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Attualità

Rai, traslochi in corso

Rai, causa bonifica amianto dipendenti in Smart-working e Palazzina all’Eur affittata per nulla (circa 30.000 euro mese buttati a vuoto)
De Martino trasloca a Milano per il figlio e
Milly Carlucci finisce in tenda.
Come mai si son dimenticati lo spazio regia?
La Corte dei Conti intende guardarci dentro o fa finta di nulla?

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Rai, cavallino di Viale Mazzini

Redazione-  Mamma Rai non finisce mai di stupire. Puo’ dirsi fortunata del fatto che per quanto attiene alle vicende non inerenti ai giornalisti – cioè la logistica, gli appalti delle troupe, le coreografie etc etc – la Corte dei Conti negli anni si è sempre mostrata molto comprensiva nei confronti dei vertici aziendali. E quindi non ha notato o ha fatto finta di non vedere alcune macroscopiche anomalie. Chissà perché…
Eppure ci sono delle cose che vanno proprio al di là della immaginazione e della logica. Ad esempio. Per citarne solo alcune.
La bonifica della sede di Viale Mazzini dall’amianto – sacrosanta – ha fatto sì la Rai decidesse di affittare una palazzina all’Eur per poter consentire ai giornalisti e ai dirigenti Rai – giustamente sfrattati dai loro uffici per poter procedere alla rimozione dell’amianto in sicurezza – di poter avere comunque uno spazio idoneo per svolgere le loro mansioni. Risultato? Siccome l’Eur e’ scomodo e molto lontano dall’abituale luogo di lavoro, tantissimi di loro hanno chiesto e ottenuto lo Smart working e quindi la Rai paga per nulla circa 30 mila euro al mese una palazzina all’Eur che rimane semi vuota. Ma non sarebbe stato meglio risparmiare i soldi delle tasse degli italiani e affittare in centro un edificio meno grande e chiedere ai più di andare in Smart working? E come mai una Palazzina proprio all’Eur? Misteri della Rai…
Cambiamenti di studio. Senza polemiche.
De Martino, volto emergente Rai, oltre a preparare il prossimo Sanremo, ha ottenuto dalla azienda il permesso di avvicinarsi al figlio che ha con Belen che vive a Milano. E da quest’anno la registrazione del programma di grande successo “Affarituoi”si terrà nella città meneghina e non più a Roma. Senza polemiche.
Altro cambiamento. Con polemiche. Per quanto riguarda Ballando sotto le stelle, format storico condotto dalla bravissima Milly Carlucci, da sempre registrato presso l’Auditorium del Foro Italico, da quest’anno verrà registrato in una sorta di tendone montato malamente all’interno dello spazio di Saxa Rubra. Motivo? Pare che la Rai per far cassa abbia deciso di metterlo in vendita. Due curiosità. Primo. Chi ha montato questo tendone si è dimenticato di montare la Regia e quindi e’ stato prontamente ordinato un camion esterno al tendone dove mettere l’attrezzatura e i registi e gli aiuto registi. Secondo. Vicino al tendone e’ comparso un bar vip dove non possono accedere tutti i dipendenti Rai, ma solo coloro che hanno la tessera per potervi entrare. I bene informati dicono che Milly Carlucci non abbia gradito la soluzione della registrazione in tenda anche perché pure le prove vanno fatte lì.. non oso pensare all’acustica…E valutando il successo della sua trasmissione, come darle torto? Alcune domande però sorgono spontanee: come può una ditta specializzata non accorgersi che un programma deve avere anche lo spazio regia? La Corte dei Conti ha buttato un occhio sulla ditta che ha realizzato quel tendone senza spazio regia? E come è stata scelta la ditta ? E quanto costerà alla fine, alla Rai questa scelta nata per risparmiare?

