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LEGA ABRUZZO SABATO IN PIAZZA A MILANO | “PIÙ SICUREZZA E STOP ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA”
Redazione- La Lega Abruzzo parteciperà numerosa, sabato 18 aprile a Milano, in piazza Duomo, all’evento, organizzato dal gruppo dei Patrioti europei, “Senza paura. In Europa padroni a casa nostra”. “Sarà una grande manifestazione pacifica in cui ribadiremo le nostre posizioni: difesa dei valori dell’Occidente, pace, più sicurezza per i cittadini e stop all’immigrazione clandestina”, sottolineano Vincenzo D’Incecco e Sabrina Bocchino, rispettivamente coordinatore e vice coordinatore regionale della Lega. “E soprattutto vogliamo dire basta – proseguono – a un’Europa che impone regole penalizzanti e chiedere il superamento del Patto di stabilità, che rischia di impoverire famiglie e imprese già messe a dura prova dal caro energia.
È necessario far comprendere alle istituzioni europee che serve una svolta concreta, capace di rispondere alle esigenze reali dei cittadini e del tessuto produttivo”, concludono.
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Esplode la rabbia operaia a Matera, scatta lo stato di agitazione alla CallMat: i sindacati proclamano la mobilitazione totale contro i 350 licenziamenti
La pazienza dei lavoratori è finita e a Matera scatta la mobilitazione totale contro i licenziamenti della CallMat! 🛑📞 I sindacati SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno proclamato ufficialmente lo stato di agitazione per difendere le 350 famiglie lucane colpite dall’avvio della procedura di licenziamento collettivo. I segretari regionali Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano lanciano un monito durissimo a MIMIT, TIM e Regione Basilicata: “L’Intelligenza Artificiale non sia una scusa per tagliare il personale, 350 licenziamenti sono 350 di troppo. Vogliamo atti concreti, non tabelle Excel”. Scoprite tutti i dettagli del piano di lotta operaia nel nostro articolo! 👇❤️✨
Matera – Ci sono momenti in cui la pazienza dei lavoratori si esaurisce davanti al muro di gomma delle promesse mancate, trasformando l’angoscia delle famiglie in un’imponente e fiera onestà intellettuale di piazza. Quando i cancelli di una fabbrica rischiano di sbarrarsi definitivamente, trascinando nel baratro della disoccupazione centinaia di professionisti, il sindacato ha il dovere etico e civile di alzare uno scudo protettivo impenetrabile, portando la trincea della resistenza operaia direttamente davanti ai palazzi dello Stato. La Basilicata calcistica e operaia si appresta a vivere l’autunno più caldo della sua storia recente: a poche ore dall’annuncio shock dell’avvio delle lettere di licenziamento collettivo per 350 dipendenti della CallMat di Matera, le sigle sindacali hanno formalmente rotto gli indugi, proclamando lo stato di agitazione immediato e avviando la mobilitazione totale del comparto.
I segretari regionali lucani Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) sono intervenuti con spavalda fermezza attraverso un monumentale manifesto unitario, blindando la linea di difesa attorno a ogni singola postazione con le cuffie. Le quattro sigle confederali hanno già provveduto a sollecitare con massima urgenza formale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e la giunta della Regione Basilicata, pretendendo l’immediata convocazione di un tavolo di crisi vincolante e privo di filtri burocratici. Un’opera di squadra eccezionale nata per intimare ai grandi committenti nazionali, a partire dal colosso delle telecomunicazioni TIM, di bloccare una procedura spietata che colpirebbe al cuore l’economia della provincia di Matera.
L’intelligenza artificiale non sia un paravento: il taccuino delle rivendicazioni operaie
La postura dei segretari confederali squarcia il velo dei cliché contemporanei sulla transizione digitale, rifiutando che l’avanzata delle nuove tecnologie e della robotica si traduca nell’ennesimo macello sociale per i rioni popolari del Mezzogiorno. «La riduzione dei volumi, l’automazione e l’intelligenza artificiale non possono diventare il paravento dietro il quale scaricare sui lavoratori il costo delle scelte industriali fallimentari e delle inefficienze del sistema», tuonano con orgoglio Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano, delineando un programma chiaro e privo di ipocrisie. «Non accetteremo che un intero presidio occupazionale venga sacrificato senza aver prima verificato e utilizzato ogni possibile alternativa di ammortizzatore sociale o di ricollocamento protetto».
