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Samantha Arnaudo, ciclista: Amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

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Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2024

Redazione – Le salite si possono temere ma si possono anche farsele amiche, anzi meglio amarle in modo da accettarle quando si incontrano, cavalcarle, terminarle con coraggio, fiducia, pazienza.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Samantha (Officine Mattio Cycling Club) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l’unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.

Lo sport è come un treno che passa per caso oppure che si può prendere al volo grazie a qualcuno che invita e coinvolge e una volta saliti su ci si può impegnare per far sempre meglio, cercando di sperimentare sia benessere che performance, molto meglio facendosi amica la salita che potrebbe diventare una vera alleata del ciclista sapendola affrontare, gestire, superare sempre meglio con allenamenti specifici, senza temerla.

Quando e come hai iniziato a correre le granfondo?

Ho iniziato con la BraBra nel 2016, facevo solo i percorsi medi perché lavoravo full time in un supermercato e non avevo l’allenamento per cimentarmi oltre.

Cosa dicono i tuoi familiari e i tuoi amici della tua attività sportiva?

Arrivo da una famiglia completamente non sportiva, sono stata io a contagiare mia sorella, sono la più grande di 4 sorelle, sono sempre stata ‘irrequieta’ e con il bisogno di correre anche solo in cortile ogni volta che tornavo a casa, ho sempre sentito il bisogno di ‘sfogarmi’ lo dicevo fin da piccola a mia mamma, lei è molto protettiva, ma mi ha sempre sostenuto nonostante il suo ‘mi raccomando vai piano’ prima delle gare. Dopo il mio grande infortunio so che sono più una preoccupazione che altro, ma ci conviviamo. Io sono così, ho bisogno di muovermi e fare ciò che amo.

Il corpo vuole essere libero, ha bisogno di esprimersi nel movimento, correndo, giocando, saltando, esibendosi e a volte veniamo un po’ limitati nei nostri movimenti, nella nostra possibilità di sfogarci,

di sentirci liberi, di esprimerci a nostro modo. La pratica di uno sport ci può aiutare a trovare la nostra dimensione collegando corpo a mente, alleandoci nella ricerca di un nostro senso, di un nostro obiettivo, di una nostra sfida, difficile, stimolante ma non impossibile, con noi stessi e con gli altri, da soli o con l’aiuto di altri.

Quali competenze e caratteristiche possiedi come atleta?

Sono una scalatrice pura, amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa. Tasto dolente la pianura, ma sono un peso leggero quindi non potrò mai essere un velocista e nemmeno mi piacerebbe.

È importante sviluppare l’autoconsapevolezza, la conoscenza approfondita di se stessi, in modo da capire come si è e cosa si può fare, da dove si è partiti e come, dove si vuole andare, quando e come.

Pensi che uno psicologo sia utile nel tuo sport? In quali aspetti e fasi?

Si, credo che sia utile, sicuramente più di tutto in caso di infortunio.

Nella vita bisogna essere sempre centrati prima di tutto su se stessi per conoscersi sempre meglio, capire quale può essere un proprio bisogno o esigenza e come mobilitare energie utili e necessarie per soddisfarli cercando di scegliere obiettivi, mete, sogni da trasformare in realtà.

Tutto ciò pare semplice ma è difficile da fare, a volte c’è bisogno di un amico, di una persona più esperta, di un allenatore, di uno psicologo che aiutano a conoscersi meglio, a comprendere proprie caratteristiche, qualità, capacità ma soprattutto a rimodulare sempre obiettivi, soprattutto se accadono eventi imprevisti, improvvisi, considerati catastrofici, destabilizzanti, dove si tratta di rimettersi in gioco in modo diverso, con le risorse residue, con pazienza, accettando e cambiando il corso e le sorti della propria vita.

Bisogna sempre trovare u piano B che soddisfi, che sia abbastanza sfidante e motivante per rimettersi in gioco, per ritrovare stimoli per andare avanti in modo diverso.

L’evento sportivo in cui hai vissuto le emozioni più gratificanti?

