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Territorio

Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga celebra la tradizione tra monti e valli

🌳 Il Festival dei Borghi della Laga torna per celebrare le radici montane tra Faiete, Altavilla e Schiaviano con musica, canti e passeggiate nella natura incontaminata. Non perdere l’occasione di riscoprire il cuore pulsante dell’Appennino.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #BorghiLaga #TradizioniAbruzzesi #TurismoSostenibile #RoccaSantaMaria

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Locandina 4 luglio

Rocca Santa Maria e Montorio al Vomano si preparano a ospitare un fine settimana all’insegna della memoria e delle radici abruzzesi. Il calendario del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga si arricchisce di due appuntamenti pensati per chi desidera riscoprire l’identità profonda di queste terre, dove la storia locale si fonde con le melodie dei canti popolari e l’energia dei balli tradizionali. Le giornate in programma mirano a rompere il silenzio che spesso avvolge le piccole frazioni montane, restituendo loro una visibilità necessaria per contrastare i fenomeni di declino demografico che caratterizzano le aree interne della provincia di Teramo.

L’iniziativa non è solo un momento di intrattenimento, ma un progetto strutturato per promuovere il turismo lento, una modalità di viaggio che premia la qualità del contatto umano e il rispetto per i ritmi della natura. Attraverso la valorizzazione di contesti come i sentieri tra i boschi e le piazze dei borghi, l’organizzazione punta a creare un legame solido tra residenti e visitatori, offrendo una narrazione autentica dell’Appennino.

Sabato 4 luglio tra le storie di Faiete

Il programma prende il via sabato 4 luglio a Faiete, frazione del comune di Rocca Santa Maria. Questo borgo, custode di un passato strettamente legato all’agricoltura e alla pastorizia, apre le porte ai visitatori per una immersione nella vita contadina di un tempo. La giornata inizia con i saluti delle autorità locali, seguiti da una visita guidata alla mostra fotografica allestita negli spazi della vecchia chiesa di San Pietro, un edificio che rappresenta il cuore simbolico della comunità.

Dopo la pausa conviviale del tradizionale “Sdjiuno”, la tavola imbandita con i piatti poveri di una volta, l’attenzione si sposta sul versante antropologico. L’esperta Noretta Nori sarà la guida d’eccezione in un percorso culturale che vedrà le sorelle Bilanzola interpretare le ballate storiche del territorio. La colonna sonora della giornata sarà affidata a Vito Valleriani e Claudio Malatesta, musicisti che riproporranno le sonorità antiche con strumenti della tradizione. Per partecipare a questa giornata, inserita in un contesto naturalistico di pregio, è obbligatorio indossare abbigliamento adeguato, in particolare calzature da trekking e pantalone lungo, per affrontare in sicurezza i sentieri limitrofi al borgo. La prenotazione può essere effettuata contattando il numero 347 602 2486.

Domenica 5 luglio alla scoperta di Altavilla e Schiaviano

Il giorno seguente, domenica 5 luglio, il Festival si sposta verso il bacino del torrente Vomano, coinvolgendo le località di Altavilla e Schiaviano, nel comune di Montorio al Vomano. Il focus della mattinata sarà l’approfondimento tecnico-storico curato dall’ingegner Domenico Di Baldassarre, che illustrerà l’evoluzione degli insediamenti abitativi in queste zone impervie.

Il percorso prosegue poi con un’escursione tematica tra i sentieri che collegano le due località. Durante il cammino, gli studiosi Francesco Di Giuliantonio e gli accompagnatori locali guideranno il gruppo alla scoperta della Fonte Vecchia e della maestosa quercia secolare, punti di riferimento del territorio che conservano traccia di leggende locali. La giornata, che si chiude con una degustazione di eccellenze gastronomiche locali, mira a sottolineare quanto la vitalità di un borgo passi anche dalla salvaguardia delle sue eccellenze agroalimentari.

Considerata la delicatezza dei percorsi e la volontà di mantenere un approccio sostenibile, l’evento del 5 luglio è a numero chiuso, con un limite massimo di 100 partecipanti. Per chi desidera unirsi alla spedizione, è richiesta la prenotazione tramite messaggio WhatsApp al 339 150 1955. È opportuno ricordare che per i partecipanti che abbiano superato i 75 anni, gli organizzatori richiedono la presentazione del certificato medico per attività motoria non agonistica, a tutela della salute di ogni ospite durante le ore di cammino. Le informazioni dettagliate sulle modalità di adesione e le mappe dei sentieri sono disponibili anche sul portale ufficiale dell’iniziativa, raggiungibile all’indirizzo borghiesentieridellalaga.it.

