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Attualità

Bologna, ha un arresto cardiaco durante la partita di calcetto: rianimato da un cardiochirurgo che poi lo opera

🚨 IL MIRACOLO DEL DESTINO A BOLOGNA! L’avvocato Cesareromano Corti (59 anni) ha un arresto cardiaco in campo durante una partita di calcetto. Dal campo a fianco corrono due medici in pantaloncini: sono Luca Botta (cardiochirurgo) e Nevio Taglieri (emodinamista) del Sant’Orsola. Lo rianimano col defibrillatore e gli salvano la vita. Il giorno dopo il medico viene chiamato in ospedale per una consulenza e scopre che il paziente è lo stesso uomo: lo opera al cuore salvandolo per la seconda volta. Una storia incredibile 👇#bologna #buonasanità #policlinicosantorsola #lucabotta #miracolo #calcetto #sanitàitalia #storieincredibili #cronacanazionale #pagineutili

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Calcetto

Il drammatico malore sul campo da gioco e il miracoloso intervento dei due medici del policlinico Sant’Orsola

Bologna – Una straordinaria, emozionante e incredibile vicenda umana, in cui il confine tra la casualità del destino e l’eccellenza della chirurgia cardiovascolare si è completamente annullato per salvare una vita in extremis, ha catturato l’attenzione dei lettori, trasformandosi nel racconto più condiviso delle ultime ore sui portali web della penisola. Un normale momento di svago e condivisione sportiva tra amici, organizzato all’interno di un centro sportivo emiliano per disputare una partita di calcetto amatoriale tra risate e sano agonismo agonistico, si è improvvisamente trasformato in un drammatico incubo a bordo campo. Poco prima del fischio finale della sfida, il giocatore Cesareromano Corti, stimato avvocato bolognese di cinquantanove anni, si è accasciato improvvisamente a terra sul panno d’erba sintetica, colpito da un arresto cardiocircolatorio fulminante che ha seminato immediatamente il panico tra tutti i presenti in spogliatoio.
La salvezza del professionista è stata determinata dalla presenza contemporanea di due medici specialisti, i quali si trovavano per puro caso a pochi metri di distanza, impegnati a disputare un altro torneo di calcio a sette all’interno del Circolo Italia situato nella zona periferica di Bologna denominata Barca. Il cardiochirurgo in servizio presso il Policlinico Sant’Orsola Luca Botta, affiancato dal collega Nevio Taglieri del reparto di Emodinamica, ha avvertito le urla disperate dei compagni di squadra della vittima che cercavano un dottore e si è fiondato sul posto senza perdere un solo secondo di tempo.

Le manovre d’urgenza con il defibrillatore e l’incredibile diagnosi di coronarografia all’ospedale Maggiore

Trovatisi di fronte al corpo dell’uomo privo di sensi e in arresto respiratorio, i due medici emiliani hanno attivato immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare d’emergenza, praticando un massaggio cardiaco continuo abbinato alla respirazione bocca a bocca e all’utilizzo tempestivo del defibrillatore semiautomatico presente nella struttura sportiva. Grazie alla straordinaria reattività dei sanitari e all’attivazione dei soccorritori del centododici, il paziente si è risvegliato dopo circa cinque minuti di terapia d’urgenza, mostrando una perfetta lucidità mentale e l’assenza totale di danni neurologici prima del trasferimento in ambulanza presso il pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore. Il destino ha voluto che le strade del cardiochirurgo Luca Botta e dell’avvocato si incrociassero nuovamente nelle ore successive all’interno dei reparti di degenza specialistica.
Gli accertamenti diagnostici e la coronarografia eseguiti dall’equipe medica del Maggiore hanno infatti rilevato la presenza di una grave forma di malattia coronarica trivasale, rendendo indispensabile un consulto chirurgico d’urgenza. In qualità di consulente esterno per la struttura ospedaliera, il dottor Luca Botta è stato chiamato dai colleghi per una valutazione terapeutica, ritrovandosi davanti lo stesso identico uomo che aveva strappato alla morte sul campo da calcetto soltanto la sera precedente.

