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Il romanzo storico di Andrea Verrocchio “Pescara 1566. La battaglia dell’Aternum” diventa un’opera teatrale

🎭 La storia di Pescara torna a vivere: il romanzo di Andrea Verrocchio sulla battaglia del 1566 arriva a teatro grazie a una produzione d’eccellenza. Un racconto di amicizie, conflitti e radici abruzzesi che non potete perdere.
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#Pescara1566 #AndreaVerrocchio #StoriaAbruzzese #TeatroItaliano

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Pescara 1566 copertina

Redazione-  Pescara si appresta a rivivere uno dei capitoli più intensi e drammatici della propria storia cittadina. Il romanzo “Pescara 1566. La battaglia dell’Aternum”, scritto dal giovanissimo e promettente autore Andrea Verrocchio edito da IlViandante Edizioni, compie un passo ulteriore nel suo percorso di diffusione culturale: l’opera letteraria sarà trasformata in una rappresentazione teatrale. Il progetto non rappresenta soltanto una trasposizione artistica, ma si pone l’obiettivo di restituire alla cittadinanza e al pubblico nazionale la memoria vivida di un evento che ha segnato il destino del litorale adriatico nel XVI secolo.

la genesi di un progetto tra storia e teatro

L’input per portare le vicende narrate da Verrocchio sul palcoscenico è giunto dall’assessore alla Cultura del Comune di Pescara, Maria Rita Carota, che ha intuito il potenziale narrativo ed educativo del racconto. La realizzazione pratica dello spettacolo è stata affidata a Indaco Teatro Giovani, realtà guidata dalla professoressa Federica Vicino, figura di riferimento nel panorama culturale locale. A dare ulteriore prestigio e solidità alla produzione interviene Stefano Francioni, titolare dell’omonima agenzia, nota a livello nazionale per la gestione di spettacoli, concerti e tournee che coinvolgono nomi di primo piano del mondo dello spettacolo italiano, tra cui Lino Guanciale, Luca Argentero e Edoardo Leo. La convergenza di queste professionalità promette di trasformare la pagina scritta in una messinscena di alto profilo.

il conflitto ottomano e lo sguardo sulle radici abruzzesi

Il nucleo narrativo del libro di Verrocchio si concentra sull’assalto sferrato dalle flotte dell’Impero Ottomano lungo la costa adriatica nel 1566. L’incursione, che partì da Venezia per giungere fino ai confini della Puglia, mirava alla conquista strategica delle Isole Tremiti. Il racconto di Verrocchio restringe l’obiettivo sulla piazzaforte di Pescara, situata esattamente in quell’area dove oggi i cittadini e i visitatori possono ammirare il Museo delle Genti d’Abruzzo, ospitato presso l’ex Bagno Borbonico. Questo luogo, che un tempo costituiva il baluardo difensivo della città contro le scorrerie nemiche, diviene nel romanzo il centro di una battaglia non solo militare, ma esistenziale.

Accanto al rigore della ricostruzione storica — condotta con una consapevolezza editoriale rara per un autore che ha iniziato la sua carriera in giovanissima età — il libro si muove attraverso una vicenda dal sapore universale. Protagonisti sono due giovani legati da un’amicizia profonda, i quali, a causa del precipitare degli eventi bellici, si ritrovano a indossare le uniformi di fronti contrapposti. Il loro conflitto interiore, sospeso tra il dovere verso la propria fazione e il richiamo di un affetto fraterno, offre al lettore — e ora allo spettatore — una riflessione sull’inutilità della violenza e sulla complessità delle scelte individuali durante le epoche di crisi. Verrocchio utilizza il passato per lanciare un monito moderno: la necessità di non fermarsi mai alle apparenze e di guardare oltre le etichette imposte dalla guerra.

il percorso letterario di un giovane autore

Il successo di “Pescara 1566. La battaglia dell’Aternum” non è un episodio isolato nel percorso di Andrea Verrocchio. Nonostante la sua giovane età, il talento pescarese ha già consolidato una bibliografia di tutto rispetto. Partendo dalla raccolta di poesie “I segreti delle parole-racconti in colore” nel 2019, passando per “Le Idi di Marzo” nel 2020 — finalista alla Rassegna dell’Editoria Abruzzese — fino ad arrivare al più recente “L’ombra della guerra”, pubblicato nel 2024 e già insignito di dieci prestigiosi riconoscimenti letterari, Verrocchio ha dimostrato una crescita costante.

