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Attualità

“Qui è morta la speranza”: il commosso e fiero ricordo di Aldo Di Giovanni a 44 anni dalla strage del Generale Dalla Chiesa

“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. L’Italia non dimentica! A 44 anni dalla strage di mafia, il ricordo da brividi di Aldo Di Giovanni per il Generale Dalla Chiesa 🇮🇹 ⚖️ Ci sono giorni che hanno cambiato per sempre la storia del nostro Paese. Era il 3 settembre del 1982 quando la spietata mafia corleonese trucidò in via Carini a Palermo il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua giovanissima moglie Emanuela Setti Carraro e il coraggioso agente di scorta Domenico Russo. Oggi, nel giorno dell’anniversario (celebrato a Palermo con la deposizione di una corona di fiori alla presenza del Ministro dell’Interno Piantedosi), vi proponiamo il ricordo intimo, commovente e meraviglioso dell’esperto Aldo Di Giovanni, che quella sera si trovava proprio a Palermo. “Ero affacciato al balcone in cerca di fresco quando arrivò la notizia… e mi misi a piangere di rabbia e di immenso dolore!”, ricorda Di Giovanni. “Avevo conosciuto brevemente il Generale per lavoro, e non dimenticherò mai e poi mai il suo sguardo: fiero, orgoglioso e autorevole! Ancora oggi, ogni volta che mi trovo a passare da Via Carini, mi fermo, mi metto sull’attenti e gli rivolgo il saluto militare, per onorare un grande Uomo e un Ufficiale che ha sacrificato la propria vita per combattere la mafia!”. Il giorno dopo la strage, sul luogo dell’eccidio, apparve un cartello scritto a mano diventato simbolo della disperazione: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Ma il sangue del Generale non è stato versato invano: ha risvegliato le coscienze dell’Italia intera! Leggi lo splendido ricordo istituzionale nel nostro articolo! 👇 🌹 Chi lotta contro la mafia non muore mai davvero, ma continua a camminare sulle gambe delle nuove generazioni! Scrivete nei commenti un pensiero per ricordare il Generale Dalla Chiesa, la moglie Emanuela e l’agente Russo, e condividete questo post affinché i nostri ragazzi non dimentichino mai i veri Eroi della nostra Nazione!

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Generale Dalla Chiesa

Redazione – Ci sono date, scolpite nel calendario civile della nostra Nazione, che non rappresentano un semplice scorrere del tempo, ma portano con sé un dolore sordo, una rabbia incancellabile e un sacrosanto dovere di memoria. Il 3 settembre è indubbiamente una di queste.
Esattamente quarantaquattro anni fa, in un caldissimo e maledetto 3 settembre del 1982, la feroce e spietata mafia corleonese trucidò senza pietà, in via Isidoro Carini a Palermo, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua giovanissima moglie Emanuela Setti Carraro e il coraggioso agente di scorta Domenico Russo. Un eccidio che decapitò lo Stato e ferì al cuore l’Italia intera.
Oggi, a mantenere viva la fiamma incandescente di quel ricordo, ci pensa la preziosa e toccante testimonianza personale dell’analista Aldo Di Giovanni, che in quelle ore drammatiche viveva in prima persona il clima di una Palermo sotto assedio.

Quella sera sul balcone: le lacrime, la rabbia e il dolore

Il ricordo di Di Giovanni è vivido, nitido e colmo di un’emotività che stringe la gola, restituendoci l’esatta dimensione umana di quella tragedia nazionale.
«Mai dimenticare chi ha lottato fino all’ultimo respiro contro la mafia», esordisce l’analista. «Quella sera del 3 settembre 1982 ero semplicemente affacciato sul balcone di casa mia, a Palermo. Era un momento di ricercata calma, un piccolo respiro di sollievo dal caldo asfissiante della giornata siciliana. Poi, all’improvviso, arrivò quella maledetta notizia. Una notizia che mi fece letteralmente piangere, di rabbia pura e di profondo dolore: avevano appena assassinato il Generale Dalla Chiesa, la sua sposa Emanuela e l’agente Russo».

