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Attualità

Attualità e riflessioni, «A cosa serve la condanna?»: il grido civile di Angela Kosta contro la crudeltà del femminicidio che spezza la vita e il futuro

«A cosa serve la condanna quando il colpevole ha già condannato se stesso e tutti coloro che piangono una vita spezzata?»: la riflessione intensa e straziante della poetessa e scrittrice Angela Kosta contro la barbarie dei femminicidi e la crudeltà che strappa le madri ai propri figli. Nessun ergastolo potrà mai restituire ciò che l’odio ha distrutto 👇

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Donna incinta

Redazione – Di fronte all’abisso della violenza cieca che continua a insanguinare le cronache quotidiane, le sentenze delle aule di tribunale, per quanto severe e inappellabili, appaiono spesso come un rimedio tardivo, incapace di lenire l’orrore o di colmare il vuoto incolmabile scavato nel cuore delle famiglie spezzate. Dalla penna della scrittrice, poetessa e giornalista Angela Kosta giunge una riflessione dolorosa, vibrante e necessaria intitolata «A cosa serve la condanna? Quando la crudeltà uccide il futuro», un atto d’accusa etico e civile che interroga le nostre coscienze sulla responsabilità collettiva di fronte alla piaga senza fine dei femminicidi.

Con parole intrise di pietà e indignazione, l’autrice passa in rassegna i tragici volti della cronaca recente: le giovani studentesse stroncate nel fiore degli anni con i sogni infranti a metà, le donne incinte barbaramente uccise insieme alla creatura che portavano in grembo, le madri strappate ai propri neonati di undici mesi e l’ultimo efferato delitto di una madre albanese trucidata a colpi d’ascia soltanto perché rivendicava il diritto inalienabile di riabbracciare il proprio figlio. Tragedie che dimostrano come la condanna penale, pur doverosa, non possa cancellare il fallimento morale di una società incapace di fermare la mano assassina prima che sia troppo tardi.

Un appello che tocca corde universali di giustizia, memoria e dignità della persona, ricollegandosi idealmente ai dibattiti culturali e civili che animano il nostro Paese, dalle meditazioni del Mattutino di Luca Sforzini sul coraggio della verità fino alle riflessioni teatrali dell’Auditorium Zambra di Ortona sui veleni sociali e l’intolleranza.

Il testo integrale della riflessione di Angela Kosta: «Nessun ergastolo restituisce il respiro»

Nel suo saggio d’opinione, Angela Kosta pone un interrogativo bruciante che smaschera l’illusione consolatoria della vendetta giudiziaria:

«A cosa serve la condanna quando il colpevole ha già condannato se stesso? E non soltanto se stesso, ma anche tutti coloro che piangono una ragazza nel fiore degli anni, una studentessa con i sogni spezzati a metà, oppure una giovane donna incinta, con un bambino nel grembo, ucciso ancora prima di nascere. Una vita innocente, frutto di un’unione forse un tempo fondata sull’amore, ormai relegata in un passato remoto, senza più futuro.

Non sono forse condannati anche coloro che piangono una sorella scomparsa, precipitata nell’abisso da un palazzo che un tempo rappresentava la sua dimora, il suo nido d’amore, rivelatosi ingannevole? E che dire di una madre e del suo bambino di undici mesi, ai quali è stata tolta la vita senza pietà proprio da colui che avrebbe dovuto prendersene cura?

Come si può “gioire” leggendo che un ragazzo, o comunque un uomo, è stato condannato all’ergastolo, sapendo, però, che non si è mai pentito?

La condanna può essere una risposta della giustizia, ma non può restituire le vite stroncate, né colmare il vuoto lasciato nei cuori di chi resta.

Qui abbiamo già fallito. Non soltanto come società, come famiglia umana incapace di riconoscere e prevenire il male, ma anche come esseri umani, dinanzi alla legge di Dio. Non si tratta soltanto del male, ma di una crudeltà premeditata, che annienta ogni traccia di umanità».

