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Il vero scopo del culturale: la dottrina estetica di Maria Teresa Liuzzo

🚨 MANIFESTO CULTURALE: NEI “TEMPI INQUIETI” L’ARTE RIVOLUZIONARIA DI MARIA TERESA LIUZZO SCONFIGGE IL KITSCH E IL POST-MODERNOUn’appassionata e rigorosa requisitoria contro il degrado estetico, la mercificazione e l’oblio della società contemporanea. Nel suo nuovo saggio filosofico “Tempi Inquieti – Il vero scopo del culturale”, la scrittrice Maria Teresa Liuzzo lancia un potente appello per il ritorno a un’arte culturalmente impegnata nella civiltà, capace di informare le masse e abbattere la dittatura del cattivo gusto e del kitsch post-moderno. Ispirandosi alle tesi di Simone Weil, l’autrice descrive la cultura come una forza sovversiva e rivoluzionaria in grado di cambiare il sociale e curare le ferite dell’anima attraverso il recupero della bellezza e di valori universali che trascendono il tempo e lo spazio. 🎨📜✨La Liuzzo attacca duramente i meccanismi della decostruzione moderna, proponendo un’estetica in cui il fulcro dell’opera sia l’idea e non il puro gioco tecnico. In un mondo tragico imbrigliato in squallidi interessi che divorano il cuore di un’umanità sconosciuta, l’arte deve creare un burrone infinito tra la barbarie e il buon gusto, proteggendo la memoria storica e il cammino dello spirito senza cedere a dogmatismi. Una riflessione profonda che restituisce dignità alla parola scritta e alla coscienza civile, ricordandoci che solo la bellezza può liberarci dalle moderne schiavitù e guidarci nella ricerca della verità oltre le ombre del presente. 🏛️🕊️🔒👇 Ritieni che la riscoperta della grande arte e della memoria storica sia lo strumento fondamentale per combattere il degrado culturale dei nostri giorni? Scrivilo nei commenti!#MariaTeresaLiuzzo #TempiInquieti #IlVeroScopoDelCulturale #SimoneWeil #EsteticaEFilosofia #CriticaSociale #BellezzaUniversale #MemoriaStorica #ResistenzaCulturale

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Maria Teresa Liuzzo

Roma – Nel tormentato scenario filosofico e antropologico della contemporaneità, segnato da una progressiva frammentazione dei codici comunicativi e dalla mercificazione dei linguaggi espressivi, la ridefinizione della funzione civile dell’intellettuale costituisce un nodo cruciale per arginare la deriva della decostruzione estetica. Attraverso il saggio programmatico intitolato “Tempi Inquieti – Il vero scopo del culturale”, la scrittrice e poetessa Maria Teresa Liuzzo formula un’organica e rigorosa dottrina dell’arte impegnata, concepita come un fondamentale presidio di resistenza etica contro le lusinghe del kitsch e il cattivo gusto del post-moderno. Evocando in prima istanza la celebre e profonda massima di Simone Weil tratta dall’opera “L’ombra e la grazia” — secondo cui la violenza del tempo lacera l’anima per consentire l’accesso dell’eternità —, l’autrice posiziona il fatto culturale non come un mero esercizio accademico o metafisico, bensì come un’infrastruttura civile vivente, dotata di una intrinseca forza sovversiva e rivoluzionaria capace di modificare il tessuto sociale.

Il superamento della decostruzione moderna e il primato dell’idea

La disamina della Liuzzo si scaglia in modo analitico contro i formalismi della tecnica contrattualistica e le derive della decostruzione moderna, intesa come un labirinto intellettuale che annulla il messaggio universale dell’opera per esibire unicamente il proprio meccanismo costruttivo. La dottrina del “Culturale” oppone a questa frammentazione nichilista il principio della “giusta valorizzazione”, secondo cui la struttura ingegneristica dell’oggetto artistico deve essere celata e superata dalla forza immanente dell’idea. Riabilitare il pubblico alla fruizione cosciente di un quadro o di un testo poetico significa rieducare la cittadinanza alla grammatica della bellezza universale, un sapere che trascende le categorie contingenti dello spazio e del tempo per ricollegare l’uomo moderno ai valori intramontabili della convivenza civile e della spiritualità laica e religiosa, ponendosi come un argine ermetico contro il relativismo dei consumi di massa.

L’arte come barriera immunitaria contro i barbarismi della mercificazione

In un’epoca storica attraversata da squallidi interessi economici e da logiche speculative che mortificano la dignità dell’umanità, l’espressione artistica rivendica una superiorità ontologica rispetto alla vita biologica stessa, assumendosi il compito di modellarla e riorientarla. L’ordito testuale della Liuzzo delinea la necessità di edificare un burrone infinito e invalicabile tra i barbarismi della degradazione culturale e il rigore del buon gusto. Una cultura matura non può e non deve tradire la verità della Storia, né deve farsi gabbia dogmatica o schiavitù ideologica: essa deve operare come uno strumento di liberazione spirituale, una luce che non esige la Verità assoluta ma accoglie il dubbio, preservando da ogni forma di cinismo e oblio quel meraviglioso e infinito viaggio interiore chiamato memoria collettiva, oggi divorato dalle dinamiche dell’alienazione metropolitana.

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Aldo Ferraro, l’arte orafa calabrese protagonista al Vinitaly and the city di Reggio Calabria

Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.

L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.

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Aldo Ferraro

Redazione-  Non soltanto vino, degustazioni e sapori del territorio. Il Vinitaly and the City, approdato questa estate a Reggio Calabria per la sua seconda tappa, ha rappresentato anche un’importante occasione di incontro tra le diverse espressioni dell’identità e della creatività calabrese.