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Attualità

Il dramma di Pietralata, l’appello di Vaia ai media: “Non spegnete i riflettori sulla disabilità. L’inclusione va raccontata ogni giorno”

“Non aspettiamo un’altra strage per ricordarci di loro!”. L’appello durissimo (e giustissimo) di Francesco Vaia ai giornali e alle tv: l’Inclusione Sociale va raccontata ogni santo giorno, e non solo dopo una tragedia! 🗞️ ♿ La straziante tragedia di Pietralata (culminata con la drammatica morte della piccola Bianca e dei suoi genitori) ha risvegliato per qualche giorno l’attenzione dell’Italia sulle famiglie che vivono la disabilità. Ma ora che l’emozione della cronaca sta scemando, il rischio è che torni il buio e l’abbandono. A lanciare un vero e proprio “grido d’allarme” ai direttori dei giornali e delle televisioni è Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante per la Disabilità! “Spegnete i riflettori! Non dobbiamo parlare di disabilità solo quando si consuma una tragedia familiare, oppure quando vincono gli atleti alle Paralimpiadi”, avverte Vaia. L’informazione ha il preciso e sacro dovere morale di denunciare la solitudine quotidiana di quei genitori-eroi che lottano contro servizi frammentati, barriere architettoniche e assenza di aiuti! Ma non basta: la stampa deve raccontare anche “le storie bellissime e i modelli che funzionano”, come i ragazzi di PizzAut, dove il lavoro diventa il più potente strumento di inclusione del mondo! “Cerchiamo gli invisibili e diamo loro voce, abbattiamo il pietismo. I media hanno il potere di cambiare la mentalità dell’intero Paese”, conclude meravigliosamente il Garante. Leggi l’appello integrale nel nostro articolo! 👇 ❤️ Noi sposiamo in pieno il bellissimo messaggio di Francesco Vaia e vi promettiamo che terremo sempre accesi i riflettori sui diritti dei più fragili! Siete d’accordo sul fatto che i telegiornali e la politica si ricordino dei disabili e dei loro familiari solo quando avvengono tragedie irreparabili, lasciandoli poi completamente soli nella vita di tutti i giorni? Fate sentire forte e chiara la vostra voce nei commenti!

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Vaia

Redazione-  – Ci sono dolori che non possono e non devono essere consumati unicamente nello spazio di una breaking news, per poi essere archiviati e dimenticati nel giro di una settimana, spazzati via dal cinismo del ciclo mediatico. La straziante e dolorosissima tragedia di Pietralata, culminata con la disperata morte della piccola Bianca e dei suoi genitori, ha squarciato il velo di ipocrisia che spesso copre il nostro Paese, mostrando il volto più duro e tragico dell’isolamento sociale.
Ma il rischio che, scemata l’onda della grande emotività popolare di questi giorni, tutto torni drammaticamente come prima è purtroppo altissimo. A lanciare un accorato, lucido e fermo appello al mondo dell’informazione italiana affinché questo non avvenga è Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

Oltre la pietà e l’emergenza: raccontare la disabilità ogni giorno

«La tragedia di Pietralata non deve assolutamente scomparire dall’attenzione pubblica con il venir meno dell’emozione di questi giorni», avverte con grande severità Francesco Vaia.
Secondo il Garante, i media e la stampa nazionale hanno certamente avuto il merito innegabile di portare questa drammatica vicenda all’attenzione del Paese intero, scuotendo le coscienze, ma proprio ora occorre scongiurare il pericolo peggiore: evitare che i delicatissimi temi della disabilità e della fragilità familiare tornino a rintanarsi nel buio dell’ombra e dell’indifferenza.
«Il passo ulteriore e doveroso per il giornalismo», prosegue l’appello di Vaia, «è iniziare a raccontare e approfondire questi temi anche e soprattutto nella nostra quotidianità. Non dobbiamo parlarne soltanto quando ci troviamo di fronte all’orrore di una tragedia, o, al contrario, quando sono fortunatamente coinvolti grandi atleti paralimpici, politici e personaggi famosi dello spettacolo».

