Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno! Sebbene sia un sacerdote, non è affatto quel tipo di prete che ti mette soggezione; al contrario, ti fa aprire e stare volentieri accanto a lui. Credo che dipenda dal modo in cui ti ascolta con attenzione e non interviene mai prima che tu abbia finito di parlare. Poi ti parla con calma e in maniera molto ragionevole, ricordandoti che sta esprimendo soltanto la propria opinione, ma argomentandola, perché no, anche attraverso la sua filosofia cristiana!
Redazione- Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno! Sebbene sia un sacerdote, non è affatto quel tipo di prete che ti mette soggezione; al contrario, ti fa aprire e stare volentieri accanto a lui. Credo che dipenda dal modo in cui ti ascolta con attenzione e non interviene mai prima che tu abbia finito di parlare. Poi ti parla con calma e in maniera molto ragionevole, ricordandoti che sta esprimendo soltanto la propria opinione, ma argomentandola, perché no, anche attraverso la sua filosofia cristiana!
Personalmente non sono un praticante della religione, ma quando mi capita di vederlo predicare in chiesa, percepisco facilmente che è completamente concentrato sulla parola, sulla fede in essa e sul suo potere. Mentre parla, sembra farlo con piena convinzione, persuaso di dire la verità della Fede che presenta, ma sempre nella relatività della dimensione umana e personale.
Durante le messe, Dom Jubani, attraverso il suo corpo dinamico e l’espressione dei suoi occhi tranquilli, che si muovono da un fedele all’altro, sembra quasi diventare un ponte spirituale tra Dio, in cielo, e coloro che gli stanno accanto in chiesa, qui sulla terra.
I fedeli, in generale, lo seguono concentrati fino quasi a essere ipnotizzati! Sotto la cupola della chiesa si percepisce una forza incantatrice, incomprensibile per chi non crede, ma potentissima per il credente, il quale, nelle parole sincere e sicure della predicazione, trova ciò che desidera nel profondo di sé.
Ciò che accade lì è difficile da spiegare, ma in quei momenti si avverte la forza dell’aldilà che, sebbene intangibile, nei volti dei fedeli si trasforma in un’espressione di serenità quasi divina! La sua voce baritonale assomiglia a una melodia magica di Johann Sebastian Bach, capace di attraversare l’intero essere umano in modo completamente liberatorio.
Durante le festività religiose, quando nelle celebrazioni della Chiesa non mancano le più alte autorità dello Stato, che vi si recano soprattutto per comunicare con l’elettorato attraverso le telecamere presenti, Dom Jubani è generalmente assente! Nei casi in cui deve necessariamente esserci, rimane in silenzio o parla pochissimo! Verrebbe da chiedersi se sia lo stesso uomo-sacerdote che durante le messe predica nel modo più dinamico possibile, quasi si allungasse dall’umano al divino nella maniera più particolare e convincente!
Il viaggio…
L’amicizia che avevamo creato mi aveva affascinato e non rifiutavo mai le sue richieste. Ero certo che, se faceva una richiesta, quella richiesta fosse giusta! Un giorno, Dom Jubani mi chiese di accompagnarlo in una sua missione nel nord-est del Paese e mi avvertì che, di tanto in tanto, avremmo dovuto proseguire a piedi per raggiungere le chiese dei rispettivi villaggi!
Avevo accettato questa richiesta, anche se sapevo che avrei dovuto prendere parte a dei riti religiosi. Questa cosa, nonostante mi provocasse un certo conflitto interiore, alimentava in me la curiosità di imparare qualcosa in più da quell’esperienza, che certamente era molto profonda e significativa!
Ma, in realtà, con quel viaggio imparai che è la persona a darti qualcosa di speciale e indimenticabile, e non il luogo in cui ti trovi, né, in questo caso, l’Istituzione che essa rappresenta. Eravamo arrivati nella terra d’origine di mio padre, ma, naturalmente, stavamo andando in villaggi nei quali persino lui non era mai stato!
La mattina, dopo essere usciti dall’hotel del centro della città e aver preso il caffè, ci dirigemmo verso la macchina che aveva parcheggiato davanti a noi. Dopo aver percorso un tratto di strada sulle quattro ruote, scendemmo dalla macchina alla fine della strada percorribile con l’auto e lasciammo lì l’autista! Ci incamminammo a piedi verso “Qafë Gështenjë”, così si chiamava il villaggio che dovevamo raggiungere e dove viveva una piccola comunità cattolica.
La zona era estremamente povera e, allo stesso tempo, molto ospitale! Ovunque passassimo accanto alle povere abitazioni, si sentiva la generosa espressione: “Bujrëm!”, un invito ad entrare, un “venite pure”! Forse è ingiusto dirlo, ma stranamente la povertà rende l’uomo più buono e altruista, mentre la ricchezza lo rende più freddo ed egoista!
Come dice lo stesso Dom Jubani, l’essere umano, in quanto individuo, è estremamente profondo e, per comprendere il vero significato di questa profondità, gli serve fino all’ultimo momento della vita. Questa profondità diventa, senza dubbio, ancora più sconosciuta quando ci si riferisce all’uomo come essere sociale e spirituale!
Dom Jubani rispondeva a quei calorosi inviti, a quei “bujrumi” o benvenuti, portando la mano al cuore e augurando: “Che Dio ve ne renda merito”, ma non si fermava. Pronunciava quell’augurio con tutto il cuore e credeva che Dio, in un determinato momento, avrebbe ricompensato ciascuno di loro.
Sembrava che la gente della zona lo conoscesse e lo salutasse con affetto! Ma, come mi raccontò più tardi, non si fermava in nessuna di quelle famiglie perché era certo che una buona parte di ciò che esse offrivano con il cuore all’ospite, poi sarebbero andate a prenderla a credito nel negozio del villaggio!
La povertà era chiaramente visibile e aveva qualcosa di drammatico. La Chiesa, naturalmente, aveva portato aiuti in quella zona, anche se quelle persone appartenevano a un’altra confessione religiosa, ma questo non risolveva nulla per loro e la povertà continuava a regnare. Bisognava fare molto di più e appariva evidente che quella situazione tormentava il mio amico, che di tanto in tanto si faceva promotore dell’invio di aiuti in quella zona!
Bussare a determinate porte…
Avevamo camminato molto. Certamente lui, anche a causa dell’età, doveva sentirsi più stanco di me. A un certo punto, indicandomi un luogo con il dito e sorridendo, mi mostrò una villa molto bella poco più avanti! Si fermò e bussò al grande cancello di ferro! Dall’interno della casa si sentì una voce femminile aspra!
— Chi è alla porta?!
— Siamo viaggiatori! Avremmo bisogno di un bicchiere d’acqua, se possibile! — rispose Dom Jubani.
Sulla soglia della porta, accanto all’edificio, apparve una ragazza con il volto pesantemente truccato. Le labbra, colorate di rosso, brillavano anche da lontano. Così come gli occhi! La camicia che indossava aderiva al petto! La gonna stretta metteva in evidenza le sue forme dalla vita in giù e, certamente, secondo un gusto provinciale, avrebbe potuto essere definita “sexy”!
