Rimani in contatto con noi
#

Salute

IL FORLANINI AL CENTRO DEL DIBATTITO SANITARIO: LA CONFERENZA DELL’ACCADEMIA DI STORIA DELL’ARTE SANITARIA IL 18 GIUGNO A ROMA

Il Forlanini si rinnova a Roma: la conferenza dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria mette al centro storia, tecnologia e valore umano.
#SanitàRoma #StoriaMedica #InnovazioneSanitaria #Forlanini

Pubblicato

a

IL FORLANINI AL CENTRO DEL DIBATTITO SANITARIO: LA CONFERENZA DELL’ACCADEMIA DI STORIA DELL’ARTE SANITARIA IL 18 GIUGNO A ROMA

Redazione- Riceviamo e pubblichiamo il seguente Comunicato Stampa sul Convegno Il Forlanini, una risorsa per/di Roma, dalla TBC a…a cui farà seguito un nostro esaustivo resoconto. La giornata di lavori si svolgerà in un luogo unico, una location in cui il tempo pare si sia fermato sebbene l’innovazione scientifica e tecnologica, anche in campo medico, stia compiendo passi da gigante. Nonostante questo però, non si può non tenere conto della tradizione che è alla base del processo evolutivo in ambito sanitario, e questo percorso poggia sul valore umano anzitutto, perché il suo contributo ha preceduto la tecnologia, senza questo valore umano la tecnologia non è altro che un mero strumento freddo,  privo di quel calore animato da: intuizione, deduzione, intelletto e vivacità di spirito.

Da queste premesse cogliamo spunto per ricordare la recentissima prima enciclica pubblicata da Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, al cui centro è la custodia della persona umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale, enciclica che segna la continuità storica con l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, quest’anno giunta al suo 135mo anniversario. In entrambe i casi, si tratta di una risposta alle rivoluzioni industriali e tecnologiche che hanno apportate radicali trasformazioni sociali nelle nostre vite, delle vere e proprie rivoluzioni culturali e di sistema, cui spettano risposte eticamente accettabili, socialmente accolte e da custodire come atto di fede di fronte ai grandi stravolgimenti di cui siamo testimoni attivi.

Nel magnifico complesso museale e monumentale dell’Accademia di Storia Sanitaria, nella Sala Alessandrina, il 18 giugno verrà ospitato il Convegno con un panel illustri ospiti dopo i saluti istituzionali di benvenuto del Presidente dell’Accademia, Giovanni Iacovelli e del Senatore Riccardo Pedrizzi. Tra i presenti sarà il Vicepresidente della Camera dei Deputati, On. Fabio Rampelli, di seguito l’elenco degli interventi:

Saluti:

Prof. Giovanni Iacovelli, Presidente dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria

Sen. Riccardo Pedrizzi, Direttore del Centro Regionale Laziale dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria

Intervengono:

Prof. Nicola Pietrosillo, già primario dell’Ospedale Spallanzani, cultore di storia della medicina, Prof. Campus Biomedico

Dott. Elio Rosati, Segretario Cittadinanza Attiva Lazio

Prof. Gaspare Baggieri, Esperto ed Accademico ASAS

Prof. Francesco Scoppola, Architetto, già Direttore Generale delle Belle Arti e Paesaggio

Tavola Rotonda:

Dott.ssa Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del Demanio

On.le Fabio Rampelli, Vicepresidente della Camera dei Deputati

Dott. Angelo Aliquò, Direttore Generale AOSCF

Dott. Paolo Zuppi, Accademico ASAS

Prof. Massimo Martelli, ex primario del Forlanini

Dott.ssa Manuela Stefoni, Vicepresidente OAdvisory

Dott. Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute

Dott. Filippo Bartoccioni, esperto in Governance clinica e sanità pubblica

Le origini dell’Accademia sono legate alla fondazione dell’Istituto Storico per il Museo dell’Arte Sanitaria (22 aprile 1920) da parte di tre promotori – il Generale Mariano Borgatti , il Prof. Giovanni Carbonelli , il Prof. Pietro Capparoni – e delle massime Rappresentanze della Città di Roma e della Nazione: il Comune di Roma, i Ministeri dell’Interno, della Pubblica Istruzione, della Guerra e della Marina, il Sovrano Ordine di Malta, l’Ordine Mauriziano di Torino, la Croce Rossa Italiana e il Pio Istituto di S.Spirito e Ospedali Riuniti di Roma. 2 Poi l’Istituto Storico per il Museo dell’Arte Sanitaria viene eretto in Ente Morale (R.D. n. 1756 del 14 maggio 1922) e assume la denominazione di Istituto Storico Italiano dell’Arte Sanitaria, I.S.I.D.A.S.

