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Ex ILVA, vertenza al Ministero del Lavoro: l’UGL Metalmeccanici chiede garanzie certe per lavoratori, indotto e previdenza nell’incontro con il Capo di Gabinetto Nori

Ex ILVA, vertenza al Ministero del Lavoro: l’UGL Metalmeccanici chiede tutele per l’indotto, cassa integrazione puntuale e norme sull’amianto. 👇

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Ex Ilva

Roma – La vertenza dell’ex ILVA, snodo nevralgico della siderurgia nazionale e simbolo delle complesse sfide che attraversano la politica industriale italiana, torna al centro dell’agenda istituzionale con un confronto di primo piano svoltosi presso la sede del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Al tavolo con il Capo di Gabinetto del dicastero, il dottor Mauro Nori, si è seduta una qualificata delegazione dell’UGL Metalmeccanici guidata dal vicesegretario nazionale con delega specifica alla siderurgia Daniele Francescangeli, affiancato dal dirigente nazionale Adelmo Barbarossa e dal segretario confederale Aurelio Melchionno. Al centro del tavolo, la necessità inderogabile di definire un perimetro di certezze operative ed economiche a salvaguardia dei livelli occupazionali, del reddito delle tute blu e della tenuta dell’intero tessuto produttivo dell’indotto, in una fase cruciale per il futuro degli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e delle altre sedi collegate.

L’incontro si inserisce all’interno del più vasto piano di protezione e rilancio del settore dell’acciaio promosso dal governo, chiamato a bilanciare la complessa transizione ecologica con la continuità produttiva e la tutela sociale. Per l’organizzazione sindacale, il momento storico non consente ulteriori dilazioni: l’incertezza prolungata rischia di logorare irreversibilmente le professionalità operaie e di mandare in crisi centinaia di piccole e medie imprese fornitrici che costituiscono la spina dorsale della logistica e della manutenzione impiantistica.

La siderurgia a ciclo integrale rappresenta un asset non negoziabile per l’autonomia strategica dell’Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa. Privarsi della capacità di produrre acciaio primario significherebbe consegnare l’industria meccanica, automobilistica, navale ed edilizia alla mercé delle forniture estere, esponendo le nostre filiere a rincari incontrollabili e a colli di bottiglia logistici. In questo scenario, la tutela del lavoro e quella dell’apparato produttivo viaggiano su binari strettamente paralleli.

Cassa Integrazione diretta e ammortizzatori sociali flessibili per l’indotto

La delegazione dell’UGL Metalmeccanici ha posto in cima alle proprie rivendicazioni la questione urgente della sostenibilità economica quotidiana per migliaia di famiglie legate al destino degli impianti siderurgici. I rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito con forza l’esigenza di interventi tempestivi, a partire dall’erogazione diretta e puntuale delle indennità di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, evitando i consueti intoppi procedurali e i ritardi amministrativi che troppo spesso lasciano i dipendenti privi di reddito per intere settimane. Su questo fronte, il sindacato ha sollecitato chiarimenti precisi e scadenze certe in merito alle risorse finanziarie stanziate e ai tempi di effettiva anticipazione dei trattamenti integrativi salariali.

Accanto alla vertenza diretta dei dipendenti dell’ex gruppo industriale, un’attenzione prioritaria è stata riservata all’universo delle aziende dell’indotto, spesso trascurate dai riflettori della cronaca nazionale ma determinanti per l’operatività quotidiana del ciclo dell’acciaio. L’UGL ha chiesto al Ministero del Lavoro un deciso rafforzamento delle misure di sostegno alle imprese fornitrici e appaltatrici, attraverso l’introduzione di criteri di accesso agli ammortizzatori sociali più flessibili, snelli e realmente parametrati alle gravi asimmetrie economiche che stanno soffocando il comparto locale, soprattutto nell’area ionica e nelle comunità limitrofe.

