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Maria Maddalena Ghezzi lancia l’opera prima “Vagando tra parole e fiori”

🚨 NOVITÀ EDITORIALE: “VAGANDO TRA PAROLE E FIORI”, IL DEBUTTO POETICO DI MARIA MADDALENA GHEZZI CON ALETTI EDITOREUn emozionante e profondo viaggio lirico nel cuore della natura e della memoria affettiva. Esce ufficialmente per Aletti Editore, nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia”, la silloge “Vagando tra parole e fiori”, opera prima della poetessa trentina Maria Maddalena Ghezzi. Ex maestra della scuola dell’infanzia, l’autrice raccoglie versi nati nelle diverse stagioni della vita, trasformando le pagine in un giardino intimo dove ogni poesia evoca ricordi, tramonti e rinascite. Come sottolineato nella prefazione dal maestro Giuseppe Aletti, qui la parola diventa un presidio fondamentale contro l’oblio del tempo per custodire il senso profondo delle nostre radici. 🌲ò🎨L’opera, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico ed è stata esposta al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, mette in scena un dialogo costante con i boschi e le montagne del Trentino, dove la natura diventa un interlocutore vivo dell’essere umano. Attraverso liriche intense, tra cui spicca il brano dal titolo emblematico “Maestro”, la Ghezzi porta luce nel buio e trasforma i dettagli della quotidianità in grandi monumenti dello spirito, invitando i lettori a fermarsi, respirare e credere nei propri sogni. Il volume è disponibile sia nei canali fisici sia in e-book. 🏛️📜✨👇 Qual è il paesaggio naturale o il fiore che riesce a risvegliare in te i ricordi più dolci del passato? Scrivilo nei commenti!#MariaMaddalenaGhezzi #VagandoTraParoleEFiori #AlettiEditore #IDiamantiDellaPoesia #PoesiaContemporanea #SaloneLibroTorino2026 #TrentoCultura #GiuseppeAletti #LetteraturaItaliana #NuoveUsciteLibri

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Ghezzi

Trento – Nel panorama della lirica contemporanea e della produzione editoriale indipendente, l’interazione sinergica tra le metriche della poesia e i ritmi biologici della natura rappresenta un filone di consolidata e profonda fecondità espressiva. In questa cornice artistica si colloca la pubblicazione di “Vagando tra parole e fiori”, l’opera prima della poetessa Maria Maddalena Ghezzi, immessa sul mercato dei consumi letterari all’interno della prestigiosa collana specialistica “I Diamanti della Poesia” sotto l’egida editoriale di Aletti Editore. La silloge si configura come un organico compendio di testi affiorati lungo le diverse stagioni dell’esistenza, ciascuno scaturito da fratture emotive ed esperienze interiori capaci di segnare la biografia dell’autrice. Il volume, disponibile sia nei canali distributivi fisici sia nelle piattaforme globali in formato e-book, si offre come un giardino intimo in cui ogni componimento opera come un frammento vegetale, sprigionando la memoria e il profumo delle sensazioni d’origine.

La prefazione di Giuseppe Aletti: la parola contro l’oblio del tempo

L’architettura intellettuale e il valore storiografico della raccolta sono stati analizzati con rigore critico all’interno della Prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, noto poeta, editore e formatore letterario nazionale. Aletti evidenzia come la scrittura della Ghezzi si elevi sopra la mera saggistica spontanea per farsi solida testimonianza etica e civile del vissuto personale: «In quest’ottica la parola diviene testimonianza della nostra formazione culturale e sentimentale, che cataloga, sottrae dall’oblio del tempo, impone il senso delle radici e della memoria». La parola scritta si converte in un formidabile dispositivo di catalogazione dell’esistenza, un presidio di resistenza culturale che blinda la sfera degli affetti contro la dispersione accelerata della società post-moderna, restituendo centralità alla dottrina delle radici identitarie.

La vocazione pedagogica a Trento e la natura come interlocutore attivo

Il profilo biografico dell’autrice riflette un profondo e simbiotico legame con il paesaggio alpino e i distretti rurali del settentrione. La Ghezzi risiede infatti con il proprio nucleo familiare all’interno di un piccolo borgo montano della municipalità di Trento, circondata da boschi e catene montuose che ne influenzano direttamente la tavolozza figurativa. Per anni ha esercitato la professione e la vocazione di maestra della scuola dell’infanzia, un’esperienza pedagogica che ne ha strutturato la sensibilità verso i linguaggi dell’innocenza e la meraviglia delle piccole cose quotidiane. All’interno del libro, come esplicitato dall’iconografia della copertina, l’ambiente naturale si spoglia della funzione di mero sfondo ornamentale per assurgere al ruolo di interlocutore attivo e filosofico, instaurando un dialogo costante, laico e profondo con l’uomo e con le sue fragilità biologiche.

