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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: parole per una giornata di coraggio

Le riflessioni del lunedì dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: un invito caloroso alla libertà, alla responsabilità e al coraggio. 📜 ✨

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Il Mattutino di lunedì 3 agosto

Castellar Ponzano – Nel silenzio delle prime ore del giorno, quando la luce dell’alba inizia a illuminare le campagne e i borghi della nostra provincia, la riflessione e il pensiero libero si offrono come guide preziose per la coscienza. Dalla storica e monumentale cornice del Castello Sforzini di Castellar Ponzano si rinnova l’appuntamento quotidiano con la rubrica “Il Mattutino”. Questo spazio di saggistica laica e di meditazione, concepito per sottrarre il lettore alla fretta e alla dittatura delle notizie dell’ultima ora, propone brevi frammenti di saggezza volti a risvegliare il senso critico. Un invito sincero all’ascolto e all’onestà intellettuale, pensato per offrire alle famiglie e ai cittadini una bussola etica capace di orientare i passi della quotidianità tra le sfide del nostro tempo.

La vera natura della libertà e il rifiuto delle illusioni

Il primo frammento del Mattutino di questo lunedì apre una profonda indagine sul significato autentico della libertà, deostruendo le visioni superficiali o puramente estetiche che spesso la riducono a un concetto vuoto o a una posa intellettuale. Attraverso una suite di immagini semplici, il testo richiama le parole immortali di Giorgio Gaber per tracciare un confine netto: «La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone». Essere liberi non coincide con l’isolamento distaccato dal mondo, né con il movimento caotico e privo di una meta reale di chi si lascia trasportare dal vento delle mode commerciali. La libertà vera si offre come un’esperienza intima e partecipata, un cammino che esige presenza, consapevolezza dei propri limiti e rispetto per il percorso degli altri.

La memoria che unisce e il rigore nello studio della storia

La seconda riflessione del salotto culturale del castello affronta un tema civile di straordinaria attualità, esaminando il rapporto complesso che unisce le comunità locali alla gestione del passato e del patrimonio immateriale dei territori. La massima odierna mette in guardia contro l’uso politico dei ricordi condivisi: «La memoria divide solo chi la usa come arma. La storia preferisce chi la studia». Troppo spesso, le fratture del passato vengono riaperte in modo strumentale per alimentare risentimenti o per erigere barriere tra i cittadini, generando una condizione di asfissia relazionale. Al contrario, lo studio rigoroso, trasparente e privo di pregiudizi ideologici costituisce l’unico presidio di igiene intellettuale capace di trasformare il dolore di ieri in una dinamo di riconciliazione e di coesione civile per il domani del Paese.

La bussola interiore e la scelta consapevole della meta

L’ordito del Mattutino si chiude con un parallelismo suggestivo incentrato sugli strumenti che guidano il comportamento dei cittadini onesti e dei lavoratori di fronte alle decisioni più importanti della vita familiare e professionale. Utilizzando un oggetto simbolo della navigazione, lo scritto ricorda i confini dell’agire umano: «La bussola non decide la meta. Ricorda soltanto dov’è il Nord». I valori morali, l’educazione affettiva ricevuta e le regole dello Stato operano come indicatori stabili, ma la scelta finale del porto verso cui dirigersi e la responsabilità del viaggio rimangono interamente affidate alla volontà del singolo, richiamando la necessità di un impegno in prima persona per edificare il bene comune.

Il congedo di Castellar Ponzano: un manifesto di cittadinanza attiva

In ultima analisi, il saluto finale formulato dalle storiche mura del Castello Sforzini si offre alla società civile come un solenne manifesto laico di solidarietà e di partecipazione democratica. Sradicare i giovani e i minori dalla solitudine biologica indotta dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali per ricondurli nella dimensione della lettura lenta e consapevole costituisce il pilastro sussidiario più efficace per favorire il benessere sociale della comunità. Il Mattutino si congeda dalla provincia e dal Paese con un augurio d’autore che chiama ognuno a fare la propria parte con dignità: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre parole d’oro capaci di attraversare il tempo senza consumarsi, destinate a illuminare il cammino delle future generazioni.

