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Cultura

«Grammatica emozionale», a Casa dei Carraresi a Treviso il viaggio dentro le parole di Bernardo Petralia con Arnaldo Colasanti e Paolo Ruffilli

Lunedì 19 ottobre alle ore 17 a Casa dei Carraresi a Treviso viene presentato «Grammatica emozionale. Viaggio dentro le parole» di Bernardo Petralia con prefazione di Arnaldo Colasanti. Un dialogo letterario imperdibile con Luigi Garofalo e Paolo Ruffilli sulla bellezza viva del linguaggio 👇

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Locandina evento Treviso

Treviso – Nel prestigioso scenario medievale di Casa dei Carraresi, storico scrigno d’arte e polo culturale di riferimento della città di Treviso, si terrà un appuntamento letterario di altissimo profilo intellettuale ed emotivo. Il pomeriggio di lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:00, il complesso affacciato sulle acque del Cagnan ospiterà la presentazione ufficiale del volume «Grammatica emozionale. Viaggio dentro le parole», l’ultima e intensa opera saggistica firmata da Bernardo Petralia, illustre magistrato, già Procuratore Generale e figura di primo piano della cultura giuridica e umanistica italiana.

Il volume, impreziosito dall’autorevole prefazione del celebre critico letterario e saggista Arnaldo Colasanti, nasce con l’intento poetico e civile di riscattare la parola dall’usura della fretta quotidiana, restituendole il suo originario palpito affettivo e la sua capacità trasfiguratrice. In un’epoca segnata dalla semplificazione brutale degli scambi digitali e dall’inaridimento lessicale, l’opera di Petralia si propone di rendere i vocaboli nuovamente «vivi», capaci di interrogare l’anima di chi legge e di dischiudere orizzonti di senso inaspettati. Attorno all’autore siederà un parterre di eccezionale caratura: interverranno il professor Luigi Garofalo, ordinario di Diritto Romano e presidente di Fondazione Cassamarca, il poeta ed editore di fama internazionale Paolo Ruffilli e Maria Teresa Cusumano.

Consigliato dalla Redazione
Linguistica, Libri & Letteratura

Dizionario Etimologico della Lingua Italiana: Origine e Storia delle Parole

Un’opera monumentale e affascinante per riscoprire le radici storiche, letterarie ed emozionali del lessico italiano: analisi dettagliata di migliaia di lemmi, citazioni d’autore e percorsi evolutivi del linguaggio.

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La fertilità passionale del lessico: quando il linguaggio interroga l’anima

Il cuore pulsante del saggio risiede nella profonda convinzione dell’autore circa la natura «organica» e passionale del nostro vocabolario. Le parole non sono gusci vuoti o meri strumenti funzionali alla trasmissione di informazioni asettiche, ma veri e propri organismi viventi, custodi di sentimenti, memorie ancestrali, ferite e speranze. Petralia interpella la propria sensibilità personale ed esistenziale per compiere un carotaggio intimo dentro un campione lessicale accuratamente selezionato, dove ogni termine diventa la soglia per un viaggio introspettivo.

Un’opera che si dichiara consapevolmente e necessariamente parziale, data la sterminata vastità del perimetro della lingua, ma che proprio per questo assume il valore di una confessione lirica e filosofica. C’è nelle pagine di Petralia una delicata, quasi cavalleresca galanteria verso il significante e il significato, un rispetto reverenziale per le sfumature e i volteggi melodici dell’italiano. Il lettore viene guidato attraverso le risonanze etiche ed estetiche dei singoli lemmi, riscoprendo la ricchezza iridescente di una lingua dai mille colori, capace di nominare le vertigini del cuore con una precisione chirurgica e al tempo stesso poetica.

