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Cultura

Flutura Açka: “I premi letterari sono una bellissima aureola, ma è soltanto l’opera che rimane per sempre”

“I premi letterari sono solo un’aureola bellissima: alla fine, è sempre e solo l’opera scritta a rimanere per sempre”. La splendida riflessione della scrittrice Flutura Açka 📚 ✍️ Nel mondo della cultura contemporanea, l’apparenza conta spesso più del talento. Ma la nota scrittrice albanese Flutura Açka ha deciso di rompere il silenzio, regalando una lucida e profonda riflessione sul mondo dei “salotti e dei premi letterari”. Spesso, confessa l’autrice, ha ricevuto importanti riconoscimenti stando ben lontana dalle luci delle cerimonie di gala e dai “circuiti di palazzo”, concentrandosi esclusivamente sul ritmo silenzioso della sua scrittura. “Ho scelto di parlare unicamente attraverso le mie opere”, ha spiegato, definendo i premi come una “bellissima aureola” che fa luce per un attimo, ma che non rappresenta mai la vera anima di un artista. Ciò che conta davvero è ciò che resta scritto sulla carta per le generazioni future. Recentemente, a coronamento della sua grandiosa integrità morale, l’Açka ha ricevuto il prestigioso “Premio d’Eccellenza alla Carriera” dall’Associazione VERBUM MUNDI – ITALIA. Una consacrazione vera, per la quale ha ringraziato la Presidente Regina Resta e la brillante organizzatrice e promotrice culturale italo-albanese Angela Kosta. Leggi la sua splendida e coraggiosa riflessione nel nostro articolo! 👇 📖 E voi siete d’accordo con lei? Meglio la popolarità momentanea dei premi televisivi o la grandezza silenziosa di un libro destinato a rimanere nel tempo?

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Flutura Açka

Redazione – Nel mondo spesso frenetico ed egocentrico della cultura contemporanea, dove l’apparenza e la presenza mondana sembrano a volte contare più del reale talento, esistono ancora figure luminose capaci di riportare il focus sull’essenza vera dell’arte. La nota e apprezzata scrittrice albanese Flutura Açka ha recentemente condiviso una riflessione profondissima e intimamente coraggiosa sul rapporto, spesso ambiguo, tra uno scrittore e i tanto ambiti premi letterari.
In una dichiarazione di rara sincerità e introspezione, l’autrice ha messo lucidamente in luce il grande paradosso del riconoscimento pubblico. Ha svelato come, nel corso della sua brillante carriera, molti premi e importanti attestati le siano arrivati spesso in uno stato di “assenza”, ovvero ben lontano dalle luci sfarzose delle cerimonie di gala, distante dalle pubbliche relazioni e dai contatti diretti con quelle giurie e con quegli esclusivi (e spesso chiusi) “salotti letterari” che solitamente assegnano simili onorificenze.

La scelta di parlare attraverso i libri e i lettori

Flutura Açka racconta, con grande dignità, di aver ricevuto moltissimi dei suoi riconoscimenti letterari mentre il suo percorso creativo procedeva per la sua strada, seguendo unicamente il ritmo incessante e silenzioso della scrittura, della fatica intellettuale e delle pubblicazioni editoriali. È rimasta volutamente o casualmente al di fuori di quei circuiti “di palazzo” nei quali, troppo spesso, si organizzano e si decidono a tavolino le sorti dei premi.
Da questa sua amara ma serena constatazione nasce una riflessione assai più ampia sull’intero sistema editoriale odierno. Nonostante certe dinamiche, la posizione personale e filosofica di Flutura Açka resta limpida e granitica: ha sempre scelto di “parlare meglio attraverso la sua opera”. Per lei, la vera produzione letteraria rappresenta l’unico e insostituibile spazio autentico di dialogo con il pubblico. In questa prospettiva spirituale, i premi e i riconoscimenti rappresentano per la scrittrice nient’altro che una “bellissima aureola”, una decorazione gradita che fa luce per qualche istante, ma che non costituisce assolutamente il motore, l’anima o il pulsante vitale del percorso di un vero artista. Ciò che conta davvero, alla fine, è il testo scritto, l’unico destinato a sopravvivere oltre le effimere circostanze del momento.

