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Cultura

Emanuele Basso presenta la raccolta di poesie dal titolo “Senza…” pubblicata da Aletti Editore

🚨 LA GRANDE POESIA CONTEMPORANEA! Esce “…Senza”, la nuova emozionante silloge del poeta di Udine Emanuele Basso pubblicata da Aletti Editore. Un viaggio intimo tra i ricordi e la mancanza, arricchito dalla prestigiosa prefazione di Alfredo Rapetti Mogol (figlio del noto paroliere) che definisce i versi “immagini affilate e vivide”. Un’opera intensa, presentata anche al Salone del Libro di Torino, disponibile ora in libreria e in e-book. Scopri la recensione 👇#emanuelebasso #senza #alettieditore #poesiacontemporanea #alfredorapettimogol #mogol #libri2026 #saloneibrotorino #cultura #pagineutili

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Emanuele Basso

L’esplorazione lirica del poeta di Udine introdotta dalla prestigiosa prefazione di Alfredo Rapetti Mogol

Udine – Un intimo, profondo e affascinante viaggio letterario all’interno dei sentimenti umani, dove il senso della mancanza fisica si trasforma progressivamente in una lucida e matura consapevolezza e la parola scritta diventa uno strumento di indagine catartica, si appresta a conquistare l’attenzione degli appassionati di componimenti lirici. All’interno del panorama editoriale indipendente italiano, registra un grande interesse di critica la pubblicazione della nuova silloge intitolata puntini puntini Senza, firmata dal giovane poeta e scrittore Emanuele Basso. L’opera, inserita stabilmente nella prestigiosa collana intitolata I Diamanti della Poesia e distribuita capillarmente sul mercato nazionale sia nei canali delle librerie fisiche sia nella moderna versione informatica in formato e-book, si configura come un’esplorazione emotiva priva di filtri protettivi, concepita per scavare nel vuoto lasciato dalle speranze infrante.
L’autore Emanuele Basso, che attualmente vive e opera nella città di Udine, ha spiegato che la genesi della sua opera nasce da un’esigenza interiore profonda legata alla necessità di rimettere insieme le varie esperienze frammentate della propria esistenza, come se fossero le tessere sparse di un mosaico o di un puzzle complesso. I versi non si limitano a registrare la sofferenza della perdita, ma interrogano il lettore sul valore assoluto dei ricordi, intesi come bivi fondamentali del cammino umano di fronte ai quali ciascun individuo possiede la facoltà e il dovere civile di scegliere quale strada percorrere per reagire agli eventi.

Il dualismo tra luci e ombre rappresentato dalla nebbia e la vetrina al salone del libro di Torino

All’interno della raccolta poetica ogni singola lirica si trasforma in un capitolo autonomo del vissuto, alternando passaggi solari a momenti di forte sconforto, nella convinzione filosofica che in questo peregrinare l’obiettivo finale conti meno delle lezioni apprese durante il cammino. Questa precisa impostazione concettuale si riflette in modo fedele nella scelta grafica della copertina, caratterizzata da un’immagine fotografica che ritrae una strada solitaria interamente avvolta dalla nebbia fitta. La foschia, che sembra quasi voler proteggere o celare il titolo stesso del volume, simboleggia l’incertezza del domani, ricordando che il contesto esterno può incarnare un momento negativo senza implicare che oltre la barriera della nebbia non possa nascondersi nuovamente il sole.
La scrittura di Emanuele Basso è interamente dominata da un netto e costante dualismo che contrappone le luci alle ombre della quotidianità. Questo risultato stilistico ha trovato il pieno elogio da parte del maestro Alfredo Rapetti Mogol, stimato autore e paroliere italiano, figlio d’arte del celebre compositore Mogol, il quale ha curato la stesura della Prefazione critica del libro. Alfredo Rapetti Mogol ha evidenziato come l’inchiostro del poeta produca immagini ed emozioni affilate, con sentimenti quasi sputati sul foglio bianco per potersene liberare, bilanciati da improvvisi barlumi di tenerezza e da una sensibile vulnerabilità.

