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Attualità

Il caso Garlasco infiamma “Filorosso”. L’avvocato De Rensis non si piega: “Continuerò a lottare per Alberto Stasi, non mi fanno paura!”

Il “Caso Garlasco” riesplode in diretta TV a Filorosso! L’avvocato di Stasi è un fiume in piena: “Continuerò a lottare per lui, nessuno può farmi paura!” ⚖️ 📺 Il delitto di Garlasco e la figura di Alberto Stasi continuano a infiammare l’opinione pubblica italiana! Ieri sera, ospite in esclusiva su Rai 3 a “Filorosso” (il salotto di Antonino Monteleone e Adele Grossi), l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, ha risposto con una rabbia e una determinazione feroci alla pioggia di attacchi mediatici ricevuti in queste ultime, infuocate settimane! “Se pensano che questi attacchi mi intimoriscano o che mi impediscano di lottare per l’innocenza di Alberto Stasi, non hanno capito assolutamente nulla di chi sono io!”, ha tuonato il celebre penalista. “Ho talmente tanto coraggio, energia e risorse per andare avanti a battermi con queste persone per i prossimi dieci anni!”. De Rensis ha rispedito al mittente l’accusa di aver “orchestrato” la scena mediatica di Stefania Cappa (cugina di Chiara Poggi), rivelando che se gli attacchi contro di lui stanno aumentando così tanto, significa solo che sta svolgendo benissimo il suo lavoro difensivo! In chiusura, un toccante accenno alla sua difficile infanzia orfana, passata con i nonni, per spiegare quanto sia difficile “perdonare” chi sta vigliaccamente cercando di fare del male non solo a lui, ma anche alle Istituzioni (come la Procura di Pavia e i Carabinieri di Moscova). Leggi l’intervista integrale e i durissimi retroscena nel nostro articolo esclusivo! 👇 📰 Voi cosa pensate del lunghissimo “Caso Garlasco”? Dopo tanti anni di sentenze, si arriverà mai a mettere davvero la parola “fine” su questa orribile tragedia?

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De Rensis a Filorosso

Redazione – Ci sono vicende di cronaca nera che sembrano non trovare mai la parola fine, destinate a rimanere incise a fuoco nella memoria collettiva del nostro Paese e a scatenare, anche a distanza di decenni, guerre mediatiche e giudiziarie senza esclusioni di colpi. Il delitto di Garlasco (il brutale e tragico omicidio della giovane Chiara Poggi) rientra prepotentemente in questa categoria.
Mentre Alberto Stasi (giudicato colpevole in via definitiva) continua a scontare la sua pena, fuori dal carcere la battaglia legale e mediatica per difendere la sua posizione non si è mai fermata. A tenere alto lo scudo della difesa è l’avvocato Antonio De Rensis, attuale e agguerritissimo legale di Stasi, che ieri sera ha infiammato lo studio televisivo di Filorosso (il fortunato programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi) con dichiarazioni durissime e cariche di sfida contro i suoi sempre più numerosi detrattori.

Il contrattacco di De Rensis: “Pronto a combattere per dieci anni”

Nelle ultime, concitate settimane, la figura del celebre penalista è finita nell’occhio del ciclone, bersaglio di pesanti attacchi incrociati volti a screditare il suo incessante lavoro di ricerca della verità alternativa nel caso Garlasco. Ma la risposta fornita da De Rensis in diretta nazionale è stata glaciale e inequivocabile: «Se le persone che mi attaccano pensano che qualcosa di tutto questo mi possa intimorire, o possa in qualche modo fare in modo che io non lotti più per Alberto Stasi, vuol dire che di me non hanno capito assolutamente nulla!».
Con una sicurezza a tratti disarmante, l’avvocato ha ribadito la sua ferrea intenzione di non fare nemmeno un passo indietro, lanciando un guanto di sfida infinito ai suoi avversari: «Io ho abbastanza energia, abbastanza risorse mentali e abbastanza coraggio per andare avanti a battermi con queste persone anche per i prossimi dieci anni. Ve lo assicuro, io andrò avanti con loro per dieci anni».