L’8 e il 9 agosto 2026, dalle ore 19.00 alle 2.00, la città dello Stretto ha ospitato due intense giornate dedicate alla scoperta dei vini del Mediterraneo, attraverso degustazioni, talk, masterclass e appuntamenti culturali, in una suggestiva cornice ricca di storia e tradizioni.

Tra le eccellenze presenti anche Aldo Ferraro, apprezzato orafo italiano di origine calabrese, chiamato dal GAL a rappresentare, attraverso la propria arte, l’identità dell’Area Grecanica. Una presenza significativa che ha portato all’attenzione del pubblico il valore dell’artigianato artistico e della tradizione reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo.

Per l’occasione, il Maestro Ferraro ha presentato una nuova e raffinata produzione di gioielli, espressione di un percorso creativo in continua evoluzione.

L’artista e orafo ha inoltre realizzato una preziosa parure destinata all’esposizione, concepita come sintesi tra eleganza, ricerca e legame con il territorio.

Al centro del suo nuovo progetto creativo vi è una collezione che unisce argento e terracotta, materiali apparentemente lontani ma capaci di dialogare attraverso le mani e la sensibilità dell’artigiano. Un incontro tra la luminosità e la preziosità del metallo e la forza ancestrale della materia, profondamente legata alla storia e alla cultura mediterranea.

«Sto realizzando altri elementi che arricchiranno ulteriormente la nuova collezione di argento e terracotta, che ho avuto il piacere di presentare al Vinitaly di quest’anno», racconta Aldo Ferraro, sottolineando l’importanza di un progetto che guarda alle proprie radici senza rinunciare alla sperimentazione.

La partecipazione di Ferraro al Vinitaly and the City di Reggio Calabria ha così assunto un significato che va oltre la semplice esposizione. La sua arte è diventata strumento di racconto e valorizzazione di un territorio ricco di storia, tradizioni e saperi antichi.

In un evento dedicato alle eccellenze del Mediterraneo, i gioielli di Aldo Ferraro hanno offerto un’ulteriore prospettiva sulla Calabria: quella di una terra capace di trasformare le proprie radici in creatività contemporanea, custodendo la memoria del passato e proiettandola verso il futuro.

L’arte orafa, ancora una volta, si conferma così non soltanto espressione di bellezza, ma anche linguaggio identitario e testimonianza autentica di un patrimonio culturale che continua a rinnovarsi.

Gioiello di Aldo Ferraro

A completare il racconto di questa significativa esperienza, Aldo Ferraro si è soffermato sul valore della sua nuova collezione e sull’entusiasmo vissuto in una Calabria che, attraverso le sue eccellenze, continua a dimostrare quanto il Sud Italia abbia da raccontare e da offrire.

Che esperienza è stata per Lei partecipare al Vinitaly and the City di Reggio Calabria?

 

È stata un’esperienza davvero entusiasmante e particolarmente significativa. Partecipare a un evento così importante e avere la possibilità di raccontare il mio lavoro attraverso le creazioni che realizzo è stato per me motivo di grande soddisfazione. Ho avuto modo di confrontarmi con persone e realtà diverse, in un contesto nel quale le eccellenze del territorio sono state protagoniste.

 

In questa occasione ha presentato una nuova collezione di gioielli. Da dove nasce questo progetto creativo?

La nuova collezione nasce dal desiderio di sperimentare, di ricercare e di dare vita a qualcosa di originale. Ogni creazione è frutto di un percorso fatto di idee, intuizioni e ingegno creativo. Mi piace trasformare la materia in qualcosa che possa raccontare una storia e suscitare un’emozione.

 

 

Uno degli aspetti più interessanti della nuova collezione è l’incontro tra argento e terracotta. Quanto è importante per Lei l’ingegno creativo nella realizzazione di un gioiello?

È fondamentale. L’ingegno creativo rappresenta il punto di partenza di ogni progetto, ma deve poi incontrare la manualità, la tecnica e l’esperienza. L’idea è quella di sperimentare, superare i confini della tradizione e trovare nuove possibilità espressive. L’incontro tra argento e terracotta nasce proprio da questa volontà: mettere in dialogo due materiali diversi e trasformarli in qualcosa di unico.

I suoi gioielli sembrano andare oltre il semplice concetto di accessorio. Possiamo definirli vere e proprie espressioni artistiche?

È esattamente questo il mio modo di concepire il lavoro. Credo che un gioiello debba avere una sua anima. Dietro ogni creazione ci sono ricerca, passione, manualità e una storia. Mi piace pensare che chi sceglie e indossa un mio gioiello possa riconoscere e sentire tutto questo.

 

Gioielli di Aldo Ferraro

Quanto conta il legame con le sue origini calabresi nel suo percorso creativo?

Conta moltissimo. Le mie origini sono una fonte continua di ispirazione. La Calabria è una terra ricca di storia, cultura, tradizioni e bellezza. Portare tutto questo all’interno del mio lavoro significa cercare di valorizzare le mie radici attraverso un linguaggio personale e contemporaneo.

Che cosa ha significato per Lei vivere questa esperienza proprio in una regione del Sud Italia come la Calabria?

È stato particolarmente emozionante. Il Sud Italia ha davvero tanto da offrire e credo che spesso non venga raccontato abbastanza per le sue straordinarie potenzialità. La Calabria è una terra ricca di talenti, professionalità, tradizioni e realtà di grande valore. Vivere questa esperienza a Reggio Calabria ha significato anche riscoprire e raccontare, attraverso il mio lavoro, una parte importante della mia identità.