La trasposizione teatrale di questo romanzo rappresenta il culmine di un viaggio iniziato con presentazioni in contesti di grande spessore, dal FLA – Festival di Libri e Altrecose di Pescara, fino ai palcoscenici nazionali come il Salone Internazionale del Libro di Torino e la fiera “Più libri più liberi” di Roma. La portata del progetto teatrale ora in lavorazione conferma l’urgenza di rendere la storia locale accessibile a un pubblico transgenerazionale, trasformando il libro in un ponte capace di unire la conservazione della memoria alla forza comunicativa del teatro. L’attesa è alta, così come la curiosità di vedere come l’ex Bagno Borbonico, metafora fisica della resilienza cittadina, verrà rievocato nelle scenografie e nelle dinamiche di un’opera destinata a lasciare il segno nella stagione culturale abruzzese.

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L’ultima porta, il nuovo romanzo di Andrea Mingardi tra Bologna, fede e mistero dell’aldilà

📚 Andrea Mingardi torna in libreria con L’ultima porta, un romanzo che intreccia Bologna, amore, fede e il mistero di ciò che può esistere oltre la vita.
Una storia sospesa tra realtà e aldilà che riporta al centro le grandi domande dell’esistenza: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#AndreaMingardi #Libri #Romanzi #Bologna

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Redazione-  Bologna torna al centro dell’immaginario narrativo di Andrea Mingardi, che con L’ultima porta, pubblicato da Edizioni Pendragon e disponibile in libreria e nei principali store digitali dal 29 maggio 2026, firma un romanzo che unisce sentimento, ironia e riflessione sul confine più enigmatico dell’esistenza. Il nuovo libro del musicista e scrittore bolognese affronta temi ampi e delicati come la vita, la morte, l’amore, la fede e ciò che potrebbe trovarsi oltre la soglia ultima, costruendo una storia che alterna leggerezza narrativa e domande profonde.

Mingardi sceglie di farlo attraverso un protagonista dall’identità quotidiana e riconoscibile, lontano dagli eroi eccezionali e vicino alla normalità di molte esistenze urbane italiane. Il risultato è un romanzo che si muove tra realtà concreta e dimensione spirituale, mantenendo sempre uno sguardo umano, diretto e accessibile. L’autore presenta il libro come il racconto di un viaggio tra la vita e il mistero, una sorta di attraversamento simbolico che diventa materia narrativa e occasione di confronto con le grandi domande che accompagnano ogni esperienza umana.

un romanzo che intreccia vita quotidiana, coma e ritorno dall’ignoto

Al centro della trama c’è Marco Rossi, architetto bolognese di 56 anni, uomo concreto e ironico, legato alla moglie Elisa, al Bologna calcio, al cane Pippo e a una quotidianità fatta di lavoro, affetti e abitudini rassicuranti. La sua esistenza sembra aver trovato finalmente un equilibrio positivo: la carriera procede bene, la coppia attende un figlio, il futuro appare stabile. È a questo punto che la storia cambia direzione con un evento improvviso e traumatico: un infarto fulminante, nove minuti senza battito, il coma, l’attesa dei familiari e dei medici.

