Rimani in contatto con noi
#

Lifestyle

Il circo teatro si apre alla lingua dei segni con il tour di Materiaviva

🎪 Il circo teatro incontra la Lingua dei Segni in un viaggio poetico fatto di corpo, acrobazie e inclusione. Scopri le date della tournée estiva di Materiaviva e lasciati trasportare da una narrazione unica che rompe ogni silenzio.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#CircoTeatro #LIS #Materiaviva #CulturaInclusiva

Pubblicato

a

Materiaviva

Redazione-  Roma, e più in generale l’intero panorama culturale nazionale, si appresta ad accogliere una stagione estiva all’insegna di una forma artistica che rompe le barriere della comunicazione tradizionale. La compagnia Materiaviva, realtà di circo contemporaneo riconosciuta ufficialmente dal Ministero della Cultura, inaugura in questi giorni la tournée del suo spettacolo “Storie di Viaggio”. Non si tratta di una semplice sequenza di performance acrobatiche, ma di un articolato progetto di ricerca che mette al centro la Lingua dei Segni Italiana (LIS), trasformando il palcoscenico in un luogo di reale inclusione e poesia scenica.

La fusione tra corpo, segno e acrobazia

Il cuore pulsante di questo spettacolo risiede nella capacità degli interpreti di far convivere discipline fisiche differenti all’interno di una drammaturgia condivisa. La tecnica circense, che spazia dal contorsionismo all’acrobatica aerea fino al contact juggling, non rimane fine a se stessa. Al contrario, ogni movimento viene pensato per dialogare con la LIS, affidata alla sensibilità dell’interprete Benedetta Paris. Insieme a lei, sul palco, si muovono Roberta Castelluzzo, Fabiana Gargia, Alessandra Lanciotti – che cura anche la regia – e Filippo Porcari.

La scelta di integrare la Lingua dei Segni non è una semplice aggiunta stilistica, ma un atto di coerenza artistica. La compagnia esplora la possibilità che il corpo sia la prima, vera parola, superando le difficoltà di comprensione tipiche dei linguaggi verbali e abbracciando una forma comunicativa dove visibilità e presenza fisica coincidono. Il risultato è un’opera in cui la narrazione si dipana attraverso immagini sospese, trasformando la scena in uno spazio dove il silenzio non è vuoto, ma carico di significato.

Temi sociali e narrazione contemporanea

Sebbene la forma sia quella del circo teatro, le tematiche affrontate da “Storie di Viaggio” affondano le radici nel vissuto sociale odierno. Lo spettacolo si muove con la delicatezza della fiaba contemporanea, ma tocca corde profonde come la solitudine, il senso di spaesamento, il fenomeno complesso della migrazione e la lotta alla violenza sulle donne. La compagnia sceglie di raccontare queste storie non attraverso discorsi diretti, ma tramite una geografia emotiva fatta di metafore visive e momenti onirici.

Il baule, la corda, l’acqua o la luna diventano simboli attorno ai quali ruotano le vite dei personaggi, rappresentando il viaggio come una soglia, un passaggio necessario per la trasformazione individuale. È una ricerca che la compagnia Materiaviva persegue da tempo, intrecciando competenze eterogenee che spaziano dalla danza alla musica, fino al teatro di figura, per dare vita a una scrittura scenica che appare coesa e vibrante. La cura della scena, affidata a Giulia Simonetti, completa questo quadro, offrendo un supporto visivo che valorizza la gestualità dei performer e la fluidità della narrazione.

Un tour che attraversa l’italia

La tournée estiva rappresenta un momento di grande rilevanza per la compagnia, che porta la propria ricerca in contesti festivalieri di rilievo nazionale, pronti ad accogliere un pubblico diversificato. Le date previste coprono diverse aree geografiche, confermando l’impegno di Materiaviva nel promuovere la cultura del circo contemporaneo anche al di fuori dei grandi centri urbani. Il calendario si è aperto il 27 e 28 giugno a Mondovì, in Piemonte, per il Festival Piazza di Circo, seguito il 30 giugno da una tappa torinese nell’ambito della rassegna CIRCOndarIO 26.