Un incontro indimenticabile: “Quello sguardo fiero e autorevole”

Per Aldo Di Giovanni, il Generale non era soltanto un altissimo simbolo delle Istituzioni o un volto severo incorniciato dalla divisa in televisione, ma un uomo che aveva avuto l’immenso onore di incontrare e guardare dritto negli occhi.
«Per questioni legate al mio lavoro, nel recente passato avevo avuto l’opportunità di incontrare di persona, seppur brevemente, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa», rivela Di Giovanni. «È un ricordo che custodisco gelosamente nella mia memoria: non potrò mai e poi mai dimenticare il suo sguardo. Era uno sguardo incredibilmente fiero, severo ma giusto, e profondamente autorevole». Lo sguardo di un servitore dello Stato, spedito da solo a Palermo con poteri speciali (rimasti purtroppo solo sulla carta) per sconfiggere il cancro di Cosa Nostra.

“Qui è morta la speranza”: il cartello della disperazione

Il giorno successivo alla strage, Palermo si svegliò immersa in un silenzio di piombo, terrorizzata e orfana del suo unico scudo. «L’indomani, sul luogo esatto del barbaro eccidio, qualcuno trovò la forza di lasciare un cartello di cartone, scritto a mano», ricorda tristemente Di Giovanni. Su quel pezzo di carta vi era incisa una frase che ha fatto la storia, macchiando di vergogna le istituzioni assenti: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”. Parole intrise di rassegnazione e disperazione, che testimoniavano il crollo della fiducia dei siciliani perbene di fronte allo strapotere sanguinario delle cosche mafiose.

Il saluto militare in Via Carini e le celebrazioni di oggi

Ma se la mafia credeva di aver ucciso la speranza, la Storia ha dimostrato che il sacrificio del Generale ha invece risvegliato le coscienze dell’Italia intera, ponendo le basi per il glorioso pool antimafia di Falcone e Borsellino. E la devozione degli uomini onesti non è mai venuta meno.
«Oggi», confessa con commozione e orgoglio Aldo Di Giovanni, «ogni volta che ritorno nella mia Palermo e mi trovo a passare a piedi da Via Carini, il luogo esatto di quell’eccidio, non posso fare a meno di fermarmi, mettermi sull’attenti e rendere i massimi onori con il saluto militare a quel grande Uomo e formidabile Ufficiale, che ha sacrificato consapevolmente la sua stessa vita per combattere la mafia».
Un tributo silenzioso e solenne che, proprio nella giornata di oggi, 3 settembre 2026, viene amplificato dalle massime Istituzioni dello Stato: a Palermo, infatti, alla presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, si ricorderà l’immenso sacrificio del Generale Dalla Chiesa con una cerimonia ufficiale e con la toccante deposizione di una corona di fiori nel luogo della strage. Perché la speranza dei palermitani onesti, in fondo, non è mai morta davvero.

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Politica

“Indagate anche me!”. Ruvolo difende Vannacci sul fascismo ma poi lancia l’ultimatum al partito: “Basta slogan e candidati ex militari”

“Se accusate Vannacci di Fascismo, allora INDAGATE PURE ME!”. Il clamoroso scudo di Rosario Ruvolo per difendere il Generale! Ma poi lancia un durissimo ultimatum a Futuro Nazionale: “Basta slogan ridicoli, e basta riempire le liste solo di militari in pensione!”. ⚔️ 🇮🇹 Un intervento vulcanico, esplosivo e che non le manda assolutamente a dire! Stefano Ruvolo (Presidente di Patto Italia e grandissimo alleato del partito Futuro Nazionale) ha pubblicato un comunicato potentissimo che spara letteralmente a zero in due direzioni opposte! In primo luogo, Ruvolo ha fatto scudo al Generale Vannacci contro il recente esposto giudiziario in cui lo si accusa di violare la legge Scelba (ovvero la ricostituzione del partito fascista). “Non mi faccio intimorire, se indagate Roberto, allora indagate pure me, perché abbiamo gli stessi valori!”, ha tuonato Ruvolo. Ma subito dopo, l’imprenditore ha lanciato una bordata spietata contro il programma del suo stesso partito! “La montagna ha partorito un topolino! Abbiamo fatto un programma debole, pieno solo di slogan inutili e gag sui social. Dobbiamo aiutare gli imprenditori veri, gli eroi del Paese!”. E infine, la stoccata pesantissima sulla scelta dei candidati: “Le idee camminano sulle gambe di persone preparate. Basta imbarcare ‘scappati di casa’ e non si può riempire il partito solo con EX MILITARI e militari in pensione! È un boomerang che si ritorcerà contro di noi!”. Leggi tutto l’infuocato e sincero ultimatum politico di Ruvolo nel nostro articolo! 👇 👔 Siete d’accordo con il forte e coraggioso avvertimento lanciato da Ruvolo? Anche secondo voi, se il partito di Vannacci vuole davvero governare l’Italia, deve smetterla di fare “show” sui social e deve iniziare a proporre candidati che capiscano di vera economia invece di candidare solo vecchi generali dell’esercito? Diteci la vostra nei commenti e accendete il dibattito!