La piattaforma di lotta impone ai ministeri romani e a Potenza una radiografia spietata e trasparente di tutti gli strumenti di welfare disponibili prima della fatidica e spaventosa scadenza del 31 dicembre 2026. I sindacati esigono un piano pluriennale di riconversione professionale in grado di intercettare le commesse pubbliche e la logistica della sanità digitale del PNRR, convertendo le competenze storiche delle 350 tute blu in risorse stabili per lo sviluppo e la qualità della vita sul territorio. La linea d’azione è netta: l’UGL e le sigle sorelle non siederanno a nessun salotto interlocutorio che serva solo a prendere tempo o a sintonizzare annunci finti sul palcoscenico dei media.
Nessuno verrà lasciato solo: «Adesso basta parole, 350 licenziamenti sono 350 di troppo»
L’onestà intellettuale dei rappresentanti sindacali della Basilicata lancia un monito limpido e severo alle istituzioni centrali e alla dirigenza aziendale di CallMat, avvertendo che l’epoca dei rinvii e delle formule di rito è terminata questa mattina alle prime luci dell’alba. I dati d’altronde parlano chiaro: la perdita di 350 posti di lavoro a tempo indeterminato non costituisce una semplice e asettica pratica amministrativa da chiudere su un foglio Excel, ma una ferita antropologica che distruggerebbe 350 progetti di vita, mutui familiari, affitti e sogni di stabilità di centinaia di giovani lucani, costringendoli all’ennesimo esodo forzato verso l’esterno della propria terra d’origine.
«Siamo pronti alla mobilitazione e a mettere in campo tutte le iniziative di sciopero necessarie per difendere ogni singolo posto di lavoro», concludono duramente i leader sindacali della Basilicata Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, blindando la tenuta sociale dei rioni materani contro le nevrosi causate dalle gare al massimo ribasso e dallo scaricabarile delle multinazionali. «Nessuno verrà lasciato solo in questa trincea. Adesso basta parole. Adesso servono unicamente i fatti». I telefoni della centrale operativa sono pronti a tacere, le assemblee nei reparti sono convocate a ciclo continuo e la città dei Sassi alza la testa: la battaglia della CallMat è appena cominciata, e i lavoratori non faranno un solo passo indietro di fronte al baratro del licenziamento.
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Disastro CallMat a Matera, tutti i lavoratori verso il licenziamento! L’UGL dichiara lo stato di agitazione contro i tagli di Tim e l’Intelligenza Artificiale
“È UNA VERA E PROPRIA MACELLERIA SOCIALE!! IL ‘MOSTRO’ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE STA RUBANDO IL LAVORO E IL FUTURO AI NOSTRI GIOVANI! BASTA!!!”. 😡 💼 🛑 Notizia drammatica, Pesantissima e Disperata che Rovina Inesorabilmente il Futuro (E il Natale prossimo) a Centinaia di padri e Madri di Famiglia del nostro Sud Italia! Arriva da Matera un Allarme Occupazionale Spaventoso: la dirigenza dell’azienda CallMat, durante l’ultima e tesissima riunione Sindacale, ha ufficialmente annunciato di Voler Avviare le Procedure di LICENZIAMENTO COLLETTIVO per TUTTI i lavoratori della Storica sede Lucana! Nessuno sarà risparmiato dalla Mannaia, finiranno tutti in mezzo a una Strada! La colpa di questo Bagno di Sangue Assurdo? Il drastico, spietato e inesorabile “Taglio” dei Volumi di Lavoro imposto dal gigantesco committente TIM, che diventerà Definitivo Mortale il prossimo 31 Dicembre! Ma dietro a questa “Catastrofe”, c’è un’ombra inquietante (e Vergognosa) che il sindacato “UGL Telecomunicazioni” ha giustamente denunciato Alzando la Voce! Le Multinazionali stanno Infatti Riducendo i Lavoratori in carne ed ossa per Sostituirli (Risparmiando un sacco di Milioni) con i freddi e Cinici Software della nuovissima “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”! I famosi Bot informatici rubano il Lavoro e il pane alle Nostre Famiglie nel Silenzio e nell’Ipocrisia Totale dello Stato e della Politica Italiana, che fino ad oggi (Denuncia L’UGL) è Stata sorda e non ha mai regolamentato questa Pericolosissima Invasione dei “Robot”!! A fronte dell’Inefficienza delle Istituzioni e dei tavoli Governativi Falliti, L’UGL Ha appena Dichiarato Lo STATO DI AGITAZIONE TOTALE a Matera per lottare in Piazza e Difendere La Dignità di Lavoratori Onesti che rischiano la Fame per Arricchire le Multinazionali e la Tecnologia! Leggi la Durissima Denuncia e i dettagli del “Taglio Inumano” nel Nostro Articolo di Cronaca Sindacale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Vi Sentite “Ribollire di Rabbia” nel Leggere che Centinaia di Italiani perderanno Onestamente il Lavoro Sotto Natale (Magari avendo ancora Mutui e Figli a Carico da sfamare!) solo perché le Grandi e Ricchissime “Multinazionali” vogliono usare la finta “Intelligenza Artificiale” dei Computer per non pagare e risparmiare sugli stipendi degli Operatori? Siete d’Accordo col Fatto che il “Governo e i Ministri” dovrebbero Immediatamente Intervenire per Tassare Pesantemente Chi licenzia gli Esseri Umani in Favore Dei Robot? Diteci la Vostra Sviscerando a fondo tutta La Vostra Indignazione nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Fare “Rete” ed Esprimere la Massima e Forte Solidarietà ai Lavoratori Lucani Licenziati! NON MOLLATE!!!
Matera – C’è un incubo gelido, oscuro e disperato che sta per abbattersi come una scure spietata sulla testa e, soprattutto, sul fragile bilancio economico di centinaia di famiglie lucane. Quella che doveva essere una normale riunione sindacale si è improvvisamente e drammaticamente trasformata nell’annuncio di un vero e proprio “bagno di sangue” occupazionale. Durante l’ultimo tesissimo incontro ufficiale con la dirigenza aziendale di CallMat, è giunta la peggiore delle notizie: i vertici hanno comunicato la gelida e irrevocabile intenzione di voler avviare a brevissimo le procedure di licenziamento collettivo per TUTTI i lavoratori della storica sede di Matera.
Nessuno sarà risparmiato dalla “mannaia”. La motivazione tecnica che si nasconde dietro a questa immensa e insopportabile “Macelleria Sociale”? Il drastico, spietato e netto taglio dei volumi di traffico telefonico deciso a tavolino dal grande committente nazionale, ovvero TIM. Un taglio mortale che, stando ai freddi calcoli aziendali, diventerà irrimediabilmente definitivo proprio il prossimo 31 dicembre, regalando a questi poveri lavoratori lucani il peggiore e il più disperato dei “regali” sotto l’albero di Natale.
Il Mostro dell’Intelligenza Artificiale ruba il lavoro
Ma cosa ha spinto un colosso come TIM a svuotare le commesse umane, condannando alla disoccupazione i padri e le madri di famiglia di Matera? A puntare il dito e a denunciare ad altissima voce i colpevoli di questa immane crisi è stato il sindacato UGL Telecomunicazioni. Le cause che hanno generato questo baratro sono molteplici, ma una su tutte fa tremare i polsi: siamo di fronte a un nuovo scenario tecnologico e lavorativo dominato in modo spietato dall’Intelligenza Artificiale.
I grandi gruppi industriali stanno sostituendo gli operatori umani con dei “software” senza stipendio, il tutto all’interno di un aberrante vuoto normativo privo di qualsiasi regolamentazione etica. Le macchine e gli algoritmi stanno letteralmente “rubando” il lavoro alle persone in carne ed ossa, in nome del massimo profitto e del risparmio aziendale. E chi dovrebbe tutelare i cittadini di fronte a questo disastro, purtroppo, dorme o volta lo sguardo dall’altra parte.
