Cronaca
DONNA SBRANATA A TRIVIGNO. IPOTESI DI ATTACCO DA PARTE DI UN’ORSA. SU UNA GAMBA I SEGNI DI UNA POSSIBILE ZAMPATA
Redazione- Avendo intervistato in esclusiva Valerio Ceconi, 46 anni, proprietario dei quattro cani dogo argentino e di un cane meticcio (e quindi non di cinque dogo argentini come finora divulgato), tutte femmine, che si ipotizza abbiano ucciso giovedì scorso la signora Lucia Tognela, in quanto giornalista ho il dovere di comunicare quanto segue:. in attesa di conferme scientifiche, ho notato – anche dall’esame della documentazione fotografica del corpo della sventurata – che diversi particolari siano invece compatibili con un orso bruno. Una femmina con due cuccioli era stata avvistata giorni fa nella zona tra Trivigno e Aprica, che distano tra loro circa 4 km in linea d’aria, assolutamente nulla per un orso. Ricordo che sempre in aprile, ma del 2023 in Val di Sole, il runner 26enne di Caldes Andrea Papi fu ucciso dall’orsa JJ4, che aveva con sé due cuccioli.
A mio parere, a destare sospetti sono due grossi ematomi sulle spalle della vittima, approssimativamente alla stessa altezza, circa 150 cm, che farebbero pensare a un impatto mentre fuggiva. Impatto talmente violento da fare sfilare entrambe le scarpe della donna, come si verifica anche in alcuni incidenti automobilistici, provocato presumibilmente da un animale molto più potente e pesante di un cane dogo di circa 45 kg. Scarpe trovate affiancate e parallele, di cui una rovesciata, a meno di mezzo metro tra loro. Sarebbe difficile pensare che una persona inseguita, da cani o orso che sia, si tolga le scarpe per correre più velocemente. Inoltre tra gli altri segni si nota sul corpo della vittima, ritrovato completamente nudo, e precisamente sulla coscia destra, tre lunghe ferite parallele e della stessa lunghezza apparentemente compatibili con tre dei cinque artigli di cui sono dotati gli arti degli orsi. Considerando che tra loro le possibili unghiate distano circa 4-6 cm, aggiungendo le altre due non visibili si ipotizza un piede anteriore (si dice piede, la zampa è tutto l’arto) largo almeno 16 cm, al di là quindi di quelli delle più grandi razze canine. Non solo, nella stessa coscia, ma anche in altri punti del corpo, si nota un morso netto con asportazione della carne largo circa dieci cm e cioè una distanza incompatibile tra i canini dei cani e, immediatamente sulla sinistra, quelli che potrebbero essere i segni lasciati dalla parte destra della mandibola superiore di un grande animale.
Altra cosa, la sventurata è stata ritrovata completamente scalpata, ossia l’intero cuoio capelluto, quindi capelli inclusi, è stato strappato, tanto che è stato trovato vicino. L’animale pertanto aveva le fauci tanto grandi da prendere in bocca l’intero cranio. Un cane, anche un dogo argentino, ha la bocca più piccola e pertanto ne avrebbe strappato solo una parte.
Come ipotesi non è neppure da escludere che i cinque cani abbiano invece scacciato l’eventuale orso dalla vittima già morta e che sia nato uno scontro vicino o sopra la donna, questo sia per la presenza di sangue sui cani sia per il fatto che uno di loro, una femmina di due anni, mostrasse subito dopo parziale sofferenza all’occhio destro, pur non ferito, come possibile conseguenza di una zampata dell’orso. Pur in attesa delle perizie mediche, anche 60 giorni, e rispettando la ben superiore professionalità degli incaricati, il caso mostrerebbe incongruenze che dovrebbero essere valutate. Nel dubbio che il responsabile fosse un orso, che potrebbe essere libero e circolante tuttora nell’area, ritengo che per la tutela della pubblica incolumità si debba procedere anche con questa ipotesi e prendere provvedimenti di allerta e sicurezza pubblica.