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Attualità

Team Parravano Corse trionfa a Misano, il plauso di Quadrini

Il Team Parravano Corse brilla al CIV Classic di Misano: il consigliere Gianluca Quadrini celebra l’eccellenza motoristica di Arpino. 🏍️ 🏆

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Quadrini

Frosinone – Nel vivo della stagione motoristica nazionale, i successi delle scuderie locali nei campionati di velocità su pista si confermano un elemento di forte richiamo e di promozione per le eccellenze delle aree interne del Paese. Il circuito romagnolo del Misano World Circuit Marco Simoncelli ha ospitato il quinto attesissimo appuntamento del Campionato Italiano Velocità (CIV) Classic, regalando un fine settimana di accese competizioni e di forti emozioni agli appassionati delle due ruote. Tra i protagonisti assoluti della trasferta sulla riviera adriatica spicca il Team Parravano Corse, scuderia con base nel borgo storico di Arpino, capace di imporsi ai vertici delle classifiche grazie a prestazioni di altissimo livello tecnico e a una condotta di gara coraggiosa. I risultati conseguiti in pista confermano la vitalità del movimento motoristico ciociaro, in grado di confrontarsi con successo con le realtà più blasonate del panorama motociclistico italiano.

L’intervento di Gianluca Quadrini e l’orgoglio per il talento ciociaro

Sulle eccellenti risultanze sportive ottenute dal team arpinate è intervenuto con una nota ufficiale Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole dirigente di ANCI Lazio. Quadrini ha voluto interpretare il sentimento di gioia e di profonda ammirazione delle istituzioni e della cittadinanza frusinate di fronte a un successo che dà lustro all’intero comprensorio della Ciociaria. Il consigliere ha evidenziato come lo sport possa trasformarsi in un formidabile ambasciatore dei valori del territorio, celebrando il merito dei piloti e dei tecnici della scuderia: «Le straordinarie prestazioni e il bagaglio di grandi emozioni che il Team Parravano Corse ha saputo regalare sul prestigioso circuito di Misano Adriatico rappresentano l’ennesima dimostrazione lampante di come la nostra provincia sia una fucina inesauribile di talenti, passione sportiva, dedizione e altissima professionalità».

Il secondo posto di Francesco Cianfarani nella Old Open Cup Under 600

Il fine settimana di gare ha vissuto un momento di grandissima intensità agonistica grazie alla splendida prova di Francesco Cianfarani, impegnato nella difficile e combattuta classe Old Open Cup Under 600. Il pilota del team ciociaro è stato protagonista di una condotta di gara impeccabile, caratterizzata da una guida fluida, pulita e priva di sbavature fin dalle prime curve del tracciato intitolato a Marco Simoncelli. Questa intelligenza tattica, unita a un meticoloso lavoro di squadra svolto insieme ai meccanici all’interno dei box per trovare la perfetta messa a punto della moto, ha permesso a Cianfarani di conquistare un meritato e prestigioso secondo posto sul podio romagnolo, raccogliendo gli applausi del pubblico e confermando la bontà del progetto di sviluppo della scuderia.

Il coraggio di Daniele Parravano e la leadership blindata nella classe 1000

Un vero e proprio esempio di carattere e determinazione sportiva è arrivato dalla prova di Daniele Parravano, sceso in pista nella classe regina della Old Open Cup 1000 per difendere il primato nella classifica generale. A metà della corsa, Parravano ha dovuto fare i conti con un improvviso e penalizzante problema tecnico alla pompa del freno, un imprevisto che avrebbe potuto compromettere l’intera gara e causare una pericolosa caduta. Da vero campione, il pilota ha stretto i denti e ha continuato a spingere con coraggio, difendendo con le unghie un pesantissimo quarto posto al traguardo. Questo piazzamento d’oro permette a Daniele Parravano di blindare la propria leadership in campionato a un solo appuntamento dal termine della stagione, dimostrando come la tenuta mentale sia fondamentale nei momenti di massima pressione.

La guida di Antonio Di Carlo e il valore sociale dello sport per i giovani

L’architettura vincente del Team Parravano Corse poggia sulla sapiente gestione del team manager Antonio Di Carlo, al quale va il merito di aver saputo cementare un gruppo unito, coeso e mosso da una profonda passione comune. L’impegno profuso all’interno delle officine e sui circuiti nazionali rappresenta un esempio virtuoso per tutta la comunità di Arpino e per i piccoli centri della provincia di Frosinone. Sostenere lo sviluppo di queste realtà motoristiche indipendenti costituisce un pilastro importante per la crescita personale dei ragazzi, offrendo loro modelli sani fondati sul rispetto delle regole, sulla disciplina quotidiana e sullo spirito di sacrificio, offrendo una valida alternativa alla solitudine indotta dall’abuso degli schermi digitali e promuovendo la socialità reale.

