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Politica

Sicurezza Europea e sostegno all’Ucraina, l’On. Cesa (NATO) elogia Crosetto: “La collaborazione con Fedorov è una scelta lungimirante per l’Italia”

L’Italia è sempre più leader nella NATO! L’Onorevole Cesa applaude il super lavoro del Ministro Crosetto per la sicurezza in Europa e il patto con l’Ucraina 🇮🇹 🛡️ In un momento storico in cui la guerra bussa alle porte del nostro continente, l’Italia non sta a guardare ma si conferma un pilastro assoluto per la tenuta dell’Occidente e per la difesa delle libertà! Nelle scorse ore, l’Onorevole Lorenzo Cesa (autorevole Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea della NATO) ha rilasciato una dichiarazione di fortissimo plauso nei confronti del Ministro della Difesa Guido Crosetto. Al centro dei complimenti c’è l’importantissima alleanza strategica e tecnica appena siglata con l’ucraino Mykhailo Fedorov. “Esprimo il mio più vivo apprezzamento per il Ministro Crosetto”, ha dichiarato Cesa. “Questa collaborazione concreta e serissima dimostra la centralità assoluta dell’Italia nel quadro della sicurezza europea. Crosetto dimostra ogni giorno, con i fatti, la sua immensa capacità di costruire ponti e di rafforzare le nostre alleanze internazionali per difendere la stabilità e i valori democratici contro ogni aggressione!”. La nota dell’esponente NATO si chiude poi con una frase piena di patriottismo: “Questo è un lavoro di squadra eccezionale che fa onore a Crosetto, a tutto il Governo e all’Italia intera!”. Leggi tutti i dettagli di questa mossa geopolitica nel nostro articolo completo! 👇 🤝 E voi vi sentite più al sicuro sapendo che l’Italia ha ripreso in mano un ruolo da protagonista assoluta all’interno della grande alleanza NATO?

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Lorenzo Cesa

Redazione– In uno scenario geopolitico internazionale sempre più frammentato, incerto e dominato dalle drammatiche tensioni del conflitto russo-ucraino, il ruolo dell’Italia all’interno delle grandi alleanze occidentali si sta rivelando di un’importanza strategica assolutamente cruciale. Il nostro Paese, infatti, non si sta limitando a recitare la parte del semplice “osservatore”, ma si sta ergendo a vero e proprio ponte diplomatico e operativo per garantire la tenuta e la stabilità della sicurezza dell’intero scacchiere europeo.
A certificare e a blindare istituzionalmente questo enorme sforzo diplomatico è arrivata, nelle scorse ore, una nota ufficiale di fortissimo peso politico. Le parole portano la firma dell’Onorevole Lorenzo Cesa, attuale e autorevole Presidente della delegazione italiana presso la prestigiosissima Assemblea della NATO. Il suo è stato un intervento mirato, lucido e diretto, volto a esprimere un plauso totale e incondizionato all’operato e alle recenti mosse del Ministro della Difesa italiano.

Il plauso istituzionale a Guido Crosetto: l’Italia sempre più centrale

L’Onorevole Cesa ha voluto sottolineare pubblicamente l’eccellente lavoro svolto dai vertici del Ministero della Difesa nel consolidare i rapporti bilaterali con Kiev, in particolar modo per quanto riguarda le nuove sinergie instaurate con le alte sfere dirigenziali ucraine.
“Esprimo il mio più vivo, sincero e profondo apprezzamento al Ministro della Difesa Guido Crosetto”, ha dichiarato senza mezzi termini il Presidente della delegazione NATO, riferendosi nello specifico al “grandissimo e importante lavoro di collaborazione tecnica e strategica appena avviato con l’ex Ministro ucraino Mykhailo Fedorov”.
Secondo l’analisi dell’On. Cesa, non ci troviamo di fronte a semplici dichiarazioni d’intenti o a vaghe promesse di facciata, ma a un progetto geopolitico di estremo spessore: “Si tratta di una collaborazione straordinariamente concreta, seria, fattiva e soprattutto lungimirante. Un accordo che dimostra, ancora una volta e senza ombra di dubbio, la totale e indiscutibile centralità dell’Italia nel delicato quadro della sicurezza continentale europea e del fermo sostegno al martoriato popolo ucraino”.