Il linguaggio istintivo rifiuta gli artifici e la programmazione della bacheca del giornale

Il linguaggio scelto dall’autore friulano rifiuta categoricamente ogni forma di artificio accademico o di retorica stilistica, privilegiando una parola parlata, istintiva e diretta, capace di generare suggestioni di una limpidezza disarmante. L’amore cantato da Basso evolve col tempo in una serena accettazione, offrendo una voce autentica e accessibile. Il volume, che ha trovato una vetrina privilegiata anche tra gli stand espositivi del celebre Salone Internazionale del Libro di Torino, si propone di lasciare ai lettori una risposta alle domande interiori più intime.
La redazione del giornale continuerà a seguire le novità della poesia contemporanea e le successive presentazioni editoriali della scuderia di Aletti Editore in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori attenti ai temi della cultura, del lavoro, della scuola e delle riforme del terzo settore in Italia.

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Cultura

I segreti di Akhund Yusif Ziya Talibzadeh e l’imperatore Guglielmo II: il mistero della prima traduzione del Corano in azero

Il mistero della prima traduzione del Corano in lingua azera e il ruolo incredibile dell’Imperatore tedesco Guglielmo II. 🕌 📖 Sapevate che l’idea di tradurre il Sacro Corano in azero potrebbe essere nata da un sovrano cristiano? Grazie al saggio della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli (splendidamente tradotto e curato in Italia da Angela Kosta), riemerge la storia incredibile e censurata della dinastia intellettuale dei Talibzadeh! Secondo le affascinanti memorie della famiglia, fu proprio l’Imperatore tedesco Guglielmo II a chiedere una traduzione del testo sacro durante un incontro con l’élite culturale dell’Azerbaigian. L’uomo chiave di questa operazione diplomatica e religiosa fu il generale, poeta e studioso Akhund Yusif Ziya Talibzadeh, che consegnò personalmente il Corano sia al Sultano Ottomano che allo stesso Guglielmo II. La vita di Yusif Ziya fu avventurosa e tragica: fiero oppositore dei bolscevichi, fu ucciso a tradimento dall’Armata Rossa nel 1923 e bollato come “nemico del popolo”, tanto che il regime sovietico vietò persino di pronunciare il suo nome per 70 anni! Leggi la sua affascinante storia di libertà e coraggio nel nostro articolo di approfondimento storico. 👇 🌍 La censura può nascondere i documenti, ma non può mai cancellare del tutto la Memoria delle famiglie!

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Prof.ssa Dr. Tarana Turan Rahimli

Redazione – Ci sono pagine della storia mondiale che rimangono sepolte per decenni sotto la spessa coltre della censura politica, per poi riemergere improvvisamente grazie al potere incancellabile della memoria familiare e della ricerca accademica. Una di queste affascinanti vicende riguarda la famiglia Talibzadeh, una vera e propria dinastia intellettuale che ha forgiato in modo indelebile la storia culturale, politica e spirituale dell’Azerbaigian e dell’intero mondo turco-orientale.
A gettare nuova luce su queste complesse dinamiche è un illuminante saggio scritto dalla Prof.ssa Dr. Tarana Turan Rahimli (Vicepresidente dell’Unione degli Accademici Turchi) e sapientemente tradotto e curato per il pubblico italiano dalla scrittrice e giornalista Angela Kosta. Al centro di questo saggio domina la complessa e poliedrica figura del generale Akhund Yusif Ziya Talibzadeh e uno dei più grandi misteri storico-religiosi del Novecento: la prima vera traduzione del Sacro Corano in lingua azera.

La famiglia Talibzadeh: un faro oscurato dalla censura

La genealogia dei Talibzadeh è un vero e proprio pantheon di intellettuali. Partendo da Suleyman Talibzadeh e da Akhund Mustafa Talibzadeh (Gran Qadi del Caucaso), la dinastia ha toccato vette altissime. In questa gloriosa tradizione si inseriscono Yusif Ziya Talibzadeh (intellettuale turanista, poeta, ufficiale e diplomatico) e suo fratello Abdulla Shaig, uno dei più grandi scrittori, pedagoghi ed esponenti del romanticismo azero del XX secolo.
Molte delle opere e delle gesta di Yusif Ziya, tuttavia, sono rimaste nell’ombra per quasi settant’anni, vittime di una spietata damnatio memoriae operata dal regime sovietico. Solo dopo il crollo dell’URSS e la faticosa declassificazione degli archivi segreti, studiosi e discendenti (come la professoressa Ulkar Talibzadeh, direttrice della Casa-Museo di Abdulla Shaig) hanno potuto ricomporre i pezzi di una vita straordinaria e “proibita”.