Il Premio d’Eccellenza alla Carriera di Verbum Mundi

Proprio in virtù di questa sua statura morale, recentemente Flutura Açka ha ricevuto un premio che ha rotto gli schemi e che ha scaldato il cuore dell’autrice: il prestigioso Premio d’Eccellenza alla Carriera, conferitole dall’Associazione VERBUM MUNDI – ITALIA. Un riconoscimento internazionale che l’autrice ha considerato particolarmente significativo, puro e inatteso.
La bellissima motivazione vergata dalla giuria per giustificare il premio sottolinea, non a caso, il suo lungo e instancabile impegno umano prima ancora che professionale. Si legge l’elogio alla sua costante e meticolosa ricerca dell’eccellenza stilistica, alla sua indiscutibile integrità morale e al contributo continuo offerto al panorama della letteratura europea. Secondo i giurati, l’Açka rappresenta oggi una figura cardine, capace di ispirare in modo sano e pulito le nuove generazioni di scrittori, incarnando il perfetto incontro tra puro talento e caparbia perseveranza.

Gratitudine e ponti culturali tra Nazioni

Nel concludere la sua emozionante riflessione, la scrittrice ha voluto esprimere una profonda e sincera gratitudine nei confronti della Presidente dell’Associazione, la dottoressa Regina Resta, e della fondamentale promotrice culturale internazionale, nonché instancabile coordinatrice dell’evento tra VERBUM MUNDI e l’Unione Dei Giornalisti d’Albania, Angela Kosta.
Per Flutura Açka, questo premio non è stata una semplice consacrazione formale da esibire in bacheca, ma una commossa tappa di gratitudine all’interno del suo lungo e silenzioso dialogo con la letteratura. Un ponte culturale vitale tra Italia e Albania. Perché alla fine, spente le luci delle cerimonie e ritirati i diplomi, è solo e soltanto l’opera a restare: è lei l’unica forza capace di continuare a sussurrare, attraverso i secoli, alla mente e al cuore delle generazioni future.

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Cultura

Madre Teresa: Gonxhe, il “bocciolo di fiore” albanese che sfidò il dolore diventando la Madre dell’Umanità

Gonxhe, il “bocciolo di fiore”: l’incredibile segreto racchiuso nel vero nome albanese di Madre Teresa e le sue lacrime durante l’esilio. 🌸 🕊️ Tutti conosciamo Madre Teresa di Calcutta, il Premio Nobel per la Pace, la piccola grande donna dal sari bianco e azzurro che ha dedicato la vita agli ultimi, ai lebbrosi e ai moribondi. Ma forse non tutti conoscono il dolore intimo e profondissimo che ha segnato la sua vita. Nata a Skopje da famiglia albanese, il suo vero nome era “Gonxhe” (che in albanese significa proprio “bocciolo di fiore”). Per decenni, Madre Teresa soffrì terribilmente l’esilio: il regime comunista e ateo albanese di Enver Hoxha le impedì di tornare nella sua patria, negandole persino il permesso di piangere sulle tombe della madre e della sorella. Soltanto nel 1989, dopo anni di attese strazianti, quel muro crollò e la “figlia lontana” potè finalmente tornare in Albania. Quando si chinò per baciare la sua amata terra, versò una lacrima che fece idealmente “sbocciare” per sempre quel fiore d’amore promesso nel suo nome. Leggi la meravigliosa e commovente riflessione della scrittrice Angela Kosta nel nostro articolo! 👇 📖 Qual è l’insegnamento di Madre Teresa che portate maggiormente nel cuore?

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Madre Teresa di Calcutta

Redazione – Non servono molte parole per spiegare al mondo intero chi fosse Madre Teresa. Il suo nome appartiene ormai, di diritto, alla memoria e alla coscienza collettiva dell’umanità. Tutti conoscono l’immagine di quella piccola e gracile donna, avvolta in un semplice sari bianco bordato d’azzurro, che dedicò ogni singolo istante della propria esistenza ai più poveri tra i poveri, agli ammalati, agli orfani e ai moribondi abbandonati sui marciapiedi. Tutti ricordano la fondatrice delle Missionarie della Carità, il Premio Nobel per la Pace del 1979 e la Santa proclamata nel 2016.
Eppure, raccontare questa figura titanica del Novecento basandosi unicamente sui suoi traguardi ufficiali sarebbe profondamente riduttivo. Per comprendere l’immensa grandezza della sua anima, bisogna tornare umilmente all’inizio. Bisogna tornare a una bambina nata a Skopje, il 26 agosto del 1910, in una famiglia di profonde radici albanesi. Il suo nome di battesimo era Gonxhe.

