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Lifestyle

Dom. Jubani e le due ragazze…

Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno! Sebbene sia un sacerdote, non è affatto quel tipo di prete che ti mette soggezione; al contrario, ti fa aprire e stare volentieri accanto a lui. Credo che dipenda dal modo in cui ti ascolta con attenzione e non interviene mai prima che tu abbia finito di parlare. Poi ti parla con calma e in maniera molto ragionevole, ricordandoti che sta esprimendo soltanto la propria opinione, ma argomentandola, perché no, anche attraverso la sua filosofia cristiana!

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Artur Nura

Redazione-  Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno! Sebbene sia un sacerdote, non è affatto quel tipo di prete che ti mette soggezione; al contrario, ti fa aprire e stare volentieri accanto a lui. Credo che dipenda dal modo in cui ti ascolta con attenzione e non interviene mai prima che tu abbia finito di parlare. Poi ti parla con calma e in maniera molto ragionevole, ricordandoti che sta esprimendo soltanto la propria opinione, ma argomentandola, perché no, anche attraverso la sua filosofia cristiana!

Personalmente non sono un praticante della religione, ma quando mi capita di vederlo predicare in chiesa, percepisco facilmente che è completamente concentrato sulla parola, sulla fede in essa e sul suo potere. Mentre parla, sembra farlo con piena convinzione, persuaso di dire la verità della Fede che presenta, ma sempre nella relatività della dimensione umana e personale.

Durante le messe, Dom Jubani, attraverso il suo corpo dinamico e l’espressione dei suoi occhi tranquilli, che si muovono da un fedele all’altro, sembra quasi diventare un ponte spirituale tra Dio, in cielo, e coloro che gli stanno accanto in chiesa, qui sulla terra.

I fedeli, in generale, lo seguono concentrati fino quasi a essere ipnotizzati! Sotto la cupola della chiesa si percepisce una forza incantatrice, incomprensibile per chi non crede, ma potentissima per il credente, il quale, nelle parole sincere e sicure della predicazione, trova ciò che desidera nel profondo di sé.

Ciò che accade lì è difficile da spiegare, ma in quei momenti si avverte la forza dell’aldilà che, sebbene intangibile, nei volti dei fedeli si trasforma in un’espressione di serenità quasi divina! La sua voce baritonale assomiglia a una melodia magica di Johann Sebastian Bach, capace di attraversare l’intero essere umano in modo completamente liberatorio.

Durante le festività religiose, quando nelle celebrazioni della Chiesa non mancano le più alte autorità dello Stato, che vi si recano soprattutto per comunicare con l’elettorato attraverso le telecamere presenti, Dom Jubani è generalmente assente! Nei casi in cui deve necessariamente esserci, rimane in silenzio o parla pochissimo! Verrebbe da chiedersi se sia lo stesso uomo-sacerdote che durante le messe predica nel modo più dinamico possibile, quasi si allungasse dall’umano al divino nella maniera più particolare e convincente!

Il viaggio…

L’amicizia che avevamo creato mi aveva affascinato e non rifiutavo mai le sue richieste. Ero certo che, se faceva una richiesta, quella richiesta fosse giusta! Un giorno, Dom Jubani mi chiese di accompagnarlo in una sua missione nel nord-est del Paese e mi avvertì che, di tanto in tanto, avremmo dovuto proseguire a piedi per raggiungere le chiese dei rispettivi villaggi!

Avevo accettato questa richiesta, anche se sapevo che avrei dovuto prendere parte a dei riti religiosi. Questa cosa, nonostante mi provocasse un certo conflitto interiore, alimentava in me la curiosità di imparare qualcosa in più da quell’esperienza, che certamente era molto profonda e significativa!

Ma, in realtà, con quel viaggio imparai che è la persona a darti qualcosa di speciale e indimenticabile, e non il luogo in cui ti trovi, né, in questo caso, l’Istituzione che essa rappresenta. Eravamo arrivati nella terra d’origine di mio padre, ma, naturalmente, stavamo andando in villaggi nei quali persino lui non era mai stato!

La mattina, dopo essere usciti dall’hotel del centro della città e aver preso il caffè, ci dirigemmo verso la macchina che aveva parcheggiato davanti a noi. Dopo aver percorso un tratto di strada sulle quattro ruote, scendemmo dalla macchina alla fine della strada percorribile con l’auto e lasciammo lì l’autista! Ci incamminammo a piedi verso “Qafë Gështenjë”, così si chiamava il villaggio che dovevamo raggiungere e dove viveva una piccola comunità cattolica.

La zona era estremamente povera e, allo stesso tempo, molto ospitale! Ovunque passassimo accanto alle povere abitazioni, si sentiva la generosa espressione: “Bujrëm!”, un invito ad entrare, un “venite pure”! Forse è ingiusto dirlo, ma stranamente la povertà rende l’uomo più buono e altruista, mentre la ricchezza lo rende più freddo ed egoista!

Come dice lo stesso Dom Jubani, l’essere umano, in quanto individuo, è estremamente profondo e, per comprendere il vero significato di questa profondità, gli serve fino all’ultimo momento della vita. Questa profondità diventa, senza dubbio, ancora più sconosciuta quando ci si riferisce all’uomo come essere sociale e spirituale!

Dom Jubani rispondeva a quei calorosi inviti, a quei “bujrumi” o benvenuti, portando la mano al cuore e augurando: “Che Dio ve ne renda merito”, ma non si fermava. Pronunciava quell’augurio con tutto il cuore e credeva che Dio, in un determinato momento, avrebbe ricompensato ciascuno di loro.

