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Sport

Samantha Arnaudo, ciclista: Amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

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Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2024

Redazione – Le salite si possono temere ma si possono anche farsele amiche, anzi meglio amarle in modo da accettarle quando si incontrano, cavalcarle, terminarle con coraggio, fiducia, pazienza.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Samantha (Officine Mattio Cycling Club) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

Lo sport è come un treno che passa per caso oppure che si può prendere al volo grazie a qualcuno che invita e coinvolge e una volta saliti su ci si può impegnare per far sempre meglio, cercando di sperimentare sia benessere che performance, molto meglio facendosi amica la salita che potrebbe diventare una vera alleata del ciclista sapendola affrontare, gestire, superare sempre meglio con allenamenti specifici, senza temerla.

Quando e come hai iniziato a correre le granfondo?

Ho iniziato con la BraBra nel 2016, facevo solo i percorsi medi perché lavoravo full time in un supermercato e non avevo l’allenamento per cimentarmi oltre.

Cosa dicono i tuoi familiari e i tuoi amici della tua attività sportiva?

Arrivo da una famiglia completamente non sportiva, sono stata io a contagiare mia sorella, sono la più grande di 4 sorelle, sono sempre stata ‘irrequieta’ e con il bisogno di correre anche solo in cortile ogni volta che tornavo a casa, ho sempre sentito il bisogno di ‘sfogarmi’ lo dicevo fin da piccola a mia mamma, lei è molto protettiva, ma mi ha sempre sostenuto nonostante il suo ‘mi raccomando vai piano’ prima delle gare. Dopo il mio grande infortunio so che sono più una preoccupazione che altro, ma ci conviviamo. Io sono così, ho bisogno di muovermi e fare ciò che amo.

Il corpo vuole essere libero, ha bisogno di esprimersi nel movimento, correndo, giocando, saltando, esibendosi e a volte veniamo un po’ limitati nei nostri movimenti, nella nostra possibilità di sfogarci,

di sentirci liberi, di esprimerci a nostro modo. La pratica di uno sport ci può aiutare a trovare la nostra dimensione collegando corpo a mente, alleandoci nella ricerca di un nostro senso, di un nostro obiettivo, di una nostra sfida, difficile, stimolante ma non impossibile, con noi stessi e con gli altri, da soli o con l’aiuto di altri.

Quali competenze e caratteristiche possiedi come atleta?

Sono una scalatrice pura, amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa. Tasto dolente la pianura, ma sono un peso leggero quindi non potrò mai essere un velocista e nemmeno mi piacerebbe.

È importante sviluppare l’autoconsapevolezza, la conoscenza approfondita di se stessi, in modo da capire come si è e cosa si può fare, da dove si è partiti e come, dove si vuole andare, quando e come.

Pensi che uno psicologo sia utile nel tuo sport? In quali aspetti e fasi?

Si, credo che sia utile, sicuramente più di tutto in caso di infortunio.

Nella vita bisogna essere sempre centrati prima di tutto su se stessi per conoscersi sempre meglio, capire quale può essere un proprio bisogno o esigenza e come mobilitare energie utili e necessarie per soddisfarli cercando di scegliere obiettivi, mete, sogni da trasformare in realtà.

Tutto ciò pare semplice ma è difficile da fare, a volte c’è bisogno di un amico, di una persona più esperta, di un allenatore, di uno psicologo che aiutano a conoscersi meglio, a comprendere proprie caratteristiche, qualità, capacità ma soprattutto a rimodulare sempre obiettivi, soprattutto se accadono eventi imprevisti, improvvisi, considerati catastrofici, destabilizzanti, dove si tratta di rimettersi in gioco in modo diverso, con le risorse residue, con pazienza, accettando e cambiando il corso e le sorti della propria vita.

Bisogna sempre trovare u piano B che soddisfi, che sia abbastanza sfidante e motivante per rimettersi in gioco, per ritrovare stimoli per andare avanti in modo diverso.

L’evento sportivo in cui hai vissuto le emozioni più gratificanti?

La Maratona Dles Dolomites. L’ho vinta, forse in fondo al mio cuore un po’ me lo aspettavo, ma poi realizzarlo è stato molto gratificante ed emozionante.

