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MATERA E VALBASENTO CHIEDONO RISPOSTE IMMEDIATE: LA UGL METALMECCANICI ALZA LA VOCE PER LAVORO E INDUSTRIA
Redazione- In una sala gremita al Mood Hotel di Città Sant’Angelo, la UGL Metalmeccanici ha fatto ricorso a una delle sue voci più autorevoli per accendere il dibattito nazionale su una crisi che minaccia l’intero tessuto produttivo del Sud. Pino Giordano, segretario provinciale della UGL a Matera e consigliere nazionale della federazione, è intervenuto davanti a centinaia di delegati provenienti da tutta Italia, al fianco del segretario nazionale Antonio Spera e della segreteria UGLM, con un appello chiaro e senza mezzi termini: “Matera e la Valbasento meritano risposte immediate su lavoro e industria”.
Il discorso di Giordano ha subito posto al centro della platea la realtà di un territorio che, secondo il dirigente sindacale, è “in una fase di forte incertezza industriale e occupazionale”. Le parole, sebbene pronunciate in un contesto nazionale, hanno risuonato come un campanello d’allarme per la Basilicata, dove le catene di montaggio, le officine di precisione e le piccole medie imprese del comparto metalmeccanico faticano a sopravvivere a riduzioni di commessa, ritardi nei pagamenti e a un quadro complessivo di scarsità d’investimento. “Il territorio materano non può più essere dimenticato dalle politiche industriali nazionali e regionali”, ha sottolineato Giordano, aggiungendo che “senza investimenti, programmazione e tutela del lavoro rischiamo un progressivo declino industriale e sociale”.
Le cifre non mentono: negli ultimi dodici mesi, secondo i dati raccolti dalla stessa UGL, più di 300 posti di lavoro nel settore sono stati persi nella provincia di Matera, e le previsioni indicano un ulteriore calo se non verranno attuate misure correttive. La Valbasento, zona storicamente considerata il cuore dell’industria metalmeccanica lucana, è oggi al centro di un “svuotamento produttivo” che si traduce in emigrazione giovanile, calo delle nascite e depopolamento di interi comuni. “Troppi giovani continuano a lasciare la nostra provincia perché non vedono prospettive”, ha ricordato Giordano, lanciando un avvertimento sul pericolo di un circolo vizioso di disoccupazione e spopolamento.
Il sindacalista ha quindi avanzato una serie di richieste concrete, tutte orientate a un “piano industriale concreto per il territorio materano”. Primo fra tutti è l’instaurazione di un “confronto permanente” tra governo centrale, Regione Basilicata e le parti industriali, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva, difesa occupazionale e rilancio delle aree industriali. “Servono scelte chiare e coraggiose: aprire un tavolo permanente è il primo passo per invertire la rotta”, ha affermato, sottolineando che la mancanza di un dialogo strutturato è la principale causa dell’attuale stallo.
Ma le istanze di Giordano non si fermano alla questione macroeconomica; il leader della UGL ha inoltre reclamato maggiori garanzie in tema di sicurezza sul lavoro, tutela salariale e lotta alla precarietà. “La UGL continuerà a essere al fianco dei lavoratori della Valbasento e di tutto il territorio materano, portando avanti con determinazione battaglie sindacali a difesa dell’occupazione, della dignità del lavoro e del futuro produttivo della Basilicata”, ha dichiarato, concludendo il suo intervento su una nota di solidarietà e determinazione.
Il messaggio ha trovato consensi anche tra i rappresentanti di altre regioni presenti all’assemblea, dove è emerso un consenso crescente sul ruolo strategico del Sud nella catena di valore nazionale. Alcuni delegati hanno proposto la creazione di un “Fondo Regionale per l’Innovazione Industriale”, destinato a finanziare start‑up tecnologiche e a favorire l’adozione di processi produttivi a basso impatto ambientale, in linea con le direttive europee sul Green Deal.
