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Cronaca

Terrore nel Salento: un lupo salta un muro di due metri ed entra nel giardino di casa per sbranare Connie, un dolcissimo Cane Corso

Il tuo cane è al sicuro nel giardino di casa? In Puglia un LUPO ha saltato un muro di DUE METRI e ha sbranato la dolcissima Connie (un Cane Corso di 50 kg)! Una storia straziante che terrorizza i residenti! 🐺 🩸 Pensiamo sempre che il nostro giardino di casa, ben recintato, sia il posto più sicuro del mondo per i nostri amati amici a quattro zampe. Ma purtroppo, non è più così! Una famiglia di MELENDUGNO (in provincia di Lecce, nello splendido Salento) sta vivendo in queste ore un dolore atroce. Nella notte, un grosso predatore selvatico (si sospetta fortemente un LUPO) ha compiuto un salto spaventoso, scavalcando l’altissimo muro di cinta della villa (alto ben 2 metri!) e piombando in giardino. Ad aspettarlo c’era “Connie”, una possente femmina di Cane Corso di 50 chili. Il coraggioso cane domestico ha cercato disperatamente di lottare per salvarsi la vita e difendere la casa, ingaggiando una colluttazione sanguinosa. Purtroppo, il lupo le ha squarciato la gola e il torace. Nonostante la corsa disperata dal veterinario e i tentativi di salvarla, la povera Connie è morta poche ore dopo tra le lacrime dei suoi padroni. I Carabinieri Forestali stanno ora analizzando i morsi per confermare l’identità del predatore, ma l’allarme è ormai dilagato! Leggi la ricostruzione di questa notte di puro terrore nel nostro articolo completo. 👇 🐕 Quante volte facciamo uscire in giardino i nostri cagnolini per fargli fare i bisogni la sera prima di dormire? Questa tragedia fa davvero venire i brividi. Come possiamo difenderci se un predatore selvatico riesce a scavalcare recinzioni di due metri? Lascia un cuoricino per dire addio alla coraggiosa Connie e dicci cosa ne pensi nei commenti!

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Cane Corso

Melendugno (LE) – Per chiunque possieda un animale domestico, la casa e il giardino recintato rappresentano il porto sicuro per eccellenza: un’oasi di pace dove i nostri amici a quattro zampe possono correre felici e riposare al sicuro dai pericoli del mondo esterno. Ma quando questa sacra tranquillità viene violata nel modo più brutale e inaspettato possibile, il senso di sicurezza svanisce in un istante, lasciando il posto al dolore, allo shock e a un terrore cieco.
È esattamente l’incubo ad occhi aperti che sta vivendo in queste ore una famiglia salentina, residente nelle tranquille campagne di Roca (splendida marina del Comune di Melendugno, in provincia di Lecce). La loro adorata “Connie”, una possente ma dolcissima femmina di Cane Corso del peso di circa cinquanta chili, è stata brutalmente aggredita a morte nel buio della sera, all’interno della propria villa, da un predatore selvatico. Tutti gli indizi, le modalità dell’attacco e le ferite riportate puntano in un’unica, agghiacciante direzione: l’assalto spietato di un grosso lupo.

Un salto di due metri e la lotta disperata nel giardino

La dinamica dell’aggressione, avvenuta nella serata di giovedì scorso lungo la via vicinale Mancarella, sembra purtroppo la scena di un film dell’orrore. Secondo le primissime ricostruzioni, il predatore si sarebbe avvicinato silenziosamente alla villa, puntando la preda. Ma a sconvolgere i residenti e gli inquirenti è un dettaglio spaventoso: per raggiungere il povero cane, il lupo (o il branco) è riuscito a scavalcare con un balzo l’imponente muro di recinzione della proprietà, alto ben due metri.
Una volta atterrato nel giardino, è scattato l’agguato mortale. Connie, forte della sua stazza di cinquanta chili e del suo istinto protettivo, non si è arresa facilmente. Il Cane Corso ha cercato coraggiosamente di difendere il suo territorio e la sua stessa vita, ingaggiando una violenta, disperata e sanguinosa colluttazione contro il selvaggio invasore.