Il percorso prosegue verso il centro Italia con l’appuntamento del 2 luglio presso la Cittadella della Musica di Civitavecchia, per poi spostarsi in Abruzzo, a Pineto, il 7 luglio, in occasione del Festival Fiabe al parco. Ogni tappa è pensata come un’occasione per avvicinare nuovi spettatori a un linguaggio che, pur essendo complesso, mantiene una forza comunicativa immediata. La missione di Materiaviva si conferma dunque quella di superare la barriera tra spettatore e performazione, rendendo l’arte un bene accessibile dove la diversità non è un ostacolo, ma una risorsa preziosa per arricchire il tessuto culturale del nostro Paese.

Le realtà che scelgono di ospitare “Storie di Viaggio” non intercettano solo un prodotto artistico di qualità, ma si fanno portatrici di un messaggio di inclusione attraverso le arti performative. In un momento in cui l’attenzione verso l’accessibilità culturale è crescente, la proposta di Materiaviva si distingue per la sua profondità e per l’originalità con cui riesce a coniugare il rigore tecnico del circo con la sensibilità comunicativa della LIS.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lifestyle

Il lago di Garda si racconta attraverso un secolo di immagini e promozione

🖼️ Cento anni di storia, arte e cambiamenti sociali rivivono al MAG Museo Alto Garda: scopri come il lago di Garda è diventato il simbolo del turismo internazionale.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#LagoDiGarda #RivaDelGarda #Mostre2026 #StoriaDelTurismo

Pubblicato

a

CAT. 41_Gardone, Savoy Palace Hotel_1935_Aldo Raimondi via MAG

Redazione-  Riva del Garda diventa il centro di una riflessione storica e culturale unica con l’apertura della mostra “Visitate il Garda. Grafica e promozione dalla Belle Époque al turismo moderno”. Ospitata presso il MAG Museo Alto Garda dal 4 luglio al 18 ottobre 2026, l’esposizione offre uno sguardo inedito sulla trasformazione di un territorio che ha saputo imporsi come pilastro del turismo internazionale. Attraverso una selezione di materiali mai riuniti prima, il visitatore viene accompagnato in un percorso che attraversa cent’anni di storia, mode e mutamenti sociali, svelando come il lago sia stato prima immaginato e poi vissuto da generazioni di viaggiatori.

L’evoluzione del desiderio di viaggio attraverso la grafica

Il lago di Garda è stato, per oltre un secolo, un’icona costruita abilmente attraverso i linguaggi della comunicazione visiva. Prima di rappresentare una destinazione fisica, il bacino gardesano viveva nei desideri dei turisti grazie a manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie, cartoline spedite tra le nazioni e guide illustrate sfogliate con curiosità. Curata da Matteo Rapanà e Anna Zunino, la mostra si propone di decodificare questo racconto. Il progetto scaturisce dalla celebrazione del centenario dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Riva del Garda, oggi nota come Garda Dolomiti, e rappresenta il culmine di un lavoro di ricerca che ha impegnato il museo in anni di catalogazione e acquisizioni.

L’allestimento mette in luce come lo stile grafico si sia evoluto parallelamente alla percezione del paesaggio. Dalle atmosfere raffinate tipiche della Belle Époque alle geometrie audaci che hanno caratterizzato le avanguardie del Novecento, fino alla democratizzazione del viaggio legata alla diffusione dell’automobile, ogni pannello esposto funge da specchio della società del tempo. Il Garda non è stato soltanto una meta geografica, ma un ideale di “Mediterraneo tra le Alpi”, un luogo dove il progresso tecnologico e il benessere individuale si sono incontrati, ridefinendo il concetto di tempo libero per l’intera nazione.