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La tragedia della madre spezzata e l’infanzia orfana di futuro

L’analisi di Angela Kosta affonda il dito nella piaga dell’attualità più recente, rievocando l’orrendo omicidio di una madre uccisa con ferocia inaudita solo perché chiedeva di vedere il suo bambino: «L’altro ieri, una donna albanese è stata uccisa con un’ascia, soltanto perché desiderava vedere suo figlio. Chi può negare a una madre il diritto di vedere il figlio che ha portato in grembo per nove mesi? Chi può arrogarsi il diritto di spezzare il suo respiro, di interrompere quella vita dalla quale è nata una nuova esistenza?».

Al centro del dolore resta la figura del bambino superstite, condannato a crescere nell’assenza perenne del calore materno, senza le carezze, le ninne nanne e quello sguardo d’amore incondizionato che nessun risarcimento economico potrà mai restituirgli. Una ferita generazionale che chiama le istituzioni a un impegno educativo capillare, a partire dalle aule scolastiche, per sradicare l’idea patriarcale del possesso e della sopraffazione fisica.

L’impegno per la vita e la protezione dei più fragili si fa così battaglia civile universale, la stessa che anima le reti di accoglienza e cooperazione sul territorio, come il progetto di Rapino per dare rifugio ai bambini ucraini e i percorsi di tutela del lavoro della conoscenza avviati con l’Ente Bilaterale EBSI.

«La Donna è portatrice della vita»: la natura primordiale contro la barbarie

Nel finale del suo saggio, la poetessa eleva il discorso a una potente dimensione lirica ed esistenziale, equiparando la violenza contro le donne a un delitto contro la natura stessa del cosmo e della Creazione:

«Uccidere una donna significa colpire la natura stessa della vita. Dal suo grembo germoglia ciò che, a sua volta, darà vita ad altri esseri umani. Spegnere la vita di una madre significa, talvolta, ferire anche il futuro di chi da lei dipende.

Si può spegnere il sole, dal quale riceviamo calore?
Si può soffocare l’aria, attraverso la quale respira ogni forma di vita?
Si può prosciugare tutta l’acqua del pianeta, quella che nutre la vita e disseta la creatura di domani?
Si può far scomparire la luna, testimone silenziosa delle nostre notti e promessa di un nuovo giorno?
Si può annullare l’esistenza, cancellando ciò che è stato e ciò che ancora deve nascere?

La Donna è portatrice della vita verso il futuro. Ciò è innegabile. Nessuna condanna, per quanto severa, potrà mai restituire ciò che la crudeltà ha distrutto».

Un messaggio di altissimo valore etico che Cavaliere News condivide con i propri lettori per ribadire che la lotta alla violenza non può esaurirsi nelle aule giudiziarie, ma deve diventare una rivoluzione culturale quotidiana fondata sul rispetto assoluto della vita.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

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Attualità

Scontri Milano, Carlo Fidanza (FdI) a Filorosso: «Weekend calmo grazie a Polizia e Decreto Sicurezza, l’Europa paragona Milano a Parigi»

Sicurezza a Milano, Carlo Fidanza (FdI) interviene a Filorosso su Rai 3: «Weekend tranquillo grazie all’ottimo lavoro della Polizia, ai fermi preventivi del Decreto Sicurezza e alla deterrenza. In Europa oggi si parla di Milano come di Parigi: pericolosa la saldatura tra estrema sinistra, maranza e radicalismo che la sinistra continua a sottovalutare» 👇

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Carlo Fidanza

Roma – Il confronto politico sulla sicurezza nelle grandi metropoli si accende con forza dagli studi di Filorosso, il programma di prima serata condotto da Antonino Monteleone su Rai 3 e RaiPlay. A replicare alle letture della sinistra e a tracciare un quadro severo sullo stato dell’ordine pubblico nel capoluogo lombardo è stato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza, che ha rivendicato con orgoglio l’efficacia delle misure introdotte dall’esecutivo e il ruolo decisivo svolto dalle forze dell’ordine sul campo.