Istituzioni sorde e bandi inutili: l’atto di accusa
L’atto d’accusa formulato dall’UGL contro la cecità colpevole della Politica è infatti durissimo. Il sindacato denuncia apertamente «il mancato e irresponsabile coordinamento tra i vari soggetti istituzionali, che fino ad oggi ha prodotto solamente dei ridicoli bandi di gara rivelatisi totalmente inutili per la vera soluzione della crisi».
Nonostante gli allarmi continui e le piazze in subbuglio, la Politica non è stata in grado di far partire un serio Tavolo Settoriale con la presenza di tutti i Ministri e gli attori in grado di creare uno scenario di sostenibilità per i call center. Oltre al danno dell’IA, si sommano inoltre delle dinamiche sui volumi di lavoro non del tutto chiare e trasparenti, che penalizzano le sedi del Sud.
“Stato di Agitazione” contro il Baratro del 31 Dicembre
Ma i lavoratori e il sindacato non hanno alcuna intenzione di arrendersi e di farsi portare docilmente al macello. Il tempo scorre inesorabile, l’orologio dell’apocalisse occupazionale segna la scadenza fatale di dicembre, e l’intervallo temporale rimasto per salvare centinaia di stipendi è ormai ridotto al lumicino. «Questa crisi mortale deve essere affrontata in maniera decisa e risoluta, pena un impatto sociale ed economico estremamente grave per la città di Matera!», avvertono dall’UGL.
È disperatamente e urgentemente necessario intervenire sul settore delle telecomunicazioni con una strategia seria, ben pianificata e ampiamente condivisa, che punti ai fondi per la riconversione professionale e imponga la massima trasparenza sulla torbida gestione dei volumi di lavoro. Per queste ragioni, UGL Telecomunicazioni richiama ufficialmente la dirigenza, la committenza (TIM) e soprattutto le sorde Istituzioni al proprio dovere e senso di responsabilità, annunciando l’avvio immediato dello Stato di Agitazione totale per tutta la sede di Matera.
La lotta per la sopravvivenza e per la dignità del Lavoro in Basilicata è appena cominciata.
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La pugnalata finale a Matera, partono le 350 lettere di licenziamento alla CallMat: i sindacati insorgono contro il fallimento totale della Regione e del MIMIT
La bomba sociale esplode a Matera ed è fallimento totale delle istituzioni: partono le 350 lettere di licenziamento alla CallMat! 🛑📞 I sindacati SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni insorgono uniti con Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano: “Basta prese in giro e passerelle della Regione e del MIMIT, 350 lavoratori non sono numeri da cancellare su un foglio Excel!”. Di fronte alla scadenza degli ammortizzatori fissata al 31 dicembre 2026, i lavoratori esigono un piano industriale vero e chiamano TIM e lo Stato alle proprie responsabilità per impedire il disastro economico della Basilicata. Massimo sostegno alle famiglie lucane, scoprite tutta la verità nell’articolo! 👇❤️✨
Matera – Ci sono giorni in cui la contabilità fredda, cinica e spietata delle crisi aziendali si abbatte come una scure sulla carne viva di un territorio, stracciando in un solo istante mesi di promesse solenni, passerelle elettorali e rassicurazioni istituzionali prive di spessore reale. Quando i fogli Excel dei manager si traducono in lettere di licenziamento spedite a casa, la retorica della politica crolla, rivelando il fallimento trasparente delle cabine di regia nate per proteggere il lavoro. Oggi, lunedì 14 settembre 2026, per la città di Matera e per l’intera Basilicata si è consumato il punto di non ritorno, l’atto più doloroso e inaccettabile di una vertenza sindacale che si trasforma ufficialmente in una gigantesca emergenza sociale: la dirigenza di CallMat ha comunicato formalmente l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo per ben 350 lavoratrici e lavoratori del sito lucano. Un disastro occupazionale annunciato che getta nella disperazione centinaia di famiglie, mutui alla mano e risposte zero.
