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Cronaca

CAMIONISTA SI RIBALTA CON IL MEZZO PESANTE, POSITIVO ALL’ETILOMETRO: 57ENNE DEFERITO

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CAMIONISTA SI RIBALTA CON IL MEZZO PESANTE, POSITIVO ALL'ETILOMETRO: 57ENNE DEFERITO

Redazione-  Un uomo di 57 anni, residente nella provincia di Frosinone, è stato segnalato all’autorità giudiziaria dai Carabinieri di Fiamignano per aver guidato un veicolo in stato di ebbrezza alcolica.

L’episodio si è verificato alcuni giorni fa, nel tardo pomeriggio, quando una pattuglia dei militari è intervenuta sulla strada provinciale 578, al chilometro 27+200, nel territorio del comune di Fiamignano. L’intervento è scattato in seguito a una segnalazione al numero di emergenza 112 che denunciava un incidente stradale.

Il conducente, che stava operando un autoarticolato per conto di una ditta di trasporti e procedeva in direzione Rieti–Borgorose, ha improvvisamente perso il controllo del veicolo, il quale si è autonomamente capovolto sull’arteria stradale.

Le indagini immediatamente svolte sul luogo del sinistro hanno permesso di accertare che l’autista si trovava al volante con un tasso alcolemico di 0,81 g/l, un valore superiore al limite consentito dalla legge. Per tale violazione, l’uomo è stato denunciato a piede libero per la trasgressione dell’articolo 186 del Codice della Strada.

Come conseguenza dell’infrazione, il pesante automezzo è stato sottoposto a sequestro penale. Inoltre, la patente di guida dell’uomo è stata ritirata e sarà trasmessa alla Prefettura di Rieti per l’adozione degli ulteriori provvedimenti amministrativi previsti.

La condotta riscontrata è considerata di particolare gravità, soprattutto considerando che l’incidente è stato causato da un conducente professionale. La guida di veicoli di grandi dimensioni e massa, infatti, richiede standard elevati di attenzione e condizioni psicofisiche ottimali, data la complessità e i pericoli intrinseci alla circolazione su strade extraurbane.

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Cronaca

Valposchiavo, condannato il cacciatore che ha ucciso un lupo: multa salata ma resta la licenza di caccia

🚨 CONDANNATO PER L’UCCISIONE DEL LUPO! Sentenza definitiva della magistratura retica contro il cacciatore che il 1° settembre 2025, nel primo giorno di caccia alta in Valposchiavo, uccise per negligenza un esemplare maschio di lupo. L’uomo dovrà pagare una pesante multa (fino a 10.000 franchi) e risarcire il valore dell’animale protetto. I giudici hanno invece deciso di non revocargli la patente di caccia poiché è stata esclusa l’intenzionalità e il reato grave contro le persone. Se fosse stato dolo, rischiava un anno di carcere. I dettagli del verdetto 👇#valposchiavo #lupo #cacciacondanna #magistraturaretica #specieprotette #ambientepreallarme #bracconaggio #svizzera #pagineutili

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Lupo

La decisione definitiva della magistratura retica per l’abbattimento colposo dell’animale protetto

Valposchiavo – Un profondo, accurato e quanto mai atteso verdetto giudiziario incentrato sulla tutela della fauna selvatica protetta, sulle riforme del diritto penale applicato alle attività venatorie e sul rigido rispetto delle normative ecologiche transfrontaliere ha tagliato ufficialmente il traguardo. La magistratura retica ha emanato un decreto d’accusa formale nei confronti di un cacciatore locale, ritenuto responsabile dell’abbattimento illegittimo di un esemplare maschio di lupo all’interno del territorio alpino della Valposchiavo. Il cacciatore ha scelto di non presentare ricorso formale davanti ai tribunali superiori, accettando integralmente i moduli della decisione che è diventata in questo modo definitiva e irrevocabile. Secondo le risultanze investigative coordinate dagli inquirenti della Procura pubblica, l’autore del reato ha agito per pura negligenza professionale durante lo svolgimento della stagione venatoria.
L’uomo ha colpito a morte l’esemplare protetto senza una reale intenzionalità criminale di stampo bracconieristico, ma non ha prestato la necessaria e sufficiente attenzione visiva al bersaglio prima di fare fuoco con la propria carabina da distanza ravvicinata.

