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Crisi industriale in Basilicata, il caso Natuzzi accende il dibattito sul futuro del lavoro

📢 La crisi Natuzzi accende i riflettori sul precario futuro industriale della Basilicata. Sindacati e istituzioni chiedono un cambio di rotta per frenare la desertificazione e tutelare i lavoratori lucani.

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#Basilicata #Natuzzi #Matera #Lavoro

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Pino GIORDANO, Segretario Provinciale UGL Matera

Matera – Le tensioni che avvolgono lo stabilimento Natuzzi continuano a tenere banco nel dibattito politico ed economico del Sud Italia, sollevando dubbi sulla tenuta occupazionale nel triangolo compreso tra la provincia di Matera e l’area murgiana al confine con la Puglia. La mancata sottoscrizione del protocollo d’intesa presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha trasformato una vertenza aziendale in un campanello d’allarme per l’intero tessuto produttivo meridionale, innescando timori concreti legati a sospensioni delle attività e possibili delocalizzazioni.

Le ombre sul distretto del mobile e la gestione dei fondi pubblici

La vicenda che coinvolge il noto gruppo del settore arredamento non è un episodio isolato, ma si inserisce in un solco segnato da dinamiche industriali discutibili che durano da decenni. Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL di Matera, punta il dito contro un modello di gestione che ha visto, nel corso degli anni, l’erogazione di ingenti finanziamenti pubblici verso aziende private senza imporre vincoli ferrei sulla stabilità dei livelli occupazionali. Spesso, una volta terminato il periodo di fruizione degli incentivi economici, molte realtà hanno scelto la via della chiusura o del trasferimento produttivo altrove, lasciando sul campo capannoni desolati in aree strategiche come la zona industriale di La Martella o i siti storici della Val Basento.

Il territorio materano risulta il più colpito da questo fenomeno di desertificazione industriale. La crisi che investe il colosso dei divani si somma a vertenze storiche, come quella di CallMat, e alle difficoltà croniche dell’indotto locale, che da tempo attende segnali di rilancio. La richiesta che arriva dal sindacato è perentoria: chi trae vantaggio dalla spesa pubblica deve assumersi una responsabilità sociale verso la comunità locale. Giordano propone l’introduzione di clausole di restituzione dei benefici economici per le imprese che decidono di delocalizzare dopo aver attinto a risorse collettive, una misura volta a porre fine alla stagione dei sussidi privi di controlli.

Una visione comune per il rilancio del territorio

Nonostante le difficoltà, la politica locale cerca di tracciare una nuova rotta. L’attuale amministrazione regionale, rappresentata dal Presidente Vito Bardi e dagli assessori Francesco Cupparo e Cosimo Latronico, sta tentando di convogliare le risorse del Fondo di Coesione e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza verso obiettivi di crescita strutturale. L’idea di fondo, condivisa anche dal vertice di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, mira a centrare gli investimenti su innovazione tecnologica, potenziamento delle infrastrutture e valorizzazione delle competenze del capitale umano.

Questa impostazione si distacca dalle logiche assistenzialiste del passato, cercando di dare corpo a un sistema industriale in grado di reggere la competizione internazionale non attraverso il contenimento dei costi, ma tramite la qualità e la stabilità. Per ottenere risultati tangibili, tuttavia, occorre un’azione sinergica che veda parlamentari, amministratori regionali, sindacati e imprenditori agire come un fronte unico durante le interlocuzioni a Roma. La richiesta avanzata dall’UGL non ammette deroghe: il riconoscimento dell’area materana e dei comuni della Val Basento come zone di crisi industriale complessa appare fondamentale per sbloccare strumenti di sostegno straordinario.

Verso un piano di reindustrializzazione per la provincia di Matera

La stabilità del lavoro resta il baricentro attorno al quale deve ruotare ogni decisione futura. Le famiglie che risiedono tra Matera, Ferrandina, Pisticci e i centri limitrofi vivono un momento di forte incertezza, con giovani generazioni che faticano a intravvedere prospettive di carriera nella propria terra d’origine. La strategia proposta dal sindacato è quella di avviare un piano straordinario di reindustrializzazione, capace di attrarre capitali sani e di legare in maniera indissolubile il sostegno statale al mantenimento fisico dei processi produttivi nei confini regionali.