La Maratona Dles Dolomites. L’ho vinta, forse in fondo al mio cuore un po’ me lo aspettavo, ma poi realizzarlo è stato molto gratificante ed emozionante.

Il 2 luglio 2023 Samantha Arnaudo ha vinto la Maratona delle Dolomiti-Enel 138 km in 5h05’44’’, precedendo Martha Maltha 5h24’33” e Martina Trevisiol 5h24’35”. Tra gli uomini vinse Ruffaut Loïc 4h29’41”, precedendo Elettrico Tommaso 4h30’13” e Hagenaars Patrick 4h30’13”.

Qual è stata la tua situazione sportiva più difficile?

La mia caduta in El Salvador durante il tour con la squadra élite BePink nel 2024. Un calvario. Ma non mi pento, io volevo essere lì, ero nella giornata della vita, stavo benissimo e finalmente sentivo che potevo fare risultato, avevo ricevuto una spallata in gruppo e l’avevo restituita, da li ho detto: ora mi faccio spazio e oggi devo fare risultato. Poi ho forato la ruota anteriore e sono caduta improvvisamente sull’asfalto a oltre i 50km orari, nessun graffio, ma sono atterrata in pieno sul femore, nel paese in cui nessuno vorrebbe cadere e ricevere cure. Sono stata giorni in ospedale senza dormire con il collo del femore rotto, mi hanno detto che non c’era nulla da fare: era sbriciolato e potevo solo scegliere quale protesi desiderassi, contando che non avrei mai più potuto fare sport da quel momento e non potevo rientrare a casa per almeno un mese perché era troppo rischioso volare per me. Poi per fortuna mi hanno trasportato in Guatemala in una clinica privata e un medico ‘miracoloso’ ha provato a salvarmi le ossa con dei chiodi e delle viti, annunciandomi che era un tentativo, potevo comunque avere una necrosi in qualsiasi momento e in tal caso necessitavo di una protesi. Sono rimasta da sola in Guatemala fino a che 10 giorni prima del rientro mi ha raggiunto il mio ragazzo e mi ha aiutata a rientrare in Italia, perché ho avuto dei problemi con i mezzi di sintesi (ho le ossa troppo minute e quindi per un mese dall’operazione ho avuto raccomandazione di non caricare nemmeno un kg del mio peso sull’arto, quindi mi muovevo in sedia a rotelle o con le stampelle su una sola gamba).

Come hai superato crisi, sconfitte e infortuni?

Mi sono fatta coraggio e ho detto “non hai scelta, puoi solo essere forte, sei qui da sola e devi sopravvivere”. Forse sono diventata ancora più indipendente, troppo anche… Soprattutto rientrando in Italia sentivo di far fatica a riuscire a vivere e convivere con altri, prima mi sentivo sola e poi non volevo nessuno. L’ho superato, perché non avevo scelta. Ciò che non ti uccide ti rende più forte no?

Un’esperienza davvero traumatica sia dal punto di vista fisico che psichico che può lasciare segni indelebili sia dal punto di vista fisico che psichico, ma con il trauma psichico ci si può lavorare e a volte a seguito di un trauma psichico si diventa addirittura più forti, consapevoli, fiduciosi, resilienti, prendendo in mano le redini della propria vita con l’aiuto anche di professionisti con un percorso adatto, mirato, sufficiente di elaborazione, accettazione cercando di sperimentare la cosiddetta crescita post traumatica.

Cosa hai scoperto di te praticando sport?

Resilienza e resistenza. Punti forti in bici e nella vita.

Lo sport è una palestra di vita, soprattutto lo sport di endurance come le Granfondo, dove si tratta di pedalare restando in equilibrio e attraversando salite anche lunghe e con pendenze importanti, con la consapevolezza che si può cadere dalla bici, così come si può cadere nella vita quotidiana, ma ci si può rialzare e decidere di continuare ad andare avanti anche se non più come prima, ma in modo diverso e consapevole.

Sogni realizzati, da realizzare, irrealizzati?

