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Cronaca

BAMBINO DI 8 ANNI IN GRAVI CONDIZIONI DOPO ESSERE STATO AZZANNATO DA UN CANE: TRASPORTATO IN ELISOCCORSO A ROMA

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Redazione-  Un terribile incidente è avvenuto sull’isola di Ponza, dove un bambino di soli 8 anni è stato vittima di un violento attacco da parte di un cane. L’animale, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe sfuggito da un cancello insieme a un altro cane, per poi aggredire il piccolo.

La gravità delle ferite riportate dal bambino alla gamba ha reso necessario un intervento immediato. Dopo essere stato trasportato d’urgenza all’ospedale Bambin Gesù di Roma tramite elisoccorso, il piccolo è stato sottoposto a procedure mediche per ricucire le multiple lesioni. Nonostante gli sforzi dei sanitari, la prognosi resta riservata e il bambino è considerato in pericolo di vita.

Il sindaco di Ponza, Franco Ambrosino, ha espresso il suo dispiacere per l’accaduto, offrendo la sua piena solidarietà alla famiglia del bambino e augurandosi una pronta guarigione. Le autorità competenti stanno ancora indagando per chiarire l’esatta dinamica dell’aggressione.

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Cronaca

Sorelle ritrovate dopo 14 giorni, arrestati madre, compagno e nonno: l’accusa è sequestro di persona

🚨 Svolta nel caso delle sorelle scomparse da Civitella Alfedena: Sarah e Alisya sono state ritrovate vive a Formia dopo 14 giorni. All’alba sono scattati tre fermi per sequestro di persona, tra cui quello della madre delle ragazze. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Procura della Repubblica Sulmona

Redazione- La svolta è arrivata all’alba, dopo due settimane di angoscia e ricerche che avevano tenuto con il fiato sospeso Abruzzo e Lazio. Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno, sono state ritrovate vive nella serata di ieri a Formia, in provincia di Latina. Poche ore dopo, intorno alle 5 del mattino, tre persone sono state sottoposte a fermo di polizia con l’accusa di sequestro di persona: si tratta della madre delle ragazze, Valentina Dacunto, del compagno della donna, Vincenzo Esposito, e del padre della stessa donna, Marco Dacunto.

I tre sono stati interrogati nella notte negli uffici della Procura della Repubblica di Sulmona dal procuratore capo Luciano D’Angelo e, al termine degli accertamenti, sono stati condotti in carcere. L’inchiesta resta aperta e gli investigatori stanno verificando se nel sequestro delle due minori possano essere coinvolte anche altre persone.

Il ritrovamento a Formia e il blitz nella casa della parente

Le due minorenni sono state rintracciate grazie a un’operazione congiunta condotta dai carabinieri dei Comandi provinciali dell’Aquila e di Latina, con il supporto del Ros e sotto il coordinamento diretto della Procura di Sulmona. Alle attività ha collaborato anche la Procura di Cassino, guidata da Carlo Fucci. Il procuratore D’Angelo era presente durante le operazioni che hanno portato al ritrovamento.

Secondo quanto emerso, Sarah e Alisya si trovavano all’interno dell’abitazione di un’anziana di circa 80 anni, parente della madre e chiamata “zia” dalle ragazze. Sarebbero rimaste nascoste lì per 14 giorni, lontano dalla casa famiglia e dalle ricerche che per due settimane hanno battuto la zona del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise tra droni, cani molecolari, controlli nei casolari e verifiche su auto, telefoni e contatti. Gli inquirenti stanno ora ricostruendo con precisione i rapporti di parentela e il ruolo avuto da ogni persona coinvolta nella vicenda.

Dall’allontanamento alla pista dell’aiuto esterno

Il ritrovamento conferma uno dei sospetti principali su cui si erano concentrate le indagini negli ultimi giorni: le due ragazze non si erano allontanate da sole, ma con il supporto di adulti. Fin dall’inizio gli investigatori avevano ritenuto difficile che due minorenni potessero lasciare nel cuore della notte una struttura situata in una zona isolata del Parco d’Abruzzo e restare irreperibili così a lungo senza una rete di appoggio.

La pista dell’aiuto esterno si era rafforzata con il passare dei giorni, anche alla luce delle verifiche sui telefoni agganciati alle celle della zona, delle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dei sopralluoghi nei ruderi e nelle abitazioni abbandonate dell’Alto Sangro. Ora quella linea investigativa trova un riscontro preciso nel ritrovamento a centinaia di chilometri di distanza dal luogo della scomparsa, in un contesto familiare che potrebbe aver garantito alle due sorelle protezione e occultamento.

