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LA SOCIETÀ PARLA A VANVERA. MA TACE I SEGRETI INCONFESSABILI | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Gentile Redazione, ho notato che alle persone piace raccontare fatti e misfatti, malattie e problemi, quasi sempre cose poco istruttive. Ma quando si arriva a qualcosa di moralmente discutibile o davvero riprovevole, ecco che tutti tacciono.
Ho un collega esattamente così: da anni mi racconta fatti suoi e degli altri, ogni giorno, sempre pronto a parlare dei suoi acciacchi, problemi, stati d’ animo, famiglia ecc ecc
Mai visto un uomo tanto loquace. Credevo fosse un libro aperto, senza segreti. Un giorno, mi sono un po’ offesa perché, essendo considerata come
l’ ascoltatrice ideale per mille racconti quotidiani, poi, sono improvvisamente apparsa come inadatta a raccogliere una vera confessione.
Dopo quel rifiuto ho iniziato a osservarlo meglio e ho notato che anche con altri colleghi e conoscenti si comporta allo stesso modo: tanti racconti, soprattutto beghe e problemi, ma guai ad andare più a fondo su qualcosa che lui non vuole dire, si chiude.
Ha notato anche lei questo dualismo nelle persone? Tanto parlare e commentare persino con i topi (ci manca poco) ma nessuna vera apertura verso una confidente se un argomento è delicato e riservato.
Si chiacchiera con chiunque, si racconta di tutto ma si teme di essere giudicati su qualche segreto indicibile?
Un uomo aperto con tutti ma sigillato su certi fatti che non debbono mai venir fuori.
Floriana da Udine

Raccontare qualcosa ha senso quando esiste ascolto reciproco.
Parlare indistintamente con chiunque, come fa il tuo collega, solo per riversare addosso agli altri chili di frustrazioni, è invece parlare a vanvera.
Non amo il monologo terapeutico improvvisato che molti fanno. Ci sono persone che non cercano uno scambio: cercano un bidone dell’“umido emotivo” dove scaricare isterismi e drammi personali.
Mi capita spesso. Basta una semplice domanda: “Dove si trova Via degli…?” e dopo la risposta parte il monologo.
Recentemente ho chiesto un’informazione a un Tizio e, in meno di trenta secondi, ero già ostaggio del suo documentario esistenziale: due divorzi, donne “poco di buono”, figli contesi, problemi di cuore, bypass mostrato sollevando la maglietta e fiatone compreso. Parlava come se dovesse svuotare in fretta una valigia troppo piena.
A un certo punto un piccione gli centra la giacca con un regalo enorme. Pensavo smettesse di parlare. Macché. Guarda la macchia e dice: “No problem, vado nel bagno del mio ufficio!”, poi riparte il monologo come un podcast della disperazione senza tasto pausa.
Questo perché molta gente non ama conversare, ma scaricare le proprie beghe addosso agli altri. E spesso sceglie gli sconosciuti perché non possono contraddire.
Quanto ai segreti, quelli mai rivelati possono trasformarsi in un peso silenzioso ma continuo. Quando qualcosa provoca vergogna o dolore e resta chiuso troppo a lungo dentro di noi, alimenta ansia, senso di colpa, isolamento e pensieri ossessivi. La mente continua a custodirlo come una minaccia, consumando energie emotive anche quando crediamo di averlo dimenticato.
Alcuni segreti si possono custodire senza sofferenza. Altri invece, quelli che feriscono profondamente l’identità o la coscienza, a volte hanno bisogno di essere raccontati almeno una volta. Dirli a uno sconosciuto, a un prete o a un professionista può alleggerire il carico emotivo. Dare parole a ciò che è rimasto nascosto spesso ridimensiona il suo potere e restituisce un po’ di pace interiore. La vergogna non dovrebbe seppellire un segreto in fondo all’anima.

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I VIP E I RICCHI TRADISCONO. LA GENTE COMUNE È TUTTA FEDELE ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Carissima, sento e leggo spesso ultimamente che, chi ha tanti soldi, chi è famoso o ha potere, tradisce alla grande, ha tante donne disponibili, ha la possibilità di fare sesso come e quando vuole. Mentre, a noi comuni cittadini, di cui io faccio parte, non ci resta che essere fedeli, monogami, seri. Io sono una dipendente di un grande supermercato, lavoro come contabile, sono sposata con un modesto impiegato, dunque, stando a quanto dicono e scrivono, io e molti altri di budget modesto, siamo fedeli e monogami perché non abbiamo soldi a sufficienza.
Che tristezza però se queste dicerie fossero vere perché i nostri compagni di vita sarebbero costretti a non guardarsi in giro perché le finanze sono scarse, non per amore. Lei che conosce tanta gente vip come vede la situazione?
Le risulta che solo i ricchi tradiscono?
Mentre noi, gente comune, siamo innamorati e fedeli?
Poi leggo il suo ultimo libro e qualcuno mi ha detto che lei scrive romanzi, che gli uomini non sono come lei li racconta nel libro e nei casi delle sue rubriche. Ma lei non racconta fatti veri?
Annarita da Cantù

