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Cronaca

Emergenza criminalità a Carnate, il grido d’allarme di Roberto Manzato: “La stazione è diventata un far-west, servono controlli!”

“La nostra stazione è diventata un far-west, abbiamo paura!”. L’urlo di rabbia del cittadino Roberto Manzato contro il degrado a Carnate (MB) 😡 🚆 Il problema della sicurezza non riguarda più soltanto le enormi metropoli come Milano o Roma, ma sta avvelenando in modo spaventoso anche la vita dei nostri paesini di provincia! A farsi portavoce della grandissima esasperazione dei cittadini è Roberto Manzato, che ha affidato al nostro giornale un durissimo appello pubblico per denunciare il degrado assoluto della cittadina di Carnate (nella provincia di Monza e Brianza). L’epicentro del terrore? La stazione ferroviaria! “La sicurezza a Carnate non esiste più, la stazione è diventata un posto totalmente insicuro e i giornali sono pieni di gravi episodi di cronaca!”, denuncia Manzato. Non è tollerabile che studenti, donne, lavoratori e normalissimi pendolari debbano avere letteralmente paura per la propria incolumità solo per prendere un treno! Spaccio, rapine e microcriminalità hanno reso questi luoghi terra di nessuno. Il grido del cittadino è rivolto direttamente ai politici e alla Prefettura: “Chiedo alle Istituzioni locali di alzare la voce! Vogliamo più controlli mirati dalle Forze dell’Ordine per garantire l’incolumità dei pendolari! Lo slogan è uno solo: LA SICUREZZA È FONDAMENTALE PER UNA CITTÀ!”. Leggi l’appello civico integrale nel nostro articolo! 👇 🚓 Siete d’accordo con le durissime parole di Roberto Manzato? Anche nella stazione del vostro paese o della vostra città si respira quest’aria di perenne pericolo e totale abbandono? Dite la vostra!

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Sicurezza alla stazione di Carnate

Redazione – C’è un’emergenza strisciante, silenziosa ma sempre più feroce e insopportabile, che sta letteralmente avvelenando la vita quotidiana di milioni di italiani. Un male oscuro che non colpisce più soltanto le sterminate e caotiche periferie delle grandi metropoli, ma che si è ormai insinuato come un cancro anche nelle realtà provinciali più piccole e un tempo tranquille. Stiamo parlando del drammatico, irrisolto e gravissimo problema della mancanza di sicurezza urbana.
Oggi, a farsi portavoce dell’esasperazione di un’intera comunità, è il cittadino Roberto Manzato, che attraverso le colonne del nostro giornale lancia un durissimo e accorato appello pubblico per accendere un faro sull’ormai insostenibile situazione di degrado che attanaglia Carnate, popoloso comune situato nella provincia di Monza e della Brianza (MB).

La stazione ferroviaria di Carnate: ostaggio del degrado

Il cuore nevralgico della denuncia di Manzato si concentra su quello che dovrebbe essere il punto di forza e di collegamento di ogni cittadina di provincia, e che invece si è drammaticamente trasformato nell’epicentro della paura: la locale stazione ferroviaria.
«La sicurezza è un tema che è ormai stabilmente all’ordine del giorno nelle nostre città. E purtroppo, questa sicurezza manca totalmente anche in un paese di periferia come Carnate, e in primis nella sua stazione», spiega il cittadino, facendosi portavoce non solo dei residenti, ma anche (e soprattutto) delle migliaia di pendolari, studenti e lavoratori che ogni santissimo giorno sono costretti a frequentare quegli spazi per recarsi a scuola o al lavoro. Una stazione, quella di Carnate, che secondo le dure parole di Manzato «è diventata totalmente insicura», terra di nessuno dove la legge dello Stato sembra essersi arresa di fronte a microcriminalità, sbandati e piccola delinquenza.

I gravi fatti di cronaca: un bollettino di guerra

L’appello del cittadino brianzolo non si basa su sensazioni passeggere o su timori infondati, ma poggia sulle solide e inquietanti basi della realtà fattuale. Come ricorda lo stesso Manzato nel suo intervento, l’emergenza di Carnate «è ampiamente documentata su moltissime pagine dei giornali locali, piena di fatti di cronaca davvero preoccupanti».
Ed è un fatto purtroppo noto: negli ultimi tempi, le stazioni ferroviarie della Brianza sono finite tristemente agli onori (e ai disonori) della cronaca nera per rapine, aggressioni ai danni dei viaggiatori (spesso donne e giovanissimi), risse tra bande, spaccio di sostanze stupefacenti alla luce del sole e un senso generale di totale abbandono istituzionale. Una situazione inaccettabile per un Paese civile, che costringe i cittadini onesti a guardarsi sempre le spalle, accelerando il passo per paura di fare brutti incontri non appena cala il sole o sui binari meno illuminati e controllati.

