesa per la cancelleria.

Il potere di fare squadra: chat di classe e gruppi d’acquisto

L’unione fa la forza, specialmente quando si tratta di risparmiare denaro. Sfruttate le tanto criticate (ma in questo caso utilissime) “Chat delle mamme” su WhatsApp per organizzarvi con gli altri genitori. Unendo le forze, potrete formare dei veri e propri Gruppi di Acquisto Solidale (GAS).
Comprare trenta risme di carta, decine di dizionari o scatole intere di pennarelli tramite i grandi grossisti online, dividendo poi la spesa equamente tra tutte le famiglie della classe, vi garantirà un prezzo all’ingrosso clamorosamente inferiore rispetto al normale acquisto al dettaglio.

Il coraggio di dire “No” alle grandi firme del momento

Infine, l’aspetto forse più difficile, perché tocca l’educazione dei nostri figli. Zaino, astuccio e diario sono diventati dei veri e propri status symbol tra i giovani. Tutti vogliono l’astuccio del loro Youtuber preferito, o lo zaino super-firmato che costa quanto un gioiello in vetrina.
Per risparmiare centinaia di euro, bisogna avere la forza morale di non rincorrere disperatamente il marchio di moda del momento. Optate per zaini di ottima qualità manifatturiera (magari monocromatici e robusti, che possano durare per anni) ma slegati dal logo della grande multinazionale. E ricordate che il diario scolastico serve per scriverci i compiti, non per fare una sfilata di moda: i modelli “no-brand” offerti nei supermercati costano un terzo rispetto a quelli firmati e svolgono esattamente la stessa preziosissima funzione. Educare i nostri figli al reale valore del denaro e del risparmio è la lezione più bella e importante che possano imparare prima ancora che suoni la campanella.

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Economia

“Fare la spesa oggi è come entrare in gioielleria”: il caro carburanti mette in ginocchio le famiglie e strangola i piccoli commercianti

“Comprare la frutta oggi è come entrare in gioielleria!”. Il dramma silenzioso delle famiglie e dei venditori ambulanti schiacciati dal rincaro della benzina 🛒 ⛽ Una passeggiata al mercato di quartiere per comprare un po’ di frutta e verdura, un tempo, era un piacere quotidiano. Oggi si è trasformata in un vero e proprio percorso a ostacoli per il portafogli! Il prezzo folle del gasolio, arrivato in molti distributori a sfondare il muro dei 2 euro al litro, si sta scaricando pesantemente sui costi di trasporto delle merci, e di conseguenza sui prezzi finali esposti sui banchi. Fruttivendoli e salumieri segnalano rincari all’ingrosso del 20%, e le famiglie sono disperate! “Mi piacciono le pesche, ma devo limitare gli acquisti: se questa settimana prendo un frutto, la settimana prossima lo salto”, confessa una cliente amareggiata. “Comprare da mangiare oggi è come entrare in gioielleria”. Ma il vero dramma lo vivono i piccoli commercianti ambulanti: “Se scaricassimo i costi di trasporto, delle autostrade e del suolo pubblico sui clienti, non venderemmo più niente”, confessa un salumiere. “Ci stiamo sacrificando e riducendo i guadagni per tenere i prezzi bassi, perché noi viviamo grazie ai pensionati, e se alziamo i prezzi loro non possono più mangiare!”. Un sacrificio eroico che però sta mettendo in ginocchio le piccole attività: “Oggi le uscite superano le entrate, non ce la facciamo più”. Leggi questo incredibile e amarissimo spaccato della nostra Italia nel nostro articolo! 👇 🍅 E voi avete notato questi aumenti folli al mercato e al supermercato? A cosa state rinunciando pur di risparmiare sulla spesa?

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Carso spesa

Redazione – C’è un dramma silenzioso, costante e pesantissimo che si consuma ogni singola mattina tra le strade delle nostre città. Non fa rumore, non riempie le prime pagine dei grandi giornali internazionali, ma scava solchi profondissimi nei bilanci e nella dignità di milioni di italiani. È il dramma del “caro spesa”, quell’inflazione galoppante trainata dal costo folle dei carburanti che sta letteralmente svuotando i carrelli delle nostre famiglie.
Basta fare una passeggiata tra i banchi del mercato di quartiere (come quello storico e popolarissimo di Vasari, in zona Porta Vittoria) per tastare con mano la disperazione della gente comune. Ascoltando le voci dei clienti e dei venditori ambulanti, emerge un quadro a dir poco desolante. «Tutto costa molto di più, vuoi per la siccità estiva, vuoi per i costi di trasporto. Fare la spesa al mercato, oggi, è diventato esattamente come entrare in una gioielleria». A pronunciare queste parole, amare e rassegnate, è una signora con la borsa della spesa mezza vuota. Il rincaro vertiginoso del gasolio si scarica inesorabilmente e crudelmente sui cartellini dei prezzi esposti sui banchi di frutta e verdura.