Ho vinto tutto da amatore, ho raggiunto il mio sogno di diventare professionista: il mio sogno era finalmente il Giro d’Italia, naturalmente irrealizzato per via dell’incidente, è ancora una ferita che brucia.

Quando si gode è il momento di godere per un risultato, un successo, una conquista, essendo presenti a se stessi, soprattutto quando si è al massimo della propria performance ma con la consapevolezza che tutto non dura per sempre, tutto può cambiare e bisogna accettare e stare con quello che c’è in ogni momento.

Quello che si riesce a fare in ogni momento, va apprezzato e memorizzato nel cuore, nel corpo e nella mente, in modo che il ricordo resti vivo per ricordarci chi siamo, chi eravamo, il percorso fatto.

Purtroppo, può succedere che a un certo punto le cose non vanno più bene per qualche motivo, tra i quali l’infortunio ed è difficile accettare ogni minimo cambiamento di vita, soprattutto se è in negativo e comporta un cambio di progetti stimolanti e sfidanti, come l’interruzione di sogni da rincorrere da anni, ma bisogna andare avanti e capire come cambiare la nostra vita, il nostro approccio. All’inizio è dura, si soffre, ma poi si trova un senso, un piano B, a volte si diventa più forti dentro, si vive nel momento presente.

Qualche consiglio per chi vuole cimentarsi nelle granfondo?

Dev’essere una cosa motivante e stimolante, non causare stress e irritazione. È amatoriale, lo dice la parola: amatele, altrimenti non fatele. Se vi diverte e stimola allenarvi, mangiare bene, avere risultati o anche solo pedalare in posti meravigliosi: fatelo. Mettete sempre al primo posto voi stessi, la salute e la sostenibilità nel vostro contesto di vita. Affidatevi a professionisti se avete intenzione di fare grandi volumi di allenamento, per una questione di salute, oltre che di performance, perché se si lavora e ci si allena tanto, si rischia di bruciarsi prima ancora di ottenere risultati.

Si può fare tutto, ma meglio essere seguiti e sostenuti da persone più esperte per non bruciarsi, per far sempre meglio, gradualmente senza fretta, curando diversi aspetti fondamentali.

Chi ti ispira?

Marco Pantani.

Cosa c’è oltre lo sport? Attualmente sto preparando la tesi per la laurea in nutrizione, mi focalizzerò su quello oltre che allo sport, che continuerò a fare seppur in maniera meno agonista. Ma ogni giorno della mia vita avrà dentro un po’ di sport, è uno stile di vita. Spero con la mia esperienza di aiutare altri atleti a ottenere risultati soddisfacenti, che saranno un risultato anche per me. Amo viaggiare, spero di riuscire a continuare a farlo.

La vita è ciclica, ci sono fasi e cicli, ci sono fasi dove si può spingere, si può arrivare all’apice della performance, può andare tutto bene, e ci sono fasi dove bisogna focalizzarsi su altro, accettare il momento presente, trasferire ad altri quanto appreso.

Cosa e chi ti aiuta a migliorare il tuo benessere e le tue prestazioni?

Le prestazioni sono frutto mio e di Annalisa (il mio semi-coach), se si parla di watt in bici. Perché attualmente mi autogestisco, su sue indicazioni, gli allenamenti.

Naturalmente ho capito con il tempo che le prestazioni sono frutto di focus mentale, cosa che credo essere una delle mie doti più spiccate, riesco a staccarmi dal mondo se decido di vincere una gara, o quanto meno arrivo comunque alla mia miglior prestazione.

Il benessere credo dipenda principalmente da noi stessi, dalla giusta cura che abbiamo per noi, per il nostro corpo, per il nostro recupero oltre che l’allenamento. Sicuramente le persone attorno sono parte del nostro benessere, dobbiamo saperle scegliere con molta cura, circondarci di chi crede in noi e allo stesso tempo sa dirci quando sbagliamo. Credo inoltre, che se non si sa stare bene in solitudine, non c’è nessuna persona che possa provvedere a portarci questo. Vedo spesso persone che provano quasi ‘affanno’ per la necessità di essere contornati da persone, quando vinci anche solo gare amatoriali, tutti vogliono essere vicino a te, o meglio, ti ritrovi ad avere molte più conoscenze, ma a maggior ragione, è giusto avere cura di pochi intimi.

