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Samantha Arnaudo, ciclista: Amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

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Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2024

Redazione – Le salite si possono temere ma si possono anche farsele amiche, anzi meglio amarle in modo da accettarle quando si incontrano, cavalcarle, terminarle con coraggio, fiducia, pazienza.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Samantha (Officine Mattio Cycling Club) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

Lo sport è come un treno che passa per caso oppure che si può prendere al volo grazie a qualcuno che invita e coinvolge e una volta saliti su ci si può impegnare per far sempre meglio, cercando di sperimentare sia benessere che performance, molto meglio facendosi amica la salita che potrebbe diventare una vera alleata del ciclista sapendola affrontare, gestire, superare sempre meglio con allenamenti specifici, senza temerla.

Quando e come hai iniziato a correre le granfondo?

Ho iniziato con la BraBra nel 2016, facevo solo i percorsi medi perché lavoravo full time in un supermercato e non avevo l’allenamento per cimentarmi oltre.

Cosa dicono i tuoi familiari e i tuoi amici della tua attività sportiva?

Arrivo da una famiglia completamente non sportiva, sono stata io a contagiare mia sorella, sono la più grande di 4 sorelle, sono sempre stata ‘irrequieta’ e con il bisogno di correre anche solo in cortile ogni volta che tornavo a casa, ho sempre sentito il bisogno di ‘sfogarmi’ lo dicevo fin da piccola a mia mamma, lei è molto protettiva, ma mi ha sempre sostenuto nonostante il suo ‘mi raccomando vai piano’ prima delle gare. Dopo il mio grande infortunio so che sono più una preoccupazione che altro, ma ci conviviamo. Io sono così, ho bisogno di muovermi e fare ciò che amo.

Il corpo vuole essere libero, ha bisogno di esprimersi nel movimento, correndo, giocando, saltando, esibendosi e a volte veniamo un po’ limitati nei nostri movimenti, nella nostra possibilità di sfogarci,

di sentirci liberi, di esprimerci a nostro modo. La pratica di uno sport ci può aiutare a trovare la nostra dimensione collegando corpo a mente, alleandoci nella ricerca di un nostro senso, di un nostro obiettivo, di una nostra sfida, difficile, stimolante ma non impossibile, con noi stessi e con gli altri, da soli o con l’aiuto di altri.

Quali competenze e caratteristiche possiedi come atleta?

Sono una scalatrice pura, amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa. Tasto dolente la pianura, ma sono un peso leggero quindi non potrò mai essere un velocista e nemmeno mi piacerebbe.

È importante sviluppare l’autoconsapevolezza, la conoscenza approfondita di se stessi, in modo da capire come si è e cosa si può fare, da dove si è partiti e come, dove si vuole andare, quando e come.

Pensi che uno psicologo sia utile nel tuo sport? In quali aspetti e fasi?

Si, credo che sia utile, sicuramente più di tutto in caso di infortunio.

Nella vita bisogna essere sempre centrati prima di tutto su se stessi per conoscersi sempre meglio, capire quale può essere un proprio bisogno o esigenza e come mobilitare energie utili e necessarie per soddisfarli cercando di scegliere obiettivi, mete, sogni da trasformare in realtà.

Tutto ciò pare semplice ma è difficile da fare, a volte c’è bisogno di un amico, di una persona più esperta, di un allenatore, di uno psicologo che aiutano a conoscersi meglio, a comprendere proprie caratteristiche, qualità, capacità ma soprattutto a rimodulare sempre obiettivi, soprattutto se accadono eventi imprevisti, improvvisi, considerati catastrofici, destabilizzanti, dove si tratta di rimettersi in gioco in modo diverso, con le risorse residue, con pazienza, accettando e cambiando il corso e le sorti della propria vita.

Bisogna sempre trovare u piano B che soddisfi, che sia abbastanza sfidante e motivante per rimettersi in gioco, per ritrovare stimoli per andare avanti in modo diverso.

L’evento sportivo in cui hai vissuto le emozioni più gratificanti?

La Maratona Dles Dolomites. L’ho vinta, forse in fondo al mio cuore un po’ me lo aspettavo, ma poi realizzarlo è stato molto gratificante ed emozionante.