La spesa “a singhiozzo” e le rinunce dei consumatori

Di fronte a un’impennata dei prezzi così aggressiva, le abitudini alimentari degli italiani stanno subendo un drastico e doloroso ridimensionamento. «Io adoro tantissimo le pesche, mi piacciono da impazzire, ma ho dovuto limitarmi drasticamente», prosegue la cliente ai microfoni dei cronisti locali. «Ormai si fa a turno: una volta si prende una cosa, la volta dopo se ne deve prendere per forza un’altra. Una settimana si preferisce un frutto, la settimana successiva si rinuncia a quello e si compensa con la verdura».
Non si compra più per il piacere di mangiare, ma si acquista con il bilancino del farmacista in mano, calcolando ogni singolo centesimo per riuscire ad arrivare alla fine del mese.

Il grido di dolore dei commercianti: rincari del 20%

Dall’altra parte della barricata, dietro le bilance degli ambulanti, la situazione (se possibile) è ancora più drammatica e insostenibile. L’equazione economica è spietata. «Il gasolio per i nostri furgoni e per i camion dei fornitori è aumentato a dismisura, e di conseguenza aumenta in modo automatico anche la merce che portiamo qui nel nostro mercato», spiega un fruttivendolo visibilmente preoccupato. «Prendete le zucchine, le pesche, le albicocche (anche se siamo a fine stagione), o l’uva freschissima che ci arriva dalla Puglia: i costi di trasporto su gomma incidono in maniera devastante».
L’aumento netto indicato dagli operatori del settore si aggira intorno al sanguinoso 20 per cento. «Non è poco, è una cifra enorme», confessa il venditore, «E noi qui siamo costretti a fare salti mortali per tenere i prezzi un po’ calmierati, riducendo all’osso i nostri guadagni, altrimenti la gente non compra più nulla e la merce marcisce sui banchi».

Il sacrificio eroico: “Viviamo grazie ai pensionati”

Il vero ammortizzatore sociale di questo Paese, paradossalmente, sono proprio questi piccoli commercianti di quartiere, che stanno assorbendo i costi per non tradire la loro clientela storica. Spostandosi al banco dei salumi e dei formaggi, il titolare spiega infatti di avere i listini ostinatamente fermi da due o tre anni.
«Se noi commercianti dovessimo far pagare davvero ai clienti finali le nostre spese di carburante, i pedaggi delle autostrade impazziti, i rincari folli delle bollette, gli aumenti vertiginosi delle tasse per il suolo pubblico e quant’altro… usciremmo totalmente fuori budget e non potremmo letteralmente più vendere nulla», ammette con grande onestà l’ambulante. «Noi ci sacrifichiamo, rinunciamo ai guadagni per continuare a vendere a un prezzo basso perché il nostro mercato vive e respira con i pensionati, con la gente di una certa età che fa fatica. Il nostro margine di profitto è sparito. Se dovessi aumentare i prezzi anche solo del 20 per cento, non sarei più competitivo, verrei schiacciato dai miei colleghi e soprattutto dai grandi supermercati».

Il circolo vizioso: alla pompa di benzina e tra i banchi

Da un altro banco di ortofrutta vicino, la fotografia scattata da un venditore storico è tombale: «Le uscite, ormai, superano di gran lunga le entrate. È diventato quasi impossibile coprire tutte le voci di spesa».
Tra i clienti, la matematica del portafogli si fa prima al distributore e poi al mercato. Un uomo racconta la sua caccia al risparmio per muovere l’automobile: «Ieri ho fatto rifornimento in un distributore a prezzi scontati, in modalità self-service. L’ho pagata 1,916 euro al litro, che è già tantissimo, mentre in tutti gli altri distributori la benzina vola a 2,03 o 2,04 euro!». Un effetto domino spietato e inarrestabile: il pieno costa di più, la frutta costa di più, e alle famiglie (come ammette un’ultima cliente sconsolata) non resta che «limitarsi esclusivamente allo stretto indispensabile». Un’economia di sopravvivenza che rischia di spegnere il sorriso e il motore dell’Italia.

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Economia

Carburanti, proroga “mini” per lo sconto solo sul gasolio: consumatori in rivolta per la stangata sulla benzina

Sconto prorogato solo per il gasolio fino al 5 settembre, ma per la benzina è il “nulla cosmico”. È rivolta dei consumatori contro il Governo! ⛽ 🚗 Niente da fare, la stangata del controesodo colpirà duramente milioni di automobilisti italiani! Il Governo (in un velocissimo Consiglio dei Ministri) ha varato un mini-decreto per prorogare il taglio delle accise di 17 centesimi al litro… ma solo per il gasolio e solo fino al 5 settembre! Una misura che ha scatenato la furia delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori. Il Codacons l’ha definita “un topolino”, mentre Massimiliano Dona (Unione Nazionale Consumatori) ha parlato di “nulla cosmico per la benzina, che ormai sfiora i 2,1 euro al litro in autostrada”. Fortissime critiche anche da Assoutenti, che boccia l’idea del Governo di erogare in futuro aiuti in base al reddito: “Il caro-pieno colpisce tutti i pendolari e le imprese, gli automobilisti non si possono dividere in base all’ISEE! Serve un taglio strutturale per tutti!”. La rabbia è tanta: fare il pieno per andare a lavorare non può essere una tassa straordinaria. Leggi le dichiarazioni esplosive nel nostro articolo! 👇 💸 E voi cosa ne pensate? È giusto tagliare le accise solo sul diesel e per pochissimi giorni, o serviva un taglio netto su tutti i carburanti?