Samantha sembra essere molto resiliente nell’aver attraversato un periodo molto buio della sua vita dove si è trovata a dover accettare di non poter più puntare alla peak performance a causa di un incidente ma è circondata da persone molto valide che l’aiutano ad andare avanti nella ricerca del meglio per se stessa e anche per gli altri.

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Isweb Avezzano Rugby, domenica il debutto casalingo allo stadio «Trombetta» contro il Rugby Parma: i gialloneri di Rotilio a caccia del bis in Serie A1

Serie A1, l’Isweb Avezzano Rugby debutta in casa: domenica alle 15.30 al «Trombetta» arriva il Parma per blindare la vetta della classifica 👇

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Keegan Munro

Avezzano – L’attesa febbrile della tifoseria marsicana è finalmente giunta al termine. Dopo la prestigiosa e combattuta vittoria conquistata all’esordio sul difficile campo del VII Rugby Torino, l’Isweb Avezzano Rugby è pronta a bagnare il proprio debutto casalingo nel campionato nazionale di Serie A1 (girone meritocratico) 2026/2027. Una domenica di grande agonismo e passione ovale che infiamma il territorio, richiamando a raccolta gli appassionati di tutta la provincia per sostenere i colori gialloneri.

L’appuntamento è fissato per domenica 25 ottobre alle ore 15.30 sul manto erboso dello stadio comunale «A. Trombetta» di via Newton, dove la compagine avezzanese guidata dall’head coach Pierpaolo Rotilio riceverà la storica formazione del Rugby Parma 1931. L’obiettivo dichiarato dello spogliatoio è bissare il successo della prima giornata, incamerando altri cinque punti pesanti in classifica generale prima della pausa programmata per gli impegni internazionali della Nazionale azzurra.

L’analisi dell’head coach Pierpaolo Rotilio: concentrazione e disciplina

Nel corso delle intense sedute di allenamento settimanali, coach Pierpaolo Rotilio ha tenuto alta la guardia, elogiando la tempra caratteriale mostrata in Piemonte ma sollecitando la squadra a perfezionare i meccanismi di gioco:

«Contro il Settimo Torinese non è stata una sfida semplice, ma siamo riusciti a centrare la vittoria piena che cercavamo con tutte le nostre forze», ha rimarcato l’allenatore giallonero. «Faccio i complimenti ai ragazzi per aver lottato duramente e con coraggio su ogni pallone. Siamo partiti con il piede giusto, ma siamo pienamente consapevoli che c’è ancora molto da lavorare per migliorare quegli aspetti del gioco dove è necessario crescere in termini di confidenza tattica, precisione nei punti d’incontro e solidità complessiva per tutti gli ottanta minuti».

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La carica del neoacquisto Keegan Munro: «Cuore, carattere e coesione»

A fargli eco con parole cariche di entusiasmo è la seconda linea Keegan Munro, atleta di grande fisicità ed esperienza giunto quest’anno a rinforzare il pack marsicano:

«È stata una trasferta durissima sotto ogni profilo, resa ancor più impegnativa dal lungo viaggio affrontato, ma l’imperativo categorico era portare a casa il bottino pieno e ci siamo riusciti con merito», commenta Munro. «Il gruppo ha dimostrato di essere compatto, solido e animato da una chimica eccellente. Dobbiamo ancora affinare alcune dinamiche interne, ma la reazione corale sfoderata nei momenti più caldi della partita mi riempie d’orgoglio. Nel finale abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo, conquistando una vittoria fondamentale che infonde fiducia per il proseguo del torneo».

Una storia gloriosa dal 1977 al servizio dei giovani e dello sport

Fondato nel lontano 1977, l’Avezzano Rugby si conferma una delle istituzioni sportive più nobili, radicate e vincenti dell’Abruzzo interno. Oltre ai traguardi della prima squadra, il club porta avanti con dedizione un capillare progetto sociale ed educativo attraverso il settore giovanile e la club house, promuovendo il rispetto dell’avversario, la lealtà e il sacro rito del terzo tempo.