L’intervento a cuore aperto con quattro bypass e l’importanza dei corsi di rianimazione per i cittadini

Il paziente è stato trasferito d’urgenza presso il reparto specializzato del Policlinico Sant’Orsola, dove lo stesso Luca Botta ha eseguito personalmente un delicatissimo intervento a cuore aperto per l’applicazione di quattro bypass coronarici, completando l’operazione con successo. Il medico ha descritto il momento del risveglio in terapia intensiva come un evento straordinario, in cui il paziente lo ha riconosciuto immediatamente esprimendo una gratitudine infinita. Questa storia dimostra l’importanza vitale della tempestività dei soccorsi nei casi di infarto, poiché il cervello soffre la mancanza di flusso sanguigno.
Questo episodio eccezionale ci ricorda quanto sia urgente promuovere la diffusione della cultura della prevenzione e organizzare corsi di rianimazione aperti alla cittadinanza, per consentire anche ai normali lavoratori di intervenire nei primi minuti di un malore. La redazione del giornale continuerà a seguire le storie di buona sanità in Italia in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori d’Abruzzo e della Marsica attenti ai temi della salute, della scuola, del lavoro e dei diritti sociali nella nostra bellissima penisola.

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Politica

Sforzini avverte le “cornacchie nere”: in politica si sopravvive agli scandali, ma non si sopravvive mai al ridicolo

“In politica sopravvivi agli scandali, ma non sopravvivi MAI al ridicolo”. La durissima e lucidissima analisi politica di Luca Sforzini contro le “cornacchie nere”! 🦅 🎭 Sapevate che l’arma di distruzione di massa più letale in politica non sono le inchieste giudiziarie, ma le risate? In un editoriale brillante e tagliente come un rasoio, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia un monito a quelle frange estreme della politica che lui chiama ironicamente “le cornacchie nere” (vicine agli ambienti di Vannacci). Essere provocatori e “politicamente scorretti” funziona, avverte Sforzini, ma c’è un limite invalicabile: quando la gente smette di indignarsi e inizia a considerarti una MACCHIETTA COMICA, hai perso per sempre. Le cornacchie nere, a furia di sfornare proposte sempre più bizzarre e anacronistiche per farsi notare, stanno diventando involontariamente comiche. E come ricorda saggiamente Sforzini: “L’ufficio stampa di un partito può chiedere smentita per un articolo di giornale sbagliato… ma non potrà MAI chiedere una rettifica a una risata!”. Leggi la sua splendida analisi sulla comunicazione politica nel nostro articolo! 👇 💭 Siete d’accordo con Sforzini? Quanto pesa oggi, secondo voi, l’ironia (o i meme sui social) nel distruggere la credibilità di un politico?

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Cornacchie nere

Redazione – In politica esiste una linea di demarcazione sottilissima, una soglia invisibile ma invalicabile che, se superata, segna inesorabilmente la fine di qualsiasi credibilità istituzionale. A tracciare i contorni di questo confine fatale è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in un suo brillante ed elegantissimo editoriale intitolato: “Una risata seppellirà le cornacchie nere? Quando la politica diventa involontariamente comica”.
L’analisi di Sforzini parte da un presupposto granitico e inconfutabile: la politica moderna sopravvive (e spesso prospera) grazie agli scandali, che a volte portano perfino voti insperati. La politica si nutre volentieri della provocazione, utilizzandola come clava per rompere i vecchi linguaggi e costringere l’avversario a giocare sul proprio terreno. Ma c’è una cosa a cui nessun leader e nessun partito può sopravvivere: il momento esatto in cui il pubblico smette di indignarsi e comincia, inesorabilmente, a ridere.

