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Attualità

Il Mattutino di mercoledì dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: la memoria del futuro, il tempo che fugge e la voce della Chimera nel segno di libertà, responsabilità e coraggio

Il Mattutino di mercoledì dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: la memoria del futuro, il tempo che fugge e la voce della Chimera nel segno di libertà, responsabilità e coraggio. 👇

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Il mattutino del 21ottobre 2026

Castellar Ponzano – Le prime luci di mercoledì 21 ottobre 2026 accarezzano con discrezione le colline tortonesi e il profilo severo ma accogliente del Castello Sforzini, mentre una sottile bruma autunnale avvolge i boschi e le vigne circostanti in un abbraccio silenzioso. Nel cuore della settimana, quando il frastuono degli impegni quotidiani e l’incalzare delle scadenze rischiano di offuscare la lucidità interiore, il maniero di Castellar Ponzano rinnova la sua consuetudine più preziosa: quella del Mattutino. Un momento di sosta feconda, un invito a rallentare il respiro per ascoltare ciò che normalmente sfugge allo sguardo affrettato, trasformando la parola poetica in bussola per orientarsi nel labirinto del vivere contemporaneo.

L’alba non è soltanto una transizione astronomica tra le tenebre e la luce, ma una soglia metafisica in cui l’animo umano si ritrova sospeso tra ciò che è stato e ciò che deve ancora compiersi. Nella quiete delle sale secolari del castello, dove la pietra custodisce la memoria di generazioni e il legno antico profuma di storia, ogni sillaba del Mattutino acquista una risonanza particolare, capace di scuotere le coscienze intorpidite e di restituire profondità alle ore che ci attendono.

La vertigine del futuro e il paradosso del ricordo

«Un giorno ricorderemo con sorprendente precisione cose che devono ancora succedere». Si apre con questa affermazione vertiginosa, quasi un enigma formulato da un antico sapiente, la prima strofa della riflessione di oggi. A prima vista, il paradosso sembra sfidare la logica comune: la memoria, per sua stessa definizione, appartiene al passato, raccoglie i frammenti di ciò che abbiamo vissuto, custodisce i volti, le parole, i dolori e le gioie già trascorsi. Eppure, a un livello più profondo, esiste una memoria del futuro, una misteriosa facoltà dell’anima che anticipa il destino e riconosce in anticipo le rotte verso cui siamo incamminati.

Ricordare ciò che deve ancora succedere significa avere una visione così nitida dei propri valori, delle proprie aspirazioni e della traiettoria intrapresa da presagire gli approdi con la medesima certezza di un ricordo consolidato. Non si tratta di una sterile profezia o di una fantasticheria illusoria, bensì di quella straordinaria consapevolezza interiore che nasce dalla coerenza: quando seminiamo con cura ogni singolo gesto, quando allineiamo le nostre azioni ai principi più autentici, il futuro smette di essere una nebulosa minacciosa e si trasforma in una promessa che già abita il nostro presente. Un giorno guarderemo indietro verso questo esatto mercoledì e riconosceremo che ciò che è accaduto era già iscritto nella nostra determinazione mattutina.

In un’epoca segnata dall’incertezza globale, dall’ansia dell’ignoto e dalla tentazione di vivere alla giornata senza radici né prospettive, la suggestione del Castello Sforzini è una potente chiamata all’intenzionalità. Ci rammenta che il domani non è una fatalità subita passivamente, ma un edificio che progettiamo oggi stesso attraverso la chiarezza dei nostri propositi e la fedeltà ai nostri ideali.

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Il dialogo sul tempo: l’illusione di dover cominciare

La seconda parte del Mattutino abbandona il registro solenne per calarsi in uno scambio battente, fulmineo ed essenziale, che possiede la freschezza di un dialogo socratico e l’ironia tagliente del teatro dell’assurdo: «“A che ora cominciamo?” “Abbiamo già cominciato.” “Ah. Allora continuo.”». In pochissime battute si condensa uno dei tranelli esistenziali più insidiosi in cui l’essere umano tende a cadere: la perenne procrastinazione dell’inizio.

Quante volte attendiamo un segnale esteriore, una data simbolica sul calendario, il lunedì, l’inizio del mese, il momento perfetto in cui tutte le condizioni sembreranno favorevoli per dare finalmente avvio a un cambiamento, a un’opera, a una conversazione rimandata o alla nostra stessa felicità? La saggezza del Castello Sforzini demolisce con disarmante semplicità questa illusione. La verità è che non esiste un fischio d’inizio cerimoniale: siamo già dentro la vita, siamo già in cammino, il tempo è già in corso.