Il 2 luglio 2023 Samantha Arnaudo ha vinto la Maratona delle Dolomiti-Enel 138 km in 5h05’44’’, precedendo Martha Maltha 5h24’33” e Martina Trevisiol 5h24’35”. Tra gli uomini vinse Ruffaut Loïc 4h29’41”, precedendo Elettrico Tommaso 4h30’13” e Hagenaars Patrick 4h30’13”.

Qual è stata la tua situazione sportiva più difficile?

La mia caduta in El Salvador durante il tour con la squadra élite BePink nel 2024. Un calvario. Ma non mi pento, io volevo essere lì, ero nella giornata della vita, stavo benissimo e finalmente sentivo che potevo fare risultato, avevo ricevuto una spallata in gruppo e l’avevo restituita, da li ho detto: ora mi faccio spazio e oggi devo fare risultato. Poi ho forato la ruota anteriore e sono caduta improvvisamente sull’asfalto a oltre i 50km orari, nessun graffio, ma sono atterrata in pieno sul femore, nel paese in cui nessuno vorrebbe cadere e ricevere cure. Sono stata giorni in ospedale senza dormire con il collo del femore rotto, mi hanno detto che non c’era nulla da fare: era sbriciolato e potevo solo scegliere quale protesi desiderassi, contando che non avrei mai più potuto fare sport da quel momento e non potevo rientrare a casa per almeno un mese perché era troppo rischioso volare per me. Poi per fortuna mi hanno trasportato in Guatemala in una clinica privata e un medico ‘miracoloso’ ha provato a salvarmi le ossa con dei chiodi e delle viti, annunciandomi che era un tentativo, potevo comunque avere una necrosi in qualsiasi momento e in tal caso necessitavo di una protesi. Sono rimasta da sola in Guatemala fino a che 10 giorni prima del rientro mi ha raggiunto il mio ragazzo e mi ha aiutata a rientrare in Italia, perché ho avuto dei problemi con i mezzi di sintesi (ho le ossa troppo minute e quindi per un mese dall’operazione ho avuto raccomandazione di non caricare nemmeno un kg del mio peso sull’arto, quindi mi muovevo in sedia a rotelle o con le stampelle su una sola gamba).

Come hai superato crisi, sconfitte e infortuni?

Mi sono fatta coraggio e ho detto “non hai scelta, puoi solo essere forte, sei qui da sola e devi sopravvivere”. Forse sono diventata ancora più indipendente, troppo anche… Soprattutto rientrando in Italia sentivo di far fatica a riuscire a vivere e convivere con altri, prima mi sentivo sola e poi non volevo nessuno. L’ho superato, perché non avevo scelta. Ciò che non ti uccide ti rende più forte no?

Un’esperienza davvero traumatica sia dal punto di vista fisico che psichico che può lasciare segni indelebili sia dal punto di vista fisico che psichico, ma con il trauma psichico ci si può lavorare e a volte a seguito di un trauma psichico si diventa addirittura più forti, consapevoli, fiduciosi, resilienti, prendendo in mano le redini della propria vita con l’aiuto anche di professionisti con un percorso adatto, mirato, sufficiente di elaborazione, accettazione cercando di sperimentare la cosiddetta crescita post traumatica.

Cosa hai scoperto di te praticando sport?

Resilienza e resistenza. Punti forti in bici e nella vita.

Lo sport è una palestra di vita, soprattutto lo sport di endurance come le Granfondo, dove si tratta di pedalare restando in equilibrio e attraversando salite anche lunghe e con pendenze importanti, con la consapevolezza che si può cadere dalla bici, così come si può cadere nella vita quotidiana, ma ci si può rialzare e decidere di continuare ad andare avanti anche se non più come prima, ma in modo diverso e consapevole.

Sogni realizzati, da realizzare, irrealizzati?

Ho vinto tutto da amatore, ho raggiunto il mio sogno di diventare professionista: il mio sogno era finalmente il Giro d’Italia, naturalmente irrealizzato per via dell’incidente, è ancora una ferita che brucia.

Quando si gode è il momento di godere per un risultato, un successo, una conquista, essendo presenti a se stessi, soprattutto quando si è al massimo della propria performance ma con la consapevolezza che tutto non dura per sempre, tutto può cambiare e bisogna accettare e stare con quello che c’è in ogni momento.

Quello che si riesce a fare in ogni momento, va apprezzato e memorizzato nel cuore, nel corpo e nella mente, in modo che il ricordo resti vivo per ricordarci chi siamo, chi eravamo, il percorso fatto.

