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Attualità

Ustica, 46 anni di memoria e l’eterna richiesta di una verità piena sul disastro dei cieli

🕯️ A 46 anni dalla strage di Ustica, il dolore resta intatto e la memoria esige verità. Fabio Rampelli interviene sul silenzio che ancora circonda il disastro del volo Itavia: è tempo di chiarire ogni sospetto di depistaggio.

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Ustica

Redazione-  Roma, nel cuore del dibattito politico e civile italiano, il ricordo della tragedia di Ustica si rinnova con una intensità che non accenna a diminuire, nonostante il passare dei decenni. A 46 anni dal tragico 27 giugno 1980, quando il volo Itavia IH870 scomparve dai radar precipitando nelle acque del Tirreno, la ferita rimane aperta. Il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha colto l’occasione dell’anniversario per ribadire la necessità di mantenere alta l’attenzione su una delle pagine più oscure della Repubblica. Le parole di Rampelli, pronunciate tra le aule di Montecitorio e rivolte simbolicamente verso quel tratto di mare che separa la terraferma siciliana dall’isola palermitana, sollevano dubbi che, ancora oggi, scuotono l’opinione pubblica.

Una ferita profonda nella storia della Repubblica

Il dolore dei familiari delle ottantuno vittime innocenti non è mai stato scalfito dal tempo. Per le famiglie riunite nell’associazione presieduta per anni da Daria Bonfietti, ogni 27 giugno rappresenta un momento di raccoglimento, ma soprattutto una richiesta perentoria di risposte definitive. Rampelli ha sottolineato come il trascorrere degli anni non abbia lenito una sofferenza che attraversa trasversalmente la memoria della comunità nazionale. La tragedia di Ustica non è soltanto un evento isolato avvenuto nei cieli tra Ponza e Ustica; si configura come un punto di rottura nel patto sociale di fiducia tra lo Stato e i suoi cittadini.

Il punto centrale del richiamo del Vicepresidente della Camera risiede nell’interrogativo sulla completezza del percorso giudiziario. Sebbene la giurisprudenza abbia delineato uno scenario, nel sentire comune e in ampie frange della politica permane la convinzione che la verità processuale sia soltanto una parte di un mosaico molto più vasto. La richiesta di Rampelli è drastica: è necessario ricomporre integralmente i fatti senza lasciare zone d’ombra, affrontando con coraggio la persistenza di segreti che hanno condizionato la storia del nostro Paese per quasi mezzo secolo.

Il sospetto del depistaggio e l’interrogativo sui servizi

Le parole di Fabio Rampelli si spingono oltre il doveroso cordoglio, toccando le corde della sicurezza nazionale e dell’intelligence. Il Vicepresidente pone una questione di logica politica: se uno Stato come l’Italia, che vanta un apparato di intelligence riconosciuto tra i più efficaci a livello internazionale e che intrattiene alleanze strategiche consolidate con i paesi della Nato e con Israele, non è riuscito in oltre quattro decenni a identificare i responsabili materiali e i mandanti dell’abbattimento del DC-9, allora il problema risiede altrove.

“Qualcosa non torna”, ha dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia, aprendo a una considerazione che per anni è stata il fulcro delle battaglie di chi ha cercato di squarciare il velo di omertà sulla vicenda. Il riferimento ai sospetti di depistaggio non è una novità, ma la sua riproposizione in una sede istituzionale così elevata conferma che il caso Ustica rimane, a tutti gli effetti, un tema politico attivo. La domanda che resta sospesa, e che si intreccia con il lavoro delle commissioni parlamentari d’inchiesta che si sono susseguite negli anni, riguarda la capacità dello Stato di tutelare la verità rispetto agli interessi di geopolitica che, in quella calda estate del 1980, trasformarono il Mediterraneo in un teatro di confronto bellico non dichiarato.

Il dovere delle istituzioni, secondo la prospettiva indicata da Rampelli, è quello di non considerare mai “chiuso” un capitolo finché la verità non sarà specchiata nelle azioni di chi aveva il dovere di proteggere quei cieli. Nel silenzio di una piazza o nell’aula di un tribunale, il ricordo degli ottantuno passeggeri del volo Itavia resta, ancora oggi, il monito più potente contro ogni forma di insabbiamento o omertà di Stato. La battaglia per Ustica prosegue, scandita dalla volontà di onorare le vittime attraverso l’unica forma possibile di giustizia: la piena trasparenza su quanto accadde realmente quella tragica notte di giugno.