“Una risata vi seppellirà”: dal terrore alla caricatura

Sforzini recupera dal cassetto della storia un vecchio e celeberrimo motto della tradizione anarchica ottocentesca: “Una risata vi seppellirà”. Questa formula fortunata racchiude una grandissima verità sociologica. Un leader politico può difendersi senza problemi dalle accuse in tribunale, può reagire alle feroci contestazioni di piazza e può dominare i talk show rispondendo a qualsiasi polemica. Ma diventa fragilissimo, quasi di cristallo, quando perde la propria sacra autorevolezza e si trasforma, agli occhi spietati dell’opinione pubblica, in una grottesca caricatura di se stesso.
“La storia politica conosce bene questo fenomeno”, nota acutamente Sforzini. “Essere considerati pericolosi può persino rappresentare una risorsa. Essere considerati ridicoli, mai”. Ed è proprio questo il gigantesco scivolone comunicativo che, negli ultimi giorni, dovrebbe cominciare a preoccupare seriamente quelle che Sforzini ribattezza ironicamente le “cornacchie nere” (un’efficace metafora per indicare quegli ambienti dell’estremismo tradizionalista che ultimamente riempiono le cronache).

Da terribili a macchiette: il disastro dell’estremismo

Il vero campanello d’allarme per queste “cornacchie nere” non è l’aumento fisiologico delle critiche (che in democrazia sono sempre salutari), ma il fatto che, accanto all’indignazione, stia montando inesorabilmente l’ironia collettiva. Le loro proposte politiche vengono isolate dai media, esasperate e trasformate in barzellette.
Reagire accusando i comici o chi fa satira, sottolinea Sforzini, sarebbe un errore da principianti. La satira deforma e ingrandisce, certo, ma per riuscirci ha un disperato bisogno di materia prima. E qualcuno, ultimamente, sta fornendo questa materia prima con un entusiasmo quasi autolesionista. “Le cornacchie volevano essere terribili. Stanno diventando macchiette”, sentenzia il Presidente di Rinascimento Nazionale. Quando si inseriscono sistematicamente proposte bizzarre ed eccentriche all’interno di un serio programma nazionale, non si sta facendo politica innovativa: si sta creando un nuovo genere letterario comico.

Il paradosso Vannacci e l’arte di rompere le convenzioni

Sforzini fa poi un esempio pratico e ineludibile, citando il caso di Roberto Vannacci. Il generale, osserva l’autore, “ha costruito una parte importante della propria fortuna politica proprio sulla capacità di trasgredire convenzioni linguistiche e culturali consolidate”. Ha intercettato un malessere reale della pancia del Paese, rompendo il politicamente corretto.
Il dramma sorge quando i suoi “seguaci” (le cornacchie nere, appunto) tentano di imitare questa tattica esagerandola. Nel maldestro tentativo di apparire sempre più puri, più duri e più riconoscibili, finiscono per ottenere l’effetto opposto: risultare anacronistici e ai limiti del buffo. Rompere una convenzione per cercare la verità è politica; rompere una convenzione solo per farsi notare è, invece, pura stravaganza teatrale.

Il potere invincibile della risata e dei meme

Il pubblico, avverte Sforzini, possiede un’arma spietata: il senso del ridicolo. Non legge i programmi elettorali di cento pagine, ma ascolta, guarda e, se ne trova il motivo, ride di gusto. Da quel momento, l’avversario politico non ha più alcun bisogno di organizzare cordoni sanitari o demonizzare il mostro: gli basta raccontarlo.
Una singola battuta ben riuscita o un “meme” sui social network viaggiano alla velocità della luce, distruggendo mesi di lavoro di segreterie e uffici stampa. La comunicazione ufficiale può correggere un dato economico sbagliato o chiedere smentite a un giornale, ma “non può chiedere una rettifica a una risata”. L’unica soluzione possibile per le cornacchie nere? Smettere di offrire gratuitamente agli avversari il materiale per le barzellette. Smettere di trasformare ogni posizione in una sterile prova di forza. Perché alla fine, la sconfitta politica più dolorosa non è perdere un’elezione, ma guardare negli occhi gli elettori e scoprire che, al posto dell’interesse o del timore, è comparso un raggelante sorriso di scherno.