— Va bene… ve la porto… perché anche la gente ha da fare…! — disse senza nascondere la propria riluttanza e scomparve dietro le tende della finestra!
— Grazie, signorina! Che Dio ve ne renda merito! — disse Dom Jubani, mentre lei chiudeva la finestra!
Dopo poco tornò con un solo bicchiere d’acqua in mano e, infastidita, scese le scale della casa e aprì il grande cancello di ferro! Allungò il bicchiere verso Dom Jubani senza pronunciare alcun suono, nessuna parola! Mostrava soltanto insofferenza!
Nel momento in cui guardò verso di me — ero molto più giovane di Dom Jubani e, soprattutto, ero un laico — sembrò pentirsi del proprio comportamento. Mentre mi guardava, alzò la mano sinistra e sistemò la frangia dei suoi folti capelli color castano!
— Entrate e prendete anche un caffè! — disse, divorandomi con gli occhi dai piedi fino agli occhi!
— Grazie, signorina! Siamo di passaggio! — risposi, non riuscendo a nascondere l’antipatia che mi aveva suscitato.
— Grazie mille, signorina! — le disse Dom Jubani con benevolenza.
Lei riprese il bicchiere senza guardarlo affatto, mentre sembrava quasi supplicarmi di accettare l’invito.
— Che possiate trovare un bravo marito, signorina, e ancora grazie!
In quel momento lei girò la testa verso Dom Jubani con un sorriso pieno di gratitudine! Solo dopo alcuni secondi si voltò verso di me!
— Entrerete a prendere un caffè? — ripeté con voce supplichevole, rivolgendo lo sguardo anche verso Dom Jubani!
— No! Grazie! Buona giornata! — risposi con decisione e posai la mano sulla spalla di Dom Jubani per fargli capire la mia volontà!
Lui, sorridendo, accettò e ci incamminammo. Io non mi voltai affatto indietro, mentre lui sì! Le fece un cenno con la mano, sorridendole! Più tardi mi raccontò che lei era rimasta davanti al cancello della villa fino al momento in cui non riuscì più a vederci.
Sebbene fosse il luogo delle mie origini, Dom Jubani conosceva quella zona meglio di me. Mi spiegò che le ragazze di quell’età, lì, generalmente non lavoravano e nemmeno studiavano. La famiglia si limitava a garantire loro un buon matrimonio combinato.
Un’alternativa del genere, senza dubbio, coincideva anche con i desideri propri della loro età! “Certamente le relazioni segrete in zone come queste sono quasi impossibili”, pensai, senza però dirglielo!
Dopo circa un’altra ora di cammino a piedi, davanti a noi apparve un’altra villa ben tenuta e appena dipinta di bianco! Notai immediatamente il suo desiderio di bussare di nuovo! Senza dire una parola, il nostro cammino prese la direzione della villa! In realtà, anch’io avevo sete e fino a quel momento non ci era capitato davanti neppure un negozio di paese! Ci guardammo negli occhi e ci capimmo con un sorriso!
– Speriamo che non ci capiti un tipo simile a lei, Dom Jubani!
– Può anche darsi! In queste zone, a quest’ora, in casa rimangono soltanto le ragazze non sposate!
– Però non credo che siano tutte come quella! – gli risposi, mentre ormai eravamo arrivati al cancello della villa!
Premette il pulsante del citofono. Dall’interno si sentì una dolce voce femminile. Ci guardammo negli occhi e sorridemmo.
– Prego? Chi è?
– Siamo viaggiatori e, se non la disturbiamo, vorremmo chiederle un bicchiere d’acqua.
– Ma certo! Eccomi, arrivo subito!
Dalla porta della villa uscì una ragazza bionda e sorridente! Indossava un paio di jeans e una camicia rossa. Tra le mani aveva un vassoio con due bicchieri di succo. Da lontano, il succo sembrava essere all’arancia. Aprì il cancelletto di ferro e porse i bicchieri prima di tutto a Dom Jubani.
– Prego, Padre! Anche se sono sola… potete anche entrare a riposarvi in casa! Sicuramente sarete stanchi per il viaggio.
– Grazie mille, signorina! È molto gentile! – le rispose Dom Jubani.
Poi lei rivolse il vassoio verso di me e, dopo avermi lanciato uno sguardo gentile e rapido, abbassò gli occhi.
– Prego! – disse soltanto questa parola.
– Grazie mille, signorina! È davvero molto gentile! – le dissi, guardandola con simpatia, perché no, anche per le sue linee eleganti e i suoi tratti molto dolci! Non aveva affatto il viso truccato e aveva gli occhi color del cielo.
Dopo aver bevuto il succo d’arancia, ci incamminammo per andare via, ringraziando ancora una volta la gentile signorina. Dom Jubani si affrettò ad andare avanti per primo, forse sicuro che in quel momento potesse nascere qualche flirt che lui non desiderava tra noi! Io, come al solito, accolsi quella richiesta inespressa a parole e gli andai dietro.
– Che uomo cattivo… – disse Dom Jubani a bassa voce, quando ci eravamo allontanati da lei di appena tre metri!
Stupito, non potevo credere alle mie orecchie, ma non potei chiedergli nulla in quel momento, dato che eravamo ancora molto vicini a quella gentile signorina!
Dopodiché camminammo a lungo senza parlare, entrambi immersi nei nostri pensieri. In quel momento ero sicuro che Dom Jubani non avesse portato con sé dell’acqua appositamente! In un viaggio del genere, anche qualcuno che non conoscesse la zona avrebbe pensato di portarsi dietro ciò di cui aveva più bisogno, figuriamoci qualcuno che aveva percorso quella zona e la conosceva!
Gli auguri…
– Ti prego, Dom Jubani, puoi spiegarmi i tuoi diversi atteggiamenti e i tuoi diversi auguri nei confronti delle due ragazze?!
– Non sono affatto diversi! Lo sembrano, se non si approfondisce la questione!
– Non ti capisco! Alla prima ragazza, che era stata completamente maleducata e, perché no, persino trasandata e sporca, hai rivolto i tuoi auguri con piacere! Mentre alla ragazza di poco fa, che meritava i migliori auguri, hai rivolto quasi una maledizione!
– Una maledizione!? Tu pensi che una persona come me possa maledire qualcuno?! Per di più una persona così buona!?
Nei suoi occhi si leggeva davvero lo stupore! Ma, naturalmente, vedendomi con aria di rimprovero, si accorse anche del mio stupore.
– Figlio mio… la vita è molto profonda e, sebbene l’uomo dentro di sé sperimenti meravigliosi poteri divini che non riesce a conoscere fino in fondo, rimane imperfetto e la vita gioca con lui nel modo più incauto! Io, come uomo di Dio sulla terra, per quanto possa esserlo, devo augurare a quell’uomo, a quella persona, il meglio possibile, tenendo conto anche dell’altro che vivrà insieme a lui. Perché no, della famiglia e della comunità nella quale tutti convivono. Il meglio secondo me e secondo la filosofia cristiana! Anch’io sono mortale, come tutti gli altri! – disse, e continuò:
– Mi crederai, figlio mio, se ti dico che un momento di debolezza, completamente umano, ha influito sulla mia scelta di intraprendere la vita ecclesiastica?