“Crosetto costruisce ponti e difende i valori democratici”

Il passaggio più forte della dichiarazione di Cesa si concentra proprio sul modus operandi del Ministro Crosetto, elogiandone la statura istituzionale e la grande capacità di mediazione in un momento storico in cui, fin troppo spesso, prevalgono i particolarismi e le divisioni interne tra i vari Paesi europei.
“Il Ministro Crosetto sta confermando quotidianamente, e soprattutto coi fatti tangibili, la sua immensa capacità di costruire ponti solidi e duraturi, di rafforzare le nostre alleanze storiche e di mettere finalmente a fattore comune esperienze umane e competenze tecniche di altissimo livello”.
Questo sforzo sinergico e operativo, prosegue Cesa, ha un unico e nobilissimo obiettivo finale: “La strenua difesa dei valori democratici che ci contraddistinguono e la salvaguardia della stabilità internazionale, oggi messa a durissima prova”.

Un orgoglio condiviso per tutto il Governo e per la Nazione

La dichiarazione del Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea NATO si chiude poi con un forte e netto richiamo all’unità del Paese e alla compattezza dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Di fronte alle enormi sfide globali, la politica estera e di difesa dell’Italia si muove come un blocco unico e coeso, capace di raccogliere il rispetto e l’ammirazione dei partner atlantici.
“Quello portato avanti in queste settimane e in questi mesi”, conclude con orgoglio l’Onorevole Lorenzo Cesa, “è un vero e proprio lavoro di squadra, un’operazione di altissima diplomazia e strategia militare che fa immenso onore al Ministro Crosetto in primis, ma che riempie di lustro l’intero operato del Governo e, di riflesso, l’immagine dell’Italia intera nel mondo”. Parole che testimoniano come il nostro Paese sia fermamente intenzionato a restare un pilastro incrollabile della NATO e un baluardo inespugnabile per la difesa delle libertà dell’Occidente.

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Politica

Sforzini detta la linea di Futuro Nazionale: “Fascismo morto e sepolto, noi siamo atlantisti e risorgimentali. I rapporti con Elon Musk? Presto novità”

“Il fascismo è roba vecchia e sepolta, noi siamo la destra risorgimentale e atlantista”. Luca Sforzini traccia le linee guida del partito di Roberto Vannacci e svela retroscena su Elon Musk! 🏛️ 🇺🇸 Che partito sarà “Futuro Nazionale”? A togliere ogni dubbio ci ha pensato Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale e ideologo del Generale Vannacci. In una lunghissima e profonda intervista, Sforzini smonta i soliti cliché della sinistra: “Non cercate la nostra lingua nel Ventennio, il fascismo è morto e sepolto, noi ci basiamo sulla Costituzione repubblicana e sulla tradizione liberale e cattolica”. Linea durissima anche in politica estera: “Israele e gli USA sono alleati storici, ma noi non saremo mai i satelliti di nessuno, vogliamo un’Italia autonoma che rimetta il Mediterraneo al centro del mondo”. Sull’Ucraina avverte: “La Russia ha sbagliato a invadere, ma pensare di umiliare e destabilizzare un impero pieno di testate nucleari è una follia pericolosa per tutti, serve una nuova architettura di pace”. Sull’Europa, Sforzini chiede meno burocrazia di Bruxelles e più sovranità nazionale. Ma la vera chicca è alla fine, quando gli viene chiesto se ci sono rapporti con Elon Musk. Sforzini ammette: “Ci sono state interlocuzioni interessanti con ambienti a lui vicini, ma certe cose è meglio raccontarle dopo, non prima…”. Bolle qualcosa di grandissimo in pentola? Leggi tutta l’intervista manifesto nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi vi riconoscete in queste parole? Siete pronti a sostenere Futuro Nazionale?

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Vannacci-e-Sforzini-

Redazione – Che fisionomia avrà il progetto politico del Generale Roberto Vannacci? Quali saranno i suoi confini ideologici e, soprattutto, la sua visione internazionale? A tracciare una linea di demarcazione nettissima, sgombrando il campo da facili stereotipi e pericolose semplificazioni, è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (vero e proprio think tank di riferimento del neonato partito Futuro Nazionale).
In una lunga e densissima intervista a tutto campo, l’esperto d’arte e intellettuale ha delineato il perimetro di una nuova destra italiana che rifiuta le etichette polverose per abbracciare una visione geopolitica complessa, baciata dal pragmatismo e radicata saldamente nella storia culturale dell’Occidente.

