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I GENERATORI VIDEO BASATI SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE POTENZIANO I VIDEO DI INFORMAZIONE: MIGLIORAMENTI IN TERMINI DI EFFICIENZA E SFIDE ETICHE COESISTONO

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I GENERATORI VIDEO BASATI SULL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE POTENZIANO I VIDEO DI INFORMAZIONE: MIGLIORAMENTI IN TERMINI DI EFFICIENZA E SFIDE ETICHE COESISTONO

Introduzione

Redazione-  Il settore dell’informazione sta attraversando una trasformazione senza precedenti a causa della rapida introduzione della tecnologia di generazione video basata sull IA. Ora è possibile per redattori e sceneggiatori creare servizi video completi in poche ore, poiché l’IA combina rapidamente testo, immagini e clip video preesistenti per produrre video di notizie ben strutturati e dall’aspetto professionale.

L’aumento di efficienza derivante dall’utilizzo dell’IA nella produzione video solleva nuove preoccupazioni riguardo alla continuità lavorativa dei giornalisti tradizionali e alla credibilità dei servizi giornalistici basati su algoritmi. Inoltre, ci si interroga se l’IA creerà nuovi rischi e sfide per il pubblico.

Questo articolo esaminerà sia i vantaggi che gli svantaggi offerti dai AI video generators nel settore dell’informazione. Esplorerà inoltre le possibili implicazioni per il futuro della produzione di notizie tramite IA.

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Definizione e principio del generatore video basato sull’intelligenza artificiale

Sono stati sviluppati strumenti per la creazione di video che utilizzano l’intelligenza artificiale e tecnologie di integrazione. Questi strumenti sono in grado di eseguire analisi semantiche di testi, immagini e persino filmati preesistenti per creare video con una struttura narrativa e una logica complete. Hanno inoltre completamente rivoluzionato il tradizionale processo di produzione, riorganizzando algoritmicamente le fasi di montaggio e organizzazione del materiale video, originariamente svolte manualmente, in modo molto più sistematico, riducendo la soglia di creatività e consentendo una maggiore efficienza nella produzione di massa di contenuti video.

Viddo AI e altre piattaforme simili stanno cambiando il modo in cui vengono diffusi i contenuti informativi. Utilizzano diverse tecnologie, come la conversione da immagine a video e da testo a video, per trasformare report testuali e immagini statiche in formati multimediali più dinamici e coinvolgenti. L’applicazione di questi strumenti, caratterizzati da elevata efficienza e scalabilità, ha permesso alle organizzazioni mediatiche di incrementare rapidamente le proprie capacità di produzione di contenuti.

Perché i generatori video basati sull’intelligenza artificiale stanno dominando il processo di produzione delle notizie?

I generatori video basati sull’intelligenza artificiale hanno cambiato il modo in cui le aziende producono e fruiscono delle notizie. L’analisi che segue esplorerà come i generatori video basati sull’IA siano diventati un elemento chiave del modo in cui le aziende creano notizie oggi.

Generazione e distribuzione in tempo reale di video di notizie

Grazie ai progressi nella tecnologia di generazione video basata sull’intelligenza artificiale, che permette di fornire contenuti giornalistici in tempi brevissimi, dalla stesura del report alla produzione video, le nuove modalità di utilizzo della conversione da testo a video e dell’elaborazione multimodale consentono ora l’organizzazione automatizzata dei materiali di sceneggiatura, l’abbinamento delle immagini e il montaggio di base, il tutto una volta ricevuti i report/materiali originali, garantendo così una produzione di video giornalistici quasi in tempo reale. Queste capacità migliorano notevolmente la velocità di pubblicazione delle notizie, trasformando la produzione giornalistica da un modello tradizionale di “post-produzione” a un modello di aggiornamento dinamico, in grado di fornire informazioni aggiornate in modo più tempestivo che mai.

Adattamento dei contenuti multipiattaforma

Il generatore video basato sull’intelligenza artificiale modifica automaticamente le proporzioni, la durata e il formato di visualizzazione dei tuoi video, in base alle linee guida sui contenuti della piattaforma di distribuzione o alle preferenze dell’utente. In altre parole, offre un modo semplice e immediato per distribuire i tuoi video su più dispositivi. Il sistema crea in modo efficiente una versione verticale/orizzontale e una versione più lunga/più corta di ogni video, adattandole ai diversi canali.