Garantire liquidità e copertura previdenziale alle ditte terze significa preservare un patrimonio di competenze tecniche senza il quale nessun piano industriale di rilancio o di riconversione ecologica potrà mai trovare concreta attuazione negli stabilimenti. Le aziende fornitrici non possono essere lasciate sole a sostenere il peso dei crediti incagliati e delle commesse sospese, pena il crollo occupazionale di intere province industriali.

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Tutela previdenziale, mansioni usuranti e capitolo amianto

Un capitolo di assoluto rilievo affrontato durante il confronto al dicastero ha riguardato il versante della tutela previdenziale e della salute nei luoghi di lavoro. L’UGL Metalmeccanici ha formalizzato la richiesta di una revisione organica e aggiornata dei criteri di riconoscimento delle mansioni usuranti. L’ambiente siderurgico a ciclo integrale è caratterizzato da fattori di gravosità estrema, che spaziano dal lavoro notturno continuativo e a turni avvicendati, all’esposizione a escursioni termiche severe, fumi pesanti e polveri metalliche, fino al costante sforzo fisico richiesto lungo le linee di colata e nei reparti a caldo.

In tale contesto, la delegazione sindacale ha richiamato l’attenzione del Ministero sulla drammatica e mai risolta problematica dell’esposizione all’amianto. Per i metalmeccanici dell’UGL è doveroso garantire il pieno e rapido riconoscimento dei benefici previdenziali a tutti i lavoratori che nel corso della propria carriera sono stati esposti a sostanze cancerogene e fibre asbestiformi, superando le rigide strettoie burocratiche che hanno penalizzato ingiustamente centinaia di tute blu nel conteggio degli anni di servizio ai fini del pensionamento.

La salute e la sicurezza sul lavoro non possono essere subordinate alle logiche di bilancio. Chi ha sacrificato decenni di fatica e salute accanto agli altiforni ha diritto a un trattamento pensionistico dignitoso che tenga conto della reale usura fisica e dei rischi ambientali corsi ogni giorno all’interno dello stabilimento.

La posizione dell’UGL e l’impegno del Ministero del Lavoro

A margine della riunione romana, il vicesegretario nazionale dell’UGL Metalmeccanici con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli, ha sintetizzato lo spirito della mobilitazione sindacale: «In una fase così delicata di transizione ecologica e di complessa ristrutturazione industriale, non possiamo assolutamente permettere che i ritardi burocratici o le incertezze decisionali pesino sulle spalle delle famiglie e sul futuro dei lavoratori dell’acciaio e del relativo indotto – ha dichiarato Francescangeli –. Servono tempi certi di erogazione delle spettanze, risorse finanziarie adeguate e provvedimenti legislativi concreti capaci di dare stabilità a territori già duramente provati».

Da parte sua, il Capo di Gabinetto Mauro Nori ha recepito nel dettaglio l’insieme delle istanze sollevate dai rappresentanti sindacali, confermando la piena disponibilità del Ministero del Lavoro a mantenere un canale di confronto costante e strutturato, assicurando che nei prossimi giorni verranno forniti riscontri puntuali sui singoli punti presentati dal tavolo.

«Continueremo a sollecitare con determinazione le istituzioni governative affinché le richieste avanzate oggi trovino una rapida e tangibile attuazione – ha concluso Francescangeli –, garantendo prima di tutto la tutela dell’occupazione, la sicurezza del reddito e la dignità umana e professionale dei lavoratori, elementi inscindibili da qualsiasi autentico progetto di rilancio e sovranità della siderurgia italiana».