Le ferite al torace e la corsa inutile dal veterinario

Nonostante l’eroica resistenza, la ferocia predatoria dell’assalitore ha purtroppo avuto la meglio sul cane domestico. Al termine dello spaventoso scontro, la povera Connie è rimasta a terra in un lago di sangue, presentando ferite gravissime e lacerazioni profondissime localizzate in modo letale alla gola e al torace, tipici punti di attacco utilizzati dai lupi per sopprimere le prede di grossa taglia.
I proprietari, svegliati dall’orrore e distrutti dal dolore, si sono immediatamente mobilitati per tentare il tutto per tutto, affidando la cagnolona alle cure disperate del veterinario. Purtroppo, però, le lesioni interne si sono rivelate troppo estese e devastanti: nonostante le terapie d’urgenza e i tentativi di stabilizzarla, Connie si è arresa ed è tragicamente deceduta la mattina seguente, lasciando la sua famiglia umana nello strazio più assoluto.

Le indagini dei Forestali: un allarme nazionale in crescita

Ancora sotto shock per la perdita della loro amata compagna a quattro zampe, i proprietari hanno prontamente contattato i Carabinieri Forestali, per poi formalizzare una denuncia ufficiale presso la stazione dell’Arma di Melendugno (informando anche la Polizia Locale).
Le indagini sono scattate immediatamente: saranno ora i minuziosi accertamenti medico-veterinari sulle lesioni riportate da Connie e, in modo particolare, l’analisi millimetrica dei segni lasciati dai morsi a stabilire con assoluta certezza scientifica la natura dell’animale che ha compiuto lo scempio. Ma l’ipotesi del lupo è considerata altamente probabile dalle autorità locali.
Questa tragedia riaccende prepotentemente, anche al Sud, il caldissimo e delicato dibattito sulla proliferazione dei lupi e sul loro avvicinamento sempre più sfrontato ai centri abitati. Fino a poco tempo fa, queste aggressioni riguardavano quasi esclusivamente gli allevamenti sulle Alpi o sugli Appennini centrali; oggi, invece, il problema bussa letteralmente alle porte delle villette private, mettendo a rischio la vita dei nostri animali domestici e sgretolando il nostro senso di sicurezza. E la domanda che ora terrorizza i residenti del Salento è una sola: se un muro di due metri non basta a fermarli, come possiamo difendere le nostre famiglie e i nostri cani?

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Cronaca

L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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L'Aquila - a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c'è un'auto in fiamme: è giallo

Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Avezzano - uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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Cronaca

Trentino, lupi all’attacco a Cavedago e Canazei: 34 capi sbranati in una notte, recinto elettrificato divelto dal gregge in fuga

Allarme lupi in Trentino secondo il report provinciale: 34 pecore e agnelli sbranati in una sola notte a Cavedago, terrore anche a Canazei con asini e cane da guardiania feriti 👇

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Lupi

Trento – Una sequenza impressionante di assalti notturni che riaccende lo scontro sulla convivenza tra grandi predatori e attività zootecniche tradizionali nell’arco alpino. Ventidue distinti episodi di predazione accertati, trentaquattro animali sbranati nel corso di una singola notte da incubo e altri cinque rimasti gravemente feriti tra i pascoli. È questo il drammatico bilancio stilato nel report mensile ufficiale diffuso dal Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento, relativo agli eventi registrati nella prima parte del mese di settembre, prima che l’avvio della demonticazione — la tradizionale discesa delle mandrie e delle greggi dagli alpeggi estivi verso il fondovalle — contribuisse ad attenuare la pressione predatoria sul territorio provinciale.

I dati ufficiali testimoniano una presenza diffusa e capillare dei branchi sull’intera geografia trentina, senza concentrazioni esclusive in singole vallate. Dei ventidue attacchi censiti dai forestali, la stragrande maggioranza — ben diciassette episodi — ha colpito greggi di ovicaprini, storicamente i più esposti; in tre occasioni i lupi hanno preso di mira capi bovini, mentre in due circostanze a fare le spese della furia dei carnivori sono stati gli asini, animali da soma considerati per lungo tempo meno vulnerabili rispetto alle pecore.