Il futuro della Basilicata passa inevitabilmente per la capacità di superare le frammentazioni politiche. La difesa del sistema produttivo lucano non è una battaglia di parte, ma un obbligo morale verso intere generazioni di lavoratori che hanno contribuito a rendere grande il marchio del made in Italy nel mondo. Solo attraverso il rigore nelle clausole di finanziamento e una programmazione economica di lungo respiro, sarà possibile evitare che il declino industriale diventi una costante del panorama economico regionale. Il tempo dello spreco di risorse pubbliche deve lasciare spazio a una nuova stagione di responsabilità, dove l’impresa torni a essere motore di sviluppo sociale e non mera entità volatile in cerca di profitti immediati.

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Vertenza CallMat Matera, asse unitario dei sindacati per salvare l’occupazione: assemblee con i lavoratori e pressing su azienda e istituzioni

Vertenza CallMat Matera, fronte comune di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UIL e UGL Telecomunicazioni: assemblee unitarie per difendere l’occupazione e le commesse nel polo dei servizi lucano. Il pressing su azienda e istituzioni per una soluzione industriale definitiva nel nostro articolo completo 👇

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Vertenza Callmat

Matera – La difesa intransigente dei livelli occupazionali, la tutela della dignità professionale di centinaia di famiglie e la ricerca di una soluzione industriale definitiva che scongiuri l’ennesimo impoverimento produttivo del Mezzogiorno. Si intensifica e si compatta l’azione delle organizzazioni sindacali attorno alla delicata vertenza che interessa il sito operativo di CallMat a Matera, uno dei principali presidi occupazionali nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi di contact center della Basilicata. Le Segreterie Regionali di categoria di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, insieme al coordinamento delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU) aziendali, hanno promosso una serie di partecipate assemblee con le lavoratrici e i lavoratori per fare il punto sullo stato delle trattative e concordare le prossime tappe della mobilitazione.

Gli incontri con il personale hanno visto la partecipazione corale dei massimi vertici territoriali delle sigle sindacali: al tavolo dei relatori sono intervenuti i segretari regionali Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Pino Giordano (UILFPC-UIL), Giovanni Letterelli (UGL Telecomunicazioni) e la segretaria provinciale di Matera dell’UGL TLC, Mina Saracino. Nel corso del confronto è stato condiviso il resoconto dettagliato delle interlocuzioni avviate finora con il management aziendale e con le istituzioni pubbliche, sottolineando l’importanza di mantenere una trasparenza informativa totale verso una forza lavoro che da mesi convive con l’angoscia della precarietà contrattuale.

Unità sindacale e interlocuzione a 360 gradi: «Serve un’intesa concreta e duratura»

La vertenza CallMat si inserisce all’interno di un contesto settoriale complesso e altamente competitivo, dove le trasformazioni tecnologiche, l’automazione dei processi tramite intelligenza artificiale e la continua ridefinizione dei volumi di traffico da parte dei grandi committenti telefonici nazionali mettono costantemente a repentaglio la stabilità dei contact center nel Mezzogiorno. Di fronte a questo scenario, la linea espressa congiuntamente dalle quattro sigle sindacali fa leva sul valore insostituibile dell’unità e del senso di responsabilità: «Soltanto attraverso il coinvolgimento attivo, sincero e coordinato di tutte le parti interessate — azienda, organizzazioni sindacali, istituzioni locali e Governo nazionale — sarà possibile individuare una soluzione concreta e duratura nel tempo».

«Il nostro impegno quotidiano prosegue con la ferma determinazione di favorire un dialogo a 360 gradi», hanno ribadito i segretari durante le assemblee. «Non cerchiamo lo scontro fine a se stesso, ma un confronto strutturato capace di mettere a nudo le criticità, avvicinare le posizioni e creare le precondizioni indispensabili per superare una fase di stallo che si protrae ormai da troppo tempo. La priorità assoluta e non negoziabile resta la salvaguardia integrale dell’organico aziendale e la garanzia di un piano di sviluppo solido che restituisca serenità e certezze alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno garantiscono la continuità e la qualità dei servizi erogati dal sito lucano».