La vertenza ex ILVA resta così sotto stretta osservazione sindacale, in attesa dei prossimi passaggi parlamentari e ministeriali che dovranno definire il nuovo assetto societario e il cronoprogramma degli investimenti green. L’obiettivo comune resta quello di scongiurare la desertificazione industriale di poli produttivi storici, preservando la coesione sociale e il futuro delle nuove generazioni di lavoratori.</p

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CallMat Matera, vertenza al bivio: UGL Telecomunicazioni accoglie l’apertura di TIM ma chiede certezze occupazionali e continuità industriale per 350 lavoratori

CallMat Matera, vertenza per 350 lavoratori: l’UGL Telecomunicazioni accoglie l’apertura di TIM ma chiede garanzie industriali certe al MIMIT. 👇

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Stefano CONTI, Segretario Nazionale UGL TLC

Matera – La complessa vertenza che coinvolge il sito operativo di CallMat a Matera registra un primo e significativo spiraglio istituzionale, ma il sindacato mantiene alta la guardia e respinge con nettezza l’illusione che la crisi possa considerarsi risolta senza un accordo strutturale vincolante. Al centro del tavolo, il destino occupazionale e umano di circa 350 lavoratrici e lavoratori lucani, da mesi sospesi nell’incertezza della cassa integrazione e nell’angoscia per il rischio di licenziamenti di massa. La disponibilità manifestata dal colosso delle telecomunicazioni TIM, a seguito del vertice svoltosi con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, di assegnare nuovi volumi di traffico e di attività al polo materano rappresenta indubbiamente un segnale incoraggiante, ma per l’UGL Telecomunicazioni la strada per garantire un futuro solido è ancora tutta da percorrere.

Il segretario nazionale dell’UGL Telecomunicazioni, Stefano Conti, è intervenuto con una nota dettagliata e perentoria, chiarendo la posizione dell’organizzazione sindacale: «La disponibilità di TIM rappresenta certamente un passo positivo, scaturito dal pressing istituzionale e dalla mobilitazione dei lavoratori, ma la vertenza non è affatto chiusa. Non possiamo assolutamente considerare conclusa una partita che attende ancora impegni precisi, verificabili e formalizzati. Le lavoratrici e i lavoratori di CallMat non hanno bisogno di soluzioni tampone o di pannicelli caldi della durata di poche settimane: hanno il diritto sacrosanto di ottenere certezze industriali sul proprio futuro».

Superare l’emergenza: il ruolo di TIM, MIMIT e Regione Basilicata

La preoccupazione principale espressa dall’UGL risiede nel rischio che l’assegnazione temporanea di volumi di chiamate o di servizi di assistenza clienti si trasformi in una mera proroga dello stato di agonia aziendale, senza affrontare i nodi di fondo che penalizzano il settore del customer care in Italia. Per Stefano Conti, l’obiettivo irrinunciabile del sindacato è trasformare la disponibilità mostrata da TIM in un piano industriale pluriennale e sostenibile, capace di favorire il rapido rientro in servizio del personale attualmente collocato in ammortizzatore sociale e di scongiurare una volta per tutte ogni ipotesi di ridimensionamento degli organici.

«Occorre però che ciascun attore coinvolto si impegni fattivamente a fare la propria parte senza sottrarsi alle proprie responsabilità – ammonisce il segretario nazionale dell’UGL Telecomunicazioni –. Chiamiamo in causa la Regione Basilicata e il MIMIT affinché accompagnino questo percorso con strumenti dedicati di politica attiva del lavoro, investimenti sulla riqualificazione delle competenze digitali e clausole sociali stringenti nei bandi pubblici». Nelle prossime settimane, il confronto regionale annunciato dalle istituzioni locali e il tavolo nazionale sui call center convocato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy dovranno diventare la sede formale in cui mettere nero su bianco il piano di rilancio del polo lucano.

Per la Basilicata, territorio storicamente fragile dal punto di vista dell’occupazione terziaria e già provato dalle tensioni nel comparto dell’automotive a Melfi, perdere 350 posti di lavoro qualificati significherebbe infliggere un colpo mortale all’economia della città dei Sassi e dell’intera provincia. Il settore dei servizi avanzati e del contact center ha rappresentato per anni una fondamentale valvola di sfogo per l’occupazione giovanile e femminile sul territorio, un argine concreto contro lo spopolamento e l’emigrazione forzata verso il Nord o l’estero.