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Vannacci

Roma – Nel turbolento mare della politica italiana, non capita spesso di leggere comunicati stampa in cui si difende a spada tratta il proprio leader da gravissime accuse giudiziarie per poi, poche righe dopo, strigliarlo duramente su tutta la linea politica del partito. Eppure è esattamente questo l’esplosivo contenuto dell’intervento pubblico di Stefano Ruvolo, Presidente di “Patto Italia” e alleato di ferro di Futuro Nazionale Vannacci (FNV), che con le sue parole sta letteralmente infiammando il dibattito interno alla galassia della Destra italiana.
La prima parte dello sfogo di Ruvolo è un muro di scudi umano eretto a protezione del Generale Roberto Vannacci, recentemente colpito da un esposto per presunta violazione della famigerata “Legge Scelba” (quella che punisce la ricostituzione del Partito Fascista). Su questo delicatissimo tema, Ruvolo non usa mezzi termini e sfida apertamente i detrattori: «Sulla vicenda della contestazione a Vannacci lo voglio dire forte e chiaro a tutti: e allora indaghino pure me! Sono da sempre un uomo coerente e oggi voglio esserlo fino in fondo. Non mi faccio intimorire da nessuno, né penso di tirarmi indietro rispetto alle mie idee. Con il Generale condividiamo valori comuni e una sede nazionale, e il nostro progetto è parte integrante del cambiamento di questo Paese».

L’ira sul programma elettorale: “La montagna ha partorito il topolino”

Ma subito dopo la fiera difesa legale e morale, il comunicato di Ruvolo si trasforma in una durissima (e costruttiva) ramanzina politica contro la direzione che sta prendendo il partito di Vannacci. «Purtroppo, nei fatti, tutto questo cambiamento non sta avvenendo!», tuona amaramente l’imprenditore.
L’oggetto della feroce critica è il documento fondativo del partito: «Per quanto riguarda il programma elettorale, la montagna ha partorito il topolino, e per di più senza confrontarsi con nessuno. Ci troviamo di fronte ad un programma irrealizzabile, con contenuti di dubbia efficacia e tantissimi slogan che si sciolgono come neve al sole. Il Paese è bloccato, e noi continuiamo a fare solo comunicazione e gag con l’intelligenza artificiale? Ma per favore! Per governare servono competenze reali e progetti studiati nei minimi dettagli».

La metafora dello Yogurt e l’appello a Vannacci

Da uomo del fare, abituato a far quadrare i conti aziendali, Ruvolo utilizza una metafora gastronomica efficacissima per spiegare cosa manca alla politica di oggi: «La politica è credibile solo ed esclusivamente quando mette una data di scadenza (esattamente come lo yogurt!) alla realizzazione dei propri progetti. Se ogni promessa va a finire alle calende greche, allora l’intera politica diventa solo una grandissima buffonata».
Da qui parte un accorato e vibrante appello personale al Generale: «Roberto, se ci sei, batti un colpo! Ripartiamo daccapo. Eliminiamo dal programma tutto ciò che è anacronistico e fuori dal mondo e concentriamoci sulle vere priorità di un governo. Chi ci pensa agli eroi che generano la ricchezza di questo Paese?». Il riferimento, ovviamente, è alle migliaia di piccoli e medi imprenditori italiani schiacciati quotidianamente dalle tasse e dalla burocrazia statale.

La stoccata finale alla classe dirigente: “Basta scappati di casa”

L’ultima parte del documento è una vera e propria picconata alla futura classe dirigente di Futuro Nazionale. Ruvolo crede ciecamente nel progetto («Sono convinto che il traguardo della doppia cifra nei sondaggi sia già superato da molto tempo»), ma avverte che per governare l’Italia serve gente preparata.
«Si sa che le grandi idee marciano sempre e solo sulle gambe delle persone», conclude l’imprenditore con una franchezza spietata. «Serve scegliere le persone giuste, e non dei semplici “scappati di casa”. E non si può scegliere per forza solo militari, ex militari o militari in pensione! Altrimenti rischiamo di fare delle forzature politiche che suonano malissimo agli occhi degli italiani e che rischiano di ritorcersi contro al nostro stesso partito come un pericoloso boomerang». Un avvertimento durissimo, sincero e tagliente. Ora la palla (e la risposta) passa al Generale.