Il grande tifo della Ciociaria in vista del gran finale sul circuito di Magione

In ultima analisi, il successo della spedizione di Misano Adriatico apre la strada a un’attesa febbrile per l’atto conclusivo del campionato, che si consumerà sul circuito umbro di Magione. Tutta la provincia di Frosinone si appresta a stringersi attorno ai propri campioni per far sentire il calore e il sostegno di un intero popolo pronto a festeggiare un traguardo storico. Gianluca Quadrini ha concluso la sua nota rivolgendo un affettuoso e solenne “in bocca al lupo” a tutta la squadra, con la certezza che il duro lavoro e i sacrifici di un anno intero sapranno trovare la giusta ricompensa in pista, confermando che il domani del nostro sport dipende dalla capacità di unire il talento all’amore profondo per le proprie radici culturali.

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Esteri

Angela Kosta intervista il delegato all’Onu (Ginevra), Dott. Renato Ongania

I diritti umani e la via per la pace: l’intervista di Angela Kosta al dottor Renato Ongania, delegato all’Onu di Ginevra. 🕊️ 🏛️

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Dott. Renato Ongania

Ginevra – Nel complesso scacchiere delle relazioni internazionali e della diplomazia contemporanea all’interno dell’Eurozona, la tutela dei diritti fondamentali della persona si impone come una priorità etica e civile non più differibile. In un momento storico segnato da profonde tensioni geopolitiche globali e dal rischio di asfissia dei tradizionali canali del diritto internazionale, il dialogo interculturale e la ricerca di una via comune per la pace rappresentano gli unici argini efficaci contro la frammentazione sociale. In questa cornice densa di sfide per il futuro della comunità mondiale si colloca l’intensa intervista curata dalla giornalista Angela Kosta, che ha incontrato il dottor Renato Ongania, delegato presso gli uffici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a Ginevra. Il colloquio si offre al pubblico come un racconto caldo, profondo e partecipato, capace di deostruire la rigidità dei labirinti burocratici per mettersi nei panni delle persone, dei lavoratori e delle minoranze che ogni giorno lottano per il riconoscimento della propria dignità.

Il percorso biografico e istituzionale di Renato Ongania attraversa tappe di straordinario interesse speculativo, delineando la figura di un intellettuale che ha saputo coniugare il rigore degli studi accademici all’azione sociale sul campo. Già consigliere comunale, direttore delle pubbliche relazioni e ministro ordinato della Chiesa di Scientology, Ongania analizza in questo confronto le radici intime della sua vocazione civile, nata nell’infanzia e maturata negli anni attraverso una formazione multidisciplinare che spazia dalle relazioni pubbliche alla bioetica e agli studi sulla pace. L’intervista si articola come un vero e proprio manifesto di cittadinanza attiva, all’interno del quale vengono sviscerati progetti d’avanguardia di risonanza nazionale — come la Cattedra delle Donne e la Cattedra della Pace — nati per contrastare le disuguaglianze e promuovere un nuovo modello di sviluppo sicuro, laico ed europeo, fondato sul merito e sull’educazione all’ascolto delle future generazioni.

