Tecnologia
POSTE ITALIANE: APP “P” DA RECORD A NAVELLI, LA USANO DUE CITTADINI SU TRE
Navelli è il primo comune in Abruzzo nel rapporto tra abitanti e utilizzatori.
In tutta la provincia già 92mila utenti usano la nuova app
Tecnologia
Abruzzo digitale: novemila over 80 utilizzano l’app “p” di poste italiane, un modello di inclusione
📱 l’abruzzo si afferma come modello di inclusione digitale: 24mila ultraottantenni utilizzano con successo la super app “p” di poste italiane, gestendo servizi e pagamenti direttamente dal loro smartphone. un’onda di innovazione che migliora la vita di molti, superando ogni barriera d’età. leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #abruzzodigitale #posteitaliane #superappP #inclusioneanziani
Redazione- L’aquila, Pescara, Chieti e Teramo. l’abruzzo si afferma come una regione all’avanguardia nell’adozione dei servizi digitali, dimostrando una sorprendente familiarità con la tecnologia anche tra le fasce di popolazione meno giovani. un dato emerge con forza dai recenti rilevamenti di poste italiane: sono ben 9mila gli abruzzesi ultraottantenni che utilizzano con disinvoltura la nuova super app “p”, la piattaforma unificata che offre accesso a tutti i prodotti e servizi del gruppo. questa cifra rappresenta circa il 9% dell’intera popolazione abruzzese con più di ottant’anni, un risultato notevole che assume un significato ancora maggiore se si considera che nella regione risiedono anche oltre 21.500 ultranovantenni e ben 618 centenari, testimoni di una longevità che oggi si sposa con la modernità digitale.
l’Abruzzo tra le regioni leader nell’alfabetizzazione digitale
il primato dell’abruzzo non si limita alla fascia anagrafica più avanzata. a livello nazionale, la regione si posiziona come la quinta in italia, a pari merito con la sicilia, nel rapporto tra il numero complessivo di utilizzatori dell’app “p” e i residenti. con 103mila utenti totali, che corrispondono al 36% della popolazione abruzzese, la regione dimostra una notevole propensione verso l’innovazione digitale, superata solo da molise, basilicata, campania e calabria. questo posizionamento evidenzia un impegno diffuso e una capacità di integrazione della tecnologia nella vita quotidiana, superando le barriere generazionali che spesso si associano all’era digitale. l’app “p”, con oltre 17 milioni di utenti, si conferma la prima applicazione italiana per numero di utilizzatori, consolidando il suo ruolo di strumento abilitante per milioni di cittadini.
le province e i comuni all’avanguardia: Pescara guida la trasformazione
analizzando i dati a livello provinciale, emerge che la provincia di pescara è quella con gli ultraottantenni più “smart” nell’utilizzo dell’app “p”. oltre 2.700 residenti, pari al 10,7% della popolazione over 80 provinciale, usano l’applicazione regolarmente. seguono le province di chieti con l’8,3%, teramo con il 7,9% e l’aquila con l’8,6%. un esame più approfondito dei quattro capoluoghi di provincia rivela che pescara si distingue con 1.471 ultraottantenni che hanno scaricato e utilizzano l’app (il 14% degli over 80 cittadini). a chieti, gli utilizzatori over 80 sono 495 (11%), a teramo 450 (10%) e all’aquila 412 (8%). questi numeri non sono solo statistiche, ma raccontano storie di inclusione e di autonomia, dove l’età non rappresenta più un ostacolo all’accesso ai servizi essenziali.
la penetrazione digitale raggiunge anche i centri più piccoli. tra i comuni abruzzesi, spiccano per il rapporto tra utilizzatori over 80 e utenti totali, montelapiano (il comune più piccolo d’abruzzo con soli 65 residenti), anversa degli abruzzi e montebello sul sangro. poco fuori dalla “top 3” si posizionano castelvecchio calvisio, villa santa lucia degli abruzzi e taranta peligna. questi dati sono particolarmente significativi perché dimostrano come, anche in contesti rurali o con popolazione limitata, l’app “p” stia diventando uno strumento fondamentale, contribuendo a ridurre il divario digitale e a mantenere la vitalità dei servizi in aree che potrebbero altrimenti subire un progressivo isolamento. la possibilità di gestire operazioni postali e finanziarie direttamente da casa o da un dispositivo mobile offre un’opportunità di maggiore autonomia e convenienza, specialmente per chi ha difficoltà a recarsi fisicamente agli sportelli.