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Attualità

Il Mattutino di Sforzini: la libertà rivoluzionaria di dire che due più due fa quattro (anche quando disturba)

“Due più due fa quattro. Anche quando disturba”: torna l’appuntamento con la riflessione profonda de “Il Mattutino” dal Castello Sforzini. 🏰 📖 Come si inizia la giornata nel modo giusto? Accendendo la mente! È arrivato puntuale “Il Mattutino” (giovedì 27 agosto 2026) dal maestoso Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Oggi gli aforismi sono tre sciabolate dritte al cuore della società moderna! Si parte con una grande verità: “Due più due continua ostinatamente a fare quattro. Anche quando disturba”. Un inno alla libertà orwelliana e un attacco a chi vuole piegare la realtà alle proprie opinioni a tutti i costi. Si passa poi all’ironia sui fenicotteri (“dormono su una gamba, ma nessuno gli chiede quale”), perfetta metafora contro chi vuole costringerci sempre a “scegliere da che parte stare” e schierarci per forza su ogni argomento. Infine, un omaggio all’immenso Giuseppe Ungaretti. Il tutto si chiude con il consueto e potentissimo augurio alla Nazione: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio!”. Leggi il commento completo agli aforismi nel nostro articolo! 👇 ✍️ E voi, vi sentite mai “costretti” dalla società a dovervi schierare a tutti i costi su argomenti che non vi interessano?

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Il Mattutino del 27 agosto 2026

Redazione – Il risveglio quotidiano ha sempre bisogno di una scintilla per mettere in moto non solo il corpo, ma soprattutto la mente e la coscienza. Direttamente dalle antiche e nobili mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, giunge puntuale l’appuntamento letterario con “Il Mattutino” di giovedì 27 agosto 2026.
Come di consueto, la penna acuta dell’autore non si limita a fornire una semplice lettura mattutina, ma lancia tre brevissime, folgoranti provocazioni filosofiche. Tre aforismi che, nella loro assoluta brevità, squarciano il velo dell’ipocrisia contemporanea e ci invitano a riflettere sulla verità, sulle assurde pretese della società moderna e sull’eterna, luminosa potenza della grande poesia italiana.

La matematica della verità: due più due fa quattro

Il primo pensiero della giornata è un colpo di fioretto micidiale: “Due più due continua ostinatamente a fare quattro. Anche quando disturba”. In questa frase, in apparenza banalissima, è racchiusa la più grande e difficile battaglia culturale del nostro tempo. Viviamo in un’epoca in cui la verità oggettiva è costantemente sotto attacco, vittima del relativismo assoluto in cui “l’opinione” di chi grida più forte vale quanto (o più) del dato di fatto scientifico o storico.
Questa riflessione ci riporta prepotentemente alla mente la lezione immortale di George Orwell nel suo capolavoro “1984”: la libertà suprema, l’ultimo baluardo contro ogni forma di totalitarismo e pensiero unico, è proprio la libertà di poter dire che due più due fa quattro. La verità esiste, è testarda, ostinata e immutabile. E proprio per questo motivo risulta spesso estremamente fastidiosa e politicamente scorretta agli occhi di chi vorrebbe piegare la realtà ai propri interessi o alla propria convenienza momentanea.

L’equilibrio dei fenicotteri e le scelte imposte

Il secondo aforisma si sposta invece sul geniale terreno dell’ironia e della satira sociale: “I fenicotteri dormono su una gamba sola. Nessuno ha ancora chiesto loro di scegliere quale”. Attraverso questa splendida e poetica immagine naturalistica, Sforzini colpisce al cuore un’altra grande malattia della società contemporanea: l’ossessione per la polarizzazione e per lo schieramento forzato.
Oggi, su qualsiasi argomento (dalla politica alla cronaca, dalla scienza ai costumi), la società esige brutalmente che l’individuo scelga da che parte stare. Destra o sinistra, bianco o nero, guelfi o ghibellini. Non c’è spazio per le sfumature, per l’equilibrio o per l’indifferenza ragionata. Il fenicottero riposa nel suo perfetto equilibrio naturale proprio perché è libero dalle umane e ridicole imposizioni ideologiche: sta su una gamba sola, seguendo il proprio istinto, senza dover giustificare al mondo la sua scelta anatomica. Un invito sublime a ignorare le etichette che gli altri vorrebbero cucirci addosso a tutti i costi.