Purtroppo, può succedere che a un certo punto le cose non vanno più bene per qualche motivo, tra i quali l’infortunio ed è difficile accettare ogni minimo cambiamento di vita, soprattutto se è in negativo e comporta un cambio di progetti stimolanti e sfidanti, come l’interruzione di sogni da rincorrere da anni, ma bisogna andare avanti e capire come cambiare la nostra vita, il nostro approccio. All’inizio è dura, si soffre, ma poi si trova un senso, un piano B, a volte si diventa più forti dentro, si vive nel momento presente.

Qualche consiglio per chi vuole cimentarsi nelle granfondo?

Dev’essere una cosa motivante e stimolante, non causare stress e irritazione. È amatoriale, lo dice la parola: amatele, altrimenti non fatele. Se vi diverte e stimola allenarvi, mangiare bene, avere risultati o anche solo pedalare in posti meravigliosi: fatelo. Mettete sempre al primo posto voi stessi, la salute e la sostenibilità nel vostro contesto di vita. Affidatevi a professionisti se avete intenzione di fare grandi volumi di allenamento, per una questione di salute, oltre che di performance, perché se si lavora e ci si allena tanto, si rischia di bruciarsi prima ancora di ottenere risultati.

Si può fare tutto, ma meglio essere seguiti e sostenuti da persone più esperte per non bruciarsi, per far sempre meglio, gradualmente senza fretta, curando diversi aspetti fondamentali.

Chi ti ispira?

Marco Pantani.

Cosa c’è oltre lo sport? Attualmente sto preparando la tesi per la laurea in nutrizione, mi focalizzerò su quello oltre che allo sport, che continuerò a fare seppur in maniera meno agonista. Ma ogni giorno della mia vita avrà dentro un po’ di sport, è uno stile di vita. Spero con la mia esperienza di aiutare altri atleti a ottenere risultati soddisfacenti, che saranno un risultato anche per me. Amo viaggiare, spero di riuscire a continuare a farlo.

La vita è ciclica, ci sono fasi e cicli, ci sono fasi dove si può spingere, si può arrivare all’apice della performance, può andare tutto bene, e ci sono fasi dove bisogna focalizzarsi su altro, accettare il momento presente, trasferire ad altri quanto appreso.

Cosa e chi ti aiuta a migliorare il tuo benessere e le tue prestazioni?

Le prestazioni sono frutto mio e di Annalisa (il mio semi-coach), se si parla di watt in bici. Perché attualmente mi autogestisco, su sue indicazioni, gli allenamenti.

Naturalmente ho capito con il tempo che le prestazioni sono frutto di focus mentale, cosa che credo essere una delle mie doti più spiccate, riesco a staccarmi dal mondo se decido di vincere una gara, o quanto meno arrivo comunque alla mia miglior prestazione.

Il benessere credo dipenda principalmente da noi stessi, dalla giusta cura che abbiamo per noi, per il nostro corpo, per il nostro recupero oltre che l’allenamento. Sicuramente le persone attorno sono parte del nostro benessere, dobbiamo saperle scegliere con molta cura, circondarci di chi crede in noi e allo stesso tempo sa dirci quando sbagliamo. Credo inoltre, che se non si sa stare bene in solitudine, non c’è nessuna persona che possa provvedere a portarci questo. Vedo spesso persone che provano quasi ‘affanno’ per la necessità di essere contornati da persone, quando vinci anche solo gare amatoriali, tutti vogliono essere vicino a te, o meglio, ti ritrovi ad avere molte più conoscenze, ma a maggior ragione, è giusto avere cura di pochi intimi.

Samantha sembra essere molto resiliente nell’aver attraversato un periodo molto buio della sua vita dove si è trovata a dover accettare di non poter più puntare alla peak performance a causa di un incidente ma è circondata da persone molto valide che l’aiutano ad andare avanti nella ricerca del meglio per se stessa e anche per gli altri.