Domenica 25 ottobre alle 15.30 lo stadio «Trombetta» si preannuncia gremito per spingere i guerrieri gialloneri verso la seconda vittoria consecutiva. Per tutte le informazioni sui biglietti e sulle attività del club è possibile consultare il portale ufficiale www.avezzanorugby.it

Foto di Michele Stoduto

A cura della Redazione Sport e Territorio di Cavaliere News

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Sport

«Febbre da cavallo» compie 50 anni: il 29 ottobre festa e proiezione gratuita all’Ippodromo delle Capannelle. L’incontro con Enrico Vanzina e la rinascita dello storico tempio dell’ippica romana

«Febbre da cavallo» compie 50 anni: giovedì 29 ottobre festa e proiezione gratuita all’Ippodromo delle Capannelle con Enrico Vanzina e Laura Delli Colli per celebrare il capolavoro di Steno e Gigi Proietti. Il programma completo nell’articolo di Cavaliere News! 👇

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Ippodromo Capannelle Roma

Roma – Mezzo secolo di risate irriverenti, battute entrate di diritto nel vocabolario quotidiano, colpi di genio cinematografici e un amore viscerale per la Città Eterna e per il mondo delle corse al galoppo e al trotto. Il 29 ottobre 1976 faceva il suo debutto nelle sale cinematografiche italiane una pellicola destinata a segnare in modo indelebile la storia della commedia all’italiana: Febbre da cavallo. Diretto con maestria insuperabile da Steno, pseudonimo del grandissimo Stefano Vanzina (1917-1988), il film ha saputo immortalare l’anima popolare, sognatrice, scanzonata e perennemente al verde di una Roma indimenticabile, trasformando la passione per le scommesse ippiche in un autentico monumento della memoria collettiva nazionale.

A cinquant’anni esatti da quella storica prima visione, la Capitale si prepara a celebrare questo capolavoro senza tempo con un appuntamento straordinario e dal valore altamente simbolico. Il prossimo giovedì 29 ottobre, la cittadinanza tutta, gli appassionati di cinema, le famiglie romane e i fedelissimi dell’ippica sono invitati all’Ippodromo delle Capannelle per una serata evento a ingresso totalmente gratuito. Cornice perfetta e naturale di questa ricorrenza, lo storico impianto di via Appia Nuova farà da palcoscenico a una speciale proiezione all’aperto del film, riunendo generazioni di spettatori sotto il cielo di Roma per rivivere le esilaranti peripezie dell’indossatore Bruno Fioretti detto “Mandrake”, del disoccupato Armando Pellicci detto “Er Pomata” e del guardalinee Felice Roversi.

Ad aprire la manifestazione, a partire dalle ore 18.00, sarà un prestigioso momento di approfondimento culturale che vedrà protagonista d’eccezione Enrico Vanzina. Il celebre regista, sceneggiatore e produttore, figlio primogenito di Steno e co-autore insieme al padre e al fratello Carlo di pagine memorabili del cinema nostrano, incontrerà il pubblico per raccontare i retroscena inediti sulla genesi dell’opera, le memorie del set, il lavoro gomito a gomito con il padre e lo speciale connubio che legava la Roma degli anni Settanta all’universo febbrile delle scommesse clandestine e ufficiali. A moderare il confronto sarà la giornalista e saggista Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, prima di dare il via alla visione su grande schermo della pellicola restaurata.

Un doppio anniversario secolare: la memoria di Mandrake e la ristrutturazione di Capannelle

La ricorrenza del cinquantenario di Febbre da cavallo assume quest’anno una valenza ancora più profonda ed emozionante, poiché si intreccia a filo doppio con un altro traguardo storico: il centenario della monumentale ristrutturazione dell’Ippodromo delle Capannelle, celebrato lo scorso 20 settembre attraverso una partecipatissima festa aperta a tutta la città. Inaugurato nella sua veste architettonica moderna nel 1926, l’impianto romano rappresenta da un secolo un punto di riferimento insostituibile non soltanto per l’ippica internazionale, ma per l’intero tessuto sociale e ricreativo della Capitale. Riunire simbolicamente queste due ricorrenze all’interno dello stesso prato significa rendere omaggio a un’opera che ha saputo fotografare la romanità più autentica elevandola a canone culturale.