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Vigilanza massima sul tavolo istituzionale: «Non accetteremo soluzioni tampone»

Se da un lato le parti sociali confermano la propria piena disponibilità a sedersi a qualsiasi tavolo negoziale utile a raggiungere un’intesa condivisa, dall’altro l’attenzione sui prossimi passaggi operativi resta altissima. I sindacati hanno chiarito senza ambiguità che il tempo delle rassicurazioni verbali è scaduto: l’evoluzione della vertenza verrà monitorata passo dopo passo, pretendendo che agli annunci seguano impegni contrattuali stringenti, investimenti sulla formazione continua e la salvaguardia delle commesse strategiche che alimentano le postazioni materane.

«L’auspicio è che il lavoro meticoloso svolto unitariamente fino a oggi e il confronto aperto con l’azienda e con gli assessorati competenti della Regione Basilicata possano favorire un esito positivo in tempi rapidi», conclude la nota congiunta di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL TLC. «Matera non può permettersi di disperdere un patrimonio professionale e occupazionale così rilevante, composto in larghissima parte da giovani e donne che rappresentano l’ossatura economica della comunità locale. Continueremo a batterci con ogni strumento a nostra disposizione affinché la responsabilità sociale d’impresa prevalga sulle logiche di mero contenimento dei costi, restituendo dignità, stabilità e futuro a chi lavora in CallMat».

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Stellantis Melfi, produzione di nuovo ferma per carenza di componenti: l’allarme dell’UGL con Florence Costanzo sul futuro dell’indotto e dell’occupazione

Stellantis Melfi, nuovo stop alla produzione il 15 ottobre per carenza di componenti: l’allarme di Florence Costanzo (UGL Metalmeccanici) sulle ricadute per i lavoratori e l’indotto lucano. La richiesta urgente di un piano industriale credibile e investimenti garantiti nel nostro articolo completo 👇

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Stellantis, Melfi

Melfi – Una nuova, pesante battuta d’arresto colpisce il cuore dell’industria manifatturiera del Mezzogiorno, gettando ulteriori ombre sulla tenuta produttiva e occupazionale del comparto automotive italiano. Lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, è costretto a sospendere nuovamente le linee di montaggio nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026 a causa dell’ennesima e critica carenza di componenti e forniture essenziali. A dare notizia dello stop forzato è Florence Costanzo, segretaria regionale dell’UGL Metalmeccanici Basilicata, che esprime la crescente preoccupazione dell’organizzazione sindacale di fronte a una sequenza di fermate che rischia di logorare irreversibilmente il tessuto socioeconomico lucano.

«Questo nuovo blocco produttivo rappresenta un ulteriore, drammatico segnale di difficoltà strutturale che non può e non deve essere derubricato a fatto isolato o passeggero», avverte con fermezza Florence Costanzo. L’interruzione delle attività avviene in una fase di estrema vulnerabilità per il settore dell’auto a livello continentale, dove il rallentamento della domanda globale, le frizioni nelle catene logistiche internazionali e le incertezze legate alla transizione ecologica stanno scaricando il proprio peso sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, costretti a convivere con ammortizzatori sociali a singhiozzo e un’intollerabile precarietà di prospettiva.

L’incertezza sul futuro e la richiesta di un tavolo urgente con azienda e Governo

L’UGL Metalmeccanici Basilicata richiama l’attenzione sulla necessità inderogabile di fare piena luce sulle strategie industriali che il gruppo italo-francese intende adottare per il sito di Melfi nei prossimi mesi e anni. Da qui l’appello pressante a un confronto trasparente e costruttivo tra i vertici aziendali di Stellantis, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le istituzioni locali e nazionali, a partire dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dalla Regione Basilicata. Le criticità dell’impianto lucano devono essere affrontate all’interno di un quadro organico capace di governare la trasformazione tecnologica in atto senza tradursi in una progressiva dismissione produttiva.