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Sport

Il miracolo dei cavalli che abbatte il silenzio dell’autismo: a Caserta nasce il progetto del Dott. Belardo per trasformare i ragazzi in campioni paralimpici

Lo sport e l’amore per i cavalli compiono un miracolo di inclusione nel casertano! 🐎💙 Al via il progetto “Cavalli in Blu” dell’A.S.D. Centro Ippico “I Tifatini” di Caserta, un percorso sportivo e motorio adattato per bambini e ragazzi con autismo diretto dallo psicologo e istruttore paralimpico Dott. Claudio Belardo. 🏔️✨ Grazie all’applicazione del rivoluzionario Metodo B-Map e a sessioni protette di 30 minuti contro lo stress sensoriale, i ragazzi potranno allenarsi in totale sicurezza fino a conquistare le gare nazionali paralimpiche. Attive convenzioni a prezzi agevolati per tutte le associazioni e le famiglie del territorio. Leggi qui per scoprire come richiedere la valutazione motoria d’ingresso gratuita e partecipare da protagonisti! 👇

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Locandina evento Caserta

Caserta – Ci sono luoghi in cui la natura e lo sport si spogliano di qualsiasi freddo agonismo commerciale per farsi strumenti di pura libertà, canali di comunicazione immediata e ponti d’oro tesi verso il riscatto sociale e umano dei ragazzi più fragili. Nel cuore verde della provincia di Caserta, l’A.S.D. Centro Ippico “I Tifatini” si prepara a scrivere una bellissima pagina di civiltà, inclusione e dignità sportiva. Sono ufficialmente aperte le iscrizioni a “Cavalli in Blu”, un innovativo e strutturato percorso di attività equestre adattata, rivolto specificamente a bambini e ragazzi con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). Un progetto di prossimità nato per dimostrare sul campo che nessuna barriera relazionale o sensoriale è insuperabile quando si impara a fare squadra con la sensibilità di un cavallo e con la guida di professionisti d’eccellenza.

La direzione tecnica, la progettazione e la guida sul campo di questa imponente avventura sportiva sono state affidate al talento e alla competenza multidisciplinare del Dott. Claudio Belardo, stimata firma interna del centro. Istruttore Federale di Equitazione Paralimpica iscritto all’Albo degli Psicologi, il Dott. Belardo integra magistralmente nel lavoro quotidiano con i cavalli le sue profonde competenze di Pedagogista e di Chinesiologo delle Attività Motorie Preventive e Adattate (AMPA). L’iniziativa si configura come un’attività di natura esclusivamente tecnico-sportiva e motoria; un percorso in cui l’intervento dell’istruttore è guidato da una conoscenza millimetrica della biomeccanica del movimento adattato e delle dinamiche educative, garantendo la massima sicurezza psicofisica e la totale tutela della salute degli allievi.

Il successo del Metodo B-Map e la routine protetta contro lo stress sensoriale

La vera e propria rivoluzione pedagogica che rende “Cavalli in Blu” un’eccellenza unica nel panorama dell’intero Mezzogiorno d’Italia risiede nell’applicazione sistematica del celebre Metodo B-Map. Si tratta di un approccio sportivo d’avanguardia orientato allo sviluppo globale, all’autonomia e alla felicità della persona, un modello di successo talmente potente da essere già diventato il fulcro narrativo di un libro di settore e di un commovente cortometraggio interpretato proprio da uno dei giovani e fieri allievi del Centro Ippico “I Tifatini”. L’arte equestre si spoglia così di ogni logica riabilitativa tradizionale per farsi sport a tutti gli effetti, un’arena in cui il ragazzo non è un utente passivo da curare, ma un atleta sovrano pronto a esprimere il proprio potenziale nascosto.

Per fare scudo attorno alle fragilità e rispettare i tempi biologici dei partecipanti, le lezioni sono state progettate con una struttura scientifica rigorosa e trasparente. I corsi prevedono sessioni brevi della durata tassativa di 30 minuti, una scelta strategica fondamentale per evitare qualsiasi forma di sovraccarico sensoriale o affaticamento mentale nei ragazzi. Ogni incontro segue una routine fissa, geometrica e rassicurante, capace di donare stabilità emotiva all’allievo: si parte con l’Accoglienza e la familiarizzazione, si passa all’Attività tecnica in sella o a terra con l’animale, e si conclude con la fase di Decompressione emotiva. Per chi dimostrerà passione e determinazione, il percorso offre la concreta e ambiziosa opportunità di crescere atleticamente fino a prendere parte ai campionati nazionali paralimpici della Federazione.