Il presidente della UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, ha dunque chiuso la seduta ribadendo l’impegno dell’intera federazione a “sostenere con ogni mezzo le imprese che mantengono vivo il tessuto produttivo del nostro Paese, difendendo al contempo i diritti dei lavoratori”. Un appello che, a detta di molti presenti, non resterà confinato alle parole: la speranza è che la pressione esercitata da una platea così numerosa possa tradursi in azioni concrete da parte delle istituzioni.
Mentre le luci del Mood Hotel si spegnono, il futuro di Matera e della Valbasento resta appeso a una decisione politica. La sfida, secondo Pino Giordano, è chiara: “La priorità deve essere il lavoro. Senza industria non c’è sviluppo, senza occupazione non c’è futuro per il Materano”. La domanda ora è se le autorità siano pronte a dare la risposta che la regione ha chiesto più di una volta.
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CALLMAT MATERA. CGIL, FISTEL CISL, UIL FPC, UGL TLC: “CERCASI RESPONSABILITÀ SOCIALE”
Redazione- Ciò che è emerso dall’incontro di oggi tra i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni, è l’epilogo già scritto di una vertenza che si trascina, ormai, da oltre 2 anni, quella dell’azienda CallMat, che impiega oltre 300 lavoratori su Matera.
Crisi che si colloca nell’ambito della più generale crisi di settore del CrmBpo che vede, purtroppo, quasi ogni giorno, aprirsi vertenze in diversi territori.
CallMat ha, infatti, annunciato che procederà all’apertura della procedura di mobilità per licenziamento collettivo a partire dal mese di luglio, in conseguenza dell’annunciata drastica riduzione dei volumi da parte di Tim che, in prospettiva, porterebbe a una chiusura del sito di Matera da dicembre.
A due anni dall’apertura della crisi, nulla è stato risolto.
Nonostante il bando varato nei giorni scorsi dalla Regione Basilicata, specificatamente destinato ai lavoratori che fuoriescono da CallMat, permane dunque una profonda crisi.
Come più volte dichiarato dai Sindacati nazionali, è inaccettabile che il Ministero abbia ormai assunto una posizione di sostanziale indifferenza nei confronti di questa e di altre decine di vertenze.
Il settore, con il progressivo introdursi dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sta producendo e produrrà sempre più esuberi. Una crisi di tale entità va governata a livello nazionale con un intervento massivo e straordinario da parte del governo che, ad oggi, sta di fatto ignorando la situazione.
Lo stesso Ministero, sulla vertenza CallMat, aveva assunto l’impegno di stanziare fondi per variare misure ad oggi ancora non viste mentre la Regione Basilicata ha emesso un bando che, ad oggi, rischia di essere solo un pannicello caldo, mentre è ancora assente il promesso bando per la digitalizzazione del fascicolo sanitario elettronico.
Il 26 maggio è previsto il tavolo ministeriale al quale porteremo tutte le istanze che riguardano CallMat. Nel frattempo, verranno avviate iniziative di mobilitazione e di coinvolgimento di tutti i livelli politici e istituzionali a sostegno dei lavoratori.
Le Segreterie Regionali Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc, Ugl Telecomunicazioni.
La Rsu aziendale
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VERTENZA NATUZZI: AUDIZIONE DEL SEGRETARIO PROVINCIALE UGL MATERA PINO GIORDANO PRESSO LA COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI. “BASTA CASSA INTEGRAZIONE E DELOCALIZZAZIONI: SI STA CONSUMANDO UNA DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE NEL SILENZIO GENERALE”
Redazione- Il Segretario Provinciale UGL Matera, Pino Giordano, è stato audito dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati nell’ambito della gravissima vertenza che interessa il gruppo Natuzzi e che coinvolge circa 1700 lavoratori tra Basilicata e Puglia, con ricadute devastanti sull’intero indotto economico e produttivo del territorio.
Nel corso dell’audizione, Giordano ha rappresentato con estrema durezza la drammatica condizione che vivono centinaia di famiglie ormai stremate da anni di ammortizzatori sociali, incertezza, riduzione salariale e totale assenza di prospettive industriali serie.