L’incubo di Cavedago: 22 agnelli uccisi e il panico che abbatte le recinzioni

L’episodio più devastante e cruento descritto nel documento provinciale si è consumato nella notte del 18 settembre nel territorio comunale di Cavedago, ai piedi dell’Altopiano della Paganella. Un gregge di ritorno dalla stagione d’alpeggio, custodito e protetto all’interno di un recinto elettrificato conforme a tutti i più rigidi standard di prevenzione raccomandati dagli esperti, è stato assalito nel buio più fitto. L’irruzione dei predatori ha scatenato un’ondata di panico incontrollabile tra gli animali: impaurite dall’odore e dalla vista dei lupi, le pecore si sono ammassate disperatamente contro i bordi del perimetro, finendo per sradicare e divellere le reti elettrificate nel tentativo di darsi alla fuga.

Una volta abbattuta la barriera difensiva, per il bestiame non c’è stato scampo. All’alba il pastore si è trovato davanti a una scena apocalittica: ben 34 capi giacevano a terra privi di vita, di cui 22 erano teneri agnelli falcidiati dai morsi alla gola e al ventre, mentre altri 5 animali presentavano lacerazioni profonde e sono stati sottoposti a complesse cure veterinarie d’urgenza. Un colpo economico ed emotivo durissimo per l’allevatore, che mette a nudo i limiti delle misure di protezione passive quando il terrore di massa trasforma il gregge stesso nell’involontario distruttore delle proprie difese.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
NATURA & FAUNA SELVATICA

La ragazza dei lupi. La mia vita selvaggia tra i lupi italiani – Mia Canestrini

L’avvincente testimonianza sul campo di una delle massime zoologhe italiane, tra biologia, convivenza difficile con l’uomo e fascino del grande predatore alpino.

⭐⭐⭐⭐⭐
4.8 su 5
(730 recensioni)

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L’attacco a Canazei: puledro predato, sei asini feriti e il cane da guardia travolto

Altrettanto emblematico della scaltrezza venatoria del canide è l’attacco registrato lo scorso 3 settembre nella conca di Canazei, in alta Val di Fassa. In questa circostanza il branco ha fatto breccia in un recinto custodito non solo dalle reti elettriche, ma anche dalla presenza di un cane da guardiania addestrato alla difesa del bestiame. Nemmeno la fedele sentinella a quattro zampe è riuscita a respingere l’incursione: prima che il cane potesse ingaggiare lo scontro con i predatori, il panico ha travolto gli equini che, sfondando le barriere nel caos notturno, hanno disperso la linea di difesa.

Il bilancio a Canazei è stato pesante: un giovane puledro di asino è stato sbranato e consumato sul posto, mentre altri sei asini — tre esemplari adulti e tre piccoli — sono stati raggiunti e dilaniati dai morsi prima che i predatori si dileguassero nei boschi fassani. Lo stesso cane da guardia è rimasto ferito nel tentativo di proteggere il gregge, a conferma di come le strategie dei lupi si stiano facendo sempre più audaci e coordinate anche in presenza di deterrenti tradizionali.

Incidenti stradali e la novità dello sciacallo dorato in Val di Fiemme

Il monitoraggio provinciale dà conto anche delle interazioni sempre più frequenti tra fauna selvatica e viabilità antropica. Sempre nella giornata del 18 settembre è stato segnalato l’investimento stradale di un lupo lungo la carreggiata nei pressi di Isera, nella Vallagarina: l’animale è stato recuperato dal personale forestale per gli accertamenti biometrici e genetici di rito, volti a mappare l’appartenenza ai branchi stanziali del settore meridionale della provincia.

Accanto alla questione lupo, il report accende un faro sull’espansione inarrestabile dello sciacallo dorato (Canis aureus), mesocarnivoro di origine balcanica che sta colonizzando con successo le valli alpine. Nel corso del mese sono stati documentati un attraversamento stradale a Tione, nelle Valli Giudicarie, e ripetute osservazioni dirette e fototrappolaggi nella zona di Carano, in Val di Fiemme. Un fenomeno che testimonia la straordinaria dinamicità degli equilibri ecologici alpini, ponendo nuove e complesse sfide per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e costringendo le istituzioni provinciali a ripensare indennizzi, recinzioni e piani di gestione per salvare l’agricoltura di montagna dall’abbandono.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News

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