Impossibile non ricordare la straordinaria galleria di personaggi cesellata dalla regia di Steno e interpretata da un cast in stato di grazia assoluta. Su tutti giganteggia il compianto Gigi Proietti, che con il suo Mandrake regalò una delle prove d’attore più iconiche e poliedriche della sua sterminata carriera, affiancato da un incontenibile Enrico Montesano nei panni del Pomata, da Francesco De Rosa, dall’eleganza di Catherine Spaak nei panni dell’esasperata fidanzata Gabriella e dalla verve straripante di Mario Carotenuto nel ruolo dell’avvocato De Marchis, senza dimenticare Adolfo Celi, memorabile giudice severo dal cuore segretamente ippico. La leggendaria scommessa sulla tris “Soldatino, King e D’Artagnan”, la truffa delle giubbe e la fuga precipitosa tra le scuderie hanno scolpito sequenze che appartengono al patrimonio affettivo di milioni di italiani.

Negli ultimi anni, tuttavia, il patrimonio storico e sportivo di Capannelle ha dovuto fare i conti con una fase amministrativa e gestionale particolarmente complessa e delicata, che ha rischiato seriamente di comprometterne la continuità operativa e di recidere quel legame secolare costruito con generazioni di romani abituati a trascorrere le domeniche sulle tribune Liberty dell’ippodromo.

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Tutto sommato: Qualcosa mi ricordo – Gigi Proietti

L’autobiografia brillante, appassionata e ricca di aneddoti del maestro Gigi Proietti: dai primi passi nei locali di cabaret fino alla consacrazione sul set di Febbre da cavallo nei panni dell’indimenticabile Mandrake. Un viaggio intimo tra teatro, cinema e il grande cuore di Roma.

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La ripartenza di Capannelle: un polo culturale polivalente aperto a tutta la città

La proiezione del capolavoro di Steno si inserisce all’interno di una concreta e vigorosa rinascita per l’Ippodromo delle Capannelle. Dopo mesi di grande incertezza, grazie al proficuo lavoro congiunto condotto da Roma Capitale e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), affiancato dall’impegno operativo e gestionale garantito da Zètema Progetto Cultura, lo scorso 4 settembre le corse sono finalmente tornate a far battere il cuore delle piste, restituendo alla città uno dei suoi simboli più cari.

La riapertura dell’impianto non si limita tuttavia a un mero ritorno alle attività del passato, ma segna l’inizio di una visione strategica radicalmente rinnovata. L’obiettivo delle istituzioni capitoline è duplice: da un lato preservare e rilanciare con standard qualitativi d’eccellenza la vocazione ippica e agonistica di Capannelle, dall’altro trasformare la struttura in un grande parco polifunzionale vivo e accessibile trecentosessantacinque giorni all’anno, capace di aprirsi a esperienze culturali, sportive, formative e di aggregazione sociale per un pubblico vasto e trasversale.

Con le sue ampie superfici all’aperto, i prati sconfinati, le monumentali tribune d’epoca e scorci panoramici mozzafiato verso i Castelli Romani, Capannelle vanta una scenografia unica nel panorama capitolino. Uno spazio ideale per accogliere concerti di musica dal vivo, festival gastronomici, rassegne cinematografiche, laboratori didattici per bambini e manifestazioni sportive di quartiere, attirando famiglie, giovani, residenti e turisti che magari non hanno mai varcato i cancelli di un ippodromo.