La poesia “Maestro” e il successo al Salone del Libro di Torino 2026

Sotto il profilo dei contenuti e delle macro-tematiche trattate, l’ordito delle liriche si sviluppa lungo i binari di una costante ricerca di luce e rinascita interiore, alternando descrizioni di tramonti cromatici a intense riflessioni sulla forza della fede, sulla speranza escatologica e sulla memoria dei profumi del passato. All’interno del volume spicca per densità informativa un componimento dal titolo emblematico “Maestro”, esplicito omaggio filologico alla tradizione educativa e formativa. La sostenibilità commerciale e il posizionamento editoriale dell’opera hanno registrato una vetrina di assoluto rilievo nazionale ed europeo grazie all’esposizione ufficiale dei volumi negli spazi della Aletti Editore durante l’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026. “Vagando tra parole e fiori” si configura in definitiva come un formidabile invito a rallentare i ritmi della quotidianità metropolitana, esortando il lettore a non rinunciare ai propri sogni nel cassetto attraverso la cura e la delicatezza della parola scritta.

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Paola Ferrari si confessa a Vero: l’addio alla Rai, il dramma dell’infanzia e la libertà

🚨 PAOLA FERRARI A “VERO”: L’ADDIO A RAI SPORT DOPO 37 ANNI, L’INFERNO DELL’INFANZIA E L’ATTACCO AL FINTO FEMMINISMO DEI SOCIALUna confessione sincera, potente e senza filtri che assume i contorni di una vera e propria seduta psicanalitica. La storica conduttrice Paola Ferrari si racconta a cuore aperto sulle pagine di Vero, annunciando l’intenzione di lasciare lo spazio televisivo di Rai Sport dopo una straordinaria carriera durata 37 anni per favorire il ricambio generazionale. La giornalista ha affrontato duramente il tema del cyberbullismo e degli attacchi degli hater, chiedendo un intervento strutturale delle famiglie per proteggere i figli dalle violenze digitali quotidiane. 🏛️📺Dietro il successo e l’immagine di “regina del calcio”, la Ferrari nasconde un’infanzia drammatica segnata dal grave esaurimento della madre, che tentò di ucciderla per ben tre volte: un trauma biologico che ha generato in lei una costante ricerca d’affetto, ma che ne ha forgiato la straordinaria forza d’animo attuale. Spazio anche alla politica e ai diritti civili: la conduttrice ha espresso una durissima critica contro attrici e pseudo-cantanti che utilizzano il nudo sui social mascherandolo da femminismo, definendolo un modo meschino per elemosinare like e mercificare il corpo. Per la Ferrari la vera libertà delle donne passa dall’indipendenza economica, dalla parità di salario e dal coraggio, ricordando con affetto il matrimonio con Marco De Benedetti (nato grazie a un’insistente Alba Parietti) e il corteggiamento pulito di Silvio Berlusconi. 🌐🧠✨👇 Sei d’accordo con Paola Ferrari sul fatto che mostrare il proprio corpo senza vestiti sui social per ottenere visualizzazioni non abbia nulla a che fare con il vero femminismo? Scrivilo nei commenti!#PaolaFerrari #IntervistaVero #RaiSport #Cyberbullismo #DirittiDelleDonne #ParitàSalariale #MarcoDeBenedetti #AlbaParietti #SilvioBerlusconi #WelfareCulturale

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Copertina Vero

Roma – Nel panorama del giornalismo sportivo e dell’industria televisiva nazionale, la definizione dei percorsi di carriera e il ricambio generazionale all’interno delle emittenti di Stato costituiscono variabili di forte impatto sull’opinione pubblica. In un’articolata e intima intervista concessa al settimanale Vero, la storica conduttrice di Rai Sport Paola Ferrari ha tracciato un bilancio consuntivo della propria parabola professionale e biologica, affrontando con rigore analitico i temi del pensionamento, della parità salariale, della piaga sociologica del cyberbullismo e dei traumi infantili che ne hanno forgiato l’identità civile. Ferrari ha confermato l’intenzione di concludere la sua storica esperienza in Rai, azienda in cui opera stabilmente da ben 37 anni, rivendicando la necessità di cedere il testimone alle nuove generazioni di colleghe, pur escludendo un ritiro definitivo dalle attività manageriali e produttive del settore dell’entertainment.