Cronaca
Lupo abbattuto in Tirolo dai cacciatori, l’animale aveva un radio-collare di un progetto di ricerca italiano
🐺 Un lupo dotato di radio-collare scientifico italiano è stato abbattuto in Tirolo dopo ripetuti avvistamenti vicino alle abitazioni. Il caso riaccende il confronto tra ricerca, tutela della fauna e gestione della sicurezza nei territori alpini. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione- Un lupo monitorato nell’ambito di un progetto scientifico italiano è stato abbattuto in Tirolo, in Austria, dopo essere stato ritenuto a rischio dalle autorità locali per la sua presenza ripetuta nei pressi delle abitazioni. A comunicarlo è stato il Land Tirol, che ha confermato l’uccisione dell’animale nel distretto di Schwaz e ha precisato che l’esemplare era dotato di un collare satellitare scientifico appartenente a un programma di ricerca italiano.
L’abbattimento è avvenuto il 21 giugno sulla base di un’ordinanza firmata il 2 giugno 2026, che autorizzava l’intervento nei confronti del lupo dopo diversi avvistamenti ravvicinati nel territorio comunale di Schlitters, nella valle della Zillertal. La vicenda riapre il confronto sul delicato equilibrio tra tutela della fauna selvatica, sicurezza dei territori montani e uso dei dati scientifici per il monitoraggio dei grandi predatori.
Il collare satellitare e il progetto di ricerca italiano
Secondo quanto riferito dalle autorità tirolesi, l’ente di ricerca competente è stato informato immediatamente dopo l’abbattimento. Il collare montato sull’animale non consentiva, però, un monitoraggio in tempo reale: si trattava di un dispositivo utilizzato per finalità scientifiche, capace di trasmettere i dati di localizzazione con un certo ritardo, così da permettere l’analisi degli spostamenti e dell’utilizzo dell’habitat da parte dei lupi.
Questo elemento è centrale perché chiarisce un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico. La presenza del radio-collare non equivale alla possibilità di seguire l’animale istante per istante o di intervenire immediatamente per modificarne il comportamento. I sistemi di questo tipo servono soprattutto a raccogliere informazioni nel medio periodo, fondamentali per capire rotte, adattamenti e dinamiche territoriali di una specie in espansione.
L’ipotesi su Mirko e il passaggio tra Bellunese, Alto Adige e Tirolo
L’esemplare abbattuto potrebbe essere uno dei tre lupi seguiti da un progetto di studio che coinvolge il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Sassari e l’Amministrazione provinciale di Belluno. Tra questi animali ce n’era uno soprannominato Mirko, che nelle settimane scorse si era spostato temporaneamente anche in Alto Adige, passando nelle zone di San Candido e Lappago, prima di dirigersi proprio verso la Zillertal, nell’area del distretto di Schwaz.
Nella prima settimana di giugno, la Provincia autonoma di Bolzano aveva infatti segnalato lo spostamento verso quella zona di un lupo dotato di collare GPS. È per questo che l’ipotesi di un collegamento tra quell’esemplare e l’animale abbattuto in Tirolo viene ora considerata particolarmente concreta, anche se l’identificazione definitiva richiederà verifiche tecniche ulteriori.
Perché il lupo era considerato “a rischio”
Alla base dell’ordinanza di abbattimento ci sarebbero i ripetuti avvistamenti del lupo in prossimità delle case nel comune di Schlitters. Le autorità austriache lo avrebbero classificato come un animale problematico, sulla base di una presenza considerata troppo ravvicinata rispetto alle aree abitate. In questi casi, in diversi territori alpini il quadro normativo consente interventi straordinari nei confronti dei grandi carnivori ritenuti pericolosi o difficili da allontanare.
Il tema resta molto sensibile in tutto l’arco alpino. Da una parte c’è la crescita delle popolazioni di lupo in molte aree montane italiane ed europee, favorita dalla maggiore protezione della specie e dal recupero di alcuni habitat naturali. Dall’altra, aumentano le tensioni con allevatori, amministratori locali e comunità residenti, soprattutto quando gli animali si avvicinano ai centri abitati o provocano predazioni.