Più tardi muta la forma del sodalizio in Accademia a classi chiuse e adotta un nuovo statuto (R.D. del 16 ottobre 1934 n. 2389, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 23 marzo 1934); così ha un suo programma scientifico, un suo stemma e un motto: una palma verde su campo d’oro con la scritta “Nec in arido arescit“. L’Accademia è sotto la tutela e la vigilanza del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Appartiene all’Accademia il Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria con Biblioteca, Archivio e la seicentesca Sala Alessandrina, Aula Magna dell’Ente.

Il Museo, tra i più importanti del mondo, si sviluppa su una superficie di 850 metri quadri ed è sede ufficiale dell’Ente.

 Inaugurato nel 1933 è ospitato all’interno del complesso ospedaliero di Santo Spirito in Sassia. Costituisce una delle più importanti documentazioni di carattere storico e scientifico sull’arte della medicina. L’ospedale infatti, fondato da Papa Innocenzo III nel 1198, aveva tra i suoi compiti anche quello dell’insegnamento della medicina, ed era perciò dotato di una ricca Biblioteca, del Teatro anatomico e della Speziera. Nell’ambito dei suoi compiti istituzionali c’è anche quello di portare a conoscenza delle varie attività di ordine sanitario che vengono svolte in Italia. La sezione laziale dell’Accademia ha pensato di organizzare una giornata per informare il pubblico sulle attività mediche che si sono svolte nei vari giubilei ed anche in questo.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Salute

Sanità, FIALS L’Aquila replica alla UIL: verità sugli incarichi di funzione

🚨 SANITÀ, SCONTRO NELL’AQUILANO: REPLICA FIALS SULL’INCARICHI DI FUNZIONE ALLA ASL 1Trasparenza, coerenza e rispetto delle regole contrattuali. La FIALS dell’Aquila interviene con fermezza per replicare alle recenti dichiarazioni della UIL FP Abruzzo sulla gestione del personale nella ASL 1, ristabilendo la verità storica sui fatti. 🏥📊La sigla autonoma ricorda che la vecchia procedura sugli incarichi di funzione non è stata interrotta arbitrariamente dall’attuale Direzione, ma fu fermata a seguito di un duro esposto unitario (firmato anche da CGIL, CISL e Nursind) alla Commissione di Vigilanza per gravi profili di illegittimità rispetto al nuovo CCNL. Un atto di prudenza necessario per evitare contenziosi a danno dei lavoratori. Chiarito anche il caso PICC Team: una delibera operativa salvavita per i pazienti oncologici che non c’entra nulla con l’assegnazione di bonus o poltrone. La FIALS chiede ora un tavolo urgente alla Direzione per sbloccare i fondi del Decreto Calabria e valorizzare il personale senza fare propaganda. 💼💪👇 Pensi che i concorsi per gli incarichi nella sanità debbano essere accelerati? Dì la tua nei commenti!Leggi l’analisi tecnica e il quadro contrattuale completo nel nostro articolo.#SanitàAbruzzo #Asl1Aquila #FIALS #IncarichiDiFunzione #CCNLSanità #DirittoAlloStudio #TrasparenzaSindacale #TutelaLavoratori

Pubblicato

a

FIALS L'AQUILA

L’Aquila – La governance del personale all’interno delle aziende sanitarie locali rappresenta uno dei terreni più delicati per la tenuta dei servizi assistenziali e per la tutela della dignità professionale dei lavoratori. Le recenti dichiarazioni rilasciate dalla UIL FP Abruzzo in merito alla gestione e all’attribuzione degli incarichi di funzione all’interno della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila hanno innescato una dura e dettagliata replica da parte della FIALS provinciale. Quando si affrontano dinamiche organizzative che impattano direttamente sulla vita di migliaia di professionisti della salute, la ricostruzione storica e documentale degli eventi deve essere improntata al rigore analitico e alla massima trasparenza istituzionale. Secondo la sigla autonoma, la narrazione offerta dalla UIL risulterebbe parziale e decontestualizzata, omettendo passaggi procedurali decisivi che hanno visto la quasi totalità del fronte sindacale unito nel contestare le vecchie linee di indirizzo manageriali a salvaguardia della legittimità contrattuale.

La contestazione unitaria e la legittimità del blocco amministrativo

L’assunto secondo cui l’attuale Direzione Aziendale avrebbe arbitrariamente interrotto un percorso virtuoso avviato dalla precedente governance viene radicalmente smentito dalla FIALS. La procedura in questione, infatti, era stata oggetto di una fortissima e formale opposizione da parte di un cartello sindacale quasi unanime, composto da FIALS, CGIL, CISL e Nursind. Le quattro sigle avevano evidenziato pubblicamente gravi profili di illegittimità e di palese difformità rispetto alle stringenti regole introdotte dal nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del Comparto Sanità. La vertenza era culminata con un esposto ufficiale alla Commissione regionale di vigilanza per richiederne l’immediata revoca. Di conseguenza, l’azione di stop operata dall’attuale management della ASL 1 non può essere qualificata come un blocco pretestuoso o ingiustificato, bensì come un doveroso e prudente atto di autotutela amministrativa, finalizzato a evitare una stagione di ricorsi e contenziosi paralizzanti che avrebbero danneggiato la stessa stabilità occupazionale dei lavoratori.