Le sanzioni pecuniarie previste dalla legge federale e il mancato ritiro della patente venatoria

In base a quanto stabilito dai severi articoli della Legge federale sulla caccia, il condannato dovrà ora provvedere al pagamento di una pesante sanzione pecuniaria amministrativa, un modulo finanziario che per questa tipologia di illeciti può raggiungere un tetto massimo pari a diecimila franchi complessivi. Oltre al saldo della multa statale, il cacciatore risulta obbligato a risarcire integralmente il valore economico stimato dell’esemplare abbattuto, versando i moduli indennitari nelle casse dei dipartimenti ambientali del Cantone. I magistrati hanno invece deliberato di non applicare la misura accessoria del ritiro o della revoca della patente di caccia. La normativa svizzera prevede infatti la sospensione definitiva della licenza d’uso delle armi soltanto nel caso in cui una persona colpisca intenzionalmente o per colpa grave un altro essere umano, configurando il pericolo concreto di commissione di reati analoghi.
Nel corso del procedimento penale è emerso che se il cacciatore avesse agito con dolo e intenzionalità per eliminare il grande predatore alpino, avrebbe rischiato una condanna detentiva in carcere fino a un massimo di dodici mesi di reclusione.

I fatti del primo settembre duemila venticinque e la pianificazione dei testi nella bacheca del giornale

La vicenda di cronaca nera ambientale risale alla giornata del primo settembre duemila venticinque, in concomitanza con l’apertura ufficiale della stagione della caccia alta nelle vallate elvetiche. Proprio tra i boschi della Valposchiavo venne rinvenuta la carcassa del lupo maschio che presentava una profonda ferita da arma da fuoco compatibile con i calibri venatori. Poiché in quel preciso arco temporale i guardiacaccia non avevano rilasciato alcun modulo o permesso speciale per l’abbattimento selettivo di predatori nella zona, la Procura ha avviato una complessa indagine balistica per individuare il responsabile del prelievo illegale. Nel mese di febbraio di quest’anno gli uffici giudiziari hanno formalizzato l’accusa, giungendo ora alla definizione del verdetto di colpevolezza. [
La redazione del giornale continuerà a documentare le vicende legate alla gestione della fauna protetta e i successivi processi penali in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori attenti ai temi dello spettacolo, del lavoro, della scuola e dello sviluppo territoriale nella nostra bellissima penisola.

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Cronaca

Borgorose, esplosione alla Vdf Fireworks: c’è un indagato in Procura per la morte di madre e figlio

🚨 SVOLTA NELLE INDAGINI SULLA TRAGEDIA DI BORGOROSE: C’È UN INDAGATO! A poche ore dalla drammatica esplosione che ha raso al suolo un magazzino della Vdf Fireworks (ex Mattei) a Torano, provocando la morte di Simone Colle (30 anni) e della madre Teresa Tozzi (60 anni) di Avezzano, la Procura di Rieti ha iscritto la prima persona nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo. Un dramma nel dramma per la famiglia Colle, già colpita dalla perdita di altre tre persone nello stesso sito nel 2023. Tutti i dettagli 👇#borgorose #esplosione #vdeffireworks #pirotecnicamattei #simonecolle #teresatozzi #avezzano #cronacanera #rieti #indagini #pagineutili

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Esplosione

I tre forti boati uditi nella frazione di Torano e il crollo strutturale del magazzino delle polveri piriche