Guglielmo II e l’incredibile genesi del Corano in azero

Tra i capitoli più intriganti emersi dalle memorie orali della famiglia (in particolare dai racconti della discendente Rayana Malikaslanova), vi è quello legato alla genesi della prima traduzione del Corano in lingua azera. Secondo questa affascinante tradizione, l’input iniziale non sarebbe arrivato da ristretti ambienti islamici, bensì da un sovrano cristiano: l’imperatore tedesco Guglielmo II.
Si narra che, durante un incontro internazionale in Turchia (o in Germania) con il grande filantropo azero Haji Zeynalabdin Taghiyev e con Haji Alekbar Bey Nasirbeyov, l’Imperatore tedesco (da sempre interessato alle dinamiche del mondo ottomano) si sorprese nell’apprendere che le preghiere venissero recitate esclusivamente in arabo. Guglielmo II espresse così il forte desiderio di ricevere una versione del Corano tradotta in una lingua turca comprensibile (come l’azero), promettendo doni inestimabili a chi avesse compiuto l’impresa. Tornato a Baku, Taghiyev individuò proprio nel geniale e coltissimo Yusif Ziya Talibzadeh l’uomo chiave per orchestrare questa storica traduzione.

Il ruolo di Yusif Ziya: diplomazia e misteri di corte

Le fonti storiche ufficiali e accademiche attribuiscono la prima traduzione stampata a Mir Muhammad Karim Agha al-Bakuvi (pubblicata tra il 1904 e il 1906 con i fondi di Taghiyev). Tuttavia, la memoria familiare rivendica con forza il ruolo diretto di Yusif Ziya Talibzadeh. Secondo i racconti tramandati, fu proprio Yusif Ziya a consegnare personalmente le preziosissime copie del Corano in azero sia al sultano ottomano Abdulhamid II (nel 1910, in una solenne cerimonia con rilegature in argento) sia allo stesso imperatore tedesco Guglielmo II.
La leggenda familiare narra che l’Imperatore lo ricompensò con gioielli e oggetti inestimabili ma che, al suo ritorno in patria, le autorità dell’Impero russo gli confiscarono ogni bene, spingendolo ad abbandonare profondamente deluso l’Azerbaigian per dirigersi verso l’Iran.

La tragica fine di un “nemico del popolo”

L’esistenza avventurosa di Yusif Ziya Talibzadeh ebbe un epilogo tanto eroico quanto tragico. Nominato Commissario militare di Nakhchivan, la sua profonda intransigenza e il suo spirito di libertà si scontrarono presto con il feroce potere bolscevico. Il 18 maggio 1923, durante un violento scontro con l’Armata Rossa, venne colpito a tradimento alle spalle mentre tentava di attraversare a nuoto il fiume Amu Darya.
Da quel giorno, i sovietici lo bollarono come “nemico del popolo”. Il suo nome fu letteralmente bandito e persino all’interno della sua stessa famiglia divenne pericoloso pronunciarlo a voce alta. Oggi, grazie a studi coraggiosi e a preziose traduzioni come questa offerta da Angela Kosta, il velo dell’oblio è finalmente squarciato, restituendo all’Azerbaigian e al mondo la memoria di un uomo che ha fatto della cultura e della libertà la sua unica ragione di vita.