Il giallo del “piano mediatico” su Stefania Cappa

Durante la tesa intervista a Filorosso, il legale ha voluto smontare pezzo per pezzo le pesanti accuse che gli sono state mosse di recente, in particolare quella di aver orchestrato a tavolino un cinico piano mediatico per mettere artificiosamente al centro della scena Stefania Cappa (cugina della vittima Chiara Poggi).
Replicando a questa insinuazione velenosa, De Rensis ha rivendicato con orgoglio e sarcasmo il suo ruolo da protagonista scomodo: «Siccome in questa determinata conversazione io sarei l’epicentro fra di loro, e sono il nuovo avvocato che entra nel caso, trovo quantomeno curioso che tu, dopo appena cinque giorni, chiami proprio l’avvocato accusandolo di aver creato tutta questa roba». L’escalation di attacchi personali, tuttavia, non lo preoccupa minimamente, ma anzi lo rassicura: «Se sono aumentati così tanto gli attacchi nei miei confronti, il motivo è uno solo: vuol dire che sto facendo molto bene quello che devo fare per il mio assistito».

Il dramma personale, l’infanzia e il difficile percorso del perdono

Incalzato dai conduttori, De Rensis si è poi lasciato andare a una rarissima e commovente confessione legata alla sua travagliata storia personale, utilizzando il tema del “perdono” come chiave di lettura.
«Se sono cresciuto da solo con mio zio e con mia nonna, vuol dire che da bambino qualcosa di particolarmente gravoso e traumatico l’ho vissuto sulla mia pelle», ha raccontato il penalista a cuore aperto. «Quella dolorosa vicenda della mia infanzia l’ho già lasciata alle spalle, l’ho elaborata e l’ho perdonata. Ma per quanto riguarda la situazione attuale, perdonare è molto più difficile. Se queste persone avessero attaccato soltanto me, sarebbe stato facile».
Secondo l’avvocato, l’accanimento non sta colpendo solo la sua persona, ma un’intera cerchia di innocenti e servitori dello Stato: «Queste persone hanno cercato, cercano e cercheranno sempre di attaccare me, la signora Giada Bocellari, Alberto Stasi, e intere istituzioni come la Procura della Repubblica di Pavia, o professionisti come Alessandro De Giuseppe (che è un assoluto galantuomo), fino ai carabinieri di Moscova, verso i quali nutro una stima e un’ammirazione a dir poco indescrivibile».

“Vogliono fare del male a tanta gente”

L’intervento dell’avvocato Antonio De Rensis si chiude con un monito oscuro e inquietante per il futuro: «Queste persone stanno deliberatamente cercando di fare del male a tantissima gente. Quindi, vi dico sinceramente che sul mio perdono personale nei loro confronti dovrò lavorare ancora molto. Soprattutto dopo quello che è successo venerdì scorso».
La battaglia per Garlasco è ancora aperta e, a giudicare dalla rabbia e dalla fierezza dell’avvocato di Stasi, promette ancora innumerevoli e clamorosi colpi di scena.

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Politica

Futuro Nazionale, Sforzini da Napoli: «La strada di Vannacci porta a far perdere il centrodestra. A chi non ci sta: alzate la voce»

Duro attacco di Luca Sforzini a Napoli durante la nascita del comitato campano di Rinascimento Nazionale: «La strada di Vannacci è tracciata per far perdere il centrodestra, chi è in buona fede alzi la voce: le nostre porte sono aperte».
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Luca Sforzini

Napoli – Clima incandescente all’interno della destra politica e culturale italiana. Nel corso dell’affollata assemblea congressuale convocata a Napoli per la presentazione ufficiale del Comitato regionale della Campania del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini ha pronunciato un discorso durissimo, denso di passaggi programmatici e senza alcuna concessione alla diplomazia, destinato ad aprire un confronto lacerante sugli equilibri della coalizione di governo e sul futuro dell’area conservatrice nel nostro Paese. Nel mirino dell’intervento c’è la rotta impressa al movimento Futuro Nazionale dal Generale Roberto Vannacci, accusato in modo esplicito e documentato di perseguire una strategia deliberatamente disgregatrice, il cui unico esito concreto sarebbe quello di indebolire l’attuale maggioranza parlamentare favorendo il ritorno al potere della sinistra.

