Voce ai Lettori
ALESSANDRA HROPICH, LEI SPETTACOLARIZZA IL TRADIMENTO, NON SI FA ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Chiedo dove siano i giornalisti che non si indignano e non la chiamano per un contraddittorio in televisione. Almeno lì potrebbe chiarire meglio perché pubblica ultimamente casi così vergognosi.
Leggo le sue rubriche da tanto tempo e mi piaceva il suo stile, dottoressa. Ora però non mi piace più: dà spazio a donne poco serie, a uomini che tradiscono, e non condivido questo continuo spiattellare le peggiori porcherie degli italiani.
Non si sente almeno un po’ responsabile di scatenare certi comportamenti? Chi la legge sembra sentirsi autorizzato a dire la sua e perfino a tradire a sua volta. Quando le scrive l’ennesimo sporcaccione, perché pubblica quelle storie invece di rimproverarlo?
Lei appare quasi complice delle porcherie maschili. È scandaloso e diseducativo. Gli uomini andrebbero guidati, educati, responsabilizzati, non lasciati liberi di distruggere le vite degli altri raccontando tradimenti e sesso occasionale come fossero cose normali. E la famiglia? E i valori?
Vorrei un confronto anche televisivo con lei su questi temi. So parlare, non si preoccupi: insegnavo da giovane. Vorrei un dialogo chiarificatore, perché questa società non può diventare un luogo pieno di uomini senza morale che vengono quasi giustificati pubblicamente.
Che cosa ha da dire, dunque, rispetto a questa degenerazione sociale alla quale lei, secondo me, contribuisce? Dobbiamo davvero arrenderci alla vergogna collettiva?
Carla da Fiorano Modenese
Semmai sarebbe più interessante se mi invitassero per approfondire davvero il tema: potrei raccontare l’ Italia delle coppie infelici, delle doppie vite, dei tradimenti taciuti e delle grandi ipocrisie. Altro che mariti perfetti e famiglie da cartolina.
Lei mi porti un uomo sinceramente felice con la propria moglie dopo anni, che sia ancora innamorato, ancora desideroso di lei, e io sarò la prima a celebrarlo come patrimonio dell’ umanità. Sicuramente esistono, ma sono rarissimi.
Io non scrivo favole consolatorie. A volte faccio la ghostwriter di romanzi d’ amore per personaggi noti o dirigenti, ma, nelle mie rubriche, racconto la realtà che mi viene confidata ogni giorno.
Vorrebbe imbavagliare me o le persone che decidono liberamente di raccontarsi?
E poi: perché parla di “contraddittorio”? Non siamo in tribunale.
Io non sto assolvendo nessuno. Osservo, raccolgo testimonianze e fotografo la realtà che spesso disturba proprio perché è vera.
I valori che lei richiama non li ho distrutti io. Semmai, la società li ha lentamente svuotati da sola. Attribuirmi il potere di correggere o indirizzare i comportamenti degli italiani è francamente eccessivo: non trasformo le persone in fedeli o infedeli pubblicando una lettera.
Anzi, troverei più utile mettere insieme, magari in televisione, un grande gruppo di uomini e donne traditi per ascoltare davvero perché tanti restano dentro relazioni infelici, piene di silenzi, compromessi e menzogne.
Non mi piace nemmeno che lei definisca “porci” gli uomini che tradiscono. Esistono certamente comportamenti criticabili, ma le etichette servono solo a giudicare senza conoscere le storie individuali.
E le dirò una cosa provocatoria: temo più i moralisti degli infedeli. I moralisti, spesso, vivono frustrati dalla distanza tra ciò che predicano e ciò che desiderano davvero, motivo per cui sono sempre tristi e depressi. I padri di famiglia, i mariti che pubblicamente ci tengono a sembrare seri, mi sanno di persone che non riescono a vivere ciò che vorrebbero.
Gli infedeli almeno smettono di fingere, nel bene o nel male.
Infine, non credo che uomini e donne debbano essere “ammaestrati”. Non stiamo parlando di animali, ma di adulti complessi, pieni di desideri, debolezze, bisogni affettivi e contraddizioni.
Che piaccia oppure no, questa è la realtà che emerge ogni giorno dalle storie che ricevo.
Voce ai Lettori
LA GENTE È DAVVERO FELICE ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Cara Alessandra, sono di ritorno dall’ estero dove sono stato per un impegno di lavoro ed ho scoperto il tuo libro “La felicità? Ve la do io!”
Intendo iniziare a leggerlo subito ma intanto ti chiedo se la felicità è qualcosa che riguarda tutti, anche chi non è benestante, anche chi non è famoso. Se si nasce felici. Ma soprattutto: la società di oggi ti mette nelle condizioni di essere felice? Seguire le mode, fare ciò che fanno gli altri, adeguarsi ai comportamenti della società, ci porta davvero ad essere felici?
Da ultimo: Andando tutti di fretta, la frenesia di voler fare mille cose, essere performanti, sul pezzo, in vista, per raggiungere obiettivi, ci porta ad essere
felici?
Ci tengo molto al tuo punto di vista dato che sei un voce esperta e di rara intelligenza.