Il Festival, arrivato a questo appuntamento centrale in estate, rappresenta un nodo di connessione fondamentale per le frazioni della Laga, un mosaico di storie che, senza il supporto di eventi di questo tipo, rischierebbe di essere dimenticato dal tempo e dall’incuria. L’invito rimane aperto a tutti coloro che intendono trasformare un fine settimana in un’esperienza di arricchimento culturale.

Segreteria Organizzativa

Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga

333 3204171; 320 1612550

Sito Internet

https://www.borghiesentieridellalaga.it/

Pagine Facebook

https://www.facebook.com/groups/634144137475841?locale=it_IT

https://www.facebook.com/FestivalBorghiLaga?locale=it_IT

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Lo zafferano dei Piani di Navelli: una storia antica fatta di terra, fatica e tradizione

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zafferano

Piani di Navelli- Dalle origini medievali alla raccolta autunnale dei delicati fiori viola, il cosiddetto “oro rosso d’Abruzzo” racconta la storia di un territorio che ha saputo trasformare una coltura preziosa in un simbolo della propria identità.

Nel cuore dell’Abruzzo, tra i paesaggi dell’altopiano di Navelli e i borghi della provincia dell’Aquila, cresce una delle eccellenze agricole più conosciute della regione: lo zafferano. Una spezia preziosa, apprezzata per il suo colore intenso, il profumo inconfondibile e il sapore caratteristico, ma soprattutto per il lavoro paziente e meticoloso che si nasconde dietro ogni piccolo fiore.

Lo zafferano dei Piani di Navelli non è soltanto un prodotto gastronomico. È il risultato di secoli di esperienza contadina, di gesti tramandati nelle famiglie e di un rapporto profondo tra l’uomo e una terra che, anno dopo anno, continua a offrire una fioritura tanto breve quanto straordinaria.

La storia dello zafferano abruzzese affonda le proprie radici nel Medioevo. La tradizione collega la diffusione della coltura nell’area aquilana al monaco domenicano Santucci, originario della zona di Navelli, che nel XVI secolo avrebbe contribuito a introdurre o rilanciare la pianta in Abruzzo dopo averla conosciuta durante i suoi viaggi fuori regione.

La coltivazione trovò condizioni favorevoli nell’altopiano: terreni adatti, clima caratterizzato da inverni freddi, estati asciutte e forti escursioni termiche. Nel tempo, la produzione si consolidò e lo zafferano divenne una risorsa economica importante per diverse comunità locali.

La spezia acquisì valore anche grazie alla sua versatilità: utilizzata in cucina, nella colorazione e in preparazioni tradizionali, era una merce pregiata, facilmente conservabile dopo l’essiccazione e capace di raggiungere mercati lontani.