l’app “p”: un ponte verso l’autonomia digitale per gli anziani
la versatilità dell’app “p” è uno dei fattori chiave del suo successo. la piattaforma offre una gamma estesa di funzionalità pensate per semplificare la vita quotidiana. gli utenti possono agevolmente prenotare il proprio turno presso l’ufficio postale, evitando lunghe attese, o utilizzare la funzione “mappe” per individuare l’ufficio postale o l’atm postamat più vicino. la possibilità di individuare i punto poste, i punto lis e i locker rende più semplice ritirare o spedire pacchi, un servizio prezioso per chi vive lontano dai centri urbani.
ma i vantaggi della super app non si fermano qui. dall’app “p” è possibile seguire le spedizioni di pacchi e corrispondenza, effettuare ricariche telefoniche, ordinare bonifici, inviare e ricevere denaro, e persino prelevare contanti senza l’uso della carta agli atm postamat. la gestione delle bollette attraverso la domiciliazione, il pagamento di bollettini, bolli auto e moto, e l’amministrazione del proprio conto corrente bancoposta, delle carte di pagamento postepay e dei prodotti di risparmio, sono tutte operazioni accessibili con un semplice tocco sullo smartphone. queste funzionalità non solo migliorano l’efficienza, ma garantiscono anche maggiore sicurezza e indipendenza, consentendo agli anziani di gestire i propri affari finanziari e postali in totale autonomia, direttamente dalla comodità della propria abitazione.
l’impegno di poste italiane per la digitalizzazione non si esaurisce con lo sviluppo dell’app. l’azienda ha intrapreso da anni un progetto di educazione digitale, perfettamente in linea con la sua vocazione di azienda socialmente responsabile e con i principi esg promossi dalle nazioni unite. attraverso webinar gratuiti e contenuti multimediali – tra cui podcast, giochi, infografiche, videopillole e videopodcast anche tradotti in lis – poste italiane si impegna a fornire agli utenti, inclusi gli over 80, le conoscenze e gli strumenti per navigare nel mondo digitale. l’abruzzo, con i suoi 24mila ultraottantenni digitali, è un esempio tangibile di come queste iniziative stiano producendo risultati concreti, trasformando la tecnologia da barriera a opportunità di inclusione e autonomia per tutti.
Politica
ITALIA, ALLA SOGLIA DI UNA SVOLTA: IL CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE CHIEDE UNA GRANDE INFRASTRUTTURA NAZIONALE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’Italia può scegliere tra dipendenza digitale e leadership AI: il Centro Studi Rinascimento Nazionale chiama a raccogliere le forze per una grande infrastruttura nazionale.
#IntelligenzaArtificiale #SovranitàDigitale #ItaliaInnovazione
Redazione- Il Centro Studi Rinascimento Nazionale, con al vertice il Presidente Luca Sforzini, ha presentato al Castello Sforzini di Castellar Ponzano una serie di rilanci sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale (AI) nella definizione della sovranità nazionale. L’intervento di Andrea Stroppa, esperto di politica industriale, ha sottolineato come l’Italia, se non investe subito in capacità di calcolo, rischia di trasformarsi da nazione produttiva a piattaforma di consumo dipendente da infrastrutture estere. Il documento, pubblicato sul portale ufficiale del Centro, invita a un dibattito pubblico entro i prossimi mesi sulla creazione di una super‑infrastruttura AI, con l’obiettivo di garantire al Paese autonomia strategica nei settori della manifattura, della sanità, della difesa e della pubblica amministrazione.
Nel giro di pochi minuti la platea si è concentrata su dati concreti: le potenze mondiali destinano centinaia di miliardi di dollari all’AI, la Cina la identifica come priorità nazionale, mentre gli Stati Uniti hanno già avviato programmi su larga scala che includono la costruzione di data‑center ad alta efficienza. Anche i paesi del Golfo stanno acquistando capacità computazionali e reclutando talenti internazionali, con l’obiettivo di diventare hub tecnologici. In questa gara, l’Europa rischia di rimanere confinata al ruolo di produttore di normative, mentre la corsa allo sviluppo delle infrastrutture avanza rapidamente.
Per il Centro Studi Rinascimento Nazionale l’AI non è più un semplice settore di mercato. È una tecnologia abilitante capace di influenzare l’intero tessuto produttivo e la capacità decisionale delle istituzioni. In analogia con la storia dell’acciaio nel Novecento, la mancanza di una rete di calcolo affidabile comporterebbe una dipendenza digitale che potrebbe tradursi in vulnerabilità economica e geopolitica. Il relatore ha evidenziato che quotidianamente imprese, università e Pubbliche Amministrazioni italiane affidano grandi volumi di dati a piattaforme straniere, un fenomeno che oggi appare innocuo ma che domani può limitare la crescita interna.