Il chiarimento tecnico sul PICC Team e le accuse di opposizione a intermittenza

Un altro snodo cruciale della controversia riguarda il tentativo di assimilare la vicenda degli incarichi dirigenziali e di coordinamento alla delibera istitutiva del cosiddetto PICC Team aziendale. La FIALS chiarisce, con una precisa disamina tecnica, come tale accostamento sia totalmente fuorviante sul piano del diritto amministrativo. L’atto relativo al PICC Team non assegna posizioni organizzative, non conferisce incarichi di funzione né prevede lo stanziamento di compensi o indennità economiche aggiuntive. Si tratta esclusivamente di un provvedimento volto a disciplinare l’assetto operativo e logistico di uno staff infermieristico ad altissima specializzazione, dedicato all’impianto e alla gestione degli accessi vascolari a lungo termine. Un presidio clinico di fondamentale importanza, indispensabile per garantire l’erogazione in sicurezza delle terapie salvavita ai pazienti oncologici e fragili sul territorio aquilano, svincolato dalle logiche della contrattazione di secondo livello sulle carriere.

La gestione del Fondo unico e l’applicazione dell’articolo 63 del CCNL

La riflessione sindacale si sposta poi sull’analisi macroeconomica delle risorse finanziarie disponibili per il salario accessorio, rigidamente perimetrate dall’articolo 63 del CCNL Comparto Sanità 2022-2024. Questo dispositivo norma l’architettura del Fondo unico, il quale deve finanziare sia gli incarichi di funzione sia i differenziali economici di professionalità (DEP), ovvero le vecchie progressioni economiche orizzontali. Trattandosi di un’unica riserva economica a livello aziendale, la gestione dei flussi richiede un bilanciamento millimetrico per evitare che il potenziamento di un istituto contrattuale svuoti i capitoli di spesa dell’altro. Al momento, la capienza del fondo risente dei vincoli e dei tetti di spesa imposti dalle normative nazionali sul contenimento del disavanzo, a partire dai rigidi criteri stabiliti dal Decreto Calabria, che storicamente limitano la capacità di spesa per il personale delle regioni in piano di rientro sanitario.

La richiesta di incontro urgente e la dottrina del pragmatismo sindacale

Nonostante il quadro normativo restrittivo, i progressivi segnali di consolidamento e stabilizzazione dei saldi finanziari della sanità della Regione Abruzzo aprono nuovi margini di manovra. Per questa ragione, la FIALS ha inviato una formale richiesta di incontro urgente alla Direzione Aziendale della ASL 1. L’obiettivo del tavolo di monitoraggio è effettuare una ricognizione puntuale della consistenza economica del fondo e verificare la possibilità di incamerare risorse aggiuntive derivanti dalle deroghe del Decreto Calabria, da destinare immediatamente alla copertura finanziaria dei nuovi incarichi di funzione. La sigla ribadisce la propria linea strategica: il riconoscimento del merito e la progressione di carriera dei lavoratori della sanità non possono essere oggetto di rivendicazioni a intermittenza o di propaganda elettorale. Gli incarichi vanno sbloccati al più presto attraverso avvisi pubblici che garantiscano trasparenza, imparzialità e rigida aderenza al dettato contrattuale, rifiutando logiche di scontro ideologico a favore di risultati concreti e misurabili.

Continua a Leggere

Salute

Bambini e adolescenti al sicuro in estate: la bussola psicologica tra protezione e buon senso intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana

​L’estate rappresenta il momento più spensierato dell’anno per bambini e adolescenti, tra tempo all’aperto, gioco e libertà. Pur tuttavia, la bella stagione si rivela spesso teatro di una tragedia silenziosa, dall’aumento degli annegamenti e dei colpi di calore fino agli incidenti stradali e ai pericoli legati all’uso di mezzi a motore, come i quad tra i giovanissimi, la cronaca registra un incremento preoccupante di vittime e feriti sempre più gravi. Intervista di Marialuisa Roscino

Pubblicato

a

Lucattini

Redazione-  ​L’estate rappresenta il momento più spensierato dell’anno per bambini e adolescenti, tra tempo all’aperto, gioco e libertà. Pur tuttavia, la bella stagione si rivela spesso teatro di una tragedia silenziosa, dall’aumento degli annegamenti e dei colpi di calore fino agli incidenti stradali e ai pericoli legati all’uso di mezzi a motore, come i quad tra i giovanissimi, la cronaca registra un incremento preoccupante di vittime e feriti sempre più gravi. Di questi aspetti importanti e di come in molti casi, sia possibile prevenirli con maggiori misure precauzionali e di sicurezza, ​ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), analizzandone in particolare, in questa intervista, i fattori di rischio psicologici e comportamentali legati a questa drammatica tendenza.