“M’illumino d’immenso”: la poesia come respiro

Il terzo e ultimo squillo della mattinata è un omaggio, puro e folgorante, alla letteratura italiana, con la citazione della celeberrima lirica di Giuseppe Ungaretti: “M’illumino d’immenso”. Dopo aver difeso la fredda razionalità logica del “due più due” e aver ironizzato sulle pretese sociali con la metafora dei fenicotteri, Sforzini ci ricorda che l’essere umano ha un disperato, insopprimibile bisogno di bellezza.
Queste poche parole, concepite in trincea in mezzo all’orrore della guerra, rappresentano la capacità dell’anima umana di espandersi all’improvviso, di trovare una connessione spirituale totale con l’universo anche solo guardando la luce dell’alba che sorge. È il respiro dell’infinito che ci salva dalla miseria della routine quotidiana.

L’augurio di libertà, responsabilità e coraggio

La chiusura del Mattutino è, come sempre, una vera e propria iniezione di forza vitale. Il congedo dal Castello di Castellar Ponzano è un augurio laico e potente rivolto a tutti i lettori: “Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio”.
Tre parole pesantissime che non possono essere slegate tra loro. La Libertà di difendere la verità, come abbiamo visto nel primo aforisma, non può mai prescindere dalla Responsabilità delle proprie azioni (non c’è vera libertà senza disciplina interiore) e richiede, soprattutto in tempi di conformismo di massa, una dose enorme di Coraggio per essere esercitata. Un buongiorno che è un vero e proprio manifesto di vita per affrontare il mondo a testa alta.

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Esteri

L’epidemia silenziosa che il mondo ignora: i morsi di serpente uccidono fino a mezzo milione di persone ogni anno

Altro che squali: i serpenti uccidono mezzo milione di persone all’anno! I dati spaventosi (e fino a ieri nascosti) del nuovo studio scientifico internazionale 🐍 🚨 Quando si parla di animali pericolosi, i morsi di serpente si confermano i veri e propri killer silenziosi dell’umanità! Uno studio pazzesco (a cui ha partecipato anche la Svizzera) appena pubblicato sulla rivista “PLOS Medicine” ha sganciato una bomba statistica: i morti causati dal veleno dei rettili non sarebbero “solo” i 100mila calcolati finora, ma potrebbero arrivare all’incredibile cifra di 513.000 all’anno! Come mai una strage simile è passata inosservata? Il motivo è drammatico: la stragrande maggioranza delle vittime sono poveri contadini delle aree rurali dell’Africa subsahariana e dell’Asia, persone che muoiono nei campi senza poter raggiungere un ospedale e senza mai finire nelle statistiche sanitarie ufficiali. Per fortuna, alle nostre latitudini (Italia e Svizzera), la situazione è totalmente sotto controllo: sebbene le vipere mordano qualche decina di malcapitati ogni estate in montagna, grazie ai soccorsi moderni i decessi sono rarissimi (in Svizzera si conta un solo morto dal lontano 1961!). Leggi tutti i numeri e i dettagli sulla mappa del rischio nel nostro articolo! 👇 🥾 E voi, avete mai incontrato una vipera durante una passeggiata in montagna? Vi fanno paura i rettili?

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Serpente

Redazione – Quando pensiamo alle cause di morte più diffuse a livello globale, la nostra mente corre immediatamente a terribili malattie virali, incidenti stradali o grandi conflitti armati. Eppure, nascosta tra le pieghe delle aree più povere e remote del nostro pianeta, esiste un’epidemia strisciante e letale di cui i media occidentali parlano pochissimo. Il numero di persone che ogni anno perdono la vita nel mondo a causa dei morsi di serpente potrebbe essere infinitamente più elevato e drammatico di quanto la scienza medica avesse stimato finora.
A lanciare l’allarme è un imponente studio internazionale (con un’importante partecipazione svizzera) appena pubblicato sulle autorevoli pagine della rivista scientifica «PLOS Medicine». I numeri emersi da questa ricerca sono letteralmente sconvolgenti: i decessi mondiali dovuti al veleno dei rettili sarebbero in realtà almeno 274.000 all’anno, con picchi vertiginosi che potrebbero arrivare addirittura fino a 513.000 morti annue.