“La misura è colma. Non è più tollerabile assistere all’ennesima estensione della cassa integrazione come se fosse una soluzione strutturale. La cassa integrazione non può diventare una condanna permanente per lavoratori che da anni vivono con stipendi ridotti, senza certezze e senza futuro. Qui non siamo davanti ad una crisi temporanea, ma al rischio concreto di uno smantellamento industriale progressivo e silenzioso”.
Il Segretario Provinciale UGL Matera ha denunciato con forza il progetto di ulteriore ridimensionamento produttivo che rischia di colpire duramente gli stabilimenti materani, compresa la chiusura di Jesce 2, evidenziando come tutto ciò rappresenti un segnale gravissimo per l’intero territorio lucano.
“Stiamo parlando di un’azienda che negli anni ha beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici, sostegni statali, incentivi e strumenti di accompagnamento garantiti dalle istituzioni italiane. Oggi invece ci ritroviamo davanti ad un quadro in cui si continua a tagliare occupazione in Basilicata e nel Mezzogiorno per favorire ulteriori produzioni all’estero, in particolare in Romania. Questo è inaccettabile sul piano sociale, morale e politico”.
Giordano ha parlato apertamente di una strategia industriale che rischia di trasformarsi in una vera desertificazione produttiva del territorio, sottolineando come il Materano e l’intera Basilicata stiano pagando il prezzo di anni di scelte sbagliate, silenzi istituzionali e assenza di una politica industriale nazionale capace di difendere il lavoro italiano.
“Non si può continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi lavoratori mentre si assiste impotenti alla delocalizzazione delle produzioni. È necessario che il Governo apra finalmente una riflessione seria sulla destinazione delle risorse pubbliche alle aziende. Chi riceve soldi pubblici deve garantire occupazione, investimenti e produzione sul territorio italiano. Non è concepibile finanziare aziende che poi spostano produzioni all’estero lasciando macerie sociali nel Mezzogiorno”.
Durante l’audizione, il Segretario UGL Matera ha inoltre evidenziato la totale esasperazione delle maestranze, molte delle quali vivono da anni in una situazione di precarietà economica insostenibile.
“Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, mutui, figli e dignità calpestate. C’è una generazione intera di lavoratori che rischia di essere espulsa definitivamente dal mondo produttivo senza alcuna garanzia reale di ricollocazione. È vergognoso che uno dei territori già più fragili del Paese debba continuare a subire processi di impoverimento industriale senza una reazione forte della politica nazionale”.
Giordano ha inoltre criticato il clima di immobilismo che negli anni ha accompagnato la vertenza Natuzzi, sottolineando come troppo spesso i tavoli istituzionali si siano trasformati in semplici momenti interlocutori privi di decisioni concrete.
“Servono atti immediati, non passerelle istituzionali o promesse che puntualmente restano sulla carta. I lavoratori sono stanchi di ascoltare parole mentre continuano a perdere salario, serenità e prospettive. Occorre un piano industriale vero, con investimenti certi, rilancio produttivo degli stabilimenti italiani e garanzie occupazionali precise”.
Il Segretario Provinciale UGL Matera ha infine lanciato un appello forte al Governo, alla Regione Basilicata e a tutte le forze parlamentari affinché la vertenza Natuzzi diventi una priorità nazionale.
“Difendere Natuzzi significa difendere il lavoro nel Mezzogiorno, significa impedire l’ennesimo arretramento industriale della Basilicata e significa soprattutto restituire dignità a centinaia di lavoratori che da troppo tempo vengono lasciati soli. Non permetteremo che il territorio materano venga svuotato pezzo dopo pezzo nell’indifferenza generale”.
L’UGL Matera continuerà a sostenere con determinazione ogni iniziativa sindacale, istituzionale e democratica necessaria per salvaguardare i livelli occupazionali, contrastare le delocalizzazioni e garantire un futuro produttivo agli stabilimenti lucani.
“Non arretreremo di un millimetro davanti a chi pensa di poter utilizzare il Mezzogiorno soltanto quando conviene economicamente per poi abbandonarlo. La dignità dei lavoratori e il futuro della Basilicata meritano rispetto, risposte concrete e responsabilità politica”.