Il dialogo a Casa dei Carraresi: giuristi e poeti a confronto

La presenza congiunta di giuristi, letterati e saggisti al tavolo dei relatori promette di trasformare la presentazione di lunedì in un dibattito interdisciplinare di rara densità. La riflessione sul linguaggio rappresenta, infatti, il punto di contatto supremo tra il mondo del diritto e quello della poesia: sia per il magistrato che per il poeta, la parola è sostanza viva, atto creativo e responsabilità morale non delegabile. Come sottolineato da Arnaldo Colasanti nella sua prefazione, saper nominare le cose significa riconoscerne l’essenza e restituire all’uomo la dignità della propria interiorità.

L’intervento di Paolo Ruffilli, una delle voci liriche più raffinate della letteratura contemporanea, offrirà una prospettiva privilegiata sulla musicalità intrinseca delle parole indagate da Petralia, mentre Luigi Garofalo e Maria Teresa Cusumano approfondiranno il valore civile della lingua come collante comunitario e presidio di democrazia. In una sala intrisa di storia come quella di Casa dei Carraresi, il confronto si trasformerà in un manifesto a difesa della bellezza della lingua madre.

Un invito aperto alla cittadinanza nel cuore di Treviso

L’evento promosso da Fondazione Cassamarca si inserisce nella solida tradizione di apertura di Casa dei Carraresi verso la cittadinanza, gli studiosi, gli studenti e gli amanti della cultura umanistica. L’ingresso alla sala conferenze sarà libero e gratuito fino a esaurimento posti a partire dalle ore 16:45.

L’appuntamento di lunedì 19 ottobre alle 17:00 rappresenta un’occasione privilegiata per riscoprire il piacere della sosta intellettuale, per lasciarsi sorprendere dalla grazia dei vocaboli e per comprendere come la vera «grammatica emozionale» sia lo strumento più potente che possediamo per comprendere noi stessi e relazionarci autenticamente con gli altri.

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Cultura

Sos lingua arbëreshe, l’appello di Illary Licursi a Radio Radicale: «I giovani non parlano più arbërisht, servono scuola obbligatoria e unità politica»

La vicesindaca di San Martino di Finita Illary Licursi lancia un duro allarme a Radio Radicale: la lingua arbëreshe rischia l’estinzione tra i giovani. Dalla proposta di insegnamento obbligatorio a scuola alla nascita di una rappresentanza politica unitaria per contrastare lo spopolamento dei borghi. L’intervista integrale 👇

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Illary-Licursi-e-Artur-Nura-

San Martino di Finita – Un grido d’allarme lucido, appassionato e istituzionale si leva dal cuore dell’entroterra calabrese per difendere uno dei patrimoni etno-linguistici più straordinari, antichi e minacciati del continente europeo. A rompere il silenzio su una crisi identitaria che rischia di cancellare oltre cinque secoli di storia condivisa è stata Illary Licursi, giovane e determinata vicesindaca di San Martino di Finita, borgo arbëresh in provincia di Cosenza. Ospite della prestigiosa rubrica radiofonica «Albania italianofona» trasmessa sulle frequenze di Radio Radicale e condotta con acume dal giornalista Artur Nura, l’amministratrice locale ha tracciato una radiografia impietosa e al tempo stesso propositiva sullo stato di salute della comunità italo-albanese, ponendo sul tavolo dell’agenda politica nazionale il tema dell’insegnamento scolastico, del contrasto allo spopolamento e della necessità di una rappresentanza politica unitaria.

Il punto di partenza dell’analisi è tanto chiaro quanto drammatico: la trasmissione generazionale dell’Arbërisht, l’idioma custodito gelosamente dalle comunità giunte in Italia nel XV secolo al seguito dell’eroe Giorgio Castriota Scanderbeg, si sta spezzando. «Nel mio comune, la maggior parte dei bambini e dei giovani oggi non parla più arbëreshe», ha confessato con sincera preoccupazione Licursi ai microfoni dell’emittente radicale. Una rottura antropologica epocale, determinata dalla pervasività dei modelli linguistici globalizzati, dalla dispersione dei giovani costretti a emigrare per studio o lavoro e dalla progressiva contrazione degli spazi di vita comunitaria nei quali la lingua madre risuonava naturalmente nelle piazze, nei vicoli e all’interno delle mura domestiche.