Riduzione significativa dei costi di produzione dei contenuti

Il generatore video basato sull’intelligenza artificiale utilizza la tecnologia di automazione per modificare, doppiare e confezionare contenuti video che in precedenza venivano realizzati manualmente, riducendo significativamente la quantità di lavoro e il tempo necessari per questi processi. Grazie alla possibilità di creare prodotti finali di alta qualità, le organizzazioni mediatiche possono distribuire i propri contenuti al pubblico senza dover impiegare grandi team di produzione, il che consentirà loro di ridurre notevolmente i budget di produzione e aumentare l’efficienza operativa.

Coerenza nell’espressione del marchio e nel controllo qualità

L’utilizzo di strumenti di creazione video basati sull’intelligenza artificiale garantisce un aspetto coerente da un contenuto all’altro, standardizzando l’uso di loghi, font e palette di colori del marchio. Con questo metodo, è possibile creare un’immagine di marca forte e stabile, eliminando qualsiasi incoerenza qualitativa dovuta alle differenze tra i vari metodi di produzione manuale.

Scalabilità del giornalismo globale

Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, i media sono in grado di generare reportage video multilingue e multi-contenuto, consentendo un significativo aumento del volume di notizie prodotte e una distribuzione efficiente a un vasto pubblico in tutto il mondo.

In che modo l’intelligenza artificiale sta trasformando il sistema di produzione delle notizie?

I generatori di video basati sull’intelligenza artificiale non solo velocizzano la produzione di notiziari, ma stanno anche trasformando il settore stesso. Grazie alla tecnologia di conversione da testo a video, è possibile generare video di notizie all’istante. Ecco come l’IA sta rivoluzionando la produzione di notizie:

Generazione automatizzata di sceneggiature in video

Le attività di doppiaggio e montaggio, un tempo svolte manualmente, possono ora essere automatizzate grazie all’intelligenza artificiale, che converte il testo in formato video. Questo cambiamento nella produzione di notizie ha ridotto drasticamente i tempi di realizzazione, passando da ore a pochi secondi.

L’informazione è entrata nell’era degli “aggiornamenti in tempo reale”

Grazie alla sua capacità di elaborare rapidamente i dati in tempo reale, l’intelligenza artificiale può creare e distribuire tempestivamente contenuti come brevi video di notizie, ampliando così la frequenza dei vari aggiornamenti.

Divulgazione e accessibilità delle notizie

La tecnologia di Text-to-video AI può creare sottotitoli senza intervento umano e fornire un doppiaggio multilingue, consentendo così anche a chi non parla la lingua originale di accedere alle notizie. In questo modo, i contenuti risulteranno più accessibili e il pubblico potenziale maggiore, senza costi aggiuntivi per le traduzioni.

Generazione e distribuzione di contenuti giornalistici di precisione

L’intelligenza artificiale utilizza l’analisi dei dati per personalizzare i video di notizie in base alle preferenze dei singoli utenti e del pubblico. Ciò consente una migliore distribuzione dei contenuti, in linea con i loro interessi, il che a sua volta favorisce un maggiore coinvolgimento e una maggiore fidelizzazione degli utenti che guardano il video.

Intelligenza artificiale e informazione: una svolta o una minaccia?

Ritenete che la tecnologia IA rappresenti una seria rivoluzione per il nostro modo tradizionale di diffondere le notizie?

I vantaggi delle notizie generate dall’IA includono maggiore produttività ed efficienza, oltre a velocità e quantità. Grazie alla disponibilità di servizi 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e a costi di manodopera e produzione inferiori, le notizie basate sull’IA potrebbero aiutare anche le più piccole testate giornalistiche a competere ad armi pari con le grandi organizzazioni consolidate. Purtroppo, sebbene l’automazione della produzione di notizie offra numerosi vantaggi, la mancanza di giudizio, esperienza, conoscenza del contesto o considerazioni etiche elimina gran parte di ciò che rende i bravi giornalisti capaci di produrre contenuti imparziali e non controversi.