Il 2 luglio 2023 Samantha Arnaudo ha vinto la Maratona delle Dolomiti-Enel 138 km in 5h05’44’’, precedendo Martha Maltha 5h24’33” e Martina Trevisiol 5h24’35”. Tra gli uomini vinse Ruffaut Loïc 4h29’41”, precedendo Elettrico Tommaso 4h30’13” e Hagenaars Patrick 4h30’13”.

Qual è stata la tua situazione sportiva più difficile?

La mia caduta in El Salvador durante il tour con la squadra élite BePink nel 2024. Un calvario. Ma non mi pento, io volevo essere lì, ero nella giornata della vita, stavo benissimo e finalmente sentivo che potevo fare risultato, avevo ricevuto una spallata in gruppo e l’avevo restituita, da li ho detto: ora mi faccio spazio e oggi devo fare risultato. Poi ho forato la ruota anteriore e sono caduta improvvisamente sull’asfalto a oltre i 50km orari, nessun graffio, ma sono atterrata in pieno sul femore, nel paese in cui nessuno vorrebbe cadere e ricevere cure. Sono stata giorni in ospedale senza dormire con il collo del femore rotto, mi hanno detto che non c’era nulla da fare: era sbriciolato e potevo solo scegliere quale protesi desiderassi, contando che non avrei mai più potuto fare sport da quel momento e non potevo rientrare a casa per almeno un mese perché era troppo rischioso volare per me. Poi per fortuna mi hanno trasportato in Guatemala in una clinica privata e un medico ‘miracoloso’ ha provato a salvarmi le ossa con dei chiodi e delle viti, annunciandomi che era un tentativo, potevo comunque avere una necrosi in qualsiasi momento e in tal caso necessitavo di una protesi. Sono rimasta da sola in Guatemala fino a che 10 giorni prima del rientro mi ha raggiunto il mio ragazzo e mi ha aiutata a rientrare in Italia, perché ho avuto dei problemi con i mezzi di sintesi (ho le ossa troppo minute e quindi per un mese dall’operazione ho avuto raccomandazione di non caricare nemmeno un kg del mio peso sull’arto, quindi mi muovevo in sedia a rotelle o con le stampelle su una sola gamba).

Come hai superato crisi, sconfitte e infortuni?

Mi sono fatta coraggio e ho detto “non hai scelta, puoi solo essere forte, sei qui da sola e devi sopravvivere”. Forse sono diventata ancora più indipendente, troppo anche… Soprattutto rientrando in Italia sentivo di far fatica a riuscire a vivere e convivere con altri, prima mi sentivo sola e poi non volevo nessuno. L’ho superato, perché non avevo scelta. Ciò che non ti uccide ti rende più forte no?

Un’esperienza davvero traumatica sia dal punto di vista fisico che psichico che può lasciare segni indelebili sia dal punto di vista fisico che psichico, ma con il trauma psichico ci si può lavorare e a volte a seguito di un trauma psichico si diventa addirittura più forti, consapevoli, fiduciosi, resilienti, prendendo in mano le redini della propria vita con l’aiuto anche di professionisti con un percorso adatto, mirato, sufficiente di elaborazione, accettazione cercando di sperimentare la cosiddetta crescita post traumatica.

Cosa hai scoperto di te praticando sport?

Resilienza e resistenza. Punti forti in bici e nella vita.

Lo sport è una palestra di vita, soprattutto lo sport di endurance come le Granfondo, dove si tratta di pedalare restando in equilibrio e attraversando salite anche lunghe e con pendenze importanti, con la consapevolezza che si può cadere dalla bici, così come si può cadere nella vita quotidiana, ma ci si può rialzare e decidere di continuare ad andare avanti anche se non più come prima, ma in modo diverso e consapevole.

Sogni realizzati, da realizzare, irrealizzati?

Ho vinto tutto da amatore, ho raggiunto il mio sogno di diventare professionista: il mio sogno era finalmente il Giro d’Italia, naturalmente irrealizzato per via dell’incidente, è ancora una ferita che brucia.

Quando si gode è il momento di godere per un risultato, un successo, una conquista, essendo presenti a se stessi, soprattutto quando si è al massimo della propria performance ma con la consapevolezza che tutto non dura per sempre, tutto può cambiare e bisogna accettare e stare con quello che c’è in ogni momento.

Quello che si riesce a fare in ogni momento, va apprezzato e memorizzato nel cuore, nel corpo e nella mente, in modo che il ricordo resti vivo per ricordarci chi siamo, chi eravamo, il percorso fatto.