Carlo da Maranello
Ti ringrazio soprattutto per la fiducia che hai riposto in me su un argomento tanto bello quanto discusso e desiderato come la felicità.
La società di oggi, con questa smania di essere tutti svelti, veloci, performanti, sempre presenti e competitivi, non mette le persone nelle condizioni di essere davvero felici. Anzi, spesso le allontana dalla felicità autentica.
La felicità non è la gioia momentanea di un evento: il matrimonio, la laurea, la nascita di un figlio, il successo lavorativo. Quelli sono attimi bellissimi, ma la felicità è un’altra cosa. È sentire passione per ciò che si fa, è vivere con amore anche le cose più semplici, è non perdere il contatto con sé stessi.
La fretta continua, il voler fare mille cose, il non dedicarsi più a nulla con cura e sentimento, che felicità rappresentano? Oggi molti non hanno più pazienza nemmeno di preparare qualcosa con le proprie mani. Se chiedi ad una ragazza, ad una donna matura o ad un uomo se cucinano ancora qualcosa con amore, spesso senti risate e risposte legate al take away, al delivery, alla comodità immediata, tutto deve essere veloce, già pronto, non si ha più pazienza e passione per nulla.
La frase che sento dire più spesso è: “Non ho tempo”. In realtà, troppo spesso manca la voglia di fare tante cose. Manca la passione di creare, di impegnarsi, di dedicarsi a qualcosa con amore. Manca perfino l’amore verso sé stessi.
Eppure il tempo per criticare, insultare sui social o imporre il proprio punto di vista agli altri, in molti lo trovano eccome.
La verità è che oggi tante persone preferiscono dire di essere felici, piuttosto che esserlo davvero.
I soldi e il potere possono dare sicurezza, stabilità, comodità. Ma non assicurano la felicità. Se fosse così, tutte le persone ricche sarebbero serene e realizzate, e sappiamo bene che non è così. La felicità non si compra e non dipende dal conto in banca.
E non dipende nemmeno dagli altri. Nessun amore, nessun amico, nessuna relazione può consegnarci la felicità come fosse un regalo. Gli altri possono accompagnarci, arricchirci, amarci, ma la felicità nasce dentro di noi.
I bambini e i matti sono spesso i più vicini alla felicità vera. I bambini perché vivono il presente senza sovrastrutture, i matti perché non sentono il bisogno continuo di adeguarsi al giudizio della società.
Seguire le mode, imitare gli altri, rincorrere approvazione, visibilità e consenso, raramente rende felici. La felicità arriva quando una persona smette di voler assomigliare a tutti e comincia finalmente ad ascoltare sé stessa.
Voce ai Lettori
LA SOCIETÀ PARLA A VANVERA. MA TACE I SEGRETI INCONFESSABILI | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Gentile Redazione, ho notato che alle persone piace raccontare fatti e misfatti, malattie e problemi, quasi sempre cose poco istruttive. Ma quando si arriva a qualcosa di moralmente discutibile o davvero riprovevole, ecco che tutti tacciono.
Ho un collega esattamente così: da anni mi racconta fatti suoi e degli altri, ogni giorno, sempre pronto a parlare dei suoi acciacchi, problemi, stati d’ animo, famiglia ecc ecc
Mai visto un uomo tanto loquace. Credevo fosse un libro aperto, senza segreti. Un giorno, mi sono un po’ offesa perché, essendo considerata come
l’ ascoltatrice ideale per mille racconti quotidiani, poi, sono improvvisamente apparsa come inadatta a raccogliere una vera confessione.
Dopo quel rifiuto ho iniziato a osservarlo meglio e ho notato che anche con altri colleghi e conoscenti si comporta allo stesso modo: tanti racconti, soprattutto beghe e problemi, ma guai ad andare più a fondo su qualcosa che lui non vuole dire, si chiude.
Ha notato anche lei questo dualismo nelle persone? Tanto parlare e commentare persino con i topi (ci manca poco) ma nessuna vera apertura verso una confidente se un argomento è delicato e riservato.
Si chiacchiera con chiunque, si racconta di tutto ma si teme di essere giudicati su qualche segreto indicibile?
Un uomo aperto con tutti ma sigillato su certi fatti che non debbono mai venir fuori.
Floriana da Udine
Raccontare qualcosa ha senso quando esiste ascolto reciproco.
Parlare indistintamente con chiunque, come fa il tuo collega, solo per riversare addosso agli altri chili di frustrazioni, è invece parlare a vanvera.
Non amo il monologo terapeutico improvvisato che molti fanno. Ci sono persone che non cercano uno scambio: cercano un bidone dell’“umido emotivo” dove scaricare isterismi e drammi personali.
Mi capita spesso. Basta una semplice domanda: “Dove si trova Via degli…?” e dopo la risposta parte il monologo.
Recentemente ho chiesto un’informazione a un Tizio e, in meno di trenta secondi, ero già ostaggio del suo documentario esistenziale: due divorzi, donne “poco di buono”, figli contesi, problemi di cuore, bypass mostrato sollevando la maglietta e fiatone compreso. Parlava come se dovesse svuotare in fretta una valigia troppo piena.