Struttura protetta e convenzioni agevolate per sostenere i bilanci familiari

“Insieme a tutto lo staff dell’A.S.D. Centro Ippico I Tifatini abbiamo voluto con tutte le nostre forze la nascita di ‘Cavalli in Blu’ per proporre al territorio un percorso sportivo strutturato in modo da azzerare ogni forma di barriera architettonica o mentale”, spiega con orgoglio il Dott. Claudio Belardo. “Il nostro obiettivo comunitario e trasparente non è la terapia medica, ma permettere a ogni singolo ragazzo di riscoprire la propria forza motoria e la propria capacità di relazionarsi con il mondo esterno all’interno di un ambiente rassicurante, accessibile e stimolante”. La struttura si presenta come un’oasi di pace immersa nella natura incontaminata delle colline casertane, interamente recintata, sicura e priva di ostacoli fisici per i disabili.

Consapevole del carico economico che spesso grava sui bilanci delle famiglie monoreddito che affrontano la gestione dell’autismo, la direzione del centro ha scelto di applicare una politica etica di massima trasparenza e sussidiarietà. Sono stati attivati canali di collaborazione diretta con le associazioni di volontariato e con i centri diurni per l’autismo del territorio campano, stipulando accordi e convenzioni mirate a garantire tariffe fortemente agevolate e borse di studio interne. Abbandonare la solitudine digitale per scendere in campo tra le scuderie de “I Tifatini” significa compiere un gesto d’amore verso il futuro dei nostri ragazzi, ricordando a tutta la cittadinanza che la legalità, il rispetto e la solidarietà sono gli unici binari su cui può correre una civiltà moderna. Non lasciate che le paure blocchino i sogni dei vostri figli: per attivare una convenzione o per prenotare la valutazione motoria iniziale d’ingresso gratuita è possibile inviare una comunicazione all’indirizzo email diretto cavalli.in.blu@gmail.com.

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Sport

L’anima del rugby che fa scudo ai sogni dei giovani marsicani: l’Isweb Avezzano riaccende i motori della squadra cadetta in Serie C

La passione per la palla ovale riaccende il cuore e l’orgoglio della Marsica! 🏉🏔️ Al via la nuova, attesissima stagione della squadra cadetta dell’Isweb Avezzano Rugby, pronta a dare battaglia nel campionato di Serie C. Coach Di Giulio lancia la sfida all’insegna della linea verde e dell’inclusione totale: “Le nostre porte sono aperte a tutti, l’obiettivo è far crescere i giovani dell’Under 18 e fare comunità sul campo”. Dopo lo splendido sesto posto dello scorso anno, il club punta sul riscatto e sulla trasparenza dei valori. Leggi qui per scoprire i dettagli del progetto, il calendario degli allenamenti e come entrare a far parte di questa splendida famiglia sportiva! 👇

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giocatori di rugby dell'Isweb Avezzano

Avezzano – Ci sono zolle di terra, linee di gesso e pali che svettano verso il cielo capaci di raccontare molto più di un semplice risultato sportivo, trasformandosi nei guardiani di un patto generazionale fondato sul sacrificio, sulla lealtà e sul rispetto incondizionato del compagno di squadra. Il meraviglioso e fiero territorio della Marsica si prepara a riabbracciare il battito viscerale e travolgente della palla ovale con la ripartenza ufficiale della squadra cadetta dell’Isweb Avezzano Rugby. Pronti a calcare nuovamente i campi del prossimo e impegnativo campionato nazionale di Serie C, i leoni gialloneri si presentano ai nastri di partenza con una missione etica e societaria chiarissima: non rincorrere sterili primati commerciali, ma edificare un gruppo umano ampio, solido, motivato e totalmente disponibile a mettersi al servizio della comunità e dello storico progetto sportivo cittadino.

La formazione cadetta si conferma così come una componente strategica ed essenziale della spina dorsale dell’intero club abruzzese. Essa non risponde soltanto a un mero bisogno agonistico domenicale, ma si offre come una straordinaria e inclusiva opportunità di riscatto e di crescita per atleti di ogni esperienza, età e provenienza geografica, desiderosi di allenarsi duramente e di proseguire il proprio percorso nel rugby senior. Per questa precisa ragione di prossimità sociale, le porte dello spogliatoio saranno spalancate a chiunque: dai ragazzi che escono dalle trafile delle giovanili ai veterani, fino a chi decide di allacciarsi gli scarpini per la prima volta in assoluto, portando in dote alla squadra un carico di entusiasmo pulito, tempo e passione incondizionata.