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Economia

Perché benzina e diesel costano un occhio della testa se il petrolio scende? La dura verità sul “salasso” che sta svuotando le tasche degli italiani

Ti sei mai chiesto perché al telegiornale dicono che “il prezzo del petrolio scende”, ma quando vai a fare il pieno paghi sempre la Benzina e il Diesel quasi DUE EURO al litro?! 💸 ⛽ Vi siete accorti di questo insopportabile scherzo che ci svuota il portafoglio ogni volta che andiamo dal benzinaio? Le tensioni internazionali hanno fatto abbassare il prezzo al barile del petrolio grezzo, ma sulle nostre strade il conto è sempre salatissimo! La benzina viaggia intorno a 1,95 € al litro, e il diesel supera i 2,04 €! Ma di chi è la colpa? Degli “sconti sulle accise” inefficaci o c’è dell’altro? Gli analisti economici europei hanno finalmente svelato la triste verità: non manca il petrolio grezzo, ma in Europa mancano gli “impianti di raffinazione” per trasformarlo in carburante finito! Si è creato un assurdo “collo di bottiglia” industriale, e indovinate chi ne paga le conseguenze? Noi cittadini! E attenzione, il danno è doppio! Anche chi non possiede un’auto a diesel, sta subendo una gravissima perdita di denaro a causa di questi rincari! Perché? Perché i tir, i trattori agricoli e i mezzi per l’edilizia vanno tutti a gasolio. Se i costi dei trasporti aumentano, schizza automaticamente alle stelle anche il prezzo del pane, della pasta, della carne e della verdura che compriamo tutti i giorni al supermercato (non a caso l’inflazione di agosto ha toccato il 3,3%). Leggi i dati ufficiali di questa ingiustizia economica nel nostro articolo completo! 👇 🛒 Quante volte vi siete arrabbiati nel vedere i prezzi dei cartelloni dei benzinai che salgono come missili ma non scendono mai, anche quando il petrolio cala in borsa? Siete d’accordo sul fatto che questo meccanismo della raffinazione sia una vera e propria ingiustizia contro i cittadini e i lavoratori? Diteci la vostra nei commenti e condividete questa inchiesta per far sapere a tutti la verità!

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Raffineria

Redazione – È una scena che purtroppo tutti gli automobilisti italiani ed europei conoscono a memoria. Si accende la televisione, si ascoltano i telegiornali economici e si sente annunciare con grande enfasi che il prezzo internazionale del petrolio è finalmente in calo. Poi, carichi di speranza, si va alla stazione di servizio sotto casa per fare il pieno e si scopre l’amara, amarissima verità: i prezzi della benzina e del diesel sono rimasti bloccati alle stelle, quasi ai massimi storici.
Come è possibile questa clamorosa e frustrante ingiustizia? Come può il “sangue” dei nostri motori costare così tanto se la materia prima scende? Nelle ultime settimane, le voci su una clamorosa prospettiva di pace in Medioriente tra Iran e Stati Uniti hanno fatto oscillare bruscamente il Brent (il greggio di riferimento internazionale), che dalla fine di febbraio ha viaggiato tra i 73 e i 126 dollari al barile, assestandosi recentemente a circa 95 dollari. Eppure, nonostante il petrolio grezzo non sia assolutamente ai suoi massimi storici, i nostri portafogli continuano a piangere ogni volta che afferriamo la pistola del distributore.

Il paradosso del “collo di bottiglia” della raffinazione

La risposta a questo odioso salasso non risiede nell’estrazione del petrolio, bensì in quello che accade dopo. I listini dei carburanti non riflettono soltanto il prezzo del greggio, ma nascondono i costi vertiginosi e la scarsa disponibilità della raffinazione.
A spiegare il tragico meccanismo che ci sta impoverendo è stato Sumit Ritolia, autorevole analista per l’offerta di raffinazione presso Kpler, in una recente intervista a Euronews Business: «Il motivo principale del crescente e inaccettabile divario tra il greggio grezzo e i prezzi dei carburanti finali in Europa è che si tratta sempre più di un problema di raffinazione e di offerta di prodotti finiti, molto più che di un semplice problema di estrazione. In poche parole: il greggio può anche essere disponibile e abbondante, ma la capacità industriale di trasformarlo nei prodotti giusti (in particolar modo il vitale diesel) è diventata molto, ma molto più limitata».