La fama dello zafferano aquilano si è così legata a Navelli, diventato nel tempo uno dei luoghi simbolo di questa coltivazione.La fase più suggestiva della produzione si svolge tra ottobre e novembre, quando i campi si riempiono di fiori viola. La raccolta avviene tradizionalmente nelle prime ore del mattino, prima che i fiori si aprano completamente e siano esposti al sole e agli agenti atmosferici.
I raccoglitori si chinano tra i filari e staccano delicatamente i fiori uno a uno, riponendoli in cesti e contenitori. È un lavoro che richiede pazienza, precisione e velocità: la fioritura è concentrata in un periodo breve e ogni giornata può essere decisiva per la qualità del raccolto.
La raccolta manuale è uno dei tratti più caratteristici di questa tradizione agricola. Non si tratta di un lavoro meccanico, ma di un gesto che richiede esperienza e attenzione, tramandate da generazioni di coltivatori.Una volta raccolti, i fiori vengono portati nei locali di lavorazione, dove avviene la cosiddetta sfioratura, una delle operazioni più delicate dell’intero processo.
Ogni fiore viene aperto manualmente per estrarre i tre stimmi rossi, la parte della pianta dalla quale si ricava la spezia. I filamenti devono essere separati con cura dalle altre parti del fiore, evitando di danneggiarli o di contaminarli.
È proprio qui che si comprende perché lo zafferano sia considerato uno dei prodotti agricoli più preziosi al mondo. Per ottenere un chilogrammo di zafferano essiccato occorrono indicativamente circa 200.000 fiori e centinaia di ore di lavoro, a seconda delle condizioni di coltivazione e delle tecniche impiegate.La sfioratura è anche un momento di socialità: per molto tempo le famiglie si sono riunite attorno ai tavoli per lavorare insieme, spesso fino a sera, raccontando storie e condividendo le fatiche della giornata. Un patrimonio immateriale fatto di gesti semplici, ma fondamentali per conservare la qualità del prodotto.Dopo la sfioratura, gli stimmi freschi devono essere essiccati con attenzione. È una fase decisiva perché consente di ridurre l’umidità e di sviluppare le caratteristiche aromatiche, il colore e il sapore che rendono lo zafferano così ricercato.
L’essiccazione viene effettuata secondo metodi tradizionali e procedure controllate, con tempi e temperature adeguati a preservare le qualità della spezia. Un’essiccazione insufficiente può compromettere la conservazione; una troppo intensa può danneggiare gli aromi.
Al termine del processo, gli stimmi diventano filamenti sottili, fragili e di un rosso intenso. Conservati correttamente, al riparo da luce, umidità e calore, mantengono a lungo le proprie caratteristiche.
Lo zafferano viene commercializzato soprattutto in fili, una forma che permette di riconoscere meglio il prodotto e di apprezzarne le caratteristiche. In cucina, generalmente, gli stimmi vengono lasciati in infusione in un liquido tiepido prima di essere aggiunti alla preparazione.La qualità dello zafferano dei Piani di Navelli dipende anche dalle caratteristiche ambientali dell’altopiano. I terreni permeabili, il clima e l’esperienza dei coltivatori contribuiscono a creare condizioni favorevoli alla coltura, che soffre i ristagni d’acqua.
La pianta nasce da un bulbo, più precisamente un cormo, che viene messo a dimora nel terreno. Nel corso del suo ciclo vegetativo produce foglie, fiori e nuovi cormi, che potranno essere utilizzati per le coltivazioni successive. La gestione del terreno, la scelta dei bulbi e il rispetto dei tempi agricoli sono elementi essenziali per ottenere un raccolto di qualità.
La coltivazione richiede quindi conoscenze specifiche e una cura costante, ben lontane dall’idea di una produzione semplice o immediata. Dietro ogni confezione ci sono mesi di lavoro e una stagione autunnale in cui tutto si concentra in pochi giorni.

Nel 2005 lo Zafferano dell’Aquila ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP), un riconoscimento importante per la tutela del prodotto e del suo legame con il territorio.

La zona di produzione comprende diversi comuni dell’Aquilano, tra cui Navelli, Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi e Villa Sant’Angelo. La denominazione protegge una tradizione agricola riconoscibile per ambiente, metodi di coltivazione e lavorazione.

La DOP rappresenta anche uno strumento per valorizzare il lavoro dei produttori, contrastare le imitazioni e offrire ai consumatori maggiori garanzie sull’origine del prodotto.Lo zafferano non è soltanto una spezia da utilizzare in cucina. Per i borghi dell’altopiano rappresenta un’opportunità di promozione turistica, di valorizzazione delle produzioni locali e di trasmissione delle conoscenze agricole.
Le iniziative dedicate alla raccolta, le visite alle aziende, gli incontri gastronomici e le manifestazioni autunnali permettono di avvicinare visitatori e appassionati a un mondo fatto di manualità e rispetto dei ritmi naturali.
Sostenere questa coltura significa anche contribuire alla vitalità delle aree interne, dove mantenere vive le attività agricole tradizionali può aiutare a difendere il paesaggio, l’identità culturale e le economie locali.Quando si parla dello zafferano dei Piani di Navelli, il suo valore non si misura soltanto in grammi o nel prezzo di vendita. Si misura nelle mani che raccolgono i fiori all’alba, nella delicatezza della sfioratura, nell’attenzione dedicata all’essiccazione e nella memoria di una tradizione che ha attraversato i secoli.
Il cosiddetto oro rosso d’Abruzzo è il simbolo di un’agricoltura che richiede pazienza, competenza e dedizione. Ogni filamento racchiude una parte del paesaggio aquilano e della storia delle sue comunità.
Preservare lo zafferano di Navelli significa custodire un’eccellenza gastronomica, ma anche difendere un patrimonio di cultura, lavoro e identità abruzzese.