“Alleati, ma mai satelliti”: la posizione su USA e Israele

Sul fronte della politica estera, Sforzini non usa mezzi termini e rivendica un atlantismo maturo, lontano dal servilismo. “L’Italia appartiene all’Occidente per storia, cultura, interessi e destino”, esordisce. La visione di Futuro Nazionale guarda con interesse a un mondo multipolare (in ottica Kissingeriana), chiarendo però che multipolarismo non significa affatto equidistanza. “Essere atlantisti non significa rinunciare a una politica estera italiana. Gli alleati non sono satelliti. È la lezione di Sigonella di Craxi: l’autonomia è possibile soltanto dentro un’appartenenza forte”.
Questa regola aurea si applica anche al delicato e incandescente quadrante mediorientale. “Israele è un alleato strategico fondamentale, la sua esistenza non è negoziabile e l’antisemitismo è incompatibile con la nostra destra”, chiarisce Sforzini. “Tuttavia, l’amicizia non consiste nell’approvare automaticamente ogni decisione di qualunque governo israeliano. Essere amici significa anche poter discutere con Gerusalemme quando gli interessi strategici non coincidono, perseguendo un ordine mediorientale in cui il Mediterraneo torni a essere il centro degli scambi”.

Il fenomeno MAGA e l’ombra del fascismo: “Il Ventennio è morto”

Incalzato sulle presunte affinità con il movimento MAGA di Donald Trump e con il suo vice J.D. Vance, Sforzini si dimostra estremamente lucido: “MAGA mi interessa come fenomeno che ha riportato al centro temi fondamentali come sovranità, confini e libertà di espressione”. Ma avverte: “L’Italia non è l’America, non abbiamo bisogno di imitazioni importate da Washington. Abbiamo una nostra tradizione: risorgimentale, liberale, nazionale, repubblicana e cattolica”.
E a chi ancora agita lo spauracchio del ritorno alle camicie nere, Sforzini risponde con una pietra tombale: “Non cercate la nostra lingua nel Ventennio: quello è un Novecento morto e sepolto. Il fascismo appartiene alla storia, non al nostro futuro. Non ho alcuna nostalgia del fascismo né tantomeno del nazismo. La Costituzione repubblicana è il nostro terreno di gioco. Trovo culturalmente pigro giudicare ogni nuova esperienza di destra attraverso la categoria del fascismo”.

L’Europa della Sussidiarietà e la fine della guerra in Ucraina

Il posizionamento nei confronti dell’Unione Europea passa attraverso la parola d’ordine della “sussidiarietà”. Sforzini non è contro l’Europa, ma contro la tecnocrazia centralizzata di Bruxelles. L’obiettivo è riaprire i Trattati per recuperare un principio liberale: “Il potere deve essere esercitato il più vicino possibile al cittadino”.
Sulla guerra in Ucraina, la visione di Futuro Nazionale rifiuta sia il cedimento totale alla Russia, sia le fantasie espansionistiche della NATO. Citando la dottrina del contenimento di George Kennan, Sforzini ricorda che “la Russia ha invaso l’Ucraina e questa colpa non si cancella”, ma sottolinea anche che “una Russia sconfitta, umiliata, destabilizzata e con migliaia di testate nucleari non è la ricetta per un’Europa più sicura”. La soluzione deve passare per un nuovo e paziente equilibrio di sicurezza continentale che riprenda anche l’intuizione di De Gaulle di un’Europa dall’Atlantico agli Urali, riconoscendo che esiste anche un’anima russa intrinsecamente europea e cristiana (quella di Dostoevskij e Tolstoj).