 

 

Che cosa porta con sé di questa esperienza al Vinitaly and the City?

Porto con me soprattutto entusiasmo, soddisfazione e tanti incontri significativi. È stata un’esperienza che mi ha arricchito sia professionalmente sia umanamente. Occasioni come questa permettono di confrontarsi, di creare nuove connessioni e di guardare al futuro con nuove idee e nuovi stimoli.

Aldo Ferraro

Quali sono ora i suoi prossimi progetti?

Continuerò sicuramente a lavorare sulla nuova collezione, approfondendo ulteriormente la ricerca e la sperimentazione. Ho ancora tante idee e progetti sui quali lavorare. Il mio obiettivo è continuare a creare gioielli originali, capaci di raccontare un’identità e di mantenere sempre vivo il dialogo tra creatività, artigianato e territorio.

Gioielli di Aldo Ferraro

Perché, in fondo, ogni creazione autentica è un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che desideriamo diventare: e quando le mani sanno ascoltare l’anima della propria terra, persino un gioiello può trasformarsi in memoria, bellezza e futuro.

Gioiello di Aldo Ferraro

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Cristiana Pegoraro, quando il pianoforte diventa ambasciatore di bellezza, cultura e pace

Ci sono anime che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta ascoltarle. Cristiana Pegoraro è una di quelle anime.Le sue mani, quando incontrano il pianoforte, sembrano conoscere una lingua antica, fatta di silenzi, respiri e meraviglia. Ogni tasto diventa un piccolo frammento di luce, ogni nota una carezza capace di raggiungere luoghi invisibili del cuore.

La sua musica non attraversa soltanto l’aria: attraversa le persone.

Entra nelle stanze della memoria, sfiora ciò che abbiamo dimenticato, risveglia emozioni che credevamo perdute. E mentre le sue dita disegnano melodie, il pianoforte sembra smettere di essere uno strumento per diventare una voce, un’anima, un ponte sospeso tra cielo e terra.

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Cristiana Pegoraro

Redazione-  Ci sono anime che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta ascoltarle. Cristiana Pegoraro è una di quelle anime.Le sue mani, quando incontrano il pianoforte, sembrano conoscere una lingua antica, fatta di silenzi, respiri e meraviglia. Ogni tasto diventa un piccolo frammento di luce, ogni nota una carezza capace di raggiungere luoghi invisibili del cuore.

La sua musica non attraversa soltanto l’aria: attraversa le persone.

Entra nelle stanze della memoria, sfiora ciò che abbiamo dimenticato, risveglia emozioni che credevamo perdute. E mentre le sue dita disegnano melodie, il pianoforte sembra smettere di essere uno strumento per diventare una voce, un’anima, un ponte sospeso tra cielo e terra.

Cristiana non suona semplicemente la musica. La ascolta dentro di sé, la accoglie e poi la restituisce al mondo.

È lì che accade la magia.

Tra un respiro e una nota, tra una pausa e un accordo, nasce qualcosa che non si può spiegare: la bellezza nella sua forma più pura.

E forse è proprio questo il dono più grande di un Artista: ricordarci, attraverso ciò che crea, che esiste ancora qualcosa capace di unirci.

La Pegoraro lo fa con eleganza, con sensibilità, con quella luce discreta che appartiene alle persone che non hanno bisogno di imporsi per lasciare un segno.

Perché alcune persone attraversano il mondo.

Altre, invece, lasciano nel mondo una musica che continua a camminare anche quando loro hanno già posato le mani sui tasti.

E quella musica, lentamente, diventa memoria.

Diventa emozione.

Diventa luce.

La sua è una storia cominciata prestissimo. A soli sedici anni consegue il diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Terni, sua città natale, con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Un talento precoce che negli anni successivi si perfeziona con grandi maestri della scena internazionale: Jörg Demus a Vienna, Hans Leygraf al Mozarteum di Salisburgo e alla Hochschule der Künste di Berlino, fino agli studi con Nina Svetlanova alla Manhattan School of Music di New York. Durante la formazione partecipa inoltre a masterclass con Vlado Perlemuter e Guido Agosti.

La tecnica si accompagna immediatamente a una personalità interpretativa riconoscibile. I primi premi ottenuti in numerosi concorsi internazionali aprono la strada a una carriera che la condurrà in Europa, negli Stati Uniti, in Sudamerica, in Medio Oriente, in Asia e in Australia.

A Praga riceve il riconoscimento di “Il Migliore dell’Anno per la Musica Classica”, assegnato per il naturale talento, la personalità, la magistralità del fraseggio e la maturità espressiva. Al debutto al Lincoln Center di New York arriva anche l’importante consacrazione della critica internazionale: il New York Times la definisce un’artista del più alto calibro.

Da quel momento il suo pianoforte entra in alcuni dei luoghi più prestigiosi della cultura e della musica mondiale: dal Lincoln Center alla Carnegie Hall, dalle Nazioni Unite al Museo Guggenheim di New York, dall’Opera House di Sydney al Festspielhaus di Salisburgo, dal Musikverein di Vienna al Royal College of Music di Londra, fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla Sala Verdi di Milano e a numerosi teatri e festival internazionali.

Un percorso che non si è limitato all’attività solistica. Cristiana Pegoraro ha collaborato con importanti orchestre internazionali e italiane, portando la propria sensibilità interpretativa all’interno di prestigiose realtà musicali. Ha inoltre suonato con la Banda della Marina Militare e con la Banda dell’Arma dei Carabinieri, esibendosi davanti a migliaia di spettatori.