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LEGGE ELETTORALE: SFORZINI (FUTURO NAZIONALE) TUONA CONTRO I “CIRCOLI DI POTERE OPACO” E CHIEDE IL RITORNO DELLE PREFERENZE
Redazione- In un acceso intervento dal Castello Sforzini, Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – think tank di Futuro Nazionale con il generale Roberto Vannacci – ha lanciato un vibrante appello per una radicale riforma della legge elettorale, ponendo al centro la reintroduzione delle preferenze. L’obiettivo dichiarato è ridare voce al popolo e smantellare i “ristretti circoli di potere opaco” che, a suo dire, ostacolano la piena democrazia.
Sforzini ha aperto il suo discorso con una critica serrata all’attuale dibattito sulla legge elettorale, definendolo un tentativo ipocrita di alcune segreterie di partito di “vincere a tavolino” e perpetuare il proprio dominio senza un autentico consenso popolare. «La legge elettorale va cambiata ma non per cercare di vincere a tavolino e inserire gli amici degli amici, quindi per proseguire indisturbati a governare senza consenso popolare», ha dichiarato Sforzini, sottolineando come l’astensionismo sia un chiaro segnale di disaffezione.
Secondo il presidente, gli italiani sono stanchi delle “carte truccate” e desiderano sentirsi parte attiva del processo democratico. Ha citato il referendum sulla giustizia come esempio lampante: «Quando invece gli elettori possono davvero far contare il loro voto, come è accaduto in occasione del referendum sulla giustizia, allora sì che a votare ci vanno in massa e con grande gusto». Questo, a suo avviso, dimostra che la partecipazione non manca quando la posta in gioco è la reale possibilità di incidere.
La vera motivazione dietro l’attuale fermento sul sistema elettorale, secondo Sforzini, risiederebbe nella crescente frustrazione dei partiti tradizionali di fronte all’emergere di nuove realtà politiche e di nuovi consensi popolari difficilmente controllabili dagli equilibri consolidati. «Pensare oggi di modificare la legge elettorale soltanto perché l’attuale sistema non garantisce più ad alcune segreterie il controllo totale degli eletti è un esercizio profondamente ipocrita», ha affermato con forza.
In questo contesto, l’ascesa di Futuro Nazionale, la formazione politica che vede tra i suoi volti di spicco il generale Roberto Vannacci, viene citata come un esempio lampante di questa nuova dinamica. «L’ascesa di Futuro Nazionale e il consenso straordinario e popolarissimo raccolto dal generale Roberto Vannacci stanno evidentemente creando preoccupazione in determinati ambienti politici. Ma la risposta non può essere una nuova architettura elettorale costruita per blindare il potere esistente», ha ammonito Sforzini, mettendo in guardia contro tentativi di “blindatura” del potere.
La proposta del Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiara e intransigente: la reintroduzione delle preferenze. Un meccanismo che Sforzini ritiene essenziale per il ripristino della sovranità popolare e la trasparenza democratica. «Se si vuole aprire un confronto serio sulla legge elettorale, non si può prescindere dal ritorno delle preferenze», ha ribadito. Questo significa, in pratica, «restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi deve rappresentarli in Parlamento».
Il presidente ha specificato come l’attuale sistema, privo di preferenze, conceda un potere eccessivo alle segreterie dei partiti e a gruppi ristretti e meno trasparenti, permettendo loro di imporre i nomi dei candidati e di decidere “aprioristicamente chi deve entrare nelle istituzioni e chi invece deve restarne fuori”. Un meccanismo che, a detta di Sforzini, calpesta «se non nella forma nella sostanza, la Costituzione e la democrazia».
Concludendo il suo intervento, Luca Sforzini ha lanciato un monito alle forze politiche in parlamento. «La rappresentanza democratica non può ridursi a una ratifica passiva di nomi scelti dall’alto». L’auspicio è che prevalga l’onestà intellettuale, portando a una legge elettorale che sia realmente al servizio del popolo italiano e non una garanzia per la sopravvivenza delle “proprie poltrone”. L’invito è a guardare oltre gli interessi di parte, in nome di una democrazia più autentica e partecipata.
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