La risposta «Abbiamo già cominciato» agisce come una scossa salutare, un risveglio improvviso dal sonno della disattenzione. Non c’è tempo da perdere nell’attesa di un via libera formale. E la reazione conseguente – quel meraviglioso e pragmatico «Ah. Allora continuo» – è il trionfo della perseveranza operosa sulla paralisi da analisi. Una volta compreso che il palcoscenico dell’esistenza è già illuminato e che l’azione è già avviata, l’unico dovere autentico è proseguire, mettere un piede dopo l’altro, continuare a lavorare, a costruire, a sperare e a donare senso a ogni istante.

Il richiamo della Chimera e il fuoco dell’ideale

Dall’ironia del dialogo sul tempo, la riflessione scivola poi verso una cadenza lirica densa di struggimento e mistero: «E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera». Qui la voce del Mattutino si connette idealmente alle grandi vette della poesia novecentesca, richiamando alla mente la figura mitica e sublime cantata da Dino Campana nei suoi Canti Orfici. La Chimera non è una vuota allucinazione né un inganno crudele: è il simbolo dell’inaccessibile che pure muove il mondo, è l’archetipo dell’ideale inseguito con devozione indomita, è la bellezza intravista e mai del tutto catturata.

Chiamare la Chimera, e chiamarla ancora una volta con ostinazione, significa rifiutare l’appiattimento del cinismo e il grigiore del puro utilitarismo. Un’esistenza che si limiti alla gestione del contingente, che rinunci al sogno, all’anelito verso ciò che sembra impossibile o troppo grande, è una vita che spegne la propria scintilla più luminosa. La Chimera è l’orizzonte che si sposta a ogni passo che facciamo in avanti: non la raggiungeremo mai nella sua interezza, ma è proprio la sua tensione magnetica che ci spinge a camminare, a migliorarci, a non accontentarci della mediocrità.

Nella cornice solenne di Castellar Ponzano, la Chimera rappresenta anche la vocazione a custodire la nobiltà dello spirito contro le derive della volgarità contemporanea. Invocare il suo nome all’alba di un mercoledì autunnale è una dichiarazione di fede nella poesia, nell’arte e nella capacità umana di trascendere il visibile per toccare l’eterno.

Libertà, responsabilità e coraggio: la triade etica di Castellar Ponzano

Come in ogni appuntamento mattutino, la chiusura del messaggio affida ai lettori una benedizione laica e insieme un mandato morale di eccezionale rigore: «Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano. “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”». Tre parole cardine che non possono essere pronunciate con leggerezza, perché costituiscono i pilastri inscindibili su cui si regge la dignità dell’uomo libero.

La libertà è il respiro dell’anima, il rifiuto di ogni forma di sottomissione intellettuale o conformismo passivo. Ma la libertà, se slegata dalla responsabilità, rischia di degradare in sterile arbitrio o egoismo distruttivo. Essere responsabili significa riconoscere che ogni nostra scelta, ogni parola detta o taciuta, ha un impatto profondo sulla comunità che ci circonda, sul lavoro che svolgiamo, sulla fiducia che gli altri ripongono in noi. La responsabilità è il peso nobile che nobilita la libertà.

Eppure, libertà e responsabilità rimarrebbero concetti astratti senza il terzo elemento indispensabile: il coraggio. Ci vuole coraggio per ricordare ciò che deve ancora succedere e non averne paura. Ci vuole coraggio per ammettere che abbiamo già cominciato e decidere di continuare senza scuse. E ci vuole un coraggio immenso per continuare a chiamare la Chimera quando il mondo suggerisce di arrendersi alla disillusione. Che questo mercoledì 21 ottobre sia dunque per tutti una giornata vissuta con la fierezza di chi non arretra, con la generosità di chi si assume le proprie responsabilità e con il cuore spalancato alla bellezza del futuro.