A. Kosta: Benvenuto Dott. Ongania. La sua carriera è stata segnata da un impegno costante nei diritti umani e nella cultura. Com’è arrivato a scoprire la sua passione per questi temi e in che modo la sua formazione accademica l’ha aiutato a sviluppare il suo lavoro?
Renato. O: C’è un episodio che mi svela una certa natura della mia personalità e che penso di poter condividere. Ricordo che da bambino cercavo di difendere un amico che apparteneva alla Congregazione dei Testimoni di Geova e subiva angherie da un altro mio amico, un vero e proprio “bullo”. Quest’altro mio amico, con cui trascorrevo buona parte del tempo di gioco peraltro, non perdeva occasione per deridere la fede religiosa e il credo di quell’altro mio amico. Stiamo parlando di bambini di otto, dieci anni. Era nato e cresciuto in una famiglia di Testimoni di Geova, e perché doveva subire questa cattiveria? Sentivo dentro di me una forza che mi faceva intervenire per difendere la vittima, e l’ho fatto in diverse occasioni, a costa di inimicarmi il bullo. Qualche anno più tardi, verso i 14-anni, ascoltando Marco Pannella a Radio Radicale, ho avuto la possibilità di elaborare tale mia spinta interiore, e in qualche modo “metterle le redini” con l’impegno politico, usarla a vantaggio di qualcosa di più grande di me. I diritti umani, posso affermare oggi, non sono prodotti che si trovano sugli scaffali del supermercato, sono delle astrazioni complesse che vanno studiate a fondo e come dice L. Ron Hubbard: “I diritti umani devono essere resi una realtà, non un sogno idealistico”. Con gli studi universitari che spaziano dalle Relazioni Pubbliche (Iulm, università di Milano) alla filosofia, bioetica e studi sulla pace, ho affinato gli strumenti di comunicazione, e quella spinta che mi faceva correre in soccorso alle persone oggetto di discriminazione. Oggi è meglio valorizzata perché inserita in alcuni progetti del mio lavoro e impegno sociale…
A. Kosta: Lei ha ricoperto numerosi ruoli, tra cui: Consigliere Comunale, Direttore dell’Ufficio delle Relazioni Pubbliche di L. Ron Hubbard nonché Ministro Ordinato della Chiesa di Scientology. Come concilia queste diverse posizioni con il suo impegno nella promozione dei diritti umani e della pace?

Renato. O: Credo che questi ruoli siamo parte di un percorso di crescita non predestinato, ma fortemente voluto. Non credo di essere ancora arrivato in alcuna comfort zone, sono un “Pellegrino della conoscenza” – per mutuare l’espressione giubilare di papa Francesco di “Pellegrini di Speranza”. Uno dei fondamenti della mia religione è che un incremento di conoscenza (in qualunque settore), determini un incremento di responsabilità verso quell’ambito e quindi il desiderio di produrre dei cambiamenti positivi in quell’area (questa formuletta prende il nome di Triangolo di KRC). Il mio percorso, secondo il mio punto di vista chiaramente, è una progressione che mi porta oggi a ricoprire un ruolo molto rilevante all’interno della mia congregazione religiosa a livello nazionale. Nel Credo della Chiesa di Scientology è incorporata una visione giusnaturalista dei diritti umani, e la meta di Scientology stessa, per semplificare, è la creazione di una civiltà senza guerre. Non potrei desiderare di meglio!
A. Kosta: La sua esperienza con vari organizzazioni è centrale nella sua vita professionale. In che modo questa scelta ha influenzato la sua visione della cultura, dei diritti umani e della società?
Renato. O: Avere una visione olistica dell’esperienza umana richiede il doversi relazionare con istituzioni astratte, artificiali, che esemplificano la struttura delle nostre società complesse. Non si può prescindere da queste “strutture” per determinare dei cambiamenti positivi nella società, e vanno anche salvaguardate dall’ignoranza al potere. I diritti umani sono parte della cultura e la cultura caratterizza la società. Ma cos’è la società? Beh, qui abbiamo di che riflettere. Dal mio punto di vista ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di migliorare la società in cui vive, ma non si può prescindere da un percorso di vita che sia funzionale a tale (postulata) causatività. Detto in altre parole, dobbiamo acquisire gli strumenti per interpretare le sofferenze che ci sono prossime nella società, per elaborare le soluzioni e attuarle con coraggio e determinazione.