Dott.ssa Lucattini, ogni estate i bambini pagano il prezzo più alto per annegamenti, colpi di calore e incidenti domestici. Oltre ai pericoli evidenti, quali fattori di rischio, secondo Lei, sono ancora sottovalutati? Come possiamo passare dall’emergenza alla prevenzione attiva?

Uno dei fattori più sottovalutati è la convinzione che un ambiente familiare sereno e un luogo di vacanza tranquillo, sia automaticamente sicuro. La casa delle vacanze, il giardino, una piccola piscina gonfiabile, il mare calmo o un breve tragitto in quad possono abbassare la percezione del rischio proprio perché associati al divertimento e alla quotidianità. In realtà, molti incidenti avvengono durante attività ordinarie, quando l’adulto ritiene che il bambino sia autonomo oppure che qualcun altro lo stia sorvegliando.

Dal punto di vista psicologico, è importante considerare la cosiddetta “normalizzazione del rischio”, un comportamento pericoloso, se ripetuto più volte senza conseguenze, finisce per essere percepito come innocuo. Ma l’assenza di incidenti precedenti non rende sicuro un comportamento.

Un altro elemento decisivo è la frammentazione dell’attenzione che possono avere gli adulti. Telefono, conversazioni, faccende domestiche, lavoro a distanza e presenza contemporanea di più bambini possono determinare vere e proprie lacune nella sorveglianza. Gli studi sugli annegamenti infantili mostrano che le distrazioni dei caregiver e l’ambiguità su chi debba controllare il bambino sono fattori ricorrenti negli incidenti (Journal of Paediatrics and Child Health, 2020).

Gli annegamenti rappresentano una delle emergenze estive più drammatiche, spesso consumate in pochissimi secondi, anche in pochi centimetri d’acqua o nelle piscine di casa. Quali regole d’oro si potrebbero seguire per cercare di prevenire questo rischio?

La prima regola è la sorveglianza attiva, continua e ravvicinata. Sorvegliare non significa trovarsi genericamente nelle vicinanze, ma guardare realmente il bambino, senza leggere, usare il telefono, dormire o conversare distraendosi. Con neonati e bambini piccoli bisogna restare a distanza di braccio. Anche un’interruzione breve può essere sufficiente perché si verifichi un incidente.

La seconda regola è assegnare esplicitamente la responsabilità della sorveglianza a bambini più grandi. Durante feste, giornate in spiaggia o momenti con molti adulti è utile individuare un “adulto sorvegliante”, eventualmente alternandosi con turni precisi.

La terza regola è creare barriere fisiche. Piscine e vasche devono essere rese inaccessibili ai bambini quando non sono utilizzate. Gli studi mostrano che la combinazione tra supervisione attiva e barriere conformi alle norme rappresenta uno degli strumenti più importanti nella prevenzione degli annegamenti dei bambini piccoli. Anche le piscine portatili possono essere pericolose, sono stati descritti annegamenti in circa 15 centimetri d’acqua.

La quarta regola è non attribuire a braccioli, gonfiabili o giochi acquatici una funzione salvavita di per sé. Possono sgonfiarsi, scivolare o allontanare il bambino dalla riva. Quando indicato, deve essere utilizzato un dispositivo personale di galleggiamento omologato e adeguato al peso del bambino, ma neppure questo sostituisce la sorveglianza.

I corsi di nuoto possono migliorare le competenze acquatiche, ma non rendono un bambino “a prova di annegamento”. Il rischio può anzi aumentare se i genitori, rassicurati dalle lezioni, riducono il controllo. È quindi fondamentale che l’insegnamento del nuoto sia accompagnato da un’educazione dei genitori sulla sicurezza e sui limiti delle abilità acquisite.

Infine, gli adulti dovrebbero avere delle conoscenze di base delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e avere sempre a disposizione un sistema rapido per chiamare i soccorsi (Pediatrics, 2026).

Con l’innalzamento costante delle temperature e le ondate di calore sempre più intense, i bambini e i neonati sono particolarmente vulnerabili a colpi di sole e disidratazione grave. Quali sono i segnali d’allarme da cogliere tempestivamente?

Neonati e bambini piccoli rispetto agli adulti presentano caratteristiche fisiologiche e comportamentali che possono rendere più difficile la gestione del calore, specialmente durante l’attività fisica prolungata.

I primi segnali possono essere aspecifici, irritabilità, stanchezza insolita, sonnolenza, mal di testa, nausea, vertigini, crampi, pelle molto calda, sete intensa, riduzione dell’attività e difficoltà a continuare il gioco. Nel bambino piccolo bisogna osservare anche la diminuzione delle urine, pannolini meno bagnati, bocca asciutta, assenza di lacrime durante il pianto e un comportamento meno reattivo del solito.