Inizio dall’ ultima domanda: confermo di raccontare solo fatti veri. Mai scritto romanzi per me almeno, qualcuno, l’ ho scritto per altri, come ghostwriter, mi chiedono di lavorare di fantasia ed è mio dovere farlo.
Non mi servono i romanzi perché trovo la realtà già fin troppo piena di assurdità, che non serve lavorare di fantasia.
So che, alcuni addetti ai lavori, stanno mettendo in giro la voce che io scrivo cose di fantasia, che gli uomini importanti, vip e semplici cittadini sono tutti fedeli. Ci sono sempre stati i bastian contrario.
Se passasse il concetto che io scrivo ciò che immagino, l’ Italia si ripulirebbe la facciata e, il tradimento, verrebbe visto come il frutto della mia immaginazione. Ah tutte le prostitute farebbero la fame, così anche certe piattaforme, le amanti si disperebbero.
Ma, gradirei non sentire o leggere sempre le stesse domande sull’ autenticità dei miei casi, ne ho viste e sentite da poterle raccontare per oltre vent’anni.
Rispondendo invece alla domanda sulla fedeltà dei comuni cittadini, le chiedo perché mai, un impiegato, un commesso, un medico e così via dovrebbero rinunciare a tradire? Per mancanza di fondi in maggiori quantità o per cosa?
Non esiste differenza nella volontà/desiderio di tradire, i vip e i ricchi hanno molte più occasioni perché le donne, molte donne, inseguono il successo, il potere e il denaro di un uomo.
I Vip e i ricchi sono sempre “amati” da un esercito di donne disposte a diventare amanti anche del più brutto e disgustoso uomo, conta il denaro, il potere e la notorietà.
Ma il medico, il camionista, l’ impiegato, il salumiere ecc, hanno la stessa identica voglia di tradire di qualsiasi altro uomo ricco e famoso. Considero cretina l’ affermazione che ho talvolta sentito e letto, secondo la quale, una showgirl famosa che si lamenta perché non trova un uomo fedele, dovrebbe cercare un operaio, un manovale, un uomo comune, per assicurarsi la serietà.
In questa frase ci leggo tutta l’ invidia sociale di cui la gente è capace, invidia verso la vip perché, economicamente parlando, se la passa bene ed ha visibilità.
Se per assurdo invece la vip in questione si innamorasse di un manovale, chi garantisce che costui, passata l’ euforia della novità, le sarebbe eternamente fedele?
Nessuno perché gli uomini, è raro che siano fedeli anche se trovassero la più bella del mondo.

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VUOI CAMBIARE DAVVERO ? | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Gentile dottoressa, ho colleghi e conoscenti che, anziché impegnarsi per fare qualcosa di diverso rispetto a quello che fanno, passano il tempo a esprimere giudizi e critiche: quello ha avuto successo perché fortunato, quell’altra perché si sarebbe prostituita, quell’altro ancora perché avvantaggiato dalla nascita.
Mi stanca sentire questi commenti sterili durante la pausa pranzo al lavoro. Sembra che tutti vogliano tutto senza sforzo, senza mettersi in gioco, aspettando solo un miracolo.
Ha notato anche lei che la maggior parte delle persone rincorre il gossip sulle persone famose — che lei conosce bene, tanto da averci scritto un libro — ma evita accuratamente di affrontare temi seri o di pianificare strategie per ottenere qualcosa?
Nessuno sembra credere davvero di potercela fare, in nessun settore. C’è un clima diffuso di invidia e totale inerzia verso chi, invece, ce l’ha fatta. E anche le persone di successo vengono criticate perché ritenute solo fortunate o “miracolate”.
Apriti cielo poi se si parla di una bella donna o di un bell’uomo: lei è sicuramente una poco di buono, lui viene etichettato in modo offensivo o accusato di favoritismi.
Che mentalità è questa che abbiamo in Italia?
Con questo atteggiamento retrogrado e malpensante, non credo che i singoli cambieranno mai, né tantomeno la società.
Mi scuso per lo sfogo, ma è ciò che vedo ovunque.
Donatella da Urbino