A. Kosta: Può parlarci della “Cattedra della Donne e della Cattedra della Pace”?  Qual è il suo impatto? Cosa l’ha motivato a creare questo progetto accademico e divulgativo dedicato agli studi sulla pace e al dialogo interculturale?
Renato. O: Sono entrambi progetti straordinari di cui sono particolarmente orgoglioso. Muovono dal mio desiderio profondo di Giustizia in questa società iniqua. Viviamo un tempo in cui le donne alla nascita partono svantaggiate, crescono in un ambiente pericoloso e viziato di un egemonico “sapere maschile” e una società antropologicamente spostata verso il sesso forte. Le donne, oggi come ieri, non hanno le stesse opportunità degli uomini. Io non sono d’accordo con questo scenario. Discorso analogo per la tematica della pace: viviamo un tempo in cui i “cittadini” onesti non hanno governi all’altezza delle sfide. E non è un aspetto che riguarda un partito piuttosto che un altro, si può generalizzare, è sotto l’occhio di tutti. Ci siamo resi conto che ha fallito la diplomazia, il diritto internazionale viene smontato pezzo per pezzo, siamo alle prese con euforie aberranti (il potere dà alla testa e l’Homo sapiens non è Dio), patriottismi strumentali a certe narrazioni propagandistiche che suono vuoti come tamburi, nazionalismi che non dividono e fanno rima con egoismi di pancia, una vergogna che ci (mi) indigna e allo stesso tempo mi responsabilizza. L’impatto di entrambi i progetti vuole essere almeno di caratura nazionale. Ho affidato la Cattedra delle Donne ad una persona splendida ed energica, la Prof.ssa Antonietta Micali. Curo personalmente la Cattedra della Pace solo perché sono un po’ egoista, ma non è detto che prima o poi decida di affidarla a qualche attivista. Il progetto è enorme e molto più grande di un singolo individuo idealista. Mi faccia dire che siamo all’inizio di un cambio di paradigma, la de-globalizzazione, è importante rimanere agganciati alla realtà. Considero questi progetti degli strumenti di comunicazione con la realtà che permettono a una pluralità di persone meritevoli di incidere nel loro tempo e determinare degli effetti positivi. È ancora tutto in divenire, ma possiedono un gran poteziale di cambiamento.
A. Kosta: Lei ha avuto la possibilità di collaborare con enti governativi e organizzazioni internazionali. Quali sono state le sfide e le soddisfazioni principali in queste esperienze?
Renato. O: Quando trovi professionisti in azione, puoi imparare molto. Per esempio: c’è stato un membro del governo, qualche anno fa, che ad un evento in cui era invitato mi ha imposto di far suonare e cantare l’inno nazionale. Lì per lì non sapevo che fosse la cosa corretta, mi sono fidato perché avevo percepito professionalità. L’ho capito solo dopo. Quella persona sapeva cosa fosse giusto proporre al pubblico in quella circostanza, e aveva ragione! Un altro esempio che posso menzionare è più fresco, riguarda l’ONU, ufficio di Ginevra. Mi è capitato di relazionarmi con un officer che opera all’interno dell’Alto Commissario per i Diritti Umani. Da lui ho imparato che è possibile e necessario avere una visione globale delle sofferenze (nel caso di specie delle discriminazioni delle minoranze), cioè non è possibile ridurre l’analisi a singoli episodi prescindendole dal contesto globale. Mi ha insegnato molto! La sfida – ho compreso da quella interlocuzione – è quella di essere competente per essere efficace, le soddisfazioni arrivano dopo il duro lavoro. Non ci sono scorciatoie, la competenza va costruita giorno dopo giorno, e non bisogna mai smettere di studiare e di restare studenti perché c’è sempre una conoscenza e una sapienza più grande di cui possiamo beneficiare.
A. Kosta: Quali tematiche le stanno particolarmente a cuore nell’ambito divulgativo?