Perché le statistiche ufficiali mentono: il dramma rurale

Come è possibile che centinaia di migliaia di morti siano “sfuggite” ai radar dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per così tanto tempo? La notevole (e tragica) differenza rispetto alle stime precedenti è dovuta alla grande difficoltà nel rilevare i casi sul territorio.
Le normali statistiche ufficiali e i dati estrapolati dai registri ospedalieri tendono infatti a sottostimare pesantemente il fenomeno. Il motivo è dolorosamente legato alla povertà: la stragrande maggioranza delle persone che vengono morse lavora a mani nude nei campi agricoli e vive in aree rurali profondamente isolate, lontane decine di chilometri dal primo ospedale disponibile. Molte vittime non ricorrono affatto alle strutture sanitarie, ma si affidano (purtroppo invano) a rimedi locali o muoiono prima di raggiungere un medico. Le nuove indagini a tappeto, condotte dai ricercatori direttamente all’interno delle piccole comunità, hanno finalmente permesso di far emergere il numero reale dei casi, portando alla sconvolgente stima di mezzo milione di morti.

La mappa globale del veleno: l’Africa è la più colpita

Il fenomeno, ovviamente, è distribuito in modo assai disomogeneo sul globo terrestre. A pagare il prezzo di sangue più alto è senza dubbio l’Africa subsahariana, a cui è incredibilmente attribuibile il 45% di tutti gli avvelenamenti e dei decessi mondiali. Il tasso di incidenza in questa regione è quasi tre volte superiore a quello dell’Asia meridionale, che risulta comunque la seconda area più colpita al mondo (seguita dal Sud-est asiatico).
A essere maggiormente esposti al rischio, rileva lucidamente l’indagine scientifica, sono i contadini e gli abitanti dei Paesi a basso reddito. Per effettuare questa complessa stima, i ricercatori hanno analizzato migliaia di studi scientifici pubblicati a partire dal 2007, elaborando sofisticati modelli geostatistici. Nonostante questo sforzo enorme, le lacune informative restano considerevoli: su 170 Paesi in cui sono attualmente presenti in natura serpenti velenosi, ben 91 non dispongono di dati solidi sulle intossicazioni umane e 100 non hanno registri affidabili sui decessi.

La situazione in Europa: i rassicuranti dati svizzeri e italiani

Di fronte a numeri così spaventosi, è normale chiedersi quali siano i rischi reali alle nostre latitudini. Sebbene in Europa esistano diverse specie velenose (principalmente del genere Vipera), la situazione è totalmente sotto il controllo sanitario e non deve destare alcun allarme incontrollato.
Prendendo ad esempio la vicina Svizzera, il Centro di coordinamento nazionale rettili (karch) ricorda che sul territorio elvetico vivono due specie velenose: il marasso (Vipera berus) e la vipera comune (Vipera aspis), entrambe presenti anche nel vicino Canton Ticino e in ampie zone del Nord Italia.
Queste due specie sono effettivamente protagoniste, ogni anno, di alcuni casi isolati di morsicatura durante le escursioni estive. Tuttavia, a differenza di quanto accade nei Paesi in via di sviluppo, grazie alla tempestività del nostro sistema di soccorso e alle odierne ed efficaci cure mediche (come la somministrazione ospedaliera del siero antiofidico), il morso non rappresenta quasi mai un pericolo mortale per un adulto sano. Le statistiche sono estremamente rassicuranti: dal lontano 1961 si è verificato in Svizzera un solo incidente mortale riconducibile al morso di una vipera. In caso di incontro in montagna, dunque, la regola d’oro resta solo una: massimo rispetto per l’animale, nessun tentativo di ucciderlo e allontanarsi lentamente in direzione opposta.

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