Particolarmente significativo il concerto tenuto a New York con la Banda della Marina Militare a bordo dell’Intrepid in occasione delle celebrazioni del Columbus Day, alla presenza dell’allora sindaco Michael Bloomberg.

La sua carriera contiene anche numerosi primati. Durante le tournée nei Paesi del Golfo è stata la prima donna italiana a tenere concerti di musica classica in Bahrain, Yemen e Oman. È stata inoltre la prima donna italiana a eseguire integralmente in concerto le 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven e figura tra i pochi pianisti al mondo ad aver affrontato in un’unica giornata i cinque Concerti per pianoforte e orchestra del compositore tedesco.

Ma definire Cristiana Pegoraro soltanto attraverso Beethoven o il grande repertorio classico sarebbe riduttivo. Nel suo percorso artistico convivono infatti linguaggi, culture e tradizioni differenti. La critica internazionale l’ha annoverata tra le interpreti di riferimento della musica cubana e sudamericana. Ha eseguito in prima assoluta per il pubblico europeo opere di compositori come Astor Piazzolla, Joaquín Nin ed Ernesto Lecuona, trascritto per pianoforte alcuni dei più celebri tanghi di Piazzolla e composto una propria Fantasia su danze cubane di Lecuona.

La sua curiosità artistica l’ha portata anche a dialogare con il teatro, la letteratura, il cinema e la divulgazione culturale. Ha realizzato spettacoli teatrali e musicali insieme ad attori del calibro di Sebastiano Somma, Enzo De Caro, Giulio Scarpati, Edoardo Siravo, Maria Rosaria Omaggio, Tiziana Foschi, Sergio Basile e Debora Caprioglio, oltre che con il giornalista e scrittore Corrado Augias.

Nel dicembre 2021 ha inoltre partecipato all’inaugurazione della mostra dedicata ad Antonio Canova al MART di Rovereto, esibendosi accanto al critico d’arte Vittorio Sgarbi.

La sua discografia racconta un altro capitolo importante di questa intensa attività: sono 34 i CD incisi per diverse prestigiose etichette. Tra questi, Astor Piazzolla Tangos, pubblicato nel 2016, ha ottenuto la medaglia d’oro ai Global Music Awards in due categorie, Best Album e Best Instrumental.

Anche la critica discografica internazionale ha riconosciuto la qualità delle sue interpretazioni. Gramophone Magazine, recensendo Lecuona Piano Works – Vol. 2, ha sottolineato la brillantezza e la raffinatezza della sua esecuzione, mentre Fanfare Magazine l’ha descritta come un’artista dalle molteplici sfaccettature, capace di ricercare nella propria vita e nelle proprie performance passione e ispirazione.

Il suo nome è inoltre legato a numerose produzioni televisive e radiofoniche trasmesse da RAI, Mediaset, Radio Vaticana, BBC, ARD, RTP, WQXR New York, Nine Network Australia e CBC Japan. È stata ospite di programmi come Porta a Porta, condotto da Bruno Vespa, Sottovoce con Gigi Marzullo e Vivere Meglio con Fabrizio Trecca.

La divulgazione musicale rappresenta infatti una parte essenziale della sua missione artistica. Per Oltretutto Radio ha ideato e realizzato con Anna Crecco La magia del pianoforte, programma dedicato alle biografie dei grandi compositori e accompagnato dalle sue esecuzioni.

E proprio la musica, nelle sue mani, diventa anche linguaggio diplomatico.

Cristiana Pegoraro ha suonato davanti a importanti autorità istituzionali e diplomatiche, tra cui i Presidenti della Repubblica Sergio Mattarella e Carlo Azeglio Ciampi, rappresentanti delle Nazioni Unite, autorità statunitensi e personalità istituzionali italiane e internazionali.

Nel 2008, unica rappresentante europea nell’ambito dello Spring Festival, si è esibita nella Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York davanti ad ambasciatori e diplomatici provenienti da 193 Paesi.

Un rapporto con l’ONU che è proseguito negli anni. Il 18 novembre 2025 ha nuovamente suonato alle Nazioni Unite in occasione dell’evento organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia dedicato alla Risoluzione sulla Tregua Olimpica per Milano-Cortina 2026, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU. Un appuntamento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’Ambasciatore Maurizio Massari, di Bjørg Sandkjær, di Giovanni Malagò e di Kirsty Coventry.

Con il coro e l’orchestra delle Nazioni Unite ha inoltre realizzato due concerti sold-out alla Carnegie Hall di New York.

La sua attività internazionale si intreccia costantemente con la promozione dell’identità culturale italiana. Invitata dal Ministero degli Affari Esteri, in collaborazione con Ambasciate e Istituti Italiani di Cultura, Pegoraro rappresenta l’Italia attraverso la musica e la sua capacità di raccontare, senza bisogno di traduzioni, la profondità della cultura del nostro Paese. Nel novembre 2024 si è esibita all’Ambasciata d’Italia a Washington.

Ma c’è un altro elemento che rende particolarmente significativa la sua esperienza: la capacità di mettere l’arte al servizio dell’essere umano.

Pegoraro sostiene diverse organizzazioni impegnate sul fronte umanitario, tra cui UNICEF, di cui è testimonial, Amnesty International, World Food Programme, Emergency, Lions Clubs International e Rotary International.

Dal 2021 collabora inoltre con il Gemelli Art e con l’Associazione Romanini al progetto Art4ART, iniziativa che porta contenuti artistici tematici ai pazienti sottoposti a trattamenti oncologici, con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare emozioni difficili, stress e paure e favorire una partecipazione più consapevole alle terapie.