L’analisi di Stroppa ha sottolineato un errore di valutazione diffuso: trattare l’AI come una merce più di un ecosistema strategico. La capacità di elaborare e gestire i dati, insieme al controllo degli algoritmi, sarà il nuovo fattore critico di competitività. In questo scenario, l’Italia dispone di risorse umane di alto livello, con università e centri di ricerca riconosciuti a livello internazionale, e di una tradizione ingegneristica storicamente apprezzata. Tuttavia, negli ultimi decenni la politica nazionale ha avuto difficoltà a tradurre queste potenzialità in progetti d’impatto su larga scala.
Il Presidente del Centro, Luca Sforzini, ha ribadito la necessità di un “coraggioso pensiero in grande”. “Condivido il nucleo centrale delle riflessioni di Andrea Stroppa: la sfida non è più tecnica, ma strategica. Chi governerà i dati e la capacità di calcolo otterrà un vantaggio competitivo determinante. L’Italia deve decidere se prendere parte a questa corsa o accettare una posizione subordinata”, ha dichiarato Sforzini durante la conferenza.
Nei prossimi mesi il Centro Studios Rinascimento Nazionale avvierà una campagna di approfondimento sul tema della sovranità tecnologica, prevedendo workshop, tavole rotonde e una consultazione pubblica rivolta a istituzioni, imprese e cittadini. L’obiettivo è produrre una proposta di legge che preveda l’investimento in un’infrastruttura nazionale AI, capace di garantire l’accesso a risorse computazionali di livello mondiale.
Le reazioni degli altri attori del panorama politico ed economico non si sono fatte attendere. Alcuni membri del Parlamento hanno espresso interesse a approfondire il progetto, mentre rappresentanti di grandi aziende del settore tecnologico hanno sottolineato l’importanza di collaborare con le università per formare le figure professionali richieste dal futuro digitale. In parallelo, le associazioni di categoria hanno avviato un dialogo per valutare le implicazioni normative e i possibili incentivi fiscali destinati a favorire la crescita di startup specializzate in AI.
Il dibattito arriva in un momento critico, in cui la pressione internazionale spinge tutti i paesi a definire una strategia chiara per l’AI. L’Italia, con la sua capacità di innovazione storica, ha l’opportunità di trasformare il timore di dipendenza in un progetto di autonomia digitale. Resta aperta la domanda se le istituzioni riusciranno a coniugare la visione ambiziosa con la prontezza di azione necessaria per evitare di restare indietro nella corsa globale.
Per approfondire, è possibile consultare il comunicato completo sul sito ufficiale del Centro Studi Rinascimento Nazionale: https://www.rinascimentonazionale.it/
Tecnologia
CYBERSECURITY: L’AI POTENZIA HACKER MENO ESPERTI A CONDURRE ATTACCHI AVANZATI, RILEVA ANTHROPIC
L’intelligenza artificiale sta livellando il campo di gioco nel cybercrimine, permettendo ad attori meno esperti di lanciare attacchi sofisticati. Un nuovo studio di Anthropic rivela un aumento significativo degli hacker a rischio medio-alto, ridefinendo le strategie di difesa. #Cybersecurity #IntelligenzaArtificiale #Anthropic #MinacceDigitali
Redazione- Un recente studio condotto da Anthropic, la compagnia di ricerca sull’intelligenza artificiale, ha messo in luce una profonda trasformazione nel panorama della cibersicurezza. Il rapporto, basato su un’analisi approfondita di 832 account bannati tra marzo 2025 e marzo 2026, rivela che l’intelligenza artificiale (AI) sta ora permettendo a individui con competenze tecniche limitate di eseguire compiti di attacco complessi, operazioni che in passato richiedevano grande esperienza specialistica. Questa evoluzione indebolisce il legame storico tra il livello di abilità di un attaccante e il pericolo che esso rappresenta, abbassando drasticamente la soglia di accesso per attacchi sofisticati, in particolare verso le infrastrutture crittografiche.
