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Ervin Ramaliu e la sfida di Azzano Decimo: “Costruiamo ponti, non muri. L’integrazione è la vera forza della nostra comunità”
Attualità e Società – (di Angela Kosta) – Nel complesso e spesso polarizzato dibattito odierno, parlare di “integrazione” significa compiere un esercizio di grande responsabilità: interrogarsi profondamente sul modo in cui una comunità riesce a riconoscere, accogliere e valorizzare le diverse esperienze umane che la compongono. Non si tratta soltanto di affrontare (o di arginare) le fisiologiche difficoltà legate alla convivenza tra culture e religioni differenti, ma di costruire giorno per giorno delle condizioni umane e materiali concrete affinché ogni singola persona possa sentirsi parte integrante, viva e pulsante del territorio in cui ha scelto di abitare.
È esattamente in questa prospettiva, tanto faticosa quanto luminosa, che si colloca l’instancabile impegno di Ervin Ramaliu, Consigliere Delegato alle Politiche dell’Integrazione del Comune di Azzano Decimo (nella ricca e operosa provincia di Pordenone). Un incarico che Ramaliu ha scelto di interpretare ponendo al centro assoluto del suo mandato il dialogo diretto con i cittadini, l’ascolto empatico delle loro esperienze e la promozione di una partecipazione sempre più attiva alla vita sociale della comunità locale.
Oltre la semplice accoglienza: l’integrazione come processo reciproco
L’idea di integrazione promossa ad Azzano Decimo non appare mai come un percorso a “senso unico”, nel quale chi arriva da un Paese straniero, magari in fuga dalla fame o dalla guerra, debba limitarsi a inserirsi passivamente in una realtà già rigidamente costituita. Al contrario, Ramaliu la concepisce come un vero e proprio processo reciproco, capace di mettere in relazione profonda persone, culture e storie differenti.
Dietro ogni percorso di integrazione si nasconde infatti una storia personale inestimabile. Ci sono persone che hanno lasciato per sempre la propria patria, famiglie disperate che hanno ricostruito la propria vita partendo da zero, giovani nati in Italia ma cresciuti a cavallo tra due culture e, non ultimi, cittadini che pur avendo origini lontanissime hanno sviluppato un senso di appartenenza viscerale al territorio friulano. Ascoltare queste storie nei numerosi incontri pubblici promossi dal Comune significa riconoscere il valore dell’individuo, trasformando il dialogo da semplice “momento occasionale” a strumento formidabile di azione amministrativa.
Dalla semplice presenza alla cittadinanza attiva
Una comunità realmente inclusiva e proiettata al futuro non si costruisce soltanto attraverso l’accoglienza passiva. Richiede necessariamente un secondo e decisivo passo: la partecipazione.
Questo principio rappresenta uno degli snodi più significativi e rivoluzionari della visione del Consigliere Ramaliu. Il cittadino straniero non deve più essere etichettato e considerato esclusivamente come un soggetto debole, destinatario di sussidi o di politiche di accoglienza, ma deve essere visto come una preziosissima risorsa, capace di offrire competenze, professionalità, energie fresche e tempo libero alla comunità che lo ospita.
Le testimonianze dirette raccolte ad Azzano Decimo lo confermano in pieno: moltissimi cittadini di origine straniera hanno manifestato la ferma volontà di mettere a disposizione il proprio tempo impegnandosi nel volontariato attivo, aderendo con entusiasmo a realtà fondamentali come la Protezione Civile, la Croce Rossa e l’AVIS. Quando una persona sceglie di donare il proprio sangue o il proprio tempo per aiutare gli altri, dimostra senza ombra di dubbio di sentirsi parte integrante di quella comunità. L’integrazione si trasforma così in cittadinanza attiva e consapevole.
Il ruolo cruciale dei giovani e la ricchezza della diversità
In questo percorso di rinascita civica, un’attenzione del tutto particolare è rivolta alle nuove generazioni, che rappresentano il naturale e spontaneo punto d’incontro tra mondi apparentemente distanti.
Durante uno dei tavoli di confronto, è emersa la toccante testimonianza di un ragazzino di soli quindici anni, di origini marocchine, che ha raccontato la felicità assoluta di vivere ad Azzano Decimo. Parole semplici ma che hanno scaldato il cuore ai presenti, affiancate da quelle di una ragazza nata in Canada da genitori italiani emigrati, che ha ripercorso le immense difficoltà affrontate in passato dalla sua famiglia. Storie diametralmente opposte, ma unite da un filo rosso: la necessità di non lasciare mai nessuno indietro ai margini della società.
Tutto questo processo richiede ovviamente una fitta rete territoriale che coinvolga scuole, parrocchie, associazioni sportive e luoghi di lavoro. Come ama ripetere Ervin Ramaliu, riassumendo in un motto il senso del suo instancabile lavoro: “Costruiamo ponti, non muri, affinché ogni individuo possa fiorire pienamente nella nostra comunità”. Perché costruire ponti non significa soltanto unire due sponde di un fiume, ma creare la possibilità concreta che due esseri umani possano incontrarsi, stringersi la mano e camminare insieme verso un futuro migliore.