Il contrasto agli hater e il manifesto contro il bullismo scolastico

Un asse centrale della disamina della conduttrice ha riguardato la gestione del dissenso digitale e l’esplosione della cattiveria gratuita sulle piattaforme social, dinamiche che la Ferrari inquadra come una vera e propria emergenza sociale e sanitaria che minaccia la salute mentale dei minori. Analizzando gli attacchi subiti da parte delle galassie di hater, il volto storico di 90° Minuto e de La Domenica Sportiva ha esortato i nuclei familiari a strutturare difese protettive per i propri figli, tracciando un parallelo lineare tra le offese subite dai personaggi pubblici e i fenomeni di bullismo che si consumano quotidianamente tra i banchi di scuola: «Dobbiamo insegnare ai nostri figli ad avere degli scudi e tutelarsi. Affrontiamo tutto questo con una grande superficialità, come se tutto fosse scontato. Non tutte le persone hanno la struttura per accettare insulti in questo modo. È un’emergenza veramente seria».

L’infanzia negata a Milano: i tentativi di omicidio e la fame d’affetto

Il retroterra biografico e psicologico di Paola Ferrari svela un vissuto contrassegnato da una profonda e precoce infelicità biologica, legata al grave esaurimento nervoso e alla patologia psichiatrica di cui era affetta la madre. L’autrice ha rievocato con formule drammatiche ed ermetiche l’inferno domestico vissuto a partire dall’età di sette anni, caratterizzato dalle violenze fisiche inflitte dalla genitrice sia contro la nonna inferma sia contro la stessa giornalista, scampata per tre volte a tentativi di omicidio, il primo dei quali consumatosi per annegamento. Questo trauma strutturale ha generato nella Ferrari una perenne “fame d’affetto” e una spinta psicologica a cercare il consenso e il bene altrui nelle relazioni di coppia, alimentando al contempo una spiccata e fumantina esuberanza caratteriale che la conduttrice sta progressivamente imparando a moderare attraverso la gestione della rabbia pregressa.

La parità di salario e la critica al finto femminismo del nudo social

Sotto il profilo dei diritti civili e dell’emancipazione femminile, la Ferrari ha espresso una severa e spietata requisitoria contro la mercificazione del corpo delle donne operata da alcune esponenti dell’industria discografica e cinematografica contemporanea. La giornalista ha deostruito la retorica radicale che nobilita l’esibizione del nudo sui social network come un atto di rivendicazione femminista, qualificando tale condotta come una meschinità commerciale volta esclusivamente alla capitalizzazione dei like e alla stigmatizzazione della donna come oggetto di piacere maschile. La vera libertà e la dignità personale si fondano, secondo la dottrina illustrata dalla Ferrari, sull’indipendenza economica, sul merito professionale, sul coraggio del sacrificio e su politiche di welfare strutturali che garantiscano la parità di salario tra i generi e il pieno accesso ai servizi degli asili nido.

I successi privati: il matrimonio con De Benedetti e il ricordo di Berlusconi

In ultima analisi, l’intervista ha concesso spazio ai trionfi della sfera privata e alla straordinaria forma biologica rivendicata dall’autrice, la quale ha paragonato la propria efficienza metabolica a quella di Michelle Hunziker, grazie a un rigoroso regime di medicina preventiva e attenzione alimentare. Ferrari ha rievocato l’aneddoto del suo fidanzamento con l’imprenditore Marco De Benedetti, propiziato dall’amica Alba Parietti che la convinse a partecipare alla cena in cui nacque il legame da cui sono originati i due figli, considerati il massimo successo della sua esistenza. Un passaggio conclusivo è stato dedicato alla figura di Silvio Berlusconi, inserito nel catalogo dei suoi storici estimatori e corteggiatori; la giornalista ha difeso l’operato macro-politico e industriale del fondatore di Forza Italia, descrivendolo come un leader innamorato dell’amore e sinceramente guidato dal desiderio di fare il bene del Paese, al di là dei giudizi e delle contrapposizioni della saggistica scandalistica.

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Intervista con la nota editrice, docente, studiosa e poetessa coreana Dott.Ssa Yang Geum-He

Benvenuta in questa intervista Yang per i nostri lettori. Ha intrecciato poesia, etica e filosofia della pace nelle sue opere. Come crede che la poesia possa contribuire concretamente alla costruzione di una cultura della pace nel mondo di oggi?

Salve Angela. Mi sento davvero privilegiata di essere qui con tutti voi…
Solo l’essere umano ha il privilegio di dare forma ai propri pensieri e alle risonanze interiori attraverso il linguaggio e la creazione. Scrivere poesia è un atto nobile di seduzione della propria visione del mondo e della filosofia interiore, colorandole con sfumature particolari e rivestendole di ciò che chiamiamo “poesia”.