Il grido di Roberto Manzato: “Istituzioni, alzate la voce!”

Davanti a questo scenario da far-west urbano, la misura è colma. Roberto Manzato decide di non voltarsi dall’altra parte e chiama direttamente in causa la politica. «Con questo mio appello chiedo fermamente alle Istituzioni locali di avere il coraggio di alzare la voce. Chiedo che vengano predisposti immediatamente più controlli mirati da parte delle Forze dell’Ordine, al fine di garantire finalmente la sicurezza sia ai residenti che ai moltissimi pendolari. Perché la sicurezza è la base per la sopravvivenza stessa di una città».
Parole durissime, un vero e proprio “j’accuse” che si condensa nello slogan finale scelto dal cittadino per smuovere le coscienze dei decisori politici: “La sicurezza è fondamentale per una città”.
Adesso la palla passa alle autorità competenti (Prefettura, Sindaco e Forze dell’Ordine): l’appello della comunità di Carnate non può e non deve rimanere l’ennesima lettera morta prima che si verifichi una tragedia ancora più grande.

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Cronaca

Andava a comprare la merenda, l’hanno abusata a 13 anni. L’aggressore già libero: “Si è pentito”. L’Italia sotto choc

SCANDALO GIUSTIZIA! Abusa di una bimba di 13 anni nel supermercato, ma il Giudice lo rimette in libertà dopo 48 ore perché “Si è pentito!”. L’Italia è sotto choc! 😡 ⚖️ Questa è una di quelle notizie che ti fa salire la rabbia fin dentro alle vene! A Torino si è consumato uno degli episodi di malagiustizia più assurdi, pericolosi e incomprensibili degli ultimi anni! Una bambina innocente di 13 anni era andata al minimarket del quartiere per comprare dei succhi di frutta ai suoi fratellini più piccoli. Ma proprio tra gli scaffali del negozio, ha incrociato il male assoluto: un uomo di 42 anni l’ha aggredita e abusata sessualmente! La piccola è scappata sotto choc, in preda al terrore, accasciandosi sul marciapiede piangendo disperata in attesa che la mamma la venisse a salvare. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso tutto l’abuso, rivelando un dettaglio ancora più mostruoso: lo stesso uomo, appena 40 minuti prima, aveva abusato di un’altra donna nello stesso posto! Arrestato dalla Polizia, l’orco è stato portato in carcere. Ma sapete quanto c’è rimasto? DUE GIORNI! Il Giudice (GIP) ha infatti deciso di scarcerarlo e rimetterlo in totale libertà (con un ridicolo obbligo di firma)! Il motivo? Secondo il magistrato l’uomo si è dimostrato “collaborativo e pentito”, dichiarando che si trattava di un episodio “isolato” (nonostante i video dimostrino il contrario!). Oggi questo individuo è libero di girare per le nostre strade! Leggi tutti gli agghiaccianti dettagli della sentenza nel nostro articolo di cronaca nera! 👇 🚨 Trovate giusto che un uomo accusato di aver abusato di una ragazzina di 13 anni venga rimesso in libertà dopo sole 48 ore perché si dichiara “pentito” davanti al giudice? Questa è la Giustizia che volete per proteggere i vostri figli? Ditecelo nei commenti!

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Violenza donne

Torino– Ci sono sentenze e decisioni giudiziarie che, lette a freddo, sembrano scritte appositamente per annientare quel poco di fiducia che i cittadini onesti ripongono ancora nelle Istituzioni e nella Legge. Decisioni che lasciano l’amaro in bocca, che spaventano le famiglie e che rischiano di far passare un messaggio sociale devastante: chi commette crimini atroci può farla franca con un semplice “scusa”.
È esattamente questo il sentimento di rabbia e sgomento che sta travolgendo in queste ore l’intera comunità di Madonna di Campagna, popoloso quartiere nella provincia di Torino, teatro di una vicenda di cronaca nera che ha i contorni del vero e proprio incubo. Un uomo di 42 anni, arrestato in flagranza con la pesantissima e infamante accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di soli 13 anni, è stato incredibilmente rimesso in libertà dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) dopo appena due notti trascorse in cella. La motivazione ufficiale della scarcerazione? L’orco “è pentito”.