Consigliato dalla Redazione
Storia, Tradizioni & Identità

Gli Arbëreshë d’Italia: Storia, Lingua e Tradizioni delle Comunità Italo-Albanesi

Un’indagine storiografica e sociolinguistica completa che documenta la memoria secolare della diaspora albanese nel Mezzogiorno: costumi secolari, riti bizantini, patrimonio letterario e le sfide aperte per la tutela delle minoranze.

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Dalla memoria familiare alla scuola: la proposta dell’insegnamento obbligatorio

Nel ripercorrere il proprio legame affettivo con la lingua, Illary Licursi ha evocato l’esperienza formativa vissuta durante gli anni scolastici grazie agli insegnamenti del professor Vincenzo Perbellis, maestro che le consentì di affiancare alla competenza orale ereditata da nonni e genitori la struttura grammaticale e la capacità di scrittura. Da quella testimonianza scaturisce la convinzione che la famiglia, da sola, non sia più sufficiente per arginare l’erosione del patrimonio linguistico: serve un’azione istituzionale organica che rimetta la scuola pubblica al centro della strategia di salvaguardia.

Nel corso del serrato confronto radiofonico, Artur Nura ha rilanciato con una proposta d’avanguardia: valutare l’introduzione di una quota oraria di insegnamento obbligatorio della lingua arbëreshe nei plessi scolastici ricadenti nei comuni di minoranza storica, favorendo l’adozione di standard linguistici condivisi che non annullino ma valorizzino la ricchezza delle singole varianti locali. L’obiettivo primario, concordano gli interlocutori, non può esaurirsi in una tutela museale o folcloristica: affinché una lingua viva, è indispensabile creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano parlarla, leggerla, scriverla e utilizzarla nelle tecnologie digitali contemporanee.

Spopolamento delle aree interne e fuga dei cervelli: il destino dei borghi

La battaglia per l’Arbërisht è indissolubilmente legata alla crisi demografica ed economica che soffoca i piccoli centri dell’entroterra meridionale. La vicesindaca ha portato all’attenzione degli ascoltatori di Radio Radicale un dato emblematico e doloroso: la scuola dell’infanzia e primaria situata nel centro storico di San Martino di Finita è stata costretta a chiudere i battenti per carenza cronica di nuove nascite, lasciando in funzione unicamente il presidio della frazione. Un campanello d’allarme rosso fuoco che investe l’intera dorsale appenninica calabrese, dove la progressiva desertificazione umana trascina con sé la cancellazione dei servizi essenziali, della sanità territoriale e delle opportunità occupazionali.

La stessa parabola biografica di Licursi – vissuta per anni fuori regione per ragioni di studio e carriera prima di scegliere consapevolmente di rientrare in Calabria per mettere le proprie competenze a disposizione della cittadinanza – dimostra come la sfida del futuro passi dalla creazione di incentivi concreti al ripopolamento: fiscalità di vantaggio, potenziamento delle infrastrutture digitali e sostegno alle filiere agroalimentari e artigianali per consentire ai giovani laureati di restare e investire nelle proprie radici.

Verso un soggetto politico unitario e il turismo delle radici

Un capitolo di assoluto rilievo politico emerso dall’intervista riguarda la necessità di superare la storica frammentazione che caratterizza gli oltre cinquanta comuni arbëreshë distribuiti tra Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania e Molise. Nura e Licursi hanno convenuto sull’urgenza di costruire una rappresentanza politica e civica unitaria, capace di federare amministratori, associazioni ed energie intellettuali per fare massa critica e portare con forza le istanze delle comunità all’attenzione della Regione, del Parlamento e dell’Unione Europea.