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Summit nazionale dei Gal all’Aquila, Mario Di Lorenzo: «Fondi Ue 2028-2034 alle porte, riscriviamo le strategie per le aree interne»

All’Aquila il Forum Leader 2026: i Gal di tutta Italia a confronto sulla nuova programmazione dei fondi Ue 2028-2034. Mario Di Lorenzo: «Pronti a riscrivere le strategie per le aree interne» 👇

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Locandina evento L'Aquila

L’Aquila – Il rilancio socio-economico delle aree interne montane, la lotta contro lo spopolamento dei borghi appenninici e la gestione strategica delle risorse comunitarie tornano al centro del dibattito nazionale. Mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre 2026, le prestigiose sale di Palazzo Spaventa all’Aquila ospiteranno l’edizione annuale del «Forum Leader 2026», il summit istituzionale che riunirà nel capoluogo regionale abruzzese — dopo la precedente tappa del 2025 svoltasi in provincia di Palermo — decine di Gruppi di Azione Locale (GAL), amministratori, ricercatori, esperti di europrogettazione e rappresentanti del tessuto produttivo provenienti da tutta Italia. Un evento cruciale per il destino del nostro territorio, chiamato a delineare le future traiettorie dello sviluppo rurale e della coesione territoriale.

A scandire l’urgenza e la rilevanza politica dell’appuntamento aquilano è stato Mario Di Lorenzo, direttore del GAL Gran Sasso Velino, che ha lanciato un messaggio chiaro alla classe dirigente: «A brevissimo sarà indispensabile riscrivere da cima a fondo le strategie di sviluppo locale in vista della programmazione dei fondi comunitari 2028-2034. È una scadenza che sembra lontana ma che in realtà è già alle porte: dobbiamo farci trovare compatti e preparati per costruire un percorso autorevole, capace di tutelare e valorizzare le peculiarità delle nostre comunità».

La svolta di Bruxelles sui fondi 2028-2034: il dialogo diretto con lo Stato

L’incontro dell’Aquila cade in una congiuntura temporale determinante. In questi mesi, infatti, a Bruxelles sono entrati nel vivo i negoziati preliminari tra la Commissione Europea e gli Stati membri per definire l’architettura finanziaria e regolamentare del settennato post-2027. Un passaggio che introduce una novità strutturale di portata storica per i territori: l’Unione Europea ha infatti stabilito che per il ciclo 2028-2034 il canale di confronto e concertazione avverrà direttamente con i governi centrali dei singoli Stati membri, superando il modello delle interlocuzioni frammentate a livello regionale.

«Questa modifica nei criteri di governance impone ai GAL di fare rete e presentarsi con una visione unitaria», ha chiarito Di Lorenzo. «Il tavolo tecnico di Palazzo Spaventa rappresenterà il primo grande momento di sintesi per comprendere in che modo verranno ripartite le risorse del programma LEADER (Liaison Entre Actions de Développement de l’Économie Rurale) e come orientare i nuovi strumenti di sviluppo economico e fondi strutturali affinché rispondano alle sfide dell’innovazione digitale, della transizione ecologica e del ricambio generazionale nell’agricoltura e nell’artigianato tipico».

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ECONOMIA & FONDI EUROPEI

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Il parterre istituzionale a Palazzo Spaventa: Governo, Regione e Comuni montani

L’autorevolezza della due giorni aquilana è confermata dalla presenza dei massimi rappresentanti istituzionali del settore agroalimentare e delle politiche di coesione. Ai lavori interverranno il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) Luigi D’Eramo, il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Agricoltura Emanuele Imprudente, il Sindaco dell’Aquila e Presidente di ANCI Abruzzo Pierluigi Biondi, e il Presidente nazionale dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani) Marco Bussone, affiancati dai delegati dei Ministeri competenti e dai vertici operativi dei GAL di ogni regione italiana.