– Non so cosa dirti! Certamente devo crederti e sono qui, attento ad ascoltare!
– Ogni volta che venivo a sapere della cattiva sorte di qualcuno… di una malattia incurabile, di un incidente mortale o di cose simili riguardanti persone che conoscevo, venivo preso da una inspiegabile soddisfazione interiore, che si rifletteva in un sorriso nascosto! Questo sentimento mi sembrava molto cinico e mi turbava, ma non riuscivo a spiegarlo e cercavo di nasconderlo il più profondamente possibile dentro di me! Quel sentimento mi sembrava molto cattivo, disumano, ma rimaneva mio, inspiegabile!
– Ho avuto bisogno di molta riflessione per comprendere ciò che mi stava accadendo e che mi portava a vivere il male di qualcun altro in quel modo! Noi siamo esseri nati egoisti! Per diventare anche solo un poco altruisti, sono necessari molto impegno e molto lavoro e, quando ci si riesce, ci si sente davvero bene, perché si riesce almeno a controllare se stessi, pur senza raggiungere la perfezione!
Quel sentimento non era altro che la reazione del mio subconscio, che trasmetteva inconsapevolmente alla mia coscienza la gioia nascosta dovuta al fatto che quella fatalità non riguardava direttamente me!
Senza dubbio, sia nella mia coscienza sia nella parte subconscia di me stesso non mancava la compassione per quella persona sfortunata, ma questa si mescolava con la gioia umana individuale che io stesso provavo, dal momento che non facevo parte di quella disgrazia!
Ho avuto bisogno di tutta questa formazione e di tutta questa esperienza teologica per riuscire, almeno in parte, a superare quel sentimento, che sono sicuro sia innato nell’essere umano stesso! Ringrazio Dio in cielo per avermi aiutato a raggiungere questa capacità di autocontrollo!
Mentre camminavamo, di tanto in tanto, a seconda dell’importanza delle sue parole, lui girava la testa verso di me e mi guardava negli occhi. Io mi rischiarai dentro, ricordando che anch’io avevo provato un sentimento simile, ma non ero mai riuscito a spiegarmelo e lo avevo lasciato cadere nell’oblio, da qualche parte nella profondità della mia memoria!
Naturalmente io non sono un prete e, per di più, non sono Dom Jubani, pensai tra me e me, e gli chiesi:
– Ma perché hai rivolto alle due ragazze auguri così diversi?!
– Perché non le ho guardate con occhi individuali, ma con gli occhi di qualcuno che desidera il meglio per entrambe, però con lungimiranza!
– Se alla prima il destino offrirà una persona simile a lei, certamente il futuro di quella famiglia sarebbe da commiserare…! Mentre una persona buona potrebbe influenzarla e farla riflettere, renderla migliore di quanto non sia! In un caso del genere la probabilità sarebbe elevata. Io gliel’ho augurato con tutto il cuore e ho pregato per lei. Io credo che Dio ci ascolti e ci aiuti, per questo prego! Non prego mai semplicemente per liberare la mia coscienza!
– Quanto alla seconda, che era così dolce e nobile, sono convinto che anche un uomo non particolarmente buono, o uno come la prima ragazza, ma in questo caso un uomo, l’avrebbe resa più mite! Per lei non ho pregato Dio! Credo che Lui l’abbia vista e che lei non avesse bisogno della mia preghiera!
Essendo stato presente in entrambi i casi, pur non avendo compreso fino in fondo tutto ciò che Dom Jubani mi aveva spiegato, mi trovai d’accordo con lui.
Naturalmente compresi più chiaramente l’insieme della questione e me stesso quando tornammo a casa e cominciai a scrivere questa storia. Cercando di osservarla da tutti i punti di vista possibili, arrivai a comprendere ancora meglio Dom Jubani e la sua filosofia, non soltanto quella cristiana.
In effetti, prima di iniziare a scrivere questa storia significativa, qualcuno mi informò che una nostra conoscente era stata ricoverata d’urgenza in ospedale e che i medici avevano dovuto sottoporla a una biopsia! Dopo questa brutta notizia, provai chiaramente quella sensazione di cui mi aveva parlato con tanta attenzione Dom Jubani!
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Laura Papa e Giallo China: un progetto editoriale tra narrativa, arte sequenziale e innovazione culturale
Nel panorama contemporaneo dell’editoria indipendente, Giallo China si configura come un interessante laboratorio culturale e creativo, fondato sulla contaminazione tra letteratura di genere, arte sequenziale e ricerca visiva. Al centro del progetto, la competenza e la visione di Laura Papa, professionista della comunicazione, giornalista, autrice e curatrice editoriale.
Esistono percorsi professionali nei quali formazione, esperienza e inclinazione creativa convergono fino a generare progettualità capaci di oltrepassare i confini convenzionali dei singoli linguaggi espressivi. La vicenda umana e professionale di Laura Papa sembra inscriversi pienamente all’interno di questa prospettiva.
Redazione- Nel panorama contemporaneo dell’editoria indipendente, Giallo China si configura come un interessante laboratorio culturale e creativo, fondato sulla contaminazione tra letteratura di genere, arte sequenziale e ricerca visiva. Al centro del progetto, la competenza e la visione di Laura Papa, professionista della comunicazione, giornalista, autrice e curatrice editoriale.
Esistono percorsi professionali nei quali formazione, esperienza e inclinazione creativa convergono fino a generare progettualità capaci di oltrepassare i confini convenzionali dei singoli linguaggi espressivi. La vicenda umana e professionale di Laura Papa sembra inscriversi pienamente all’interno di questa prospettiva.
Nata a Locri e formatasi a Bologna, Laura Papa ha costruito il proprio percorso culturale e professionale attraverso un solido itinerario accademico. Allieva di Umberto Eco, consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, approfondendo successivamente le proprie competenze mediante percorsi di specializzazione in Comunicazione d’Impresa e Comunicazione per lo Spettacolo.
La scrittura rappresenta, tuttavia, la matrice originaria della sua identità creativa. Laura Papa si avvicina al mondo della parola scritta sin dall’età di nove anni, sviluppando progressivamente una sensibilità letteraria che avrebbe trovato, nel corso del tempo, molteplici forme di espressione professionale. Vincitrice di concorsi letterari, redattrice per diverse testate giornalistiche e protagonista di esperienze nel settore televisivo e radiofonico, ha inoltre maturato competenze nell’ambito degli uffici stampa, della comunicazione e dell’organizzazione di eventi.
Nel 2019, insieme al compagno e socio Alessandro Greco, dà vita al progetto editoriale Giallo China, realtà della quale è co-proprietaria, responsabile della comunicazione e curatrice della collana Best Seller, oltre che di ulteriori progetti editoriali in fase di sviluppo.