Il dramma dei caregiver e il luminoso esempio di PizzAut

L’analisi di Vaia tocca il nervo scoperto del welfare italiano. Accanto ai rarissimi casi di cronaca che riescono a conquistare le prime pagine dei quotidiani, esiste infatti una realtà immensamente più ampia, silenziosa e spesso drammaticamente invisibile. È la realtà di migliaia di persone con disabilità severa e delle loro stoiche famiglie (i cosiddetti caregiver), eroi silenziosi che ogni santo giorno devono confrontarsi con insormontabili ostacoli burocratici, solitudine, stanchezza psicofisica e servizi socio-sanitari gravemente insufficienti, tagliati o frammentati.
Ma il racconto giornalistico non deve limitarsi alla sola denuncia delle storture del sistema. I riflettori vanno tenuti accesi anche sulle esperienze luminose, quelle capaci di dimostrare a tutti che un modello sociale diverso, e nettamente migliore, è già possibile. L’informazione ha il sacrosanto dovere di mostrare i progetti di vita indipendente, i percorsi abitativi inclusivi e le magnifiche realtà lavorative come PizzAut, il celebre ristorante gestito da ragazzi autistici dove autonomia, partecipazione sociale e lavoro retribuito si trasformano da sogni irrealizzabili a formidabili strumenti concreti di vera inclusione.

L’appello alle Redazioni: “Ascoltiamo la voce degli invisibili”

La chiave di volta, sottolinea il Garante, sta nel cambiare il vocabolario del giornalismo. L’informazione può e deve far conoscere queste realtà, ma senza mai cadere nella facile trappola di un racconto pietistico o compassionevole della disabilità. Bisogna dare finalmente spazio, dignità e voce alle persone stesse, alle loro vite meravigliose, ai loro sacrosanti diritti e alle loro enormi possibilità. Da qui nasce l’appello diretto e accorato alle direzioni dei giornali, delle televisioni, delle radio e di tutte le testate digitali: la disabilità deve restare fissa nell’agenda dell’informazione, lontanissima dalle emergenze.
«Ascoltiamo direttamente e senza filtri le persone con disabilità e le loro famiglie, raccontiamo a reti unificate le buone pratiche e andiamo a cercare gli invisibili, quelli che spesso non hanno gli strumenti per far arrivare la propria voce all’attenzione dell’opinione pubblica».

Una rivoluzione culturale necessaria per cambiare il Paese

Per Francesco Vaia, infatti, la vera inclusione sociale non si costruisce soltanto firmando nuove leggi nei Palazzi, stanziando fredde risorse economiche a bilancio o aprendo nuovi servizi sul territorio. L’integrazione si ottiene solo ed esclusivamente quando avviene un gigantesco e profondo cambiamento culturale nel modo in cui la società guarda, percepisce e racconta la disabilità.
«I media possono avere un ruolo assolutamente decisivo nel cambiare radicalmente questo sguardo e, con esso, l’intero Paese», conclude l’appello del Garante. «Per l’amor del cielo, non aspettiamo la prossima immane tragedia familiare per vedere finalmente e chiaramente ciò che è già lì, invisibile ma reale, ogni giorno davanti ai nostri occhi».

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Esteri

Nasce lo “Scudo di Achille”, patto militare greco-israeliano per blindare l’Egeo: l’analisi strategica di Aldo Di Giovanni