L’orrore tra gli scaffali: la merenda trasformata in incubo

Per comprendere la gravità assoluta di questa assurda vicenda, bisogna riavvolgere il nastro fino al pomeriggio del 29 agosto scorso. La vittima è una ragazzina innocente di appena tredici anni. Come accade in mille altre famiglie italiane, la piccola era uscita di casa per compiere una commissione banale e dolcissima: recarsi nel minimarket del quartiere per comprare tre succhi di frutta da portare come merenda ai suoi fratellini più piccoli.
Ma proprio lì, nel luogo che doveva essere sicuro e familiare, tra gli scaffali del negozietto, si è consumato l’orrore. Il 42enne l’avrebbe puntata e aggredita sessualmente con inaudita violenza. La ragazzina, paralizzata dal terrore, ha vissuto minuti che le segneranno la psiche per il resto della vita.

Il trauma della bambina e la chiamata disperata

Negli agghiaccianti atti stilati dalla polizia dopo l’arresto, è riportato per filo e per segno il racconto straziante fornito dalla giovanissima vittima. La 13enne ha descritto agli agenti il totale stato di choc immediatamente successivo all’aggressione. Un vero e proprio crollo psicologico accompagnato da un forte malessere fisico.
La bambina è riuscita a fuggire dal negozio, ha composto tremando il numero della madre per cercare disperatamente aiuto, ma il terrore le ha letteralmente bloccato le gambe vicino a una lavanderia a gettoni. Alla fine, piangendo disperata, ha dovuto chiamare un amico di famiglia per farsi venire a prendere, restando seduta da sola sul marciapiede, paralizzata dalla paura, in attesa della salvezza.

Il video choc: aveva già colpito un’altra donna!

Le telecamere di videosorveglianza interne al locale hanno ripreso e documentato per intero l’abuso ai danni della bambina. Ma visionando i nastri, le Forze dell’Ordine hanno fatto una scoperta se possibile ancora più agghiacciante: le stesse telecamere hanno rivelato che il 42enne, solo quaranta minuti prima di aggredire la 13enne, aveva commesso un secondo abuso sessuale ai danni di un’altra donna (la cui identità è purtroppo ancora in fase di accertamento). Un dettaglio inquietante, che dimostra la pericolosità e la spregiudicatezza seriale dell’aggressore.

La scarcerazione shock: libero con un “obbligo di firma”

Eppure, davanti a questo quadro indiziario devastante, la Giustizia ha deciso di voltarsi dall’altra parte. Fermato dagli agenti, il 42enne ha trascorso due sole notti nel carcere torinese “Lorusso e Cutugno”. Poi, la doccia gelata. Durante l’udienza di convalida, l’indagato ha sostenuto davanti al magistrato che si trattasse di “un episodio isolato” (mentendo spudoratamente, visto il video della seconda donna aggredita 40 minuti prima).
Il Giudice (GIP) gli ha creduto, disponendone la scarcerazione immediata. Nelle motivazioni, il magistrato ha incredibilmente giustificato la liberazione parlando di “atteggiamento di resipiscenza” (ovvero di ravvedimento) e lodando la sua “collaborazione” per aver consegnato i video. Oggi quell’uomo, accusato di aver violato l’innocenza di una bambina, è libero di girare per strada, sottoposto a un banale e inutile obbligo di firma. E l’Italia intera si chiede, con sgomento: chi proteggerà i nostri figli se lo Stato si arrende al primo finto pentimento?