“LA NOSTRA? UNA PROGETTUALITÀ EDITORIALE BASATA SULLA CONTAMINAZIONE DEI LINGUAGGI”, Laura Papa
Giallo China nasce dall’intuizione di Alessandro Greco e trova una concreta strutturazione nell’incontro tra due sensibilità complementari, capaci di coniugare dimensione progettuale, competenza editoriale e ricerca creativa.
L’elemento caratterizzante dell’iniziativa risiede nella volontà di porre in relazione due universi espressivi che, pur possedendo specificità autonome, condividono una comune vocazione narrativa: la letteratura gialla e il fumetto.
La prima collana sviluppata, significativamente denominata Best Seller, si fonda sul processo di trasposizione di opere narrative di successo in graphic novel d’autore. Non si tratta, pertanto, di una mera operazione di trasferimento da un codice linguistico a un altro, bensì di un processo di reinterpretazione nel quale la parola letteraria viene tradotta in una nuova grammatica visiva.
Grazie anche alla collaborazione con l’editore Pendragon, i volumi hanno trovato una significativa diffusione attraverso i tradizionali canali librari e le piattaforme di distribuzione online.
“LE OPERE DELLA COLLANA BEST SELLER CI DANNO GIOIA”, Laura Papa
Tra le pubblicazioni che maggiormente hanno contribuito a delineare l’identità editoriale di Giallo China figura “Miserere”, opera di Vito Bruschini trasposta in forma grafica attraverso il lavoro di Vincenzo Giordano.
Il volume ha ottenuto un importante riconoscimento al Premio Garfagnana in Giallo, nella sezione dedicata ai comics, ricevendo nel 2021 il premio come migliore opera editoriale a fumetti. La narrazione si sviluppa attraverso le complesse vicende di un agente segreto, identificato dal nome in codice Miserere, chiamato a confrontarsi con una missione dalle profonde implicazioni storiche e politiche.
A questo si affianca “Chi non muore”, tratto dall’opera di Gianluca Morozzi e illustrato da Gaspare Orrico. Il testo si distingue per la capacità di intrecciare la dimensione investigativa con riferimenti alla musica, alla città di Bologna e all’immaginario cinematografico contemporaneo.
Un’ulteriore significativa espressione del progetto editoriale è costituita da “L’inganno della memoria”, opera di Gianluca Arrighi, sceneggiata da Alessandro Greco e illustrata da Marco Serravalle e Roberta Ferrigno, con i colori di Giuseppe Illiano e il lettering affidato a Daniele Tomasi.
Quest’ultima pubblicazione rappresenta in modo emblematico la natura corale della produzione di Giallo China, nella quale differenti competenze professionali concorrono alla costruzione di un’opera unitaria.
UNA COMUNITÀ CREATIVA DI ARTISTI E AUTORI
La dimensione collettiva costituisce uno degli elementi più rilevanti dell’intero progetto. Giallo China si presenta, infatti, come uno spazio di collaborazione nel quale convergono illustratori, disegnatori, sceneggiatori e professionisti provenienti da differenti contesti culturali e territoriali.
Accanto a Vincenzo Giordano, Gaspare Orrico e Marco Serravalle, il progetto coinvolge giovani talenti come Roberta Ferrigno, oltre a professionisti quali Simona Carrozza, Marina Mundo, Giuseppe Illiano e Gianfranco Vitti.
Una particolare rilevanza assume anche il contributo di artisti quali Giuseppe Candita, Emanuele Gizzi, Luca Raimondo, Vincenzo Filosa, Elisabetta Barletta e Andrea Dentuto, impegnati nella realizzazione di illustrazioni e portfoli e nel sostegno alle nuove generazioni del disegno.
Sul versante della scrittura e della sceneggiatura, il progetto può contare sul contributo di Giulia Biondino, figura centrale nella costruzione di numerosi contenuti narrativi, nonché sulla collaborazione con autori come Francesco Matteuzzi, Elisabetta Barberio, Davide La Rosa e Diana Marciano.
Si configura, dunque, una vera e propria comunità creativa, nella quale la pluralità delle competenze non genera dispersione, bensì una significativa convergenza progettuale.
GIALLO CHINA MAGAZINE E LA DIVULGAZIONE DELLA CULTURA CRIME
Un ulteriore sviluppo della progettualità editoriale è rappresentato dal Giallo China Magazine, pubblicazione interamente dedicata alla cultura del mistero e alle molteplici declinazioni del genere crime.
Il numero speciale n. 0 ha rappresentato un’importante fase inaugurale del progetto, proponendo al pubblico tre fumetti inediti, approfondimenti tematici, interviste e rubriche dedicate anche ai cold case, ovvero a quei casi di cronaca rimasti irrisolti o privi di una definitiva soluzione.
La copertina è stata affidata all’artista Luca Raimondo, mentre Giulia Biondino ha svolto un ruolo significativo nella direzione artistica della sceneggiatura e nella costruzione dei testi.
Tra le proposte narrative trova spazio una rilettura di Edgar Allan Poe, universalmente riconosciuto come uno dei principali precursori della moderna letteratura investigativa, attraverso un adattamento de “I delitti della Rue Morgue”.
Il magazine ospita inoltre “Veronica”, racconto inedito, e “Sonata per violino”, trasposizione dell’omonima opera di Lorenzo Sartori.
Laura Papa cura personalmente la linea editoriale e le rubriche dedicate ai cold case, confermando una particolare attenzione nei confronti della dimensione documentaria e divulgativa del progetto.
LA CURA DEL DETTAGLIO COME PRINCIPIO EDITORIALE
Uno degli aspetti distintivi di Giallo China è rappresentato dalla concezione artigianale della produzione editoriale.
In un contesto culturale caratterizzato da processi produttivi sempre più accelerati e standardizzati, il progetto rivendica la centralità della cura, della precisione e dell’attenzione al dettaglio.
La qualità del disegno, il lettering, la selezione dei materiali, l’impaginazione e la scelta cromatica non vengono considerati elementi accessori, bensì componenti costitutive dell’identità dell’opera.
In questa prospettiva, la filosofia editoriale di Laura Papa appare orientata verso un’idea di pubblicazione come prodotto culturale complesso, nel quale ogni elemento concorre alla costruzione di un’esperienza estetica e narrativa coerente.
IL GIALLO COME TERRITORIO NARRATIVO PLURALE
La peculiarità di Giallo China risiede anche nell’ampiezza del proprio orizzonte tematico.
Il progetto esplora, infatti, le numerose declinazioni della narrativa di mistero: dalla spy story al noir, dal giallo classico al giallo storico, dall’horror alle contaminazioni erotiche, fino alle suggestioni del giallo fantascientifico.
Il mistero viene così assunto non semplicemente come categoria letteraria, ma come principio narrativo capace di attraversare differenti linguaggi e modalità espressive.
PROSPETTIVE E TRAIETTORIE FUTURE
Il futuro di Giallo China si presenta articolato e ricco di nuove prospettive. Sono in fase di lavorazione ulteriori numeri del Giallo China Magazine, il quarto volume della collana Best Seller e i primi titoli dedicati alla collana Noir Italiani.