Un parterre di altissimo profilo che evidenzia come il capoluogo abruzzese si confermi laboratorio privilegiato a livello nazionale per l’elaborazione di politiche pubbliche avanzate rivolte alle terre alte, dimostrando che la montagna non deve essere considerata un’area di marginalità assistita, ma un ecosistema produttivo vivace in grado di generare valore, turismo sostenibile e presidio ecologico.

I cinque laboratori operativi: la montagna, il patrimonio fondiario e il Fondo Unico

Il cuore operativo della manifestazione sarà scandito da cinque tavoli laboratoriali tematici, ciascuno promosso da un GAL capofila e sostenuto dalla partecipazione attiva di almeno altri otto GAL provenienti da tre differenti regioni, a garanzia di una feconda contaminazione interregionale. I temi sul tavolo toccheranno i nodi nevralgici del futuro rurale: «Verso un’associazione nazionale dei GAL» (proposto dal GAL Metropoli Est di Palermo per unificare la rappresentanza istituzionale); «Il ruolo dei GAL nella governance delle aree montane» (promosso dal GAL Etruria Meridionale del Lazio, che vede il GAL Gran Sasso Velino assoluto protagonista in virtù della propria specifica vocazione appenninica); «Affrontare l’Abbandono: il metodo LEADER per rimettere in moto il patrimonio fondiario» (a cura del GAL Castelli Romani e Monti Prenestini); «L’attuazione del LEADER 2028-2034 nella prospettiva del Fondo Unico» (guidato dal GAL Alto Bellunese); e infine il laboratorio «Effetto Leader» (co-promosso dal GAL piemontese Escartons e Valli Valdesi e dal GAL abruzzese Costa dei Trabocchi).

Dall’Aquila parte così una sfida ambiziosa per l’intero Paese: dimostrare alle istituzioni nazionali e comunitarie che investire nei Gruppi di Azione Locale significa dotare i territori di una sentinella insostituibile, capace di intercettare bandi complessi, sostenere i giovani imprenditori e trasformare i fondi europei in cantieri aperti di futuro e speranza per le nostre montagne.

A cura della Redazione Economia e Territorio di Cavaliere News

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Adsu L’Aquila, nasce il tavolo permanente con gli studenti: residenze, borse di studio e mobilità al centro del confronto con Schiavone e Suriani

L’Adsu L’Aquila avvia un tavolo permanente con le associazioni studentesche dopo il meeting nazionale Andisu: borse di studio, alloggi Pnrr, navette e bici elettriche con la presidente Schiavone e il direttore Suriani 👇

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Adsu_interventi

L’Aquila – Aprire le porte dell’ente, mettersi in ascolto costante delle istanze provenienti dai banchi delle facoltà e costruire insieme una piattaforma di priorità strategiche per garantire il benessere materiale, sociale e psicologico dei giovani lungo tutto l’arco della carriera universitaria. È un cambio di passo decisivo e partecipato quello varato dall’Adsu dell’Aquila, l’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari del capoluogo regionale abruzzese, che si prepara a istituire un tavolo permanente di concertazione con le rappresentanze e le associazioni studentesche. Una decisione maturata al termine di un partecipatissimo e vivace dibattito sviluppatosi nell’ambito del meeting nazionale promosso dall’Andisu (Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario), che ha fatto convergere nella città capoluogo oltre 150 delegati provenienti dagli atenei di tutta la penisola per riflettere sul futuro del territorio e della formazione accademica.

Il confronto, proseguito fino a tarda sera alla presenza dei massimi vertici nazionali e regionali delle istituzioni e dell’università, ha consentito agli studenti di illustrare con puntualità i traguardi raggiunti ma soprattutto le criticità da superare con urgenza: dal nodo vitale degli alloggi e del caro-affitti alla tempestività nell’erogazione delle borse di studio, fino al potenziamento dei trasporti e degli spazi ricreativi, confermando quanto sia cruciale investire nei servizi per il diritto allo studio per attrarre e trattenere le migliori intelligenze del Paese.