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Cronaca

Famiglia sterminata a colpi di pistola a Roma: orrore a Pietralata. L’ombra cupa del dramma della disabilità

Orrore a Roma, intera famiglia sterminata a colpi di pistola! Tre morti in casa: l’ombra cupa del dramma della disabilità 😭 🩸 Una notizia agghiacciante che ci stringe il cuore in una morsa di dolore! Poche ore fa, nel quartiere Pietralata di Roma (esattamente al civico 12 di via dell’Antracite), i vicini hanno chiamato terrorizzati il 112 dopo aver sentito distintamente degli spari! Quando i Carabinieri, il 118 e i Vigili del Fuoco hanno forzato la porta dell’appartamento, si sono trovati davanti a una scena da film dell’orrore: un’intera famiglia distrutta! A terra c’erano i corpi senza vita del padre, della madre e della figlia. Il particolare più straziante, che stringe la gola in un nodo impossibile da sciogliere, è che la figlia era affetta da disabilità! Tutti gli indizi portano all’ipotesi drammatica dell’OMICIDIO-SUICIDIO. Uno dei genitori avrebbe sparato al coniuge e alla figlia, per poi togliersi la vita! Un dramma della disperazione e della solitudine: troppo spesso le famiglie vengono lasciate sole e senza alcun aiuto dallo Stato a gestire il peso insostenibile della malattia dei figli, fino a sprofondare nel buio più assoluto e in gesti estremi e folli! Leggi i dettagli del ritrovamento choc nel nostro articolo 👇 💔 Una preghiera immensa per queste tre anime volate in cielo in modo così violento! È inaccettabile che nel 2026 le famiglie fragili si sentano così tanto sole e abbandonate dalle istituzioni!

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Carabinieri Ris

Roma – Ci sono giorni in cui la cronaca delle nostre città si tinge di colori così cupi e atroci da rendere quasi impossibile trovare le parole per descrivere l’accaduto. Drammi silenziosi, covati a lungo tra le pareti domestiche, che improvvisamente esplodono in tutta la loro brutale e inaudita violenza, lasciando dietro di sé soltanto sangue, macerie e un interminabile e angosciante strascico di “perché”.
È esattamente quello che è successo poche ore fa a Roma, in una normalissima e anonima giornata che si è trasformata in un vero e proprio scenario da incubo. Un’intera famiglia è stata ritrovata sterminata a colpi di arma da fuoco all’interno del proprio appartamento. Tre corpi senza vita, tre storie spezzate per sempre, in quello che gli investigatori ritengono essere, purtroppo, il più classico e tragico dei copioni della disperazione umana: l’omicidio-suicidio.

Gli spari, l’allarme al 112 e il ritrovamento choc

Il teatro di questo autentico film dell’orrore è il quartiere di Pietralata, nella periferia della Capitale, e più precisamente il civico numero 12 di via dell’Antracite. A far scattare la complessa e rapidissima macchina dei soccorsi sono state alcune telefonate disperate giunte al centralino del 112: i vicini di casa, terrorizzati, hanno udito in modo distinto e ravvicinato una sequenza agghiacciante di colpi di pistola provenire dall’interno dell’abitazione.
Quando le pattuglie dei Carabinieri sono giunte a sirene spiegate sul posto, accompagnate a stretto giro dalle squadre dei Vigili del Fuoco (necessarie per aprire la porta chiusa dall’interno) e dalle ambulanze del 118, si sono trovati di fronte a una scena letteralmente paralizzante. All’interno delle stanze, stesi a terra in pozze di sangue, giacevano i corpi ormai privi di vita dei tre componenti del nucleo familiare. Per loro, i medici soccorritori non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.

Padre, madre e figlia disabile: vite spazzate via

Secondo le primissime e ancora frammentarie ricostruzioni investigative, le vittime di questa strage familiare sono un padre, una madre e la loro figlia. Ma è proprio quest’ultimo dettaglio a rendere la tragedia, se possibile, ancora più straziante e difficile da accettare: la ragazza, infatti, era affetta da disabilità.
Questo delicatissimo particolare ha immediatamente indirizzato i militari dell’Arma, giunti in forze sul luogo della strage per effettuare i rilievi scientifici, verso l’ipotesi investigativa più drammatica: l’omicidio-suicidio. La dinamica, che dovrà essere confermata dai riscontri balistici e dall’autopsia, sembrerebbe purtroppo tristemente chiara: uno dei due genitori avrebbe impugnato l’arma da fuoco aprendo il fuoco contro il coniuge e contro la figlia disabile, per poi rivolgere l’arma contro se stesso, chiudendo per sempre i conti con la vita in una frazione di secondo.