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La crisi strutturale delle TLC e la responsabilità dei committenti

La vicenda di CallMat Matera non è un caso isolato, ma la spia rossa di una crisi sistemica che attraversa l’intero comparto delle telecomunicazioni e dei servizi esternalizzati di call center in Italia. Le continue gare al massimo ribasso, la concorrenza sleale del dumping salariale, la delocalizzazione selvaggia e l’avvento pervasivo dell’intelligenza artificiale generativa nei servizi di primo livello stanno comprimendo i margini delle società di gestione, con il risultato che a pagare il conto sono invariabilmente le maestranze.

Per l’UGL Telecomunicazioni è giunto il momento di richiamare i grandi gruppi committenti a una precisa responsabilità sociale d’impresa: le strategie di riorganizzazione e di razionalizzazione dei costi non possono essere scaricate unilateralmente sui lavoratori delle aziende partner. Quando una grande azienda delle telecomunicazioni o un’utenza energetica assegna le commesse di assistenza, deve garantire volumi congrui e compensi equi, capaci di assicurare contratti stabili e retribuzioni conformi ai contratti collettivi nazionali di lavoro firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

La frammentazione degli appalti ha creato per troppi anni una sacca di precariato endemico, trasformando i contact center in ammortizzatori sociali informali privi di prospettiva. Superare questo modello distorto è l’unica garanzia per impedire che vertenze simili a quella di CallMat si ripresentino ciclicamente a ogni scadenza contrattuale, gettando nello sconforto centinaia di famiglie incolpevoli.

La determinazione dell’UGL: «Non chiediamo promesse ma garanzie stabili»

La determinazione del sindacato a difesa del presidio materano è totale: l’UGL non intende accettare soluzioni transitorie che rimandino il problema di qualche mese senza risolverlo alla radice. «La nostra posizione è limpida e non negoziabile – ribadisce con forza Stefano Conti –: non chiediamo promesse verbali, ma pretendiamo garanzie concrete ed esigibili. Non vogliamo gestire la crisi mese dopo mese rincorrendo l’ennesima cassa integrazione in deroga; vogliamo superarla definitivamente attraverso un progetto di sviluppo vero».

«TIM e le istituzioni nazionali e regionali – incalza il dirigente sindacale – devono concorrere in modo compatto a costruire una prospettiva certa e duratura per CallMat. Dietro quei 350 posti di lavoro non ci sono numeri o statistiche da bilancio, ma ci sono competenze professionali maturate in anni di attività, dignità operosa e centinaia di famiglie lucane che meritano rispetto e risposte immediate. Tutti i posti di lavoro devono essere salvaguardati fino all’ultimo dipendente e il sito produttivo di Matera deve conservare la propria centralità industriale».

La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di CallMat proseguirà dunque con fermezza, in attesa che il tavolo ministeriale convocato al MIMIT traduca le intenzioni manifestate da TIM in precisi accordi vincolanti. La difesa del lavoro nel Mezzogiorno passa dalla capacità di tutelare presidi avanzati come quello di Matera, evitando che la transizione digitale si trasformi nell’ennesima occasione di impoverimento per il Sud. L’UGL ha già fatto sapere che non arretrerà di un millimetro fino a quando non saranno siglate garanzie definitive su volumi, orari e stabilità occupazionale per tutti i dipendenti coinvolti.

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Vertenza CallMat a Matera, i sindacati: «Da TIM e Urso un segnale positivo, ora servono garanzie definitive per tutti i 350 lavoratori»

Vertenza CallMat a Matera, i sindacati: da TIM e Urso un segnale positivo, ora garanzie definitive per 350 lavoratori al tavolo del 12 novembre. 👇

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Vertenza Callmat Matera

Matera – Uno spiraglio incoraggiante che riapre i canali del confronto istituzionale, allontana lo spettro immediato dei licenziamenti collettivi ma non basta ancora a considerare chiusa la partita più delicata dell’economia lucana. Le segreterie regionali di Basilicata di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-FPC e UGL Telecomunicazioni prendono atto con favore della disponibilità manifestata dal gruppo TIM – a seguito dell’incontro diretto promosso dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – ad assegnare nuovi e consistenti volumi di commesse operative alla sede di CallMat a Matera per i prossimi mesi. Un passaggio fondamentale per garantire continuità produttiva immediata, sul quale però le organizzazioni sindacali mantengono altissima la guardia in vista di un accordo strutturale e duraturo.