La favola dell’elettrico e la schiacciante realtà del gasolio

Ad aggravare la situazione c’è la narrazione “green” europea, che si scontra violentemente con la dura realtà dell’asfalto. Sebbene le auto elettriche rappresentino una quota indubbiamente crescente (e iper-pubblicizzata) delle nuove immatricolazioni, i dati ufficiali smascherano una verità innegabile: le nostre vite dipendono ancora totalmente dai combustibili fossili.
Secondo gli ultimissimi dati stilati da ACEA sul parco circolante europeo, quasi nove automobili passeggeri su dieci si muovono ancora grazie alla benzina (49,2%) e al gasolio (38,4%), per una schiacciante quota complessiva dell’87,6%. L’Europa va a motore termico, e la morsa del caro carburante stritola le famiglie senza pietà: nella settimana iniziata il 31 agosto, la benzina è costata in media 1,95 euro al litro, e il diesel ben 2,04 euro al litro (appena un misero 3% in meno rispetto al picco drammatico e disastroso toccato nell’aprile del 2026).

Il nemico invisibile: perché il diesel ci impoverisce al supermercato

Ma il dramma più grande di questo “caro carburanti” è che colpisce con ferocia inaudita anche quelle famiglie che un’auto diesel non l’hanno mai posseduta. Perché se è vero che si può decidere di prendere l’autobus per risparmiare sul pieno, è altrettanto vero che il gasolio rappresenta il cuore pulsante e inarrestabile di gran parte del trasporto stradale europeo, dalla logistica delle merci all’agricoltura, fino all’edilizia.
Quando il prezzo del diesel rimane perversamente alto per mesi, i costi di trasporto per i camionisti e gli agricoltori esplodono. E questi rincari vengono automaticamente (e inevitabilmente) scaricati sul prezzo finale del cibo che compriamo al supermercato, dalla pasta alla carne, fino alla verdura fresca. Non a caso, gli ultimi allarmanti dati sull’inflazione nell’area euro di agosto mostrano un rialzo al 3,3%, trascinato in alto proprio dal costo folle dell’energia. I governi europei continuano a tamponare con timidi “sconti sulle accise”, ma la realtà è che milioni di cittadini continuano a essere dissanguati da un sistema di raffinazione che fa profitti d’oro, mentre a noi non resta che stringere, ancora una volta, la cinghia.

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Politica

Esplode il caso dell’ordinanza “Anti-Burqa” a Cortona: il Sindaco vieta il volto coperto per sicurezza. Applaude Vannacci, la Sinistra insorge

“Nessuna usanza religiosa può valere più della nostra Sicurezza!”. A Cortona scoppia la bufera politica per l’ordinanza “Anti-Burqa” firmata dal Sindaco di Centrodestra. Applaudono i Vannacciani, la Sinistra va su tutte le furie! 🧕 🛑 Si può entrare in un ufficio pubblico o passeggiare in piazza con il volto totalmente coperto per motivi religiosi? Il Sindaco di Cortona (in provincia di Arezzo) non ha dubbi: ASSOLUTAMENTE NO! Luciano Meoni, il Sindaco di Centrodestra che ha strappato la città al dominio incontrastato della Sinistra durato 73 anni, ha varato una delibera rigidissima (accompagnata da cartelli con divieto) che vieta l’ingresso nei luoghi pubblici a chiunque indossi caschi, passamontagna o BURQA islamici! “Nessun costume o usanza può prevalere sul principio della riconoscibilità”, ha tuonato il primo cittadino, “Siamo in Italia e le leggi sulla sicurezza devono valere per tutti, italiani e stranieri, senza eccezioni!”. Una linea dura che ha mandato in visibilio i “Vannacciani” di Futuro Nazionale, che hanno riempito di lodi il Sindaco per il suo coraggio. Furibonda, invece, la reazione del Partito Democratico! Per il PD si tratta solo di una mossa ridicola, utile solo per finire sui giornali: “Quante persone con il passamontagna o il burqa sono entrate in Comune negli ultimi 8 anni? Zero! Il Sindaco vuole solo fare propaganda per compiacere Roberto Vannacci!”. Leggi tutti i dettagli di questo scontro infuocato nel nostro articolo completo! 👇 🏛️ Voi da che parte state in questo dibattito? Pensate che abbia ragione il Sindaco (perché la sicurezza di poter riconoscere chi cammina per strada o entra negli uffici viene prima di tutto), oppure ha ragione il PD nel dire che si tratta solo di una sterile propaganda politica? Scatenatevi nei commenti, vi leggiamo tutti!