Da questo passaggio prende forma la domanda centrale del romanzo. Marco torna, ma il suo ritorno non è un semplice recupero fisico. Attorno a lui si apre un territorio ambiguo, sospeso tra esperienza estrema, percezione del trascendente e interrogativi che nessuno riesce a sciogliere fino in fondo. Mingardi costruisce così una narrazione che attraversa ospedali, salotti borghesi, cantieri, incontri improbabili e figure legate al mondo del paranormale, tenendo insieme la concretezza di Bologna con la possibilità di uno spazio ulteriore, invisibile ma presente.

L’elemento più interessante della sinossi è proprio questo equilibrio. L’ultima porta non sembra voler offrire una risposta definitiva su ciò che accade dopo la morte, ma preferisce abitare la domanda. L’aldilà, in questa impostazione, non viene trattato come una verità rivelata né come un puro espediente narrativo, ma come un campo di tensione tra fede e dubbio, tra bisogno di credere e impossibilità di sapere fino in fondo. La morte, nel libro, non è il punto finale della storia, ma il luogo da cui il racconto riparte per interrogare ciò che resta: i sentimenti, il legame con chi si ama, il senso del ritorno.

Andrea Mingardi scrittore, tra musica, Bologna e una lunga carriera artistica

Il romanzo si inserisce nel percorso di un autore che il pubblico italiano conosce soprattutto per la musica, ma che da anni coltiva anche la scrittura. Andrea Mingardi, bolognese, è una figura storica della scena artistica nazionale, con una carriera che attraversa blues, canzone d’autore, televisione, narrativa e impegno sociale. Tra i fondatori della Nazionale Cantanti, nel corso degli anni ha collaborato con nomi molto noti della musica italiana e internazionale, da Gianni Morandi a Lucio Dalla, da Mina a Ornella Vanoni, fino a artisti come José Feliciano e i Blues Brothers.

La sua biografia racconta un profilo artistico ampio, segnato da premi, incisioni di successo e un forte legame con Bologna e con il patrimonio culturale emiliano. Dal disco Ciao Ràgaz, che ha dato centralità al dialetto bolognese, fino ai riconoscimenti più recenti come la Turrita d’Argento conferita dal Comune di Bologna e la pergamena di Ambasciatore di Riccione nel mondo, Mingardi ha costruito un percorso in cui identità locale e visibilità nazionale si sono spesso intrecciate.

Anche per questo L’ultima porta appare come un’opera coerente con la sua figura pubblica. Il protagonista bolognese, il tono che mescola ironia e malinconia, la presenza di una città concreta e vissuta, il rapporto tra spiritualità e disincanto: tutti elementi che rimandano a un autore abituato a raccontare l’umano senza irrigidirlo in formule. Il libro, da quanto emerge dalla presentazione, punta a parlare a un pubblico ampio, non solo agli appassionati di narrativa legata al tema dell’aldilà, ma anche ai lettori interessati a storie sentimentali e a vicende che usano l’eccezionalità per interrogare la vita quotidiana.

Nel panorama editoriale italiano, dove spesso il tema della morte viene trattato in chiave cupa o strettamente filosofica, il romanzo di Mingardi prova una strada diversa. Mette insieme racconto popolare, introspezione e visione, tenendo il mistero aperto e lasciando al lettore lo spazio per abitare la soglia. È questa la scommessa del libro: non tanto spiegare cosa ci sia oltre l’ultima porta, quanto raccontare cosa accade a chi, dopo averla sfiorata, torna indietro con uno sguardo cambiato.