Davanti a una platea composta da amministratori comunali, consiglieri civici, professionisti ed esponenti del tessuto produttivo e associativo campano, l’analisi di Sforzini ha tracciato un solco profondo tra due visioni inconciliabili. Da una parte chi concepisce l’impegno politico e culturale come un percorso di radicamento valoriale, istituzionale e leale al patto di governo sottoscritto con i cittadini; dall’altra un modello basato sull’isolamento personalistico, sulle fughe in avanti e su un radicalismo mediatico che rischia di trasformarsi in una vera e propria trappola per milioni di elettori di centrodestra, proprio alla vigilia di tornate elettorali decisive che decideranno la guida di Comuni e Regioni strategiche.

L’appello di Sforzini a Futuro Nazionale: «La decisione di Vannacci è presa, fate sentire il vostro dissenso»

I passaggi salienti dell’allocuzione partenopea non hanno lasciato adito a mezze misure, puntando direttamente al cuore del malcontento che serpeggia tra molti militanti e simpatizzanti che avevano riposto la propria fiducia nel progetto del Generale. «A chi è ancora dentro Futuro Nazionale e non condivide una strada che porta alla sconfitta della destra e alla sua uscita dall’area di governo dico: alzate la voce. Fate sapere che non vi sta bene la vittoria del centrosinistra», ha intimato Sforzini dal podio della conferenza, lanciando un vibrante invito al risveglio delle coscienze critiche prima che le decisioni dei vertici diventino irreversibili.

Secondo l’oratore, infatti, l’approccio verticistico di Vannacci non lascerebbe alcuno spazio a correzioni di rotta concertate democraticamente con la base: «La strada di Vannacci è tracciata: far perdere il centrodestra. Non riuscirete a fargli cambiare strada. La decisione è presa e l’unico obiettivo è dare agli altri la colpa della rottura. Ma almeno fate capire che la vostra buona fede è stata carpita». Un’accusa frontale di premeditazione politica, con cui si imputa all’europarlamentare di voler costruire un pretesto di vittimismo a mezzo stampa per giustificare la separazione dai partiti storici della maggioranza, lasciando campo libero alle opposizioni del campo largo progressista.

Questo disegno, secondo quanto emerso a Napoli, si fonderebbe sull’illusione di una rendita elettorale solitaria che, priva di alleanze strutturate e di cultura di governo, finirebbe unicamente per erodere consensi decisivi nei collegi più contesi, regalando la vittoria agli avversari storici. Per questa ragione, Sforzini ha esortato chiunque intenda salvaguardare il buonsenso a uscire dall’ambiguità e a dichiarare pubblicamente la propria contrarietà a derive minoritarie che nulla hanno a che vedere con la tutela degli interessi nazionali.

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La nascita del presidio in Campania e il radicamento nel Mezzogiorno

La convention di Napoli non si è limitata alla confutazione della linea vannacciana, ma ha rappresentato l’atto fondativo di un presidio politico e culturale destinato a espandersi rapidamente in tutte le province della Campania. La nascita del Comitato regionale di Rinascimento Nazionale punta infatti a intercettare quel vasto mondo civico e moderato che cerca risposte concrete sui temi dello sviluppo economico, delle infrastrutture, del sostegno all’impresa e del rilancio occupazionale del Mezzogiorno, lontano dalle sterili polemiche di facciata che spesso monopolizzano il dibattito televisivo.