Al contrario, i metodi tradizionali di produzione di notizie si basano su persone (giornalisti, redattori, operatori di ripresa) che attingono alla propria esperienza professionale, formazione e valori per filtrare e interpretare diverse forme di informazione, al fine di creare contenuti accurati, affidabili e completi. Sebbene questo processo produca contenuti di qualità e credibilità nettamente superiori rispetto al metodo basato sull’intelligenza artificiale, gli elevati costi di produzione, i lunghi tempi di pubblicazione e la velocità limitata di produzione ne riducono la quantità complessiva disponibile.

In definitiva, la soluzione non è semplicemente “sostituire” o “contrastare”, ma piuttosto lavorare per trovare un punto d’incontro che sfrutti sia i vantaggi in termini di efficienza offerti dall’IA sia la competenza professionale delle persone, al fine di creare una combinazione ottimale tra velocità di produzione e qualità/valore dei contenuti, mantenendo al contempo il massimo livello di qualità possibile nelle notizie che offriamo al nostro pubblico.

Le sfide dei video di notizie generati dall’intelligenza artificiale

Responsabilità etica irrisolta: la responsabilità etica per i contenuti mediatici generati dall’IA è ambigua e si colloca in una zona grigia, dove non è chiaro chi sia responsabile: il fornitore della tecnologia che la crea, la persona che utilizza il prodotto creato o l’organizzazione mediatica che lo pubblica, qualora si tratti di diffondere notizie fuorvianti o inesatte.

Aumento dei rischi di deepfake: le immagini e i video generati dall’IA possono essere facilmente manipolati, consentendo la creazione di informazioni false che rischiano di amplificare i rischi di manipolazione dell’informazione e di inganno dell’opinione pubblica.

Mancanza di consapevolezza emotiva e contestuale nei video generati dall’IA: sebbene l’IA possa creare contenuti video rapidamente, non è in grado di esprimere emozioni, non comprende il contesto e non sviluppa profondità narrativa, elementi essenziali per l’esperienza umana. Pertanto, l’IA non può sostituire completamente l’intuizione o l’empatia umana.

Struttura del lavoro – Potenziali cambiamenti nelle strutture occupazionali: Con l’intelligenza artificiale che assume il controllo di posizioni lavorative tradizionali, è probabile che si verifichino pressioni per cambiamenti all’interno delle strutture occupazionali convenzionali del settore della produzione di contenuti.

Rischio di inesattezza delle informazioni: Quando un modello di intelligenza artificiale viene addestrato utilizzando dati distorti o errati, aumenta la probabilità che il suo output venga interpretato erroneamente o generi informazioni inaccurate, compromettendo l’affidabilità e la qualità delle informazioni pubblicate nel settore dell’informazione.

Conclusione

L’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il mondo del giornalismo in modo profondo, modificandone praticamente ogni aspetto, dall’efficienza nella produzione di contenuti alla loro diffusione a livello globale. Se da un lato l’evoluzione tecnologica offre maggiori possibilità, dall’altro solleva questioni etiche relative a chi dovrebbe produrre notizie e alla loro attendibilità.

In futuro, le macchine non domineranno completamente il settore giornalistico; allo stesso modo, il giornalismo non tornerà interamente a un modello di produzione di notizie guidato dall’uomo. Il vantaggio competitivo deriverà dalla capacità di sfruttare la scalabilità e il potenziale di automazione dell’IA, combinandoli con il giudizio esperto, l’estetica del design e la responsabilità sociale del giornalista. Sebbene la capacità di produrre notizie in rapida successione sia notevolmente agevolata dall’uso della tecnologia, solo il giornalista può dare significato alle informazioni prodotte.

Pertanto, in un contesto in cui la “generazione” di notizie diventa istantanea, il vero vuoto che si creerà nel giornalismo non sarà necessariamente legato alla quantità fisica di produzione, ma piuttosto all’impegno verso i fatti, l’accuratezza e il valore.

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Tecnologia

WhatsApp, allarme per la truffa della foto visualizza una volta sola: Valerio Staffelli svela l’estorsione e come difendersi

Attenzione alla nuova truffa su WhatsApp: si riceve una foto impostata su “visualizza una volta” da un numero sconosciuto e subito dopo scatta il ricatto da 2mila euro.