Renato. O: In questo momento storico sono impegnato nello studio dei Diritti Umani mediante un Corso di perfezionamento con l’Università statale Roma 3 e il CILD (una rete di organizzazioni che tutela e promuove le libertà civili in Italia e nel mondo). Voglio poter essere capace di difendere il Diritto alla Vita nelle sedi opportune, quando minacciato dai paradossi del sistema di leggi. Ci sono tecnicismi del diritto internazionale che non padroneggio, ma il farlo determina il successo o il fallimento del mio impegno. Un successo che mi sta a cuore perché da esso dipende un miglioramento della società.
A. Kosta: Lei è membro della Consulta Nazionale del Commissario Straordinario del Governo per la Ricerca delle Persone Scomparse. Qual è il ruolo che ricopre in questo contesto e come contribuisce concretamente a questa causa?
Renato. O: Sono stato chiamato a far parte dei questa consulta da circa un anno, per via di una tragedia che ha colpito mio fratello Alberto nell’inverno del 2022: uscito di casa e poi ritrovato morto in un dirupo, a causa di una caduta accidentale. Mentre le ricerche dei soccorritori erano sospese per mancanza di nuovi indizi, avevo chiesto alla Procura di competenza, di decretare un accesso ai dati telefonici con l’intento di fornire nuovi indizi ai soccorritori per individuare il corpo ed evitare che venisse dilaniato dagli animali selvatici, ma l’istanza era stata rigettata perché non sussistevano gli elementi previsti dalla legge tali da poter autorizzare tale violazione della privacy. Di lì la mia indignazione e la conseguente decisione di riformare la legge sulla protezione dei dati personali. Ho scritto a tutti i parlamentari e anche al Presidente della Repubblica. Il mio attivismo è stato notato da un dirigente di tale ufficio (Ministero dell’Interno) e ora collaboro alla Consulta per sostenere i cambiamenti legislativi necessari e fornire il mio contributo propositivo.
A. Kosta: La sua carriera accademica è molto diversificata. Come riesce a conciliare il suo lavoro pratico con la sua formazione continua, specialmente in ambiti come la semiotica, i diritti umani e la filosofia?
Renato. O: Studio ogni giorno almeno due o tre ore. Talvolta questo vuol dire rinunciare alle distrazioni che la vita mi offre, ma la cosa non mi pesa in alcun modo. Per esempio da oltre vent’anni ho rinunciato ad avere un televisore, quindi non trascorro nemmeno un’ora alla settimana davanti alla tv. La Semiotica richiede molta applicazione e mi impegna soprattutto a studiare i libri fondamentali della disciplina, i diritti umani richiedono invece anche un approccio relazionale con diversi interlocutori, nazionale e sovranazionali. La filosofia è un sapere che nutre e credo che permetta al sottoscritto sia lo studio della Semiotica – intesa come studio dei processi di significazione – che dei Diritti umani, forse l’oggetto filosofico più intrigante, secondo solo allo studio della natura dello spirito umano, che per quanto mi riguarda è ciò di cui si occupa Scientology.
A. Kosta: WikiPoesia, WikiTeatro, WikiPace sono solo alcuni dei progetti da lei creati. In che modo le enciclopedie no-profit stanno aiutando a promuovere la cultura, l’arte e l’educazione sociale a livello globale?
Renato. O: Ad un certo punto sono stato chiamato a tenere una lezione all’Università Statale di Torino a degli studenti di un corso di laurea magistrale in comunicazione. Il professore di Semiotica che mi ha chiamato, voleva proprio che rispondessi a questa domanda, e più nello specifico perché “i sistemi wiki” – quello adottato da Wikipedia per intenderci. Credo che l’aspetto più funzionale delle enciclopedie wiki su cui ho lavorato e che continuo ad alimentare, è l’inter-testualità, vale a dire la possibilità di collegare le parole con dei link ipertestuali che se seguiti, portano ad altre voci. Sembra una banalità, ma questo meccanismo pare replicare l’operatività con cui noi usiamo la nostra mente. Così, per semplificare, trovo che avere dei “contenitori” capaci di racchiudere la poesia, i poeti, e i premi di poesia – un contenitore relativamente chiuso, ma allo stesso tempo organico – possa valorizzare quel sapere (che è enciclopedico per natura). Analogamente per il Teatro e per la Pace.
La mia tesi, soggiacente alle enciclopedie no-profit, è che la qualità dell’educazione in un sistema sociale derivi dalla qualità di codifica dei contenuti che sono necessario al progresso della società, l’ontologia della conoscenza (ossia lo studio di come è fatta la conoscenza), è un aspetto chiave delle “mie” enciclopedie no-profit. Credo che il modello, e il dato strutturato che ne esce dai sistemi wiki, sia funzionale a questa visione della conoscenza. Un giorno forse mi dedicherò ad una teoria gnoseologica che sappia riprendere questi spunti, dargli un ordine, e riconoscere che sono derivati dai progetti wiki. Ma si parla di un tempo molto lontano, per ora, sperimentiamo! Faccio un esempio perché mi rendo conto dei rischi di una risposta così tecnica: se voglio partecipare ad un premio di poesia che si tiene a Canicattì, voglio poter sapere chi l’ha vinto lo scorso anno, ma oltre al nome e cognome voglio sapere cos’altro ha vinto quel poeta, cenni biografici, ecc… E magari voglio poter leggere la sua poesia. Non ultimo, la composizione della giuria. Ecco, in WikiPoesia ho la possibilità di accedere a questo pacchetto di informazioni per quasi 500 premi di poesia. Con tale possibilità di farsi un’idea, ed è questa la tesi che soggiace a queste enciclopedie no-profit, il poeta che vuole partecipare al Premio di Poesia, può partecipare alla competizione letteraria in maniera più consapevole – e anche in maniera più responsabile.
A. Kosta: Lei ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Cittadinanza Onoraria di Corleone. Come vivrebbe questo tipo di riconoscimento e, in che modo la sua esperienza personale si intreccia con la cultura del rispetto e della legalità?
Renato. O: Reputo che rispettare la legge sia un buon inizio per diventare cittadini di un paese, ma non basta. Occorre mettere in dubbio le leggi che non sono fondate sul buonsenso o che producono iniquità, a volte bisogna lottare perché vengano riformate. La formazione che ho ricevuto all’interno dei radicali mi ha insegnato a pretendere dalla politica una manutenzione ordinaria dello Stato di Diritto (in alcuni settori, una manutenzione anche straordinaria). Analogamente, non si rispetta veramente una persona se rimaniamo neutrali quando siamo consapevoli che si sta danneggiando con le proprie mani. Cosa vuol dire rispettare una persona che assume droghe o abusa di alcool, oppure è dipendente da psicofarmaci? Cosa vuol dire rispettarla? Dal mio punto di vista significa aiutarla.