Parallelamente, il progetto sta sviluppando nuove linee editoriali dedicate al giallo storico, al giallo erotico e alle contaminazioni tra mistero e fantascienza.
Questa capacità di ampliare progressivamente il proprio raggio d’azione senza rinunciare alla specificità della propria identità rappresenta uno degli elementi più interessanti della realtà fondata da Laura Papa e Alessandro Greco.
UNA VISIONE CULTURALE CHE UNISCE PAROLA E IMMAGINE
Giallo China dimostra come il fumetto possa costituire uno strumento narrativo e comunicativo di notevole complessità, capace di dialogare con la letteratura, la storia, la cronaca e l’immaginario contemporaneo.
Le parole e le immagini non si limitano a convivere, ma partecipano a un processo di reciproca valorizzazione, generando una forma espressiva autonoma e stratificata.
In questo scenario, Laura Papa si distingue per la capacità di coniugare competenze comunicative, sensibilità letteraria e visione editoriale. Il suo percorso testimonia come la cultura possa nascere dall’incontro tra saperi differenti e come un progetto indipendente, se sostenuto da competenza e coerenza, possa trasformarsi in un significativo spazio di produzione culturale.
Giallo China non rappresenta soltanto un progetto editoriale, ma un laboratorio narrativo nel quale il mistero assume la forma della ricerca, della sperimentazione e della creatività condivisa.
Un universo in continua evoluzione, nel quale ogni storia custodisce un enigma e ogni immagine diventa una possibile chiave di lettura.
Perché il mistero, prima ancora di essere risolto, chiede di essere osservato, interpretato e raccontato.
Ed è proprio nello spazio che separa ciò che appare da ciò che rimane nascosto che continua a svilupparsi il percorso culturale e creativo di Giallo China.
LAURA PAPA: GIALLO CHINA E L’ARTE COLLETTIVA DI TRASFORMARE IL GIALLO IN GRAPHIC NOVEL
Un libro non è mai soltanto il risultato di una singola idea. Dietro ogni opera editoriale esiste un percorso fatto di competenze, professionalità, confronto e lavoro condiviso. Nel caso di Giallo China, questo processo assume una dimensione ancora più articolata: trasformare un romanzo giallo in una graphic novel significa infatti mettere in relazione linguaggi differenti e affidarsi a una squadra capace di tradurre la parola in immagine. Ne parliamo con Laura Papa, co-fondatrice e figura centrale del progetto editoriale nato nel 2019 insieme ad Alessandro Greco.
Laura, Giallo China rappresenta una realtà editoriale con caratteristiche particolarmente originali. Qual è, a Suo avviso, l’elemento che rende questo progetto unico nel panorama italiano?
Credo che la nostra peculiarità risieda soprattutto nella capacità di unire due universi narrativi estremamente affascinanti: il giallo e il fumetto. Abbiamo immaginato un percorso editoriale nel quale opere appartenenti al mondo della narrativa di mistero potessero trovare una nuova vita attraverso il linguaggio della graphic novel. Dal 2019 abbiamo iniziato a dare concretezza ai nostri sogni. È stato un cammino costruito gradualmente, attraverso idee, progettazione, incontri e collaborazioni. Nel 2021, in un periodo storico estremamente complesso, segnato dalla pandemia, è stato pubblicato il nostro primo volume. Nonostante le difficoltà legate al periodo del COVID, abbiamo scelto di proseguire e di credere nel progetto. Oggi possiamo affermare di aver costruito un prodotto con caratteristiche estremamente particolari nel panorama nazionale, proprio perché il nostro lavoro mette in relazione la narrativa gialla e l’arte del fumetto attraverso un processo editoriale strutturato e complesso.
Il processo che conduce dalla pubblicazione di un romanzo alla realizzazione di una graphic novel è sicuramente più articolato di quanto molti possano immaginare. Come si sviluppa concretamente questo percorso?
È importante spiegare questo aspetto con grande chiarezza, perché talvolta, comprensibilmente, un autore può concentrarsi soprattutto sull’entusiasmo derivante dalla pubblicazione della propria opera senza conoscere nel dettaglio tutte le fasi evolutive che caratterizzano il percorso editoriale.
Quando parliamo di una trasposizione in graphic novel, non ci riferiamo semplicemente a un testo che viene accompagnato da alcune immagini. Si tratta di un processo di trasformazione molto più complesso. Il punto di partenza è naturalmente l’opera originale, ma successivamente intervengono diverse figure professionali. La storia deve essere studiata, analizzata e adattata al linguaggio della narrazione per immagini. La sceneggiatura diventa uno strumento fondamentale perché costituisce la struttura attraverso la quale disegnatori e illustratori possono costruire visivamente il racconto. L’autore può fornire il proprio contributo alla fase di sceneggiatura o, a seconda del progetto, lavorare in collaborazione con chi si occupa dell’adattamento. Successivamente, la nostra redazione entra nel vivo del processo produttivo, coordinando le diverse fasi e fornendo agli artisti tutte le indicazioni necessarie per procedere nella realizzazione dell’opera. Ogni passaggio deve rispettare una precisa coerenza narrativa ed editoriale. Non si tratta, dunque, di affidare un testo a un disegnatore e attendere semplicemente il risultato finale. Esiste un percorso di confronto, supervisione, verifica e coordinamento che coinvolge più professionalità.
Qual è, in questo processo, il ruolo dell’editore?
L’editore ha un ruolo assolutamente fondamentale e vorrei sottolinearlo senza possibilità di fraintendimento. Un progetto editoriale non può essere considerato soltanto il risultato dell’incontro tra un autore e una pubblicazione. L’editore svolge una funzione di indirizzo e di coordinamento. È colui che, insieme alla propria struttura editoriale, contribuisce a trasformare un’idea o un manoscritto in un prodotto culturale destinato al pubblico. Nel nostro caso, il suo ruolo è ancora più articolato perché occorre mettere in relazione diverse professionalità. Bisogna coordinare il lavoro dell’autore, degli sceneggiatori, dei disegnatori, dei coloristi, di chi si occupa del lettering, dell’impaginazione, della grafica e della revisione editoriale. L’editore deve avere una visione complessiva dell’opera. Deve comprendere dove si vuole arrivare e, allo stesso tempo, garantire che ogni singola fase del percorso mantenga una coerenza con il progetto iniziale. Le indicazioni editoriali non rappresentano un limite alla creatività, come talvolta si potrebbe erroneamente pensare, ma costituiscono una guida necessaria affinché il risultato finale possa raggiungere gli standard qualitativi desiderati.
Quindi l’autore, una volta consegnato il proprio lavoro, continua a essere parte del percorso?