L’allarme lanciato da Valerio Staffelli (Striscia la Notizia): come funziona l’estorsione, perché non bisogna mai pagare e come denunciare alla Polizia Postale.

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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whatsapp

Roma – Una nuova, subdola e oltremodo pericolosa insidia informatica sta prendendo di mira gli utenti italiani sulle più diffuse piattaforme di messaggistica istantanea. Si tratta dell’allarmante truffa della foto istantanea che si sta propagando a macchia d’olio su WhatsApp, un meccanismo estorsivo crudele architettato da esperti cybercriminali senza scrupoli che sfrutta la curiosità e il fattore sorpresa delle vittime per trasformare un banale messaggio in un vero e proprio ricatto economico per la nostra cronaca.

Il fenomeno registra un’impennata esponenziale di segnalazioni agli esperti di sicurezza informatica e alle associazioni a tutela dei cittadini. Il tranello è congegnato per generare un panico momentaneo devastante, facendo leva sulla vergogna, sulla paura del discredito sociale e sull’incubo della gogna pubblica, costringendo chi cade nella rete a subire una pesante e insostenibile estorsione psicologica.

Il meccanismo della trappola scatta quasi sempre nel medesimo modo: l’utente riceve un contatto da un numero sconosciuto, sovente privo di foto profilo o dotato di un prefisso internazionale esotico. La conversazione contiene un contenuto multimediale impostato con la modalità visualizza una volta, identificata graficamente dalla caratteristica icona con il numero uno cerchiato.

Spinta dall’inconsapevolezza o dalla fretta, la persona tocca lo schermo per aprire il file e si ritrova di colpo davanti a immagini compromettenti, pedopornografiche o dal forte impatto scandalistico. Non appena visualizzato, il file scompare definitivamente dal dispositivo mobile e dalla chat di messaggistica, facendo scattare l’inganno per il territorio digitale.

Valerio Staffelli e l’allarme sulla nuova estorsione su WhatsApp

A lanciare una severa denuncia pubblica accendendo i riflettori dei media nazionali sul caso è stato Valerio Staffelli, storico e autorevole inviato televisivo di Striscia la Notizia. Attraverso un dettagliato intervento divulgativo, Staffelli ha smascherato la dinamica criminale del raggiro online, spiegando come lo spavento improvviso spinga purtroppo moltissimi ignari utenti a cedere al panico e a pagare il riscatto.

Pochi istanti dopo la sparizione dell’immagine, la vittima viene tempestata da messaggi intimidatori e chiamate vocali aggressive. I ricattatori accusano falsamente il destinatario di aver acquistato o richiesto quel materiale illecito, pretendendo il versamento di un bonifico istantaneo con una richiesta di riscatto che oscilla solitamente tra i mille e i duemila euro per non rovinarlo pubblicamente.

I cybercriminali minacciano di sporgere denuncia penale o di inviare gli screenshot dell’apertura a parenti, amici e datori di lavoro. La minaccia di scandalo paralizza la lucidità della vittima, spingendola a credere che pagare serva a salvaguardare la propria tutela della privacy contro una calunnia infondata, in una spirale di angoscia paragonabile ai soprusi economici denunciati da Codici a difesa dei consumatori contro i raggiri e con la gogna mediatica.

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Come funziona la trappola della foto a visualizzazione singola

L’aspetto diabolico della truffa consiste nell’uso distorto della visualizzazione singola. Una funzionalità concepita per la riservatezza viene utilizzata come inganno tecnologico per eliminare le prove: la cancellazione del file dopo il tocco priva la vittima della possibilità di analizzare a mente fredda il materiale ricevuto, aumentandone lo smarrimento.

In realtà, gli estorsori operano un totale bluff dei truffatori: non posseggono alcuna prova compromettente contro l’utente, né controllano la rubrica personale. Le numerazioni vengono pescate a strascico da enormi database di phishing e liste di telemarketing abusivo, dove il numero di telefono è l’unico dato noto, senza alcun accesso a dati sensibili o al microfono.

Le vittime vulnerabili più esposte sono spesso genitori, anziani o professionisti che temono un grave danno reputazionale per il proprio lifestyle. Spesso l’isolamento emotivo e la vergogna impediscono di confidarsi tempestivamente con familiari o amici, sprofondando in una logorante ansia da ricatto che conduce a passi falsi irreparabili.