Un patrimonio collettivo tra memoria e identità

La forza di questa esposizione risiede nella varietà dei documenti presentati. Non si tratta solo di arte pubblicitaria, ma di testimonianze che offrono una visione nitida di come l’Italia abbia costruito la propria identità pubblica. Fotografie, brochure promozionali e materiale d’archivio documentano il passaggio da una villeggiatura d’élite, riservata a pochi privilegiati, a un fenomeno di massa che ha trasformato definitivamente l’economia e la cultura dell’Alto Garda. Il museo, attraverso tale operazione, adempie alla sua missione di centro di ricerca, trasformando oggetti effimeri in documenti necessari per comprendere il presente.

Oltre a illustrare le strategie di marketing territoriale, la mostra invita a riflettere su come il paesaggio sia diventato, nel corso del tempo, una memoria condivisa. Il Garda che emerge dalle pareti del MAG è un territorio in continuo divenire, capace di reinventarsi pur mantenendo intatta la propria essenza. La narrazione proposta dai curatori non si limita a celebrare il passato, ma fornisce le chiavi di lettura per comprendere le dinamiche turistiche odierne, dimostrando che la capacità di un territorio di attrarre visitatori risiede tanto nella bellezza naturale quanto nella forza del proprio racconto culturale.

Le porte del museo rimarranno aperte al pubblico quotidianamente dalle 10:00 alle 18:00. Il biglietto di ingresso, dal costo contenuto, garantisce l’accesso a una narrazione che unisce la storia dell’arte grafica alla storia sociale del Trentino e del Paese. Per chi desidera approfondire le tematiche trattate, il sito ufficiale del Museo Alto Garda mette a disposizione ulteriori informazioni, confermando il ruolo dell’istituzione come presidio fondamentale per la conservazione e l’analisi del patrimonio trentino. Questa mostra è un invito a riscoprire, con occhi nuovi, la potenza iconografica di una terra che da cento anni accoglie e affascina il mondo intero.

Continua a Leggere

Lifestyle

Fontanincanto 2026: il borgo che si accende di meraviglia

✨ Il borgo di Fontanellato si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto con Fontanincanto 2026: due giorni di circo contemporaneo, musica e teatro internazionale a ingresso gratuito. Un’occasione per scoprire il fascino del borgo attraverso le performance di artisti dai cinque continenti.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Fontanellato #FestivalIncredibile #CircoContemporaneo #EventiParma

Pubblicato

a

Teatro del fantastico - dimensioni grandi

Redazione-  Fontanellato si prepara a vivere due giornate di trasformazione urbana e poetica. Il borgo, incastonato nella pianura parmense e celebre per la sua maestosa Rocca Sanvitale, diventa il teatro a cielo aperto di “Fontanincanto 2026”, evento centrale del più ampio Festival Incredibile. Nelle date del 26 e 27 giugno, le piazze e le vie del centro storico accoglieranno un flusso ininterrotto di artisti internazionali, trasformando spazi quotidiani in percorsi di scoperta sensoriale. Dopo le tappe di Zibello, Traversetolo, Scandiano e Maranello, il festival prosegue la sua missione di rigenerazione culturale attraverso il circo contemporaneo, il teatro di strada e la musica dal vivo.

Un viaggio internazionale tra circo e teatro

La proposta artistica di quest’anno attinge a piene mani dal panorama globale, puntando su una qualità tecnica che evita la spettacolarizzazione fine a se stessa in favore di una connessione emotiva col pubblico. Tra gli appuntamenti di maggior richiamo figura il debutto italiano della compagnia tedesca Monsieur & Die Dame am Klavier. Con lo spettacolo “Humor in Black and White”, il duo porta la tradizione del cinema muto nel terzo millennio, unendo equilibrismo acrobatico e partiture originali eseguite su un pianoforte a coda in miniatura. La narrazione, priva di parola, gioca sulla complicità immediata, trasformando il gesto atletico in una forma di comunicazione universale.