I coordinatori territoriali intervenuti nel corso dell’incontro hanno evidenziato come le comunità locali abbiano bisogno di stabilità, di filiere istituzionali efficienti e di un costante dialogo con il governo centrale, fattori che verrebbero irrimediabilmente compromessi da una frammentazione della compagine conservatrice. La Campania, storicamente terra di grandi battaglie politiche e laboratorio di equilibri nazionali, diventa così il banco di prova per ribadire la necessità di un fronte coeso, capace di unire le diverse anime della tradizione identitaria e liberale sotto la bandiera della concretezza amministrativa.

«Porte aperte a chi sceglie la lealtà»: l’appello verso la chiusura delle liste

La parte conclusiva dell’intervento di Sforzini è stata caratterizzata da un messaggio di apertura inclusiva, ma scandito da una visione pragmatica e disincantata rispetto ai tempi e ai modi della maturazione politica individuale. Guardando alle imminenti scadenze elettorali che metteranno alla prova la tenuta delle varie formazioni sul territorio, Sforzini ha chiarito che il tempo è galantuomo e che la realtà dei fatti finirà per dissipare ogni residua suggestione.

«Ci sarà chi se ne accorgerà oggi, chi tra un mese, chi tra tre mesi e chi il giorno della chiusura delle liste elettorali. A tutti loro diciamo: senza giudicare quanto tempo ci avrete messo, qui troverete le porte aperte e una casa fedele al centrodestra», ha rimarcato Sforzini raccogliendo il caloroso assenso della platea. Una promessa di accoglienza politica priva di recriminazioni o giudizi a posteriori, pensata per offrire un riparo sicuro a quegli eletti e militanti che, di fronte al vicolo cieco dell’isolamento, decideranno di rientrare nel perimetro della responsabilità e della coalizione.

Con l’ufficializzazione della struttura campana del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la sfida per l’egemonia culturale e politica nell’area conservatrice entra dunque in una fase nuova e decisiva. Il segnale lanciato da Napoli è chiaro: la difesa del governo e la lealtà all’alleanza di centrodestra rimangono i cardini imprescindibili per chiunque intenda incidere realmente nel futuro del Paese, lasciando a margine chi persegue avventure personali destinate unicamente a favorire il successo degli avversari.

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Politica

Lentate sul Seveso, grande successo al gazebo del movimento legato al Generale Vannacci: boom di presenze ed entusiasmo con i «giovani futuristi»

Grande successo e partecipazione a Lentate sul Seveso per il gazebo del movimento legato al Generale Roberto Vannacci. Flusso continuo di cittadini e forte presenza dei «giovani futuristi» a sostegno dei valori del movimento. All’evento presenti anche i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera a conferma del radicamento in Lombardia. 👇

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Lentate sul Seveso, comitato costituente 2138

Lentate sul Seveso – Grande affluenza, partecipazione convinta ed enorme entusiasmo hanno contraddistinto l’iniziativa pubblica svoltasi a Lentate sul Seveso, in provincia di Monza e Brianza, dove il movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Roberto Vannacci ha fatto registrare il pieno di consensi e tesseramenti presso il gazebo allestito nel cuore del comune lombardo. La manifestazione di piazza, promossa per incontrare i cittadini e illustrare le proposte politiche e culturali del movimento, ha visto un flusso ininterrotto di simpatizzanti, residenti ed elettori, superando ampiamente le previsioni iniziali degli organizzatori e confermando il dinamismo di una realtà in costante ascesa sul territorio.

La spinta dei «giovani futuristi»: entusiasmo e radicamento generazionale

A caratterizzare in modo netto e visibile la giornata di Lentate sul Seveso è stata soprattutto la presenza massiccia ed energica dei «giovani futuristi». Ragazzi e ragazze che hanno animato il gazebo con passione e determinazione, a testimonianza di come i valori identitari, il richiamo alla responsabilità civile, al merito e le battaglie valoriali portate avanti dal movimento stiano esercitando una forte capacità attrattiva proprio tra le nuove generazioni, spesso distanti dai meccanismi tradizionali della politica di palazzo.