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Attualità

Il trionfo di “Itaca” a Formello: tre giorni di folla e buona politica per il futuro del Lazio

La buona politica torna finalmente in piazza e abbandona i social network! Si è chiusa con un bilancio trionfale la nona edizione di “Itaca – viaggio tra le idee”, la grande kermesse che per tre giorni ha trasformato il bellissimo borgo di Formello nella vera capitale del dibattito nazionale. Un successo straordinario celebrato dal Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi, che ha ringraziato le migliaia di cittadini accorsi in Piazza San Lorenzo per ascoltare gli oltre 70 relatori d’eccezione (tra ministri, intellettuali e giornalisti). Dall’economia al welfare, una tre giorni di confronto libero e senza filtri che dimostra quanto la gente abbia ancora disperato bisogno di partecipare attivamente al futuro del territorio. Leggi il bilancio completo della manifestazione nel nostro articolo 👇

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Giuseppe Cangemi

Roma – In un’epoca storica in cui il dibattito pubblico sembra purtroppo essersi inaridito, riducendosi a fugaci e sterili polemiche consumate esclusivamente attraverso gli schermi freddi dei social network o le risse pre-confezionate dei salotti televisivi, assistere a un genuino e caloroso ritorno della politica nelle piazze fisiche rappresenta un segnale di speranza vitale per la nostra democrazia. È esattamente questo il sentimento di rinascita civica che si respira oggi, a conclusione della nona, attesissima edizione di “Itaca – Viaggio tra le idee”.
La celebre kermesse politica, istituzionale e culturale ha trasformato per un intero fine settimana lo splendido e pittoresco borgo di Formello nel cuore pulsante e incontrastato del dibattito nazionale. I numeri registrati dall’organizzazione hanno letteralmente stracciato ogni più rosea previsione della vigilia, confermando la bontà di un format che punta tutto sulla qualità dei contenuti e sul contatto diretto con i cittadini. A tracciare il bilancio ufficiale e carico di sincera emozione di questa tre giorni di successi è intervenuto direttamente Giuseppe Cangemi, attuale e attivissimo Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, che ha espresso enorme gratitudine verso tutte le persone che hanno scelto di partecipare attivamente alla manifestazione.

Il bilancio di Giuseppe Cangemi: un bagno di folla a Formello

L’entusiasmo del Vicepresidente del Consiglio Regionale è palpabile fin dalle prime dichiarazioni rilasciate alla stampa. «Si chiude in queste ore con un bilancio finale che supera di gran lunga ogni nostra più ottimistica aspettativa la nona edizione di Itaca», ha esordito Cangemi nella sua nota ufficiale. Ma il vero miracolo politico non sta solo nei numeri, quanto nella qualità della risposta popolare.
«Abbiamo avuto il grandissimo privilegio di assistere a un vero e proprio, ininterrotto bagno di folla che per tre giorni consecutivi ha letteralmente riempito, animato e colorato la bellissima Piazza San Lorenzo e tutte le storiche vie del borgo di Formello». Secondo l’esponente politico laziale, questa massiccia presenza non è affatto un dato casuale, ma risponde a una precisa urgenza sociologica: «Questa partecipazione straordinaria da parte di migliaia di cittadini testimonia, in maniera inequivocabile, il profondo e radicato bisogno di confronto umano, di partecipazione attiva e di approfondimento serio che anima ancora la nostra comunità locale».

Oltre settanta relatori sul palco: l’Italia si confronta senza filtri

Il successo di una manifestazione così complessa e duratura non si costruisce certo sull’improvvisazione. Il segreto del “modello Itaca”, che ha permesso all’evento di crescere anno dopo anno fino a diventare un appuntamento fisso nel panorama nazionale, risiede nell’altissimo profilo dei suoi ospiti.
«Il merito principale di questo straordinario successo di pubblico – continua lucidamente Giuseppe Cangemi nella sua disamina – va senza ombra di dubbio attribuito alla grandissima qualità dei contenuti proposti e alla caratura intellettuale e istituzionale degli oltre 70 relatori che hanno accettato il nostro invito». Il palco di Formello ha visto infatti alternarsi in un serrato e costruttivo dibattito ministri della Repubblica, altissimi rappresentanti delle istituzioni statali e regionali, grandi firme del giornalismo italiano e intellettuali di spicco. «Insieme a queste eccellenze abbiamo avuto il coraggio di toccare a 360 gradi, e in maniera assolutamente trasversale, tutti i temi più caldi e urgenti del nostro vissuto sociale: si è discusso approfonditamente di macro-economia e di sviluppo capillare del territorio, ma anche di modernizzazione del welfare e di rilancio della cultura. Il tutto affrontato senza alcun filtro ideologico e con una visione laica e sempre aperta alle sfide del futuro».