Le parole di Marica Schiavone e Michele Suriani: «Ascolto vero e tutela del benessere»

A tracciare le linee guida del nuovo corso è stata la presidente dell’Adsu L’Aquila, Marica Schiavone, che ha sottolineato la volontà dell’Azienda di operare in totale trasparenza e sinergia con la comunità studentesca: «È stato un momento di confronto autentico e costruttivo, nel quale ci siamo messi a completa disposizione ascoltando le richieste vive dei tanti ragazzi intervenuti. La missione primaria dell’Adsu è senza dubbio quella di garantire le prestazioni essenziali, dalla copertura totale delle borse di studio all’accoglienza nelle residenze universitarie; tuttavia, negli ultimi anni abbiamo premuto con forza l’acceleratore anche su progetti volti a stimolare la socialità, aprendo nuovi spazi di aggregazione culturale e mettendo in campo ogni risorsa per rendere l’esperienza universitaria aquilana sempre più ricca, inclusiva e a misura di studente».

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore dell’Adsu, Michele Suriani, che ha rimarcato la vicinanza quotidiana e diretta della dirigenza alle necessità concrete dei ragazzi: «Siamo a disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro. Gli studenti sanno di poter contare sui nostri recapiti personali e quando hanno un’urgenza o un problema sanno di trovare un interlocutore pronto a intervenire. Dalla mobilità urbana agli alloggi, le richieste avanzate sono legittime e comprensibili: l’Azienda fa e continuerà a fare tutto il possibile per venire incontro a chi l’università la vive ogni giorno. Questo tavolo permanente rappresenterà la sede ideale per portare con rinnovata forza le istanze studentesche all’attenzione di tutti gli enti istituzionali competenti».

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Il vertice nazionale Andisu e il parterre istituzionale verso Capitale della Cultura 2026

L’assemblea annuale di Andisu, intitolata suggestivamente «L’Aquila, città della cultura e della conoscenza 2026», ha visto la partecipazione del neo eletto presidente nazionale Simone Foglio e del segretario generale Gabriele Verza, focalizzandosi sul ruolo trainante della ricerca e della formazione nella costruzione delle competenze del futuro. Di assoluto rilievo la presenza dei delegati del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), a partire da Manuela Manenti, commissario straordinario di Governo per la realizzazione dei nuovi alloggi e residenze universitarie previsti dalle risorse del PNRR, e da Alessio Pontillo, dirigente dell’Ufficio Studenti e Diritto allo Studio del Ministero, che ha portato il saluto ufficiale e il plauso del ministro Anna Maria Bernini.

Il tavolo ha registrato una coralità istituzionale senza precedenti per l’Abruzzo: vi hanno preso parte il vicepresidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente, l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, l’assessore comunale Ersilia Lancia, il rettore dell’Università dell’Aquila Fabio Graziosi, il direttore generale dell’ateneo Pietro Di Benedetto e il direttore generale dell’ARPA Abruzzo Maurizio Dionisio. Accanto a loro, il mondo economico e produttivo è stato rappresentato da Francesca Assumma (presidente del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo), Antonella Ballone (presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia), Ezio Rainaldi (presidente di ANCE L’Aquila) e Pierluigi Frezza (presidente di Confindustria L’Aquila – Abruzzo Interno), tutti concordi nel considerare la popolazione studentesca come il più prezioso volano di rilancio e innovazione per l’intero comprensorio montano.

Mobilità green, sale prove e welfare: i servizi concreti messi in campo

Nel corso dell’incontro è stato fatto anche un dettagliato bilancio delle misure concrete già attivate dall’Adsu dell’Aquila per abbattere i costi della vita universitaria e incentivare stili di vita sostenibili. Tra i fiori all’occhiello spicca il progetto di mobilità ecologica con una flotta di 60 biciclette elettriche a pedalata assistita fornite gratuitamente agli studenti, affiancate da un servizio dedicato di bus navetta che collega costantemente i poli didattici con le mense e i complessi residenziali.

Ampio spazio è stato riservato anche al tempo libero e alla crescita personale: è imminente l’inaugurazione di una moderna sala prove musicali gratuita destinata ai gruppi universitari, a cui si aggiungono convenzioni a tariffe agevolate con le strutture sportive cittadine, un corso di formazione teatrale completamente gratuito e rassegne culturali di respiro poliedrico come il Multiverso Canada, ricco di concerti ed eventi dal vivo, e il suggestivo Cammino dello studente tra le vette appenniniche. Progetti tangibili che dimostrano come L’Aquila, verso l’orizzonte di Capitale Italiana della Cultura 2026, si candidi a essere un modello nazionale di accoglienza e inclusione accademica.

A cura della Redazione Attualità e Territorio di Cavaliere News

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