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Dott.Ssa Yang Geum-He

Redazione-  Benvenuta in questa intervista Yang per i nostri lettori. Ha intrecciato poesia, etica e filosofia della pace nelle sue opere. Come crede che la poesia possa contribuire concretamente alla costruzione di una cultura della pace nel mondo di oggi?

Salve Angela. Mi sento davvero privilegiata di essere qui con tutti voi…
Solo l’essere umano ha il privilegio di dare forma ai propri pensieri e alle risonanze interiori attraverso il linguaggio e la creazione. Scrivere poesia è un atto nobile di seduzione della propria visione del mondo e della filosofia interiore, colorandole con sfumature particolari e rivestendole di ciò che chiamiamo “poesia”.
È una forma di comunicazione che collega il passato al presente, il presente al futuro, e può essere definita il modo più bello in cui le persone si offrono il linguaggio a vicenda.
Inoltre, la poesia, che può essere considerata il bocciolo della letteratura, nasce stimolando le emozioni e l’immaginazione del poeta. Il romanziere francese Bernard Werber ha descritto l’immaginazione come “una nuova risposta a un vecchio problema”, e la poesia è proprio l’arte di esprimere questa immaginazione con le parole, accendendo una luce di calda sensibilità e permettendo ai cuori delle persone di abitare, anche solo per un momento, in un mondo magico. È per questo che l’umanità ha amato la poesia da tanti secoli. Pertanto, credo che le poesie dei poeti che desiderano la pace, elevino la benevolenza dell’umanità e contribuiscano concretamente alla costruzione della pace su questa terra.
Paul Valéry ha detto: “La poesia è l’atto di spezzare la povertà del linguaggio per toccare il cuore comune dell’umanità.”
Perciò, quando scriviamo poesia dalla prospettiva che “il mondo è uno”, dobbiamo superare il tempo e lo spazio e oltrepassare le barriere tra nazioni e popoli, scritture e lingue, scrivendo con una voce capace di risuonare con tutta l’umanità. Questi scritti contribuiranno esclusivamente alla diffusione di una cultura della pace.

La sua isola natale, Jeju, appare spesso nelle sue opere poetiche. In che modo il suo legame con questa terra influisce sui suoi versi e sulla sua missione letteraria?

L’isola di Jeju, situata in Corea del Sud, è un luogo davvero meraviglioso, dove montagne e mare convivono in perfetta armonia. Anche per i coreani stessi, visitare Jeju è motivo di orgoglio ed è una delle destinazioni più amate sia dai turisti locali che da quelli internazionali. Jeju incanta i visitatori con la sua straordinaria bellezza naturale, un dono prezioso della natura.
Vivendo ogni giorno alla presenza del maestoso Hallasan e del mare che cambia continuamente in tutte le stagioni, mi considero profondamente fortunata. Sono cresciuta in un ambiente che nutre in modo semplice l’amore per la natura e sento un forte senso di appartenenza verso le montagne e i mari di Jeju, la sua flora e fauna, il vento, il folclore, i miti, le leggende e la cultura dell’isola. Molte delle mie poesie sono permeate dallo spirito di Jeju: il vento, le montagne, il mare e i paesaggi stagionali dell’isola. Le mie opere si basano principalmente su un’attenta osservazione dei fenomeni naturali.

Il poeta nepalese Rupsingh Bhandari ha scritto nella prefazione della mia raccolta poetica Il nido degli uccelli: “Le sue poesie sono come rare scritture della natura, sacre come una vetta himalayana incontaminata… Dopo aver letto queste poesie, i lettori desidereranno senza dubbio visitare Jeju, almeno una volta nella loro vita.” Ha scritto anche:
“Yang rivela leggi non registrate della natura, i suoi misteri indescrivibili e le dimensioni invisibili… Attraverso la sua poesia, i lettori sono invitati a un viaggio per sperimentare la grandezza invisibile della natura… Di fronte a tale maestosità, dobbiamo inchinarci, vivendo in armonia come parte di essa.”

In questo senso, Jeju, benedetta da una straordinaria bellezza naturale come “Isola della Pace Mondiale”, è diventata naturalmente il fondamento del mio mondo letterario. Essa plasma profondamente il mio senso di missione letteraria: partecipare, attraverso la poesia, all’accensione di una fiaccola per la pace mondiale e la fratellanza umana.