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Anti-Burqa

Cortona (AR) – Fino a che punto le tradizioni religiose o culturali di un singolo individuo possono sovrapporsi alle rigide leggi che garantiscono la sicurezza di un’intera comunità? È questa la delicatissima e infuocata domanda che in queste ore sta letteralmente spaccando l’opinione pubblica in Toscana, accendendo un furente dibattito politico destinato a fare rapidamente il giro d’Italia.
Tutto nasce nella splendida cittadina di Cortona, in provincia di Arezzo. Qui, l’amministrazione comunale ha appena varato e firmato una severissima direttiva che non ammette alcuna deroga: per ragioni di stretta sicurezza e ordine pubblico, è tassativamente vietato l’ingresso nei luoghi e negli uffici pubblici con il volto coperto. Un’ordinanza che, nei documenti ufficiali, viene definita tecnica e “neutrale”, ma che per rendere il messaggio visivamente inequivocabile è stata accompagnata da tre cartelli di divieto precisissimi: un casco da motociclista, un passamontagna e, inevitabilmente, un burqa islamico. È bastato questo per far ribattezzare immediatamente il provvedimento come l'”Ordinanza Anti-Burqa”, scatenando un vero e proprio terremoto politico e sociale.

Il pugno duro del Sindaco: “Nessuna usanza prevale sulla legge”

L’artefice di questa manovra “muscolare” è il Sindaco Luciano Meoni, l’uomo sostenuto dal Centrodestra che nel 2019 è riuscito in un’impresa titanica: interrompere l’egemonia politica della Sinistra a Cortona che durava ininterrottamente da ben 73 anni (venendo poi fieramente riconfermato dai cittadini al ballottaggio del 2024).
«Nessun costume o usanza culturale può mai prevalere sul fondamentale principio della riconoscibilità, e quindi sul dovere che ciascun cittadino ha di garantire la serenità e la totale sicurezza altrui», ha spiegato il Sindaco Meoni, rimandando alla ben nota Legge 152 del 1975, che vieta di girare mascherati per strada in Italia. «Noi italiani sappiamo bene che non possiamo circolare con il volto coperto. Cortona è un territorio stupendo e noi abbiamo il sacro dovere di preservarlo. Questo divieto nei luoghi pubblici e durante le manifestazioni è solo un primo passo contro le situazioni di degrado dettate da chi porta avanti comportamenti inaccettabili. Chiunque acceda ai nostri uffici deve mantenere il volto totalmente riconoscibile».

L’esultanza di “Futuro Nazionale” e i complimenti a Meoni

La delibera numero 592 (che consente il volto coperto tramite mascherina solo per strettissimi e certificati motivi di salute) ha mandato in visibilio l’ala più a Destra della politica italiana. A vincere la gara degli applausi per questa linea dura è stato senza dubbio “Futuro Nazionale”, la neonata e arrembante forza politica fondata dal Generale Roberto Vannacci.
Tramite un trionfante messaggio diffuso sui canali social dal coordinatore aretino Cristiano Romani, i “Vannacciani” hanno fatto piovere fiumi di complimenti e lodi sperticate all’indirizzo del Sindaco Meoni, ergendo la città di Cortona a vero e proprio modello nazionale per quanto riguarda la difesa dell’identità, della sicurezza e del rispetto assoluto delle regole occidentali.

L’attacco frontale del PD: “Vogliono solo compiacere Vannacci”

Ma se a Destra si stappano bottiglie di spumante, sul fronte opposto l’ira è incontenibile. L’opposizione non ci sta a subire questo colpo a effetto e ha lanciato una violentissima controffensiva. Vanessa Bigliazzi e Diego Angori (rispettivamente capogruppo e segretario dell’Unione Comunale del Partito Democratico a Cortona) hanno etichettato l’ordinanza come una mossa ridicola e puramente propagandistica.
«Sarebbe davvero curioso sapere quanti cittadini, negli ultimi otto anni, si siano effettivamente introdotti a volto coperto o con un passamontagna all’interno del Palazzo Comunale», ironizzano i leader del PD, ridimensionando l’allarme. «Se il fenomeno è di fatto pari a zero, è difficile comprendere quale emergenza si intenda combattere con questa finta delibera sulla sicurezza. È evidente che siamo di fronte a un banale provvedimento simbolico, utilissimo solo a produrre il titolo sui giornali. L’impressione è che questo Sindaco stia progressivamente cercando di compiacere in tutti i modi Futuro Nazionale». Che sia propaganda o necessità di sicurezza, una cosa è certa: la crociata “Anti-Burqa” di Cortona farà giurisprudenza.

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