Particolare attenzione va prestata quando il bambino diventa confuso, disorientato, barcolla, risponde lentamente, importante non scambiare questi cambiamenti per un problema psicologico e le alterazioni del comportamento come capricci o pigrizia (Journal of Clinical Medicine, 2025).

Cosa è possibile fare al riguardo?

Se invece, si osserva un’alterazione dello stato di coscienza, bisogna porsi il problema di un possibile colpo di calore che costituisce un’emergenza medica.  Di fronte a questi segni bisogna interrompere immediatamente le attività, portare il bambino in un luogo fresco, togliere gli indumenti e iniziare a raffreddarlo. In presenza di confusione, perdita di coscienza, convulsioni, forte debolezza o sospetto colpo di calore occorre chiamare subito il 112. Non bisogna forzare a bere un bambino confuso, sonnolento o non pienamente cosciente, per il rischio di soffocamento.

La prevenzione richiede di non aspettare che il bambino chieda da bere, programmando pause frequenti, limitando le attività nelle ore più calde e osservando anche i cambiamenti del comportamento. Il bambino concentrato nel gioco può non riconoscere o non comunicare tempestivamente la sete e la stanchezza (Current Opinion in Pediatrics, 2024).

Se per i più piccoli il pericolo arriva dall’ambiente domestico o acquatico, per gli adolescenti l’estate fa registrare un vero e proprio allarme legato all’uso dei quad e di altri veicoli a motore, soprattutto se guidati senza protezioni adeguate, con conseguenze tragiche o invalidanti. A cosa è dovuta questa sottovalutazione del pericolo?

 

L’adolescente non è privo della capacità di comprendere il rischio. Spesso sa che una condotta è potenzialmente pericolosa, ma nel momento concreto il desiderio di provare emozioni, sentirsi “grandi”, essere accettato dal gruppo o dimostrare coraggio può prevalere sulla valutazione delle conseguenze.

Durante l’adolescenza i sistemi cerebrali legati alla gratificazione, alla novità e alla rilevanza sociale diventano particolarmente sensibili, mentre le capacità di controllo, pianificazione e autoregolazione continuano a maturare. Questa diversa traiettoria evolutiva può favorire decisioni impulsive soprattutto in condizioni di eccitazione emotiva o in presenza dei coetanei (Current Opinion in Psychology, 2022).

Anche il modello adulto ha un ruolo centrale poiché trasmettono direttamente e implicitamente le regole. La sicurezza non si insegna soltanto attraverso insegnamenti e raccomandazioni, ma soprattutto attraverso comportamenti coerenti.

Come si argina questo fenomeno tra i giovani?

Sono importanti regole chiare e non negoziabili, niente guida senza i requisiti previsti, niente mezzi non adatti all’età o alle dimensioni fisiche, niente passeggeri quando il veicolo non è progettato per trasportarli, niente alcol o altre sostanze stupefacenti, niente percorsi non autorizzati e casco sempre ben allacciato.

Le regole devono essere accompagnate da un lavoro sulla percezione del rischio per questo possono essere efficaci testimonianze, simulazioni, formazione pratica e discussione di casi reali, purché non vengano utilizzati soltanto per spaventare.

È utile coinvolgere i ragazzi nella costruzione della propria sicurezza, chiedere loro di individuare i rischi, stabilire preventivamente in quali condizioni possono guidare e concordare come rapportarsi alla pressione degli amici. Un adolescente aderisce più facilmente alle regole quando ne comprende il senso e capisce che proteggono la sua autonomia, anziché essere una limitazione o una punizione.

Occorre quindi un’alleanza tra famiglia, strutture turistiche, associazioni sportive e noleggiatori, affinché il messaggio sia univoco, ogni mezzo a motore non è un giocattolo e la sicurezza non dipende dall’abilità percepita del ragazzo ma da competenze specifiche e rispetto di regole precise (Paediatrics & Child Health, 2025).

 

Quali sono, a Suo avviso, le regole fondamentali da tenere a mente ogni giorno, racchiudendo sorveglianza, educazione al rischio e buon senso?

La prima regola è che la sicurezza deve essere proporzionata allo sviluppo del bambino, non soltanto alla sua età anagrafica. Un bambino molto vivace, impulsivo o attratto dalla novità può aver bisogno di una sorveglianza più ravvicinata; allo stesso modo, un adolescente competente in altri ambiti può non essere ancora pronto per gestire un mezzo potente o una situazione complessa.

La seconda regola è rendere la sorveglianza concreta. Bisogna sapere chi controlla, che cosa sta controllando e per quanto tempo. La supervisione è più efficace quando è attiva, prossima e continuativa, soprattutto vicino all’acqua, alle strade, ai balconi, ai veicoli e alle fonti di calore. La ricerca sugli incidenti infantili mostra che età del bambino, capacità di autocontrollo, percezione del rischio da parte dei genitori e qualità della supervisione interagiscono nel determinare la sicurezza.