Lei ha tradotto molte opere, tra cui anche “PREKAZI – Lu è Vivo” scritto dall’autore kosovaro Dibran Fylli, dedicato all’eroe leggendario Adem Jashari. Cosa la motiva a diventare un ponte tra culture e lingue diverse attraverso la traduzione?

Sono molto felice che, grazie alla sua proposta Angela, in qualità di Ambasciatrice della Cultura Mondiale e Vicepresidente dell’Associazione della Lega degli Scrittori Coreani e Mondiali, ho potuto presentare ai lettori del mio Paese, in lingua coreana, il libro “Prekazi – Lui è Vivo”, un’opera di cui racconta le vite degli eroi dell’indipendenza del Kosovo, che hanno donato la propria vita, combattendo per la libertà.

Il Kosovo, situato nella penisola balcanica in Europa, è ancora un Paese poco conosciuto per la maggior parte dei lettori coreani. Questa percezione di lontananza si accentua ulteriormente per il fatto che la Corea del Sud non ha ancora stabilito relazioni diplomatiche ufficiali con il Kosovo. Se cerchiamo un punto di collegamento tra il Kosovo e la Corea, esso risiede nella storia condivisa della lotta per l’indipendenza. La Corea ottenne la liberazione dal colonialismo giapponese attraverso i sacrifici e la resistenza di innumerevoli combattenti per l’indipendenza e, dopo la liberazione, ha vissuto la tragedia della Guerra di Corea, un doloroso conflitto fratricida. Per i lettori coreani, la storia del Kosovo, segnata dalle ferite della guerra per la libertà, troverà senza dubbio una risonanza profonda e rispettosa. Come testimonia anche “Lettera da Drenica”, questo libro presenta prove storiche senza esagerazioni. Durante la traduzione, speravo che i lettori coreani, (per i quali il Kosovo può apparire come un Paese lontano e sconosciuto), potessero conoscere i suoi eroi non come figure leggendarie costruite, ma come una realtà storica di una “eredità di coraggio”, confrontandosi con la realtà dell’indipendenza del Kosovo con uno sguardo equilibrato.

Attraverso questo libro, desidero sinceramente che i popoli dei nostri due Paesi, con culture e storie diverse, possano comprendersi meglio e rafforzare l’amicizia e la cooperazione. Colgo l’occasione per esprimere il mio rispetto e i miei complimenti all’autore Dibran Fylli, che ha scritto non solo dell’eroe leggendario Adem Jashari, ma ha anche rappresentato la dura realtà di tutto il Kosovo. Attraverso gli scambi con poeti di tutto il mondo, ho costruito una profonda fiducia nella bontà dell’umanità. Dai diversi poeti internazionali, grazie allo scambio culturale, ho anche imparato che la poesia ha il potere di sublimare la lingua in una forma di pensiero che ci permette di percepire il mondo con uno sguardo nuovo e che possiede una dimensione universale fondata sulla pace mondiale e sulla compassione umana. Ho anche compreso che l’essenza della letteratura non è diversa dall’amore di un’unica madre.

Nel suo ruolo di docente e commissaria per l’unità nazionale, come riesce a combinare l’impegno politico con la creazione poetica?

La Corea è stata divisa dalle correnti della storia mondiale, come molti altri Paesi. Attraverso l’educazione, desidero sottolineare che la comprensione e l’integrazione sono molto più importanti del conflitto e della divisione. Nella mia poesia cerco di esprimere tolleranza, convivenza, comprensione e amore. Credo che poeti e scrittori debbano svolgere un ruolo attivo nella realizzazione della pace mondiale. La storia dell’umanità è stata segnata soprattutto da guerre e conflitti, con brevi periodi di pace.
È per questo che l’umanità ha sempre desiderato la pace, anche mentre le guerre continuano a scoppiare nel mondo, ancora oggi.

L’impatto della guerra va ben oltre il campo di battaglia. L’aumento dei prezzi delle materie prime, del petrolio e del grano, insieme all’instabilità globale, colpisce tutte le nazioni. Nel mondo interconnesso di oggi, nessun Paese rimane immune dalla guerra.

Come coreana che ha vissuto le conseguenze della guerra e vive ancora in una nazione divisa, il nostro desiderio di pace è particolarmente forte. Vivo sull’isola di Jeju, che è stata ufficialmente dichiarata “Isola della Pace Mondiale”, dove ogni anno leader internazionali si riuniscono al Forum di Jeju per discutere di pace: questo mi ispira e mi motiva profondamente. Da molti anni scrivo articoli editoriali per uno dei principali giornali di Jeju, sottolineando costantemente il valore della pace. Credo fermamente che anche una pace imperfetta sia migliore di qualsiasi guerra. Come poetessa, sento la responsabilità di contribuire, nel mio piccolo, alla costruzione e al mantenimento di un mondo più pacifico.