Il mistero sui rapporti con Elon Musk

L’ultimo, succulento dettaglio dell’intervista riguarda i presunti rapporti sotterranei tra la nuova compagine di Vannacci e l’uomo più ricco (e politicamente influente) del mondo, Elon Musk. Su questo punto, Sforzini si chiude in un riserbo che sa di anticipazione esplosiva: “Preferisco rispondere con una certa discrezione”, glissa l’intellettuale, elogiando Musk come fenomeno politico e culturale decisivo per il futuro dell’Occidente. Ma alla domanda diretta su contatti personali, si lascia sfuggire un dettaglio non da poco: “Posso dire che esistono interlocuzioni con ambienti vicini a quel mondo e che sono state molto interessanti. Ma su certe conversazioni vale una vecchia regola: quando c’è qualcosa da raccontare, è meglio raccontarlo dopo. Non prima”. La nuova destra si prepara dunque a stringere alleanze cosmiche?

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Politica

“L’autogoal di Bonaccini certifica il tradimento del PD”: la lucida e spietata analisi politica di Luca Sforzini

“Un autogoal clamoroso, il PD ha tradito gli operai e i lavoratori per chiudersi nei salotti bene!”. La spietata analisi politica di Luca Sforzini sulle gaffe di Stefano Bonaccini! 💥 🏛️ Stefano Bonaccini (Presidente del PD) afferma che “chi ha studiato poco” vota in massa per Trump, Meloni e Vannacci? Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ribalta la questione in modo geniale, smascherando un clamoroso cortocircuito della sinistra! Sforzini non usa mezzi termini: “Quello di Bonaccini è un autogoal tremendo e freudiano! Non si rende conto che così facendo certifica il totale tradimento del PD verso la storia del movimento operaio. Se i lavoratori non votano più a sinistra c’è un motivo: la dirigenza del PD ormai è vicina solo ai salotti chic, alle banche e all’Europa che ci massacra di regole, ignorando totalmente la vita reale di chi fatica ad arrivare a fine mese!”. Insomma, dare dell’ignorante a chi vota a destra è l’ennesima dimostrazione che la sinistra ha abbandonato le periferie. “Bonaccini non ha offeso Meloni o Vannacci”, conclude Sforzini, “ha solo gridato che il re è nudo. L’unico sotto accusa oggi è proprio il PD”. Leggi tutta la lucida e spietata analisi politica nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi siete d’accordo con Sforzini? La sinistra ha davvero dimenticato i lavoratori e la vita reale?

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Luca Sforzini

Redazione – In politica le parole hanno un peso specifico enorme, e a volte, nel tentativo maldestro di colpire l’avversario, si finisce per scagliare un pesantissimo boomerang contro se stessi. È esattamente quello che sembra essere accaduto nelle scorse ore al Presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, le cui recenti dichiarazioni sociologiche sui flussi elettorali hanno scatenato un vero e proprio uragano politico.
A sezionare con il bisturi le parole dell’esponente dem ci ha pensato Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale), che attraverso una dichiarazione ufficiale inviata alla nostra redazione ha letteralmente capovolto l’assunto di partenza, trasformando la polemica di Bonaccini in una spietata certificazione del fallimento storico e culturale della sinistra italiana contemporanea.

Lo scivolone sociologico: “Chi ha studiato poco vota a destra”

Il casus belli nasce da un’analisi (giudicata da molti come classista ed elitaria) avanzata da Bonaccini, secondo cui gli elettori con un grado di istruzione inferiore (“chi ha studiato poco”) avrebbero la tendenza a votare in massa per leader della destra conservatrice come Donald Trump, Giorgia Meloni e il Generale Roberto Vannacci.
Di fronte a questa teorizzazione, Luca Sforzini non usa mezzi termini e parla apertamente di un “autogoal tremendo del Presidente del PD”. Secondo Sforzini, Bonaccini ha pronunciato queste parole “forse inconsapevolmente, o forse freudianamente”. C’è infatti un fondo di amara e tragica verità in questa analisi: è verissimo che i ceti popolari non votano più a sinistra. Ma la colpa non è certo dell’ignoranza degli elettori, quanto piuttosto del fatto, oggettivo, che “il suo partito non arriva più nelle periferie e fra i lavoratori in carne ed ossa”.