È qui che la musica sembra recuperare la sua dimensione più autentica: non soltanto spettacolo, ma presenza; non soltanto perfezione tecnica, ma possibilità di accompagnare l’essere umano nei momenti più delicati.

Parallelamente all’attività pianistica, Cristiana Pegoraro ha sviluppato negli anni una significativa produzione compositiva. Ha pubblicato sei album contenenti sue composizioni originali: A Musical Journey, Ithaka, La mia Umbria, Volo di note, Piano di volo e Colors of Love.

Alcune delle sue composizioni sono state utilizzate per film e documentari. Tra queste figura la colonna sonora del video Per chi suona la sirena, prodotto dall’Ufficio del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per bambini e conflitti armati e presentato all’ONU l’11 settembre 2004, in memoria delle vittime degli attentati terroristici.

Ha inoltre composto la colonna sonora del documentario La casa dell’orologio di Gianni Torres.

Nel 2021 è arrivato anche RAIN, videoclip con musica originale realizzato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite. Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’ONU ed è stato inserito nella gallery ufficiale dell’Organizzazione.

La creatività di Pegoraro non si esaurisce nella musica. È autrice del libro di poesie Ithaka, vincitore del primo premio al concorso nazionale Logo D’Oro, e di una collana di favole per bambini ispirate alle opere liriche italiane. Le sue poesie sono state pubblicate nell’antologia Poeti Umbri Contemporanei e, dal 2020, nell’edizione annuale de Il Corniolano dedicata alla Giornata Mondiale della Poesia promossa dall’UNESCO.

Anche l’insegnamento occupa un posto centrale nella sua attività. Pegoraro è regolarmente invitata a tenere masterclass presso la Juilliard School di New York e in università e college di Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Asia e Australia. Durante l’anno insegna nei suoi studi privati di Roma e New York, mentre in estate è docente presso il Narnia Festival – Campus Internazionale di Alto Perfezionamento Artistico a Narni.

Da anni porta inoltre nelle scuole di diversi Paesi programmi di avvicinamento alla musica classica e percorsi di storia ed estetica musicale rivolti a tutte le fasce d’età.

Il legame con l’Umbria resta però una delle coordinate più profonde della sua identità.

Cristiana Pegoraro

Dal 2011 è Presidente di Narnia Arts Academy e Direttore Artistico del Narnia Festival, realtà che ha contribuito a far conoscere Narni e il territorio umbro attraverso una programmazione artistica di respiro internazionale. Le istituzioni sono state insignite per nove volte della medaglia del Presidente della Repubblica per meriti artistici.

Il suo impegno organizzativo si estende anche alla responsabilità delle selezioni nazionali dal vivo per sanremoJunior in Italia e negli Stati Uniti.

Cristiana Pegoraro è inoltre testimonial della campagna di promozione turistica dell’Umbria nel mondo e Ambasciatrice di San Valentino nel mondo, un riconoscimento particolarmente significativo per una donna che ha fatto dell’arte e della cultura strumenti di incontro.

Sono oltre cinquanta i riconoscimenti internazionali ricevuti nel corso della sua carriera. Tra questi figurano il World Peace Award del Circolo Culturale Italiano delle Nazioni Unite di New York, la Mela d’oro – Premio Bellisario della Fondazione Marisa Bellisario, il Melvin Jones Fellow Award della Lions Clubs International Foundation, il Premio Simpatia, ricevuto in Campidoglio nella sezione Musica insieme a Riccardo Cocciante e Mogol, il Premio Semplicemente Donna al Senato della Repubblica, il Champion Piano Virtuoso Award dell’Italian Design Week di Washington, il Premio Margherita Hack di Spoleto Arte, il riconoscimento Donna ILICA 2010, il Premio Fabrizio Frizzi della Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti Onlus come Ambasciatrice della cultura e della musica italiana nel mondo e il titolo di Ambasciatrice di San Valentino nel mondo.

A testimoniare quanto la sua straordinaria figura abbia oltrepassato i confini italiani è anche una particolare iniziativa della Contea di Westchester, nello Stato di New York, che ha istituito una giornata a lei dedicata: il 28 marzo è il Cristiana Pegoraro Day, come stabilito dalla proclamazione ufficiale del Consiglio legislativo della Contea.

Una consacrazione che non parla soltanto di una pianista di talento, ma di una donna che negli anni ha saputo costruire un’identità artistica capace di muoversi tra grandi sale da concerto, istituzioni internazionali, università, festival, scuole e progetti umanitari.

Cristiana Pegoraro sembra ricordarci che la musica non conosce confini perché nasce prima delle parole. Può attraversare una frontiera, entrare in una sala diplomatica, raggiungere un bambino, accompagnare una persona fragile, raccontare una terra o restituire memoria a una comunità.

Il pianoforte, nelle sue mani, non è soltanto uno strumento musicale.

È una voce.

Una voce che dall’Umbria ha imparato a parlare al mondo e che dal mondo continua a tornare in Umbria, portando con sé storie, culture, emozioni e quella particolare forma di bellezza che soltanto l’arte autentica riesce a trasformare in patrimonio condiviso.

Perché, in fondo, la grandezza di un artista non si misura soltanto dal numero dei palcoscenici conquistati, ma dalla capacità di lasciare qualcosa nell’animo di chi ascolta.

E Cristiana Pegoraro, attraverso il suo pianoforte, continua da anni a farlo: trasformando le note in ponti e la musica in un messaggio universale di cultura, umanità e pace.