Purtroppo, può succedere che a un certo punto le cose non vanno più bene per qualche motivo, tra i quali l’infortunio ed è difficile accettare ogni minimo cambiamento di vita, soprattutto se è in negativo e comporta un cambio di progetti stimolanti e sfidanti, come l’interruzione di sogni da rincorrere da anni, ma bisogna andare avanti e capire come cambiare la nostra vita, il nostro approccio. All’inizio è dura, si soffre, ma poi si trova un senso, un piano B, a volte si diventa più forti dentro, si vive nel momento presente.

Qualche consiglio per chi vuole cimentarsi nelle granfondo?

Dev’essere una cosa motivante e stimolante, non causare stress e irritazione. È amatoriale, lo dice la parola: amatele, altrimenti non fatele. Se vi diverte e stimola allenarvi, mangiare bene, avere risultati o anche solo pedalare in posti meravigliosi: fatelo. Mettete sempre al primo posto voi stessi, la salute e la sostenibilità nel vostro contesto di vita. Affidatevi a professionisti se avete intenzione di fare grandi volumi di allenamento, per una questione di salute, oltre che di performance, perché se si lavora e ci si allena tanto, si rischia di bruciarsi prima ancora di ottenere risultati.

Si può fare tutto, ma meglio essere seguiti e sostenuti da persone più esperte per non bruciarsi, per far sempre meglio, gradualmente senza fretta, curando diversi aspetti fondamentali.

Chi ti ispira?

Marco Pantani.

Cosa c’è oltre lo sport? Attualmente sto preparando la tesi per la laurea in nutrizione, mi focalizzerò su quello oltre che allo sport, che continuerò a fare seppur in maniera meno agonista. Ma ogni giorno della mia vita avrà dentro un po’ di sport, è uno stile di vita. Spero con la mia esperienza di aiutare altri atleti a ottenere risultati soddisfacenti, che saranno un risultato anche per me. Amo viaggiare, spero di riuscire a continuare a farlo.

La vita è ciclica, ci sono fasi e cicli, ci sono fasi dove si può spingere, si può arrivare all’apice della performance, può andare tutto bene, e ci sono fasi dove bisogna focalizzarsi su altro, accettare il momento presente, trasferire ad altri quanto appreso.

Cosa e chi ti aiuta a migliorare il tuo benessere e le tue prestazioni?

Le prestazioni sono frutto mio e di Annalisa (il mio semi-coach), se si parla di watt in bici. Perché attualmente mi autogestisco, su sue indicazioni, gli allenamenti.

Naturalmente ho capito con il tempo che le prestazioni sono frutto di focus mentale, cosa che credo essere una delle mie doti più spiccate, riesco a staccarmi dal mondo se decido di vincere una gara, o quanto meno arrivo comunque alla mia miglior prestazione.

Il benessere credo dipenda principalmente da noi stessi, dalla giusta cura che abbiamo per noi, per il nostro corpo, per il nostro recupero oltre che l’allenamento. Sicuramente le persone attorno sono parte del nostro benessere, dobbiamo saperle scegliere con molta cura, circondarci di chi crede in noi e allo stesso tempo sa dirci quando sbagliamo. Credo inoltre, che se non si sa stare bene in solitudine, non c’è nessuna persona che possa provvedere a portarci questo. Vedo spesso persone che provano quasi ‘affanno’ per la necessità di essere contornati da persone, quando vinci anche solo gare amatoriali, tutti vogliono essere vicino a te, o meglio, ti ritrovi ad avere molte più conoscenze, ma a maggior ragione, è giusto avere cura di pochi intimi.

Samantha sembra essere molto resiliente nell’aver attraversato un periodo molto buio della sua vita dove si è trovata a dover accettare di non poter più puntare alla peak performance a causa di un incidente ma è circondata da persone molto valide che l’aiutano ad andare avanti nella ricerca del meglio per se stessa e anche per gli altri.