La terza è eliminare i pericoli quando possibile. La prevenzione non deve dipendere unicamente dall’obbedienza del bambino, farmaci, sostanze tossiche, chiavi dei veicoli e accessi all’acqua devono essere fisicamente protetti. Una barriera è più affidabile di un divieto ripetuto anche molte volte.

La quarta è anticipare gli scenari possibili. Questo non significa vivere nell’ansia, ma prendere decisioni ponderate nei momenti d’entusiasmo impulsivo o in situazioni di emergenza.

La quinta è distinguere il rischio evolutivo dal pericolo evitabile. Arrampicarsi in un parco adatto all’età, esplorare la natura o imparare gradualmente a nuotare sono esperienze di crescita. Guidare senza casco, lasciare un bambino solo vicino a una piscina o tenerlo in un’auto parcheggiata sono invece pericoli che non producono alcun beneficio educativo.

Infine, il buon senso deve sempre essere sostenuto da regole precise. Nei momenti di stanchezza, fretta o euforia collettiva, anche il giudizio dell’adulto può ridursi. Procedure semplici e ripetute (indossare casco e cintura di sicurezza, avere le dovute misure di protezione in acqua, evitare tuffi azzardati, fare pause all’ombra, alimentarsi, bere e idratarsi spesso) trasformano la prudenza in una buona abitudine (Pediatric Clinics of North America, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

-Vigilare sempre i bambini e di non vergognarsi mai nell’essere prudenti. Quando crescono, avere la forza dire di “no” ad attività non adeguata all’età o rischiose;

-Parlare dei pericoli senza minacce o immagini catastrofiche. Con i bambini piccoli funzionano regole chiare a parole semplici e ripetute nel tempo. Con gli adolescenti spiegare il rapporto tra comportamento e conseguenze, ascoltare le loro idee e parlare chiaramente anche della pressione sociale;

-Essere buoni modelli. Le indicazioni e le norme perdono credibilità quando vengono richieste ai figli ma ignorate dagli adulti;

-Con gli adolescenti, è utile concordare le regole in anticipo, evitando la contrattazione davanti agli amici;

-Sorvegliare senza controllare ossessivamente. Una buona protezione cambia con la crescita dei figli, dapprima è presenza fisica, poi diventa educazione, spiegazioni, ascolto e disponibilità al dialogo;

-Aiutare i figli a distinguere il coraggio dall’imprudenza, l’autonomia dal correre pericoli, la libertà dalla mancanza di regole.

Continua a Leggere

Salute

Emergenza alcol tra i giovanissimi: l’epidemia silenziosa che inizia a 10 anni. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association

Lucattini: “Il dialogo aperto con i figli è indispensabile: permette di costruire una relazione in cui la regola, condivisa e compresa nel suo valore protettivo, diventa un punto di riferimento”.

Intervista di Marialuisa Roscino

Pubblicato

a

Alcol tra i giovani

Redazione-  Il consumo di alcol tra i giovanissimi non è più un fenomeno isolato, ma una vera e propria emergenza di salute pubblica che sta assumendo i contorni di un’epidemia silenziosa. Se un tempo il primo approccio avveniva verso la fine dell’adolescenza, oggi i dati clinici e le segnalazioni dei pediatri indicano una soglia di ingresso drasticamente abbassata: si inizia già a 10 o 11 anni.

​A preoccupare non è solo la precocità del consumo, ma la totale inconsapevolezza dei rischi. L’alcol viene spesso percepito come un “rito di passaggio” sociale, innocuo o addirittura gratificante, oscurando il fatto che, in un cervello ancora in fase di sviluppo, ogni assunzione comporta danni neurologici potenzialmente irreversibili. Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica lancia un grido d’allarme: la prevenzione non può più attendere. Di questi aspetti significativi ne parliamo oggi in questa intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista,  Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

Dott.ssa Lucattini, i dati ci parlano di un esordio sempre più precoce del consumo di alcol. Qual è la situazione reale oggi secondo i dati statistici e che Lei osserva con la Sua ampia esperienza clinica?

 

La situazione è certamente preoccupante, anche se eviterei di generalizzare affermando che tutti inizino a bere a dieci anni. Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al 2024, indicano 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con un consumo di alcol definito a rischio: il 15,5% dei maschi e il 13,3% delle femmine. Sono inoltre circa 79.000 i minorenni che riferiscono episodi di binge drinking, cioè un consumo concentrato finalizzato spesso all’ubriacatura. Il fenomeno è ancora inferiore all’1% tra gli 11 e i 15 anni, ma cresce nettamente nella seconda adolescenza.