È stata premiata con importanti riconoscimenti nazionali e internazionali. Quale di questi premi ha rappresentato per lei un punto di svolta e perché?

Recentemente, a livello nazionale, sono stata insignita del Gran Premio per la Cultura e l’Arte, che è il più alto riconoscimento conferito a individui che hanno raggiunto un successo straordinario e dato un contributo significativo allo sviluppo della cultura e dell’arte in Corea, nel 2025. A livello internazionale, sono stata selezionata per il premio “PRIZES 2025: I migliori poeti e traduttori internazionali”, organizzato dal Centro Internazionale per la Traduzione e lo Studio della Poesia, dalla rivista letteraria trimestrale cinese “The Journal of Rendition of International Poetry” e dal Consiglio direttivo dell’Unione Mondiale delle Riviste di Poesia.
I risultati sono stati annunciati il 12 dicembre, e dieci poeti sono stati scelti come i migliori poeti internazionali al mondo. Ho provato un grande onore di essere tra loro. Questo premio si è basato sulle raccomandazioni di illustri poeti, traduttori e studiosi provenienti da 18 Paesi, tra cui: Italia, Stati Uniti, Polonia, Russia, Emirati Arabi Uniti, Romania, Svezia, India, Francia, Spagna, Cina, Albania, Grecia, Germania, Argentina, Israele, Giappone e Danimarca. Inoltre, si sono svolti tre turni di votazione da parte della giuria nel corso di due mesi e, come risultato, quattordici poeti e traduttori provenienti da tredici Paesi sono stati selezionati come vincitori. Sono davvero felice e grata per questo riconoscimento.

Per uno scrittore, ricevere un premio letterario ha un significato particolare, perché rappresenta un riconoscimento sociale dei propri risultati letterari e mi dona grande orgoglio come poetessa. Per questo motivo, l’ultimo premio, “Miglior Poeta Internazionale 2025”, ha per me un’importanza ancora maggiore ed è diventato un punto di svolta nella mia vita di poetessa.
Lo considero un richiamo a una responsabilità sociale più grande, che mi spinge a dedicarmi ancora più profondamente alla compassione universale dell’umanità.

Con questo spirito, continuerò a scrivere poesie con un forte senso di missione, cercando di creare versi che brillino come una lampada, intrecciando parole per la pace nel mondo e per l’amore verso l’umanità.

In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dalla comunicazione rapida, secondo lei, quale spazio rimane per la poesia e per la riflessione lenta?

Non considero necessariamente negativo un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dalla comunicazione veloce. Tuttavia, quando si tratta di scrivere o leggere poesia, credo che sia necessaria lentezza. Spesso la poesia richiede di essere riletta più e più volte, prendendosi il tempo per riflettere profondamente sul suo significato. È necessario una vera e propria “indagine” per arrivare a interpretazioni profonde.

Le opere letterarie che accendono la lanterna della compassione umana,  sono state amate a lungo e senza dubbio continueranno a esserlo anche in futuro. Perciò, come membri di una comunità globale che vive insieme su questa terra, se ci impegniamo a scrivere poesie che ci permettano di sentire e comunicare tra noi sulla base del nostro umanesimo comune, per il bene di un mondo armonioso, credo che ci sarà uno spazio infinito per la riflessione lenta, là dove la bellezza e la filosofia, che solo l’essere umano percepisce, possono esprimersi pienamente.

Ha fatto parte di molte associazioni letterarie e culturali. Quanto è importante costruire reti tra scrittori per la crescita della letteratura globale?

Per lo sviluppo della letteratura mondiale, costruire reti con scrittori di tutto il mondo è estremamente importante. Viviamo in un’epoca di cambiamenti rapidi. A differenza del passato, tutto evolve velocemente e, se non rispondiamo a questi cambiamenti, inevitabilmente restiamo indietro. Da questo punto di vista, credo che la costruzione di reti letterarie, sia uno sforzo molto positivo e necessario.