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Carburanti

Roma– L’estate sta volgendo al termine, milioni di italiani si preparano al difficile rientro a casa (il cosiddetto “controesodo”) e, come da triste copione, lo spauracchio del caro-carburanti torna a terrorizzare i portafogli delle famiglie. In un rapidissimo Consiglio dei Ministri (durato appena dieci minuti), il Governo ha varato in extremis un provvedimento per tentare di arginare l’emergenza, ma le misure adottate hanno immediatamente scatenato un’ondata di aspre polemiche.
Il CdM ha infatti deciso di prorogare fino al 5 settembre 2026 il taglio sulle accise, ma limitandolo esclusivamente al gasolio. La misura (del valore stimato di circa 130 milioni di euro, finanziata tramite un ingegnoso sistema di anticipo fiscale imposto ai grandi gruppi del settore energetico) prevede la proroga della riduzione già in vigore di 17 centesimi al litro sul prezzo del diesel, ottenuta tramite un taglio di 14 centesimi di accisa e 3 centesimi di IVA. Nessun intervento, invece, è stato clamorosamente previsto per la benzina, scatenando l’ira delle opposizioni (con Conte e Schlein subito all’attacco) e la feroce reazione delle associazioni dei consumatori.

Codacons e UNC all’attacco: “Il nulla cosmico per la benzina”

La delusione tra i rappresentanti dei cittadini è palpabile e le dichiarazioni non lasciano spazio a sconti istituzionali. «La montagna ha partorito il classico topolino», ha tuonato senza mezzi termini il Codacons, definendo l’intervento del Governo «una misura totalmente annacquata che scontenta tutti gli automobilisti e non risolve l’emergenza in corso». A pesare è soprattutto l’esclusione della verde: «Non c’è alcun provvedimento sulla benzina, nonostante il prezzo in autostrada stia viaggiando pericolosamente verso i 2,1 euro al litro. Parliamo di una maggiore spesa di circa 10 euro a pieno per 17 milioni di italiani. Questa decisione non salverà le famiglie dalla stangata».
Sulla stessa, durissima lunghezza d’onda si è sintonizzato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), che ha bollato l’intervento normativo come «una mezza pezza per il gasolio e il nulla cosmico per la benzina». Dona riconosce un unico aspetto positivo: «Almeno nel controesodo eviteremo di pagare il gasolio 2,37 euro al litro in autostrada, ma è una magra consolazione». L’esponente dell’UNC critica anche l’ipotesi di futuri bonus mirati: «Dare qualche spicciolo a chi ha la “Carta dedicata a te” è inutile per frenare l’inflazione. Il Governo deve ripensarci».

Assoutenti: “L’ISEE non basta, il caro-pieno colpisce tutti”

Anche per Assoutenti, il bilancio dell’operazione è fallimentare. «Il bicchiere è ancora palesemente mezzo vuoto», spiega il presidente Gabriele Melluso. Pur giudicando positivamente la proroga per chi torna dalle vacanze, l’associazione evidenzia l’assurdità di non aver potenziato lo sconto e di non averlo esteso alla benzina visti “i livelli allarmanti raggiunti dai listini alla pompa”.
Il vero timore, però, riguarda il futuro, ovvero cosa accadrà dopo la fatidica data del 5 settembre. «La strada delle misure assistenziali legate soltanto al reddito è palesemente sbagliata», avverte Melluso. «Il caro-carburante colpisce tutti e l’automobilista non si può assolutamente classificare in base all’ISEE. Il problema colpisce indistintamente pendolari, famiglie, lavoratori e imprese».

Serve un intervento strutturale, non l’elemosina

Il sentimento diffuso tra i cittadini e i loro rappresentanti è quello di una profonda stanchezza. L’Italia sconta da decenni un sistema di accise obsoleto e asfissiante. Tamponare l’emergenza prolungando uno sconto di soli dieci giorni (e solo su un tipo di carburante) è visto come un palliativo insufficiente per una malattia cronica.
Come giustamente ricordato dalle associazioni, ciò che serve oggi al Paese non è un intervento a scadenza ravvicinata, ma una riforma stabile e strutturale sulle accise, capace di evitare una volta per tutte che, a ogni minima crisi internazionale, fare il pieno per andare a lavorare o per tornare a casa si trasformi in una tassa straordinaria e insopportabile sulla fondamentale mobilità degli italiani.

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