Sembrava che la gente della zona lo conoscesse e lo salutasse con affetto! Ma, come mi raccontò più tardi, non si fermava in nessuna di quelle famiglie perché era certo che una buona parte di ciò che esse offrivano con il cuore all’ospite, poi sarebbero andate a prenderla a credito nel negozio del villaggio!

La povertà era chiaramente visibile e aveva qualcosa di drammatico. La Chiesa, naturalmente, aveva portato aiuti in quella zona, anche se quelle persone appartenevano a un’altra confessione religiosa, ma questo non risolveva nulla per loro e la povertà continuava a regnare. Bisognava fare molto di più e appariva evidente che quella situazione tormentava il mio amico, che di tanto in tanto si faceva promotore dell’invio di aiuti in quella zona!

Bussare a determinate porte…

Avevamo camminato molto. Certamente lui, anche a causa dell’età, doveva sentirsi più stanco di me. A un certo punto, indicandomi un luogo con il dito e sorridendo, mi mostrò una villa molto bella poco più avanti! Si fermò e bussò al grande cancello di ferro! Dall’interno della casa si sentì una voce femminile aspra!

— Chi è alla porta?!

— Siamo viaggiatori! Avremmo bisogno di un bicchiere d’acqua, se possibile! — rispose Dom Jubani.

Sulla soglia della porta, accanto all’edificio, apparve una ragazza con il volto pesantemente truccato. Le labbra, colorate di rosso, brillavano anche da lontano. Così come gli occhi! La camicia che indossava aderiva al petto! La gonna stretta metteva in evidenza le sue forme dalla vita in giù e, certamente, secondo un gusto provinciale, avrebbe potuto essere definita “sexy”!

— Va bene… ve la porto… perché anche la gente ha da fare…! — disse senza nascondere la propria riluttanza e scomparve dietro le tende della finestra!

— Grazie, signorina! Che Dio ve ne renda merito! — disse Dom Jubani, mentre lei chiudeva la finestra!

Dopo poco tornò con un solo bicchiere d’acqua in mano e, infastidita, scese le scale della casa e aprì il grande cancello di ferro! Allungò il bicchiere verso Dom Jubani senza pronunciare alcun suono, nessuna parola! Mostrava soltanto insofferenza!

Nel momento in cui guardò verso di me — ero molto più giovane di Dom Jubani e, soprattutto, ero un laico — sembrò pentirsi del proprio comportamento. Mentre mi guardava, alzò la mano sinistra e sistemò la frangia dei suoi folti capelli color castano!

— Entrate e prendete anche un caffè! — disse, divorandomi con gli occhi dai piedi fino agli occhi!

— Grazie, signorina! Siamo di passaggio! — risposi, non riuscendo a nascondere l’antipatia che mi aveva suscitato.

— Grazie mille, signorina! — le disse Dom Jubani con benevolenza.

Lei riprese il bicchiere senza guardarlo affatto, mentre sembrava quasi supplicarmi di accettare l’invito.

— Che possiate trovare un bravo marito, signorina, e ancora grazie!

In quel momento lei girò la testa verso Dom Jubani con un sorriso pieno di gratitudine! Solo dopo alcuni secondi si voltò verso di me!

— Entrerete a prendere un caffè? — ripeté con voce supplichevole, rivolgendo lo sguardo anche verso Dom Jubani!

— No! Grazie! Buona giornata! — risposi con decisione e posai la mano sulla spalla di Dom Jubani per fargli capire la mia volontà!

Lui, sorridendo, accettò e ci incamminammo. Io non mi voltai affatto indietro, mentre lui sì! Le fece un cenno con la mano, sorridendole! Più tardi mi raccontò che lei era rimasta davanti al cancello della villa fino al momento in cui non riuscì più a vederci.

Sebbene fosse il luogo delle mie origini, Dom Jubani conosceva quella zona meglio di me. Mi spiegò che le ragazze di quell’età, lì, generalmente non lavoravano e nemmeno studiavano. La famiglia si limitava a garantire loro un buon matrimonio combinato.

Un’alternativa del genere, senza dubbio, coincideva anche con i desideri propri della loro età! “Certamente le relazioni segrete in zone come queste sono quasi impossibili”, pensai, senza però dirglielo!

Dopo circa un’altra ora di cammino a piedi, davanti a noi apparve un’altra villa ben tenuta e appena dipinta di bianco! Notai immediatamente il suo desiderio di bussare di nuovo! Senza dire una parola, il nostro cammino prese la direzione della villa! In realtà, anch’io avevo sete e fino a quel momento non ci era capitato davanti neppure un negozio di paese! Ci guardammo negli occhi e ci capimmo con un sorriso!

– Speriamo che non ci capiti un tipo simile a lei, Dom Jubani!
– Può anche darsi! In queste zone, a quest’ora, in casa rimangono soltanto le ragazze non sposate!
– Però non credo che siano tutte come quella! – gli risposi, mentre ormai eravamo arrivati al cancello della villa!

Premette il pulsante del citofono. Dall’interno si sentì una dolce voce femminile. Ci guardammo negli occhi e sorridemmo.

– Prego? Chi è?
– Siamo viaggiatori e, se non la disturbiamo, vorremmo chiederle un bicchiere d’acqua.
– Ma certo! Eccomi, arrivo subito!