La politica torna tra la gente: il viaggio di Itaca continua

Oltre al successo politico e contenutistico, la nona edizione di Itaca ha rappresentato una formidabile vetrina promozionale per lo stesso Comune di Formello, dimostrando come i borghi storici del Lazio abbiano tutte le carte in regola per ospitare grandi eventi di respiro nazionale, coniugando ospitalità, bellezza architettonica e logistica impeccabile.
«Vedere Formello diventare per tre giorni l’incontrastata capitale della riflessione civile e della buona politica ci riempie di un orgoglio indescrivibile», ha ammesso Cangemi, visibilmente soddisfatto. L’evento si chiude, ma l’impegno istituzionale prosegue con un’energia rinnovata proprio dal calore popolare: «Il lungo e affascinante viaggio di Itaca non si ferma certamente qui. L’incredibile affetto e il travolgente entusiasmo che abbiamo respirato nella piazza di quest’anno rappresentano la spinta migliore, la benzina più pura per continuare a lavorare instancabilmente sul nostro territorio e a esclusivo vantaggio del territorio stesso». Un arrivederci al prossimo anno, con la promessa di continuare a fare politica mettendoci sempre la faccia.

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Politica

Il retroscena politico di Sforzini: “Il vero alleato di Vannacci non è la Meloni, ma Giuseppe Conte”

Una vera e propria bomba politica che smaschera le false alleanze del centrodestra italiano! Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, interviene duramente sullo scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, definendo le loro accuse di “tradimento” come il problema meno interessante del Paese. Secondo la lucidissima e provocatoria analisi di Sforzini, il vero pericolo è il ritorno di una “Destra sociale” ed economica statalista (sostenuta da Alemanno) che finisce di fatto per copiare le ricette assistenzialiste della Sinistra. La conclusione del politologo è destinata a far discutere: il naturale e vero alleato di Vannacci non è Giorgia Meloni, bensì il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte, poiché i loro programmi coincidono perfettamente sia in economia che nella pericolosa politica estera “con l’occhio strizzato a Mosca e a Pechino”. Leggi l’analisi politica completa nel nostro articolo 👇

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Sforzini

Roma – Il dibattito interno al variegato e complesso mondo del centrodestra italiano sta attraversando una fase di profondissima e lacerante ridefinizione identitaria, un vero e proprio scontro filosofico che va ben oltre le semplici e banali scaramucce elettorali. Mentre i riflettori dei principali telegiornali nazionali rimangono ostinatamente e superficialmente puntati sulle infinite polemiche personali tra i vari leader di partito, c’è chi invita l’opinione pubblica a sollevare lo sguardo e ad analizzare il vero nodo cruciale della questione. A lanciare un sasso pesantissimo nello stagno della politica italiana, delineando un’analisi sociologica e strategica tanto lucida quanto provocatoria, è Luca Sforzini, vulcanico presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
La riflessione di Sforzini parte dall’osservazione incrociata dei due grandi e recenti appuntamenti politici che hanno animato la piazza conservatrice: il tradizionale raduno leghista di Pontida e il vertice di Orvieto. «Tra Pontida e Orvieto sento parlare decisamente troppo di chi avrebbe tradito chi – esordisce in maniera lapidaria il presidente del Centro Studi – Matteo Salvini accusa Roberto Vannacci, venendo poi prontamente e aspramente ricambiato dall’ufficiale in pensione. Francamente, ritengo che questo sia il problema in assoluto meno interessante. Non ci troviamo affatto davanti a una patetica storia di amicizie personali finite male o a litigi da cortile: stiamo discutendo del futuro della nazione, di quale anima della destra debba legittimamente e concretamente governare l’Italia nel difficile e competitivo scenario del terzo millennio».