Il sospetto depistaggio e le parole del legale della madre

Con i fermi eseguiti questa mattina assume un significato completamente diverso anche quanto sostenuto fino a poche ore fa dalla madre delle ragazze. Attraverso il suo avvocato, Enrico Mastantuono, la donna aveva dichiarato di temere che le figlie non fossero più vive, lasciando intendere di non avere alcuna informazione sulla loro sorte. A questo punto, quelle dichiarazioni vengono lette dagli investigatori come un possibile tentativo di depistaggio, mentre la donna avrebbe continuato a sostenere per giorni di essere estranea alla scomparsa.

Il legale aveva anche parlato di un possibile lieto fine, osservando che il mancato ritrovamento di corpi lasciava aperta la speranza che le ragazze fossero ancora vive. Aveva inoltre definito il compagno Vincenzo Esposito come “un’altra vittima” della vicenda. Una ricostruzione che oggi viene completamente ribaltata dai provvedimenti della magistratura, che indicano proprio nella madre, nel compagno e nel nonno materno tre dei principali sospettati.

Una vicenda nata nel contesto familiare più fragile

Sarah e Alisya erano entrate nel circuito dei servizi sociali nel 2020, dopo la separazione conflittuale dei genitori. Dopo un primo passaggio in casa famiglia a Cassino nel 2023 e un periodo trascorso in strutture diverse, erano state riunite nel 2024 nella comunità di Civitella Alfedena. Apparentemente, fino alla scomparsa, la loro permanenza nella struttura sembrava essersi svolta senza particolari tensioni.

Pochi giorni prima della sparizione, però, il tribunale aveva disposto la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, riconoscendola soltanto al padre, Stefano Di Giacinto. Un passaggio giudiziario che potrebbe aver inciso profondamente sulla vicenda e che ora assume un peso centrale nella ricostruzione del movente e delle scelte che hanno portato all’allontanamento delle due sorelle.

I dettagli completi dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa fissata in Procura a Sulmona. Ma già da ora il quadro appare radicalmente cambiato: da caso di scomparsa a presunto sequestro organizzato in ambito familiare.

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Cronaca

Sorelle scomparse da Civitella Alfedena, sentito per oltre sei ore il fidanzato di Alisya: “Non è indagato”

🔎 Nuovo interrogatorio per il fidanzato di Alisya nel caso delle sorelle scomparse da Civitella Alfedena: sei ore davanti ai magistrati, ma la Procura precisa che il 18enne non è indagato. Intanto emergono tre auto nella notte e un terzo telefono segreto. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Sarah e Alysia Di Giacinto

Redazione-  Nuovo passaggio investigativo nel caso di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse ormai da due settimane dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nelle scorse ore il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo ha voluto ascoltare di nuovo Youssef, il fidanzato diciottenne di Alisya, convocato nella caserma dei carabinieri di Villetta Barrea per una deposizione durata oltre sei ore. Dalla Procura arriva però una precisazione netta: il giovane non è indagato.

L’audizione, avvenuta alla presenza del sostituto procuratore Edoardo Mariotti e del capitano della compagnia dei carabinieri di Castel di Sangro Giuseppe Testa, si inserisce in un quadro investigativo che resta complesso e ancora privo di risposte decisive. Gli inquirenti insistono su un punto: le due ragazze non avrebbero potuto allontanarsi da sole da una zona tanto isolata e senza lasciare tracce, e l’ipotesi prevalente continua a essere quella di un allontanamento con l’aiuto di almeno un adulto.

Sei ore di domande e la perquisizione nell’abitazione del 18enne

Secondo quanto emerso, agli investigatori interessavano soprattutto alcuni scritti che Youssef attribuirebbe alla madre delle due ragazzine e nei quali la donna avrebbe manifestato l’intenzione di riportarle via anche con la forza. Sul contenuto delle risposte del giovane non è trapelato nulla, ma parallelamente è stata eseguita anche una perquisizione nella sua abitazione, con l’obiettivo di raccogliere elementi utili alle indagini.

Il procuratore D’Angelo ha scelto parole molto misurate, ribadendo che il ragazzo è stato sentito come persona informata dei fatti. Ha spiegato che Youssef ha prima terminato il proprio turno di lavoro e solo dopo è stato ascoltato, dettaglio che per la Procura conferma l’assenza di urgenze giudiziarie nei suoi confronti. Oltre a lui sono stati ascoltati anche due amici con cui vive da quando ha lasciato la casa famiglia, insieme ad altri ospiti e operatori della comunità di Civitella Alfedena. Sono stati inoltre eseguiti sopralluoghi in diversi luoghi, compresa la stessa struttura da cui le minori sono sparite.