Carissima, la società appare spesso come una massa compatta di persone che sembrano pensare con un unico cervello, dicendo e facendo le stesse cose.
Ma cambiare significa essere diversi, e questo comporta sacrificio, impegno, volontà e costanza: qualità che, purtroppo, molti non sono disposti a coltivare.
Da tempo noto che in tanti desiderano avidamente denaro, successo e fama, ma confidando esclusivamente nella “Dea fortuna”.
Per cambiare davvero, però, servono forza di volontà, ambizione autentica, costanza, spirito di sacrificio e un desiderio profondo di migliorarsi. Non bastano le parole, né i sogni raccontati senza azione. E non serve rimandare: bisogna decidere chi si vuole diventare, prima ancora di diventarlo.
Molte persone hanno poca autostima, non si sentono all’altezza dei propri desideri — che siano professionali o affettivi — e finiscono per puntare al ribasso, su tutto. Quanti uomini e donne si accontentano di relazioni che non rispecchiano davvero ciò che vorrebbero, solo perché sembrano più “alla loro portata”?
Tantissimi si adattano, scelgono la via più facile, quella immediata e meno impegnativa. Poi, inevitabilmente, cresce l’invidia verso chi invece ha il coraggio di scegliere, di agire e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, invece di limitarsi a parlare senza mai fare.
Riguardo le maldicenze della gente, ne so qualcosa da decenni, posso garantire, di aver ricevuto mille appellativi sin dai tempi delle scuole superiori, poi, all’ Università quando ero vista come una che superava gli esami per meriti estetici ed anche oggi, per tanti, sono una persona che ha ottenuto ogni cosa grazie alla fortuna.
Questo che posso assicurare è che, la società non vuole sforzarsi nemmeno di pensare, per questo, tutto va a rotoli!

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NOOOO, NON CI POSSO CREDERE… NON È POSSIBILE ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Una mia collega di lavoro, fidanzata da poco, un giorno mi chiede cosa ne penso del suo fidanzato e se conosco i motivi del suo comportamento a volte poco rispettoso con lei, dato che lo avevo conosciuto in passato in
un’ altra sede di lavoro. Non avevo mai sentito la mia collega lamentarsi di lui e non amo svelare cosa penso degli altri, ma davanti a una domanda diretta mi sono sentita in dovere di rispondere per quel poco che sapevo. Le dissi di stare in guardia perché lo ricordavo come un donnaiolo che ci provava con tutte, salvo poi litigare con molte. Lei mi rispose quasi divertita: “Ma nooo, non ci posso credere… non è possibile.”
Come una cretina, ho aggiunto anche che ci provava pure quando era appena fidanzato con lei.
Come se nulla fosse, la collega dopo una settimana lo porta in ufficio: lei tutta allegra, risate a non finire, baci e abbracci.
Nemmeno un mese dopo scopre che il suo fidanzato ha messo incinte due donne proprio mentre si era fidanzato con lei.
Da allora sono tornata a farmi i c…. miei, indispettita, pur vedendola in lacrime, non ho detto stavolta una parola.
Ma mi chiedo: perché la gente ti chiede cosa pensi o sai di qualcuno o qualcosa se poi non prende una posizione? Non siamo fornitori di notizie a vuoto.
Susanna da Celle Ligure

L’ incredulità diventa sospetta quando certe frasi (“nooo non mi sembra vero…”, “non può essere…”) vengono usate in modo selettivo per mettere in dubbio sempre la stessa persona, senza mai aprire uno spazio di verifica o approfondimento. Se l’incredulità resta su formule ripetitive e circolari, senza mai trasformarsi in domande reali come “mi spieghi meglio?” o “che cosa possiamo fare concretamente?”, può assumere la forma di una svalutazione indiretta di chi sta parlando.
In questi casi si mantiene un dubbio costante che finisce per indebolire la credibilità dell’altro, anche senza affermazioni esplicite. L’effetto è quello di una comunicazione in cui ci si espone (Tu) ma non si viene davvero ascoltati, perché ciò che si riceve in cambio è una reazione neutra e ripetitiva che non porta mai a un’ elaborazione.
Detto questo, è anche vero che raramente le informazioni su qualcuno vengono prese come il Vangelo. Le persone tendono a verificare con i propri occhi, a osservare nel tempo, o semplicemente a non cambiare opinione anche a costo di sbatterci la testa facendosi male.
Negli ambienti di lavoro, ad esempio, accade che più persone si compattino contro qualcuno: un “branco” che si forma per motivi personali, rivalità, invidie o conflitti pregressi. In questi casi, basta spesso che uno inizi a diffondere un giudizio perché si amplifichi e si rafforzi nel gruppo fino ad odiare tutto il gruppo qualcuno/a.
Al di fuori di queste dinamiche, però, è più frequente che, chi ascolta, resti in una posizione neutra perché non riesce a cogliere il senso vero di una rivelazione.
Infine, quando la curiosità verso la vita degli altri è più vicina al gossip che a un reale bisogno di comprensione, è facile che le reazioni restino superficiali, come un’ incredulità di circostanza, senza conseguenze concrete su ciò che è stato raccontato.
Mi sa di tattica molto “manipolatoria”: far dire tutto all’ altro senza mai esporsi, mostrandosi sempre e solo indignati ed increduli, ottimo escamotage per far vuotare sempre più il sacco a qualcuno.

La tua collega non ha creduto in te? No problem, la vita è una maestra severa, ci pensa lei a svegliare gli animi.

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