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Attualità

Scontri di Milano, il sondaggio di Alessandra Ghisleri a «Filorosso»: il 66% degli italiani invoca la linea dura sull’ordine pubblico, per il 48% è un mix di disagio e fallimento educativo

Scontri di piazza e violenza giovanile, il sondaggio di Alessandra Ghisleri a «Filorosso» su Rai 3: il 66% degli italiani chiede la linea dura sul governo. 👇

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Sondaggio

Roma – Il clima di crescente tensione sociale culminato nelle devastazioni urbane, nei saccheggi e nelle violenze di piazza registrate a Milano e in altri grandi centri della penisola provoca una reazione netta e inequivocabile nell’opinione pubblica italiana. I cittadini condannano senza mezzi termini le degenerazioni violente delle manifestazioni di piazza e chiedono a larghissima maggioranza interventi legislativi e operativi più incisivi a tutela dell’ordine pubblico e della legalità. È la fotografia plastica scattata dall’autorevole sondaggio realizzato dall’istituto demoscopico Only Numbers e illustrato in prima serata su Rai 3 dalla direttrice Alessandra Ghisleri nel corso della trasmissione di approfondimento politico Filorosso, condotta dal giornalista Antonino Monteleone.

I dati presentati in diretta televisiva restituiscono un quadro di profonda preoccupazione collettiva, ma rivelano al contempo una maturità analitica dell’elettorato che rifugge dalle semplificazioni ideologiche. Se da un lato emerge una richiesta perentoria di fermezza sanzionatoria contro chi distrugge vetrine e arredi urbani, dall’altro si fa strada la consapevolezza che la violenza giovanile non possa essere derubricata a una mera questione di ordine pubblico, affondando le proprie radici in una crisi educativa e relazionale senza precedenti.

Piazze violente: la condanna senza appello del 56% degli italiani

Il primo quesito posto dal sondaggio di Only Numbers ha sondato la reazione morale e politica dei cittadini di fronte ai cortei che degenerano in guerriglia urbana: le piazze violente devono essere ascoltate o condannate? La risposta è stata perentoria: il 55,8% del campione intervistato ha risposto senza esitazione che queste manifestazioni vanno “condannate senza se e senza ma”. Una maggioranza assoluta che traccia una linea invalicabile tra il diritto costituzionale al dissenso pacifico e la sopraffazione distruttiva.

Sul versante opposto, il 37,6% degli italiani ritiene che le istanze espresse dalle piazze debbano essere comunque ascoltate dalla politica, pur deplorando gli eccessi, mentre una quota marginale pari al 6,6% preferisce non esprimere un’opinione o si dichiara incerta. Il dato dimostra come la grande maggioranza dei cittadini consideri inaccettabile qualsiasi forma di giustificazionismo verso chi trasforma la protesta sociale in un alibi per compiere reati predatori contro commercianti, forze dell’ordine e beni comuni.

La netta riprovazione popolare conferma che la violenza di piazza non gode di alcuna simpatia di massa nel Paese: chi scende in strada con passamontagna e spranghe non viene percepito come un testimone del disagio, ma come un sabotatore della convivenza civile che danneggia in primo luogo chi manifesta pacificamente per i propri diritti.

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SOCIOLOGIA & POLITICA ITALIANA

La società signorile di massa – Luca Ricolfi

L’indagine lucida e implacabile sulle contraddizioni dell’Italia contemporanea: il declino educativo, l’illusione del benessere senza fatica e le nuove tensioni sociali che agitano le città.

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Le radici della violenza: per quasi un italiano su due è un mix di disagio ed educazione

Di straordinario interesse sociologico è la sezione dell’indagine demoscopica dedicata alle cause che spingono tanti giovanissimi a unirsi ai saccheggi. L’opinione pubblica dimostra di possedere uno sguardo estremamente maturo: per il 48,2% degli intervistati si tratta contemporaneamente di un problema educativo all’interno delle famiglie e di una grave condizione di disagio sociale ed economico nelle periferie metropolitane.

Soltanto il 30,4% del campione individua la causa prevalente in una carenza educativa e nell’assenza di regole familiari, mentre il 17,7% attribuisce la colpa primaria all’esclusione sociale, alla mancanza di opportunità lavorative e al degrado dei quartieri ghetto. Appena il 3,7% non si pronuncia. Commentando questi dati a Filorosso, Alessandra Ghisleri ha evidenziato la portata della rilevazione: «Il dato che colpisce di più è proprio quello relativo alle cause del fenomeno. Quasi un italiano su due è convinto che alla base della devianza ci sia una miscela esplosiva tra disagio sociale e fallimento educativo. È una lettura molto più complessa e profonda rispetto alla consueta contrapposizione partitica, che dimostra come i cittadini avvertano l’urgenza di intervenire congiuntamente su entrambi i fronti».