Il coinvolgimento dei giovani rappresenta uno dei pilastri su cui il movimento sta costruendo la propria espansione: non un semplice presidio elettorale, ma un laboratorio di idee e di confronto diretto con la cittadinanza su tematiche cruciali quali la sicurezza, la valorizzazione della comunità locale, la tutela delle radici culturali e la costruzione di un futuro solido per i territori produttivi del Nord Italia.

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La rete della Brianza e della Lombardia: presenti i coordinatori di Cesano Maderno, Meda e Voghera

L’appuntamento di Lentate sul Seveso ha rivestito una valenza strategica non soltanto a livello locale, ma per l’intera rete territoriale lombarda. Al gazebo hanno preso parte attiva e coordinata i rappresentanti e i coordinatori provenienti da importanti centri limitrofi e provinciali, tra cui le delegazioni di Cesano Maderno, Meda e della pavese Voghera. Una sinergia intercomunale che certifica il lavoro capillare di tessitura politica e organizzativa portato avanti sul campo, creando un raccordo operativo stabile tra le diverse anime territoriali della regione.

Il dialogo diretto con i cittadini ha permesso di raccogliere istanze concrete, preoccupazioni sul tessuto economico e sociale della Brianza e una manifesta richiesta di discontinuità politica, con decine di residenti che si sono fermati per sottoscrivere l’adesione, ritirare materiale informativo e confrontarsi a viso aperto con i referenti locali.

Consolidamento sul territorio verso i prossimi appuntamenti

Il riscontro caloroso ottenuto a Lentate sul Seveso rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di radicamento del movimento d’ispirazione futurista legato al Generale Vannacci in Lombardia. La capacità di mobilitare militanti storici, cittadini comuni e soprattutto una componente giovanile numerosa e motivata conferma la solidità di un progetto politico che punta sulla presenza fisica nelle piazze, sull’ascolto della comunità e sulla difesa dei principi di sovranità, libertà e identità.

Sulla scia dell’entusiasmo registrato in questa domenica di partecipazione, i coordinatori hanno già annunciato la prosecuzione delle iniziative di piazza anche nei prossimi fine settimana, estendendo la rete dei gazebo negli altri comuni della Brianza e consolidando un presidio territoriale che guarda con sempre maggiore fiducia ai traguardi futuri.

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Attualità

Ascanio Celestini a «L’Elefante» su Rai 3: «Tragico chiedere almeno di morire con dignità. Il dramma dell’ex Ilva di Taranto e le parole di Pasolini sui giovani in piazza»

Ascanio Celestini ospite a «L’Elefante» su Rai 3: riflessione durissima sulle ferite del lavoro e sul dramma di Taranto («Tragico arrivare a chiedere almeno di morire con dignità»). Il ricordo di Pier Paolo Pasolini e l’analisi lucida sulle proteste giovanili: «Dietro la rabbia di piazza c’è la disperazione della precarietà». 👇

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Celestini Gomez

Roma – Una riflessione cruda, dolorosa e priva di retorica sulle ferite aperte della società italiana contemporanea. Negli studi televisivi de «L’Elefante», il programma di approfondimento giornalistico condotto da Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, l’attore, drammaturgo e regista teatrale Ascanio Celestini ha offerto una testimonianza di straordinaria densità etica ed emotiva. Al centro del suo colloquio con il direttore Gomez le lacerazioni del mondo del lavoro, la memoria delle grandi vertenze industriali che hanno segnato il Paese e lo smarrimento esistenziale delle nuove generazioni, culminando in un monito che suona come un atto d’accusa civile: «Siamo arrivati al punto che non si chiede più soltanto di non morire, ma almeno di morire con dignità. E questo è veramente tragico».