Secondo l’eurodeputato di FdI, la ritrovata calma registrata nell’ultimo fine settimana milanese non è affatto casuale né frutto di un’autonoma distensione delle piazze, ma rappresenta il risultato diretto di una precisa azione investigativa e preventiva. La neutralizzazione tempestiva dei soggetti pronti a coordinare gli assembramenti violenti, l’applicazione rigorosa dei fermi preventivi consentiti dal recente Decreto Sicurezza e la presenza visibile e potenziata dei presìdi di Polizia e Carabinieri hanno esercitato un fattore di deterrenza fondamentale per proteggere cittadini e commercianti.

Un’analisi a tutto campo che segue il dibattito a distanza apertosi nella stessa trasmissione con la posizione espressa da Pierfrancesco Majorino del Partito Democratico sulla tenuta civile della città, sollevando interrogativi profondi sulla natura delle tensioni urbane in atto in Italia e nei principali contesti europei.

L’intervento di Carlo Fidanza su Rai 3: Polizia, fermi preventivi ed effetto deterrenza

Nel corso della diretta televisiva, Carlo Fidanza ha analizzato punto per punto i fattori operativi che hanno consentito di disinnescare i rischi di nuovi disordini a Milano dopo gli scontri delle settimane scorse:

«Oggi parliamo di un weekend particolarmente tranquillo e non ci sono state violenze come quelle della settimana precedente. Abbiamo avuto una serie di piazze molto calde, ma il fatto che abbiamo vissuto un fine settimana diverso da quello precedente è perché un’ottima azione di Polizia ha consentito di neutralizzare la persona che stava per dare ordini di assembramenti nelle piazze che sarebbero diventate violente; grazie al Decreto Sicurezza che ha consentito alle forze dell’ordine di fare fermi preventivi e impedire ulteriore violenza, e anche al rafforzamento delle forze dell’ordine che ha avuto un importante effetto deterrente», ha scandito con determinazione l’esponente di Fratelli d’Italia.

Per Fidanza, dunque, la legislazione di rigore voluta dalla maggioranza di governo dimostra nei fatti la propria utilità a tutela della legalità, fornendo alle donne e agli uomini in divisa gli strumenti normativi indispensabili per anticipare le mosse dei facinorosi prima che i cortei possano degenerare in guerriglia urbana.

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L’allarme internazionale: «Oggi l’Europa parla di Milano come di Parigi»

Il passaggio più allarmante dell’intervento dell’eurodeputato ha riguardato il rischio di una deriva «alla francese» che potrebbe compromettere l’immagine e la stabilità della capitale economica italiana: «Oggi l’Europa parla di Milano e ne parla come di Parigi. Quello che succede in Francia noi purtroppo lo seguiamo a distanza di qualche tempo», ha avvertito Fidanza, richiamando le cronache delle banlieue transalpine.

Secondo il parlamentare europeo, vi sarebbe una precisa convergenza sotterranea che le forze politiche non possono più ignorare: «Quello che non si vuole vedere è ciò che sta avvenendo in larga parte dell’Occidente, in Europa, in Francia e ora anche da noi: una saldatura pericolosissima tra gli ambienti antagonisti dell’estrema sinistra, i maranza che diventano la carne da macello, l’avanguardia violenta che si accoda e usufruisce delle piazze organizzate in maniera più o meno pacifica dall’antagonismo di sinistra e poi la copertura della sinistra politica e intellettuale».

Un’analisi che si ricollega ai recenti dati emersi nel dibattito pubblico sul malessere delle periferie e sulla sicurezza dei cittadini, temi che toccano da vicino anche le complesse sfide dell’integrazione e del lavoro affrontate nelle inchieste sul modello economico spagnolo di Pedro Sánchez.