Cristiana Pegoraro

CRISTIANA PEGORARO: «LA MUSICA È UN LINGUAGGIO CHE ARRIVA DOVE LE PAROLE NON RIESCONO»

Ci sono incontri che nascono dalle parole e altri che nascono dal silenzio. La musica appartiene a questi ultimi: prima ancora di essere ascoltata, viene percepita. È un linguaggio capace di attraversare confini, culture, distanze e persino il tempo.

Conoscere Cristiana Pegoraro significa entrare in questo universo. Pianista e compositrice di fama internazionale, artista umbra che ha portato il proprio talento sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, dalle grandi sale da concerto alle Nazioni Unite, Cristiana ha fatto della musica non soltanto una professione, ma una forma di conoscenza e di dialogo.

In questa intervista racconta il rapporto con il pianoforte, il significato dell’arte, il legame con l’Umbria, l’incontro con il mondo e quella dimensione più profonda nella quale una nota può diventare memoria, emozione e speranza.

Lei ha iniziato prestissimo il suo percorso musicale, arrivando al diploma in pianoforte a soli sedici anni. Che cosa rappresentava allora il pianoforte per quella ragazza così giovane e che cosa rappresenta oggi per la donna e l’artista che è diventata?

Quando ero ragazza, il pianoforte rappresentava soprattutto un mondo da scoprire. Era una porta che mi permetteva di entrare in una dimensione diversa, fatta di emozioni, immagini e possibilità. Oggi lo considero ancora una porta, ma forse ho imparato che non conduce soltanto verso la musica: conduce verso noi stessi. Ogni volta che mi siedo davanti al pianoforte incontro una parte di me che magari non conoscevo ancora. La musica cambia con noi, perché cambiamo noi. Una stessa pagina può raccontarci qualcosa di completamente diverso a distanza di anni. Credo che questo sia uno dei miracoli più grandi dell’arte: non cambia necessariamente l’opera, ma cambia lo sguardo con cui la ascoltiamo.

Lei ha suonato nei più importanti teatri e in luoghi simbolici come le Nazioni Unite. Che cosa prova quando comprende che quelle note partite dall’Umbria stanno arrivando dall’altra parte del mondo?

Provo innanzitutto gratitudine. Sono nata e cresciuta in Umbria e sento profondamente le mie radici. Quando suono lontano dall’Italia porto con me una parte di questa terra, dei suoi paesaggi, della sua storia, della sua spiritualità. Credo che ogni artista porti dentro di sé il luogo da cui proviene. Anche quando viaggia lontano, non parte mai completamente solo. Porta con sé la propria memoria. E forse è proprio questo che rende l’arte universale: partire da qualcosa di profondamente personale per arrivare a qualcosa che appartiene a tutti.

Ha avuto l’opportunità di esibirsi davanti a diplomatici e rappresentanti di moltissimi Paesi. Può davvero la musica contribuire alla costruzione della pace?

Ne sono profondamente convinta. La musica non chiede un passaporto, non domanda quale lingua parliamo, quale religione professiamo o da quale parte del mondo proveniamo. Quando ascoltiamo una musica, siamo semplicemente esseri umani che provano un’emozione. È difficile costruire muri mentre si ascolta qualcosa che riesce a parlare direttamente al cuore. La musica non può risolvere da sola i conflitti del mondo, ma può ricordarci che prima delle differenze esiste una cosa che ci accomuna: la nostra umanità. E forse ogni percorso di pace dovrebbe partire proprio da lì.

Nel suo percorso ha affrontato anche imprese artistiche straordinarie, come l’esecuzione integrale delle 32 Sonate di Beethoven e dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, in un’unica giornata. Che cosa significa, per un’artista, confrontarsi con una sfida tanto grande?

Una sfida artistica non è mai soltanto una prova di resistenza o di tecnica. È soprattutto un viaggio interiore. Quando affrontiamo un’opera come quelle di Beethoven dobbiamo essere disposti ad ascoltare ciò che quella musica ha ancora da dirci. Beethoven ha attraversato la sofferenza, la solitudine, la sordità e le difficoltà della vita, trasformandole in una forza creativa straordinaria. Questo ci insegna che anche ciò che sembra una ferita può diventare una forma di bellezza. La difficoltà, se affrontata con coraggio, può trasformarsi in una porta verso qualcosa di nuovo.

Lei è anche compositrice. Qual è la differenza tra interpretare una musica scritta da qualcun altro e dare vita a una musica che nasce direttamente dalla propria interiorità?

Interpretare significa entrare nella casa di qualcun altro con rispetto, cercando di comprenderne ogni stanza, ogni luce e ogni ombra. Comporre significa invece costruire quella casa. È un processo molto intimo. Quando componiamo, spesso mettiamo sulla pagina emozioni che non riusciremmo a spiegare con le parole. Una melodia può nascere da un ricordo, da un paesaggio, da una persona, da un dolore o semplicemente da un momento di felicità. La composizione è una forma di ascolto interiore. Prima ancora di scrivere una nota, bisogna imparare ad ascoltare il silenzio.

Tra le Sue composizioni c’è La mia Umbria. Quanto della Sua terra vive nella Sua musica?

L’Umbria vive profondamente nella mia musica, anche quando non la nomino. È nei colori, nei silenzi, nella luce, nei paesaggi, nelle pietre antiche, nei borghi e nella spiritualità che caratterizza questa terra. È una regione che insegna il valore della lentezza e dell’ascolto. Viviamo in un’epoca nella quale tutto corre, mentre l’Umbria sembra ricordarci che alcune cose hanno bisogno di tempo per maturare. Anche la musica è così: non possiamo pretendere che un’emozione profonda nasca dalla fretta. Ha bisogno di respiro, di attenzione e di tempo.