La scoperta di Anthropic segnala un’alterazione fondamentale nelle dinamiche delle minacce digitali. Per anni, i team di sicurezza hanno valutato il potenziale pericolo di un attaccante basandosi su indicatori quali il numero e la complessità delle tecniche o degli strumenti impiegati. Tuttavia, i dati raccolti da Anthropic suggeriscono che questo metodo di valutazione non è più attendibile. L’AI, con la sua capacità di automatizzare e replicare processi tecnici avanzati, sta di fatto democratizzando l’accesso a strategie di attacco che erano un tempo appannaggio di élite di hacker altamente qualificati.
Il team Frontier Red di Anthropic ha spiegato questa transizione: “Ora che l’AI può svolgere compiti altamente tecnici al posto di un attore malevolo, c’è poca correlazione tra l’abilità dell’attore e il numero di tecniche impiegate.” Questa dichiarazione evidenzia come la mera quantificazione delle tecniche non sia più sufficiente per discernere il rischio. L’analisi del comportamento degli attaccanti ha mostrato che gli attori meno esperti hanno utilizzato una media di circa 16 tecniche, mentre quelli più esperti ne hanno impiegate circa 20. Una differenza minima che sottolinea come l’AI stia livellando il campo di gioco, permettendo a chiunque, indipendentemente dalla propria curva di apprendimento, di attingere a un repertorio di tattiche cyber criminali. Né la scelta della piattaforma AI, come Claude Code, API o strumenti di chat, ha mostrato alcun collegamento significativo con il livello di rischio dell’attività.
La ricerca ha approfondito ulteriormente il modo in cui l’AI viene integrata nella catena di attacco. Sebbene le attività di phishing assistite dall’AI abbiano registrato una diminuzione dell’8,6%, è stato osservato un incremento notevole dell’attività di scoperta di account tramite AI all’interno di reti già compromesse, con un aumento dell’8,9%. Questo spostamento indica un’evoluzione nell’uso dell’AI, da semplici compiti di ingegneria sociale a operazioni più strutturate e complesse, inserite in fasi avanzate di un attacco.
Anthropic ha dichiarato che l’AI viene ora impiegata per supportare “tecniche operativamente complesse”. Tra queste figurano l’escalation dei privilegi, il movimento laterale e la scoperta di account. L’escalation dei privilegi si riferisce alla capacità di un attaccante di ottenere un livello di accesso più alto all’interno di un sistema o di una rete, passando ad esempio da un utente standard a un amministratore. Il movimento laterale è la tecnica utilizzata per spostarsi attraverso una rete compromessa, da un sistema all’altro, alla ricerca di dati o risorse di valore. La scoperta di account, invece, implica l’identificazione e la mappatura degli account utente all’interno di una rete per futuri attacchi o per consolidare la propria posizione. Questi compiti, prima riservati ad attaccanti con elevate capacità tecniche, sono ora alla portata di un pubblico più ampio grazie all’assistenza dell’AI.
Le conseguenze di questa democratizzazione delle tecniche di attacco sono tangibili. Il rapporto di Anthropic rivela un aumento significativo nella proporzione di attori classificati come rischio medio o superiore. Questa quota è passata dal 33% nella prima metà del periodo di studio al 56% nella seconda metà, segnando un aumento di 1,7 volte. Un dato che non solo conferma l’efficacia dell’AI nel potenziare gli attaccanti, ma che segnala anche una crescente minaccia per le organizzazioni e gli individui.
L’analisi dei 832 account bannati ha fornito ulteriori dettagli sulle modalità di utilizzo dell’AI. Il 67,3% degli attaccanti ha sfruttato l’AI per facilitare lo sviluppo di malware, mostrando come questa tecnologia sia diventata uno strumento primario per la creazione di codice dannoso. Inoltre, il 6,5% degli account ha impiegato l’AI per eseguire spostamenti laterali all’interno di sistemi compromessi, confermando la sua utilità anche in fasi delicate e complesse dell’attacco.
Questi risultati invitano le aziende e le autorità di sicurezza a riconsiderare le proprie strategie di difesa. La tradizionale impostazione basata sull’identificazione di attaccanti esperti tramite la complessità delle loro tecniche potrebbe non essere più sufficiente. È necessario sviluppare nuovi approcci che tengano conto della capacità dell’AI di elevare il potenziale di attacco di chiunque, rendendo il panorama delle minacce più imprevedibile e pervasivo. La ricerca di Anthropic offre un monito chiaro: l’era dell’AI nel cybercrimine è già qui, e le sue implicazioni richiedono un’attenzione urgente e una risposta strategica da parte di tutti gli attori coinvolti nella sicurezza digitale.
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