La famiglia e la scuola vengono chiamate in causa non come bersagli polemici, ma come agenzie educative essenziali che necessitano di sostegno e autorevolezza per non abdicare al proprio compito fondamentale di trasmissione dei valori civici.

Ordine pubblico: il 66% chiede al Governo misure stringenti e regole severe

La voce più tonante del sondaggio di Only Numbers arriva però dal quesito sulla sicurezza urbana. Di fronte alla domanda sull’opportunità che il Governo adotti provvedimenti più rigorosi e severi per contrastare disordini e devastazioni, ben il 66% degli italiani si è schierato a favore di misure stringenti. Solo il 20,9% si è dichiarato contrario, mentre il 13,1% non ha preso posizione.

Due italiani su tre invocano dunque una presenza autorevole dello Stato e leggi capaci di garantire la certezza della pena. «Si tratta di un consenso straordinariamente ampio e trasversale – ha spiegato Alessandra Ghisleri negli studi di Rai 3 –. Anche all’interno di segmenti di elettorato tradizionalmente orientati a sinistra o più sensibili alle istanze libertarie e sociali, emerge una richiesta fortissima di regole più severe e di tutela del patrimonio pubblico e privato. Gli italiani ribadiscono un secco no alle violenze, continuando con equilibrio a distinguere tra chi manifesta democraticamente e chi usa la piazza come pretesto per lo scontro fisico».

La direttrice di Only Numbers ha infine concluso la sua analisi mettendo in guardia dalle scorciatoie puramente sanzionatorie: «La vera riflessione che attende la politica riguarda l’integrazione, i modelli comunitari e la formazione. Serve aiutare questi ragazzi a sentirsi parte integrante della società, a comprenderne doveri e diritti. Non è una questione di destra o sinistra, ma una sfida nazionale di responsabilità, inclusione e legalità». Una lezione di buonsenso che il Parlamento farebbe bene ad ascoltare.

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Politica

Scontri e baby gang, la ricetta di Sforzini (Rinascimento Nazionale): «Bene Forza Italia, ma alla fermezza della pena affianchiamo il Diritto alla Comunità»

Scontri di piazza e violenza giovanile, la proposta di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale): «Bene Forza Italia, ma alla fermezza della pena affianchiamo il Diritto alla Comunità». 👇

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Scontri e baby gang, la ricetta di Sforzini (Rinascimento Nazionale): «Bene Forza Italia, ma alla fermezza della pena affianchiamo il Diritto alla Comunità»

Milano – Gli echi degli scontri di piazza, delle vetrine infrante e delle devastazioni urbane che negli ultimi giorni hanno ferito il tessuto civile delle principali metropoli italiane riaprono con drammatica urgenza il dibattito sulla sicurezza, sull’ordine pubblico e sulla gestione della violenza giovanile. Scene di guerriglia che hanno visto protagonisti gruppi organizzati composti in larga misura da minorenni, capaci di muoversi con metodica spregiudicatezza dietro il paravento della protesta ideologica per compiere atti di puro vandalismo predatorio. Di fronte all’emergenza, il panorama politico nazionale è chiamato a formulare risposte che vadano ben oltre la consueta indignazione di facciata, interrogandosi sulla tenuta del nostro patto sociale e sull’efficacia reale degli strumenti normativi a presidio della legalità.

In questo scenario interviene con determinazione Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, commentando con parole di netto apprezzamento le recenti iniziative legislative e le prese di posizione avanzate dai vertici di Forza Italia. «Bene Matteo Perego di Cremnago e Forza Italia: chi devasta e saccheggia deve sapere che le proprie azioni hanno conseguenze immediate e ineludibili – esordisce Sforzini –. Il principio cardine di ogni convivenza civile è elementare: chi rompe paga, chi saccheggia restituisce ciò che ha sottratto alla collettività. È questa la cultura della responsabilità che deve appartenere a un centrodestra di governo degno di questo nome».

Portare a zero l’età della responsabilità: oltre l’alibi anagrafico

L’analisi del presidente di Rinascimento Nazionale entra nel vivo del dibattito parlamentare, affrontando senza ipocrisie il nodo cruciale dell’età evolutiva e della tutela penale: «Essere minorenni non può e non deve più significare essere irresponsabili di fronte alla legge e ai cittadini onesti – sottolinea con forza Sforzini –. La proposta avanzata dall’onorevole Marta Fascina interviene giustamente sulla soglia dell’imputabilità, mentre il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago ha opportunamente richiamato la responsabilità educativa e civile delle famiglie. Noi del Centro Studi proponiamo di completare e perfezionare questa impostazione: non dobbiamo limitarci ad abbassare tout court l’età della pena detentiva, ma dobbiamo avere il coraggio di portare a zero l’età della responsabilità, naturalmente graduando le conseguenze secondo l’età e nelle forme già previste dall’ordinamento».