È particolarmente vitale collegarsi con poeti che possiedono già solide reti globali, come lei Angela, rinomata poetessa internazionale. Ad esempio, la collaborazione resa possibile attraverso la rete tra lei e il dottor Kang Byeong Cheol dalla Corea, in un periodo di tempo molto breve, ha contribuito ad aumentare la visibilità dei poeti coreani; ciò grazie al suo importante contributo nella promozione della letteratura coreana nel mondo. Inoltre, lei ha creato un flusso straordinario di poesia, portando in Corea poeti affermati provenienti da tutto il mondo. Tutto questo è stato possibile grazie alla creazione di una tale rete di cooperazione letteraria. Ogni giorno, i poeti coreani esprimono gratitudine e profondo rispetto per la dedizione della promotrice Angela Kosta e del dottor Kang Byeong Cheol, i cui sforzi si fondano su una grande fratellanza e amore per l’umanità. Anche in questo momento, a nome dei poeti coreani, desidero esprimere i miei sinceri ringraziamenti e il mio rispetto a voi due e a tutti i grandi scrittori che continuano a dedicarsi allo scambio e alla crescita della letteratura mondiale.

La ringrazio per questo prezioso apprezzamento. Torniamo all’intervista… Lei ha contribuito alla fondazione della “Giornata Mondiale di Cavafy” sotto il patrocinio dell’UNESCO. Cosa rappresenta Cavafy per lei e perché ha sentito il bisogno di promuovere la sua eredità?

Konstantinos P. Cavafy (1863 – 1933) è stato un poeta greco nato ad Alessandria. Sebbene abbia scritto solo 155 poesie, preferì condividerle attraverso giornali e riviste locali piuttosto che pubblicarle in libri. Oggi, la sua poesia è molto amata e ricercata dai lettori di tutto il mondo.

Sotto la guida del chitarrista classico greco Yorgos Foudoulis e insieme a 300 membri fondatori – poeti, scrittori, artisti e appassionati d’arte – è iniziata la fondazione e l’istituzionalizzazione della Giornata Mondiale di Cavafy, sotto l’egida della poesia iconica di Cavafy “Termopili”. Con il supporto della Federazione Nazionale Ellenica dei Club e dei Centri UNESCO e con la partecipazione di istituzioni e poeti provenienti da tutto il mondo, l’evento d’inaugurazione si è svolto dal 27 al 29 aprile 2024 per tre giorni a Volos, in Grecia, e in tutte le città partner. Cavafy affrontava le realtà del suo tempo oscuro e, attraverso la poesia, denunciava le ingiustizie della società, mantenendo alto il faro della compassione umana, per incoraggiare le persone a camminare (ancora oggi) verso il futuro. Per questo credo che lo spirito nobile e umanista di Cavafy debba continuare e, attraverso la mia poesia, mi impegno a tramandare e portare avanti la sua preziosa eredità di amore per l’umanità.

Se volesse lasciare un messaggio alle future generazioni di poeti e scrittori, quale valore chiave e fondamentale dovrebbero sempre custodire nel loro percorso creativo?

Nel mio percorso creativo, credo sia fondamentale conservare sempre il potere della letteratura di sublimare il linguaggio in una forma di pensiero che ci permetta di percepire il mondo in modo nuovo e di incarnare questo nucleo della letteratura in opere basate sulla compassione universale per l’umanità.

In questo momento della mia vita, vivendo come poetessa che mira a esprimere nei suoi versi i fenomeni della natura che si sviluppano attorno a me, la mia attenzione verso le cose, le emozioni e le filosofie particolari che nascono dalla comprensione degli esseri umani, ogni giorno mi fa sentire profondamente realizzata e piena di gratitudine. Le opere letterarie che accendono i fari della compassione umana sono state amate per lungo tempo e continueranno certamente a esserlo anche in futuro.

Pertanto, come membro della comunità globale in cui tutti viviamo insieme su questa terra, spero di continuare a impegnarmi a scrivere poesie che ci permettano di condividere sentimenti e comunicare tra di noi basandoci sul nostro senso di umanità, per il bene di un mondo gioioso. Inoltre, credo che l’amore per se stessi e per l’umanità siano le qualità più importanti per un poeta. Tutto questo, senza dubbio, sarà di grande aiuto.

Carissima Yang. La ringrazio per questa interessante intervista

Grazie a lei Angela. Onoratissima essere oggi qui…

Intervista di Angela Kosta

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Il vero scopo del culturale: la dottrina estetica di Maria Teresa Liuzzo