Dalla porta della villa uscì una ragazza bionda e sorridente! Indossava un paio di jeans e una camicia rossa. Tra le mani aveva un vassoio con due bicchieri di succo. Da lontano, il succo sembrava essere all’arancia. Aprì il cancelletto di ferro e porse i bicchieri prima di tutto a Dom Jubani.

– Prego, Padre! Anche se sono sola… potete anche entrare a riposarvi in casa! Sicuramente sarete stanchi per il viaggio.
– Grazie mille, signorina! È molto gentile! – le rispose Dom Jubani.

Poi lei rivolse il vassoio verso di me e, dopo avermi lanciato uno sguardo gentile e rapido, abbassò gli occhi.

– Prego! – disse soltanto questa parola.

– Grazie mille, signorina! È davvero molto gentile! – le dissi, guardandola con simpatia, perché no, anche per le sue linee eleganti e i suoi tratti molto dolci! Non aveva affatto il viso truccato e aveva gli occhi color del cielo.

Dopo aver bevuto il succo d’arancia, ci incamminammo per andare via, ringraziando ancora una volta la gentile signorina. Dom Jubani si affrettò ad andare avanti per primo, forse sicuro che in quel momento potesse nascere qualche flirt che lui non desiderava tra noi! Io, come al solito, accolsi quella richiesta inespressa a parole e gli andai dietro.

– Che uomo cattivo… – disse Dom Jubani a bassa voce, quando ci eravamo allontanati da lei di appena tre metri!

Stupito, non potevo credere alle mie orecchie, ma non potei chiedergli nulla in quel momento, dato che eravamo ancora molto vicini a quella gentile signorina!

Dopodiché camminammo a lungo senza parlare, entrambi immersi nei nostri pensieri. In quel momento ero sicuro che Dom Jubani non avesse portato con sé dell’acqua appositamente! In un viaggio del genere, anche qualcuno che non conoscesse la zona avrebbe pensato di portarsi dietro ciò di cui aveva più bisogno, figuriamoci qualcuno che aveva percorso quella zona e la conosceva!

Gli auguri…

– Ti prego, Dom Jubani, puoi spiegarmi i tuoi diversi atteggiamenti e i tuoi diversi auguri nei confronti delle due ragazze?!
– Non sono affatto diversi! Lo sembrano, se non si approfondisce la questione!
– Non ti capisco! Alla prima ragazza, che era stata completamente maleducata e, perché no, persino trasandata e sporca, hai rivolto i tuoi auguri con piacere! Mentre alla ragazza di poco fa, che meritava i migliori auguri, hai rivolto quasi una maledizione!
– Una maledizione!? Tu pensi che una persona come me possa maledire qualcuno?! Per di più una persona così buona!?

Nei suoi occhi si leggeva davvero lo stupore! Ma, naturalmente, vedendomi con aria di rimprovero, si accorse anche del mio stupore.

– Figlio mio… la vita è molto profonda e, sebbene l’uomo dentro di sé sperimenti meravigliosi poteri divini che non riesce a conoscere fino in fondo, rimane imperfetto e la vita gioca con lui nel modo più incauto! Io, come uomo di Dio sulla terra, per quanto possa esserlo, devo augurare a quell’uomo, a quella persona, il meglio possibile, tenendo conto anche dell’altro che vivrà insieme a lui. Perché no, della famiglia e della comunità nella quale tutti convivono. Il meglio secondo me e secondo la filosofia cristiana! Anch’io sono mortale, come tutti gli altri! – disse, e continuò:

– Mi crederai, figlio mio, se ti dico che un momento di debolezza, completamente umano, ha influito sulla mia scelta di intraprendere la vita ecclesiastica?
– Non so cosa dirti! Certamente devo crederti e sono qui, attento ad ascoltare!

– Ogni volta che venivo a sapere della cattiva sorte di qualcuno… di una malattia incurabile, di un incidente mortale o di cose simili riguardanti persone che conoscevo, venivo preso da una inspiegabile soddisfazione interiore, che si rifletteva in un sorriso nascosto! Questo sentimento mi sembrava molto cinico e mi turbava, ma non riuscivo a spiegarlo e cercavo di nasconderlo il più profondamente possibile dentro di me! Quel sentimento mi sembrava molto cattivo, disumano, ma rimaneva mio, inspiegabile!

– Ho avuto bisogno di molta riflessione per comprendere ciò che mi stava accadendo e che mi portava a vivere il male di qualcun altro in quel modo! Noi siamo esseri nati egoisti! Per diventare anche solo un poco altruisti, sono necessari molto impegno e molto lavoro e, quando ci si riesce, ci si sente davvero bene, perché si riesce almeno a controllare se stessi, pur senza raggiungere la perfezione!

Quel sentimento non era altro che la reazione del mio subconscio, che trasmetteva inconsapevolmente alla mia coscienza la gioia nascosta dovuta al fatto che quella fatalità non riguardava direttamente me!

Senza dubbio, sia nella mia coscienza sia nella parte subconscia di me stesso non mancava la compassione per quella persona sfortunata, ma questa si mescolava con la gioia umana individuale che io stesso provavo, dal momento che non facevo parte di quella disgrazia!

Ho avuto bisogno di tutta questa formazione e di tutta questa esperienza teologica per riuscire, almeno in parte, a superare quel sentimento, che sono sicuro sia innato nell’essere umano stesso! Ringrazio Dio in cielo per avermi aiutato a raggiungere questa capacità di autocontrollo!