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Lifestyle

Ruzhdi Gashi, il ponte letterario tra il Kosovo e il mondo: la memoria dell’Olocausto e il trionfo della cultura senza confini

Il Kosovo, gli albanesi che salvarono gli ebrei e il potere della letteratura: alla scoperta dello scrittore e psicologo Ruzhdi Gashi! 📖 🕊️ Ci sono libri che non raccontano solo storie, ma salvano la Memoria dell’umanità. È il caso del bellissimo romanzo storico “Love in Time of Holocaust” (L’amore ai tempi dell’Olocausto) scritto dal noto psicologo e autore kosovaro Ruzhdi Gashi. Un’opera potentissima, arricchita da foto-documento, che racconta il capitolo luminoso e poco conosciuto del salvataggio degli ebrei da parte del popolo albanese durante la Seconda Guerra Mondiale (tra Tirana, Roma e New York). Il libro ha avuto un tale successo che è finito sulle scrivanie dei diplomatici internazionali e, a breve, potrebbe perfino diventare un film per il cinema! Ma Ruzhdi Gashi non è solo un grande scrittore: è anche Direttore di “Ciceroni” e “Quick World News”, promuovendo autori e poeti da tutto il mondo e tenendo vive le meravigliose tradizioni culturali del Kosovo. Un vero “ponte” di dialogo e pace tra i popoli! Scopri la sua affascinante storia nel nostro articolo. 👇 🌍 E voi, conoscevate la storia del grande coraggio del popolo albanese durante gli anni bui dell’Olocausto?

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Libri di Ruzhdi Gashi

Redazione – Ci sono intellettuali capaci, attraverso la forza gentile e rivoluzionaria delle parole, di abbattere muri invisibili e costruire ponti di dialogo tra nazioni, storie e popoli apparentemente distanti. Una di queste figure di spicco nel panorama contemporaneo è senza dubbio Ruzhdi Gashi. Nato in Kosovo e attualmente residente nella capitale Pristina, Gashi è un uomo dalla sensibilità poliedrica: brillante psicologo di formazione, affermato pubblicista e prolifico scrittore, ha scelto di dedicare gran parte della sua inesauribile attività intellettuale e umana alla letteratura, al giornalismo d’inchiesta e alla preziosa, instancabile valorizzazione della cultura e delle antichissime tradizioni albanesi e kosovare nel mondo.

“Amore ai tempi dell’Olocausto”: quando gli albanesi salvarono gli ebrei

Nel corso della sua fortunata carriera letteraria, Ruzhdi Gashi ha dato alle stampe diverse opere di grande profondità psicologica e umana, tra cui spiccano saggi motivazionali come “Respira positivamente – Di’ no allo stress e alla depressione” e raccolte introspettive come “Gente e destini”. Tuttavia, il fiore all’occhiello della sua produzione, l’opera che lo ha consacrato a livello internazionale, è il formidabile romanzo storico “Love in Time of Holocaust – L’amore ai tempi dell’Olocausto”.
Questo libro non è una semplice narrazione, ma un potentissimo atto di memoria. Affronta con un tatto e una maestria rari un capitolo importantissimo, drammatico ma incredibilmente luminoso della Seconda Guerra Mondiale: il salvataggio sistematico degli ebrei da parte del popolo albanese. Un’opera ibrida e geniale, che fonde la narrativa pura con fotografie-documento storiche, conducendo magistralmente il lettore attraverso luoghi, sentimenti e vicende ambientate sull’asse geografico Tirana, Roma e New York.

Il successo diplomatico e le attenzioni del mondo del cinema

L’importanza storica e morale di questo libro è stata ampiamente riconosciuta dalle istituzioni. Non a caso, il volume è oggi fieramente presente in diverse e prestigiose biblioteche internazionali, frequentate e consultate assiduamente dalle rappresentanze diplomatiche di tutto il mondo accreditate in Kosovo.
Il messaggio di pace e fratellanza del libro avrebbe dovuto superare ulteriori confini: proprio per quest’anno, infatti, era stata solennemente pianificata la presentazione ufficiale dell’opera direttamente in Israele. Una bellissima iniziativa culturale e diplomatica che, purtroppo, è stata temporaneamente sospesa a causa dello scoppio del recente e drammatico conflitto mediorientale. Ma la risonanza del lavoro di Gashi va ben oltre i confini dell’editoria classica: la trama avvincente e il potentissimo messaggio di umanità racchiuso nel romanzo hanno attirato le attenzioni del grande schermo. Uno dei suoi libri è attualmente al vaglio e nelle mani di un noto regista, con il concreto e ambizioso obiettivo di essere adattato per la realizzazione di una produzione cinematografica internazionale.