Il nodo tra ricerca, tutela e gestione del territorio
L’abbattimento di un esemplare inserito in un progetto scientifico italiano aggiunge un elemento ulteriore alla discussione. I collari satellitari rappresentano infatti uno degli strumenti più importanti per studiare il comportamento dei lupi e pianificare strategie di gestione più efficaci. Ogni perdita di un animale monitorato sottrae dati preziosi alla ricerca, ma allo stesso tempo mostra quanto sia complesso gestire concretamente la convivenza tra grandi predatori e presenza umana in territori densamente abitati o intensamente frequentati.
La vicenda del lupo ucciso in Tirolo mette quindi in evidenza due piani che oggi si intrecciano sempre più spesso: quello della conservazione scientifica della specie e quello della risposta immediata alle preoccupazioni locali. Ed è proprio in questo spazio di tensione che si giocheranno molte delle decisioni future sulla presenza del lupo nelle Alpi.
Cronaca
Tragedia sulla strada tra Moschiano e Lauro: muore bambino di 10 anni in sella a una Minimoto
🥀 Un dolore immenso ha colpito la comunità irpina: un bambino di 10 anni è rimasto vittima di un incidente stradale mentre era alla guida della sua minimoto. Le indagini sono in corso per fare luce sulla tragedia.
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#Avellino #Cronaca #IncidenteStradale #Lauro
Redazione- Moschiano, un pomeriggio di ordinaria quotidianità si è trasformato in uno scenario di dolore indicibile lungo la strada provinciale che congiunge i comuni di Moschiano e Lauro, in provincia di Avellino. Un bambino di soli dieci anni ha perso la vita a seguito di un tragico incidente stradale che ha visto coinvolta la sua minimoto da cross e una Jeep Renegade. La dinamica dell’accaduto è ora al centro delle indagini delle forze dell’ordine, che stanno lavorando per chiarire ogni dettaglio di quanto avvenuto sull’asfalto irpino in una giornata che doveva essere dedicata allo svago.
La dinamica dell’urto tra la minimoto e il suv
Il piccolo si trovava alla guida di una minimoto di tipo minicross quando, per cause ancora in fase di accertamento, è entrato in collisione con il veicolo di grossa cilindrata che sopraggiungeva nella stessa direzione o in senso opposto. L’impatto si è rivelato violentissimo. Nonostante il bambino indossasse correttamente il casco protettivo, l’urto lo ha sbalzato dalla sella, facendolo volare per diversi metri prima di ricadere sull’asfalto.
Le testimonianze raccolte dai carabinieri della stazione di Lauro, che operano sotto il coordinamento della compagnia di Baiano, delineano un quadro drammatico. Il padre del bambino, che procedeva a breve distanza a bordo di un’altra vettura, ha assistito alla scena, trovandosi di fronte a un epilogo che ha lasciato attonita l’intera comunità locale. Immediato è stato l’intervento dei passeggeri del suv, quattro ragazzi provenienti dalle province di Caserta e Napoli, residenti tra Maddaloni e Casamarciano, che hanno cercato di prestare soccorso insieme al genitore del piccolo, chiamando i numeri di emergenza.
I soccorsi e la corsa disperata verso l’ospedale
L’arrivo dei sanitari del 118 è stato tempestivo, ma le condizioni del bambino sono apparse da subito estremamente critiche. Ogni manovra di rianimazione effettuata sul posto si è rivelata inutile a causa dei traumi gravissimi riportati nell’impatto. Il successivo trasporto d’urgenza presso l’ospedale Moscati di Avellino, la struttura sanitaria di riferimento per l’intera provincia, non ha purtroppo permesso ai medici di salvare la giovane vita. Il cuore del piccolo ha cessato di battere poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso, gettando nello sconforto anche il personale medico e paramedico presente in struttura.