Assolutamente sì, e credo che questo sia un punto importante. L’autore rimane il creatore dell’universo narrativo dal quale tutto ha origine. Tuttavia, quando si affronta una trasformazione da un linguaggio letterario a quello della graphic novel, è inevitabile che entrino in gioco nuove competenze. L’autore fornisce la storia, la propria visione e, in alcuni casi, partecipa direttamente alla sceneggiatura. Ma la realizzazione concreta dell’opera richiede l’intervento di una squadra. Un romanzo utilizza le parole per creare immagini nella mente del lettore. Una graphic novel, invece, deve rendere visibile ciò che nel romanzo è affidato all’immaginazione. Questa trasformazione necessita di una progettazione accurata. Per questo è fondamentale il dialogo tra l’autore, la redazione e tutte le figure coinvolte. L’obiettivo deve essere quello di preservare l’identità dell’opera originaria, trovando al tempo stesso il linguaggio più efficace per raccontarla attraverso immagini e sequenze narrative.
Ritiene che gli autori conoscano sempre tutte le fasi che precedono e seguono la pubblicazione di un libro?
Non necessariamente. E non credo che questo debba essere interpretato come una mancanza. Spesso un autore è naturalmente concentrato sulla propria opera e sul desiderio di vederla pubblicata. L’entusiasmo è una componente bellissima del mondo editoriale, ma deve essere accompagnato dalla consapevolezza. Non sempre chi scrive conosce tutti i passaggi che portano un manoscritto a diventare un libro o, nel nostro caso, una graphic novel. Esistono fasi di valutazione, progettazione, revisione, adattamento, coordinamento redazionale e realizzazione tecnica. Ognuna di queste richiede competenze specifiche. A volte gli autori possono essere presi dal comprensibile entusiasmo della pubblicazione e non conoscere pienamente tutte le fasi evolutive che un’opera attraversa. È proprio in questi momenti che il ruolo dell’editore e della redazione diventa ancora più importante: accompagnare, spiegare, coordinare e rendere l’autore partecipe del percorso.
Quanto è importante il lavoro di squadra in una realtà editoriale come la vostra?
È fondamentale. Mi spingerei a dire che rappresenta una delle condizioni essenziali per la riuscita di un progetto come Giallo China. Dietro una graphic novel esiste una pluralità di competenze. L’autore, lo sceneggiatore, l’editor, il disegnatore, il colorista, il letterista e la redazione contribuiscono, ciascuno secondo la propria professionalità, alla costruzione dell’opera. Nessuna di queste figure può essere considerata marginale.
Il lavoro di squadra non significa semplicemente dividere i compiti, ma condividere una visione. Significa confrontarsi, rispettare le competenze reciproche e comprendere che il risultato finale è la sintesi di molte professionalità.
Per noi questo è un valore fondamentale. Dal 2019 abbiamo costruito progressivamente una rete di collaboratori e artisti che hanno creduto nella nostra idea. Ed è anche grazie a questa condivisione che siamo riusciti a trasformare un sogno in una realtà concreta.
Nel panorama editoriale contemporaneo, quanto è importante accompagnare uno scrittore anche dopo la pubblicazione?
È un aspetto molto importante. La pubblicazione di un libro non dovrebbe necessariamente rappresentare il punto conclusivo del rapporto tra autore ed editore. Al contrario, dovrebbe costituire l’inizio di una nuova fase. Naturalmente, le realtà editoriali sono diverse tra loro e ogni casa editrice ha la propria organizzazione e le proprie modalità operative. Tuttavia, può accadere che, soprattutto nelle strutture editoriali più grandi, l’autore non riesca a essere seguito personalmente dopo la pubblicazione con la stessa continuità che potrebbe trovare in una realtà più vicina e strutturata su rapporti diretti. Per noi, invece, il rapporto umano e professionale è particolarmente importante. Crediamo nel dialogo, nel confronto e nella necessità di accompagnare un autore anche nelle successive fasi del percorso. Un libro deve essere presentato, raccontato e portato all’attenzione del pubblico. Per questo anche la partecipazione agli eventi e ai festival letterari può rappresentare un’importante occasione di incontro tra autori, editori e lettori.
A proposito di eventi, Giallo China potrebbe rappresentare una realtà interessante nei Festival dedicati al libro giallo?
Assolutamente sì. Il nostro progetto editoriale nasce proprio dall’amore per la letteratura gialla e dalla volontà di proporre un linguaggio narrativo differente. Essere invitati come “progetto editoriale innovativo” e poter partecipare ai Festival dedicati al giallo oltre un’importante occasione di confronto è fondamentale per farci conoscere agli scrittori di gialli che eventualmente potrebbero collaborare con noi. Sarebbe un’occasione, non soltanto per presentare i nostri volumi, ma anche per raccontare ciò che esiste dietro la loro realizzazione.
Spesso il pubblico vede il prodotto finale senza conoscere l’intero percorso che lo ha generato. Raccontare il lavoro che trasforma un romanzo in una graphic novel significa offrire uno sguardo sul mondo editoriale e sulle numerose professionalità che vi operano. Partecipare ai Festival è molto importante per Giallo China come progetto editoriale anche per dare voce a questa dimensione: quella del lavoro condiviso, della progettazione e della contaminazione tra linguaggi differenti. Inoltre, nessuno meglio dei fondatori conosce le dinamiche di lavorazione e progettazione. La comunicazione viene particolarmente curata da una figura professionale specifica che non vuole in alcun modo che si rappresenti il mondo Giallo China in modo errato o diverso da quello che è. Ecco perché ogni fase, dalla produzione alla comunicazione, viene seguita con cura. Invitare la casa editrice significa perciò, in questo caso, esporre un progetto ad ampio respiro culturale e non solo un libro.
Qual è il messaggio che desidera rivolgere agli autori che si avvicinano al mondo dell’editoria con il sogno di vedere pubblicata la propria opera?
Direi loro di non perdere mai l’entusiasmo, perché è proprio dall’entusiasmo che spesso nascono i progetti più belli. Allo stesso tempo, suggerirei di affrontare il mondo editoriale con consapevolezza e disponibilità al confronto. Un’opera, nel momento in cui entra in un percorso editoriale, incontra nuove competenze e nuovi punti di vista. Questo non significa perdere la propria identità, ma permettere alla propria idea di crescere. È importante comprendere che ogni professionista coinvolto ha un compito preciso. L’editor non è un ostacolo, il disegnatore non è un semplice esecutore e la redazione non svolge una funzione puramente burocratica. Tutte queste figure contribuiscono alla realizzazione di un progetto più ampio. Credo che il vero successo nasca quando l’autore riesce a fidarsi delle competenze che lo affiancano e quando l’intera squadra lavora nella medesima direzione.
Guardando al percorso iniziato nel 2019 e al primo volume pubblicato nel 2021, quale considerazione sente di fare oggi?
Quando abbiamo iniziato, avevamo soprattutto un sogno e una grande convinzione. Volevamo creare qualcosa che avesse una sua identità precisa e che potesse offrire al pubblico un’esperienza narrativa differente. Il 2021, con tutte le difficoltà del periodo pandemico, ha rappresentato per noi una tappa importante. Pubblicare il primo volume in quel momento non è stato soltanto un passaggio editoriale, ma anche la dimostrazione che vale la pena continuare a credere nelle proprie idee.
Oggi guardiamo a quel percorso con consapevolezza e gratitudine verso tutte le persone che hanno collaborato con noi.
Giallo China è nato da un sogno condiviso e continua a crescere grazie a un lavoro collettivo. La nostra forza è proprio questa: mettere insieme professionalità diverse e permettere a ciascuno di contribuire con la propria competenza.
Perché una storia, per diventare davvero un’opera capace di raggiungere il pubblico, ha bisogno certamente di qualcuno che la immagini. Ma, per prendere forma, ha bisogno anche di molte mani, molte idee e di una squadra capace di credere, insieme, nella stessa visione.
Ci sono sogni che nascono nella solitudine di un’intuizione e sogni che, per diventare realtà, hanno bisogno di incontrare altre anime, altre mani, altri sguardi.
Giallo China è questo: un luogo dell’immaginazione nel quale la parola incontra il segno, il mistero dialoga con l’immagine e la creatività individuale diventa un’opera collettiva.
Dietro ogni tavola disegnata, dietro ogni sceneggiatura, dietro ogni colore e ogni parola impressa sulla pagina, vive un percorso fatto di professionalità, confronto, studio e condivisione. Perché nessuna grande opera nasce davvero dall’isolamento: anche quando l’idea appartiene a una sola mente, per trasformarsi in realtà ha bisogno della fiducia e della competenza di molti.
Dal 2019, Laura Papa e Alessandro Greco hanno scelto di credere in un’intuizione, dando vita a un progetto che, passo dopo passo, ha trasformato il sogno in materia. E persino quando il mondo sembrava fermarsi, nel difficile periodo della pandemia, quel sogno ha continuato il proprio cammino fino alla pubblicazione del primo volume nel 2021.
Forse è proprio questa la più autentica lezione che Giallo China consegna al mondo dell’editoria: un progetto non cresce soltanto grazie al talento di chi lo immagina, ma grazie alla capacità di riconoscere il valore delle persone che contribuiscono a realizzarlo.
Un autore crea una storia. Uno sceneggiatore ne individua il ritmo. Un disegnatore le dona un volto. Un colorista ne accende le atmosfere. Un editor ne custodisce la coerenza. Un editore coordina il percorso e gli offre una direzione. E, come in una grande orchestra, ogni strumento conserva la propria voce, ma è soltanto nell’armonia dell’insieme che nasce la musica.
Giallo China ci ricorda, dunque, che nessun sogno è troppo grande quando si ha il coraggio di condividerlo e nessuna idea è veramente completa finché non incontra qualcuno disposto a credere nella sua possibilità.
Il mistero che questo progetto racconta non vive soltanto nelle pagine dei suoi libri. Vive anche nel miracolo silenzioso della collaborazione: persone diverse che, partendo da una stessa visione, riescono a trasformare un’intuizione in una storia da vedere, leggere e ricordare.
E forse è proprio questo il mistero più bello: scoprire che, quando la passione incontra la competenza e il talento sceglie di camminare insieme agli altri, anche un semplice sogno può trasformarsi in un universo.
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Chi è Luigi Zeno, il diciannovenne d’oro che interpreta Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix e che ha già stregato i vertici di Rai 1
Il domani del cinema italiano ha un nuovo, magnetico volto! 🎬✨ Si chiama Luigi Zeno, ha 19 anni ed è l’attore prodigio che dal 22 settembre interpreterà il misterioso Leonardo in “Minerva – La Scuola”, l’attesissima serie Netflix ambientata in un liceo militare. Definito il Miglior Giovane Attore Italiano, Luigi ha già stregato i registi e si prepara a conquistare anche Rai 1 con due nuove serie consecutive tra cui “Nemo”. Uno talento puro fatto di sguardi e silenzi intensi che vi lascerà senza fiato: scoprite tutta la sua storia nell’articolo! 👇❤️🍿
Napoli – Ci sono attori che trascorrono una vita intera alla ricerca dell’inquadratura perfetta, inseguendo battute monumentali per provare a lasciare un segno nel cuore del pubblico. E poi ci sono i predestinati. Quei rari interpreti capaci di bucare lo schermo al primo ciak, portando davanti alla macchina da presa la verità nuda, cruda e magnetica della propria anima. Luigi Zeno appartiene senza ombra di dubbio a questa seconda, sfolgorante categoria. A soli diciannove anni, questo ragazzo dagli occhi carichi di sfumature e mistero si appresta a compiere il grande salto verso la consacrazione internazionale. Dal prossimo 22 settembre 2026, i riflettori di tutto il mondo si accenderanno su di lui per il debutto ufficiale dell’attesissima serie Netflix “Minerva – La Scuola”, dove interpreta il ruolo chiave del tormentato Leonardo.
Diretta dal visionario regista Ivan Silvestrini — già firma cult di successi generazionali — e prodotta dal colosso Picomedia, la serie è interamente ambientata all’interno delle mura claustrofobiche e rigorose di un liceo militare. Un microcosmo d’acciaio che fa da sfondo alle vicende di una generazione di ragazzi alle prese con una disciplina ferrea, conflitti d’identità, amicizie fraterne, amori improvvisi e responsabilità che cambieranno per sempre il loro cammino. In questo scenario di costante tensione, il personaggio di Leonardo emerge come uno dei più complessi, stratificati e affascinanti dell’intero cast. Un ruolo viscerale affrontato senza filtri protettivi, che promette di incollare alla sedia milioni di spettatori fin dal primo episodio.
La forza dei silenzi: il retroscena di Luigi Zeno sul set di Ivan Silvestrini
Per dare vita a Leonardo, il diciannovenne napoletano ha scelto di compiere un lavoro di profonda sottrazione psicologica, scavando nelle pieghe del non detto per far emergere le fragilità nascoste sotto la divisa. «Leonardo è un personaggio che ho cercato di vivere senza giudicarlo», confessa Luigi Zeno con una maturità artistica che stupisce i registi che lavorano con lui. «Mi interessava soprattutto quello che non dice, perché a volte uno sguardo o un silenzio possono raccontare molto più delle parole». Questa straordinaria capacità di comunicare attraverso la mimica facciale e l’intensità degli occhi è diventata la cifra stilistica di un attore artigiano, che rifiuta le scorciatoie mediatiche per concentrarsi sulla credibilità del gesto.
I frutti di questa dedizione totale non hanno tardato ad arrivare. Già premiato nei festival cinematografici più prestigiosi della penisola e indicato unanimemente dalla stampa specializzata come il Miglior Giovane Attore Italiano della sua generazione, Luigi Zeno sta vivendo una stagione professionale irripetibile. L’arrivo su Netflix il 22 settembre 2026 è solo la punta di un iceberg ben più profondo, che dimostra come l’industria audiovisiva del nostro Paese abbia deciso di investire sul suo talento puro come punto di riferimento per il futuro della fiction tricolore.
Da Netflix a Rai 1: la scalata inarrestabile del ragazzo d’oro della fiction
Il particolare che racconta meglio la straordinaria ascesa di Zeno è il fatto che per lui non ci sarà alcun momento di sosta. Mentre il pubblico si prepara a innamorarsi di Leonardo su Netflix, Luigi è attualmente blindatissimo sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?”, la nuovissima e attesissima produzione televisiva destinata a diventare la punta di diamante del palinsesto di Rai 1. Ma la fame d’arte di questo giovane interprete non si esaurisce qui: non appena verrà battuto l’ultimo ciak di “Nemo”, per lui si apriranno immediatamente le porte di un altro importantissimo set a Roma, per un secondo, misterioso progetto consecutivo targato sempre Rai 1.
Passare in pochi mesi dal colosso mondiale dello streaming a due imponenti produzioni della prima rete di Stato è il segno inequivocabile di un percorso concreto, continuativo e costruito sulla roccia dello studio e della disciplina. Finita la lunga gavetta a teatro, Luigi Zeno è pronto a prendersi il presente. Dal 22 settembre l’attenzione sarà tutta focalizzata su “Minerva – La Scuola” e sul mistero di Leonardo. Sintonizzatevi su Netflix e preparatevi a lasciarvi travolgere dal suo sguardo: il domani del cinema italiano ha un nome preciso, ed è già qui per restare.
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L’equazione perfetta tra fisica e sentimento, la svolta di Francesca Incarnato: con “Interazioni di Universi” la poesia diventa la nuova cura della mente
Quando le leggi della scienza incontrano i segreti del cuore, la poesia diventa una vera e propria cura per l’anima. 🌌🧬 È in libreria “Interazioni di Universi”, lo straordinario libro di Francesca Incarnato, docente di Scienze Naturali. Un viaggio in versi intenso e profondo, selezionato per il Salone del Libro di Torino 2026, che unisce lo studio dell’universo al dolore, alla rinascita e alla speranza quotidiana, guidato dal ritmo ancestrale del mare. Un’opera magnifica che vi aiuterà a guardare la realtà con gli occhi del possibile. Scoprite l’intervista e la recensione completa nell’articolo! 👇❤️📖
Perugia – Ci hanno abituati per secoli a credere che il mondo della formula scientifica, del rigore matematico e delle leggi biologiche fosse un universo glaciale, diametralmente opposto al perimetro fumoso, intimo e iper-emotivo della parola poetica. Ma la vera conoscenza, quella capace di squarciare il velo dell’ovvietà, nasce proprio nel punto esatto in cui queste due rette parallele tornano felicemente a collidere. Francesca Incarnato incarna alla perfezione questo fecondo e rivoluzionario dialogo interdisciplinare. Originaria di Belvedere Marittimo (Cosenza) ma perugina d’adozione, la stimata docente di Scienze Naturali ha dato alla luce “Interazioni di Universi: Emozioni, Sentimenti, Realtà e Scienza”. La straordinaria silloge, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore e disponibile anche in versione e-book, si appresta a viaggiare lontano, forte dell’esposizione ufficiale già programmata all’interno del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026.
L’opera erompe nella scena culturale come un viaggio catartico nato per abbattere una volta per tutte la storica dicotomia tra cultura scientifica e umanistica, invitando il lettore a guardare la materia quotidiana con gli occhi del possibile. Implicito nel titolo vi è un manifesto filosofico profondo: ogni singola vita umana, esattamente come ogni corpo celeste che abita il vuoto siderale, è un sistema complesso in perenne divenire. «Ogni persona è la sovrapposizione tra aree di controllo e zone non completamente controllabili su cui mettere in gioco la propria libertà», spiega l’autrice con una lucidità disarmante, svelando come la nostra coscienza sia un algoritmo instabile guidato da variabili che superano la capacità di calcolo del singolo individuo.
La scienza come specchio dell’anima: la lezione etica di una docente di biologia
Mossa da un’esperienza pedagogica d’avanguardia orientata alla fusione dei saperi, Francesca Incarnato rifiuta la freddezza dello scientismo e l’astrattismo della lirica pura, mostrando come la ragione e il cuore siano in realtà volti complementari di un’unica, disperata ricerca di senso. La poesia, per la scienziata-poetessa, non è una bacchetta magica che altera i fatti reali, ma uno strumento clinico e terapeutico di analisi totalizzante. «Permette di analizzare i fatti sotto tanti punti di vista», precisa l’autrice, «ricreando la realtà osservata, vissuta ed analizzata per permettere di viverla e riviverla “a distanza”, rielaborandola in qualcosa di bello per oltrepassarla, in modo da potersi riaprire alla vita». Una risorsa terapeutica immensa, concepita per alleggerire il peso delle sofferenze attraverso la forza della solidarietà umana.
Questo approccio rivoluzionario trova il pieno e convinto plauso del maestro Giuseppe Aletti — poeta, editore e figura di spicco della formazione letteraria italiana — che nella sua Prefazione blinda il valore etico del volume: «L’universo osservato con gli occhi della scienza diventa specchio dell’universo interiore. Ogni fenomeno naturale, ogni corpo celeste, ogni forma vivente sembra rimandare a una domanda più profonda sul senso dell’esistere». I versi affrontano così, con un cesello chirurgico e delicato, i temi più duri e inconfessabili del nostro presente: il limite biologico, la solitudine delle periferie dell’anima, il dramma del dolore acuto e lo spettro della malattia, per poi spalancare improvvisi e sfolgoranti spiragli di luce dedicati alla rinascita e alla speranza.
Il ritmo delle maree e la categoria del possibile: come immaginare l’invisibile
Sullo sfondo di questo affresco astrofisico e interiore, la natura agisce come un costante, potentissimo linguaggio simbolico. A governare l’intera poetica della scrittrice calabrese è il legame ancestrale e primordiale con il mare: un elemento fluido fatto di maree cicliche, tempeste improvvise, albe e tramonti che incarna alla perfezione il ritmo mutabile e instabile della vita. La silloge si configura come un invito a superare gli schemi mentali e ad attraversare le differenti soglie della coscienza. Introdurre la categoria del possibile significa, per la professoressa Incarnato, accettare che la realtà circostante non sia un dogma immobile, ma una struttura dinamica capace di trasformarsi in altro, assumendo caratteristiche inedite giorno dopo giorno.
“Interazioni di Universi” non ha l’ambizione di offrire verità preconfezionate o risposte assolute, ma vuole aprire preziosi spazi di ascolto, empatia e trasformazione personale per chiunque si senta smarrito nel torpore del materialismo contemporaneo. «In questo viaggio negli universi serve avere occhi aperti alla possibilità di cambiamento», conclude con spavaldo ottimismo Francesca Incarnato, lasciando un promemoria essenziale che risuonerà a lungo dopo aver chiuso il libro. «Cercando di immaginare quello che non si vede da quello che si conosce, lasciando agire la libertà creativa oltre a ragione, fede e cuore». Spegnete gli schermi digitali degli smartphone, abbandonate per una notte le certezze della logica e lasciatevi cullare da questi versi: scoprirete che anche dietro la formula più fredda pulsa un brivido di vita che aspetta solo di essere liberato.
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