La sinergia tra cinema e sport: Capannelle riparte dalla propria storia

La scelta di puntare con decisione sulla settima arte nasce dalla profonda convinzione, condivisa da Zètema Progetto Cultura e dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, che il cinema rappresenti il veicolo più potente per creare comunità e aggregazione attorno ai luoghi identitari della città. L’ippica italiana e il grande schermo hanno sempre dialogato in modo fecondo, trovando a Capannelle un set a cielo aperto ricco di fascino, contraddizioni, speranze e nobile romanticismo.

L’invito rivolto a tutta la cittadinanza per giovedì 29 ottobre rappresenta dunque molto più di una semplice celebrazione nostalgica: è l’occasione per riappropriarsi collettivamente di un bene comune straordinario. Tra una risata per le profezie ippiche del Pomata, il ricordo commosso dell’arte immensa di Gigi Proietti e la testimonianza preziosa di Enrico Vanzina, Roma ritrova uno dei suoi templi più amati, dimostrando che custodire la propria memoria popolare è il primo, fondamentale passo per costruire un futuro all’altezza della sua grande storia.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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Sport

Subbuteo Tradizionale, il ternano Marco Perotti a Roma per il Gran Prix Lazio: caccia al podio e premiazione al Centro Sportivo in Miniatura

Tutto pronto a Roma per il Gran Prix Lazio di Subbuteo Tradizionale! Domenica 25 ottobre al Centro Sportivo in Miniatura di Balduina si sfidano 32 campioni su campi Astropitch originali. Grande attesa per il ternano Marco Perotti: premiato come vincitore della classifica fuori regione della passata stagione dopo aver chiuso al 5° posto assoluto, lancia l’assalto al podio nel debutto del campionato 2026-2027. Tutti i dettagli 👇

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Locandina evento Roma

La magia senza tempo del calcio a punta di dito torna a infiammare la Capitale in un appuntamento agonistico di primo piano che unisce nostalgia, precisione millimetrica e altissimo tasso tecnico. Domenica 25 ottobre 2026 i riflettori del circuito federale saranno puntati sul quartiere Balduina a Roma, dove presso gli storici locali del «Centro Sportivo in Miniatura» di via Filippo Nicolai 76 andrà in scena l’atteso Gran Prix Lazio di Subbuteo Tradizionale. Con il calcio d’inizio fissato tassativamente per le ore 9.30, la manifestazione inaugurerà ufficialmente la nuova stagione sportiva 2026-2027, richiamando sul panno verde alcuni tra i migliori interpreti del centro Italia.

L’evento rappresenta una tappa prestigiosa nel calendario del movimento ed è promosso congiuntamente dalla Federazione Italiana Sportiva Calcio Tavolo (FISCT), dal Settore Nazionale Subbuteo di OPES Italia — ente di promozione sportiva ufficialmente riconosciuto dal CONI —, dalla delegazione regionale FISCT Lazio e dall’esperta organizzazione del club Black Rose Roma 1998, autentica colonna storica e fucina di campioni del panorama capitolino e nazionale. Ai nastri di partenza si sfideranno 32 giocatori selezionati, provenienti non solo da Roma e dalle province laziali di Viterbo e Frosinone, ma anche da Campania, Abruzzo e Umbria, a testimonianza della straordinaria vitalità di una disciplina capace di aggregare generazioni diverse.

Marco Perotti alfiere di Terni: il trionfo tra i fuori regione e la nuova sfida al vertice

A difendere i colori della città dell’acciaio e dell’Umbria intera sarà presente il giocatore ternano Marco Perotti, atleta tesserato FISCT divenuto ormai una figura di riferimento costante nei tabelloni d’eccellenza del circuito laziale. Perotti si presenta ai nastri di partenza di questa nuova annata agonistica forte di un cammino straordinario compiuto nella passata stagione 2025-2026, durante la quale ha saputo imporsi per regolarità di rendimento, lucidità tattica e freddezza nelle fasi a eliminazione diretta.