Cosa fare se si cade nel ricatto e come denunciare alla Polizia Postale

Per blindarsi contro questi raggiri esistono semplici ed efficaci contromisure. La prima regola d’oro è non aprire mai immagini o file inviati da mittenti non presenti nei propri contatti: l’azione corretta è cancellare la chat, segnalare il numero all’applicazione e bloccare il contatto attraverso le impostazioni di sicurezza fornite dallo smartphone.

Nel malaugurato caso in cui la foto fosse già stata aperta e si ricevesse l’intimazione estorsiva, il monito della magistratura è perentorio: non pagare mai alcuna cifra. Cedere anche a un solo versamento non estingue la minaccia ma alimenta una spirale del ricatto infinita, trasformando l’utente in una preda privilegiata per un’estorsione continua da parte della malavita prima di allertare le forze dell’ordine.

L’unico comportamento risolutivo consiste nel mantenere la calma, scattare immediatamente gli screenshot dei messaggi e dei dati bancari forniti dagli estorsori e recarsi a sporgere una formale denuncia formale presso la Polizia Postale o la caserma più vicina. Solo la reattività e la denuncia consentono di spezzare il ricatto e garantire l’effettiva tutela dei cittadini in rete.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Tecnologia

Le imprese italiane alla sfida del digitale: il commercio B2B online cresce del 14% a quota 316 miliardi e avanza l’intelligenza artificiale

Crescita record per il commercio digitale tra aziende in Italia: nel 2025 gli ordini gestiti tramite portali B2B e marketplace hanno raggiunto quota 316 miliardi di euro con un balzo del 14%, mentre crescono i progetti legati all’intelligenza artificiale e si affermano modelli ibridi di relazione commerciale. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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omniafair

Roma – Il commercio digitale tra aziende in Italia accelera la propria corsa e supera definitivamente la dimensione della semplice vendita su catalogo. Nel corso dell’ultimo anno il valore complessivo degli ordini di prodotto gestiti attraverso sistemi Electronic Data Interchange, portali B2B dedicati e marketplace digitali ha toccato la cifra record di trecentosedici miliardi di euro, registrando una crescita pari al quattordici per cento rispetto alla rilevazione precedente. L’evoluzione tecnologica sta ridisegnando non solo i canali di fornitura ma l’intera competitività del sistema produttivo nazionale; per comprendere come le trasformazioni socio-economiche impattino le comunità locali, potete consultare la nostra sezione dedicata al Territorio.

A certificare questa tendenza sono i dati diffusi dall’Osservatorio B2B Digital Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui le transazioni digitali rappresentano ormai circa il venti per cento del volume complessivo degli scambi business-to-business nelle filiere di prodotto. Un segnale inequivocabile per il mondo imprenditoriale: l’integrazione di strumenti informatici avanzati non costituisce più un’opzione accessoria ma un requisito di sopravvivenza commerciale, senza il quale intere realtà rischiano di perdere quote di mercato decisive a vantaggio dei competitor internazionali.

Portali B2B ed Electronic Data Interchange: la gestione delle filiere industriali nelle grandi aziende

Analizzando il grado di penetrazione degli strumenti tra le grandi realtà produttive del Paese, l’indagine evidenzia come i portali B2B siano ormai operativi nel cinquantasei per cento delle aziende, configurandosi come la colonna portante della relazione tra acquirenti e fornitori. Le piattaforme di ultima generazione hanno superato la mera funzione di inoltro degli ordini, integrando moduli complessi per la configurazione su misura dei prodotti, la gestione automatizzata dei riordini periodici e l’assistenza post-vendita diretta. Stamattina vi abbiamo illustrato anche i dati del sondaggio d’opinione su sicurezza e proteste di piazza illustrato a Filorosso.