Viene richiamata a questo proposito l’insufficienza applicativa della Legge 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche, una norma fondamentale che rischia di rimanere una scatola vuota se priva di finanziamenti stabili, costanti e verificabili. In conclusione, lo sguardo si è allargato alla cooperazione internazionale con l’Albania, il Kosovo e le grandi comunità della diaspora arbëreshe negli Stati Uniti, in Canada e in Europa settentrionale. Il patrimonio dei canti, dei costumi tradizionali (che la vicesindaca ha scelto di indossare con fierezza insieme alla fascia tricolore durante gli eventi istituzionali) e dei riti religiosi orientali costituisce la leva maestra per sviluppare un turismo culturale ed esperienziale di alto profilo, trasformando la custodia delle proprie origini nel più potente motore di riscatto economico per la Calabria.

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Cultura

«Voci Oltre il Confine», nei teatri del Lazio la memoria delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata: la storia al femminile tratta dal libro di Roberto Menia

Al via nei teatri del Lazio «Voci oltre il confine», lo spettacolo teatrale tratto dal libro di Roberto Menia sulle Foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Sette quadri scenici al femminile con il patrocinio dell’Università Europea di Roma e matinée per le scuole. Tutte le date della tournée gratuita 👇

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Locandina evento Colleferro

Roma – Restituire luce e dignità a una delle pagine più dolorose, a lungo taciute e rimosse della storia nazionale novecentesca, affidando al linguaggio evocativo e universale del palcoscenico il compito di tramandarne la memoria alle giovani generazioni. Con questo ambizioso e nobile intento civile prende vita «Voci oltre il confine – Memorie che parlano», il nuovo progetto teatrale itinerante ideato e promosso dall’associazione culturale Stanza 236 APS. Scritto e diretto dalla regista Cristina Valeri, con la direzione artistica del Maestro Paolo Gatti, lo spettacolo attraverserà l’intera regione Lazio da ottobre a dicembre 2026, proponendo una serie di rappresentazioni a ingresso completamente gratuito per favorire la massima partecipazione dei cittadini, delle famiglie e del mondo della scuola.

La drammaturgia dell’opera affonda le proprie radici nel celebre saggio storico del senatore Roberto Menia, intitolato «10 febbraio. Dalle foibe all’esodo», testo fondamentale che ha contribuito in maniera determinante all’istituzione del Giorno del Ricordo nella Repubblica Italiana. Per garantire la massima fedeltà documentale e il necessario rigore scientifico, la produzione si è avvalsa della prestigiosa consulenza storica del dottor Marino Micich, stimato direttore del Museo Archivio Storico di Fiume a Roma. L’iniziativa, realizzata grazie al sostegno economico della Regione Lazio nell’ambito dei fondi per la promozione dello spettacolo dal vivo, ha ottenuto inoltre l’autorevole patrocinio dell’Università Europea di Roma e la convinta adesione di numerose amministrazioni comunali del territorio.

Consigliato dalla Redazione
Storia, Libri & Memoria

10 Febbraio. Dalle Foibe all’Esodo: Memorie, Documenti e Testimonianze

Il saggio storico fondamentale di Roberto Menia che ripercorre le vicende del confine orientale italiano: una raccolta commovente di storie umane, sacrifici ed eroismi dimenticati per non perdere la memoria condivisa.

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Sette quadri scenici al femminile: Norma Cossetto e le martiri dell’Adriatico

La cifra stilistica e concettuale più originale della drammaturgia risiede nella scelta di illuminare le vicende del confine orientale attraverso la prospettiva delle figure femminili. L’impianto scenico si articola in sette quadri narrativi nei quali recitazione, composizioni musicali dal vivo e proiezioni visive storiche si fondono armoniosamente per restituire la straziante dimensione umana dell’esodo forzato e della pulizia etnica perpetrata dalle milizie jugoslave di Tito all’indomani del secondo conflitto mondiale. Un’analisi storiografica che abbandona la freddezza delle cifre per dare carne, voce e palpito vitale a donne straordinarie che hanno pagato a carissimo prezzo la propria fedeltà identitaria all’Italia.