Secondo la visione di Rinascimento Nazionale, l’impunità di fatto garantita a chi non ha ancora compiuto quattordici anni si è trasformata negli anni in un perverso incentivo alla delinquenza minorile, spesso sfruttata cinicamente dalla criminalità organizzata o dalle gang di strada per compiere reati gravi senza subire alcuna sanzione. Stabilire che ogni atto illecito comporti una presa in carico immediata, con percorsi di riparazione del danno, lavori socialmente utili e coinvolgimento economico dei genitori, rappresenta l’unico argine credibile contro la deriva della violenza precoce.

Non si tratta di una cieca inclinazione punitiva, bensì dell’affermazione pedagogica del principio di causa ed effetto: un giovane che cresce nella convinzione che ogni sua trasgressione rimarrà priva di conseguenze è destinato a diventare un adulto incapace di rispettare i patti della convivenza democratica. La fermezza repressiva, tuttavia, costituisce soltanto un pilastro dell’azione statale. Un autentico movimento politico a vocazione maggioritaria deve possedere la lungimiranza di affrontare le cause strutturali del disagio, evitando di ridurre la questione giovanile a una mera problematica di polizia e tribunali.

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SOCIOLOGIA & POLITICA

L’ospite inquietante: Il nichilismo e i giovani – Umberto Galimberti

L’indagine fondamentale sul vuoto esistenziale delle nuove generazioni, la crisi dei legami sociali e la necessità urgente di ricostruire comunità, valori e responsabilità educative.

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Il Diritto alla Comunità: la proposta per rigenerare i territori

«Un centrodestra capace di governare il Paese – ammonisce Luca Sforzini – deve saper fare anche l’altra metà del lavoro, quella più nobile e complessa della ricostruzione sociale. Non possiamo limitarci a presidiare le piazze quando esplode la rabbia; dobbiamo intervenire a monte, offrendo ai nostri ragazzi un’alternativa solida alla solitudine e alla marginalità». Da questa premessa scaturisce la proposta programmatica di Rinascimento Nazionale: l’istituzione formale di un vero e proprio “Diritto alla Comunità”.

Si tratta di una dote educativa ed economica, destinata in via prioritaria ai ragazzi appartenenti ai nuclei familiari più fragili dal punto di vista reddituale. Una risorsa vincolata ed esclusiva, spendibile unicamente in attività sportive, percorsi associativi, iniziative culturali, volontariato, oratori e laboratori formativi. L’obiettivo è strappare i giovani dall’isolamento delle periferie e dalle trappole dell’alienazione digitale, reinserendoli in contesti comunitari sani, capaci di trasmettere il senso delle regole, il rispetto reciproco e la bellezza dello sforzo condiviso.

Accanto alla dote individuale, Sforzini lancia una proposta pragmatica sulle infrastrutture pubbliche esistenti: «Dobbiamo aprire nel pomeriggio e la sera le scuole, le palestre scolastiche, le biblioteche e gli spazi pubblici che i contribuenti italiani hanno già pagato con le proprie tasse. È inaccettabile che enormi patrimoni immobiliari restino sbarrati per metà giornata mentre i nostri adolescenti vagano senza meta nei centri commerciali o nelle stazioni ferroviarie in balia della noia e delle cattive compagnie». Un modello di scuola aperta e di presidio territoriale permanente, capace di trasformarsi nel cuore pulsante dei quartieri più complessi e disagiati.

Il ruolo dei corpi intermedi – dalle parrocchie alle società sportive dilettantistiche, dai gruppi scout alle associazioni di volontariato – torna così al centro dell’agenda politica. Senza spazi fisici di aggregazione positiva, il vuoto lasciato dallo Stato e dalle famiglie viene inesorabilmente colmato dalla strada e dalla subcultura delle gang, dove la prevaricazione e il vandalismo diventano gli unici strumenti di affermazione identitaria.