I territori schiacciati dal dramma: la ferita aperta dell’ex Ilva di Taranto

Il punto di partenza dell’analisi di Celestini è il modo in cui i media e l’opinione pubblica nazionale tendono a raccontare le crisi territoriali. Secondo il maestro del teatro di narrazione italiano, esiste una distorsione cognitiva che rischia di cancellare l’identità profonda dei luoghi, riducendoli a meri teatri di sventura:

«C’è il rischio costante che una città o una comunità vengano identificate esclusivamente con la tragedia che le ha colpite. Invece, attorno e dentro a quella vicenda continuano a pulsare persone in carne e ossa, memorie collettive, legami familiari e storie quotidiane che hanno il diritto sacrosanto di essere ascoltate e rispettate». A questo proposito, Celestini ha rievocato con commozione un incontro pubblico svoltosi a Taranto, simbolo vivente del lacerante ricatto tra diritto alla salute e diritto al lavoro attorno al polo siderurgico dell’ex Ilva:

«In quell’occasione mi colpì profondamente la testimonianza di un padre che aveva visto morire la propria figlia a causa dell’inquinamento. Quell’uomo pronunciò una frase terribile che non ho mai dimenticato: disse che ormai non si chiedeva nemmeno più di vivere, ma almeno di poter morire con dignità. È il confine più drammatico e disumano a cui una comunità civile possa essere spinta».

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La rottura della solidarietà operaia e lo specchio di Pasolini

Nel ripercorrere le grandi stagioni delle lotte operaie del Novecento, il drammaturgo romano ha evidenziato come l’evoluzione dei modelli produttivi abbia progressivamente sbriciolato i vincoli di fratellanza tra i lavoratori. La parcellizzazione del lavoro, l’avvento dei contratti a termine e l’isolamento individuale hanno alimentato una spirale di insicurezza materiale e psicologica in cui la paura del domani ha preso il posto della coscienza collettiva.

Commentando le recenti manifestazioni studentesche e le tensioni di piazza che scuotono le città italiane ed europee, Celestini ha invitato la classe dirigente e i media a rifiutare le scorciatoie moralistiche: «Oggi la realtà sociale è infinitamente più complessa di come viene liquidata nei titoli sensazionalistici. Dietro quegli slogan e quei volti ci sono ragazzi che affrontano un orizzonte privo di certezze, costretti a fare i conti con una precarietà esistenziale permanente e con la percezione tangibile di un ascensore sociale bloccato da decenni».

Per dare profondità storica al presente, l’artista ha citato la celebre e controversa poesia di Pier Paolo Pasolini all’indomani degli scontri di Valle Giulia nel 1968, in cui il poeta bolognese mise a nudo il paradosso sociologico tra studenti borghesi e giovani poliziotti figli del sottoproletariato meridionale:

«Pasolini ci ha insegnato a guardare le contraddizioni senza paraocchi ideologici. Anche oggi, chi sta in piazza e chi sta dall’altra parte condivide spesso le medesime origini di vulnerabilità economica. Quando le disuguaglianze aumentano e le prospettive di riscatto svaniscono, la rabbia sociale diventa una faglia sismica difficilissima da governare con i soli strumenti repressivi».

Il ruolo della cultura: restituire voce a chi è invisibile

L’intervista a «L’Elefante» si è chiusa con un appello appassionato al valore civile del teatro e della narrazione d’inchiesta. Per Ascanio Celestini, il dovere degli artisti e degli intellettuali non è quello di offrire soluzioni prefabbricate o impartire lezioni dall’alto, ma di farsi cassa di risonanza per le vite silenziose di chi non ha accesso ai riflettori mediatici:

«Dobbiamo rimettere al centro la dignità umana, prima ancora dei numeri di bilancio o delle convenienze elettorali. Se smettiamo di ascoltare il dolore di chi subisce le trasformazioni del mondo senza avere difese, finiamo per abituarci all’inaccettabile». Un messaggio potente e necessario che conferma la statura morale di uno dei protagonisti più lucidi e sensibili del panorama culturale italiano.

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