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Artisti a Villa Borghese 2026, a Roma sei incontri al Museo Carlo Bilotti tra pittura, poesia e visioni contemporanee

🎨 A Villa Borghese torna una delle rassegne più attese dell’estate e dell’autunno romano: sei appuntamenti tra arte contemporanea, poesia, video e suono nella Sala de Chirico del Museo Carlo Bilotti.
Un viaggio culturale nel cuore di Roma tra grandi nomi e nuove letture del patrimonio cittadino: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #VillaBorghese #ArteContemporanea #MuseoCarloBilotti

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Artisti a villa Borghese 3 anno

Redazione-  Roma rilancia il dialogo tra arte contemporanea, paesaggio urbano e memoria delle Ville storiche con la terza edizione di Artisti a Villa Borghese, il ciclo di incontri promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e ospitato nella Sala de Chirico del Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Da giugno a ottobre 2026, uno degli spazi culturali più riconoscibili del parco pubblico più noto della capitale diventa il centro di un percorso che mette in relazione artisti, studiosi, critici e pubblico attraverso formule diverse: talk, interviste, reading, proiezioni, storytelling e interventi sonori.

L’iniziativa conferma una linea culturale ormai riconoscibile nel programma della Sovrintendenza: usare i luoghi della storia cittadina non come semplici contenitori di eventi, ma come ambienti attivi di produzione culturale. Villa Borghese, da questo punto di vista, rappresenta una cornice particolarmente significativa. Non è soltanto uno dei polmoni verdi di Roma, ma anche un sistema di memorie artistiche, architettoniche e naturali che continua a offrire nuovi livelli di lettura. Il progetto nasce proprio da questa idea: rileggere il patrimonio delle Ville storiche urbane attraverso lo sguardo degli artisti di oggi, chiamati a confrontarsi con la natura, con la stratificazione della città e con il peso simbolico dei luoghi.

un programma che unisce linguaggi diversi e nuovi formati

L’edizione 2026 punta su una formula più ampia rispetto ai classici incontri d’autore. Accanto al confronto dal vivo trovano spazio reading poetici, ambient sound, videoproiezioni e interviste costruite come momenti di approfondimento. Una parte dei materiali, inoltre, resterà fruibile anche nei giorni successivi, ampliando la durata culturale dell’iniziativa oltre il singolo appuntamento. È una scelta che rafforza il valore pubblico del progetto e rende il museo un punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi vuole avvicinarsi ai linguaggi contemporanei con strumenti accessibili.

Il cartellone restituisce un quadro ampio dell’arte del XXI secolo e dei suoi legami con la storia del Novecento. La pittura meditativa di Giuseppe Modica incontra la parola poetica; Nina Maroccolo porta in scena una pratica che attraversa arti visive, scrittura e performance; Lina Passalacqua richiama la lezione del Futurismo in chiave attuale; Gabriele Stabile lavora sul rapporto tra immagine e suono; mentre gli appuntamenti dedicati a Cesare Zavattini e Corrado Cagli propongono una rilettura di figure già storicizzate, mettendo in luce aspetti meno frequentati dal grande pubblico.

da Giuseppe Modica a Corrado Cagli, tutti gli appuntamenti in calendario

Il primo incontro è in programma giovedì 18 giugno alle 18.30 con Giuseppe Modica e il titolo Natura metafisica / Il miracolo visivo della luce. A dialogare con l’artista sarà Roberto Deidier, poeta e saggista. L’appuntamento si annuncia come una riflessione sul tema della luce, elemento centrale nella ricerca di Modica, e sul rapporto tra visione, silenzio e spazio naturale.

Il 2 luglio alle 18.30 sarà la volta di Nina Maroccolo con Eucalipti e altre rivoluzioni. L’incontro prevede l’intervista a Plinio Perilli e un reading di poesie e scritti dell’artista con Alessandra Grecco Russo, Marina Petrillo e Marzia Spinelli. In questo caso il programma si muove tra parola, performance e immaginario visivo, mantenendo al centro il paesaggio come forma culturale e interiore.

Il 19 luglio alle 10.30 protagonista sarà Lina Passalacqua con La natura futurista dell’esistenza. Claudio Crescentini curerà uno storytelling dedicato all’artista, mentre il film L’Essenza geometrica delle passioni, diretto da Giulio Latini in collaborazione con PM Progetti Mediali, resterà visibile nella Saletta video fino al 27 settembre. Un passaggio che lega la pittura all’immagine in movimento e mette in relazione ricerca artistica e racconto filmico.