Intervista di Angela Kosta Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice, promotrice

Biografia di Renato Ongania
Renato Ongania è nato a Milano il 22 febbraio 1978. Sposato dal 2010. In gioventù è stato consigliere comunale e militante radicale contro la pena di morte. Dopo gli anni dell’università ha prestato il proprio servizio come volontario presso la Chiesa di Scientology di Milano e dal 2008 ricopre il ruolo di Direttore dell’Ufficio delle Relazioni Pubbliche Personali di L. Ron Hubbard, incarico che lo vede impegnato nella divulgazione del pensiero e dell’eredità culturale dello scrittore tonico sullla lettera ‘i’] ha una formazione interdisciplinare avendo sempre abbracciato un mindset lifelong learning. Nel 2012 diviene ministro ordinato della Chiesa di Scientology. È laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa presso IULM Università di Milano. Ha proseguito il suo percorso accademico con una serie di corsi e specializzazioni sui diritti umani, bioetica, informatica, filosofia, criminologia, hate speech, comunicazione e studi sulla pace presso prestigiose istituzioni come l’Università per la Pace delle Nazioni Unite (UPEACE), l’Institute for Economics and Peace (Australia), l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e l’Istituto Internazionale Jacques Maritain di Roma. Attualmente è iscritto alla laurea magistrale in Semiotica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, ed al secondo anno del Master “Scienza e Fede” presso l’Università Europea di Roma. Da qualche settimana sta seguendo un corso di perfezionamento con la facoltà di Giurisprudenza di Roma3 in Diritti Umani, mentre da poco ha conseguito il Master executive di alta formazione “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy” – Fondazione Italia USA.
Ha fondato e diretto numerose iniziative di impatto nazionale e internazionale. Tra queste spiccano:
•             La Cattedra delle Donne;
•             La Cattedra della Pace, un progetto accademico e divulgativo dedicato agli studi sulla pace e al dialogo interculturale;
•             WikiPoesia, WikiTeatro, WikiPace, WikiRazzismo, WikiSolidarietà, WikiFilosofia – enciclopedie no-profit dedicate a vari saperi.
I progetti che ha ideato lo hanno portato a collaborare con enti governativi e organizzazioni internazionali, venendo ufficialmente accreditato nel biennio 2023-2024 dal Norwegian Nobel Institute con la facoltà di proporre candidature per il Premio Nobel per la Pace. È membro della Consulta Nazionale del Commissario Straordinario del Governo per la Ricerca delle Persone Scomparse. A livello ONU (OHCHR), nel 2024 ha rappresentato la Fondazione degli Amici di L. Ron Hubbard a Ginevra al Forum sulle questioni relative alle minoranze religiose, tematica che gli è particolarmente cara. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno nella promozione della legalità, della cultura e dei diritti umani, tra cui la Cittadinanza Onoraria della Città di Corleone.
Ha pubblicato numerosi articoli d’opinione, saggi e ricerche in ambito semiotico, filosofico e culturale.
Il suo impegno prosegue con una forte attenzione alle iniziative di impatto globale che mirano a riformare la società, per una civiltà più giusta, più equa e più libera.