L’accusa alle opposizioni: «La sinistra sottovaluta la saldatura con l’estremismo radicale»

In conclusione del suo intervento a Filorosso, Carlo Fidanza ha rivolto un esplicito monito politico alle opposizioni parlamentari: «Se la sinistra italiana continua a sottovalutare questa saldatura e questo legame sempre più stretto ci avviciniamo al baratro. E la prima vittima sarà proprio la sinistra, perché non c’è niente di più lontano dalla sinistra relativista italiana ed europea che l’islamismo radicale».

Ribadendo l’urgenza di una netta distinzione tra chi manifesta democraticamente e chi persegue disegni eversivi, Fidanza ha concluso: «La sinistra non vuole fare i conti con queste piazze e non vuole distinguere tra il legittimo manifestare dei manifestanti pacifici e la manovalanza degli islamisti che ci odiano». Parole destinate ad alimentare il dibattito tra maggioranza e opposizione sia nei palazzi romani sia nelle sedi istituzionali di Bruxelles.

Un confronto aspro che si inserisce in un quadro informativo denso di appuntamenti culturali e sociali, dalla valorizzazione della ricerca all’Istituto Alessandrini di Teramo con il professor Di Antonio fino alle meditazioni del Mattutino di Luca Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

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Attualità

Scontri Milano, Pierfrancesco Majorino a Filorosso su Rai 3: «La città ha reagito ed è uscita più forte, condannare la violenza e tutelare i cortei»

Sicurezza e cortei a Milano: a Filorosso su Rai 3 Pierfrancesco Majorino (PD) traccia il bilancio dopo l’ultimo fine settimana di manifestazioni. «La città ha dimostrato maturità, i negozianti hanno tenuto aperto e le forze dell’ordine hanno collaborato bene: condannare ogni violenza ma tutelare sempre la libertà di esprimere le proprie opinioni» 👇

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Pierfrancesco Majorino

Roma – Il delicato equilibrio tra l’ordine pubblico, la sicurezza urbana e la salvaguardia costituzionale del diritto di sciopero e di manifestazione torna al centro del dibattito politico nazionale. Ospite del programma d’approfondimento Filorosso, condotto dal giornalista Antonino Monteleone in prima serata su Rai 3 e RaiPlay, il consigliere regionale della Lombardia ed esponente di spicco del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino ha tracciato un bilancio lucido e articolato sul clima vissuto nel capoluogo lombardo dopo le tensioni di piazza che avevano scosso l’opinione pubblica nei fine settimana precedenti.

Nel corso dell’intervista televisiva, Majorino ha evidenziato con fermezza come la metropoli milanese abbia saputo dimostrare una straordinaria prova di maturità democratica e civile. La tenuta del tessuto sociale, la scelta coraggiosa degli esercenti di non abbassare le saracinesche e l’efficace coordinamento operativo tra la Prefettura, la Questura e le forze dell’ordine sul campo hanno consentito lo svolgimento regolare di un corteo pacifico e partecipato, allontanando lo spettro di nuove devastazioni urbane.

Una riflessione che si inserisce in una fase storica complessa per la gestione della sicurezza nelle grandi aree metropolitane italiane, dove le istituzioni locali sono chiamate a una duplice sfida: isolare senza esitazioni le frange violente e antagoniste garantendo al contempo a lavoratrici, lavoratori, studenti e movimenti civici la piena agibilità democratica nel manifestare il proprio dissenso, tematica affrontata anche nei recenti confronti istituzionali tra amministratori locali e rappresentanti del territorio.

L’intervento di Pierfrancesco Majorino a Filorosso: il testo e i passaggi chiave

Dagli studi Rai della Capitale, Pierfrancesco Majorino ha voluto rimarcare la netta discontinuità registrata nella gestione degli ultimi appuntamenti di piazza rispetto agli episodi critici del passato recente:

«Sabato a Milano c’è stata una giornata molto diversa rispetto al weekend precedente. C’è stata una manifestazione pacifica, una città che non si è chiusa e forze dell’ordine che hanno collaborato a gestire bene la situazione. La città ne è uscita più forte», ha scandito con nettezza l’esponente dem davanti alle telecamere di Rai 3.