La linea verde tra Under 18 e prima squadra: un laboratorio di talenti a chilometro zero

Un’attenzione particolare, quasi paterna, sarà riservata all’inserimento progressivo dei giovani talenti provenienti dalla categoria Under 18. Il loro delicato passaggio e l’esordio nel rugby dei grandi saranno pianificati e tutelati passo dopo passo sotto la supervisione scientifica e l’autorità del direttore tecnico del club marsicano. Allo stesso modo, per gli atleti che verranno periodicamente aggregati alla prima squadra in Serie A, sarà l’allenatore della formazione maggiore a individuare, di partita in partita, le soluzioni tattiche e sportive più funzionali. Ne nasce una gestione dinamica, trasparente e fluida, in cui la cadetta agisce come lo snodo e il punto d’incontro perfetto tra il settore giovanile, la prima squadra e l’attività senior del territorio.

In questo spogliatoio rigenerato, ogni singolo giocatore avrà un ruolo sovrano e una dignità da difendere, e la disponibilità umana a mettersi in gioco e a sacrificarsi per il compagno a terra sarà considerata dallo staff tecnico un valore etico tanto importante quanto le doti fisiche o le qualità balistiche. Sul piano prettamente agonistico, l’allenatore Di Giulio preferisce applicare la cultura della concretezza, mantenendo i piedi ben piantati a terra ed evitando di fissare obiettivi di classifica o promesse trionfalistiche che, alla vigilia della stagione, rischierebbero di rivelarsi soltanto dei freddi e teorici bluff comunicativi a beneficio degli algoritmi.

Piedi a terra e un allenamento alla volta: la ricetta di coach Di Giulio

“Non possiamo e non dobbiamo porci traguardi sportivi ossessivi in questo momento, semplicemente perché nel nostro sport non esistono certezze a tavolino”, spiega con grande onestà intellettuale il tecnico dell’Avezzano Cadetta. “Lo scorso anno abbiamo compiuto una splendida e memorabile cavalcata, conquistando un sesto posto assoluto su ben 22 compagini agguerrite all’interno del raggruppamento interregionale che unisce Lazio, Umbria e Abruzzo. Nel nostro campionato le variabili sono troppe per fare previsioni a lungo termine. L’unico segreto che conosco è quello di impegnarsi al massimo delle nostre forze durante ogni singolo allenamento della settimana, sudando insieme sulla terra battuta”.

La dirigenza del club marsicano sposa in pieno questa visione di trasparenza e sviluppo sostenibile, confermando come il progetto cadetta sia ormai una pietra miliare irrinunciabile: “Il percorso di strutturazione e rafforzamento della squadra prosegue a pieno regime. Dopo le straordinarie emozioni vissute al debutto lo scorso anno, era assolutamente scontato e doveroso continuare a investire in questa direzione. Si tratta di una bellissima opportunità per tutti i nostri ragazzi e per la cittadinanza, oltre a testimoniare la netta volontà della società di migliorare gradualmente tutta l’organizzazione societaria e le infrastrutture interne”. Affrontare il campionato una partita alla volta, valorizzando la persona prima ancora del risultato sul tabellone, è l’unico modo per sconfiggere l’isolamento e la solitudine dei nostri giorni. L’Isweb Avezzano Rugby riparte così dalla Serie C con una certezza scolpita nel cuore: in campo serviranno muscoli e placcaggi, ma prima ancora uomini disposti a condividere un sogno pulito.

Avezzano Rugby
La nostra storia dal 1977
www.avezzanorugby.it

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Calcio

Calciomercato – Pape Sarr nuovo acquisto in casa Juventus, dal Tottenham, affare da 30 milioni

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Pape Sarr

Redazione-  Accordo trovato e trattativa chiusa con il Tottenham per il senegalese classe 2002, PAPE SARR ,cresciuto in Francia nel Metz prima delle ultime 4 stagioni con gli Spurs. La Juve ha superato la concorrenza di Monaco e Besiktas, forte della volontà del calciatore di trasferirsi a Torino. Sarr arriva alla Juventus per 30 milioni di euro complessivi: prestito oneroso da 2 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a 26 milioni in caso di qualificazione Champions e possibili ulteriori 2 milioni in bonus. L’ingaggio sarà pagato dal club bianconero. Può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, dalla mediana alla possibilità di giocare da mezzala, e ha buone capacità di inserimento. Nella scorsa annata di Premier League ha giocato 26 partite col Tottenham (di cui 13 da titolare), realizzando 2 reti e servendo 4 assist. Due presenze all’ultimo Mondiale col Senegal.

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