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Sport

L’Italia di Velasco all’appuntamento con la Storia Assoluta: oggi la Finalissima degli Europei nella bolgia turca. In palio c’è Los Angeles 2028

L’Italia di Velasco a caccia di un leggendario “Triplete” d’oro! Oggi la supersfida alle padrone di casa della Turchia per il Titolo Europeo e per staccare il biglietto per le Olimpiadi di Los Angeles 2028! Tutti davanti alla tv! 🏐 🥇 Tenetevi liberi stasera alle 18:00, perché le nostre ragazze meravigliose scendono in campo per scrivere una pagina immortale della Storia dello Sport Italiano! L’Italvolley femminile, guidata dal leggendario Mister Julio Velasco, affronterà la potentissima TURCHIA nella Finalissima dei Campionati Europei 2026. E lo farà proprio in casa delle avversarie, nella spaventosa “bolgia” di Istanbul! Le nostre ragazze (che sono già le clamorose Campionesse OLIMPICHE di Parigi 2024 e le Campionesse MONDIALI del 2025) andranno a caccia del quarto titolo Europeo della nostra storia, sfidando le turche (che sono le detentrici del titolo) in una rivalità pazzesca che dura da tre anni! In palio, oltre al lussuoso trofeo, c’è anche il pass matematico e diretto per le prossime OLIMPIADI di Los Angeles (LA28)! L’Italia arriva a questa finale dopo un cammino perfetto, distruggendo le avversarie a suon di schiacciate e difese spettacolari, ma stasera servirà il cuore di un’intera Nazione per espugnare Istanbul. Il match sarà visibile per tutti, in DIRETTA IN CHIARO SU RAI 1 (dalle 18:00) e sui canali di Sky Sport! Leggi tutto il cammino trionfale delle Azzurre nel nostro articolo completo! 👇 🇮🇹 E voi sarete incollati davanti al televisore stasera per tifare le nostre formidabili ragazze d’oro? Pensate che riusciranno nell’impresa sovrumana e titanica di battere le fortissime turche in casa loro? Diteci la vostra, lasciate un Cuore Tricolore nei commenti per sostenere la Nazionale e condividete questo post per ricordare a tutti l’orario della partita su Rai 1! FORZA AZZURRE!

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Nazionale italiana del Volley femminile

Istanbul – Ci sono partite che non si giocano soltanto su un campo di pallavolo largo nove metri per diciotto, ma si disputano direttamente nel grande libro della storia sportiva. E quella che andrà in scena oggi, domenica 6 settembre (alle ore 18:00 italiane), non è una semplice partita. È l’epilogo epico, maestoso e tesissimo dei Campionati Europei di pallavolo femminile 2026.
Ancora una volta, in un incrocio del destino che ha il sapore amaro e dolcissimo delle grandissime rivalità sportive, sarà Italia contro Türkiye (Turchia). Le formidabili e amatissime azzurre, guidate dal leggendario condottiero Julio Velasco, si preparano a scendere in campo per la sesta finale continentale della nostra storia, alla disperata e affamata ricerca del quarto storico trionfo europeo. Ma battere la Turchia non sarà affatto una passeggiata, perché l’ostacolo più grande sarà l’ambiente.

Il sogno del “Triplete” e il pass per le Olimpiadi

La posta in gioco questa sera è così alta da far tremare i polsi a chiunque, ma non a questo gruppo di ragazze meravigliose. L’Italia femminile della pallavolo sta infatti cavalcando un’epoca d’oro assolutamente irripetibile: le azzurre arrivano a questa finalissima con addosso la pesantissima ma gloriosa etichetta di Campionesse Olimpiche (Parigi 2024) e di Campionesse del Mondo in carica (2025).
Vincere oggi significherebbe chiudere un mostruoso e leggendario “Triplete” di ori, un’impresa titanica che proietterebbe queste ragazze nell’Olimpo assoluto dello sport mondiale. Ma non c’è in palio soltanto il luccicante trofeo continentale: la squadra che solleverà la coppa al cielo di Istanbul staccherà automaticamente e ufficialmente il pass di qualificazione diretta per le Olimpiadi di Los Angeles 2028 (LA28), blindando il proprio futuro a cinque cerchi con netto anticipo.

Una rivalità infinita nella bolgia di Istanbul

Il destino ha voluto che l’ultimo atto di questi Europei andasse in scena proprio in casa delle avversarie. L’Italia sfiderà infatti le padrone di casa nelle final four continentali di Istanbul, davanti a un pubblico caldissimo, rumoroso e infernale. Le turche sono le detentrici del titolo europeo (il primo e unico della loro storia) e scenderanno in campo con il coltello tra i denti per centrare uno storico “bis” consecutivo.
Quello tra Italia e Turchia è ormai il “Clasico” della pallavolo femminile contemporanea. Le due nazionali si sono scontrate in tutte le fasi più cruciali e drammatiche di quest’ultimo clamoroso triennio, incrociando i guantoni in una indimenticabile semifinale Olimpica e in una violentissima Finale Mondiale. L’Italia è diventata il vero incubo sportivo della Turchia, e le padrone di casa cercheranno una vendetta feroce.