Il misterioso destino racchiuso in un nome

Nella lingua albanese, Gonxhe significa letteralmente “bocciolo di fiore”. Un nome semplice, delicato, che suona quasi come un sussurro accennato al vento. Eppure, osservando oggi l’intera, straordinaria parabola della sua esistenza, quel nome sembrava contenere già una misteriosa e ineludibile promessa divina. Un bocciolo, in natura, non è ancora un fiore completo: è una meravigliosa possibilità, è una vita silenziosa raccolta in sé stessa, una promessa di primavera.
La giovane Gonxhe lasciò ben presto la propria casa per seguire la travolgente vocazione religiosa che la condusse in India. Lì, nelle sterminate e affollatissime periferie di Calcutta, incrociò lo sguardo di persone che il mondo “civile” preferiva voltarsi per non vedere: i disperati, i lebbrosi, gli scartati della società. Donne e uomini che, oltre alla fame materiale, subivano la peggiore delle condanne: la solitudine di chi si sente dimenticato da tutti. Madre Teresa comprese che non si poteva eliminare tutto il dolore del mondo, ma si poteva impedire che qualcuno fosse costretto ad attraversarlo completamente da solo.

Il dolore dell’esilio e l’attesa durata decenni

Tuttavia, dietro l’immagine della Madre sorridente e instancabile, si celava in silenzio una donna profondamente segnata da un dolore privato, intimo e lacerante. L’Albania, la terra della sua famiglia e delle sue radici identitarie, per decenni si trasformò in una prigione irraggiungibile. Il feroce regime comunista guidato da Enver Hoxha aveva brutalmente isolato l’Albania, imponendo una spietata repressione religiosa (dichiarando l’Albania il primo Stato ateo del mondo).
Le ripetute richieste di Madre Teresa di poter rientrare nel suo Paese natio per abbracciare i propri cari furono cinicamente respinte per moltissimo tempo. Non poté tornare quando sua madre morì. Non poté accompagnare la sorella nel momento dell’addio definitivo. La dittatura le impedì persino di inginocchiarsi sulle loro tombe per deporre un fiore. La distanza dalla patria si trasformò così in un esilio dal dolore familiare. Ma lei, fedele alla sua fede incrollabile, non smise mai di sperare nel miracolo.

1989: le lacrime del ritorno e il fiore sulla pietra

Nel 1989, dopo anni di agonie e speranze sussurrate a Dio, quel pesante portone di ferro si aprì. Dal 14 al 17 agosto, Madre Teresa visitò finalmente, per la prima volta nella sua vita, l’Albania. La figlia lontana era tornata a casa. Quel giorno non c’era il Premio Nobel. Non c’era la celebrità internazionale che pranzava con i Capi di Stato. C’era soltanto Gonxhe, la bambina tornata dalla madre.
Mentre si chinava e baciava devotamente la sua amata terra, una lacrima scivolò dal suo volto segnato dalle rughe per bagnare il suolo albanese. Quella lacrima non era semplice acqua salata: era la pioggia di un esilio durato una vita, era il pianto liberatorio per il lutto negato, era la linfa vitale che bagnava nuovamente il bocciolo. È impossibile non pensare al parallelismo con Santa Margherita d’Antiochia, dove un fiore sbocciò miracolosamente dall’aridità della nuda pietra. Lì dove la dittatura aveva lasciato solo pietre, fili spinati e divieti, la lacrima di Gonxhe fece germogliare l’amore puro.

L’eredità di luce e la fioritura eterna

Madre Teresa ha conosciuto il dolore, l’esilio, e persino (come emerso dai suoi diari privati) la tremenda aridità spirituale della “notte oscura dell’anima”, il silenzio apparente di Dio. Ma proprio questo aspetto la rende oggi ancora più grandiosa e umanamente vicina a noi: ha continuato ostinatamente a donare luce al prossimo anche quando lei, dentro di sé, non riusciva più a percepirla.
Il 5 settembre 1997 ha scavalcato la porta del Cielo. Ma cosa resta davvero di lei? Restano le mani che ha stretto, i malati che ha accarezzato, l’umanità che ha abbracciato e a cui ha restituito la perduta dignità. Resta la promessa mantenuta dal suo stesso nome di battesimo. Gonxhe, il bocciolo albanese, è fiorito ovunque, diventando per l’eternità la Madre amorevole dell’intera Umanità.