“Il re è nudo”: il tradimento del movimento operaio

L’affondo di Sforzini si fa via via più duro e va a toccare il nervo scoperto della crisi d’identità della sinistra europea e italiana. “Peccato che Bonaccini non si renda per niente conto che, così facendo, punta proprio il dito nella piaga su quello che può essere letto come un vero e proprio tradimento alla storia del movimento operaio e alle proprie radici storiche”.
Un tempo, la sinistra era il megafono degli ultimi, il rifugio dei colletti blu, degli operai delle fabbriche e delle fasce più deboli della popolazione. Oggi, quegli stessi lavoratori si affidano alle sirene della destra (a Vannacci, a Meloni). E se chi lavora duramente e fa fatica ad arrivare a fine mese non si sente più in alcun modo rappresentato dal Partito Democratico, un motivo serio e strutturale ci dovrà pur essere.

Dai salotti bene alle banche europee: la disconnessione dalla realtà

La diagnosi fornita dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale è chirurgica e impietosa: “La dirigenza del PD si sente ormai molto più vicina ai salotti bene della Capitale, alle banche e a quell’Europa matrigna che massacra di regole incomprensibili l’Italia”.
La vera tragedia politica, sottolinea Sforzini, è la disconnessione totale dalla realtà quotidiana. La dirigenza “non sa nemmeno più quale sia la condizione reale di vita di chi dovrebbe storicamente rappresentare”. Mentre i vertici del partito discettano nei talk show televisivi, nelle periferie abbandonate si fa fatica a fare la spesa. E quelle periferie, sentendosi orfane, trovano le loro risposte nell’offerta politica del centrodestra.

L’amara conclusione: sotto accusa c’è solo il PD

La chiosa finale di Luca Sforzini è una vera e propria sentenza senza appello, che chiude il cerchio di questo cortocircuito verbale e ideologico: “Bonaccini oggi non ha affatto insultato Meloni, Vannacci e Trump. Ha semplicemente detto che il re è nudo. Sotto accusa, in questa vicenda, c’è solo e unicamente il PD”.
Insomma, deridere o sminuire culturalmente gli elettori che votano a destra definendoli “poco istruiti”, non fa altro che allargare la voragine di presunzione (i famosi “radical chic”) che separa irrimediabilmente la sinistra dalla classe lavoratrice. E a ringraziare per questo continuo e clamoroso autogoal, alla fine della fiera, sono proprio Trump, Meloni e Vannacci, che vedono le loro urne riempirsi sempre di più.

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Politica

Il “Caso Burgio” a Milano infiamma la destra, Sforzini: “Ecco la prova, Vannacci si sta facendo conquistare dai neofascisti”

Assurdo a Milano! I neofascisti contestano il candidato sindaco di Vannacci perché è “troppo poco fascista”. La profezia di Luca Sforzini si è avverata! 🏛️ 💥 Meno di 24 ore fa, il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, aveva lanciato un durissimo avvertimento: se Futuro Nazionale continuerà a lisciare il pelo agli estremisti per rubare qualche voto, finirà per farsi comandare da loro. Ebbene, a Milano è appena esploso il “Caso Burgio” a confermare parola per parola questa profezia! Il candidato sindaco Carmelo Burgio (scelto direttamente dai vertici del partito del Generale Vannacci) è stato ferocemente contestato dalle frange di estrema destra perché “non apprezza l’opera del fascismo” ed è stato accusato di essere un “democristiano”. Una situazione tragicomica! “Se persino un candidato scelto dal leader deve superare l’esame di purezza fascista, significa che i nostalgici hanno preso il controllo del partito”, ha tuonato Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano. La Destra italiana è a un bivio mortale: “Va bene prendere i voti delle periferie radicali, ma non bisogna mai consegnare loro le chiavi del municipio!”. Leggi tutta l’analisi di questo cortocircuito politico clamoroso nel nostro articolo completo! 👇 🇮🇹 E voi cosa ne pensate? È giusto che un candidato sindaco di centrodestra debba subire il ricatto degli estremisti nostalgici?