Il cammino trionfale delle Azzurre di Velasco

L’Italvolley arriva a questo appuntamento dopo un cammino netto e trionfale. Nella fase a gironi, le ragazze di Velasco hanno spazzato via senza pietà la Croazia, il Montenegro, la Svezia e la Slovacchia (tutte regolate con dei secchi 3-0), concedendo un solo e ininfluente set alla Francia (3-1).
Nella spietata fase a eliminazione diretta, l’Italia ha annientato la Bulgaria agli ottavi (3-0), ha sofferto superando nuovamente l’ostica Svezia ai quarti (3-1) e ha chiuso la pratica in semifinale contro l’agguerrita Polonia (3-1). Trascinate dalle bordate di un vero e proprio “jolly” come Kate Antropova e da un collettivo granitico, le azzurre sono pronte a scrivere l’ultimo capitolo. Dove vedere la partita? Tutta l’Italia potrà fermarsi davanti alla TV: il match sarà trasmesso in chiaro per tutti, in diretta su Rai 1 e su RaiPlay, oltre che sui canali a pagamento Sky Sport, NOW, DAZN ed Eurovolley TV. Forza ragazze, fateci sognare ancora!

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Sport

Miriana Dirutigliano, ciclista: Quando c’è la passione tutto si semplifica

Per praticare qualsiasi sport sperimentando sia benessere che performance ci vuole una forte passione che spinge a trovare spazi e tempi per allenamenti ed eventuali gare.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Miriana Dirutigliano (ASD MTB Club Bitritto) attraverso risposte ad alcune mie domande

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Miriana Dirutigliano

Redazione-  Per praticare qualsiasi sport sperimentando sia benessere che performance ci vuole una forte passione che spinge a trovare spazi e tempi per allenamenti ed eventuali gare.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Miriana Dirutigliano (ASD MTB Club Bitritto) attraverso risposte ad alcune mie domande-.

Qual è stato il tuo percorso nello sport?

Sono sempre stata una bambina e ragazza sportiva, sin dalla tenera età di 4 anni ho iniziato a praticare danza. Dopo 16 anni, ho lasciato e, dopo qualche anno, mi sono avvicinata al ciclismo, in particolare alla mountain bike. Sono 10 anni che pratico questo magnifico sport.

 

Si è sempre in tempo per prendere un treno dello sport non esiste un’età minima o massima, ci vuole solo buona volontà, motivazione, passione per allenarsi da soli o con amici ed eventualmente partecipare a gare per mettersi in gioco. Testarsi, cercare podi o vittorie.

L’esperienza sportiva dove hai sperimentato le emozioni più belle?

Entrambi gli sport mi hanno dato delle emozioni indescrivibili, in due epoche di età differenti.

Cosa sperimenti prima, durante, dopo un evento sportivo?

Sono una ragazza molto emotiva; prima di una gara sono in uno stato di ansia, divento silenziosa e mi concentro sulla gara che sto per affrontare. Durante la gara svuoto la mente e pedalo fino a quando sono al limite. Dopo la gara sono più rilassata e mi godo il dopo gara con gli amici.

 

La gara risulta essere un test, una grande prova, un’esperienza unica e intesa e l’atleta ha bisogno di focalizzarsi e reclutare ogni energia disponibile per affrontare, gestire ogni momento di gara per far bene, per migliorarsi, per ambire a un podio o vittoria.

Hai sperimentato il limite nelle tue gare?

Certo, quasi a ogni gara.

La tua esperienza sportiva più estrema o più difficile?

Ho affrontato delle gare belle impegnative con chilometri e dislivelli abbastanza elevati. Ho avuto delle crisi, delle volte ho pensato anche a ritirarmi, ma non ho mollato. Ho continuato e, grazie a queste esperienze/gare, oggi sono migliorata notevolmente.

 

La pratica di uno sport insegna a gestire e superare situazioni molto difficili e l’esperienza aiuta a essere più fiduciosi e ad aver coraggio nell’0andare avanti e non mollare, sviluppando sempre più resilienza.