Dopo la pausa estiva, il ciclo riprenderà il 15 settembre alle 18.30 con Gabriele Stabile e Il volo dell’oca selvatica / Within Without, appuntamento che unirà intervista e special ambient sound. Il dialogo tra fotografia e dimensione sonora rappresenta uno dei punti più originali del programma, anche per la capacità di trasformare lo spazio museale in un ambiente percettivo.

Il 2 ottobre alle 18.00 sarà dedicato a Cesare Zavattini l’incontro “La veritaaaá” prima di tutto, con l’intervento di Silvana Cirillo della Sapienza Università di Roma e la videoproiezione Cover’s Zà di Made in Heaven, visibile fino al 25 ottobre. Chiusura il 16 ottobre alle 18.00 con Corrado Cagli e Natura totemica, incontro al quale parteciperanno Giuseppe Briguglio, Davide Fodaro, Miriam Pitocco e Livia Sforzini, in un confronto che toccherà anche aspetti legati alla conservazione e allo studio delle opere.

il ruolo del Museo Carlo Bilotti nel sistema culturale romano

Scegliere il Museo Carlo Bilotti come sede stabile del ciclo non è un dettaglio secondario. L’Aranciera di Villa Borghese è uno dei luoghi in cui Roma ha saputo costruire un equilibrio tra collezione, identità architettonica e programmazione pubblica. Inserire qui una rassegna dedicata agli artisti contemporanei significa rafforzare il ruolo del museo come spazio di relazione tra patrimonio storico e ricerca attuale.

Tutti gli incontri si svolgeranno in piazzale Fiorello La Guardia, con ingresso libero fino a esaurimento posti. La prenotazione è consigliata attraverso il numero 060608, attivo ogni giorno dalle 9 alle 19. Durante gli appuntamenti non sarà possibile visitare le mostre in corso al museo. Un aspetto pratico, ma utile per chi intende organizzare in anticipo la visita.

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A Roma, l’arte contemporanea incontra il gusto: Saâdane Afif trasforma Villa Borghese con lavinia gusto #5

🍦 un sorprendente mix di arte contemporanea, performance e sapori unici sta per animare villa borghese a roma! il progetto lavinia, con l’artista saâdane afif, offre un’esperienza indimenticabile tra architettura e gusto. leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #LAVINIA #SaâdaneAfif #VillaBorghese #ArteContemporanea

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Redazione-  Roma si prepara ad accogliere un’esperienza artistica multisensoriale di spicco con il quinto episodio di LAVINIA, il programma d’arte che da tempo si dedica a rianimare luoghi storici della città attraverso la lente della contemporaneità. giovedì 11 giugno 2026, la suggestiva loggia dei vini all’interno di villa borghese sarà il palcoscenico per “gusto #5”, un’opera e performance inedita dell’artista franco-marocchino saâdane afif. al centro di questa manifestazione vi sarà non solo un dialogo profondo tra arte e architettura, ma anche un elemento inaspettato e delizioso: un nuovo gusto di gelato, pistacchio e lampone, ideato per l’occasione, che promette di coinvolgere il pubblico in maniera totale, ben oltre la mera osservazione visiva. l’iniziativa, realizzata da ghella e curata da salvatore lacagnina, continua il suo percorso di restituzione alla città di spazi dimenticati o sottoutilizzati, promuovendo una riflessione sull’intramontabile legame tra espressione artistica e contesto urbano.