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Cultura

Da Augusto ai rifugi segreti della Guerra: la magia segreta di Roma svelata nei nuovi appuntamenti culturali

Dall’Ara Pacis illuminata nella notte fino ai bunker segreti della Seconda Guerra Mondiale: gli imperdibili appuntamenti settembrini di Roma Capitale! 🏛️ ✨ Non si smette mai di esplorare e conoscere le meraviglie di Roma. Dal 28 agosto al 10 settembre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha stilato un programma di eventi e aperture straordinarie che vi lascerà a bocca aperta! Volete vedere di che colore era realmente l’Ara Pacis ai tempi dell’imperatore Augusto? Prenotate la visita serale “L’Ara si rivela”, dove un magico videomapping vi restituirà i colori originali! Siete appassionati di archeologia o di storia contemporanea? Allora non perdetevi la “Circo Maximo Experience” con i visori per la Realtà Virtuale o la discesa nei freddi bunker antiaerei della Seconda Guerra Mondiale sotto Villa Torlonia! Sempre a Villa Torlonia, dal 1° settembre, riapre al pubblico anche l’esotica e coloratissima Serra Moresca! E per chi ama scarpinare, tornano le “Passeggiate Romane” lungo le Mura Aureliane! Scopri il calendario, gli orari e come prenotare nel nostro articolo! 👇 🥾 Quale di questi affascinanti luoghi di Roma amate di più o sognate di visitare per primo?

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Serra moresca

Roma – Roma non è mai la stessa. Anche chi vive nella Capitale da decenni ha sempre qualcosa di nuovo, misterioso o spettacolare da scoprire. Dal 28 agosto al 10 settembre 2026 si rinnova l’attesissimo calendario delle attività culturali promosse da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), offrendo a turisti e residenti un ventaglio di esperienze che spaziano dalle passeggiate naturalistiche alle mostre fotografiche, fino alle più moderne tecnologie immersive.
Si tratta di un’opportunità unica per guardare i monumenti più celebri del mondo con occhi totalmente nuovi, addentrandosi letteralmente nel cuore pulsante di una città che ha vissuto in prima linea oltre duemila anni di storia, dalla magnificenza dell’Impero Romano fino ai giorni più oscuri e drammatici della Seconda Guerra Mondiale.

L’Ara Pacis svelata nella notte: il miracolo dei colori

Tra gli appuntamenti di punta del periodo, spicca senza dubbio il proseguimento delle esperienze serali al Museo dell’Ara Pacis. Il progetto multimediale “L’Ara si rivela” offre infatti una visione onirica, inedita e profondamente coinvolgente del celebre altare dedicato da Augusto alla pace.
Attraverso la sofisticata tecnica del videomapping, i tecnici sono riusciti a ricreare le vivaci policromie originali che un tempo ricoprivano i marmi (sfatando il falso mito dell’antichità romana come un mondo “tutto bianco”). Il percorso si snoda attorno al recinto dell’Ara, approfondendo i fregi dei lati lunghi. A rendere l’esperienza ancora più suggestiva contribuisce una narrazione in cuffia, arricchita da sublimi musiche e suggestioni sonore. La visita è fruibile in notturna ogni venerdì, sabato e domenica in tre turni (ore 21.00, 22.00 e 23.00, con un massimo di 40 partecipanti).

Il Circo Massimo virtuale e i bunker segreti di Villa Torlonia

Non meno spettacolare è la “Circo Maximo Experience”: aperta dal martedì alla domenica, questa iniziativa permette di esplorare l’area archeologica del Circo Massimo indossando speciali visori per la Realtà Aumentata e Virtuale, vedendo letteralmente “risorgere” le antiche tribune e le bighe in corsa davanti ai propri occhi.
Per chi desidera fare un salto nella storia più recente e drammatica, a Villa Torlonia restano aperti alle visite i freddi e silenziosi rifugi antiaerei e il Bunker di Mussolini, realizzati sottoterra per difendersi dai devastanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Entrare in quegli angusti spazi sotterranei offre un’esperienza emotiva fortissima, un memento tangibile delle atrocità del Novecento. Le visite (per singoli o per gruppi) sono disponibili con diverse fasce orarie e in più lingue.