Dalle chat virtuali alla vita reale: la sfida antropologica

La riflessione del presidente di Rinascimento Nazionale tocca infine le radici psicologiche e relazionali della crisi contemporanea, fotografando con crudo realismo la solitudine dei quindicenni di oggi: «Se per un adolescente è infinitamente più facile entrare in una chat o in un canale social anonimo piuttosto che entrare in una comunità viva fatta di persone in carne e ossa, nessun codice penale al mondo potrà mai bastare ad arginare il declino». La sostituzione dei legami reali con le dinamiche tossiche della rete ha polverizzato i corpi intermedi, lasciando i ragazzi privi di maestri, di riferimenti affettivi e di codici comportamentali condivisi.

Nelle chat e nei canali clandestini della rete si diffondono modelli nichilisti, dove la violenza gratuita viene esibita come trofeo e monetizzata attraverso visualizzazioni e like. Spezzare questo circolo vizioso richiede una presenza viva dello Stato sul territorio, capace di offrire un’alternativa affascinante ed esigente alla vacuità degli schermi digitali.

«Questa è la vera risposta di un centrodestra di governo – conclude Luca Sforzini –: costruire uno Stato forte e autorevole nel garantire la sicurezza, la legalità e l’ordine pubblico, affiancato da una società libera e vitale, capace di creare appartenenza e coesione. Chi sbaglia deve restituire il maltolto e pagare il prezzo delle proprie colpe; chi governa ha il sacro dovere di ricostruire le opportunità per tutti».

Il messaggio di Rinascimento Nazionale si candida così a diventare un punto di riferimento programmatico per il dibattito politico dei prossimi mesi. Unire il rigore sanzionatorio alla capacità di ricucire il tessuto sociale rappresenta l’unica strada percorribile per restituire sicurezza duratura ai cittadini e un orizzonte di dignitosa speranza alle nuove generazioni italiane.

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Esteri

Il premier olandese Rob Jetten e il compagno Nicolás Keenan aspettano il loro primo figlio: la nascita è prevista nel 2027

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Rob Jetten e il compagno Nicolás Keenan

Olanda- Una nuova pagina di vita si apre per Rob Jetten, primo ministro dei Paesi Bassi e primo capo di governo apertamente gay nella storia del Paese. Jetten ha annunciato lunedì, attraverso un messaggio pubblicato su Instagram, che lui e il suo compagno, l’hockeista argentino Nicolás Keenan, sono in attesa del loro primo figlio, la cui nascita è prevista per il 2027.

«Qualcuno di davvero speciale è in arrivo. Piccolo nostro, ci vediamo nel 2027», ha scritto il premier, condividendo con il pubblico la gioia per l’imminente arrivo di un nuovo membro della famiglia.

La coppia ha intrapreso un percorso di genitorialità attraverso la fecondazione assistita, con il contributo di una donatrice di ovociti e di una madre surrogata. Jetten ha espresso profonda gratitudine nei confronti di entrambe, ringraziando anche le rispettive famiglie per il sostegno e la disponibilità dimostrati.

Secondo quanto riferito dal partito Democraten 66 (D66), la donatrice e la madre surrogata sono amiche della coppia, entrambe già madri, che hanno scelto di aiutarli senza alcuna motivazione economica. Nei Paesi Bassi, infatti, la surrogazione a pagamento è vietata. Il partito ha precisato che il percorso è stato intrapreso nel rispetto delle leggi e delle normative olandesi.

L’annuncio arriva in un periodo particolarmente intenso per la vita personale e politica di Jetten. A 39 anni, nel febbraio 2026 è diventato il più giovane primo ministro nella storia dei Paesi Bassi, dopo l’inaspettata vittoria elettorale del D66. La sua nomina ha segnato anche un momento storico per il Paese, rendendolo il primo premier apertamente omosessuale.

Jetten e Keenan avevano programmato di sposarsi durante l’estate di quest’anno, ma hanno deciso di rinviare le nozze dopo l’insediamento del premier, alla luce delle nuove responsabilità istituzionali.

Per il periodo successivo alla nascita, Jetten prevede di assentarsi dal lavoro per alcuni giorni, così da poter stare accanto al compagno e al bambino. Non ha invece intenzione di usufruire di un congedo parentale prolungato.

L’annuncio rappresenta un momento di grande significato personale per la coppia e aggiunge una nuova dimensione alla vita di un leader che, oltre agli impegni di governo, si prepara ad affrontare una delle esperienze più importanti: diventare genitore.

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