Da anni affianca all’attività concertistica quella didattica. Che cosa vorrebbe lasciare a un giovane che si avvicina oggi alla musica?

Vorrei innanzitutto insegnargli a non avere paura di essere se stesso. La tecnica è fondamentale, ma non è sufficiente. Un grande musicista deve avere qualcosa da dire. E per avere qualcosa da dire bisogna vivere, leggere, osservare, conoscere, sbagliare, amare, soffrire, meravigliarsi. Ai giovani direi di non inseguire soltanto il successo, perché il successo è una conseguenza e non dovrebbe diventare l’obiettivo. Cercate invece di diventare persone complete. Se dentro di voi ci sarà qualcosa di autentico, prima o poi troverà la strada per arrivare agli altri.

Il Suo impegno attraverso Art4ART dimostra che considera l’arte anche uno strumento di vicinanza verso chi attraversa momenti difficili. Quanto può essere importante la bellezza nei momenti di fragilità?

La bellezza non cancella il dolore, ma può aiutarci ad attraversarlo. Quando una persona è fragile, non sempre ha bisogno di parole. A volte ha bisogno semplicemente di sentirsi accompagnata. L’arte può fare proprio questo: può creare uno spazio nel quale la paura, almeno per un momento, lascia posto a qualcosa di diverso. Una musica può riportare un ricordo, accendere un’immagine, regalare un respiro. Non credo che l’arte debba avere la presunzione di guarire tutto, ma credo che possa contribuire a restituire dignità, speranza e umanità a chi sta vivendo una prova.

Lei ha ricevuto più di cinquanta riconoscimenti internazionali e ha raggiunto traguardi che molti artisti possono soltanto sognare. Se dovesse però togliere per un momento premi, palcoscenici e titoli, che cosa rimarrebbe di Cristiana Pegoraro?

Rimane una donna che continua a meravigliarsi davanti a una nota, a un tramonto, a un incontro, a un bambino che ascolta per la prima volta un pianoforte. I premi sono importanti perché rappresentano il riconoscimento di un percorso, ma non definiscono una persona. Alla fine della nostra vita non credo che conterà quante sale abbiamo riempito o quanti riconoscimenti abbiamo ricevuto. Credo che conterà quanta luce saremo riusciti a lasciare negli altri. Se attraverso la mia musica qualcuno ha trovato un’emozione, un ricordo, un momento di serenità o semplicemente il coraggio di continuare, allora penso che il viaggio sia valso la pena.

Lei crede che la bellezza della musica possa davvero contribuire a salvare il nostro pianeta?

Credo profondamente che la musica possieda una forza capace di oltrepassare confini, culture, lingue e differenze. La musica parla direttamente all’anima, là dove spesso le parole non riescono ad arrivare. Può educare alla bellezza, generare emozioni, unire ciò che sembra distante e restituire all’essere umano un senso di armonia. In un mondo attraversato da conflitti, solitudini e divisioni, ascoltare e condividere la musica significa anche ricordarci che apparteniamo a una stessa umanità. Forse la musica, da sola, non può salvare il mondo, ma può certamente contribuire a renderlo più umano, più sensibile e più capace di ascoltare. E ogni volta che una melodia accende una luce nel cuore di qualcuno, un piccolo passo verso un mondo migliore è già stato compiuto.

Se dovesse oggi affidare al pianoforte una sola frase da consegnare al mondo, quale sarebbe?

Gli direi di non smettere mai di ascoltare.

Ascoltare gli altri, ascoltare la natura, ascoltare il silenzio e soprattutto ascoltare quella voce interiore che spesso la frenesia della vita ci impedisce di sentire. La musica nasce dall’ascolto e forse anche la pace nasce nello stesso modo. Prima di pretendere di essere ascoltati, dovremmo imparare ad ascoltare.

Cristiana Pegoraro

E forse è proprio questa la lezione più profonda che Cristiana Pegoraro affida al suo pianoforte: la musica non è soltanto ciò che sentiamo, ma ciò che diventiamo dopo averla ascoltata. Perché una nota può terminare nel silenzio, ma l’emozione che ha generato può continuare a vivere molto più a lungo.

E quando l’arte riesce a compiere questo miracolo, il palcoscenico non è più soltanto un luogo: diventa un ponte.

Un ponte tra l’Umbria e il mondo, tra l’artista e il pubblico, tra la fragilità e la speranza, tra ciò che siamo e ciò che, attraverso la bellezza, possiamo ancora diventare.

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Lifestyle

Dall’antipatia al “Sì” per tutta la vita: Marta e Massimo coronano il loro amore da sogno in Costiera Amalfitana