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Attualità

Grillismo e futuro, Sforzini invita Beppe Grillo al Castello Sforzini

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale invita Beppe Grillo al Castello Sforzini per un confronto culturale sulle origini del grillismo. 🏛️ 🗳️

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano – Nel movimentato scenario dei partiti e delle correnti ideologiche che stanno ridefinendo i confini del dibattito pubblico e istituzionale nell’Eurozona, l’analisi delle grandi parabole politiche del recente passato costituisce un fattore strategico per comprendere la transizione della democrazia moderna. In una giornata dominata dalle tese discussioni e dai confronti ravvicinati che investono i vertici del Movimento 5 Stelle, si registra un’importante presa di posizione da parte del mondo saggistico e dei think tank indipendenti. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, la nota fucina culturale legata alla piattaforma Futuro Nazionale, ha diffuso una nota ufficiale per esaminare l’eredità storica della prima stagione del grillismo. Lontano dalle polemiche personali dell’ultima ora, Sforzini ha formalizzato una proposta di alto spessore intellettuale, invitando pubblicamente il garante e fondatore Beppe Grillo presso lo storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano, nella provincia alessandrina, per un confronto laico e privo di pregiudizi.

La tesi di Rinascimento Nazionale: le domande profonde restano vive

La disamina del presidente del Centro Studi si oppone con fermezza alla tendenza di molti osservatori di liquidare in modo frettoloso il Movimento 5 Stelle come un’esperienza storica definitivamente conclusa o ridotta a mera dinamica burocratica. Secondo la dottrina culturale promossa da Sforzini, se è pur vero che le sigle e le strutture di partito sono destinate a fllettere e persino a scomparire nel corso del tempo, le domande profonde, i bisogni materiali e le sofferenze sociali che le hanno generate rimangono elementi vivi all’interno dei mercati civili. Il primo grillismo delle origini, al di là delle indubbie ingenuità strutturali, ha rappresentato una gigantesca e viscerale ribellione popolare contro la partitocrazia tradizionale, il professionismo politico e la distanza sempre più netta che separa le famiglie e i cittadini onesti dalle élite dominanti dei palazzi romani.

Il superamento dei confini ideologici e il valore del merito

Pur ribadendo la netta e storica distanza del Centro Studi Rinascimento Nazionale da numerose scelte amministrative e legislative compiute dai governi pentastellati negli anni successivi, Luca Sforzini rivendica la necessità di un ascolto coraggioso e trasparente. Una comunità culturale seria, si legge nel manifesto del think tank, ha il dovere civile di non selezionare gli interlocutori in base alle semplici tessere di appartenenza, ma deve sforzarsi di comprendere quali intuizioni abbiano saputo interpretare le reali criticità del Paese. L’invito a Beppe Grillo punta a strutturare un laboratorio di idee e un salotto letterario incentrato sulla scomposizione di temi cruciali per il domani della nazione: la critica all’eccesso di burocrazia statale, la riduzione del peso fisco sulle spalle dei lavoratori e delle piccole imprese di provincia, la difesa della libertà individuale e la dura selezione del merito contro i privilegi delle caste.

Il Castello Sforzini come spazio aperto per il domani della nazione

L’architettura dell’incontro proposto da Sforzini mette a disposizione le volumetrie e la solennità del Castello Sforzini come una vera e propria casa di vetro, aperta sia a una sessione di studio privata sia a un dibattito pubblico aperto alla cittadinanza e alla stampa. Il tavolo di confronto si prefigge di analizzare i limiti intrinseci e le ragioni del successo travolgente di quella rivolta civile del secondo Novecento e dei primi anni Duemila, verificando cosa di quell’hardware concettuale possa ancora risultare utile all’Italia del domani. Il Centro Studi, che dialoga stabilmente con le migliori intelligenze del mondo liberale, conservatore, cattolico, sociale, sovranista e risorgimentale, rifiuta la logica delle tifoserie contrapposte per promuovere una feconda contaminazione culturale tra tradizioni apparentemente distanti.

Il rifiuto delle camere dell’eco e la didattica del confronto civile

In ultima analisi, l’iniziativa lanciata da Castellar Ponzano riapre una seria riflessione sulle fragilità psicologiche e sociali che l’attuale polarizzazione della politica genera sulle giovani generazioni, spesso confinate nella solitudine degli schermi digitali e nell’isolamento virtuale dei social network. Le grandi culture politiche del Paese non possono crescere all’interno delle camere dell’eco o nell’asfissia dei monologhi autoreferenziali, ma esigono la ritualità dell’incontro in piazza e del rispetto rigoroso della parola dell’altro. Se il grillismo delle origini possiede ancora una traccia o un seme utile per edificare i cittadini responsabili del domani, la presidenza di Rinascimento Nazionale si dichiara pronta ad accogliere la sfida, dimostrando che il rilancio del Paese dipende linearmente dalla capacità di unire la stabilità dei principi alla trasparenza delle relazioni umane.

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