Parallelamente, l’infrastruttura EDI mantiene una quota solida di utilizzo pari al cinquantatré per cento, garantendo l’interscambio standardizzato di documenti contabili e logistici, mentre i marketplace B2B vengono impiegati attivamente dal diciotto per cento delle realtà industriali. La distribuzione settoriale mostra tuttavia differenze marcate: nel comparto dell’agroalimentare italiano, ad esempio, l’adozione delle piattaforme digitali di intermediazione commerciale risulta quasi doppia rispetto alla media nazionale, confermando la spinta verso la disintermediazione delle filiere tipiche. Tutti gli aggiornamenti sulle politiche industriali sono disponibili nella rubrica Economia.

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Intelligenza artificiale nelle imprese e gestione dei dati: dal software gestionale alla Customer Experience B2B

La vera frontiera della competitività aziendale si sposta tuttavia sulla valorizzazione analitica delle informazioni commerciali. Ben il sessantanove per cento delle grandi imprese adotta software di Customer Relationship Management per tracciare comportamenti d’acquisto e preferenze dei partner; tuttavia, meno del dieci per cento ha strutturato una reale strategia di governo dei dati. Di conseguenza, appena il trentotto per cento delle organizzazioni si colloca oggi nei livelli più maturi di gestione della Customer Experience B2B, a fronte di un terzo che si trova ancora a uno stadio embrionale di digitalizzazione.

Una dinamica simile si riscontra nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa e predittiva. Se nel 2025 appena il quattordici per cento delle aziende sperimentava soluzioni basate su algoritmi intelligenti, nel 2026 la quota è balzata al cinquantanove per cento; tuttavia, solo il quattro per cento dichiara di aver integrato l’AI in maniera continuativa nei processi operativi quotidiani. Emerge dunque un divario rilevante tra la fase di test esplorativo e l’effettiva trasformazione organizzativa dei flussi di lavoro. Per approfondimenti sui quadri regolamentari e di sviluppo potete consultare la sezione Politica.

Il modello commerciale ibrido e l’evoluzione delle fiere professionali permanenti sul web

Contrariamente a quanto ipotizzato nelle fasi iniziali dell’e-commerce, l’ascesa degli strumenti digitali non ha affatto marginalizzato il valore del contatto umano e fiduciario. I buyer aziendali richiedono una marcata autonomia nelle fasi di ricerca iniziale e comparazione tecnica delle schede prodotto, ma continuano a considerare fondamentale il supporto consulenziale della rete vendita diretta nei momenti decisivi di negoziazione contrattuale e definizione delle clausole di fornitura, dando vita a un modello commerciale ibrido altamente efficiente.

In questo scenario di convergenza si colloca anche l’evoluzione delle manifestazioni fieristiche professionali, destinate a trasformarsi da eventi circoscritti a pochi giorni all’anno in spazi espositivi permanenti sul web. Piattaforme digitali innovative come OmniaFair, attiva nei segmenti di punta del Made in Italy quali Fashion, Design, Food e Artigianato artistico, consentono a produttori e buyer internazionali di mantenere un dialogo operativo costante per dodici mesi, abbattendo le barriere temporali e moltiplicando le occasioni di crescita economica per l’intero tessuto produttivo.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Tecnologia

Attacchi hacker e paura di restare senza cibo e bancomat: il sondaggio shock tra gli italiani e l’allarme di Matteo Adjimi

Supermercati e bancomat bloccati dagli hacker: l’incubo di oltre un italiano su due.

Un sondaggio nazionale di Spot and Web rivela che il 54% dei cittadini ha paura di restare senza cibo e servizi a causa di un maxicyberattacco e il 55% ritiene l’Italia impreparata. L’allarme di Matteo Adjimi (Argo Spa): “Non è più solo crimine ma guerra ibrida sulle catene alimentari, serve una cooperazione immediata tra Stato e imprese”.

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Matteo Adjimi

Milano – I pirati informatici non si limitano più a sottrarre password sui social network o clonare carte di credito. Oggi la minaccia cibernetica è in grado di spegnere i frigoriferi industriali della grande distribuzione, paralizzare la logistica alimentare, bloccare le casse dei supermercati e mandare in tilt bancomat, farmacie e presidi ospedalieri. La paura dei cittadini ha smesso di essere una preoccupazione virtuale per trasformarsi in un’angoscia concreta: il timore materiale di restare senza cibo e servizi essenziali. È il quadro inquietante che emerge dal sondaggio nazionale condotto da Spot and Web, al centro delle nostre inchieste su economia, sicurezza digitale e infrastrutture critiche.