I tre telefoni segreti e le tre auto riprese nella notte

Uno degli elementi che negli ultimi giorni ha attirato maggiore attenzione riguarda i telefoni segreti che fino al 10 giugno hanno agganciato le celle telefoniche nell’area del Parco nazionale. Gli inquirenti sarebbero risaliti anche al terzo dispositivo: risulterebbe intestato a un amico del diciottenne egiziano, mentre gli altri due farebbero capo a un cittadino kosovaro e al compagno della madre delle ragazze. Un dettaglio che amplia il perimetro delle verifiche, pur senza tradursi, al momento, in accuse formali.

Altro fronte delicato è quello delle telecamere di videosorveglianza. La Procura ha chiarito che le vetture transitate in quella notte non sarebbero centinaia, ma tre. I mezzi sono stati ripresi dai sistemi comunali, ma la lettura delle targhe risulta complicata. È un passaggio centrale, perché gli investigatori ritengono sempre più difficile immaginare che Sarah e Alisya abbiano lasciato la casa famiglia e raggiunto da sole una destinazione sconosciuta, in una zona montana e boschiva dove anche gli spostamenti a piedi presentano limiti evidenti.

L’ipotesi di un aiuto esterno resta la più forte

Sulla ricostruzione generale degli eventi la linea degli inquirenti non cambia. Il procuratore di Cassino Carlo Fucci, che collabora alle indagini, osserva che è difficile ipotizzare una gestione autonoma della fuga da parte di due ragazzine per un periodo così lungo. Una valutazione condivisa anche da Alessia Natali, referente abruzzese dell’Associazione Penelope, secondo cui le due sorelle sarebbero state aiutate in tutte le fasi dell’allontanamento.

L’ipotesi è che le ragazze possano essere uscite dalla struttura sfruttando punti meno visibili, forse la finestra rotta di cui si è parlato nei giorni scorsi, per poi percorrere un tratto verso la zona della Camosciara accompagnate da qualcuno di cui si fidavano. Da lì sarebbero state caricate in auto, forse in direzione di Pescasseroli. Si tratta di una ricostruzione investigativa ancora da verificare, ma coerente con il quadro che si va delineando.

Ricerche potenziate tra droni, cani e il sistema Life Seeker

Nel frattempo proseguono senza sosta le ricerche sul territorio. Le squadre stanno perlustrando casolari abbandonati, ruderi e altri possibili rifugi temporanei nella zona dell’Alto Sangro, mentre nelle prossime ore è atteso anche il dispositivo Life Seeker, tecnologia in grado di agganciare e localizzare telefoni cellulari anche in aree montane prive di copertura. Uno strumento che potrebbe offrire un supporto importante se le ragazze o chi le sta eventualmente aiutando avessero acceso dispositivi mobili.

Da giorni viene battuta anche l’area attorno al lago di Barrea, con l’ausilio di droni e cani molecolari, ma sul punto il procuratore di Sulmona è stato esplicito: a suo giudizio sotto quel lago non ci sarebbero possibilità concrete di trovare le due sorelle. Resta invece incerta anche l’attribuzione del fermaglio rinvenuto non lontano dalla casa famiglia: inizialmente si era ipotizzato appartenesse a una delle ragazze, ma il padre non lo avrebbe riconosciuto.

Sarah e Alisya erano entrate nella rete dei servizi sociali nel 2020, in seguito alla separazione conflittuale dei genitori. Dopo un primo ingresso in casa famiglia nel 2023 e un periodo in strutture diverse, erano state riunite nel 2024 e da allora vivevano nella comunità di Civitella Alfedena. Pochi giorni prima della scomparsa, il tribunale aveva fatto decadere la responsabilità genitoriale della madre, riconoscendola solo al padre. Un elemento che, secondo gli investigatori, potrebbe avere un peso nel contesto che ha preceduto la fuga.

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Cronaca

Serpenti in spiaggia in Italia, cosa si può davvero incontrare tra costa, scogli e rive

🐍 Serpenti in spiaggia in Italia? Sì, ma quasi mai si tratta di veri serpenti di mare: lungo le coste si possono incontrare soprattutto bisce o altri ofidi terrestri arrivati vicino all’acqua. Sapere cosa fare evita paura e rischi inutili. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  L’idea dei serpenti in spiaggia richiama subito scenari esotici, acque tropicali e specie marine velenose. Ma lungo le coste italiane la realtà è molto diversa. Nei nostri mari non vivono veri serpenti marini nel senso biologico del termine, come quelli diffusi nell’Oceano Indiano o nel Pacifico. Gli incontri possibili sulle spiagge italiane riguardano quasi sempre serpenti terrestri o d’acqua dolce arrivati vicino al mare in modo occasionale o perché presenti in ambienti costieri umidi e ricchi di vegetazione.