E’ importante comprendere non soltanto quanto un ragazzo beve, ma quale funzione psicologica assume l’alcol. Può diventare una sorta di regolatore esterno delle emozioni, serve ad attenuare ansia, vergogna, insicurezza, sentimenti di inadeguatezza o paura dell’esclusione. In altri casi rappresenta un’azione impulsiva, un acting out, attraverso cui viene espresso nel comportamento ciò che non riesce ancora a essere riconosciuto e trasformato in parole.

Uno studio JAMA Network Open (2025), condotto su 633 adolescenti e giovani, ha mostrato che una maggiore reattività socioemotiva, non ancora sufficientemente bilanciata dalle capacità di controllo esecutivo, può precedere l’inizio del consumo pesante; il bere, a sua volta, è associato a un’ulteriore alterazione della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.

 

Quali sono i segnali di allarme che un genitore non dovrebbe sottovalutare?

 

I genitori dovrebbero prestare attenzione soprattutto ai cambiamenti improvvisi e persistenti: irritabilità o euforia insolita, isolamento, maggiore segretezza, menzogne, nuove frequentazioni difficili da conoscere, perdita d’interesse per lo studio e le attività abituali, calo del rendimento scolastico, alterazioni del sonno, richieste ingiustificate di denaro, rientri confusi, odore di alcol, nausea o mal di testa ricorrenti dopo le uscite.

Nessun segnale, considerato isolatamente, dimostra che un ragazzo stia bevendo. Diventa allarmante la presenza contemporanea di più cambiamenti, soprattutto quando modificano il suo modo abituale di essere e compromettono la vita familiare, scolastica e sociale. Il dato non è marginale: nel 2024, in Italia, sono stati stimati 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con consumi di alcol a rischio e circa 79.000 minorenni coinvolti nel binge drinking.

Bisogna interrogarsi non soltanto su quanto il ragazzo beva, ma su che cosa cerchi di curare attraverso l’alcol. Il bere può rappresentare un acting out: un disagio che non riesce ancora a essere pensato o comunicato viene espresso attraverso il comportamento. L’alcol diventa così un anestetico contro ansia, vergogna, solitudine, rabbia o paura di non essere accettati.

Uno studio italiano su 6.506 adolescenti di 11, 13 e 15 anni, pubblicato nell’International Journal of Mental Health and Addiction (2025), ha rilevato che il 9,9% riferiva un consumo regolare e il 18,3% episodi di binge drinking. I problemi psicologici erano associati a una probabilità maggiore di binge drinking, mentre disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco e stanchezza erano associati al consumo regolare. Anche la percezione di uno scarso sostegno da parte degli adulti della scuola risultava collegata a un rischio più elevato.

Per questo il genitore dovrebbe evitare sia la minimizzazione sia l’interrogatorio punitivo, avvicinandosi con fermezza e interesse autentico: “Ho notato che sei cambiato e sono preoccupato. Vorrei capire che cosa ti sta accadendo”. L’obiettivo è trasformare il comportamento da segnale muto di sofferenza in qualcosa che possa essere raccontato, pensato e affrontato insieme.

Molti adolescenti percepiscono le raccomandazioni degli adulti a volte come “seccature per loro”. Quali strategie comunicative suggerisce per trasformare il ‘non bere’ da imposizione a una scelta consapevole basata sulla tutela della propria salute cerebrale e del proprio benessere in generale?

 

Più che ripetere soltanto “non bere”, è necessario aiutare l’adolescente a comprendere perché scegliere di non bere. In questa fase della vita, un ordine percepito come autoritario può attivare opposizione e ribellione, perché il ragazzo è impegnato nella costruzione della propria autonomia. Il genitore dovrebbe quindi mantenere un limite chiaro, accompagnandolo con ascolto, spiegazioni comprensibili e rispetto per il bisogno del figlio di sentirsi parte attiva della decisione.

È utile parlare del significato che l’alcol assume nel gruppo, della paura di sentirsi esclusi e degli effetti che può avere sulla salute. L’adulto può spiegare, senza allarmismi, che il cervello adolescenziale è ancora in maturazione e che l’alcol interferisce con attenzione, memoria, capacità di giudizio e controllo degli impulsi. Il messaggio più efficace è far comprendere che non bere significa proteggere la propria salute, la libertà di scelta e la sicurezza personale.

Il dialogo permette di trasformare la regola esterna in una funzione interna di protezione. Il limite, se accompagnato da affetto e coerenza, non viene vissuto soltanto come divieto, ma può essere interiorizzato come capacità di prendersi cura di sé.

Uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health (2025), condotto su 114.364 studenti, ha rilevato che uno scarso coinvolgimento genitoriale è associato a un maggiore rischio di binge drinking. Al contrario, comunicazione, presenza affettiva, regole chiare e conoscenza delle frequentazioni dei figli rappresentano importanti fattori protettivi.

 

Oltre il No per un dialogo consapevole tra genitori e figli, cosa ne pensa al riguardo?