Il male oscuro della solitudine e della disperazione

In attesa che la scientifica e la Procura facciano totale chiarezza sulla balistica e sulle tempistiche esatte di questo inferno, la mente della collettività corre inevitabilmente a decifrare le motivazioni profonde di un gesto così estremo e innaturale.
Le tragedie familiari che coinvolgono persone con disabilità ci sbattono violentemente in faccia il dramma inaccettabile della solitudine e della disperazione. Troppo spesso (e la cronaca italiana ne è purtroppo piena) madri e padri in là con gli anni, schiacciati dal peso insostenibile dell’assistenza continua e terrorizzati dal pensiero di cosa accadrà ai propri figli fragili quando loro non ci saranno più (il drammatico e irrisolto dilemma del “Dopo di noi”), finiscono per sprofondare in un baratro di buio mentale assoluto. Un blackout della mente e dell’anima che trasforma un gesto di estrema e inaudita violenza in una distorta e folle illusione di “liberazione” dal dolore.

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Cronaca

Branco di lupi a Noicàttaro, la denuncia choc dell’Associazione Rurale: “I cuccioli sono tanti. E che fine ha fatto il DNA della bimba azzannata?”

BOMBA A NOICÀTTARO: L’Associazione Rurale smonta le bugie sui lupi! “Si riproducono da 2 anni. Perché nascondono il DNA della bimba trascinata per 15 metri?” 🐺 🩸 Un documento d’inchiesta durissimo che fa letteralmente tremare i polsi e che sbugiarda le ricostruzioni ufficiali! L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali ha diramato una nota al fulmicotone sull’emergenza lupi a Noicàttaro (Puglia, la regione con più attacchi agli esseri umani in tutta Europa nel 2026!). Hanno diffuso il VIDEO ESCLUSIVO di un cucciolo di 5 mesi, terrorizzato e smarrito, che dimostra come il branco si stia riproducendo indisturbato (avendo cucciolate da 5 a 9 piccoli, chissà quanti altri lupi invisibili ci sono!). E accusano: “Le istituzioni dicono che ad attaccare a Ferragosto è stato un cucciolo, FALSO! Questo lupetto non ha la forza per azzannare nessuno, a Ferragosto è stato un maschio di un anno!”. Ma l’accusa più pesantissima riguarda IL GIALLO DEL DNA! Il 4 agosto una bimba di 6 anni è stata azzannata, trascinata dal lupo per 15 metri nel sangue e salvata per miracolo. I medici le hanno preso il DNA del lupo dai vestiti. Ebbene: come mai (come confermato dal Sindaco) I RISULTATI NON SONO ANCORA ARRIVATI, mentre per l’attacco del 15 agosto sono già noti? L’Associazione chiede verità e fa capire che ci siano lupi enormi, che ormai attaccano anche di giorno (venerdì mattina alle 7.15 un uomo col cagnolino stava per essere sbranato!). E la Regione Puglia cosa fa? Chiede solo la cattura con le trappole e non il BEN PIÙ UTILE ABBATTIMENTO (consentito dalle norme europee per salvare le vite umane). Leggi l’inchiesta completa nel nostro articolo e condividila ovunque! 👇 😡 Secondo voi la Regione dovrebbe ordinare l’abbattimento immediato di questi lupi che cacciano i bambini, invece di perdere tempo con le trappole?

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Lupo a Noicattaro

Noicattaro – L’emergenza lupi che sta letteralmente terrorizzando la popolazione pugliese assume, giorno dopo giorno, contorni sempre più inquietanti e oscuri, trasformandosi da semplice problema di fauna selvatica a un vero e proprio giallo istituzionale e scientifico. A lanciare una pesantissima bomba mediatica su quanto sta accadendo a Noicàttaro è l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che attraverso un lunghissimo e dettagliato documento di denuncia, diramato oggi, 31 agosto, smonta pezzo per pezzo la narrazione “rassicurante” fornita finora dalle autorità locali e regionali.
La tesi dell’Associazione è chiara, allarmante e supportata da prove visive: a Noicàttaro non c’è solo qualche animale isolato o un singolo esemplare problematico, ma un vero e proprio branco stanziale che si sta riproducendo indisturbato ormai da due anni (nel 2025 e nel 2026), nel totale e assordante silenzio o indifferenza delle istituzioni. E il pericolo, a quattro mesi dall’inizio del nuovo periodo di calore, è destinato a moltiplicarsi in modo esponenziale.

Il video del cucciolo: la prova della riproduzione

Il primo, clamoroso elemento fornito dall’Associazione è un filmato (diventato virale nelle ultime ore) girato da un automobilista venerdì 28 agosto, intorno alle 22:40, nella frazione di Torre a Mare (nei pressi dell’Agri Coop). Le immagini notturne mostrano in modo inequivocabile la presenza di un cucciolo di lupo, alto circa 45 cm al garrese per 18 kg di peso.
“L’animale appare impaurito e sotto stress, probabilmente era rimasto indietro e cercava di raggiungere la madre o entrambi i genitori. L’età è di circa 5 mesi, quindi è nato ad aprile 2026”, spiegano gli esperti dell’Associazione. Questo significa che la versione rassicurante fornita da alcuni media (che attribuivano l’attacco di Ferragosto al “più giovane dei lupi”) è totalmente falsa: un cucciolo di queste dimensioni non avrebbe mai la forza e la determinazione per attaccare un bambino in mezzo alla folla. Sapendo che le lupe partoriscono tra i 5 e i 9 esemplari, l’Associazione pone una domanda agghiacciante: quanti altri cuccioli invisibili si nascondono nelle campagne?

Il giallo del DNA: perché si nascondono i referti?

Ma l’accusa più feroce e politicamente devastante mossa dall’Associazione Rurale riguarda la gestione dei referti medici e dei tamponi del DNA effettuati sulle giovanissime vittime degli attacchi.
L’organizzazione ricorda che già il 21 luglio, un bambino era stato attaccato mentre recuperava un pallone tra i cespugli, ma di questo episodio non risulta stranamente alcun referto o tampone divulgato. Il mistero si infittisce clamorosamente riguardo al terribile attacco del 4 agosto, quando una bambina di soli 6 anni è stata azzannata in un giardinetto pubblico e trascinata dal lupo per circa 15 metri, subendo gravi ferite a collo, testa e braccio e perdendo molto sangue. Il Policlinico di Bari aveva confermato di aver eseguito il tampone su pelle e indumenti (dove il DNA animale era impossibile da non trovare). Eppure, in un video del 29 agosto, il sindaco di Noicàttaro ha dichiarato che quegli esiti non sono ancora pervenuti. L’Associazione si infuria: “Insomma, è arrivato l’esito del DNA dell’attacco di Ferragosto, ma non quello del 4 agosto, avvenuto undici giorni prima? Si dovrebbe spiegare il perché!”.

I lupi vanno a caccia di giorno: la dieta a ridosso delle case

L’esito del DNA di Ferragosto (quello reso noto) ha svelato che ad attaccare è stato un “giovane lupo maschio” di 16-17 mesi (nato quindi ad aprile 2025). Questo significa che i genitori, stanziali da anni, stanno letteralmente insegnando alla prole a predare i bambini.
Ma cosa attira i lupi a ridosso delle abitazioni? L’Associazione Rurale punta il dito contro l’inciviltà e le discariche abusive: i lupi mangiano spazzatura, topi (attirati dai rifiuti abbandonati), gatti, cani randagi e persino il mangime per gatti lasciato irresponsabilmente in strada dalle gattare. L’assenza di selvaggina boschiva spinge i lupi in città, e le ronde notturne della Task Force (finora inefficaci) li stanno paradossalmente spingendo a cacciare di giorno. Venerdì mattina, alle 7:15, un esemplare è sbucato da un vigneto puntando dritto contro un uomo e il suo cane Jack Russell, desistendo solo all’ultimo secondo.

Puglia record negativo in Europa. “Va chiesto l’abbattimento”

La conclusione dell’Associazione è un macigno sulle responsabilità politiche della Regione. Con una popolazione stimata in Italia tra i 6.000 e i 10.000 lupi, la Puglia è diventata tragicamente nel 2026 la regione d’Europa con il maggior numero di attacchi diretti agli esseri umani.
Eppure, denunciano gli esperti, la Regione Puglia ha richiesto all’ISPRA esclusivamente l’autorizzazione per la cattura con gabbie e dardi narcotici (una procedura lunghissima, complessa e dal fallimento quasi certo), rifiutandosi categoricamente di richiedere il ben più risolutivo abbattimento selettivo, un’opzione che pure è consentita da decenni dall’articolo 16 della Direttiva Habitat europea per casi di estremo pericolo per l’incolumità pubblica. “Auguri ai cittadini di Noicàttaro”, conclude amaramente la nota. L’incubo, purtroppo, è solo all’inizio.

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