Il giornalismo e l’impegno editoriale globale

Parallelamente alla sua brillante attività di scrittore e psicologo, Ruzhdi Gashi svolge oggi un ruolo di primaria importanza nel complesso e sfaccettato panorama editoriale internazionale. È infatti il Direttore responsabile del giornale Ciceroni e del portale di informazione Quick World News: vere e proprie fucine editoriali nate con lo scopo umanistico di accogliere, tradurre e promuovere le opere di poeti, scrittori e autori emergenti provenienti da ogni angolo del globo.
Ma il suo instancabile impegno non si ferma qui. Gashi è da sempre in prima linea nella nobile missione di promuovere i costumi, le tradizioni popolari, le usanze e lo sconfinato patrimonio culturale materiale e immateriale delle regioni albanesi e kosovare. Uno sforzo che trova la sua massima espressione attraverso la seguitissima pagina web “Amazing World”, un contenitore digitale ricchissimo di contenuti dedicati all’arte, alla letteratura, alla poesia e alla scoperta di luoghi affascinanti, mistici e particolari del mondo.

Un ponte umano verso il futuro

L’intera attività di Ruzhdi Gashi rappresenta, oggi, molto più di una semplice carriera professionale. È un ponte solido e indistruttibile lanciato tra letteratura, indagine psicologica, giornalismo libero e rigorosa memoria storica, con uno sguardo sempre felicemente diviso a metà: da una parte fieramente rivolto alla valorizzazione delle proprie radici identitarie, dall’altra costantemente aperto al dialogo internazionale e multiculturale. Tutta la nostra redazione augura a Ruzhdi Gashi un brillante proseguimento del suo straordinario lavoro intellettuale, certi che le sue iniziative continueranno a gettare semi di speranza, cultura e bellezza nel mondo.

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Cultura

L’arte che unisce il mondo: l’8 settembre a Roma si svelano i vincitori del Praemium Imperiale 2026, il “Nobel” della Cultura

È considerato il vero e proprio “Premio Nobel” delle Arti: l’8 settembre a Roma si sveleranno al mondo i vincitori del Praemium Imperiale 2026! 🎨 🎼 Da Federico Fellini ad Akira Kurosawa, da Sophia Loren all’architetto Zaha Hadid. Entrare nell’albo d’oro del Praemium Imperiale significa iscrivere il proprio nome nella leggenda della cultura mondiale! Il prossimo 8 settembre, in contemporanea mondiale con Tokyo, Londra e New York, verranno finalmente svelati a Roma i 5 nuovi vincitori della 37ª edizione del premio per le categorie: pittura, scultura, architettura, musica e teatro/cinema. Un premio nato in Giappone nel 1988 per un fine nobilissimo: utilizzare l’universalità dell’Arte per costruire la pace e far dialogare i popoli della Terra. 🕊️ Oltre ai grandi maestri (l’Italia vanta già ben 17 clamorosi vincitori nella storia della competizione!), verrà assegnata anche l’ambitissima Borsa di Studio per i Giovani Artisti emergenti! Scopri la storia di questo meraviglioso riconoscimento internazionale nel nostro speciale culturale! 👇 🎬 Qual è l’artista italiano (regista, pittore, musicista) che secondo voi meriterebbe di vincere quest’anno? Scrivetelo nei commenti!

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Bonanotte ©The Japan Art Association_The Sankei Shimbun

Roma – Ci sono Federico Fellini e Akira Kurosawa. Ci sono Leonard Bernstein e Claudio Abbado, Willem de Kooning e David Hockney. Ci sono Louise Bourgeois, Marina Abramović, Kenzo Tange, Frank Gehry e l’immensa Zaha Hadid. A leggere i loro nomi, sembra di sfogliare l’enciclopedia definitiva della genialità umana del ventesimo e ventunesimo secolo. Artisti lontani anni luce per provenienza geografica, formazione accademica e linguaggio espressivo, ma indissolubilmente uniti da una capacità quasi divina: quella di attraversare il proprio tempo e trasformare radicalmente il modo in cui noi tutti guardiamo, ascoltiamo e interpretiamo il mondo. È proprio attraverso le orme lasciate da questi giganti che si può ripercorrere la gloriosa storia del Praemium Imperiale, considerato universalmente come uno dei più prestigiosi e ambiti riconoscimenti artistici a livello internazionale (il vero e proprio “Premio Nobel” delle Arti).
L’attesa per l’edizione di quest’anno è febbrile: il prossimo martedì 8 settembre 2026, alle ore 11.00 presso le lussuose sale dell’Hotel Excelsior di Roma (in contemporanea mondiale con Tokyo, Berlino, Londra, New York e Parigi), verranno finalmente svelati i vincitori assoluti della sua trentasettesima edizione.