I numeri certificano una crescita esponenziale: nell’arco degli scorsi dodici mesi Perotti ha accumulato la bellezza di 731 punti nel ranking ufficiale FISCT Lazio di Subbuteo Tradizionale, riuscendo nell’impresa di conquistare il quinto posto assoluto su un lotto complessivo di ben 113 atleti classificati. Un piazzamento d’élite che è stato ulteriormente impreziosito dal trionfo nella speciale graduatoria riservata ai giocatori «Fuori Regione», dove l’alfiere ternano ha conquistato la vetta solitaria piazzandosi al primo posto davanti a 40 agguerriti concorrenti provenienti da tutto il Centro-Sud.

Proprio in occasione del Gran Prix di domenica 25 ottobre, il cerimoniale ufficiale dell’evento ospiterà le premiazioni federali di chiusura della stagione 2025-2026: Perotti riceverà la coppa per la vittoria nella classifica fuori regione, raccogliendo il meritato tributo da parte di colleghi e avversari. Una celebrazione che tuttavia non distoglierà la concentrazione del campione umbro dall’obiettivo immediato: approcciare il debutto stagionale con la determinazione necessaria per incamerare punti pesanti, puntare senza mezzi termini alla vittoria di tappa e lanciare l’assalto alle primissime posizioni del ranking generale 2026-2027.

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Campi Astropitch e porte d’epoca: il fascino del regolamento tradizionale

A conferire un fascino unico alla manifestazione della Balduina è il rispetto rigoroso dei canoni del Subbuteo Tradizionale, una declinazione sportiva che si differenzia nettamente dal calcio da tavolo moderno per la fedeltà ai materiali storici che hanno fatto sognare intere generazioni tra gli anni Settanta e Novanta. Le contese si svolgeranno infatti esclusivamente sui leggendari campi «Astropitch» originali, superfici in tessuto speciale rinomate per l’eccezionale scorrevolezza e per la capacità di esaltare la precisione dei tiri piazzati e delle traiettorie a effetto («girello»).

Anche l’attrezzatura di gioco risponderà a standard filologici rigorosi: porte tradizionali in plastica con le classiche reti a maglia fitta e miniature montate sulle iconiche basi basculanti d’epoca, capaci di richiedere all’atleta una sensibilità di tocco straordinaria, dove la forza bruta è bandita per fare spazio a geometrie millimetriche, coperture difensive studiate a tavolino e cambi di gioco millimetrici. Tutte le sfide in programma saranno rigorosamente dirette da arbitri federali designati dalla commissione tecnica, garantendo la massima trasparenza deontologica e il rispetto dello spirito di lealtà sportiva tipico della disciplina.

La formula della competizione prevede sfide articolate su due tempi da 12 minuti ciascuno, per una durata effettiva di 24 minuti a partita. Un format rapido e logorante sul piano della tenuta psicologica, dove ogni singola distrazione o un posizionamento errato della miniatura difensiva può costare la concessione di un calcio piazzato letale o di una ripartenza micidiale negli ultimi secondi di recupero.

Il Centro Sportivo in Miniatura: tempio di passione e cultura sportiva a Roma

La scelta della sede di via Filippo Nicolai non è casuale: il Centro Sportivo in Miniatura rappresenta da anni un punto di riferimento insostituibile per l’associazionismo ludico-sportivo della Capitale, un presidio culturale in cui la passione per i giochi di simulazione sportiva si trasforma in occasione di socialità sana, confronto generazionale e salvaguardia di un patrimonio di manualità che l’era digitale rischiava di cancellare. Grazie alla sinergia con il club Black Rose Roma 1998, la struttura garantisce standard logistici e di accoglienza all’altezza dei massimi tornei nazionali.

Per Marco Perotti e per i suoi 31 contendenti la giornata di domenica si preannuncia intensa e carica di adrenalina: dalle prime fasi eliminatorie a gironi della mattinata fino ai quarti, alle semifinali e alla finalissima del pomeriggio, il Gran Prix Lazio promette di regalare match vibranti e spettacolari. Per il movimento ternano e per lo sport umbro, la presenza del proprio portacolori ai massimi livelli della rassegna romana conferma come la dedizione e la serietà agonistica possano portare risultati di assoluta eccellenza, rinnovando la leggenda di uno sport che non smette di far battere i cuori a punta di dito.

A cura della Redazione Sport di Cavaliere News

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