I numeri dell’indagine demoscopica, realizzata su un campione rappresentativo di 850 cittadini italiani tra i 18 e i 65 anni, fotografano un clima di profonda apprensione collettiva. Alla domanda diretta sulla paura che una grande offensiva informatica possa privarli dei beni di prima necessità, il 54% degli intervistati ha risposto affermativamente (con un 22% che si dichiara “molto spaventato” e un 32% “abbastanza”), mentre solo l’11% afferma di non temere affatto lo scenario di un blackout delle forniture essenziali.

Supermercati e farmacie bloccate: la classifica delle paure degli italiani nel sondaggio

Analizzando nel dettaglio le preoccupazioni dei cittadini, in cima alla graduatoria degli incubi quotidiani si piazza il blocco improvviso di supermercati e farmacie (indicato dal 28% del campione), seguito a stretto giro dal furto dei dati personali e dell’identità digitale (25%), dal congelamento dei conti correnti e dell’impossibilità di prelevare contanti ai bancomat (22%) e dal collasso dei sistemi informatici degli ospedali e dei servizi sanitari (11%).

Di fronte a scenari così critici, tuttavia, la popolazione appare drammaticamente impreparata sul piano pratico: solo l’11% degli italiani dichiara di essersi organizzato tenendo scorte alimentari e denaro contante in casa, il 33% ammette di valutarlo per il futuro e ben il 56,4% confessa di non fare nulla o di non credere alla minaccia. Altrettanto significativo è il dato sulla fiducia: un italiano su tre (33%) ammette disilluso di non fidarsi di nessuno per la propria protezione, una percentuale identica a chi confida nello Stato e nella Protezione Civile, mentre il 22% punta su banche e aziende private e il 18% sulle società di intelligence, a testimonianza di una diffidenza che richiama le sfide formative affrontate nel nostro servizio su pagamenti elettronici, prevenzione delle truffe e sicurezza informatica.

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Matteo Adjimi (Ceo Argo Spa): dalla criminalità comune alla guerra ibrida sulle catene alimentari

A interpretare gli esiti della rilevazione è Matteo Adjimi, Ceo di Argo Spa, realtà di vertice nel campo della cybersicurezza nazionale: «I dati di questo sondaggio confermano ciò che riscontriamo ogni giorno sul campo: non siamo più davanti a un semplice fenomeno criminale, ma a una vera e propria guerra ibrida. Colpire la catena di approvvigionamento alimentare, i circuiti di pagamento o la sanità significa mettere a dura prova la tenuta democratica ed economica di un intero Paese».

La preoccupazione degli esperti coincide con quella popolare: ben il 55% degli intervistati ritiene infatti che l’Italia non sia preparata a fronteggiare un attacco cibernetico su vasta scala. Come rimarca con chiarezza Adjimi, qualora un’offensiva coordinate colpisse simultaneamente la filiera della distribuzione, il sistema bancario e le strutture ospedaliere, il Paese si troverebbe in una condizione di estrema fragilità operativa, una tematica centrale per le nostre pagine di cronaca, sicurezza pubblica e difesa civile.

Resilienza digitale, scorte strategiche e cooperazione tra Stato e imprese private

Per uscire da una condizione di vulnerabilità sistemica, il vertice di Argo Spa sollecita un cambio di paradigma radicale, passando dalla gestione emergenziale a una prevenzione strutturata. Alle istituzioni di governo compete investire con decisione in piani di resilienza alimentare e digitale, prevedendo scorte strategiche nazionali, sistemi informatici ridondanti e percorsi obbligatori di educazione alla sicurezza per i cittadini.

La partita della sicurezza cibernetica non riguarda tuttavia esclusivamente gli apparati statali: le catene dei supermercati, le farmacie, le aziende di logistica e i relativi fornitori costituiscono un tessuto interconnesso in cui è sufficiente l’anello debole di una singola impresa per mandare in crisi l’intera filiera. Solo una collaborazione solida tra pubblico e privato potrà restituire fiducia ai cittadini e garantire la continuità dei servizi vitali nelle comunità e nei comuni del nostro territorio nazionale.

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