La minaccia statalista: il fantasma della Destra unicamente sociale

Il cuore dell’intervento politico di Sforzini si concentra sulla pericolosa deriva ideologica che sta prendendo forma in alcuni ambienti conservatori, un ritorno a logiche economiche che rischiano di distruggere l’ossatura produttiva del Paese. «A Orvieto sento ripetere come un mantra che “la destra o è sociale o non è”. Si tratta della storica tesi portata avanti da Gianni Alemanno, un concetto che trova fin troppa e fertile accoglienza nelle malinconiche nostalgie del primissimo Mussolini di stampo socialista», prosegue l’analista.
L’accusa di Sforzini è mirata e spietata: ammantarsi della bandiera del “sociale” senza bilanciarla con il realismo del mercato significa precipitare fatalmente nel peggior assistenzialismo di Stato. Questa visione economica statalista, basata su bonus, sussidi e forte intervento pubblico, finisce inevitabilmente per mostrare una «significativa, preoccupante e innegabile assonanza con le disastrose ricette economiche portate avanti dai 5 Stelle di Giuseppe Conte». Il monito del Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiarissimo e non ammette sconti: una destra che sceglie di declinarsi esclusivamente in senso “sociale” sul piano economico, alla prova dei fatti finisce semplicemente e tragicamente per governare applicando misure di pura sinistra, strangolando chi produce ricchezza.

Il manifesto del terzo millennio: l’elogio del ceto medio e dell’impresa

Ma qual è, dunque, l’identikit della forza politica necessaria per far rinascere economicamente la nazione? Sforzini delinea un manifesto valoriale nettissimo, rivendicando con orgoglio la necessità di una vera e profonda rivoluzione liberale. «La destra moderna, quella matura e strutturata che serve disperatamente all’Italia per competere in Europa, deve essere orgogliosamente nazionale e liberale. Deve certo mantenere una spiccata vocazione sociale per non lasciare indietro gli ultimi, ma deve essere dichiaratamente liberista».
La ricetta del Rinascimento Nazionale rimette al centro dell’agenda politica il vero motore pulsante e dimenticato dell’Italia: i ceti produttivi. «Bisogna stare dalla parte e al fianco dell’impresa coraggiosa, del lavoro onesto, della sacralità della proprietà privata e, soprattutto, a totale difesa di quella vasta classe media che suda e produce la vera ricchezza del Paese». Senza questa visione pragmatica e pro-mercato, avverte amaramente Sforzini, «cambiano semplicemente i colori delle bandiere nei comizi, ma resta inesorabilmente intatto lo statalismo opprimente».

L’asse “fantasma” Vannacci-Conte: le coincidenze in politica estera

L’analisi politica si chiude con una deduzione logica dirompente, destinata a far discutere a lungo i vertici di Fratelli d’Italia e i salotti televisivi. Sforzini smonta l’ipotesi di un possibile accordo strutturale tra il Presidente del Consiglio e l’europarlamentare indipendente della Lega. «Il punto focale della questione non è affatto stabilire se Giorgia Meloni possa, un domani, allearsi organicamente con Vannacci: su questo specifico tema, il presidente del Senato Ignazio La Russa è già stato lucidamente e inequivocabilmente chiarissimo, chiudendo le porte».
La vera provocazione, supportata dai fatti e dalle recenti dichiarazioni dei diretti interessati, riguarda le convergenze parallele tra due mondi apparentemente inconciliabili. «Il punto politico centrale è che il naturale, vero alleato del Generale Vannacci è in realtà l’avvocato Giuseppe Conte. Non a caso, i due sono perfettamente allineati e in clamorosa sintonia non solo sulle stataliste ricette economiche, ma anche e soprattutto sulla delicatissima politica estera, strizzando continuamente e pericolosamente un occhio di riguardo sia a Mosca che a Pechino. I loro programmi, alla fine, coincidono perfettamente», conclude Sforzini. Un’affinità elettiva inaspettata che rischia di ridisegnare completamente le alleanze del prossimo futuro.

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Attualità

La folle guerra tra vicini milionari: pianta un muro di alberi giganti per oscurargli la vista sul mare

I soldi non possono di certo comprare il buon senso! Due ricchi milionari britannici residenti nella splendida Cornovaglia sono finiti sulle prime pagine dei giornali a causa di una folle e costosissima guerra di vicinato. Dopo una banale lite per alcune foglie secche, uno dei due ha deciso di vendicarsi in modo diabolico: ha piantato un fitto muro di alberi a crescita rapida (alti ormai quasi 15 metri) per oscurare completamente la magnifica vista mare al suo ex amico, distruggendo il valore della sua villa! Ne è nata una spietata faida legale che è già costata centinaia di migliaia di euro in avvocati. Leggi i retroscena di questa assurda vendetta nel nostro articolo 👇