In una nota congiunta dai toni fermi e costruttivi, i segretari regionali Bruno Giordano, Anna Russelli, Donato Piccinni e Giuseppe Letterelli riconoscono con lealtà l’incisività del ruolo svolto dal ministro Urso nel riaprire il dossier industriale con i vertici dell’ex monopolista telefonico. Al contempo, le sigle esprimono apprezzamento per la costante vigilanza assicurata dalle istituzioni regionali della Basilicata, a partire dal presidente Vito Bardi e dall’assessore alle Attività Produttive Francesco Cupparo, affinché la vertenza imbocchi un sentiero risolutivo per l’intero presidio occupazionale della Città dei Sassi.

«Non confondiamo un’apertura con la soluzione»: il rifiuto delle proroghe ponte

Nonostante il clima di rinnovata fiducia, la posizione dei sindacati lucani è improntata alla massima lucidità rivendicativa: «Siamo fiduciosi che oggi esistano le condizioni politiche e industriali per centrare una soluzione positiva – scandiscono all’unisono Giordano, Russelli, Piccinni e Letterelli –, ma guai a confondere un’apertura negoziale con una vertenza definitivamente risolta. La disponibilità manifestata per i prossimi mesi deve tramutarsi al più presto in un piano industriale solido, credibile e pluriennale, sostenuto da volumi di traffico adeguati a tutelare fino all’ultimo dei circa 350 posti di lavoro oggi attivi nel sito di Matera».

Il sindacato rigetta con fermezza la prospettiva di soluzioni temporanee o parziali che si limitino a rinviare la crisi di qualche mese: «Non sono più tollerabili rinvii a singhiozzo, intese tampone o accordi ponte che spostano semplicemente l’emergenza in avanti nel calendario. Chiediamo trasparenza totale sulle motivazioni che hanno condotto alla progressiva contrazione delle commesse destinate alla Basilicata e pretendiamo certezze assolute sulle prospettive industriali del polo di Matera».

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La dignità delle lavoratrici e dei lavoratori: il patrimonio umano di CallMat

Un passaggio fondamentale della presa di posizione unitaria è dedicato alla straordinaria prova di compostezza offerta dai dipendenti dell’azienda di contact center, in larghissima parte donne e giovani professionisti che rappresentano spesso l’unica fonte di sostentamento economico per interi nuclei familiari del territorio materano. «Vogliamo ringraziare pubblicamente le lavoratrici e i lavoratori di CallMat per la dignità, la compostezza, la pazienza e la determinazione con cui stanno affrontando lunghi mesi di logorante incertezza – sottolineano i segretari –. È nei loro confronti che la committenza, l’azienda e le istituzioni hanno un debito di responsabilità morale: restituire serenità a trecentocinquanta famiglie che hanno sempre garantito elevatissimi standard di efficienza qualitativa nelle risposte all’utenza».

La vicenda di CallMat si inserisce nella più ampia vertenza che attraversa l’intero comparto del customer care e dei servizi telefonici nel Mezzogiorno d’Italia, schiacciato tra le logiche delle gare al massimo ribasso, le delocalizzazioni e l’impatto dell’automazione digitale. Per le organizzazioni dei lavoratori, difendere il polo di Matera significa porre un argine invalicabile alla desertificazione produttiva delle aree interne del Sud, ribadendo la centralità della clausola sociale e della responsabilità sociale d’impresa dei grandi committenti nazionali.