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“La cosa che non abbiamo messo in valigia”: la solitudine moderna e il bisogno d’Amore nel meraviglioso e struggente scritto di Menda Vreto
“Oggi abbiamo tutto (case, lavori, soldi, cellulari), ma paradossalmente ci sentiamo vuoti: abbiamo riempito la valigia della nostra vita scordandoci di metterci dentro l’Amore!”. La meravigliosa e struggente riflessione della scrittrice Menda Vreto che vi farà venire i brividi! 🧳 💔 Quante volte, rientrati a casa stanchi dal lavoro, vi siete seduti sul divano e, nel silenzio della stanza, avete provato un senso di profonda solitudine, un vuoto a cui non sapete dare un nome? Il testo potentissimo e dolcissimo intitolato “La cosa che non abbiamo messo in valigia” (scritto in modo magistrale da Menda VRETO) scatta una fotografia spietata ma verissima di tutti noi. Quando eravamo bambini ci bastava sporcarci col fango e ridere con gli amici per essere immensamente felici.Oggi lavoriamo come pazzi, compriamo mille oggetti, abbiamo il telefono pieno di contatti social… eppure ci sentiamo incredibilmente SOLI! L’autrice si sofferma su un dramma del nostro secolo: la superbia di credere di “avere sempre tempo” per chiedere scusa e per amare. “Ci sono parole che continuiamo a rimandare: i ‘Mi manchi’, i ‘Ti voglio bene’, gli ‘Scusami’. Le rimandiamo, fino a quando è troppo tardi. Sappiamo tutto di tutti su Internet, ma non sappiamo nulla dei veri dolori della persona seduta sul divano accanto a noi!”. Nelle note finali, Menda ci ricorda come questa dolorosa nostalgia la assalga quando pensa ai figli ormai grandi che hanno preso la loro strada. L’unica salvezza è smettere di riempirci di “cose materiali”, e tornare a riempirci di Amore vero, tenendoci per mano e guardandoci negli occhi! Leggete l’analisi di questo vero e proprio capolavoro nel nostro articolo completo! 👇 ⏳ E voi quante parole non dette, quanti abbracci mancati e quanti “Scusa” avete lasciato indietro nella vostra valigia, per orgoglio o per presunzione? Fermatevi un attimo a leggere queste righe, diteci cosa provate nei commenti e condividete questo meraviglioso post con le persone a cui tenete davvero!
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Multe e Autovelox, allarme sulle strade per la folle “Mossa del Canguro”. Cos’è e come i Comuni stanno stroncando i furbetti del pedale
Attenzione alla “Mossa del Canguro”! Il trucchetto folle e pericolosissimo inventato dai “furbetti” per non prendere le multe all’Autovelox. Ma i Comuni corrono ai ripari: arrivano le nuove Telecamere! 📸 🦘 L’incubo di prendere una raffica di multe all’Autovelox spinge a volte gli automobilisti a inventarsi dei trucchetti davvero assurdi! Nelle ultime settimane sta spopolando in tutta Italia una tecnica ribattezzata, appunto, “La mossa del Canguro”. In cosa consiste? Il furbetto (che viaggia oltre il limite di velocità) scorge da lontano il famoso cartello blu che avvisa del controllo elettronico. A quel punto INCHIODA BRUSCAMENTE con i freni, riducendo drasticamente la velocità in un decimo di secondo (come un balzo del canguro, appunto). Passa lentissimo e beffardo davanti alla telecamera, e un metro dopo l’Autovelox, schiaccia di nuovo il piede sull’acceleratore riprendendo la sua folle corsa! Un comportamento non solo sleale, ma ASSOLUTAMENTE PERICOLOSISSIMO e potenzialmente MORTALE! Inchiodare di colpo a bordo strada rischia di innescare tamponamenti a catena devastanti, distruggendo le macchine di chi viaggia dietro di noi! Proprio per fermare questo gioco assurdo, i Comuni stanno correndo ai ripari: addio ai vecchi autovelox, si stanno installando i famigerati TUTOR di nuova generazione, che calcolano la “Velocità Media” per svariati chilometri. Con i Tutor, fare il furbetto e frenare all’ultimo secondo non servirà più a niente! Scopri come funzionano e come difendersi (rispettando le regole!) nel nostro articolo completo. 👇 🚔 Voi cosa pensate di questi trucchetti da strada? Quante volte vi è capitato di rischiare un incidente grave solo perché l’auto davanti a voi ha fatto “la mossa del canguro”, inchiodando all’improvviso per non farsi fare la foto dall’Autovelox? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post per allertare i vostri amici al volante!
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Marco Columbro racconta l’incontro con gli UFO : ” eravamo in duecento nel vederli “
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