Sul palco rivivono così le testimonianze emblematiche di figure entrate per sempre nella storia e nel martirologio civile italiano: il calvario di Norma Cossetto, la giovane studentessa istriana barbaramente violentata e infoibata a Villa Surani, insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria; il coraggio indomito di Libera Sestan; la tenacia di Mafalda Codan, sopravvissuta ai campi di prigionia comunisti e testimone instancabile delle violenze; e la complessa figura di Maria Pasquinelli. La scena si trasforma così in uno spazio laico di ascolto, pietà e confronto civile, dove la memoria diventa il pilastro fondante per interrogarsi sui concetti universali di convivenza pacifica, rispetto dei diritti umani e difesa dell’appartenenza comunitaria.

Il debutto a Colleferro e il fitto calendario della tournée nel Lazio

La tournée regionale si aprirà ufficialmente sabato 24 ottobre alle ore 21:00 presso il Teatro Comunale «Vittorio Veneto» di Colleferro (in via dell’Artigianato 47), con il patrocinio ufficiale della locale amministrazione municipale. A dare corpo e voce ai protagonisti di questa epopea sarà un cast affiatato composto dagli attori Gaia De Stefano, Anna Palmisano (che firma anche l’aiuto regia), Francesco Sorbelli, Mauro Sorbelli, Roberto Usai, Arianna Visca e Monica Zazzera, guidati dalle intense voci narranti di Elisa Rossi e Pier Paolo De Robertis.

Il viaggio teatrale proseguirà poi toccando diversi centri nevralgici della cultura laziale: domenica 8 novembre lo spettacolo approderà nel suggestivo borgo di Alvito, nella cornice di Palazzo Gallio in piazza Marconi; giovedì 12 novembre sarà la volta di Albano Laziale, presso l’Auditorium Castelli Romani di piazza Salvo D’Acquisto; venerdì 27 novembre farà tappa a Montelibretti, per poi concludere il suo cammino sabato 5 dicembre a Veroli, sul palco del Teatro Comunale di via Lucio Alfio.

Le matinée per le scuole al Teatro Petrolini e la voce di Cristina Valeri

Un asse portante del progetto è rappresentato dall’impegno pedagogico rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Dal 23 al 27 novembre, lo storico Teatro Petrolini nel quartiere Testaccio a Roma (in via Rubattino 5) ospiterà una serie di matinée dedicate agli istituti superiori della capitale. Al termine di ciascuna recita sono previsti dibattiti e tavole rotonde tra gli allievi, i registi e gli storici, offrendo ai ragazzi un’opportunità unica di approfondimento critico e di maturazione civica sul dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati.

«La lettura del libro del senatore Menia mi ha toccato profondamente, ispirandomi la scrittura di questo progetto teatrale», spiega la regista e presidente di Stanza 236 Cristina Valeri. «Non volevamo realizzare una mera rievocazione storiografica, ma costruire uno strumento vivo per sensibilizzare cittadini e istituzioni su una pagina di storia per troppi decenni oscurata, negata e rimasta nell’oblio. L’aver voluto offrire agli spettatori un punto di vista prettamente femminile aggiunge un valore prezioso, perché le donne sono state testimoni di straordinaria dignità e coraggio. Il mio ringraziamento va alla Regione Lazio per aver creduto in quest’opera, ai Comuni ospitanti e soprattutto ai dirigenti scolastici e ai docenti: la scuola è il tempio primario della formazione e non può esistere una vera comunità democratica senza una memoria condivisa e pacificata».