Verso il vertice decisivo del 12 novembre al MIMIT: la mobilitazione non si ferma

La roadmap della trattativa entra ora nella sua fase più delicata. Dopo i tavoli tecnici a livello regionale, l’attenzione generale converge sulla data di giovedì 12 novembre 2026, giorno in cui è convocato a Roma, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy in via Veneto, il tavolo plenario nazionale alla presenza del ministro Adolfo Urso, dei vertici aziendali di TIM e CallMat, delle delegazioni sindacali e della Regione Basilicata.

«Continueremo a garantire la massima disponibilità al confronto istituzionale, ma senza rinunciare alla nostra autonomia né allo stato di agitazione già proclamato – concludono le segreterie di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL-FPC e UGL TLC –. Il dialogo non significa abbassare la guardia, ma vigilare affinché ogni parola spesa diventi impegno nero su bianco. Non chiediamo promesse generiche ma accordi vincolanti: CallMat deve continuare a vivere e lavorare a Matera, e nessuno dei trecentocinquanta posti di lavoro dovrà essere sacrificato».

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Basilicata, svolta per la Pista Mattei: bando di gara fino a 15 anni. UGL Matera: «Ora investimenti concreti, infrastrutture collegate e occupazione per fermare la fuga dei giovani»

La pubblicazione del bando di gara con concessione fino a 15 anni per l’aviosuperficie Pista Mattei di Pisticci Scalo apre una stagione decisiva per la Basilicata. Pino Giordano, segretario provinciale UGL Matera, promuove l’operato del Commissario Di Sanza e della Regione ma lancia l’avviso: serve un piano industriale integrato con la Valbasento, l’Interporto e la ferrovia per creare posti di lavoro stabili e trattenere le nuove generazioni. 👇

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Pino GIORDANO, UGL Matera

Pisticci Scalo (Matera) – Una delle infrastrutture logistiche più discusse, strategiche e cariche di potenziale della Basilicata giunge a un bivio storico. La pubblicazione ufficiale del bando di gara per l’affidamento in concessione, per una durata massima di 15 anni, della gestione e della valorizzazione dell’aviosuperficie «Pista Mattei» di Pisticci Scalo, in provincia di Matera, segna una svolta attesa da tempo per l’intero comprensorio della Valbasento e per il sistema economico regionale. Un passaggio amministrativo cruciale che punta a trasformare una pista a lungo sottoutilizzata in un nodo logistico e di trasporto aereo moderno, capace di servire sia l’utenza d’affari e industriale sia le rotte di protezione civile, soccorso ed elisoccorso, fino a prospettive di aviazione commerciale e turistica a supporto dei poli di Matera e della costa ionica.

A commentare con fiducia ma al contempo con assoluto pragmatismo l’avvio della procedura è l’UGL di Matera, che per voce del proprio segretario provinciale, Pino Giordano, ha voluto esprimere un giudizio ampiamente favorevole sull’operato delle istituzioni, richiamando tuttavia la politica e il mondo produttivo alla responsabilità della concretezza. Il bando rappresenta le fondamenta, ma l’edificio dello sviluppo lucano andrà costruito attraverso investimenti tangibili, partnership industriali di livello e, soprattutto, ricadute occupazionali dirette e indirette a favore delle maestranze e dei giovani del territorio.

La concessione quindicennale e il rilancio strategico dell’aviosuperficie

La Pista Mattei, intitolata alla memoria del fondatore dell’Eni Enrico Mattei che negli anni Sessanta intuì l’importanza strategica della chimica e delle connessioni veloci per il riscatto del Mezzogiorno, ha vissuto decenni di alterne vicende, promesse di ampliamento e fasi di stallo burocratico. L’attuale bando di gara, strutturato con un orizzonte temporale quindicennale, offre finalmente agli operatori di settore la stabilità finanziaria e contrattuale necessaria per pianificare interventi strutturali, adeguamenti tecnologici e l’attrazione di vettori aerei.