il progetto lavinia: arte e architettura in dialogo

LAVINIA non è un semplice ciclo espositivo, ma una visione strategica che intende riconnettere roma con il proprio patrimonio, valorizzandolo attraverso interventi artistici contemporanei. l’idea alla base è quella di intercettare luoghi carichi di storia e significato, offrendo loro una nuova interpretazione, un nuovo respiro, grazie alla creatività di artisti selezionati. questo progetto si propone di superare la tradizionale fruizione museale, portando l’arte direttamente nel cuore della vita cittadina, in contesti che il pubblico è abituato a frequentare per altre ragioni – una passeggiata in un parco storico, per esempio. la loggia dei vini a villa borghese, con la sua architettura elegante e la sua storia secolare, rappresenta un esempio perfetto di come LAVINIA riesca a creare un ponte tra passato e presente. l’intervento artistico non si limita a un’installazione, ma si fonde con l’ambiente circostante, stimolando una nuova percezione dello spazio stesso. l’approccio curatoriale di salvatore lacagnina è fondamentale in questo processo, guidando gli artisti a sviluppare opere che non solo si inseriscano armoniosamente, ma che spesso diventino parte integrante dell’architettura stessa, dialogando con essa in modo dinamico e stimolante. l’obiettivo ultimo è offrire ai cittadini e ai visitatori una prospettiva differente sulla ricchezza culturale di roma, stimolando la curiosità e la partecipazione attiva.

Saâdane Afif e la sinestesia del gusto

per questo quinto episodio di LAVINIA, la scelta è caduta su saâdane afif, artista di fama internazionale noto per il suo approccio concettuale e spesso multidisciplinare. le sue opere si distinguono per la capacità di superare i confini tra le diverse arti, incorporando elementi di musica, performance, scultura e, come in questo caso, persino esperienze sensoriali come il gusto. afif esplora spesso i meccanismi della percezione e della memoria collettiva, invitando il pubblico a interagire con l’opera in modi inaspettati. la sua ricerca si concentra sull’idea che l’arte non sia un oggetto statico, ma un processo in continua evoluzione, che si completa nell’interazione con l’osservatore. in “gusto #5”, l’artista porta questa filosofia a un livello ulteriore, introducendo il gelato al pistacchio e lampone come elemento cardine della sua creazione. questa scelta non è casuale: il gusto è uno dei sensi più evocativi, capace di scatenare ricordi, emozioni e sensazioni immediate. abbinare l’esperienza visiva e performativa con quella gustativa crea un’immersione sinestetica che amplifica il messaggio artistico, rendendolo memorabile e profondamente personale per ogni partecipante. il gelato diventa così non solo un complemento, ma una vera e propria estensione dell’opera, simboleggiando la natura effimera e allo stesso tempo tangibile dell’arte contemporanea.

la loggia dei vini e il suo nuovo volto

la loggia dei vini, parte integrante di villa borghese, è un luogo che, pur essendo all’interno di uno dei parchi più celebri di roma, non sempre riceve l’attenzione che merita. villa borghese stessa è un polmone verde e un tesoro culturale, densa di storia, arte e architettura che spaziano dal xvi al xix secolo, con musei, giardini e edifici storici. il progetto LAVINIA, attraverso interventi come quello di afif, mira a riaccendere i riflettori su queste gemme nascoste o meno frequentate, integrandole in un circuito culturale contemporaneo. l’evento dell’11 giugno 2026 rappresenta un’opportunità unica per i romani e i visitatori di riscoprire questo angolo della villa da una prospettiva completamente nuova. l’ingresso, libero e accessibile da via pinciana all’altezza di viale dell’uccelliera, incoraggia la partecipazione di un pubblico ampio e variegato, democratizzando l’accesso all’arte e alla cultura. la scelta di ghella di sostenere un programma come LAVINIA testimonia un impegno concreto nel campo della valorizzazione urbana e culturale, dimostrando come l’iniziativa privata possa svolgere un ruolo significativo nel promuovere la bellezza e l’innovazione nella capitale. l’anteprima stampa, prevista per le 11:00, e l’opening al pubblico, dalle 18:00 alle 21:00, promettono di trasformare la loggia dei vini in un vivace crocevia di arte, idee e, naturalmente, nuovi sapori.

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