Fare chiarezza è utile soprattutto in estate, quando una segnalazione in riva al mare può generare allarme tra i bagnanti. Nella maggior parte dei casi non si tratta di animali aggressivi né di specie marine pericolose, ma di ofidi che hanno raggiunto la costa per spostamenti naturali, correnti, piene o semplicemente perché vivono nei dintorni.

Nei mari italiani non esistono veri serpenti marini

Il primo punto da chiarire riguarda proprio la definizione. In Italia non esistono serpenti di mare autoctoni come quelli tipici delle acque tropicali, adattati alla vita marina e in alcuni casi dotati di veleno molto potente. Il Mediterraneo non ospita questi animali. Quando si parla di serpenti “visti in mare” o “sulla spiaggia”, dunque, si fa quasi sempre riferimento a specie che appartengono alla fauna terrestre o d’acqua dolce.

Questo non significa che un serpente non possa essere visto mentre nuota. Molti serpenti italiani sono perfettamente in grado di muoversi in acqua, attraversare fossi, canali, stagni, fiumi e tratti vicini alla riva. Alcuni possono arrivare nei pressi del litorale dopo forti piogge, piene fluviali o mareggiate, altri vivono stabilmente in ambienti costieri dove sono presenti dune, canneti, pinete, foci di fiumi e aree umide retrodunali.

Perché un serpente può comparire vicino alla battigia

La spiaggia sabbiosa aperta, frequentata da bagnanti e priva di vegetazione, non è il contesto più adatto ai serpenti. Le probabilità aumentano però quando ci si trova in aree vicine a foci di fiumi, canali, zone umide, pinete costiere, macchia mediterranea o scogliere con vegetazione. In questi ambienti i serpenti possono trovare rifugi, acqua e piccole prede come anfibi, lucertole, roditori o pesci di piccole dimensioni.

In altri casi la loro presenza sulla sabbia dipende da un trasporto accidentale. Dopo le piene, i corsi d’acqua possono trascinare a valle tronchi, rami e detriti. Se un serpente si trovava nascosto lì dentro, può finire fino al mare ed essere poi depositato sulla battigia. È uno dei motivi per cui, soprattutto in alcuni tratti dell’Adriatico, dopo mareggiate o forti venti si possono trovare ofidi morti o storditi sulla spiaggia.

Più che sulle spiagge di mare, gli incontri restano comunque molto più probabili lungo le rive di fiumi e laghi, dove acqua, vegetazione e disponibilità di cibo creano un habitat molto più favorevole.

Le specie che si possono vedere vicino all’acqua

Tra i serpenti più facilmente osservabili in prossimità dell’acqua ci sono le bisce, come la biscia dal collare e altre specie del genere Natrix. Sono serpenti non pericolosi per l’uomo, abili nuotatori, spesso presenti in fiumi, stagni, canali e laghi. In alcune situazioni possono arrivare anche vicino alla costa.

Un altro serpente piuttosto comune è il biacco, molto diffuso in Italia anche in aree antropizzate. Può comparire nei pressi di giardini, muretti, scalinate, pinete e zone verdi vicine agli stabilimenti balneari. È rapido, schivo e non velenoso, anche se può mordere per difesa se viene afferrato o bloccato.

Diverso il discorso per le vipere, che sono i serpenti da trattare con maggiore cautela. Tuttavia le vipere preferiscono habitat differenti rispetto alla classica spiaggia balneare e gli incontri sul litorale sono molto meno frequenti. In genere mordono solo se vengono calpestate, manipolate o disturbate da vicino.

Cosa fare se si incontra un serpente in spiaggia

La regola principale è semplice: mantenere la distanza. Se un serpente si trova sulla sabbia, sugli scogli o vicino a uno stabilimento, non bisogna provare a toccarlo, spostarlo o bloccarlo con oggetti improvvisati. Anche un serpente non velenoso, se si sente minacciato, può mordere per difesa.

Se l’animale si trova in una zona frequentata, è opportuno avvisare il personale dello stabilimento, la Polizia locale, la Capitaneria di porto o un centro di recupero per la fauna selvatica. In una spiaggia libera, conviene tenere lontani bambini e cani e lasciare al serpente una via di fuga: nella maggior parte dei casi cercherà semplicemente di allontanarsi o di rifugiarsi nella vegetazione.

Più che il pericolo reale, spesso è la sorpresa a generare paura. Conoscere meglio questi animali aiuta a evitare allarmismi inutili e a gestire l’incontro con prudenza, rispetto e buon senso.

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