«Riconosciamo con chiarezza il proficuo lavoro svolto dal Commissario straordinario Antonio Di Sanza e l’impegno concreto profuso dai vertici della Regione Basilicata», ha dichiarato Pino Giordano nel suo intervento ufficiale. «La pubblicazione della procedura di evidenza pubblica è un traguardo fondamentale che aspettavamo da anni. Tuttavia, non possiamo fermarci all’atto formale: aver tracciato la strada è un merito, ma ora la vera sfida comincia adesso. Dobbiamo guardare avanti affinché questa straordinaria opportunità non resti un esercizio burocratico, ma si traduca in risultati visibili, misurabili e tangibili per la comunità della Basilicata».

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La rete integrata: Pista Mattei, Interporto di Ferrandina e ferrovia

La tesi cardine sostenuta dal sindacato è che un’aviosuperficie non possa funzionare come una cattedrale nel deserto. Per sprigionare il suo valore competitivo, la Pista Mattei deve essere concepita come parte integrante di una piattaforma intermodale di più ampio respiro, inserendosi in una rete logistica fluida e coordinata con gli altri nodi infrastrutturali della provincia materana.

Secondo l’analisi dell’UGL Matera, la vera moltiplicazione del valore avverrà solo quando il traffico aereo e i servizi tecnici della pista dialogheranno a stretto contatto con l’Interporto di Ferrandina, con i corridoi produttivi della Valbasento, con il completamento e la messa a regime del fondamentale raccordo ferroviario Ferrandina-Matera e con le principali aree industriali del Materano. Un asse ferro-gomma-aria in grado di abbattere l’isolamento storico delle aree interne, agevolare l’export delle filiere agroalimentari e manifatturiere lucane e offrire canali d’accesso privilegiati ai flussi turistici attratti dalla Città dei Sassi e dalla costa metapontina.

Occupazione qualificata e stop all’esodo dei giovani talenti

Nelle parole del segretario provinciale Pino Giordano, il vero e unico termometro del successo dell’operazione non sarà rappresentato dai metri quadrati di asfalto o dalle cerimonie inaugurali, bensì dal numero e dalla qualità dei posti di lavoro generati per il territorio:

«Per noi dell’UGL, l’indicatore autentico dello sviluppo si chiama lavoro. La valorizzazione della Pista Mattei deve viaggiare di pari passo con la nascita di nuove competenze professionali, opportunità di fornitura per il tessuto imprenditoriale locale e prospettive contrattuali stabili, tutelate e altamente qualificate. I nostri giovani continuano a lasciare la Basilicata per cercare dignità professionale altrove: infrastrutture come questa hanno il dovere morale di invertire la rotta, offrendo ragioni concrete per restare e costruire il proprio futuro qui».

L’UGL sottolinea come il settore aeronautico e logistico richieda figure tecniche specializzate: dalla gestione dei servizi di terra alla manutenzione degli aeromobili, dalla sicurezza antincendio alla logistica integrata e al coordinamento delle merci aviotrasportate, creando filiere di alta formazione tecnica che potrebbero vedere coinvolti gli istituti professionali e gli atenei della regione.

Il tavolo di monitoraggio e la cooperazione tra istituzioni e parti sociali

In conclusione del suo appello, l’organizzazione sindacale dichiara la propria disponibilità a sedersi ai tavoli di concertazione regionali per accompagnare e vigilare su ogni singola fase dell’iter di gara. La richiesta indirizzata alla Regione Basilicata è quella di un coordinamento rigoroso, sostenuto da programmazione, fondi chiari e cronoprogrammi certi, lontani da improvvisazioni o logiche autoreferenziali.

«Il nostro atteggiamento verso il progetto Pista Mattei è di sostegno attivo, costruttivo e propositivo», chiosa Giordano. «Chiediamo trasparenza nei tempi, rigore nei controlli e la convocazione periodica delle parti sociali e delle rappresentanze imprenditoriali. Soltanto attraverso un patto di responsabilità tra istituzioni, aziende e lavoratori potremo trasformare una potenziale promessa in una fabbrica di futuro, competitività e benessere sociale per tutti i cittadini lucani».

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