Contro droni, missili balistici e minacce ibride: nasce lo “Scudo di Achille”! L’analisi di Aldo Di Giovanni sul potentissimo asse militare Greco-Israeliano 🛡️ 🇬🇷 🇮🇱 Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle guerre in Europa e in Medio Oriente, nel nostro Mar Mediterraneo sta nascendo una vera e propria “Fortezza inespugnabile”! L’esperto di intelligence Aldo Di Giovanni analizza il clamoroso accordo militare siglato lo scorso 31 agosto tra la Grecia e lo Stato di Israele: un’intesa che promette di BLINDARE definitivamente le acque e i cieli del Mar Egeo! Sfruttando la tecnologia missilistica avanzatissima di Israele, Atene si sta dotando di una formidabile “Bolla Difensiva Integrata”, ribattezzata in gergo “Lo Scudo di Achille”. Di cosa si tratta? Di un sistema multistrato ultra-tecnologico capace di individuare, intercettare e distruggere istantaneamente minacce ibride come ondate di Droni Kamikaze, raid aerei, missili da crociera e balistici! La difesa terrestre e quella navale greca saranno collegate in tempo reale con il Comando Nazionale per creare uno scudo impenetrabile! Ma chi è il vero bersaglio di questo chiaro messaggio strategico? “Con questo accordo”, spiega l’analista Di Giovanni, “Ritorna prepotentemente al centro del dibattito la spinosissima QUESTIONE CIPRO!”. L’isola, storicamente contesa con la Turchia, è oggi il vero crocevia dei giganteschi interessi energetici (i giacimenti di Gas sottomarini) dell’Europa! Insomma, la Grecia avverte i vicini: da oggi le risorse del Mediterraneo Orientale sono difese da uno scudo stellare! Leggi l’analisi geopolitica integrale nel nostro articolo! 👇 🪖 Come giudicate questo massiccio rafforzamento militare nel Mar Mediterraneo? Questo asse di ferro tra Israele e Grecia contribuirà a mantenere la pace e a frenare le mire della Turchia o rischia di accendere nuove e pericolose tensioni a un passo dall’Italia? Discutiamone nei commenti!

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Scudo di Achille

Redazione – Le acque del Mar Mediterraneo Orientale non sono mai state così agitate sotto il profilo diplomatico e militare. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica globale è quasi interamente assorbita dai conflitti in corso nell’Est Europa e nel Medio Oriente, sullo scacchiere geopolitico si muovono pedine pesantissime destinate a ridisegnare radicalmente gli equilibri di forza in Europa.
A svelare e analizzare nel profondo una di queste importantissime mosse strategiche è l’esperto e lucido analista Aldo Di Giovanni, che accende i fari mediatici su un accordo epocale siglato ufficialmente lo scorso 31 agosto 2026. Stiamo parlando della nascita di quello che in gergo militare è già stato ribattezzato “Lo Scudo di Achille”, un potentissimo patto di difesa integrata siglato tra la Grecia e lo Stato d’Israele, che promette letteralmente di blindare il cielo e le acque del Mar Egeo.

Una “bolla difensiva integrata”: il salto tecnologico di Atene

«L’intesa firmata a fine agosto rappresenta per Atene un salto tecnologico estremamente ambizioso e senza precedenti», spiega con precisione Aldo Di Giovanni nella sua analisi. Grazie al massiccio trasferimento di know-how tecnologico da parte di Tel Aviv (universalmente riconosciuta come leader mondiale nei sistemi di difesa anti-missilistici, come i celebri Iron Dome e Arrow), la Grecia si doterà di quella che l’esperto definisce “una bolla difensiva integrata”.
Ma in cosa consiste esattamente questa bolla? Non si tratta di semplici batterie di missili contraerei piazzate sulle coste, bensì di una rete digitale e balistica ultra-sofisticata, capace di collegare istantaneamente, elaborare e coordinare in tempo reale le informazioni provenienti dalla difesa terrestre e da quella navale, inviandole direttamente al Comando Nazionale Centrale. Un vero e proprio cervello elettronico capace di individuare, tracciare e neutralizzare le minacce ostili in frazioni di secondo, prima ancora che possano violare lo spazio aereo ellenico.

Lo “Scudo” multistrato contro droni, missili balistici e attacchi ibridi

Di Giovanni scende nei dettagli tecnici di questa impressionante architettura militare. Lo “Scudo di Achille” nato nel Mediterraneo Orientale è, a tutti gli effetti, un sistema di difesa multistrato. Questo significa che è progettato per intercettare minacce a diverse altitudini e distanze.
L’analista fa un elenco ben preciso degli “incubi militari” che questo scudo dovrà abbattere: «È stato progettato per contrastare attacchi di sciami di droni, improvvisi raid aerei, ma anche missili balistici e letali missili da crociera». In un’epoca in cui (come dimostrato dall’attentato di Lipsia) la guerra si combatte sempre più sul filo dell’invisibilità, l’accordo greco-israeliano mira specificamente a neutralizzare le cosiddette minacce ibride, offrendo ad Atene un ombrello protettivo formidabile e di ultimissima generazione contro sabotaggi tecnologici e militari.