Borgorose – Un nuovo, agghiacciante e drammatico capitolo giudiziario si è aperto ufficialmente a poche ore di distanza dalla tremenda deflagrazione che ha sconvolto la Valle del Salto e l’intera comunità della Marsica, trasformando una giornata di ordinario lavoro in un teatro di dolore e di morte. I magistrati della Procura della Repubblica di Rieti, coordinati sul campo dal procuratore capo Paolo Auriemma, hanno formalizzato l’iscrizione del primo nominativo all’interno del registro degli indagati nell’ambito del fascicolo penale aperto d’urgenza con l’ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il provvedimento giudiziario si è reso necessario per avviare gli accertamenti tecnici irripetibili e balistici sulle macerie dello stabilimento della ditta pirotecnica denominata Vdf Fireworks, precedentemente nota sul mercato sotto il marchio della ditta Mattei, situata nei pressi della frazione rurale di Torano nel comune di Borgorose.
Il terribile dramma si è consumato nella mattinata di ieri, precisamente intorno alle ore nove, quando una sequenza ravvicinata di tre fortissimi boati ha fatto tremare le bubbole delle abitazioni circostanti, scatenando l’immediato panico tra i residenti del comprensorio reatino.

Il tragico destino della famiglia Colle di Avezzano e il precedente incidente del duemila ventitré

Quando le prime squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco, i militari dell’Arma dei Carabinieri e il personale medico del centododici sono riusciti a raggiungere l’area recintata dello stabilimento, si sono trovati di fronte a uno scenario spaventoso. Uno degli edifici centrali della fabbrica, un manufatto in muratura adibito alla lavorazione e alla miscelazione preliminare delle polveri chimiche per il confezionamento dei fuochi d’artificio, era stato completamente sventrato e ridotto a un cumulo fumante di detriti e calcinacci. Sotto la massa dei materiali crollati, i tecnici del nucleo soccorso hanno rinvenuto i corpi ormai privi di vita del giovane operaio Simone Colle, di trenta anni, e della madre Teresa Tozzi, di sessanta anni, entrambi residenti storici nella vicina città di Avezzano e stroncati sul colpo dalla violenza dell’onda d’urto generata dallo scoppio.
La tragedia assume i contorni di una vera e propria e crudele maledizione familiare, poiché lo stesso identico sito industriale era stato lo scenario di un altro spaventoso incidente mortale avvenuto nel luglio del duemila ventitré. In quel drammatico precedente persero la vita Franco Colle e i suoi due figli, Anna Colle e Claudio Colle, rispettivamente zio e cugini diretti del giovane Simone Colle deceduto nella giornata di ieri.

I sigilli giudiziari allo stabilimento di Torano

La ditta pirotecnica, in seguito al patteggiamento a quattro anni di reclusione concordato nel duemila venticinque dai vecchi titolari Fabrizio e Gaetano Mattei per i reati di caporalato e detenzione di esplosivi in sito non autorizzato, era stata dissequestrata riottendo le licenze per riprendere la catena di montaggio dei fuochi pirici sotto la nuova denominazione di Arca Defence. Gli inquirenti della Procura di Rieti hanno nuovamente apposto i sigilli giudiziari ai cancelli di accesso della fabbrica di Torano per consentire ai periti balistici di individuare l’esatta causa dell’innesco della scintilla.

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Cronaca

Tragedia a Borgorose, esplode la polveriera pirotecnica a Sant’Anatolia: morti madre e figlio di Avezzano

🚨 IMMANE TRAGEDIA A BORGOROSE! Esplode la fabbrica di fuochi d’artificio a Sant’Anatolia: morti madre e figlio di Avezzano, Simone Colle (30 anni) e Teresa Tozzi (60 anni). Erano parenti delle tre vittime che persero la vita nello stesso sito nel 2023. Sul posto il Procuratore Capo di Rieti Paolo Auriemma per avviare le indagini. Sotto shock l’intera Marsica. Tutti gli aggiornamenti nell’articolo.#borgorose #rieti #avezzano #pirotecnicamattei #esplosione #cronacanera #marsica #sicurezzalavoro #tragedia #pagineutili

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fabbrica di fuochi d'artificio

Le tre forti esplosioni nella fabbrica di fuochi d’artificio e il sopralluogo del procuratore capo di Rieti Paolo Auriemma