Il fascino della Serra Moresca e le “Passeggiate Romane”

La vera, grande riapertura settembrina è però quella del complesso della Serra Moresca (sempre all’interno del parco di Villa Torlonia), di nuovo visitabile dal 1° settembre. Progettata nel 1839 dal geniale architetto Giuseppe Jappelli per il principe Alessandro Torlonia, questa struttura architettonica ricorda le atmosfere da “Mille e una notte”, con i suoi vetri colorati e le sue decorazioni esotiche.
Da segnalare anche il fantastico itinerario delle Passeggiate Romane previsto per la mattina di martedì 1° settembre: “Il Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana”. I partecipanti andranno alla scoperta della formidabile struttura cinquecentesca (attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane) costeggiando il tracciato delle possenti Mura Aureliane fino alla fortezza.

La Roma MIC Card e gli incontri con l’autore

A chiudere questo denso programma ci pensano gli incontri del ciclo aMICi, attività totalmente gratuite e riservate ai possessori della preziosa Roma MIC Card. Giovedì 10 settembre (alle ore 17.00), al prestigioso Museo di Roma in Trastevere, la talentuosa fotografa Matilde Damele incontrerà il pubblico per presentare di persona gli scatti realizzati nei quindici anni trascorsi nella Grande Mela (dal 1999 al 2014). Tali opere sono ora felicemente esposte nell’ambito dell’acclamata mostra “New York”.
Per tutti gli eventi descritti (e per verificare eventuali variazioni di programma) è fortemente raccomandata la prenotazione chiamando lo 060608 o visitando il sito sovraintendenzaroma.it. Roma vi aspetta per svelarvi i suoi segreti più intimi.

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Cultura

I segreti di Akhund Yusif Ziya Talibzadeh e l’imperatore Guglielmo II: il mistero della prima traduzione del Corano in azero

Il mistero della prima traduzione del Corano in lingua azera e il ruolo incredibile dell’Imperatore tedesco Guglielmo II. 🕌 📖 Sapevate che l’idea di tradurre il Sacro Corano in azero potrebbe essere nata da un sovrano cristiano? Grazie al saggio della Prof.ssa Tarana Turan Rahimli (splendidamente tradotto e curato in Italia da Angela Kosta), riemerge la storia incredibile e censurata della dinastia intellettuale dei Talibzadeh! Secondo le affascinanti memorie della famiglia, fu proprio l’Imperatore tedesco Guglielmo II a chiedere una traduzione del testo sacro durante un incontro con l’élite culturale dell’Azerbaigian. L’uomo chiave di questa operazione diplomatica e religiosa fu il generale, poeta e studioso Akhund Yusif Ziya Talibzadeh, che consegnò personalmente il Corano sia al Sultano Ottomano che allo stesso Guglielmo II. La vita di Yusif Ziya fu avventurosa e tragica: fiero oppositore dei bolscevichi, fu ucciso a tradimento dall’Armata Rossa nel 1923 e bollato come “nemico del popolo”, tanto che il regime sovietico vietò persino di pronunciare il suo nome per 70 anni! Leggi la sua affascinante storia di libertà e coraggio nel nostro articolo di approfondimento storico. 👇 🌍 La censura può nascondere i documenti, ma non può mai cancellare del tutto la Memoria delle famiglie!

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Prof.ssa Dr. Tarana Turan Rahimli

Redazione – Ci sono pagine della storia mondiale che rimangono sepolte per decenni sotto la spessa coltre della censura politica, per poi riemergere improvvisamente grazie al potere incancellabile della memoria familiare e della ricerca accademica. Una di queste affascinanti vicende riguarda la famiglia Talibzadeh, una vera e propria dinastia intellettuale che ha forgiato in modo indelebile la storia culturale, politica e spirituale dell’Azerbaigian e dell’intero mondo turco-orientale.
A gettare nuova luce su queste complesse dinamiche è un illuminante saggio scritto dalla Prof.ssa Dr. Tarana Turan Rahimli (Vicepresidente dell’Unione degli Accademici Turchi) e sapientemente tradotto e curato per il pubblico italiano dalla scrittrice e giornalista Angela Kosta. Al centro di questo saggio domina la complessa e poliedrica figura del generale Akhund Yusif Ziya Talibzadeh e uno dei più grandi misteri storico-religiosi del Novecento: la prima vera traduzione del Sacro Corano in lingua azera.