Il messaggio strategico: torna centrale la “Questione Cipro”

Ma in geopolitica, si sa, nessun investimento miliardario in armamenti avviene senza uno scopo politico ben preciso. «Questo accordo è, prima di tutto, un fortissimo e inequivocabile messaggio strategico lanciato ai vicini», sottolinea Di Giovanni.
Il riferimento, pur non esplicitato direttamente, è chiaramente rivolto alla Turchia, storico rivale di Atene nell’Egeo. Le tensioni latenti tra Grecia e Turchia per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nel bacino del Mediterraneo (le famose ZEE, Zone Economiche Esclusive) rischiano sempre di degenerare in incidenti militari.
Con questo scudo, evidenzia l’analista, «ritorna immediatamente al centro dell’infuocato dibattito internazionale la Questione Cipro». L’isola, storicamente divisa e contesa, rappresenta oggi più che mai il «vero centro e crocevia vitale di enormi interessi» politici, energetici e commerciali per l’intera Europa. Blindando militarmente l’Egeo e rafforzando l’alleanza di ferro con Israele, la Grecia lancia un monito chiaro: chiunque vorrà mettere le mani sulle risorse energetiche di Cipro, dovrà prima fare i conti con lo Scudo di Achille.

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Politica

Caso Vannacci, il Centro Studi Rinascimento Nazionale tende la mano a Bellotti. Sforzini: “Ci ripensi, non abbandoni il campo!”

“Le critiche sono giuste, ma non abbandoni il campo!”. Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia un appello a Bellotti per ricucire lo strappo a Destra! 🤝 🇮🇹 Il clamoroso scontro politico nato questa mattina (con l’abbandono di Luca Bellotti al partito di Vannacci a causa delle posizioni considerate “estremiste” su Islam e Immigrazione) si arricchisce di un nuovo, interessantissimo capitolo! A cercare di ricucire la grave frattura ideologica è intervenuto Luca Sforzini, Presidente del prestigioso Centro Studi Rinascimento Nazionale. Con grande diplomazia e rispetto, Sforzini ha teso una mano pubblica all’ex Sottosegretario, invitandolo a non cedere alla frustrazione: “Le motivazioni di Bellotti non sono campate in aria e meritano ascolto, ma non è abbandonando il campo che si cambiano le cose!”. Sforzini rivela che molte delle critiche di Bellotti ricalcano dibattiti già aperti proprio all’interno del Centro Studi, e si rammarica di non aver potuto fermare l’addio prima che diventasse pubblico. Ma il Presidente non si ferma alle parole e rilancia con un’offerta concreta e istituzionale: “La sensibilità politica di Bellotti e la sua gigantesca competenza come esperto di Lavoro ed Economia non possono andare disperse! Lo invito a collaborare fin da subito con il nostro Centro Studi per elaborare insieme idee e proposte sulle tematiche economiche!”. Una mossa strategica perfetta per non disperdere il prezioso “capitale umano” e istituzionale della Destra! Leggi l’appello integrale nel nostro approfondimento politico! 👇 ⚖️ E voi cosa ne pensate di questo invito ufficiale? Fate bene Bellotti ad accettare la collaborazione con il Centro Studi per far valere le sue idee “moderate” e istituzionali dall’interno, oppure la rottura ideologica con il mondo di Vannacci deve essere totale? Ditecelo nei commenti!