Borgorose – Un immane, drammatico e straziante fatto di cronaca nera, caratterizzato da una tragica sequenza di deflagrazioni e dalla perdita immediata di due vite umane, ha gettato nel lutto e nel dolore più profondo l’intera comunità della Marsica e della provincia di Rieti. Nella prima mattinata di oggi, precisamente alle ore nove e zero otto, un gravissimo incidente si è verificato all’interno dello stabilimento industriale della Pirotecnica Mattei, situato nella frazione rurale di Sant’Anatolia di Borgorose. Secondo le prime e drammatiche ricostruzioni fornite dai soccorritori e dai vigili del fuoco giunti d’urgenza sul posto, si sono verificate tre violentissime esplosioni in rapida successione. Lo scoppio ha provocato il totale crollo strutturale di una palazzina in muratura, un manufatto utilizzato dagli operai per il trattamento preliminare delle polveri piriche e delle miscele chimiche necessarie al confezionamento dei fuochi d’artificio.
Il bilancio finale dell’incidente sul lavoro è drammatico. All’interno delle macerie del magazzino crollato hanno perso la vita il giovane Simone Colle, di trenta anni, e sua madre Teresa Tozzi, di sessanta anni, entrambi residenti storici nella città di Avezzano. Il decesso dei due cittadini abruzzesi è stato ufficialmente confermato dal procuratore capo della Repubblica di Rieti, Paolo Auriemma, il quale ha effettuato un dettagliato sopralluogo tecnico insieme al magistrato di turno e agli specialisti del nucleo investigativo per coordinare i rilievi scientifici sul terreno.

Il legame con il drammatico incidente del duemila ventitré e il patteggiamento dei titolari Mattei

La tragedia di oggi assume i contorni di un vero e proprio e agghiacciante dramma familiare, in quanto le due vittime erano strettamente imparentate con le tre persone che persero la vita in un precedente e analogo incidente avvenuto nello stesso identico sito industriale nel luglio del duemila ventitré. In quella dolorosa circostanza morirono Franco Colle e i suoi due figli, Anna Colle e Claudio Colle, rispettivamente zio e cugini del giovane Simone Colle scomparso nella mattinata odierna. Simone Colle era uno dei tre dipendenti presenti in azienda al momento dello scoppio, mentre gli altri due colleghi sono rimasti miracolosamente illesi. La madre Teresa Tozzi si trovava nel medesimo locale in quanto collaborava stabilmente con le attività logistiche della ditta pirotecnica.
La Procura della Repubblica di Rieti ha annunciato l’immediata apertura di un fascicolo penale per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, disponendo il sequestro giudiziario dell’intera area di Sant’Anatolia di Borgorose e ordinando l’esecuzione degli accertamenti autoptici sui corpi delle vittime. Nel mese di giugno del duemila venticinque, i titolari della fabbrica di Torano, Fabrizio Mattei e Gaetano Mattei, avevano patteggiato una pena detentiva pari a quattro anni di reclusione ciascuno nel processo penale che li vedeva imputati per i reati di detenzione di materiale esplodente in sito non autorizzato, caporalato e morte come conseguenza di altro delitto per i fatti del duemila ventitré.

I focolai della sicurezza sul lavoro e la pubblicazione immediata nella bacheca del giornale

Successivamente al patteggiamento, l’azienda pirotecnica era stata ufficialmente dissequestrata dalle autorità competenti, riottendo le regolari licenze prefettizie per la produzione, il confezionamento e la vendita di giochi pirici sul mercato nazionale. Questo nuovo e sconvolgente fatto di sangue riaccende prepotentemente i riflettori sui temi della sicurezza sul lavoro e sul controllo delle autorizzazioni per gli stabilimenti ad alto rischio della Valle del Salto. La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione delle indagini balistiche e giudiziarie coordinate dalla magistratura reatina in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e tempestivo per aggiornare i lettori d’Abruzzo e della Marsica colpiti da questa nuova tragedia.

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