Di fronte a questo schiaffo viscerale, la reazione delle sigle sindacali confederali e di categoria è stata immediata, corale e priva di filtri diplomatici. Le segreterie regionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni, rappresentate in prima linea dai dirigenti Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, hanno firmato un duro e infuocato manifesto unitario, denunciando quella che i lavoratori considerano l’ennesima, intollerabile presa in giro da parte dello Stato e degli enti locali. I sindacati pretendono la fine immediata di ogni ipocrisia burocratica, dei comunicati stampa di facciata scritti per prendere tempo e delle fotografie scattate nei palazzi del potere mentre i volumi della committenza crollavano nel silenzio generale, lasciando la trincea di Matera ostaggio del torpore istituzionale.
La trappola del 31 dicembre 2026: gli aiuti pubblici non siano l’accompagnamento al baratro
I rappresentanti delle tute blu puntano il dito con assoluta fermezza e onestà intellettuale contro il ruolino di marcia della Regione Basilicata e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), accusati di aver assistito passivamente all’aggravarsi della crisi senza mai imporre una reale e vincolante strategia industriale pluriennale. C’è poi un dettaglio temporale che rende l’intera vicenda ancora più grave e urgente: gli strumenti straordinari di sostegno economico e gli aiuti pubblici messi in campo finora dal Governo hanno una scadenza tassativa già fissata al 31 dicembre 2026. Una data che i sindacati rifiutano di considerare come il capolinea oltre il quale prendere semplicemente atto della cancellazione definitiva di 350 redditi puliti.
«Non accetteremo che il 31 dicembre 2026 diventi il giorno in cui si certifica la fine di questo patrimonio professionale», tuonano i segretari regionali nel loro taccuino di guerra operaia, esigendo un’assunzione di responsabilità immediata da parte del colosso delle telecomunicazioni TIM e della stessa CallMat. «Gli aiuti pubblici e le risorse europee del PNRR devono servire a edificare stabilità, innovazione e futuro attraverso progetti concreti di riconversione digitale e formazione permanente, non ad accompagnare docilmente i lavoratori verso il baratro del licenziamento. Se esistevano strategie e percorsi di riqualificazione per governare l’avanzata dell’intelligenza artificiale, oggi questi piani dovrebbero essere visibili in fabbrica, invece vediamo solo macerie».
Il paradosso della politica industriale lucana: la spaccatura tra Melfi e Matera
La radiografia socio-economica della Basilicata in questa metà di settembre si presenta drammatica e ricca di paradossali contrasti. Mentre a Melfi gli operai dell’indotto Stellantis tirano un temporaneo sospiro di sollievo dopo la revoca ufficiale dei licenziamenti di massa da parte dei vertici dell’automotive, a Matera si spalanca immediatamente una nuova, spaventosa voragine occupazionale. Un cortocircuito che dimostra, secondo le sigle sindacali, l’assenza totale di una programmazione macroeconomica lungimirante da parte della giunta regionale, ridotta a inseguire costantemente le emergenze sociali quando sono già esplose sul territorio, arrivando sempre fuori tempo massimo e lasciando i rioni operai privi di difese contro le gare al massimo ribasso e le delocalizzazioni selvagge.
A fronte di questo disastro strutturale, Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano pretendono l’immediata, straordinaria convocazione di un tavolo di crisi vincolante a Roma che veda sedere allo stesso livello la Regione, il MIMIT, i vertici aziendali, i grandi committenti nazionali e i delegati dei lavoratori. Ma il sindacato lancia un monito pulito: non si accetterà lo sterile scaricabarile delle responsabilità o l’ennesimo salotto interlocutorio privo di atti decretativi. Ogni singolo incontro dovrà produrre soluzioni verificabili, risorse certe e ruolini di marcia blindati per riassorbire il personale e difendere la tenuta sociale della provincia. La pazienza delle 350 famiglie è esaurita: le tute blu sono pronte a presidiare i cancelli e a scendere in strada, perché Matera ha già dimostrato di saper risorgere e questa volta non accetterà di essere cancellata nel silenzio dello Stato.
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