Mentre camminavamo, di tanto in tanto, a seconda dell’importanza delle sue parole, lui girava la testa verso di me e mi guardava negli occhi. Io mi rischiarai dentro, ricordando che anch’io avevo provato un sentimento simile, ma non ero mai riuscito a spiegarmelo e lo avevo lasciato cadere nell’oblio, da qualche parte nella profondità della mia memoria!

Naturalmente io non sono un prete e, per di più, non sono Dom Jubani, pensai tra me e me, e gli chiesi:

– Ma perché hai rivolto alle due ragazze auguri così diversi?!

– Perché non le ho guardate con occhi individuali, ma con gli occhi di qualcuno che desidera il meglio per entrambe, però con lungimiranza!

– Se alla prima il destino offrirà una persona simile a lei, certamente il futuro di quella famiglia sarebbe da commiserare…! Mentre una persona buona potrebbe influenzarla e farla riflettere, renderla migliore di quanto non sia! In un caso del genere la probabilità sarebbe elevata. Io gliel’ho augurato con tutto il cuore e ho pregato per lei. Io credo che Dio ci ascolti e ci aiuti, per questo prego! Non prego mai semplicemente per liberare la mia coscienza!

– Quanto alla seconda, che era così dolce e nobile, sono convinto che anche un uomo non particolarmente buono, o uno come la prima ragazza, ma in questo caso un uomo, l’avrebbe resa più mite! Per lei non ho pregato Dio! Credo che Lui l’abbia vista e che lei non avesse bisogno della mia preghiera!

Essendo stato presente in entrambi i casi, pur non avendo compreso fino in fondo tutto ciò che Dom Jubani mi aveva spiegato, mi trovai d’accordo con lui.

Naturalmente compresi più chiaramente l’insieme della questione e me stesso quando tornammo a casa e cominciai a scrivere questa storia. Cercando di osservarla da tutti i punti di vista possibili, arrivai a comprendere ancora meglio Dom Jubani e la sua filosofia, non soltanto quella cristiana.

In effetti, prima di iniziare a scrivere questa storia significativa, qualcuno mi informò che una nostra conoscente era stata ricoverata d’urgenza in ospedale e che i medici avevano dovuto sottoporla a una biopsia! Dopo questa brutta notizia, provai chiaramente quella sensazione di cui mi aveva parlato con tanta attenzione Dom Jubani!

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Lifestyle

Ervin Ramaliu e la sfida di Azzano Decimo: “Costruiamo ponti, non muri. L’integrazione è la vera forza della nostra comunità”

Attualità e Società – (di Angela Kosta) – Nel complesso e spesso polarizzato dibattito odierno, parlare di “integrazione” significa compiere un esercizio di grande responsabilità: interrogarsi profondamente sul modo in cui una comunità riesce a riconoscere, accogliere e valorizzare le diverse esperienze umane che la compongono. Non si tratta soltanto di affrontare (o di arginare) le fisiologiche difficoltà legate alla convivenza tra culture e religioni differenti, ma di costruire giorno per giorno delle condizioni umane e materiali concrete affinché ogni singola persona possa sentirsi parte integrante, viva e pulsante del territorio in cui ha scelto di abitare.
È esattamente in questa prospettiva, tanto faticosa quanto luminosa, che si colloca l’instancabile impegno di Ervin Ramaliu, Consigliere Delegato alle Politiche dell’Integrazione del Comune di Azzano Decimo (nella ricca e operosa provincia di Pordenone). Un incarico che Ramaliu ha scelto di interpretare ponendo al centro assoluto del suo mandato il dialogo diretto con i cittadini, l’ascolto empatico delle loro esperienze e la promozione di una partecipazione sempre più attiva alla vita sociale della comunità locale.

Oltre la semplice accoglienza: l’integrazione come processo reciproco

L’idea di integrazione promossa ad Azzano Decimo non appare mai come un percorso a “senso unico”, nel quale chi arriva da un Paese straniero, magari in fuga dalla fame o dalla guerra, debba limitarsi a inserirsi passivamente in una realtà già rigidamente costituita. Al contrario, Ramaliu la concepisce come un vero e proprio processo reciproco, capace di mettere in relazione profonda persone, culture e storie differenti.
Dietro ogni percorso di integrazione si nasconde infatti una storia personale inestimabile. Ci sono persone che hanno lasciato per sempre la propria patria, famiglie disperate che hanno ricostruito la propria vita partendo da zero, giovani nati in Italia ma cresciuti a cavallo tra due culture e, non ultimi, cittadini che pur avendo origini lontanissime hanno sviluppato un senso di appartenenza viscerale al territorio friulano. Ascoltare queste storie nei numerosi incontri pubblici promossi dal Comune significa riconoscere il valore dell’individuo, trasformando il dialogo da semplice “momento occasionale” a strumento formidabile di azione amministrativa.

Dalla semplice presenza alla cittadinanza attiva

Una comunità realmente inclusiva e proiettata al futuro non si costruisce soltanto attraverso l’accoglienza passiva. Richiede necessariamente un secondo e decisivo passo: la partecipazione.
Questo principio rappresenta uno degli snodi più significativi e rivoluzionari della visione del Consigliere Ramaliu. Il cittadino straniero non deve più essere etichettato e considerato esclusivamente come un soggetto debole, destinatario di sussidi o di politiche di accoglienza, ma deve essere visto come una preziosissima risorsa, capace di offrire competenze, professionalità, energie fresche e tempo libero alla comunità che lo ospita.
Le testimonianze dirette raccolte ad Azzano Decimo lo confermano in pieno: moltissimi cittadini di origine straniera hanno manifestato la ferma volontà di mettere a disposizione il proprio tempo impegnandosi nel volontariato attivo, aderendo con entusiasmo a realtà fondamentali come la Protezione Civile, la Croce Rossa e l’AVIS. Quando una persona sceglie di donare il proprio sangue o il proprio tempo per aiutare gli altri, dimostra senza ombra di dubbio di sentirsi parte integrante di quella comunità. L’integrazione si trasforma così in cittadinanza attiva e consapevole.