Ritieni utile lo psicologo nello sport?

Sì, soprattutto sui giovani atleti può aiutarli.

Sogni realizzati, da realizzare e rimasti incompiuti?

Sogni realizzati, tanti: ho vinto molte gare nel corso degli anni, ho creato una scuola di ciclismo per ragazzi, ho trasmesso loro la passione per questo sport meraviglioso. Sogni da realizzare ancora tanti.

 

Interessante la scuola di ciclismo, i ragazzi hanno bisogno di persone esperte in pratiche sportive che diventano loro insegnati, educatore e trasmettono i valori della pratica sportiva.

Chi ti supporta?

Mio marito, mi segue a ogni gara, è sempre presente, i ragazzi della scuola e i loro genitori.

Cosa dicono di te familiari, amici, colleghi di lavoro, fan?

Molti mi chiedono come faccio a conciliare lavoro, allenamento, casa, famiglia. Delle volte mi prendono per pazza, ma quando c’è la passione tutto si semplifica. In tanti mi seguono e mi supportano in quello che faccio, senza questo supporto sarebbe difficile.

 

L’atleta ha bisogno di essere compreso, sostenuto, tifato, incoraggiato per continuare a trovare spazi e tempi per allenarsi tra altri impegni lavorativi, familiari.

Cosa dà e cosa toglie lo sport?

Secondo me, lo sport dà solo, non toglie nulla.

Gli allenamenti più importanti?

Non seguo allenamenti specifici, mi diverto pedalando con gli amici.

 

Insieme è molto meglio nelle esperienze sportive di allenamenti condividendo fatica e gioie.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa?

Ce l’hai fatta.

 

È importante ogni tanto fare il punto della situazione, comprendere da dove si è partiti e come si è partiti, il percorso fatto finora, dove si è arrivati e come si vuol procedere, cosa ancora si vuol fare in meglio.

Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili?

Non mollare, ce la fai“.

Bisogna sempre crederci fino alla fine, con pazienza, un passo alla volta, apprendendo da ogni esperienza.

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Calcio

Miracolo all’Olimpico! La Roma ribalta l’Atalanta nel recupero: Soulé fa esplodere i 67mila. Gasp vola in vetta e si vendica di Sarri

Succede tutto nel recupero e lo Stadio Olimpico esplode di gioia! La Roma di Gasperini va sotto con l’Atalanta, ma la ribalta clamorosamente al 90′ e al 93′ minuto restando da sola in vetta alla classifica! Delirio Giallorosso! 💛 ❤️ Mettetevi le cinture di sicurezza, perché le partite della Roma non sono adatte ai deboli di cuore! Ieri sera, davanti ai 67mila tifosi indiavolati dello Stadio Olimpico, è andata in scena una sfida epica e pazzesca! Sulla panchina giallorossa sedeva proprio l’ex Gasperini, mentre su quella dell’ATALANTA c’era Maurizio Sarri. Nel primo tempo la “Magica” ha letteralmente dominato il campo (18 tiri contro 1 solo dei bergamaschi), ma si è andata a schiantare contro i “miracoli” del portiere Carnesecchi, che ha parato di tutto a Mancini e Cristante. Nel secondo tempo succede l’impensabile: al secondo minuto l’Atalanta passa in vantaggio con Ederson! È una doccia fredda pesantissima, ma la Roma non molla un centimetro. Dopo aver preso due legni clamorosi (un palo e una traversa con lo scatenato Castro), il Muro nerazzurro crolla nei minuti di recupero! Al 90′ minuto il difensore Hermoso svetta di testa per il pareggio, e al 93′ minuto (all’ultimo respiro disponibile) l’argentino SOULÈ estrae dal cilindro un sinistro magico che fa esplodere lo stadio firmando la rimonta per 2-1! La Roma di Gasperini vola in classifica a punteggio pieno, lasciando a bocca asciutta Sarri. Leggi le pagelle e il racconto dell’Olimpico nel nostro articolo completo! 👇 🏟️ E voi eravate allo Stadio o avete sofferto guardando la partita in Tv? Che sensazione avete provato quando il pallone calciato da Soulé al 93′ è entrato in rete ribaltando il match? Ditecelo nei commenti, gridate FORZA ROMA e condividete questa gioia pazzesca con tutti i vostri amici romanisti!