La famiglia Talibzadeh: un faro oscurato dalla censura

La genealogia dei Talibzadeh è un vero e proprio pantheon di intellettuali. Partendo da Suleyman Talibzadeh e da Akhund Mustafa Talibzadeh (Gran Qadi del Caucaso), la dinastia ha toccato vette altissime. In questa gloriosa tradizione si inseriscono Yusif Ziya Talibzadeh (intellettuale turanista, poeta, ufficiale e diplomatico) e suo fratello Abdulla Shaig, uno dei più grandi scrittori, pedagoghi ed esponenti del romanticismo azero del XX secolo.
Molte delle opere e delle gesta di Yusif Ziya, tuttavia, sono rimaste nell’ombra per quasi settant’anni, vittime di una spietata damnatio memoriae operata dal regime sovietico. Solo dopo il crollo dell’URSS e la faticosa declassificazione degli archivi segreti, studiosi e discendenti (come la professoressa Ulkar Talibzadeh, direttrice della Casa-Museo di Abdulla Shaig) hanno potuto ricomporre i pezzi di una vita straordinaria e “proibita”.

Guglielmo II e l’incredibile genesi del Corano in azero

Tra i capitoli più intriganti emersi dalle memorie orali della famiglia (in particolare dai racconti della discendente Rayana Malikaslanova), vi è quello legato alla genesi della prima traduzione del Corano in lingua azera. Secondo questa affascinante tradizione, l’input iniziale non sarebbe arrivato da ristretti ambienti islamici, bensì da un sovrano cristiano: l’imperatore tedesco Guglielmo II.
Si narra che, durante un incontro internazionale in Turchia (o in Germania) con il grande filantropo azero Haji Zeynalabdin Taghiyev e con Haji Alekbar Bey Nasirbeyov, l’Imperatore tedesco (da sempre interessato alle dinamiche del mondo ottomano) si sorprese nell’apprendere che le preghiere venissero recitate esclusivamente in arabo. Guglielmo II espresse così il forte desiderio di ricevere una versione del Corano tradotta in una lingua turca comprensibile (come l’azero), promettendo doni inestimabili a chi avesse compiuto l’impresa. Tornato a Baku, Taghiyev individuò proprio nel geniale e coltissimo Yusif Ziya Talibzadeh l’uomo chiave per orchestrare questa storica traduzione.

Il ruolo di Yusif Ziya: diplomazia e misteri di corte

Le fonti storiche ufficiali e accademiche attribuiscono la prima traduzione stampata a Mir Muhammad Karim Agha al-Bakuvi (pubblicata tra il 1904 e il 1906 con i fondi di Taghiyev). Tuttavia, la memoria familiare rivendica con forza il ruolo diretto di Yusif Ziya Talibzadeh. Secondo i racconti tramandati, fu proprio Yusif Ziya a consegnare personalmente le preziosissime copie del Corano in azero sia al sultano ottomano Abdulhamid II (nel 1910, in una solenne cerimonia con rilegature in argento) sia allo stesso imperatore tedesco Guglielmo II.
La leggenda familiare narra che l’Imperatore lo ricompensò con gioielli e oggetti inestimabili ma che, al suo ritorno in patria, le autorità dell’Impero russo gli confiscarono ogni bene, spingendolo ad abbandonare profondamente deluso l’Azerbaigian per dirigersi verso l’Iran.

La tragica fine di un “nemico del popolo”

L’esistenza avventurosa di Yusif Ziya Talibzadeh ebbe un epilogo tanto eroico quanto tragico. Nominato Commissario militare di Nakhchivan, la sua profonda intransigenza e il suo spirito di libertà si scontrarono presto con il feroce potere bolscevico. Il 18 maggio 1923, durante un violento scontro con l’Armata Rossa, venne colpito a tradimento alle spalle mentre tentava di attraversare a nuoto il fiume Amu Darya.
Da quel giorno, i sovietici lo bollarono come “nemico del popolo”. Il suo nome fu letteralmente bandito e persino all’interno della sua stessa famiglia divenne pericoloso pronunciarlo a voce alta. Oggi, grazie a studi coraggiosi e a preziose traduzioni come questa offerta da Angela Kosta, il velo dell’oblio è finalmente squarciato, restituendo all’Azerbaigian e al mondo la memoria di un uomo che ha fatto della cultura e della libertà la sua unica ragione di vita.

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