«È assolutamente fondamentale che lo stabilimento di Melfi continui a svolgere un ruolo strategico e trainante nell’architettura complessiva dell’industria automobilistica italiana ed europea», sottolinea la segretaria regionale Costanzo. «Perché questo avvenga, non bastano annunci generici o impegni sulla carta: occorre un piano industriale solido, credibile, dotato di volumi produttivi adeguati e di investimenti certi e tempestivi sull’allocazione dei nuovi modelli previsti sulla piattaforma STLA Medium. Soltanto la chiarezza dei programmi operativi può restituire serenità e fiducia a una comunità laboriosa che ha sempre garantito livelli di eccellenza qualitativa riconosciuti in tutto il mondo».

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L’effetto a catena sull’indotto lucano: a rischio migliaia di posti di lavoro

A destare l’allarme più acuto tra i sindacati è la tenuta dell’indotto industriale che gravita attorno al polo di San Nicola di Melfi. Il distretto lucano della componentistica, della logistica e dei servizi integrati conta decine di aziende e migliaia di addetti altamente specializzati, la cui sopravvivenza economica è legata a doppio filo alla continuità dei ritmi di fabbrica della capogruppo. Ogni giorno di fermata non programmata nello stabilimento principale genera una reazione a catena che si traduce immediatamente in ore di cassa integrazione per le imprese fornitrici, mettendo a repentaglio la tenuta finanziaria delle piccole e medie imprese del territorio.

Secondo la posizione espressa dall’UGL, è indispensabile salvaguardare con ogni strumento disponibile il patrimonio di competenze professionali, know-how manifatturiero e capitale umano costruito con decenni di lavoro e sacrifici in Basilicata. Sebbene siano apprezzabili gli sforzi normativi e le misure di sostegno pubblico messe in campo dalle istituzioni a tutela della filiera automobilistica, l’onere principale della ripartenza ricade sulle scelte del management aziendale: «Per rilanciare Melfi servono fatti tangibili, commesse certe, volumi produttivi all’altezza della capacità degli impianti e garanzie occupazionali concrete. Solo con un patto industriale chiaro si potranno restituire certezze a migliaia di famiglie lucane che meritano rispetto e futuro», conclude Florence Costanzo.

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Elezioni RSU Hitachi Rail Reggio Calabria: trionfo UGL Metalmeccanici al 16,5%, Casile eletto e allarme sull’indotto

Storico ritorno per l’UGL Metalmeccanici alle elezioni RSU dello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria: la lista vola al 16,5% delle preferenze ed elegge Pasquale Casile. I segretari Chiarolla, Colica e il leader nazionale Antonio Spera plaudono al risultato e lanciano l’allarme sulla crisi dell’indotto: «Preoccupa il ricorso massiccio alla cassa integrazione tra i fornitori, chiederemo un confronto immediato ai vertici aziendali». Tutti i dettagli del voto: 👇

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Hitachi Rail

Reggio Calabria – Un risultato di straordinaria rilevanza politica e sindacale che ridisegna gli equilibri della rappresentanza operaia all’interno di uno dei poli produttivi più strategici del Mezzogiorno e dell’intero comparto industriale ferroviario nazionale. Alle elezioni per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) nello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria, la lista della UGL Metalmeccanici ha conquistato un eccellente 16,5% delle preferenze complessive. Un exploit che consente all’organizzazione di rientrare a pieno titolo, dopo diversi anni di assenza, tra le mura del sito produttivo reggino, eleggendo nella delegazione aziendale il candidato Pasquale Casile.

Una vittoria maturata in un contesto operativo e sindacale particolarmente complesso, che premia la credibilità di una squadra territoriale rinnovata e riflette la domanda di tutela manifestata dai lavoratori metalmeccanici in una fase cruciale per le commesse ferroviarie e per il futuro dell’indotto industriale calabrese.

La soddisfazione di Chiarolla e Colica: «Fiducia ripagata e nuovo percorso»

A commentare a caldo lo storico esito delle urne aziendali sono i vertici territoriali della sigla sindacale: Giuseppe Chiarolla, segretario provinciale di Reggio Calabria, e Teodoro Colica, segretario regionale della UGL Metalmeccanici Calabria, che tracciano le coordinate del nuovo corso:

«Il ritorno della UGL Metalmeccanici all’interno dello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria rappresenta un traguardo di grandissimo valore, raggiunto grazie all’impegno quotidiano, alla serietà, alla determinazione e al lavoro capillare svolto in questi mesi a stretto contatto con le maestranze. Il 16,5% dei consensi è un segnale tangibile e inequivocabile di fiducia accordata dai lavoratori alla nostra organizzazione, soprattutto considerando il clima complesso e le dinamiche competitive nelle quali si è svolta la tornata elettorale».