Per quanto riguarda i giovani a bordo dell’automobile coinvolta nello scontro, gli stessi sono stati sottoposti, come da prassi in questi casi, ai test per verificare l’eventuale assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti al momento della guida. I risultati di questi esami sono attesi nelle prossime ore e saranno fondamentali per definire la posizione del conducente. Al momento, il clima tra le persone coinvolte è di enorme shock; nessuno dei presenti ha potuto fare altro che attendere l’arrivo delle autorità, che hanno isolato il tratto di strada per effettuare i rilievi scientifici necessari a ricostruire la traiettoria dei due mezzi.
Una comunità sotto choc per la perdita prematura
La notizia della scomparsa del piccolo ha scosso profondamente i comuni di Moschiano e Lauro. La vicinanza tra gli abitanti dell’area del Vallo di Lauro rende eventi di questa portata una ferita collettiva, capace di fermare la vita sociale di interi paesi. Le autorità locali hanno espresso cordoglio alla famiglia in questo momento di profondo lutto, mentre si attende il nulla osta della magistratura per procedere con le esequie.
Gli inquirenti continuano a raccogliere testimonianze e a esaminare i segni lasciati sull’asfalto, cercando di capire non solo la velocità tenuta dai mezzi, ma anche le condizioni della visibilità e lo stato del manto stradale al momento del sinistro. L’attenzione mediatica e giudiziaria rimane alta, con l’obiettivo di comprendere se vi siano state responsabilità o se il tragico evento possa essere ascritto esclusivamente a una fatale coincidenza di tempi e posizioni sulla carreggiata. La perdita di un bambino di dieci anni resta un monito doloroso sulla fragilità della vita e sull’attenzione necessaria ogni volta che si percorrono le strade della provincia.
Cronaca
Sorelle ritrovate dopo 14 giorni, arrestati madre, compagno e nonno: l’accusa è sequestro di persona
🚨 Svolta nel caso delle sorelle scomparse da Civitella Alfedena: Sarah e Alisya sono state ritrovate vive a Formia dopo 14 giorni. All’alba sono scattati tre fermi per sequestro di persona, tra cui quello della madre delle ragazze. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#SorelleRitrovate #CivitellaAlfedena #Cronaca #Formia
Redazione- La svolta è arrivata all’alba, dopo due settimane di angoscia e ricerche che avevano tenuto con il fiato sospeso Abruzzo e Lazio. Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno, sono state ritrovate vive nella serata di ieri a Formia, in provincia di Latina. Poche ore dopo, intorno alle 5 del mattino, tre persone sono state sottoposte a fermo di polizia con l’accusa di sequestro di persona: si tratta della madre delle ragazze, Valentina Dacunto, del compagno della donna, Vincenzo Esposito, e del padre della stessa donna, Marco Dacunto.
I tre sono stati interrogati nella notte negli uffici della Procura della Repubblica di Sulmona dal procuratore capo Luciano D’Angelo e, al termine degli accertamenti, sono stati condotti in carcere. L’inchiesta resta aperta e gli investigatori stanno verificando se nel sequestro delle due minori possano essere coinvolte anche altre persone.
Il ritrovamento a Formia e il blitz nella casa della parente
Le due minorenni sono state rintracciate grazie a un’operazione congiunta condotta dai carabinieri dei Comandi provinciali dell’Aquila e di Latina, con il supporto del Ros e sotto il coordinamento diretto della Procura di Sulmona. Alle attività ha collaborato anche la Procura di Cassino, guidata da Carlo Fucci. Il procuratore D’Angelo era presente durante le operazioni che hanno portato al ritrovamento.
Secondo quanto emerso, Sarah e Alisya si trovavano all’interno dell’abitazione di un’anziana di circa 80 anni, parente della madre e chiamata “zia” dalle ragazze. Sarebbero rimaste nascoste lì per 14 giorni, lontano dalla casa famiglia e dalle ricerche che per due settimane hanno battuto la zona del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise tra droni, cani molecolari, controlli nei casolari e verifiche su auto, telefoni e contatti. Gli inquirenti stanno ora ricostruendo con precisione i rapporti di parentela e il ruolo avuto da ogni persona coinvolta nella vicenda.