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Lite Vicini

Cornovaglia (Regno Unito) – Dice un vecchio e saggio proverbio popolare che “chi trova un buon vicino, trova un inestimabile tesoro”. Ma cosa succede quando due vicini di casa, entrambi dotati di conti in banca con molti zeri e di un ego ancora più smisurato, decidono di dichiararsi guerra aperta per una questione di principio? La risposta arriva direttamente dalle esclusive e pittoresche scogliere della Cornovaglia, nel sud-ovest dell’Inghilterra, palcoscenico di una delle faide legali più assurde, meschine e costose mai raccontate dalle pagine dei tabloid britannici.
La vicenda, rimbalzata sulle prime pagine del Daily Mail, ha assunto i contorni grotteschi di una vera e propria commedia dell’assurdo. I protagonisti di questa faida milionaria sono due ricchi pensionati britannici, residenti in due ville adiacenti da svariati milioni di sterline, entrambe dotate di una vista panoramica mozzafiato sull’oceano Atlantico. Per oltre un decennio, i due uomini avevano convissuto in una cordiale e pacifica armonia, condividendo persino aperitivi estivi e grigliate domenicali nei rispettivi giardini. Tuttavia, la scintilla che ha fatto detonare questa spietata guerra di nervi è stata incredibilmente banale: una semplice, stupida lite per alcune foglie secche cadute oltre il muretto di confine e per un parcheggio leggermente sporgente. Da quel momento, l’amicizia si è trasformata in un odio cieco e irrazionale.

La vendetta verde: il muro invalicabile di cipressi di Leyland

Invece di risolvere la questione con una semplice e civile stretta di mano, uno dei due milionari ha deciso di mettere in atto una vendetta tanto geniale quanto diabolica. Conoscendo l’ossessione del suo vicino per la meravigliosa e impagabile vista mare (il vero valore aggiunto della proprietà), l’uomo ha assoldato una ditta di giardinieri professionisti per piantare un’intera e fittissima fila di rarissimi cipressi di Leyland esattamente lungo la linea di demarcazione del giardino.
Questa particolare specie botanica non è stata scelta a caso: i cipressi di Leyland sono tristemente noti in tutto il Regno Unito per essere alberi infestanti a crescita rapidissima, capaci di innalzarsi anche di due metri all’anno. Nel giro di un lustro, le piccole piantine si sono trasformate in un muro verde, denso e assolutamente invalicabile, alto quasi quindici metri. Il risultato è stato catastrofico per il vicino: la sua magnifica e tanto invidiata vista sull’oceano è stata completamente inghiottita da una gigantesca e opprimente barriera di rami oscuri, declassando il valore di mercato della sua villa di lusso di centinaia di migliaia di sterline in un colpo solo.

Un patrimonio bruciato tra tribunali e gogna mediatica

La “vendetta verde” ha ovviamente scatenato l’immediata reazione della vittima, trascinando entrambi i contendenti in un vortice di cause civili, ingiunzioni comunali e denunce incrociate. I due anziani signori hanno ingaggiato i migliori (e più costosi) studi legali di Londra, spendendo negli anni cifre folli (si parla di oltre duecentomila sterline in parcelle di avvocati) pur di avere la meglio sull’avversario.
Il caso è arrivato persino sui banchi del consiglio comunale della contea, che ha tentato invano di fare da paciere applicando la severa normativa britannica sulle “siepi ad alto fusto”. Ma ogni volta che un giudice ordinava l’abbattimento parziale degli alberi, il proprietario ricorreva sistematicamente in appello, allungando a dismisura i tempi burocratici e godendosi il panorama negato al suo ex amico. Nel frattempo, l’intero quartiere è stato trascinato nel caos, con i droni dei giornalisti del Daily Mail che sorvolano le ville per documentare gli sviluppi della faida, trasformando i due milionari nello zimbello di tutta l’Inghilterra.

L’invidia e il rancore: il fascino indiscreto delle liti di vicinato

Il clamoroso successo virale di questa notizia sui social network non è affatto casuale. Le liti di vicinato esercitano da sempre un fascino irresistibile sull’opinione pubblica, perché toccano dinamiche umane universali in cui tutti possono, prima o poi, riconoscersi: l’invidia, il rancore, l’incapacità di scendere a compromessi e la territorialità.
Vedere due persone adulte, ricche e privilegiate rovinarsi letteralmente la vita (e il conto in banca) per un mucchio di foglie secche e un po’ di ombra, suscita nei lettori un misto di indignazione e di sottile soddisfazione. È la dimostrazione palese che i soldi non possono comprare la saggezza o l’educazione. E mentre i due vecchi vicini continuano a urlarsi addosso attraverso uno steccato, separati da un muro di alberi invalicabile, l’oceano Atlantico continua a infrangersi in lontananza, del tutto indifferente alle miserie degli uomini.

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