Un passaggio fondamentale del ragionamento di Majorino ha riguardato la risposta coraggiosa e consapevole del tessuto economico di prossimità: «I negozianti sabato hanno tenuto aperto e questo è stato un fatto molto importante». Un segnale tangibile di vitalità urbana contro la logica della paura e della militarizzazione preventiva che rischia spesso di paralizzare i centri nevralgici del commercio e del lavoro cittadino.

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Condanna senza sconti della violenza e tutela intransigente della libertà di opinione

Nel corso dell’approfondimento su Rai 3, l’esponente progressista ha tracciato una linea invalicabile tra la legittima testimonianza politica e le intemperanze violente che rischiano di delegittimare qualsiasi piattaforma rivendicativa. «È giusto che ci sia il rispetto e che si condanni la violenza. Bisogna fare sì che chi voglia testimoniare la propria opinione lo possa fare», ha ribadito Majorino, richiamando l’articolato dettato dell’articolo 21 e dell’articolo 17 della Costituzione italiana.

La sfida per le forze di centrosinistra e per le amministrazioni locali risiede proprio nella capacità di costruire canali di dialogo costanti con il mondo del lavoro, i collettivi giovanili e le sigle associative, prevenendo le derive radicali attraverso l’ascolto preventivo e la mediazione istituzionale. Una gestione matura delle piazze costituisce infatti il miglior antidoto contro l’infiltrazione di gruppi provocatori o professionisti del disordine urbano.

Il dibattito sulla sicurezza e sulla coesione sociale richiama d’altronde le riflessioni più ampie sui modelli di sviluppo territoriale ed economico, temi affrontati sia nelle analisi sulle criticità occupazionali europee sia nei recenti studi sulla governance delle comunità locali al Forum Leader.

Il ruolo dei media di servizio pubblico e la narrazione delle metropoli moderne

La puntata di Filorosso condotta da Antonino Monteleone ha confermato l’importanza di un’informazione di servizio pubblico capace di andare oltre la superficie degli slogan d’emergenza, scandagliando le dinamiche reali delle nostre grandi città. Milano, da sempre laboratorio sociale ed economico dell’intero Paese, dimostra come la convivenza tra sicurezza collettiva e tutela dei diritti civili non sia un’equazione impossibile, ma il risultato di una cooperazione quotidiana tra cittadini, commercianti e corpi dello Stato.

Un modello che la politica regionale e nazionale è chiamata a preservare e valorizzare, evitando strumentalizzazioni propagandistiche ed elevando il livello del confronto sui bisogni concreti delle comunità, in un panorama informativo che spazia dai grandi temi della giustizia sociale fino ai mutamenti culturali raccontati nel dibattito della rassegna A Roma, a Roma! 2026.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

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Attualità

Cultura e filosofia, Il Mattutino di Luca Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano del 28 ottobre 2026: il tempo dell’infanzia, l’illusione della geometria e il mistero della maschera

Nuovo appuntamento con «Il Mattutino» dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano per oggi, mercoledì 28 ottobre 2026: dal tempo infinito dei pomeriggi dell’infanzia ai limiti della geometria razionale, fino al celebre aforisma sul mistero della maschera, tre scintille filosofiche sotto il segno di libertà, responsabilità e coraggio 👇

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il mattutino del 28 ottobre 2026

Redazione-  Puntuale come un rito laico del pensiero che scandisce il risveglio intellettuale e civile, torna anche in questo mercoledì 28 ottobre 2026 l’appuntamento quotidiano con Il Mattutino diffuso dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Ideata dal critico d’arte, filosofo e mecenate Luca Sforzini, la rubrica offre ogni giorno tre folgorazioni aforistiche capaci di squarciare il velo della routine contemporanea e restituire profondità allo sguardo sull’esistenza.