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Cultura

Trionfo della cultura al Senato della Repubblica: proclamati i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo”, premi alla carriera per Enrico Beruschi e Margherita Fumero

Proclamati nella Sala Capitolare del Senato a Roma i vincitori del XIII Premio Internazionale “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”, promosso da VerbumlandiArt e presieduto da Regina Resta con Goffredo Palmerini. Premi alla carriera a Enrico Beruschi e Margherita Fumero, tra saggistica d’eccellenza, poesia civile e l’anteprima dell’Inno ufficiale 👇

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Città del Galateo

Roma – La solenne e prestigiosa cornice della Sala Capitolare del Senato della Repubblica, nel Complesso monumentale di Palazzo della Minerva a Roma, ha ospitato la cerimonia conclusiva della tredicesima edizione del Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo – Antonio De Ferrariis”. Promossa dall’Associazione Culturale Internazionale VerbumlandiArt Aps, presieduta dalla poetessa e scrittrice Regina Resta, la manifestazione si è confermata un crocevia di primissimo piano per il dialogo interculturale, la promozione della legalità e la valorizzazione del merito umano, artistico e scientifico. Una kermesse dal respiro cosmopolita che trae ispirazione dal pensiero umanistico di Antonio De Ferrariis (1444-1517), medico e filosofo salentino celebre per la sua instancabile opera di mediazione tra saperi e civiltà.

Il valore civile della cultura: ponti di dialogo e grandi personalità al Senato

A testimoniare l’altissimo profilo istituzionale dell’edizione 2026 è stata la partecipazione di un parterre eccezionale. L’evento ha goduto dell’Alto Patronato del Cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e della presenza di Suor Rebecca Nazzaro, Superiora Generale delle Missionarie della Divina Rivelazione, in veste di madrina. La presidenza onoraria è stata affidata al professor Francesco Lenoci dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mentre la presidenza di rappresentanza per la cultura ha visto protagonista il professor Hafez Haidar, già candidato al Premio Nobel per la Pace e la Letteratura. A guidare i lavori della giuria è stato il giornalista e saggista Goffredo Palmerini, affiancato dalla vicepresidente Maria Pia Turiello e da un collegio di critici e docenti di fama nazionale e internazionale.

Tra i riconoscimenti più attesi e applauditi della giornata spiccano i Premi alla Carriera conferiti a due autentiche icone dello spettacolo e del teatro italiano: Enrico Beruschi e Margherita Fumero, omaggiati per la loro straordinaria capacità di unire comicità garbata, satira di costume e profonda sensibilità attoriale. Per la sezione sportiva, il plauso è andato al giovane pugile Tiberio Nocadello, campione italiano Junior 70 kg del Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Marcianise, premiato per i valori di disciplina e lealtà sportiva.

Consigliato dalla Redazione
Scrittura & Articoli da Regalo

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I riconoscimenti d’eccellenza a docenti, giuristi e uomini di scienza

Nutrito e altamente qualificato il novero delle personalità insignite per meriti civili, accademici e professionali. Tra i premiati figurano il Gen. Prof. Emilio Errigo (Generale di Brigata della Guardia di Finanza e Commissario Arpacal), i docenti dell’Università della Tuscia Enrico Maria Mosconi e Massimo Ferrari Zumbini, gli imprenditori Giuseppe Mancini e Antonio Pelosi (ideatore dell’Albergo Etico a Roma), il Prof. Giuseppe Colagrosso (La Sapienza) e il Rettore dell’Università Link Carlo Alberto Giusti. Riconoscimenti attribuiti anche a Claudio Francesco Tomasello (ASP Catanzaro), al Prof. Luigi Musco (Università del Salento), al Prof. Emerito Guglielmo Lunardon (Federico II di Napoli), al direttore delle radio digitali e podcast RAI Gianfranco Zinzilli, al regista Adriano Engelbrecht, al giornalista Ennio Bellucci e agli artigiani-studiosi Giuseppe e Caterina Manisco per il Museo Leonardo da Vinci di Galatone.