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Roma-Atalanta

Roma – Il calcio non è una scienza esatta, ma è l’unico spettacolo al mondo capace di fermare il battito cardiaco di un’intera città per novanta minuti, per poi farlo letteralmente esplodere in un grido di gioia liberatoria nei secondi di recupero. Sotto la spinta incessante, assordante e spaventosa dei 67mila tifosi innamorati dello Stadio Olimpico, la Roma si è resa protagonista di un’impresa titanica e indimenticabile, piegando un’agguerrita Atalanta per 2-1 al termine di un match giocato sul filo del rasoio.
Ma il vero romanzo di questa partita sedeva in panchina: Mister Gian Piero Gasperini (l’uomo che ha fatto la storia della Dea) si ritrova alla guida dei giallorossi, mentre a guidare i bergamaschi c’è l’ex laziale Maurizio Sarri. Una sfida scacchistica ed emotiva che ha mantenuto tutte le promesse, chiudendosi con un epilogo da brividi che proietta la Roma, a punteggio pieno, in solitaria in vetta alla classifica.

Il dominio giallorosso e il muro invalicabile di Carnesecchi

Fin dal primo fischio dell’arbitro, il copione del match è stato a senso unico. Il tridente pesante schierato da Gasp (Dybala a supporto di Mora e Malen) ha schiacciato l’Atalanta nella propria area di rigore. Il primo tempo è stato un clamoroso monologo della Magica, certificato da statistiche spaventose: ben 18 tiri verso la porta bergamasca contro uno solo degli ospiti.
Ma a tenere a galla il castello di Sarri è stato un monumentale Carnesecchi. Il portiere nerazzurro si è superato compiendo miracoli a ripetizione: prima al 14′ sventando un clamoroso colpo di testa a botta sicura del difensore-goleador Mancini (su assist col contagiri di Mora), e poi al 21′ respingendo in volo plastico un’altra violentissima incornata di Cristante. L’Atalanta (che teneva Elmas bloccato in copertura) ha faticato terribilmente a ripartire, affacciandosi timidamente dalle parti di Svilar solo alla mezz’ora con un rasoterra di Scamacca.

La doccia fredda di Ederson e la sfortuna di Castro

Il calcio, però, sa essere spietato con chi spreca. Al rientro dagli spogliatoi, Sarri toglie Scamacca per inserire Krstovic, e l’Atalanta rigenerata trova immediatamente il gol del vantaggio. Al 47′ (2′ del secondo tempo), dopo un’azione tambureggiante avviata da De Ketelaere e un duro contrasto in area tra Mancini e Samardzic, la palla finisce sul destro chirurgico di Ederson, che insacca gelando il sangue all’Olimpico.
La Roma, trafitta nel momento migliore, non si è disunita. Spinta dal calore della sua Curva, ha reagito con una veemenza impressionante, assaltando il fortino nerazzurro. Ma la sfortuna sembrava essersi accanita sui giallorossi: prima Carnesecchi si supera ancora su Koné, poi il neo-entrato Castro colpisce clamorosamente il palo esterno al 20′ e, poco dopo, va a scheggiare addirittura la traversa con un siluro micidiale su sponda di Molina (entrato al posto di Lulli).

Minuto 90 e 93: il Miracolo si tinge di Giallorosso

Quando il cronometro stava inesorabilmente esaurendo i suoi granelli di sabbia e la sconfitta sembrava scritta, il cuore pulsante della Roma ha fatto il miracolo, facendo crollare il muro costruito da Sarri. Allo scoccare esatto del 90′ minuto, il difensore spagnolo Hermoso si erge imperioso nell’area di rigore avversaria, incornando di testa un cross perfetto di Wesley e battendo l’incolpevole Carnesecchi. È l’1-1. L’Olimpico diventa una bolgia, ma il pareggio non basta.
Al 93′ minuto, all’ultimo respiro prima dei titoli di coda, ecco il capolavoro assoluto: l’argentino Matias Soulé riceve palla in area, fissa il bersaglio e lascia partire un sinistro al veleno che si infila in rete, scatenando il panico di gioia sugli spalti e il delirio dei giocatori giallorossi in campo. Roma batte Atalanta 2-1 (nel parapiglia finale espulso Gaetano per proteste). Gasperini vince il durissimo derby personale col suo passato, Sarri esce con le ossa rotte e l’Olimpico sogna ad occhi aperti il tricolore.

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