Dall’allontanamento alla pista dell’aiuto esterno
Il ritrovamento conferma uno dei sospetti principali su cui si erano concentrate le indagini negli ultimi giorni: le due ragazze non si erano allontanate da sole, ma con il supporto di adulti. Fin dall’inizio gli investigatori avevano ritenuto difficile che due minorenni potessero lasciare nel cuore della notte una struttura situata in una zona isolata del Parco d’Abruzzo e restare irreperibili così a lungo senza una rete di appoggio.
La pista dell’aiuto esterno si era rafforzata con il passare dei giorni, anche alla luce delle verifiche sui telefoni agganciati alle celle della zona, delle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dei sopralluoghi nei ruderi e nelle abitazioni abbandonate dell’Alto Sangro. Ora quella linea investigativa trova un riscontro preciso nel ritrovamento a centinaia di chilometri di distanza dal luogo della scomparsa, in un contesto familiare che potrebbe aver garantito alle due sorelle protezione e occultamento.
Il sospetto depistaggio e le parole del legale della madre
Con i fermi eseguiti questa mattina assume un significato completamente diverso anche quanto sostenuto fino a poche ore fa dalla madre delle ragazze. Attraverso il suo avvocato, Enrico Mastantuono, la donna aveva dichiarato di temere che le figlie non fossero più vive, lasciando intendere di non avere alcuna informazione sulla loro sorte. A questo punto, quelle dichiarazioni vengono lette dagli investigatori come un possibile tentativo di depistaggio, mentre la donna avrebbe continuato a sostenere per giorni di essere estranea alla scomparsa.
Il legale aveva anche parlato di un possibile lieto fine, osservando che il mancato ritrovamento di corpi lasciava aperta la speranza che le ragazze fossero ancora vive. Aveva inoltre definito il compagno Vincenzo Esposito come “un’altra vittima” della vicenda. Una ricostruzione che oggi viene completamente ribaltata dai provvedimenti della magistratura, che indicano proprio nella madre, nel compagno e nel nonno materno tre dei principali sospettati.
Una vicenda nata nel contesto familiare più fragile
Sarah e Alisya erano entrate nel circuito dei servizi sociali nel 2020, dopo la separazione conflittuale dei genitori. Dopo un primo passaggio in casa famiglia a Cassino nel 2023 e un periodo trascorso in strutture diverse, erano state riunite nel 2024 nella comunità di Civitella Alfedena. Apparentemente, fino alla scomparsa, la loro permanenza nella struttura sembrava essersi svolta senza particolari tensioni.
Pochi giorni prima della sparizione, però, il tribunale aveva disposto la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, riconoscendola soltanto al padre, Stefano Di Giacinto. Un passaggio giudiziario che potrebbe aver inciso profondamente sulla vicenda e che ora assume un peso centrale nella ricostruzione del movente e delle scelte che hanno portato all’allontanamento delle due sorelle.
I dettagli completi dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa fissata in Procura a Sulmona. Ma già da ora il quadro appare radicalmente cambiato: da caso di scomparsa a presunto sequestro organizzato in ambito familiare.
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Napoli Pamela
Aprile 30, 2026 at 20:46
Disamina molto dettagliata.Speriamo che le autorità prendano in considerazione quanto riportato e consigliato
Andrea Cardarelli
Maggio 1, 2026 at 11:34
Quando ho letto la notizia ho pensato subito alla possibilità dell’orso. Il 6 gennaio di quest’anno ero in quella zona e ho fotografato delle impronte nella neve riconducibili a quelle di un orso. A poche centinaia di metri di distanza ho fotografato pure un cavallo che era nella proprietà del padrone dei cani “indagati”, in quel momento nelle loro gabbie. Anni fa mi ricordo dell’asina sbranata da un orso pochi km più sotto, alla cascina Biancotti. Le impronte erano le stesse
Andrea Bolzonetti
Maggio 2, 2026 at 22:28
L’asportazione del cuoio capelluto si verifica molto spesso quando l’orso è il responsabile dell’attacco