Di assoluto rilievo la sezione degli autori e delegati internazionali, che ha visto sfilare figure di spicco della diplomazia culturale come Silvana Muço Dogani, Irene Doura-Kavadia (Writers Capital International Foundation e UNESCO Grecia), Elda Keci e il noto giornalista albanese e corrispondente di Radio Radicale Artur Nura.

I vincitori del concorso letterario: dalla poesia civile alla saggistica d’autore

Le sezioni competitive del concorso letterario hanno fatto registrare un livello qualitativo altissimo, valutato con rigore dalle giurie presiedute da Goffredo Palmerini:

Per la Poesia in Lingua Italiana, il primo gradino del podio è stato conquistato da Enza Spagnolo con la toccante opera “Spasimo d’amore”, dedicata alla memoria del Capitano di Fregata Natale De Grazia (Medaglia d’Oro al Merito di Marina); al secondo posto si è classificato Noureddine Lafrindi con “Silenzi color henné”, seguito al terzo da Pietro Catalano con “Era il tempo”. Nella sezione Racconto, vittoria per Nadia Mari (“Destinazione: me stessa”) davanti ad Angela Casalanguida (“La terra al di là del mare”).

Per i Libri di Poesia, il 1° Premio è andato a Marianna Iannarone con “D’amore e d’altra specie” (GPM Edizioni), con premi speciali conferiti ad Annalisa Lucini, Carlo Focarelli e Gabriella Paci. Nella Narrativa Adulti, trionfo della coppia Lorena Silvia Sambruna e Marco Fusi con “Dio creò la coppia” (Family Editore), con premi speciali ad Angelo Avignone, Andreina Moretti, Sara Magnoli e Paolo Miggiano (“Taccuino, di un viaggio in Salento in un certo disordine alfabetico”). Per la sezione giovani, premio speciale della critica a Denise Gjoka (“Anime caduche”).

Ampio spazio è stato riservato alla letteratura per l’Infanzia e Adolescenza, con i riconoscimenti a Rosita D’Esposito, Miriam Colasante, Cinzia Panuccio e alla scrittrice serba Božica Velousis per “Lina e il mare”. Nella prestigiosa sezione Saggistica, spicca il Premio Speciale della Giuria assegnato al giornalista e scrittore aquilano Angelo De Nicola per il saggio “Dante, Silone e la Perdonanza” (One Group Edizioni), affiancato dai riconoscimenti a Stefano Chiesa, Domenico Pisana e Riccardo Tiberi. Nella sezione Autori Stranieri, premi speciali della critica per Houssine e Hassane Yarti (Marocco/Spagna), Igor Trajkovski (Macedonia), Rifat Ismaili (Albania) e Violeta Penić (Serbia).

L’anteprima nazionale dell’Inno al Galateo composto dal M° Giuseppe Papaianni

Uno dei momenti di più intensa suggestione emotiva dell’assise romana è coinciso con l’esecuzione in anteprima nazionale dell’Inno ufficiale ad Antonio De Ferrariis. L’opera, nata dalla sinergia poetica di Regina Resta e impreziosita dalla partitura orchestrale del maestro e compositore Giuseppe Papaianni, ha reso un solenne tributo sonoro al grande umanista salentino. I pregevoli manufatti artistici consegnati ai premiati sono stati creati dall’artista galatonese Tommaso Filieri.

«Dare voce musicale ai versi di Regina Resta e all’eredità di De Ferrariis ha rappresentato una splendida responsabilità», ha sottolineato il M° Papaianni. «Un lavoro condotto con rispetto per la tradizione e con il cuore rivolto alla nostra terra, il Salento, che tanto ha donato alla storia del pensiero». Il Premio “Città del Galateo” si congeda così dalla Sala Capitolare del Senato confermandosi non solo una prestigiosa rassegna letteraria, ma un presidio militante di civiltà, bellezza e fratellanza tra i popoli.

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