Per la giornata odierna, la triade filosofica scelta dal Castello Sforzini intreccia tre grandi archetipi della condizione umana: la percezione interiore del tempo perduto dell’infanzia, l’insufficienza del calcolo geometrico e razionale di fronte allo smarrimento dell’anima e, infine, il celebre paradosso nietzschiano secondo cui ogni verità abissale necessita di una maschera per custodire il proprio segreto.

Un invito potente alla meditazione e al discernimento critico che si inserisce nel solco delle più alte iniziative culturali raccontate in queste ore, dal recital dostoevskijano di Gabriele Lavia al Teatro Gerolamo di Milano fino alla riscoperta delle radici identitarie dei nostri borghi storici.

«Da bambini sapevamo esattamente quanto dura un pomeriggio»: il testo integrale del Mattutino

Al centro del messaggio diffuso oggi, mercoledì 28 ottobre 2026, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano risuonano nella loro limpida essenzialità i versi del componimento quotidiano:

«IL MATTUTINO
dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano
Mercoledì 28 ottobre 2026

Da bambini sapevamo esattamente
quanto dura un pomeriggio.

La geometria non ha mai impedito
a nessuno di perdersi.

Tutto ciò che è profondo ama la maschera.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”»

La prima sentenza – «Da bambini sapevamo esattamente quanto dura un pomeriggio» – contrappone con straordinaria delicatezza poetica il tempo qualitativo dell’infanzia al tempo cronometrico e frantumato dell’età adulta. Quando eravamo bambini, un pomeriggio non si misurava in ore o in notifiche digitali, ma possedeva la vastità di un continente intero da esplorare: una pienezza di presenza che l’uomo contemporaneo, divorato dalla fretta produttiva, ha smarrito e che solo il raccoglimento interiore può restituire.

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L’illusione della geometria: quando la misura tecnica non basta a orientare l’uomo

Il secondo movimento del Mattutino – «La geometria non ha mai impedito a nessuno di perdersi» – affonda il bisturi in una delle grandi illusioni della modernità tecnocratica. Viviamo in un’epoca che pretende di misurare, mappare e calcolare ogni centimetro del reale attraverso algoritmi, coordinate satellitari e modelli statistici, illudendosi che l’esattezza geometrica coincida con la salvezza o con la saggezza.

Eppure, ammonisce la voce del Castello Sforzini, si può disporre del righello e del compasso più perfetti e smarrire ugualmente la rotta morale, spirituale e umana. Perché l’orientamento autentico non dipende dalla precisione del calcolo formale, ma dalla presenza di una stella polare interiore e di un senso del limite che nessuna formula matematica può surrogare.

Un tema quanto mai attuale nel dibattito artistico e teatrale italiano, che ritroviamo anche nel grande omaggio alla scena d’autore della rassegna Passaggi dedicata a Carlo Cecchi presso la Sapienza di Roma e nelle provocazioni contemporanee di A Roma, a Roma! 2026 allo Spazio Rossellini.

«Tutto ciò che è profondo ama la maschera»: l’eco di Nietzsche e il sigillo del coraggio

A chiudere la triade odierna è una citazione di altissimo lignaggio filosofico: «Tutto ciò che è profondo ama la maschera», celebre fulmine tratto da Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche. In una società dell’esibizione permanente, dove tutto viene spiattellato in vetrina e banalizzato, il vero pensiero profondo rivendica il diritto al pudore, al silenzio e al velo simbolico.

La maschera, nella visione classica e rinascimentale custodita a Castellar Ponzano, non è ipocrisia o menzogna meschina, bensì armatura aristocratica dello spirito: il filtro necessario per proteggere ciò che è sacro dall’incomprensione del rumore di fondo. Come l’arte che si fa custodia della memoria nei borghi storici – basti pensare alla recente inaugurazione della prima Porta d’Abruzzo a Pereto – anche la filosofia usa la forma per custodire l’essenza.

Il consueto augurio finale – «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio» – riconsegna infine al lettore la bussola etica per attraversare questo mercoledì d’autunno senza perdersi nei labirinti della superficialità.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

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