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Luca Sforzini

Redazione  – Nel mondo della politica, si sa, le grandi fratture ideologiche rischiano spesso di lasciare macerie insormontabili, ma a volte aprono anche spazi inaspettati per il dialogo, la diplomazia e la riflessione costruttiva. Il clamoroso “terremoto politico” scoppiato questa mattina all’interno della Destra italiana, scaturito dalla durissima lettera aperta con cui l’ex Sottosegretario Luca Bellotti ha annunciato il suo addio al movimento “Futuro Nazionale” del Generale Roberto Vannacci (criticandone aspramente le posizioni sull’Islam e sull’immigrazione), non è certamente passato inosservato ai piani alti del dibattito culturale e politico.
A cercare di ricucire immediatamente lo strappo, gettando un importante ponte di dialogo istituzionale per evitare di disperdere un patrimonio umano e politico inestimabile, è intervenuto Luca Sforzini, Presidente del prestigioso Centro Studi Rinascimento Nazionale. Con una mossa dal grande peso specifico e diplomatico, Sforzini ha lanciato un vero e proprio appello pubblico a Bellotti, invitandolo a non cedere alla frustrazione del momento e a riconsiderare la sua drastica decisione.

Il tentativo di ricucitura: l’appello a Luca Bellotti

Le parole del Presidente del Centro Studi sono calibrate millimetricamente per riconoscere il valore delle critiche di Bellotti, senza però legittimare la fuga dal progetto politico. «Apprendo con enorme dispiacere dalle agenzie di stampa che l’ex Sottosegretario al Lavoro Luca Bellotti, iscritto a Futuro Nazionale, ha deciso di abbandonare il Generale Vannacci», esordisce Sforzini nella sua nota ufficiale. «Rivolgo a lui il mio più sincero invito a ripensarci. Le sue motivazioni, infatti, non sono certo campate in aria, e hanno tutto il sacrosanto diritto di trovare ascolto e riscontro all’interno del dibattito del nostro mondo. Ma la politica insegna che non è abbandonando il campo di battaglia che si ottiene soddisfazione e si cambiano le cose».

Il ruolo di mediazione del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Sforzini, con grande lucidità analitica, sottolinea come i malumori di Bellotti (relativi alla necessità di una Destra più umana, istituzionale e lontana dalle provocazioni gratuite) non siano affatto isolati, ma riflettano un dibattito già vivo all’interno del movimento stesso.
«D’altra parte», fa notare il Presidente, «molte delle tematiche profondamente ideologiche sollevate da Bellotti nella sua lettera aperta sono assolutamente analoghe alle problematiche sollevate dallo stesso Centro Studi proprio in questi giorni».
Emerge quindi un forte rammarico personale per le tempistiche di questa rottura, avvenuta prima che si potesse intavolare un chiarimento interno: «Mi dolgo profondamente, pertanto, di non aver avuto la preziosa occasione di discutere a quattr’occhi con Bellotti prima che egli maturasse, in solitudine, la sua amara decisione di lasciare definitivamente il partito. Se avessi potuto parlargli, gli avrei chiesto di pazientare, di resistere e di lavorare al nostro fianco, dall’interno, per migliorare le cose».

L’invito a collaborare sui delicatissimi temi del Lavoro

Ma Sforzini non si limita a una semplice pacca sulla spalla ex post, e decide di passare all’azione propositiva, offrendo a Bellotti una piattaforma concreta dove far valere le sue indiscutibili competenze. L’ex Sottosegretario, infatti, vanta un curriculum istituzionale di primissimo livello nel delicato settore dell’economia e dell’occupazione, un patrimonio di conoscenze che la Destra non può permettersi di regalare agli avversari o all’astensionismo.
«La sua immensa sensibilità di uomo di Destra e di grandissimo esperto delle dinamiche del Lavoro non può e non deve assolutamente andare dispersa», conclude con fermezza Sforzini. «In ogni caso, in qualità di Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, formulo oggi stesso un invito ufficiale a Bellotti a collaborare da subito con noi. Lo esorto a portare il suo preziosissimo contributo di idee e a condividere con il nostro think tank la sua invidiabile esperienza istituzionale, per elaborare insieme e sviluppare idee, strategie e riforme concretamente percorribili nell’importantissimo e vitale tema dell’Economia e del Lavoro».
La palla, ora, passa inevitabilmente a Luca Bellotti. Accetterà la mano tesa da Sforzini per rientrare in gioco dalla “porta nobile” del Centro Studi, o la sua frattura ideologica con la galassia vannacciana è davvero insanabile?

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