 

I “no” servono e sono necessari, ma devono essere accompagnati da buone maniere, affetto, ascolto, spiegazioni e coerenza attraverso il proprio comportamento. Il limite psicologico, utile per la crescita, non è soltanto un divieto, ma una funzione protettiva che aiuta l’adolescente a contenere l’impulsività e, nel tempo, a interiorizzare la capacità di prendersi cura di sé.

Dialogare significa riconoscere il suo bisogno di autonomia senza rinunciare al ruolo adulto. Non equivale, quindi, a concedere il consumo di alcol. Uno studio su Addictive Behaviors (2025), condotto per nove anni su 387 adolescenti, ha infatti associato il bere con il permesso dei genitori a un maggiore consumo e a più conseguenze negative nella giovane età adulta.

In che modo, è possibile trasformare il dialogo in uno strumento di protezione, evitando di cadere nel proibizionismo sterile che allontana il ragazzo in alcuni casi dai propri genitori?

 

Il dialogo diventa protettivo quando unisce ascolto e limiti chiari. Dal punto di vista psicoanalitico, ascoltare significa aiutare l’adolescente a trasformare in parole la paura di essere escluso, il bisogno di appartenenza e l’insicurezza che possono spingerlo a bere. In questo modo, l’alcol non diventa l’unico strumento per sentirsi accettato.

Il genitore non deve né giudicare né rinunciare al proprio ruolo, ma mostrare comprensione e fermezza. Il disimpegno genitoriale e l’eccessiva durezza possono favorire ansia, depressione, solitudine e purtroppo anche l’avvicinamento a gruppi problematici. Questo aumenta il rischio successivo di avvicinarsi al consumo di alcol e al fumo di sigaretta.

E nello specifico, può spiegare come l’ascolto attivo può aiutare a decodificare le pressioni sociali che i ragazzi vivono, affinché non vedano l’alcol in alcuni contesti, come il lasciapassare per l’accettazione nel gruppo?

 

L’ascolto attivo aiuta l’adolescente a riconoscere e mettere in parole la paura dell’esclusione, il bisogno di appartenenza e il desiderio di sentirsi adulto. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che viene pensato e condiviso ha meno bisogno di essere agito impulsivamente.

Accogliendo il racconto senza giudicare, il genitore può aiutare il ragazzo a distinguere il desiderio personale dalla pressione del gruppo e a costruire modalità alternative per sentirsi accettato. In questo modo, rifiutare l’alcol non viene vissuto come una rinuncia, ma come una scelta autonoma e protettiva. ( Journal of Applied Developmental Psychology, 2025).

 

Quali strategie efficaci possono adottare al riguardo, in particolare,  le Famiglie e la Scuola?

 

Famiglia e scuola devono costruire una vera alleanza educativa, fondata sulla comunicazione regolare, sulla fiducia e sullo scambio reciproco delle osservazioni sul ragazzo. Non dovrebbero incontrarsi soltanto quando emerge un problema, ma condividere informazioni, segnali di disagio e strategie preventive, offrendo messaggi coerenti sui rischi dell’alcol.

Dal punto di vista psicologico, questa collaborazione crea intorno all’adolescente una rete di contenimento affettivo. Sentire che gli adulti dialogano e collaborano, senza accusarsi reciprocamente, rafforza il senso di sicurezza e facilita la richiesta di aiuto. La scuola può promuovere incontri continuativi sull’alcol, sulle emozioni e sulla pressione del gruppo, mentre la famiglia può proseguire il dialogo a casa con ascolto e regole chiare.

Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Educational Research (2025), basata sull’analisi di 32 studi, ha rilevato in 28 di essi un’associazione tra il coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica e un minore disagio psicologico negli adolescenti. Il dato conferma il valore protettivo di una collaborazione positiva e continuativa tra famiglia e scuola.

 

Quale messaggio si sente di dare ai ragazzi?

Dire di no all’alcol è un atto di libertà e forza in cui scegliete di proteggere voi stessi e il vostro futuro, la conoscenza rende liberi e salva la vita;

-Parlate con i genitori o con un adulto di fiducia, soprattutto quando vi sentite in difficoltà;

-Scegliete amici che rispettino le vostre decisioni e non vi spingano a bere per sentirvi accettati;

-Se vi sentite tristi, depressi o molto ansiosi, rivolgetevi a uno psicoanalista, a uno psichiatra o a un altro specialista, come il vostro medico di medicina generale;

-Informatevi sui danni reali che l’alcol può provocare al cervello, alla mente e alla salute fisica;

-Coltivate sport, attività creative, amicizie e relazioni affettive autentiche;

-Cercate emozioni nei legami affettivi. Tuffatevi nell’ amore, non c’è lo “sballo” più bello, duraturo, naturale e creativo di quello che viene dai sentimenti, teneri e forti, intensi, che fanno sentire vivi.

Lucattini

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza