La parola che resta: un viaggio poetico nell’universo di Regina Resta
Ho scritto da qualche parte, e precisamente in uno dei libri poetici della poetessa Rajmonda Shkopi, che la poesia parla la lingua della donna. Più leggo la poesia scritta oggi dalle autrici femminili, più rafforzo questo pensiero. Sembra che le donne e la poesia dormano nello stesso letto divino, nel sogno eterno della scoperta del mondo e di sé stesse.
Redazione- Ho scritto da qualche parte, e precisamente in uno dei libri poetici della poetessa Rajmonda Shkopi, che la poesia parla la lingua della donna. Più leggo la poesia scritta oggi dalle autrici femminili, più rafforzo questo pensiero. Sembra che le donne e la poesia dormano nello stesso letto divino, nel sogno eterno della scoperta del mondo e di sé stesse.
In questi giorni ho avuto la fortuna di leggere la più recente pubblicazione in lingua albanese, intitolata “Io resto parola” dell’autrice italiana Regina Resta, proposta al lettore albanese dall’instancabile Angela Kosta, il cui contributo è inestimabile nel ponte culturale che ha costruito negli ultimi anni tra l’Italia, dove vive, e l’Albania, la terra dove è nata.
Il libro di poesie “Io resto parola”
dell’autrice italiana Regina Resta, tradotto con tanta sensibilità e raffinato gusto poetico da Angela Kosta, si presenta come un universo interiore in cui la parola non è semplicemente uno strumento espressivo, ma una sostanza vitale. In queste poesie la parola respira, sanguina, diventa memoria e ferita; non rimane sulla carta soltanto come segno grafico, ma come traccia di un’anima che cerca di non spegnersi nel silenzio del tempo.
Angela Kosta ha saputo selezionare
numerosi illustri autori italiani per farli conoscere al pubblico albanese, sempre pronto ad assorbire i valori letterari di un popolo come quello italiano, considerato non a caso la culla della cultura, il luogo dove Dante, Petrarca, Leonardo Da Vinci e centinaia di altri hanno scolpito la storia con l’arte della parola e del pennello. Per questo le scelte di Angela non sono casuali; ella sa in quali giardini cercare, dove trovare le perle più preziose dell’arte, cosa offrire al lettore da “gustare” con la
cura e la pazienza di una devota padrona di casa.
Ho letto d’un fiato questo splendido libro poetico e tutto ciò che veniva detto sul libro nella esaustiva prefazione dell’autore Aleksandër Çipa, il quale aveva colto i punti chiave dell’opera con il bisturi di un chirurgo professionista, in questo caso con il “bisturi” di un critico impegnato.
Cerchiamo ora di descrivere più dettagliatamente ai lettori chi sia
Regina Resta.
Regina Resta, poetessa, scrittrice, critica letteraria e promotrice culturale italiana, è una figura sempre più nota nel panorama letterario internazionale. Con una creatività sensibile e profondamente umana, ha pubblicato diverse opere poetiche e ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per la letteratura e la cultura. Presidente dell’Associazione Internazionale VerbumlandiArt.Aps e direttrice
editoriale di VERBUMPRESS, Regina Resta è una voce artistica che intreccia poesia, pace, cultura e impegno umano in un’unica missione: promuovere la bellezza spirituale e il dialogo tra i popoli.
Una donna, una creatrice che con coraggio esplora i temi dell’identità umana e dell’amore per la vita.
Già dal titolo, “Io resto parola”, ci viene consegnata una dichiarazione esistenziale: l’essere umano non si definisce soltanto attraverso la
propria vita fisica, ma attraverso ciò che lascia nel linguaggio, nelle emozioni, nella memoria che costruisce nell’altro. La parola qui non è ornamento, ma sopravvivenza. È l’unico modo per continuare a esistere, anche quando il corpo e il tempo iniziano a scolorire.
Leggendo una dopo l’altra le poesie, il mio sguardo si è soffermato su quella intitolata “Tra le righe”. In questa poesia l’autrice apre il suo universo poetico con una sincerità
rara: il verso non è soltanto arte, ma racconto interiore della vita.
“Ogni parola è una ferita guarita,
ogni verso un frammento d’anima
che ho lasciato cadere sulla carta
perché non si perdesse nel silenzio.”
“Ogni parola è una ferita guarita” – questa espressione racchiude tutta la filosofia del libro: la scrittura non è un lusso estetico, ma un processo di guarigione, un modo per trasformare il dolore in significato.
In questo approccio, Regina Resta sembra avvicinarsi a ciò che Rainer Maria Rilke definiva come il bisogno del poeta di “vivere le domande” prima di cercare le risposte. La poesia non è soluzione, ma confronto. Non nasconde le ferite, ma le trasforma in luce interiore.
Sfogliando il libro ci imbattiamo improvvisamente nella poesia “Riflessione”, dove comprendiamo che il libro assume una dimensione etica e filosofica.
“È la doppia realtà dell’anima umana,
dove luce e ombra camminano insieme.
Ma la vera misura non risiede negli altri,
risiede dentro di noi.”
L’essere umano viene rappresentato come una creatura divisa tra due mondi: luce e ombra, sincerità e maschera, verità e illusione. Ma al centro non vi sono gli altri, bensì la propria coscienza.
Questa idea mi richiama
spontaneamente un profondo pensiero di Friedrich Nietzsche, il quale sosteneva che l’uomo diventa autentico soltanto quando si confronta con sé stesso senza illusioni. Nella stessa linea, la poesia di Regina Resta pone il lettore davanti a uno specchio interiore da cui non esiste fuga: ogni scelta è morale, ogni silenzio è una decisione.
Nella poesia “La verità è…”, l’autrice abbatte l’idea di una verità assoluta. La verità appare come un “vetro
infranto” che diffonde la luce in molteplici direzioni. Questa potente metafora si avvicina al pensiero filosofico contemporaneo, dove la verità non è più vista come un punto fisso, ma come un processo di dialogo.
“Io non credo alla verità
che grida soltanto da un altare,
al giudizio senza dialogo,
alla chiarezza che non teme il dubbio.”
“Io resto parola,
credo nel dubbio che costruisce,
nella fragilità che unisce,
nel coraggio di dire:
‘Forse non ho visto tutto.’”
Allora giungo alla conclusione che, più o meno, anche Umberto Eco ha espresso sinteticamente nelle sue opere sull’interpretazione: il significato nasce nell’interazione, non nell’imposizione. Così anche Regina Resta ci ricorda che nessuno possiede interamente la verità; noi possiamo soltanto sfiorarla da prospettive diverse, come viaggiatori sulla stessa montagna
che contemplano orizzonti differenti.
Nella poesia “Sognavo di viaggiare”, il motivo del viaggio si trasforma in metafora della ricerca di sé. Ciò che inizia come desiderio di oltrepassare confini fisici, finisce per diventare scoperta di una verità più profonda: il vero viaggio accade dentro l’essere umano.
“Ma poi ho compreso
che il viaggio è già qui,
in questo sguardo smarrito
tra i miei sogni e i tuoi.”
Questa idea è in sintonia con uno dei pensieri più noti di Paulo Coelho, che vede il cammino dell’uomo come un processo interiore di trasformazione. Ma nell’autrice Regina Resta questa trasformazione non è romantica nel senso superficiale del termine; è silenziosa, quotidiana, costruita sulla consapevolezza che anche il sogno è una forma di realtà.
Nella poesia “La tua pelle”, l’amore assume la forma di uno spazio
sacro, non di un possesso. Il corpo non è oggetto di desiderio, ma linguaggio delicato di unione spirituale. “Sei il luogo dove il mio cuore riposa” – è un amore che non conquista, ma placa; non prende, ma accoglie.
“Ogni angolo della tua pelle è mio,
terra sacra di silenzi e fremiti,
un atlante di desideri e promesse
segnato dai polpastrelli del tempo.”
Mi tornano alla mente con nostalgia i versi di Pablo Neruda, che vedeva
l’amore come una forza cosmica capace di dare senso all’esistenza umana. Anche Regina Resta, a modo suo, con semplicità e senza imposizioni, trasforma l’amore in uno spazio di guarigione e non di dominio.
Nella poesia “Un mondo così”, l’autrice eleva un’utopia semplice ma profonda: un mondo in cui pace, amore e comprensione non siano idee astratte, ma modi concreti di vivere.
“Vorrei un mondo che respiri pace
dove il cielo non tema il fumo né il fuoco,
dove la terra non conosca più lacrime
ma soltanto germogli che vivono nel silenzio.”
Questa poesia non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un invito a ricostruirla.
In questo spirito, ella si avvicina a ciò che Albert Camus definiva “la rivolta della speranza”, o meglio, una
perseveranza nel cercare significato anche quando il mondo appare spezzato. La poesia non predica l’illusione, ma la possibilità.
Ciò che vediamo e percepiamo è che, in tutto il libro, la parola rappresenta il centro gravitazionale dell’esistenza. È memoria, dolore, amore e identità. Aleksandër Çipa, nella sua prefazione, riassume con precisione questo spirito quando scrive:
“La poetessa non è adoratrice
dell’impossibile, ma, attraverso una vitalità di significato e un’eloquenza della parola, aggiunge la propria arte poetica, come creatura terrena rivolta al possibile.”
Questa dimensione “terrena” è infatti il vero nucleo del libro: la poesia non cerca il cielo come fuga, ma come significato che nasce dalla terra vissuta.
Chiudo il libro e, con un’emozione indescrivibile, ritorno con la mente a tutti i versi appena letti. Non
rimangono impressi parola per parola, ma il loro sapore è qui, dentro di me, lasciandomi “colmo” del loro respiro poetico, meditativo e filosofico.
Giungo così alla conclusione che il libro “Io resto parola” non è semplicemente una raccolta poetica; è un delicato testamento d’esistenza. È la testimonianza di come l’essere umano, nel profondo, sopravviva attraverso ciò che riesce a esprimere con sincerità. In un mondo dove tutto passa
rapidamente, la parola resta come la traccia più duratura dell’anima.
Questo libro invita i lettori non soltanto a leggere poesia, ma ad ascoltare sé stessi tra le sue righe. Perché, in fondo, come suggeriscono questi versi, noi non siamo soltanto ciò che viviamo, ma anche ciò che osiamo esprimere e lasciare nelle parole.
Concluderò questo scritto con i versi-credo della poetessa:
“Vorrei un mondo che non chieda chi sei,
ma che ti accolga come il vento della sera,
dove la fede sia libertà
e l’amore lingua universale.”
Auguriamo che questo libro possa trovare strada nei cuori dei lettori albanesi e diventare per loro un faro in più davanti al mare dell’ignoto.
RIFAT ISMAILI
BIOGRAFIA
Il poeta, prosatore e saggista Rifat Ismaili è nato il 24 marzo 1968 a Durazzo, in Albania. Dal 1991 ad oggi vive in Italia, attualmente a Savona. Appassionato di arte e letteratura, ha iniziato a scrivere e dipingere fin dai tempi della scuola.
Dal 1986 viene pubblicato su giornali e riviste dell’epoca e continua ancora oggi. Allo stesso tempo, oltre a lavorare come autore, è stato ed è anche impegnato in traduzioni, pronunciando autori come Bukowski, Antonio Skarmeta, ecc. La sua opera è stata pubblicata in italiano, inglese, arabo, spagnolo, russo, turco, uzbeko,cinese, ecc., in alcuni enti letterari di quei paesi. Da sottolineare il coinvolgimento in decine di pubblicazioni diverse in qualità di redattore o revisore. Rifat Ismaili è autore di numerosi libri di diversi generi letterari, sia per adulti che per bambini.
LA LETTERATURA NON È UNA SFIDA
Scrivere bene e con responsabilità, scrivere le esperienze e le emozioni di una vita vissuta non è una sfida per gli altri.
Essa arriva come un risultato auto-scaricante, come un dovere e un adempimento, un’azione che dà significato ai tuoi giorni nelle stagioni della vita.
Chiunque si avventuri con l’intenzione umana di scrivere e
catalogare i propri sogni, ricordi e esperienze, senza pretendere apprezzamenti e lodi dagli altri, sta percorrendo un sentiero segreto di farfalle…
Su quel sentiero corre ora come un bambino, ora come un uomo, ora a volte trasformato in immagini diverse, e questa corsa è libera, senza ostacoli, e giustificata.
Scrivere non per apparire, né per sfidare gli altri , è una motivazione che ogni scritore dovrebbe portare dentro di sé.
Fare letteratura non ha un potere
esecutivo, ma influente e incoraggiante per l’anima assetata del lettore. Pertanto, il rapporto con il lettore deve essere sincero, diretto, senza obblighi di interpretazioni e complicazioni inutili. E senza l’obbligo di essere al centro dell’attenzione.
Nessuno ti obbliga a scrivere. È qualcosa che hai preso sulle spalle con la tua volontà. E per questo motivo le pretese per questo o quello non hanno valore.
È il lettore con la sua volontà che deciderà quanto seguirà la tua
odissea nel tuo viaggio creativo.
E il lettore con il suo desiderio diventerà il portatore dei tuoi valori nel presente e nei tempi che verranno.
La letteratura non dovrebbe essere una sfida, ma una scrittura consapevole.
Una cronaca aggiornata e futura per sé e per il lettore. Una conversazione calda come accanto a un focolare dove scoppia il fuoco, dove si beve un bicchiere di vino e si chiacchiera tranquillamente.
Una scrittura che entra dentro
l’essere come una dolce sinfonia di acque che scorrono dal cielo, e ti accarezza con la testa appoggiata sul cuscino morbido.
Una mano che ti tocca delicatamente e ti invita gioiosamente ad iniziare il nuovo giorno.
Scrivere non è una sfida, ma un peso immateriale che scuoti dal tuo spirito e gli dai libertà e il volo dell’uccello.
Così dovrebbe essere inteso, o almeno, così intendo io la scrittura.
La seconda vita di Pier Carlo Lava: da top manager a fondatore di “Italia News”. “La cultura è il nostro cuore pulsante, e la pace l’unica via per il futuro”
Da top manager nel settore delle vendite a “mecenate” della cultura digitale! 💻 📚 Vi presentiamo una bellissima e profonda intervista a Pier Carlo Lava, fondatore e anima del progetto editoriale multilingue “Italia News” (ex Alessandria Today). Intervistato dalla giornalista Angela Kosta, Lava si è raccontato a cuore aperto: dalla sua infinita passione per la letteratura e l’arte albanese, fino alle ore di lavoro volontario (spesso superiori a quelle di quando era dirigente!) dedicate a promuovere poeti, scrittori affermati e giovani autori emergenti. Spazio anche all’attualità, con una lucida e drammatica riflessione sui conflitti in Ucraina e in Medio Oriente: “La guerra non è mai la soluzione, la diplomazia internazionale deve fermare questa spirale di odio prima che sfoci in una Terza Guerra Mondiale”. Scoprite tutta la saggezza e la passione di Pier Carlo Lava nel nostro articolo! 👇 🕊️
Redazione – C’è un momento nella vita in cui il bagaglio sterminato di un’intera carriera professionale incontra la fiamma inestinguibile di una passione personale. È esattamente in questo incrocio magico che nasce la storia recente di Pier Carlo Lava. Dopo una brillante carriera come Sales & Marketing Manager per colossi nazionali, Lava ha deciso di rimettersi in gioco, trasformandosi in una sorta di “mecenate digitale”. Dal suo instancabile lavoro (e senza alcun fine di lucro) è nato prima il blog Alessandria Today, oggi evolutosi nell’ambizioso progetto multilingue Italia News. Una piattaforma a 360 gradi che ha scelto di fare della cultura, dell’arte e della letteratura il proprio motore trainante, dando voce in egual misura ad autori affermati e a talenti emergenti.
In questa profonda e accattivante intervista, condotta dalla giornalista e scrittrice Angela Kosta, Pier Carlo Lava si racconta a cuore aperto: dagli esordi professionali fino alla passione per la letteratura albanese, passando per le riflessioni, dolorose ma lucidissime, sui drammatici conflitti che stanno infiammando l’Ucraina e il Medio Oriente.
L’INTERVISTA: A TU PER TU CON PIER CARLO LAVA
Angela Kosta: Salve Dottor Lava. Ci racconti il suo percorso professionale prima di diventare Social Media Manager e fondatore di Alessandria Today (oggi Italia News). P. C. Lava: «Certamente! Sono un ex manager che ha iniziato la carriera moltissimi anni fa, partendo letteralmente dalla gavetta come venditore. Grazie all’impegno e alla dedizione quotidiana, sono riuscito a crescere rapidamente, assumendo ruoli di sempre maggiore responsabilità: prima Capo Zona, poi Capo Distretto, e infine, negli ultimi vent’anni, ho ricoperto il ruolo di Sales & Marketing Manager per diverse e importanti società nazionali nei settori del food, dei prodotti per la casa e per l’igiene personale. Successivamente ho lavorato come consulente finché, spinto da un’irrefrenabile passione per la comunicazione, ho deciso di fondare il mio personalissimo media».
Angela K: Com’è nata l’idea di creare Alessandria Today in versione multilingue? P. C. Lava: «Dopo alcuni anni di esperienza con Alessandria Post, un blog di notizie puramente locali che gestivo in totale autonomia, nel 2018 ho sentito il bisogno viscerale di espandermi. Ho scelto una piattaforma decisamente più evoluta e ho fondato Alessandria Today, creando una vera e propria redazione strutturata. L’obiettivo primario era quello di offrire contenuti molto più ampi, in diverse lingue, per raggiungere finalmente un pubblico internazionale e valorizzare appieno gli autori italiani e stranieri».
Angela K: Qual è la sua opinione sull’arte e la letteratura albanese? P. C. Lava: «Ho avuto il grandissimo piacere di dare spazio su Alessandria Today a diversi autori albanesi. Ho sempre apprezzato profondamente il loro talento letterario, la spiccata profondità delle loro opere e la straordinaria capacità di emergere in contesti internazionali. Sono intimamente convinto che l’arte e la letteratura albanese abbiano moltissimo da offrire all’intero panorama culturale globale».
Angela K: Le piacerebbe visitare il Paese delle Aquile? P. C. Lava: «Assolutamente sì! Mi piacerebbe moltissimo visitare l’Albania, così come altri Paesi ricchi di storia, ma al momento per questioni logistiche non credo di poter realizzare a breve questo desiderio. Colgo però volentieri l’occasione per menzionare un mio caro amico, Ermelin Guza, che da anni gestisce con successo un ristorante pizzeria in Italia. Lui è l’esempio lampante di come l’Albania sappia farsi valere e distinguersi anche attraverso i suoi eccezionali cittadini all’estero».
Angela K: Quante ore al giorno dedica agli autori e alla promozione del suo media? P. C. Lava: «Non le conto più! (ride, ndr). Mia moglie mi ricorda spesso e volentieri che oggi lavoro molte più ore di quando ero dirigente d’azienda! Ma oggi lo faccio per pura passione, totalmente senza guadagno. Per me è un’immensa soddisfazione vedere il sito crescere fino a raggiungere livelli di traffico incredibili. Per quanto riguarda gli autori, mantengo un contatto umano e quotidiano attraverso un gruppo WhatsApp dedicato, sentendoci spesso anche via email o telefono. La promozione dei contenuti avviene poi a cascata su diverse piattaforme social: Facebook, X (Twitter), Tumblr, Pinterest e Instagram».
Angela K: Su cosa si concentra maggiormente il suo sito per valorizzare i diversi rami culturali? P. C. Lava: «Italia News è un media a 360 gradi, ma non c’è dubbio che il “cuore pulsante” dell’intera piattaforma sia il settore culturale. Questo rappresenta di gran lunga la parte più seguita, letta e valorizzata dal pubblico, grazie al contributo inestimabile degli autori che collaborano con noi e al nostro costante impegno nel promuovere quotidianamente l’arte, la letteratura, la poesia e molto altro».
Angela K: Ha qualche hobby o passione particolare per “staccare la spina”? P. C. Lava: «Negli ultimi anni il tempo per i miei hobby si è purtroppo ridotto notevolmente, ma in passato amavo moltissimo praticare l’equitazione e dedicarmi alla fotografia. Ora la mia grande passione è prendermi cura degli animali: ho un meraviglioso Terrier Nero Russo e due splendidi gatti di razza Ragdoll, che riempiono letteralmente la mia vita di gioia».
Angela K: Lei offre visibilità a tutti gli autori, emergenti e affermati. Questa scelta ha cambiato il suo modo di vedere il mondo letterario? P. C. Lava: «Sì, credo che la contaminazione sia fondamentale. Non ho mai fatto inutili distinzioni elitarie tra autori emergenti o grandi nomi noti. Tutti, indistintamente, meritano la possibilità di esprimersi, di mettersi in gioco e di essere letti. Il mio obiettivo è offrire a ciascuno una solida piattaforma di visibilità, lasciando poi ai lettori (i veri giudici) il compito di scegliere cosa apprezzare maggiormente».
Angela K: Cambiando decisamente argomento, cosa pensa dei drammatici conflitti in corso in Ucraina e in Palestina? P. C. Lava: «Non esistono parole adeguate per descrivere l’orrore assoluto di quanto sta accadendo in quelle terre. Tuttavia, è importante sottolineare che ci troviamo di fronte a conflitti di natura diversa, con proporzioni e dinamiche geopolitiche molto distinte. Nel caso di Israele e Palestina, credo fermamente che l’unica soluzione storicamente sostenibile passi attraverso la creazione di due Stati liberi che possano finalmente convivere pacificamente. È necessario che la comunità internazionale imponga la pace, ma non attraverso l’uso della forza, bensì con una fortissima mediazione diplomatica. Il perpetuarsi di questa tragedia umana alimenta solo ulteriori sofferenze, odio generazionale e instabilità globale. Per quanto riguarda la guerra tra Ucraina e Russia, il conflitto armato non potrà mai essere la soluzione definitiva. Le disparità di forza e i blocchi in campo rendono evidente che la guerra non farà altro che continuare a causare indicibile morte e distruzione. In retrospettiva, sarebbe stato cruciale intervenire diplomaticamente prima dell’inizio delle ostilità, evitando la devastazione dell’Ucraina. Oggi, la priorità assoluta dovrebbe essere quella di convocare un tavolo di dialogo immediato: i leader delle due nazioni devono sedersi e compiere ciascuno un coraggioso passo indietro. Solo un compromesso accettabile da entrambe le parti potrà fermare questa spirale e ridurre il rischio di un’escalation che potrebbe condurci a una catastrofica terza guerra mondiale. La pace è sempre la strada più difficile e in salita, ma è l’unica via percorribile per garantire un futuro dignitoso alle generazioni che verranno».
Angela K: Quali progetti ha per il futuro? Ci saranno cambiamenti sulla piattaforma? P. C. Lava: «Attualmente la linea editoriale non subirà grandi stravolgimenti, ma in futuro vorrei realizzare un importante restyling del layout grafico del sito per migliorare ulteriormente l’esperienza di navigazione degli utenti. Le idee non mancano di certo: ogni singolo giorno c’è qualcosa di nuovo su cui riflettere e lavorare per continuare a crescere».
“Un Dio con un cuore umano”: il fascino del ciclo poetico di Farzaneh Dorri, poetessa sospesa tra i deserti dell’Iran e il vento del Nord
“Essere un poeta: uno scrittore con mille e una penne, un Dio con un cuore umano, un giardiniere dall’animo piovoso”. 🖋️ 🌧️ Questa mattina di Ferragosto vi invitiamo a scoprire la straordinaria bellezza dei versi di Farzaneh Dorri. Nata in Iran, residente a Copenaghen dagli anni ’80, sociologa e formidabile traduttrice poliglotta. Nelle sue poesie convivono la magia del Medio Oriente e il vento gelido del Nord Europa. Vi presentiamo in esclusiva un commovente ciclo poetico di 4 liriche in cui la poetessa affronta il peso del tempo, la forza distruttiva (o guaritrice) delle parole e l’assoluta perdita di coordinate di chi decide di navigare nel “Mare dell’Amore”. Prendetevi cinque minuti per voi stessi e leggete le sue poesie nel nostro approfondimento culturale. 👇 📚
Redazione – Ci sono vite che assomigliano a lunghissimi viaggi non solo geografici, ma soprattutto interiori e linguistici. Anime inquiete e brillanti capaci di attraversare interi continenti portando con sé il bagaglio intangibile, ma pesantissimo, della propria identità culturale. È questo il caso straordinario di Farzaneh Dorri, raffinata poetessa e intellettuale nata in Iran e residente dal 1985 a Copenaghen, in Danimarca. Una donna che ha fatto della contaminazione linguistica e dell’osservazione dei moti dell’anima la propria irresistibile cifra stilistica.
Dall’Iran alla Danimarca: la poesia come ponte tra due mondi
La biografia di Farzaneh Dorri è un inno alla resilienza e all’integrazione culturale di altissimo profilo. Laureatasi con un Master all’Università di Roskilde, negli ultimi sedici anni ha affiancato la sua professione di co-manager a un’intensa e inesauribile attività accademica e letteraria. Qualificatasi in scienze sociali e nell’insegnamento del danese come seconda lingua, ha scoperto ben presto che l’unico, vero linguaggio universale capace di abbattere ogni barriera è quello della poesia.
Ad oggi, Farzaneh vanta la pubblicazione di ben cinque libri di poesie (tre scritti in persiano e due in danese). È proprio dalla sua immensa passione per i versi che, a partire dai primi anni ’90, è esplosa la sua vocazione per la traduzione letteraria, intesa come ponte per unire culture apparentemente lontanissime. Le sue traduzioni di poeti danesi, pubblicate in persiano nella nota rivista culturale Wazheh (che significa, per l’appunto, “Parola”), testimoniano il suo talento poliedrico. Attualmente traduce fluidamente tra inglese, persiano e danese, spingendosi persino a tradurre in persiano preziose opere norvegesi e svedesi.
L’anima del ciclo poetico: tra deserti, amore e identità
Il ciclo poetico che vi proponiamo oggi in esclusiva è un viaggio nell’intimità di un’artista che si definisce, meravigliosamente, “Un Dio con un cuore umano” e un “giardiniere dall’animo piovoso”. Nelle sue rime (rigorosamente libere da schemi metrici asfissianti) c’è la perenne ricerca di un equilibrio tra l’aridità del dolore e l’inondazione dei sentimenti. Nella poesia “La terra deserta”, l’autrice descrive magistralmente il tormento delle parole umane: se sono troppe poche evaporano senza lasciare traccia, ma se sono troppe rischiano di distruggere, in una disperata alluvione, le crepe di una mente già inaridita dalla vita. Ecco di seguito le quattro, splendide composizioni che compongono questo affascinante ciclo lirico.
INTERSEZIONE TRA ARTE E STORIA
Un luogo
All’incrocio
Di arte e storia
Dove le sabbie del tempo
Non smettono mai di incresparsi
E la vita fa capolino
In ogni finestra
Germogliando
Dove le storie stanno navigando via
E in cima alla cresta del curling
Ondate di cambiamento.
ESSERE UN POETA
Vite tortuose
Percorsi a più livelli
Uno scrittore
Con mille e una penne
Un Dio
Con un cuore umano.
Pensieri sterili
Parole essiccate
Un artista con il pollice verde
Un giardiniere dall’animo piovoso.
LA TERRA DESERTA
Parole sussurrate,
cadono e si raccolgono,
come la pioggia,
nelle fessure e nelle crepature
di una mente inaridita;
troppo pochi:
svaniscono nella polvere
come una carezza fugace
troppi:
erodono il terreno sgretolato
in un’alluvione disperata.
Stanca
di siccità e diluvio,
Questa terra deserta attende
per la persistenza delicata
della primavera.
NAVIGANDO NEL MARE DELL’AMORE
Le mani pigre del tempo
mostrano solo l’Ora in punto
l’ago inutile della bussola
punta solo qui la direzione
e la mappa
è scomparsa
con il vento.
Da Roma ad Arsoli: rinasce il ponte culturale che unisce Villa Lante e Villa Morani
L’unione tra i due siti nasce alla fine dell’Ottocento, quando la principessa russa Nadine Helbig Šahovskaja e il marito Wolfgang Helbig (noto archeologo) trasformarono Villa Lante sul Gianicolo in uno dei salotti artistici e culturali più esclusivi d’Europa. La loro figlia, Elisabetta “Lili” Helbig, sposò l’importante pittore simbolista Alessandro Morani, fondatore del movimento In Arte Libertas. Nel 1903 la coppia scelse la dimora di Arsoli come un eremo di quiete e bellezza immerso nella natura, continuando sempre a ospitare la stimolante cerchia di amici e intellettuali. Il legame storico, artistico e affettivo unisce questi due luoghi straordinari della Regione Lazio, due luoghi simbolo legati a doppio filo dalla figura centrale di Nadine Helbig Shakhovskàja.
Rinasce uno storico legame tra le due Ville grazie alla sottoscrizione dell’Accordo di amicizia e collaborazione siglato lo scorso 30 luglio 2026.
Redazione- L’unione tra i due siti nasce alla fine dell’Ottocento, quando la principessa russa Nadine Helbig Šahovskaja e il marito Wolfgang Helbig (noto archeologo) trasformarono Villa Lante sul Gianicolo in uno dei salotti artistici e culturali più esclusivi d’Europa. La loro figlia, Elisabetta “Lili” Helbig, sposò l’importante pittore simbolista Alessandro Morani, fondatore del movimento In Arte Libertas. Nel 1903 la coppia scelse la dimora di Arsoli come un eremo di quiete e bellezza immerso nella natura, continuando sempre a ospitare la stimolante cerchia di amici e intellettuali. Il legame storico, artistico e affettivo unisce questi due luoghi straordinari della Regione Lazio, due luoghi simbolo legati a doppio filo dalla figura centrale di Nadine Helbig Shakhovskàja.
Oggi, l’intesa formale si concretizza attraverso specifici progetti culturali condivisi tra l’associazione Liberi nell’Arte, con sede ad Arsoli, e l’ Institutum Romanum Finlandiae con sede a Villa Lante in Roma. L’accordo riveste un’importanza straordinaria perché unisce e valorizza la memoria storica, artistica e musicale della famiglia Helbig-Morani, una delle famiglie più affascinanti della Roma di fine ‘800.
Una sinergia istituzionale che permette di valorizzare i reciproci archivi, proteggendo e diffondendo documenti storici rari, foto d’epoca e una fitta corrispondenza europea ereditata dal fondo Morani-Helbig che consente ai visitatori contemporanei di fruire di un’eredità culturale che continua a vivere.
Uno dei frutti più tangibili di questa collaborazione è l’istituzione e la gestione congiunta della Borsa di Studio Nadine Helbig, realizzata in collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia. Il progetto seleziona e premia annualmente giovani talenti della Scuola di pianoforte di quell’Istituto. Gli eventi musicali legati al premio si tengono unendo la sala di Villa Morani ad Arsoli a Villa Lante al Gianicolo, dove i vincitori hanno il privilegio di esibirsi sull’antico e prezioso pianoforte Pleyel appartenuto a Nadine Helbig. Uno strumento leggendario cheè stato accarezzato dalle mani di musicisti del calibro di Grieg, Rubinstein, Liszt.
Dunque una storia che oggi continua grazie a questo Accordo, ricreando un ponte ideale tra la capitale e la Valle dell’Aniene e che fa sì che il legame tra queste due dimore non resti confinato nei libri di storia, ma riverberi quella memoria e quello spirito attraverso iniziative artistiche e culturali viventi.
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