I due segretari hanno voluto rivolgere un sentito ringraziamento alla base elettorale: «Desideriamo ringraziare tutti i dipendenti che hanno creduto nel nostro progetto, i componenti della commissione elettorale per l’impeccabile gestione e, con particolare calore, tutti i candidati della nostra lista e il neoeletto RSU Pasquale Casile. Sarà lui a farsi carico delle istanze, dei bisogni e delle proposte dei colleghi sul campo. Questo risultato non è un premio da mettere in bacheca, ma una grande responsabilità che ci sprona a intensificare la nostra azione sindacale con ancora maggior vigore».

Diagnostica Industriale e Manutenzione Predittiva: La Termocamera Professionale

Per la verifica di impianti elettrici ad alta tensione, quadri industriali, cablaggi di motrici ferroviarie e anomalie termiche meccaniche su linee di produzione complesse con risoluzione a infrarossi ad altissima precisione e tecnologia MSX per il contrasto dei dettagli: lo strumento di ispezione professionale top di gamma preferito dagli ingegneri della manutenzione è la Termocamera Industriale FLIR E8 Pro (o FLIR C5 tascabile):

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L’intervento del segretario nazionale Antonio Spera: il nodo critico dell’indotto

L’eco del successo reggino è risuonato immediatamente a livello nazionale. A esprimere viva soddisfazione per l’affermazione della lista è intervenuto Antonio Spera, segretario nazionale della UGL Metalmeccanici, congratulandosi con Chiarolla, Colica e con l’intera struttura periferica per aver saputo interpretare le aspettative dei lavoratori dello stabilimento calabrese:

«Dopo diversi anni, il ritorno della UGL Metalmeccanici nello stabilimento di Reggio Calabria rappresenta un risultato significativo che accogliamo con entusiasmo e profondo senso di responsabilità. Il 16,5% dimostra che il messaggio della nostra squadra è stato ascoltato e condiviso. Tuttavia, non consideriamo questo esito un punto di arrivo, ma un punto di partenza per una battaglia di tutela dei diritti che ci vedrà protagonisti senza esitazioni».

Spera ha poi acceso un faro preoccupato sulle forti criticità che investono la filiera della subfornitura e le ditte esterne che ruotano attorno al gigante ferroviario:

«Lo stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria riveste un ruolo di primaria importanza all’interno delle strategie del gruppo. Negli ultimi anni, tuttavia, non sono mancate pesanti incognite, soprattutto per quanto riguarda le aziende dell’indotto. In questo ambito desta profonda e fondata preoccupazione il ricorso massiccio e prolungato alla cassa integrazione da parte di alcune imprese fornitrici, rispetto al quale pretendiamo chiarezza assoluta e trasparenza sui criteri applicati. Come UGL Metalmeccanici ci attiveremo immediatamente per chiedere tavoli di confronto urgenti sia ai massimi vertici di Hitachi Rail sia al management delle aziende dell’indotto coinvolte. Non è tollerabile che questioni che incidono sui salari e sulla dignità delle famiglie vengano affrontate senza un confronto preventivo e senza le necessarie garanzie contrattuali per chi rischia di pagare il prezzo più alto delle ristrutturazioni».

La centralità dello stabilimento di Reggio Calabria nello scenario globale

Il sito Hitachi Rail di Reggio Calabria rappresenta un fiore all’occhiello dell’industria manifatturiera ad alta tecnologia del Sud Italia, culla della progettazione e dell’assemblaggio di treni regionali all’avanguardia (come i convogli Caravaggio, Rock e Blues) e di carrozze per metropolitane destinate ai mercati europei e internazionali. La riconquista della rappresentanza RSU da parte della UGL Metalmeccanici inietta nuova linfa nel dibattito sulle relazioni industriali, ponendo al centro la stabilità dell’occupazione diretta e la salvaguardia di centinaia di posti di lavoro nell’ecosistema produttivo locale.

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