“ALL’INIZIO NON CI SOPPORTAVAMO PER NIENTE… POI CI SIAMO RITROVATI A COMPRARE CASA NELLO STESSO PALAZZO E CI SIAMO INNAMORATI!”. LA BELLISSIMA FIABA DI MARTA E MASSIMO, SPOSI IN COSTIERA AMALFITANA! 👰 🤵 💖 Quante volte Abbiamo Visto nei Film Romantici Due Persone Che all’Inizio Si “Odiano” E Poi Finiscono per Innamorarsi Follemente? Ebbene, A Volte i Film diventano Meravigliosamente Realtà! E’ la Stupenda e dolcissima Storia di Marta e Massimo, due Splendidi innamorati che il prossimo 19 Settembre si Giureranno “Amore Eterno” davanti all’Altare della Chiesa di Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana! La Loro è una Storia Pazzesca, che Ricorda Tantissimo le parole della Famosa Canzone di Eros Ramazzotti (“Ti Sposerò Perché”). Durante i Primissimi incontri i due ragazzi Stavano Reciprocamente Molto “Antipatici” L’uno All’altra. Poi è Nata L’amicizia E Infine, Per Un puro scherzo del Destino, Si Sono Ritrovati Ad Abitare Nello Stesso Palazzo! Lì è Sbocciato un Sentimento Travolgente Che ora, dopo 3 Anni, li Porterà Alle Nozze, Realizzando il Sogno di Marta Fin da Quando Era Bambina! Leggi tutta La loro Splendida Fiaba Nel Nostro Articolo per fare Loro Tantissimi Auguri e Congratulazioni Insieme Ai Loro Genitori! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete dei Romantici Sognatori e Credete Che il “Destino” Esista e Faccia incontrare Sempre le Anime Gemelle? Siete d’Accordo col Fatto che gli Amori Migliori e Più Solidi e Duraturi Nascono Sempre Da un’Iniziale “Antipatia” o Da Una Fortissima Amicizia Trasformata in Passione? Diteci la Vostra Sviscerando i Vostri Racconti d’Amore nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Riempire di Meravigliosi Messaggi di Auguri I Due Futuri Sposi! VIVA L’AMORE VERO!

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Massimo e Marta

Conca dei Marini (Salerno) – Ci sono dei particolarissimi e folli amori che, per nascere e sbocciare in tutta la loro insuperabile potenza, hanno un disperato bisogno di compiere dei percorsi tortuosi, strani e inaspettati. Avete presente quelle coppie meravigliose che, durante i primissimi incontri, provano un’immediata e fortissima antipatia reciproca, giurando a se stessi e al mondo intero che “non potranno mai e poi mai stare insieme”? Eppure, quando il Destino decide di metterci lo zampino e scagliare la freccia di Cupido, accade l’inevitabile.
È esattamente questa la trama del bellissimo film romantico che ha per protagonisti Marta e Massimo, due innamorati che il prossimo 19 settembre 2026 coroneranno ufficialmente il loro immenso sogno d’Amore giurandosi fedeltà eterna presso la suggestiva Chiesa di S. Giovanni e S. Antonio a Conca dei Marini (nella magnifica cornice della Costiera Amalfitana).

Il Destino gioca a dadi: amici nello stesso palazzo

La loro storia sembra davvero la sceneggiatura di una commedia romantica, o forse la perfetta incarnazione della celeberrima canzone di Eros Ramazzotti, “Ti sposerò perché”. All’inizio della loro conoscenza, le cose tra i due futuri sposi non erano affatto semplici: Marta e Massimo non si sopportavano, la diffidenza regnava sovrana e le discussioni erano all’ordine del giorno. Eppure, con il passare del tempo e scavando sotto la corazza, i due ragazzi hanno iniziato a scoprire interessi comuni meravigliosi, trasformando quell’iniziale muro di antipatia in una sincera e solidissima amicizia.
Ma la Vita, si sa, ha sempre in serbo dei colpi di scena clamorosi. Per uno scherzo del Destino, i due si sono infatti ritrovati a comprare casa esattamente nello stesso palazzo. Questa strettissima vicinanza fisica ha innescato la magia: le chiacchierate sono diventate sempre più intime e i piccoli, dolcissimi gesti quotidiani di vicinato hanno lentamente fatto germogliare un sentimento spontaneo, travolgente e naturale.

Il sogno di bambina che si avvera sull’Altare

“Dopo tre anni vissuti meravigliosamente l’uno a fianco dell’altra, siamo finalmente qui, pronti a coronare il nostro amore”, raccontano oggi i due innamorati, con gli occhi che brillano di pura felicità. “Sappiamo di essere stati fortunati a trovarci, ma anche fortissimi a sceglierci ogni singolo giorno, superando insieme ogni piccola e grande difficoltà”.
Giovedì 19 settembre, quel sentimento diventerà un vincolo sacro. A officiare il dolcissimo rito religioso sarà il parroco Don Andrea Alfieri (che porterà in dono agli sposi anche una speciale Benedizione del Santo Padre). Per Marta, varcare la soglia di quella chiesa in Costiera Amalfitana significherà realizzare il sogno segreto che custodiva fin da quando era una bambina: vestirsi di un bianco candido e brillante come la spuma del mare, per perdersi per sempre nell’infinito abbraccio del suo Massimo.

Una festa indimenticabile: gli auguri alle Famiglie

A festeggiare l’inizio di questa nuova, entusiasmante avventura di vita, oltre ai tanti amici e parenti, ci saranno ovviamente i pilastri delle loro vite. Gli sposi stringeranno a sé i genitori di Marta (il papà Palmiro Noschese e la mamma Vincenza Rossomando) e i genitori di Massimo (il papà Adriano Parolin e la mamma Laura Garavaglia), visibilmente emozionati e orgogliosi dei loro ragazzi. Dopo il fatidico “Sì”, i festeggiamenti esploderanno di gioia con un elegantissimo e lussuoso ricevimento organizzato presso il rinomato Hotel S. Caterina di Amalfi.
A Marta e a Massimo non possiamo fare altro che augurare una splendida, lunga e fortunata Vita Insieme. Che il loro matrimonio sia fatto di gesti concreti e non di sole parole, di abbracci sinceri e non di illusioni. Il vostro lieto fine, ragazzi, è appena cominciato. Auguri immensi!

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