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Carmelo Burgio

Redazione – In politica le profezie si avverano raramente, ma quando accade lo fanno con un tempismo a dir poco inquietante. Solo pochissime ore fa, sulle pagine di questo giornale, avevamo pubblicato il formidabile editoriale “Cari fratelli in camicia nera” a firma di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale). In quel testo, Sforzini lanciava un durissimo avvertimento al neonato partito Futuro Nazionale del Generale Roberto Vannacci: se assecondate i “cattivi consiglieri” delle frange estremiste per rubacchiare qualche voto, finirete inesorabilmente per essere conquistati da loro.
Nemmeno il tempo di asciugare l’inchiostro, ed ecco che sotto la Madonnina è esploso il clamoroso “Caso Burgio”, che certifica in modo plastico, inequivocabile e persino tragicomico quanto il monito di Sforzini fosse chirurgicamente esatto e reale.

Il candidato sindaco di Milano sotto processo per “scarsa purezza”

Carmelo Burgio, il candidato sindaco scelto direttamente dai vertici di Futuro Nazionale per la difficilissima corsa a Palazzo Marino, a Milano, è finito clamorosamente sotto attacco. Ma a fargli la guerra non è stata l’opposizione di sinistra, bensì lo “zoccolo duro” del suo stesso elettorato.
Gli ambienti dell’estrema destra e del neofascismo milanese lo hanno pesantemente contestato, mettendolo letteralmente alla gogna, per un motivo a dir poco surreale: Burgio ha avuto l’ardire di dichiarare di non apprezzare l’opera politica del fascismo. Per questa sua banalissima posizione democratica e costituzionale, il candidato è stato bollato dai duri e puri del partito come “troppo poco fascista” e deriso con l’epiteto di “democristiano”. Una situazione che ha del grottesco, considerando che Burgio è stato scelto proprio dai leader nazionali del movimento.

La profezia avverata: Sforzini rilancia l’allarme

Raggiunto dalla notizia direttamente dal suo storico quartier generale (il Castello Sforzini di Castellar Ponzano), Luca Sforzini ha diramato un comunicato infuocato che non ammette repliche.
“Il caso esploso a Milano intorno alla candidatura di Carmelo Burgio dimostra che il problema che ho sollevato nella mia Lettera aperta non era affatto un esercizio accademico”. La situazione, sottolinea il Presidente del Centro Studi, ha contorni politicamente tragicomici, ma pone una questione vitale per la sopravvivenza stessa del nuovo polo conservatore: “Chi sta conquistando chi?”.
Il cortocircuito logico è infatti clamoroso: “Se persino un candidato scelto direttamente dal leader viene sottoposto a un esame di purezza fascista perché ritenuto troppo moderato, significa che il confine tra chi dovrebbe conquistare e chi rischia di essere conquistato comincia pericolosamente a confondersi”, tuona Sforzini.

La destra del XXI secolo non può diventare ostaggio dei nostalgici

Quello che si sta consumando a Milano (e indirettamente nel durissimo scontro a distanza tra Sforzini e gli esponenti della destra radicale e filorussa come Roberto Jonghi Lavarini) è una vera e propria guerra per l’anima del partito di Vannacci.
Sforzini non fa il moralista sui voti (“I voti non hanno pedigree ideologici. Una forza politica ha il dovere di parlare anche agli elettori più radicali”), ma fissa un paletto strategico insormontabile. La Destra del XXI secolo deve saper parlare al nostalgico senza diventare nostalgica, e a chi chiede ordine senza sacrificare il bene supremo della libertà civile. Se si cede anche solo di un millimetro ai ricatti delle frange oltranziste, il partito non allarga il suo campo elettorale (spaventando a morte i moderati), ma ne sposta semplicemente e pericolosamente il baricentro verso il baratro.

La metafora del municipio: la periferia ha preso il centro

L’affondo finale di Luca Sforzini riprende la meravigliosa metafora politica coniata ieri: “La questione che pongo a Futuro Nazionale è politica e culturale. Ben vengano i voti provenienti anche dalle periferie più radicali. Ma le periferie devono essere portate dentro la città, non bisogna consegnare loro le chiavi del municipio”.
L’impressione, guardando all’incredibile ammutinamento neofascista contro il candidato sindaco di Milano, è che il Generale Vannacci abbia purtroppo sottovalutato la voracità dei suoi “cattivi consiglieri”. Come avverte profeticamente Sforzini: “Qualche volta si parte per conquistare una periferia e si scopre, purtroppo troppo tardi, che è stata la periferia a conquistare il centro”.

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