A un certo punto un piccione gli centra la giacca con un regalo enorme. Pensavo smettesse di parlare. Macché. Guarda la macchia e dice: “No problem, vado nel bagno del mio ufficio!”, poi riparte il monologo come un podcast della disperazione senza tasto pausa.
Questo perché molta gente non ama conversare, ma scaricare le proprie beghe addosso agli altri. E spesso sceglie gli sconosciuti perché non possono contraddire.
Quanto ai segreti, quelli mai rivelati possono trasformarsi in un peso silenzioso ma continuo. Quando qualcosa provoca vergogna o dolore e resta chiuso troppo a lungo dentro di noi, alimenta ansia, senso di colpa, isolamento e pensieri ossessivi. La mente continua a custodirlo come una minaccia, consumando energie emotive anche quando crediamo di averlo dimenticato.
Alcuni segreti si possono custodire senza sofferenza. Altri invece, quelli che feriscono profondamente l’identità o la coscienza, a volte hanno bisogno di essere raccontati almeno una volta. Dirli a uno sconosciuto, a un prete o a un professionista può alleggerire il carico emotivo. Dare parole a ciò che è rimasto nascosto spesso ridimensiona il suo potere e restituisce un po’ di pace interiore. La vergogna non dovrebbe seppellire un segreto in fondo all’anima.
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I VIP E I RICCHI TRADISCONO. LA GENTE COMUNE È TUTTA FEDELE ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Carissima, sento e leggo spesso ultimamente che, chi ha tanti soldi, chi è famoso o ha potere, tradisce alla grande, ha tante donne disponibili, ha la possibilità di fare sesso come e quando vuole. Mentre, a noi comuni cittadini, di cui io faccio parte, non ci resta che essere fedeli, monogami, seri. Io sono una dipendente di un grande supermercato, lavoro come contabile, sono sposata con un modesto impiegato, dunque, stando a quanto dicono e scrivono, io e molti altri di budget modesto, siamo fedeli e monogami perché non abbiamo soldi a sufficienza.
Che tristezza però se queste dicerie fossero vere perché i nostri compagni di vita sarebbero costretti a non guardarsi in giro perché le finanze sono scarse, non per amore. Lei che conosce tanta gente vip come vede la situazione?
Le risulta che solo i ricchi tradiscono?
Mentre noi, gente comune, siamo innamorati e fedeli?
Poi leggo il suo ultimo libro e qualcuno mi ha detto che lei scrive romanzi, che gli uomini non sono come lei li racconta nel libro e nei casi delle sue rubriche. Ma lei non racconta fatti veri?
Annarita da Cantù
Inizio dall’ ultima domanda: confermo di raccontare solo fatti veri. Mai scritto romanzi per me almeno, qualcuno, l’ ho scritto per altri, come ghostwriter, mi chiedono di lavorare di fantasia ed è mio dovere farlo.
Non mi servono i romanzi perché trovo la realtà già fin troppo piena di assurdità, che non serve lavorare di fantasia.
So che, alcuni addetti ai lavori, stanno mettendo in giro la voce che io scrivo cose di fantasia, che gli uomini importanti, vip e semplici cittadini sono tutti fedeli. Ci sono sempre stati i bastian contrario.
Se passasse il concetto che io scrivo ciò che immagino, l’ Italia si ripulirebbe la facciata e, il tradimento, verrebbe visto come il frutto della mia immaginazione. Ah tutte le prostitute farebbero la fame, così anche certe piattaforme, le amanti si disperebbero.
Ma, gradirei non sentire o leggere sempre le stesse domande sull’ autenticità dei miei casi, ne ho viste e sentite da poterle raccontare per oltre vent’anni.
Rispondendo invece alla domanda sulla fedeltà dei comuni cittadini, le chiedo perché mai, un impiegato, un commesso, un medico e così via dovrebbero rinunciare a tradire? Per mancanza di fondi in maggiori quantità o per cosa?
Non esiste differenza nella volontà/desiderio di tradire, i vip e i ricchi hanno molte più occasioni perché le donne, molte donne, inseguono il successo, il potere e il denaro di un uomo.
I Vip e i ricchi sono sempre “amati” da un esercito di donne disposte a diventare amanti anche del più brutto e disgustoso uomo, conta il denaro, il potere e la notorietà.
Ma il medico, il camionista, l’ impiegato, il salumiere ecc, hanno la stessa identica voglia di tradire di qualsiasi altro uomo ricco e famoso. Considero cretina l’ affermazione che ho talvolta sentito e letto, secondo la quale, una showgirl famosa che si lamenta perché non trova un uomo fedele, dovrebbe cercare un operaio, un manovale, un uomo comune, per assicurarsi la serietà.
In questa frase ci leggo tutta l’ invidia sociale di cui la gente è capace, invidia verso la vip perché, economicamente parlando, se la passa bene ed ha visibilità.
Se per assurdo invece la vip in questione si innamorasse di un manovale, chi garantisce che costui, passata l’ euforia della novità, le sarebbe eternamente fedele?
Nessuno perché gli uomini, è raro che siano fedeli anche se trovassero la più bella del mondo.
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