Una storia nata in Giappone per costruire la pace

La storia di questo premio è di per sé un romanzo meraviglioso, che affonda le sue radici nella millenaria cultura del Sol Levante. Il Praemium Imperiale viene istituito ufficialmente nel 1988, in occasione dello storico centenario della Japan Art Association (la più antica e prestigiosa fondazione culturale del Paese, nata nel 1887). Ma alle sue origini c’è soprattutto una convinzione profondamente umanistica: quella del principe Nobuhito Takamatsu, fratello minore dell’imperatore Hirohito.
Secondo la visione visionaria e pacifista del principe, il Giappone (dopo le tragedie del secolo scorso) avrebbe dovuto contribuire attivamente alla costruzione e al mantenimento della pace nel mondo proprio attraverso l’universalità delle arti. È in questa poetica visione che risiede ancora oggi il significato più profondo del Praemium Imperiale: l’arte intesa non come mero esercizio estetico, ma come uno spazio neutrale e sacro nel quale le differenze culturali possono incontrarsi, dialogare e fondersi senza annullarsi a vicenda. Un formidabile strumento di diplomazia culturale capace di scavalcare i muri della politica.

Cinque categorie per cinque giganti della cultura mondiale

Il prossimo 8 settembre, cinque nuove straordinarie personalità entreranno a far parte di questo esclusivo Olimpo della cultura, che dal 1989 compone una straordinaria mappa emotiva del nostro pianeta. I vincitori vengono rigorosamente selezionati e assegnati all’interno di cinque discipline fondamentali della creazione umana: pittura, scultura, architettura, musica e teatro/cinema.
Ma come si vince il Praemium Imperiale? I vincitori non vengono scelti esclusivamente per la perfezione tecnica dei risultati raggiunti, bensì per la profonda influenza che hanno saputo esercitare sulla società civile internazionale. Ad essere premiata è dunque la rara capacità dell’arte di generare nuovi significati condivisi e di incidere sul futuro della collettività.

L’orgoglio tricolore: da Fellini a Sophia Loren, i 17 italiani nella leggenda

L’Italia ha sempre recitato un ruolo da protagonista assoluta in questa competizione globale. Diciassette sono i nostri connazionali entrati a pieno diritto in questa storia internazionale dal 1989 al 2025: personalità del calibro di Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo Piano, Luciano Berio, Giuliano Vangi, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Cecco Bonanotte, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini.
Per celebrare questo immenso patrimonio nazionale, la cerimonia di annuncio romana sarà accompagnata da una meravigliosa mostra fotografica che ripercorrerà, attraverso i loro volti scolpiti dal tempo, la storia dei personaggi italiani premiati.

Uno sguardo al futuro: la Borsa di Studio per i Giovani Artisti

Ma il Praemium Imperiale non vive di soli ricordi. Accanto ai maestri già capaci di incidere sulla storia passata, l’istituzione giapponese guarda con estrema attenzione a chi quella storia dovrà ancora scriverla. Dal 1997, infatti, in concomitanza con l’annuncio dei vincitori principali, verrà svelato anche il destinatario della prestigiosa Borsa di Studio per Giovani Artisti, un fondo creato per sostenere materialmente gruppi e istituzioni impegnati nella formazione delle nuove generazioni. Un passaggio di testimone ideale e romanticissimo, che mette in relazione la preziosa memoria dei giganti del passato con i nuovi, rivoluzionari linguaggi ancora da scoprire.
Per maggiori informazioni sull’evento, è possibile visitare il sito ufficiale: www.praemiumimperiale.org/en/

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