Dalla Spagna giunge invece Ramiro Vergaz, interprete di “White Bottom”. L’artista rievoca l’estetica dei ruggenti anni Venti su un palcoscenico mobile, dove la giocoleria estrema si intreccia con il virtuosismo acrobatico. Il suo è un lavoro di precisione, in cui il rischio controllato diventa metafora di una leggerezza ricercata. Sul fronte della ricerca poetica, il taiwanese Chien Hung Kuo presenta “Moving Zen”. La performance, caratterizzata dall’uso sapiente della manipolazione del cubo acrobatico e del fuoco, invita a una sospensione temporale. Il movimento qui non è pura ostentazione di forza, ma si avvicina a una pratica meditativa, declinata in una cornice scenica che valorizza l’architettura storica del borgo.

Tecnologia, memoria e partecipazione collettiva

Il festival non si limita alle arti circensi tradizionali, ma esplora il confine tra uomo e macchina. La Compagnia Chilowatt, con lo spettacolo “Rex”, porta in scena un tributo stravagante a Nikola Tesla. Attraverso la figura di uno scienziato eccentrico, la tecnologia elettrica si trasforma in elemento drammaturgico, in un gioco dove l’inquietudine incontra la comicità. Parallelamente, la dimensione storica e letteraria trova spazio in “Boato” di Andy Spigola, che omaggia il cinema italiano degli anni Settanta. Attraverso l’uso dei trampoli e il linguaggio del clown, Spigola tratteggia una parodia del latin lover, rileggendo con ironia le maschere sociali e le icone care alla commedia all’italiana di maestri come Wertmüller.

Il tessuto urbano viene ulteriormente animato dal Teatro del Fantastico, con l’incursione itinerante di Medoro e Malacoda. Ispirati dalle visioni di Hieronymus Bosch, i personaggi sembrano uscire letteralmente dai dipinti del Trittico del Giudizio per mescolarsi tra i passanti. Questo approccio esperienziale è completato dai laboratori di Energia Ludica, che offrono giochi antichi aperti a ogni generazione, ribadendo l’importanza del gioco come mezzo per abbattere le barriere anagrafiche e sociali. La colonna sonora del festival è infine affidata alla vitalità dei Culpable, band parmigiana capace di mescolare reggae, folk e ska, e al duo disco-punk-clown Wunder Tandem, che chiuderà la manifestazione trasformando la piazza in una festa ritmica dal forte impatto scenico.

Una visione culturale per il territorio

Fontanincanto è parte integrante di un progetto più vasto, promosso da L’Ufficio Incredibile APS. Giunto alla quinta edizione, il circuito si avvale del sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cariparma. Questa sinergia tra enti pubblici e realtà associative locali permette di mantenere la gratuità degli spettacoli, democratizzando l’accesso alla cultura di alto profilo. L’obiettivo va oltre l’intrattenimento: si tratta di creare un dispositivo culturale stabile, capace di valorizzare il turismo sostenibile attraverso un’offerta che intreccia radici territoriali e linguaggi cosmopoliti. Il calendario, che si estenderà fino a dicembre, conferma la solidità di un progetto che intende la pianura e l’Appennino non come zone di passaggio, ma come luoghi attivi di produzione artistica. Per informazioni aggiornate sui singoli orari e le modalità di accesso, è disponibile il contatto telefonico 339 1907918.

Continua a Leggere

Lifestyle

“Strano è Raccontare di Sé”: la poesia diventa un diario per celebrare la vita

📖 Marina Minardi torna in libreria con “Strano è Raccontare di Sé”, un’opera intima e profonda che intreccia il ricordo di Kido Emiliani con il dono prezioso dell’esistenza. Un diario dell’anima che trasforma il dolore in un inno alla vita.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#MarinaMinardi #PoesiaItaliana #AlettiEditore #LibriDaLeggere

Pubblicato

a

"Strano è Raccontare di Sé": la poesia diventa un diario per celebrare la vita

Redazione- Imola è il luogo in cui Marina Minardi, autrice e poetessa, ha dato forma definitiva a un progetto narrativo che affonda le radici nella sfera più intima dell’essere umano. Il suo nuovo lavoro, intitolato “Strano è Raccontare di Sé. Poesie per Continuare a Vivere”, edito da Aletti Editore all’interno della prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia”, non è soltanto una raccolta di versi, ma un tentativo di ricomporre i frammenti di un’esistenza complessa. L’opera, disponibile anche in formato digitale, rappresenta una sintesi coraggiosa di anni trascorsi tra gioie, dolori, riflessioni sulla solitudine e la necessità, insopprimibile, di tradurre in parole ciò che spesso rimane confinato nel silenzio del cuore.