Il ruolo cruciale dei giovani e la ricchezza della diversità

In questo percorso di rinascita civica, un’attenzione del tutto particolare è rivolta alle nuove generazioni, che rappresentano il naturale e spontaneo punto d’incontro tra mondi apparentemente distanti.
Durante uno dei tavoli di confronto, è emersa la toccante testimonianza di un ragazzino di soli quindici anni, di origini marocchine, che ha raccontato la felicità assoluta di vivere ad Azzano Decimo. Parole semplici ma che hanno scaldato il cuore ai presenti, affiancate da quelle di una ragazza nata in Canada da genitori italiani emigrati, che ha ripercorso le immense difficoltà affrontate in passato dalla sua famiglia. Storie diametralmente opposte, ma unite da un filo rosso: la necessità di non lasciare mai nessuno indietro ai margini della società.
Tutto questo processo richiede ovviamente una fitta rete territoriale che coinvolga scuole, parrocchie, associazioni sportive e luoghi di lavoro. Come ama ripetere Ervin Ramaliu, riassumendo in un motto il senso del suo instancabile lavoro: “Costruiamo ponti, non muri, affinché ogni individuo possa fiorire pienamente nella nostra comunità”. Perché costruire ponti non significa soltanto unire due sponde di un fiume, ma creare la possibilità concreta che due esseri umani possano incontrarsi, stringersi la mano e camminare insieme verso un futuro migliore.

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Ervin Ramaliu

Redazione – Nel complesso e spesso polarizzato dibattito odierno, parlare di “integrazione” significa compiere un esercizio di grande responsabilità: interrogarsi profondamente sul modo in cui una comunità riesce a riconoscere, accogliere e valorizzare le diverse esperienze umane che la compongono. Non si tratta soltanto di affrontare (o di arginare) le fisiologiche difficoltà legate alla convivenza tra culture e religioni differenti, ma di costruire giorno per giorno delle condizioni umane e materiali concrete affinché ogni singola persona possa sentirsi parte integrante, viva e pulsante del territorio in cui ha scelto di abitare.
È esattamente in questa prospettiva, tanto faticosa quanto luminosa, che si colloca l’instancabile impegno di Ervin Ramaliu, Consigliere Delegato alle Politiche dell’Integrazione del Comune di Azzano Decimo (nella ricca e operosa provincia di Pordenone). Un incarico che Ramaliu ha scelto di interpretare ponendo al centro assoluto del suo mandato il dialogo diretto con i cittadini, l’ascolto empatico delle loro esperienze e la promozione di una partecipazione sempre più attiva alla vita sociale della comunità locale.

Oltre la semplice accoglienza: l’integrazione come processo reciproco

L’idea di integrazione promossa ad Azzano Decimo non appare mai come un percorso a “senso unico”, nel quale chi arriva da un Paese straniero, magari in fuga dalla fame o dalla guerra, debba limitarsi a inserirsi passivamente in una realtà già rigidamente costituita. Al contrario, Ramaliu la concepisce come un vero e proprio processo reciproco, capace di mettere in relazione profonda persone, culture e storie differenti.
Dietro ogni percorso di integrazione si nasconde infatti una storia personale inestimabile. Ci sono persone che hanno lasciato per sempre la propria patria, famiglie disperate che hanno ricostruito la propria vita partendo da zero, giovani nati in Italia ma cresciuti a cavallo tra due culture e, non ultimi, cittadini che pur avendo origini lontanissime hanno sviluppato un senso di appartenenza viscerale al territorio friulano. Ascoltare queste storie nei numerosi incontri pubblici promossi dal Comune significa riconoscere il valore dell’individuo, trasformando il dialogo da semplice “momento occasionale” a strumento formidabile di azione amministrativa.

Dalla semplice presenza alla cittadinanza attiva

Una comunità realmente inclusiva e proiettata al futuro non si costruisce soltanto attraverso l’accoglienza passiva. Richiede necessariamente un secondo e decisivo passo: la partecipazione.
Questo principio rappresenta uno degli snodi più significativi e rivoluzionari della visione del Consigliere Ramaliu. Il cittadino straniero non deve più essere etichettato e considerato esclusivamente come un soggetto debole, destinatario di sussidi o di politiche di accoglienza, ma deve essere visto come una preziosissima risorsa, capace di offrire competenze, professionalità, energie fresche e tempo libero alla comunità che lo ospita.
Le testimonianze dirette raccolte ad Azzano Decimo lo confermano in pieno: moltissimi cittadini di origine straniera hanno manifestato la ferma volontà di mettere a disposizione il proprio tempo impegnandosi nel volontariato attivo, aderendo con entusiasmo a realtà fondamentali come la Protezione Civile, la Croce Rossa e l’AVIS. Quando una persona sceglie di donare il proprio sangue o il proprio tempo per aiutare gli altri, dimostra senza ombra di dubbio di sentirsi parte integrante di quella comunità. L’integrazione si trasforma così in cittadinanza attiva e consapevole.

Il ruolo cruciale dei giovani e la ricchezza della diversità

In questo percorso di rinascita civica, un’attenzione del tutto particolare è rivolta alle nuove generazioni, che rappresentano il naturale e spontaneo punto d’incontro tra mondi apparentemente distanti.
Durante uno dei tavoli di confronto, è emersa la toccante testimonianza di un ragazzino di soli quindici anni, di origini marocchine, che ha raccontato la felicità assoluta di vivere ad Azzano Decimo. Parole semplici ma che hanno scaldato il cuore ai presenti, affiancate da quelle di una ragazza nata in Canada da genitori italiani emigrati, che ha ripercorso le immense difficoltà affrontate in passato dalla sua famiglia. Storie diametralmente opposte, ma unite da un filo rosso: la necessità di non lasciare mai nessuno indietro ai margini della società.
Tutto questo processo richiede ovviamente una fitta rete territoriale che coinvolga scuole, parrocchie, associazioni sportive e luoghi di lavoro. Come ama ripetere Ervin Ramaliu, riassumendo in un motto il senso del suo instancabile lavoro: “Costruiamo ponti, non muri, affinché ogni individuo possa fiorire pienamente nella nostra comunità”. Perché costruire ponti non significa soltanto unire due sponde di un fiume, ma creare la possibilità concreta che due esseri umani possano incontrarsi, stringersi la mano e camminare insieme verso un futuro migliore.

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Lifestyle

Il ciclo poetico di Francesca Patitucci: un viaggio struggente tra l’elaborazione del lutto, la difesa delle donne e l’amore eterno

Tre poesie meravigliose e viscerali: l’immenso talento di Francesca Patitucci attraversa il lutto familiare, l’amore eterno e la lotta delle donne iraniane 🌹 📖 La vera poesia è quella che ti colpisce dritto al cuore e allo stomaco, e i versi della scrittrice Francesca Patitucci riescono esattamente in questo potentissimo intento. Vi proponiamo oggi un magnifico e intensissimo “Ciclo Poetico” composto da tre opere distinte. La prima s’intitola “Il Nembo”, ed è una lettera straziante, dedicata al fratello dell’autrice, in cui si affronta il trauma del lutto inaspettato, lo sbigottimento di fronte a quel vuoto incolmabile che toglie anche la forza di alzarsi dal letto. La seconda opera è “Per sempre donna!”: un manifesto civile e politico pazzesco, dedicato al sacrificio della giovane Mahsa Amini, in cui la poetessa si scaglia contro i regimi teocratici che nascondono dietro l'”alibi del Corano” la violenza brutale per reprimere l’ansia di libertà e i diritti civili delle donne. Il trittico si chiude dolcemente con “Ruberò l’ultima goccia di tempo… di te”, una riflessione sulle rughe e sullo scorrere del tempo, ma anche l’estrema promessa di farsi carico per l’eternità dell’amore vissuto in questo “assurdo e bellissimo viaggio”. Leggi l’analisi e i testi integrali delle tre poesie nel nostro articolo! 👇 ✍️ Quale di queste tre tematiche ha saputo toccare maggiormente le vostre corde emotive?

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Francesca Patitucci

Redazione – La vera poesia non è un semplice esercizio di stile, ma è una lama affilata che squarcia il velo della realtà per mettere a nudo i sentimenti più viscerali, dolorosi e autentici dell’essere umano. Nelle opere della poetessa Francesca Patitucci, la parola scritta si trasforma in un mezzo potentissimo per sublimare il dolore e per dare voce a chi voce non ne ha più.
Oggi abbiamo l’onore di proporvi un intenso, magnifico e variegato “Ciclo Poetico” firmato dalla scrittrice, composto da tre liriche profondamente diverse tra loro per tematica, ma accomunate da una sensibilità umana fuori dal comune. Un trittico che attraversa la disperazione per un lutto inaspettato, la rabbia civile per i diritti negati e la dolcezza infinita di un amore capace di sfidare il logoramento del tempo.

“Il Nembo”: il vuoto incolmabile per la perdita di un fratello

La prima poesia, intitolata “Il Nembo”, è una dedica straziante al fratello dell’autrice. I versi descrivono in modo magistrale il trauma dell’improvvisa assenza, l’arrivo di quel “fato imprevisto” che toglie il fiato e svuota di colpo l’esistenza di chi resta.
Quando una persona cara ci viene strappata via, le geometrie e le logiche della vita appaiono inaccettabili e si sbriciolano, diventando una beffa. Il vuoto lasciato è pesante e minaccioso come un nembo temporalesco, e perfino trovare la forza e la dignità per alzarsi dal letto al mattino sembra un’impresa impossibile. Eppure, anche in mezzo a queste macerie emotive, lo sguardo della poetessa continua a cercare il fratello ovunque, trasformando la disperazione in un ultimo, ostinato e faticoso atto di coraggio e di amore.

“Per sempre donna!”: il grido di rabbia e solidarietà per Mahsa Amini

Dall’intimità della famiglia, il focus della Patitucci si sposta prepotentemente sullo scenario sociale internazionale con la lirica “Per sempre donna!”. Questa opera è dedicata alla memoria di Mahsa Amini, la giovane curdo-iraniana uccisa per aver mostrato un ciuffo di capelli fuori dal velo islamico.
La penna dell’autrice diventa qui un’arma tagliente contro il fanatismo. Denuncia l’omertà e svela l’ipocrisia dei regimi teocratici, dove un fantomatico “codice del Corano” viene usato subdolamente come un alibi per giustificare abusi, violenze e omicidi. La poetessa compie un gesto di sorellanza universale: accoglie idealmente Mahsa al proprio petto, abbracciandone il coraggio e onorando il sacrificio di tutte le donne che ancora oggi, nel silenzio complice e voltato di schiena del mondo, pagano con la vita la propria ansia di libertà.

L’ultimo dolcissimo atto d’amore e di memoria

Il ciclo si chiude dolcemente con “Ruberò l’ultima goccia di tempo… di te”, un’esplorazione malinconica del tempo che passa, delle rughe che segnano il volto e dell’amore che resiste. Qui, la poetessa si confronta con il bilancio di un “assurdo e bellissimo viaggio” compiuto a piedi uniti con la persona amata. È la promessa estrema di prendersi cura del ricordo dell’altro fino all’ultimo istante, conservandone in sé l’essenza e il profumo, prima di incontrare la “luce altra”.
Di seguito, vi invitiamo a leggere e ad assaporare i testi integrali di questo formidabile ciclo poetico.

I testi integrali delle poesie di Francesca Patitucci

IL NEMBO (dedicato a mio fratello)
Il nembo s’addensa, tronfio e minaccioso
al limitare del giorno
alle ore stanche e pregne d’una mancanza che nega compromesso.
Parole, preghiere, risposte vacillano e si schiantano nel grembo
dove una mano non stringe l’altra
non c’è calore né freddo nel giorno che pure arriva a imporci la dignità di alzarci…
Sei ovunque io posi il mio sguardo attonito, perso
nel mistero d’una vita che più non tornerà per te
e nemmeno per chi hai lasciato al fiato sgozzato dall’imprevisto fato…
Senza argini un fiume scorre impetuoso nel disordine delle cose,
nei declivi assetati a neofiti d’una prova invincibile.
Le geometrie del vivere ascondono logiche inaccettabili
facendosi beffa dell’amore che resta come ultimo atto di coraggio che stenta a risorgere.

PER SEMPRE DONNA! (dedicata a Mahsa Amini)
Un ciuffo corvino sfugge al burqa, onta e vergogna urlati al mondo…
Triste al coraggio l’inammissibile rabbia covata, taciuta che or sgorga come lava da anima straziata.
Come pietra levigata la rassegnazione t’appartiene…
Sei nata donna, il tuo verbo non avrà suono ché i tuoi aguzzini son già pronti a far giustizia
affinché il tuo grido di libertà resti strozzato nell’ugola dei sogni …abortiti.
Il codice del Corano sarà alibi per chi sentenzierà la morte dei tuoi giovani occhi.
Non v’è religione a tal scempio ma l’uomo e la sua trista storia faranno scalpo di te, donna
ch’osi guardar dritto ai tuoi diritti.
E insieme ai capelli, la tua anima s’invola nel silente, indifferente omertoso omicidio…
e non l’ultimo di chi crede ancora alla giusta via negata e sventrata.
Sarai una fra tante, al respiro tranciato.
E il tuo sol peccato, un gesto di riscossa a svegliare coscienze troppo spesso voltate di schiena.
Sii luce sulle mani insanguinate senza perdono alcuno.
Ti accolgo al mio petto sfortunata sorella, affinché tu possa sentire un vento caldo, un abbraccio d’anima…
Ti tengo stretta al mio fiato alla speme che non demorde
alla libertà a cui hai barattato la tua vita. Per sempre donna!

RUBERÒ L’ULTIMA GOCCIA DI TEMPO… DI TE
Sono scarne le mani che han scavato le rocce, la terra, i detriti dell’umano ardire
Sono stanche, ma aperte a ciò ch’ancora non intendo.
Altari or spogli facevan bella mostra ai giorni belli restii al disvelare paura latente.
Una madre urla, si dispera, prega e non sa a quale dio urlare il suo dolore.
Il mare è sempre uguale pure a ingoiare freschi aliti nella incessante idiosincrasia verso chi hai tanto amato.
Gli ossimori s’azzannano a cercar riparo nell’aria linda che ci nutre e ci tormenta.
E tu, amor che hai dato voce a questi crudi versi resti seduta accanto ai bordi sfatti dal tempo e delle mie rughe.
Nell’ultimo atto mi prenderò cura di te, porterò con me, in me l’odore delle tue fresie
la tua giovane bocca e sorridendo vedrò una luce altra.
Ruberò l’ultima goccia del mio tempo per lasciare ancor vivo il tuo desio, ai piedi uniti che insieme percorsero questo nostro assurdo e bellissimo viaggio.

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Lifestyle

Mark Zuckerberg re di Capri e Positano: vacanze extra lusso sul superyacht “Ulysses” dopo aver salvato Meta dai tribunali

Vacanze da nababbo per Mark Zuckerberg in Italia! Atterra in elicottero sul superyacht a Positano per godersi la “Dolce Vita” dopo le cause miliardarie in America! 🛥️ 💸 Il re dei social network ha scelto la nostra bellissima Italia per rilassarsi. Il fondatore di Facebook è arrivato ieri con il suo Jet Privato all’aeroporto di Salerno, per poi salire subito su un elicottero privato e atterrare direttamente sulla piattaforma di poppa del suo megayacht ancorato al largo di Positano! Ma attenzione: la barca su cui sta viaggiando in direzione Capri non è la sua, ma l’ha affittata! Si tratta dell’imponente “Ulysses”, un castello galleggiante di 103 metri valutato ben 250 milioni di dollari, dotato di una piscina gigantesca, 4 jacuzzi esterne ed eliporto! Zuckerberg era già stato in Costiera Amalfitana nel 2012 per il suo meraviglioso viaggio di nozze con Priscilla Chan. Questa costosissima fuga nel Mediterraneo arriva proprio a ridosso di una tempesta legale senza precedenti per la sua azienda. La holding Meta ha dovuto accettare un pesantissimo patteggiamento in America (del valore di circa 16,68 MILIARDI di dollari) per chiudere una causa in cui Instagram e Facebook venivano accusati di aver creato dipendenza digitale nei bambini e negli adolescenti! Forse è proprio per scaricare questo enorme stress che “Zuck” si è concesso questo viaggetto di lusso. Leggi tutte le curiosità pazzesche sul suo panfilo nel nostro articolo dedicato! 👇 🌊 E voi se aveste i soldi del creatore di Facebook, in che località italiana andreste a fare le vostre vacanze in yacht?

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Mark Zuckerberg

Redazione – I miliardari di tutto il mondo sanno perfettamente che, quando si tratta di cercare il mix perfetto tra bellezze naturali mozzafiato, eleganza senza tempo ed eccellenze culinarie, non esiste al mondo un luogo migliore della “Dolce Vita” italiana. A confermare questa regola non scritta è stato niente meno che Mark Zuckerberg. Il geniale fondatore di Facebook e potentissimo amministratore delegato del gruppo Meta, ha infatti scelto le acque cristalline del nostro Paese per concedersi una pausa estiva all’insegna del lusso più sfrenato.
La sua vacanza è iniziata ieri pomeriggio con una logistica che sembra uscita direttamente da un film di James Bond. Zuckerberg è atterrato a bordo del suo imponente jet privato sulla pista dell’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi-Cilento. Dallo scalo campano, per evitare il traffico e mantenere la privacy assoluta, si è immediatamente alzato in volo a bordo di un elicottero privato, che lo ha traghettato direttamente al largo per farlo atterrare, con manovra millimetrica, sulla piattaforma di poppa di un gigantesco superyacht in attesa.

Il ritorno romantico in Costiera Amalfitana

Il favoloso panfilo, non appena ha accolto a bordo il suo celebre e ricchissimo ospite, ha fatto subito rotta verso la magnifica Costiera Amalfitana, dando fondo alle ancore e ormeggiando nella pittoresca rada di Positano, godendosi uno dei tramonti più spettacolari e iconici del Mediterraneo, per poi dirigersi nelle ore successive verso i faraglioni magici di Capri.
Per Mark Zuckerberg, l’aria profumata della Costiera non è una novità, ma rappresenta anzi un dolcissimo ricordo romantico. Esattamente quattordici anni fa, nel lontano 2012 e a pochi mesi dal suo chiacchieratissimo matrimonio con la dottoressa Priscilla Chan, il papà di Facebook scelse proprio queste zone per una tappa indimenticabile del suo viaggio di nozze, soggiornando all’epoca nelle lussuosissime suite dell’Hotel Caruso a Ravello.

Il superyacht “Ulysses”: un castello galleggiante da 250 milioni

Nonostante Zuckerberg possieda già una sfarzosa imbarcazione personale di 118 metri (il Launchpad, attualmente fermo negli Stati Uniti), per questa crociera nel Mediterraneo ha deciso di affittare uno dei gioielli più ambiti della nautica mondiale.
Il fondatore di Meta è salito a bordo dell’Ulysses, un gigantesco superyacht lungo 103 metri di proprietà del finanziere Graeme Hart (l’uomo più ricco della Nuova Zelanda). Questo vero e proprio castello galleggiante, dal valore astronomico stimato intorno ai 250 milioni di dollari, è stato costruito nei blasonati cantieri olandesi Feadship. A bordo, il miliardario ha a disposizione una gigantesca piscina riscaldata, ben quattro vasche idromassaggio esterne dislocate sui vari ponti, un eliporto privato, una trentina di membri dell’equipaggio sempre a disposizione e spazi immensi in grado di ospitare fino a 20 fortunatissimi invitati.

Il relax in Italia per spegnere l’incendio giudiziario in USA

Questa lussuosissima fuga italiana, tuttavia, arriva in un momento professionale e familiare non propriamente rilassante per il CEO di Meta. Nelle scorse settimane, infatti, Zuckerberg ha dovuto affrontare una tempesta giudiziaria di proporzioni bibliche.
Per evitare che il colosso dei social andasse a processo, Meta ha dovuto siglare negli Stati Uniti un accordo dal valore potenziale e spaventoso di 16,68 miliardi di dollari con ben 29 Stati americani. L’accusa era pesantissima: aver progettato piattaforme come Instagram e Facebook inserendo volutamente delle funzioni e degli algoritmi capaci di favorire la dipendenza psicologica nei minori, non tutelando adeguatamente la salute mentale dei bambini e degli adolescenti. Meta ha sempre negato con forza questa accusa, ma ha preferito pagare questa cifra monstre per scongiurare conseguenze regolamentari ancora peggiori ed evitare le aule di tribunale.
Ecco perché, in alcuni video rubati da curiosi e finiti su TikTok, Zuckerberg è stato immortalato sulla murata di poppa del suo yacht, vestito con una semplice polo bianca e cappellino: sempre guardato a vista dal suo gigantesco bodyguard, e con lo smartphone perennemente in mano. Nemmeno davanti ai faraglioni di Capri ci si può permettere di scollegarsi totalmente dall’impero.

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