🚨 MANIFESTO CULTURALE: NEI “TEMPI INQUIETI” L’ARTE RIVOLUZIONARIA DI MARIA TERESA LIUZZO SCONFIGGE IL KITSCH E IL POST-MODERNOUn’appassionata e rigorosa requisitoria contro il degrado estetico, la mercificazione e l’oblio della società contemporanea. Nel suo nuovo saggio filosofico “Tempi Inquieti – Il vero scopo del culturale”, la scrittrice Maria Teresa Liuzzo lancia un potente appello per il ritorno a un’arte culturalmente impegnata nella civiltà, capace di informare le masse e abbattere la dittatura del cattivo gusto e del kitsch post-moderno. Ispirandosi alle tesi di Simone Weil, l’autrice descrive la cultura come una forza sovversiva e rivoluzionaria in grado di cambiare il sociale e curare le ferite dell’anima attraverso il recupero della bellezza e di valori universali che trascendono il tempo e lo spazio. 🎨📜✨La Liuzzo attacca duramente i meccanismi della decostruzione moderna, proponendo un’estetica in cui il fulcro dell’opera sia l’idea e non il puro gioco tecnico. In un mondo tragico imbrigliato in squallidi interessi che divorano il cuore di un’umanità sconosciuta, l’arte deve creare un burrone infinito tra la barbarie e il buon gusto, proteggendo la memoria storica e il cammino dello spirito senza cedere a dogmatismi. Una riflessione profonda che restituisce dignità alla parola scritta e alla coscienza civile, ricordandoci che solo la bellezza può liberarci dalle moderne schiavitù e guidarci nella ricerca della verità oltre le ombre del presente. 🏛️🕊️🔒👇 Ritieni che la riscoperta della grande arte e della memoria storica sia lo strumento fondamentale per combattere il degrado culturale dei nostri giorni? Scrivilo nei commenti!#MariaTeresaLiuzzo #TempiInquieti #IlVeroScopoDelCulturale #SimoneWeil #EsteticaEFilosofia #CriticaSociale #BellezzaUniversale #MemoriaStorica #ResistenzaCulturale

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Maria Teresa Liuzzo

Roma – Nel tormentato scenario filosofico e antropologico della contemporaneità, segnato da una progressiva frammentazione dei codici comunicativi e dalla mercificazione dei linguaggi espressivi, la ridefinizione della funzione civile dell’intellettuale costituisce un nodo cruciale per arginare la deriva della decostruzione estetica. Attraverso il saggio programmatico intitolato “Tempi Inquieti – Il vero scopo del culturale”, la scrittrice e poetessa Maria Teresa Liuzzo formula un’organica e rigorosa dottrina dell’arte impegnata, concepita come un fondamentale presidio di resistenza etica contro le lusinghe del kitsch e il cattivo gusto del post-moderno. Evocando in prima istanza la celebre e profonda massima di Simone Weil tratta dall’opera “L’ombra e la grazia” — secondo cui la violenza del tempo lacera l’anima per consentire l’accesso dell’eternità —, l’autrice posiziona il fatto culturale non come un mero esercizio accademico o metafisico, bensì come un’infrastruttura civile vivente, dotata di una intrinseca forza sovversiva e rivoluzionaria capace di modificare il tessuto sociale.

Il superamento della decostruzione moderna e il primato dell’idea

La disamina della Liuzzo si scaglia in modo analitico contro i formalismi della tecnica contrattualistica e le derive della decostruzione moderna, intesa come un labirinto intellettuale che annulla il messaggio universale dell’opera per esibire unicamente il proprio meccanismo costruttivo. La dottrina del “Culturale” oppone a questa frammentazione nichilista il principio della “giusta valorizzazione”, secondo cui la struttura ingegneristica dell’oggetto artistico deve essere celata e superata dalla forza immanente dell’idea. Riabilitare il pubblico alla fruizione cosciente di un quadro o di un testo poetico significa rieducare la cittadinanza alla grammatica della bellezza universale, un sapere che trascende le categorie contingenti dello spazio e del tempo per ricollegare l’uomo moderno ai valori intramontabili della convivenza civile e della spiritualità laica e religiosa, ponendosi come un argine ermetico contro il relativismo dei consumi di massa.

L’arte come barriera immunitaria contro i barbarismi della mercificazione

In un’epoca storica attraversata da squallidi interessi economici e da logiche speculative che mortificano la dignità dell’umanità, l’espressione artistica rivendica una superiorità ontologica rispetto alla vita biologica stessa, assumendosi il compito di modellarla e riorientarla. L’ordito testuale della Liuzzo delinea la necessità di edificare un burrone infinito e invalicabile tra i barbarismi della degradazione culturale e il rigore del buon gusto. Una cultura matura non può e non deve tradire la verità della Storia, né deve farsi gabbia dogmatica o schiavitù ideologica: essa deve operare come uno strumento di liberazione spirituale, una luce che non esige la Verità assoluta ma accoglie il dubbio, preservando da ogni forma di cinismo e oblio quel meraviglioso e infinito viaggio interiore chiamato memoria collettiva, oggi divorato dalle dinamiche dell’alienazione metropolitana.

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