Un viaggio tra memoria e dolore

Il nucleo centrale della silloge è segnato dal ricordo di Kido Emiliani, figura di riferimento non solo per l’autrice, ma per l’intero panorama artistico locale e nazionale. Emiliani, celebre maestro di ceramica e pittura, viene celebrato attraverso versi che ne cristallizzano l’abilità nel maneggiare colori e forme, trasformandoli in testimonianze di una vita vissuta all’insegna della bellezza. La Minardi, nata a Pieve di Cento nel bolognese, traccia un parallelismo tra la malattia che ha segnato gli ultimi anni del compagno e la sua personale propensione alla scrittura.

La scrittura diventa, in questo contesto, un’indagine quasi tecnica del dolore. Quando la sofferenza minaccia di isolare l’individuo nel proprio “tunnel”, la parola scritta si trasforma in un ponte. L’autrice confessa come, fin dal manifestarsi del declino fisico del marito, sia scaturito in lei l’obbligo morale di testimoniare non solo l’arte di Kido, ma anche la profondità del legame che li univa. Questo processo di rielaborazione del lutto non si limita a fotografare il passato, ma scava nel vissuto, riportando alla luce dettagli che il tempo aveva offuscato, arricchendoli di nuove sfumature emotive. Il ricordo, filtrato attraverso la nostalgia, perde quella caratteristica di banalità quotidiana per elevarsi a forma di amore eterno.

La vita oltre il lutto e le stagioni del tempo

Sebbene gran parte della raccolta sia permeata dalla riflessione sulla perdita, essa non si chiude entro i confini del dolore. L’opera di Marina Minardi si apre, con una cifra stilistica schietta e priva di orpelli retorici, a capitoli nuovi dell’esistenza. La poetessa esplora il ritorno alla luce, la condivisione di nuovi affetti dopo lunghi periodi di isolamento e la scoperta di una resilienza del tutto inaspettata. Come sottolineato da Giuseppe Aletti, editore e formatore, la voce della Minardi si distingue per una linearità che rifiuta gli artifici letterari, preferendo la nudità dell’emozione pura.

L’ambizione dell’autrice non è accademica. Il suo obiettivo primario risiede nella connessione umana. Il libro, che ha trovato spazio di visibilità anche durante le recenti edizioni del Salone Internazionale del Libro di Torino, si rivolge a chiunque cerchi, nelle pagine, non una lezione teorica, ma uno specchio della propria condizione. La vecchiaia, l’insonnia, la solitudine, ma anche lo stupore davanti alla vastità di un cielo stellato, diventano temi universali. La Minardi trasforma la propria esperienza soggettiva in un patrimonio collettivo, invitando il lettore a guardare alle asperità dell’esistenza con una rinnovata capacità di stupore.

Non è raro che le sue parole sorprendano anche chi la conosce da una vita. Questa capacità di rivelare aspetti inediti del proprio io attraverso la poesia ha generato, fin dall’uscita delle prime opere, un riscontro positivo e inatteso da parte dei lettori. La Minardi descrive questo fenomeno con umiltà, riconoscendo come il successo della scrittura risieda, in ultima analisi, nella sua capacità di generare un senso di condivisione profonda.

“Strano è Raccontare di Sé” è un tributo costante alla vita stessa, celebrata con la maiuscola non come concetto astratto, ma come entità sovrana che resiste a ogni evento avverso. Attraverso questa opera, la poetessa non invita solamente ad abitare il presente, ma sprona a innamorarsi nuovamente di quel flusso inarrestabile fatto di incontri, addii e rinascite. Con questa pubblicazione, Marina Minardi si conferma una voce capace di trasformare la propria storia privata in un inno universale alla resilienza dello spirito umano.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza