Attualità
PRIMAVERA, OLTRE LA STANCHEZZA: IL BREAK PRIMAVERILE COME PROTOCOLLO DI SALUTE PSICOFISICA

Lucattini: “La Primavera? Un appello al riposo”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Redazione- La Dott.ssa Lucattini spiega in questa intervista il valore del riposo stagionale e l’importanza di ricalibrare l’organismo. Mentre la natura esplode in un tripudio di colori e nuova vita, nel contempo, sono in molte, le persone a sperimentare proprio in primavera un disagio psico-fisico, vale a dire, la cosiddetta “stanchezza di primavera”. “Non è pigrizia, – spiega in questa intervista, Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana – ma un segnale biologico preciso. Dopo i lunghi mesi invernali, il nostro organismo affronta una transizione psicologica e metabolica profonda per allinearsi all’aumento delle ore di luce e al cambio di temperatura. Concedersi, pertanto, un break in questo periodo, non è un lusso, ma una vera rigenerazione vitale per la salute psicofisica”. La primavera, – prosegue Adelia Lucattini – “esige” una breve pausa, che non solo consente di ricalibrare il nostro orologio interno, dal momento che il passaggio dalla penombra invernale alla luce intensa, richiede un adattamento dei ritmi circadiani che solo un tempo lento può assecondare e che permette anche di svuotare il carico emotivo. Spesso, si arriva a metà anno – evidenzia – Lucattini, con le risorse mentali logorate dalla faticosa routine quotidiana; una sosta in questa stagione, può impedire invece, al burnout di sedimentarsi prima dell’estate”. Scopriamo insieme i suoi preziosi consigli.
Dott.ssa Lucattini, perché ritiene sia importante concedersi un break primaverile per rigenerare corpo e mente?
Le vacanze rappresentano uno spazio prezioso di pausa, che non coincide necessariamente con l’inattività, ma piuttosto, con un cambiamento di ritmo. È un tempo in cui la mente può alleggerirsi dalle richieste quotidiane e il corpo recuperare energie, soddisfacendo bisogni spesso trascurati. In questo senso, la vacanza è una sorta di “vuoto fertile”: una sospensione temporanea delle pressioni abituali che permette una riorganizzazione interna e favorisce nuove energie psichiche.
Dal punto di vista mentale, l’idea stessa di vacanza è profondamente associata a una dimensione di libertà e di allentamento delle costrizioni. Questo, consente una riduzione dello stress e un miglioramento del benessere generale. Studi recenti confermano che anche brevi periodi di pausa possono avere effetti importanti, una ricerca pubblicata su Open Science in Psychology (2024) ha messo in luce come le vacanze siano associate a una riduzione dello stress percepito e a un miglioramento dell’umore e della salute mentale, con benefici che possono persistere anche dopo il rientro.
Tuttavia, non per tutti le vacanze sono immediatamente rilassanti. Per alcune persone possono diventare fonte di stress. Questo accade, ad esempio, quando si fatica a “staccare” mentalmente dal lavoro, oppure quando le aspettative sono troppo elevate e si rischia di vivere la vacanza come qualcosa che “deve” essere perfetto. Anche il cambiamento di routine, che per molti è rigenerante, per altri può risultare disorientante.
In questi casi, è importante ridimensionare le aspettative e concedersi una transizione graduale: non serve fare tutto, vedere tutto o sentirsi sempre felici. Può essere utile mantenere piccoli punti di continuità (ritmi, abitudini semplici) e soprattutto accettare che il vero riposo non è una prestazione, ma un’esperienza soggettiva. Imparare a tollerare il tempo “vuoto” senza riempirlo a tutti i costi è spesso il primo passo per trasformare la vacanza in un’autentica occasione di benessere.
Eppure, per molti l’idea di organizzare un viaggio è fonte di ansia. Come può una vacanza generare stress?
Per alcune persone la vacanza, invece di rappresentare un’opportunità di benessere, può generare disagio o addirittura ansia. In questi casi è importante non forzarsi a vivere la vacanza secondo modelli idealizzati, ma costruire gradualmente un proprio modo di “staccare”.
Il primo passo è alleggerire progressivamente il carico, non solo pratico, ma anche psichico, accumulato durante l’anno. La parola “vacanza” richiama, non a caso, il concetto di “vuoto” e di “libertà”: uno spazio da cui togliere, prima ancora che aggiungere. È come se la mente avesse bisogno di essere svuotata dall’eccesso di impegni, pensieri e responsabilità per poter tornare a funzionare in modo più armonico.
Dal punto di vista psicologico, una delle difficoltà maggiori è il cosiddetto distacco mentale dal lavoro. La ricerca mostra che i benefici delle vacanze dipendono proprio dalla capacità di interrompere, almeno temporaneamente, il flusso continuo di richieste e preoccupazioni legate al lavoro. Chi fatica a “staccare” tende infatti a percepire meno i benefici del periodo di pausa (BMC Psychology, 2025).
Alcune forme di ‘fobia delle vacanze’ possono essere comprese all’interno dei disturbi d’ansia, in particolare dell’agorafobia. Studi recenti mostrano come il nucleo del problema non sia tanto il viaggio in sé, quanto il timore di allontanarsi da contesti percepiti come sicuri e di non riuscire a gestire l’ansia. Questo porta spesso a comportamenti di evitamento, che riducono progressivamente la libertà di movimento.
Per questo motivo è utile prepararsi alle vacanze con anticipo, sul posto di lavoro informare colleghi, pazienti o collaboratori, chiudere le urgenze principali e definire confini chiari e in famiglia avere un programma chiaro e mantenere delle buone routine in vacanza. La vacanza deve modulare le abitudini, non stravolgerle.
Infine, è importante procedere per gradi, iniziare con pause brevi, scegliere contesti conosciuti e non troppo lontani, concedersi momenti di riposo, in modo da non viverle come tempo “perso”. La vacanza non è una prestazione da riuscire bene, ma un’esperienza da attraversare. Ritrovare un rapporto più tollerabile con il tempo libero è spesso già, di per sé, un primo importante passo per affrontare resistenze e paure.
Numerose evidenze scientifiche dimostrano sempre di più, come il contatto con il verde acceleri la rigenerazione cellulare e mentale rispetto a una vacanza tradizionale, ce lo spiega?
Le vacanze a contatto con la natura rappresentano una delle esperienze più efficaci per favorire il benessere psicofisico lungo tutto l’arco della vita. Trascorrere tempo all’aria aperta, in ambienti naturali come parchi, boschi o coste, consente alla mente di ridurre il carico di stress e al corpo di ritrovare ritmi più equilibrati.
La ricerca scientifica più recente conferma in modo sempre più chiaro questi effetti. Un ampio studio pubblicato su F1000Research (2025) evidenzia che l’esposizione agli spazi verdi è associata a molteplici benefici per la salute, tra cui una riduzione del rischio di disturbi mentali, un miglioramento del benessere psicologico ed effetti positivi complessivi sulla salute lungo tutto il corso della vita .
Questi benefici emergono in tutte le età. Nei bambini e negli adolescenti, il contatto con la natura è associato a un migliore sviluppo emotivo e cognitivo, a una riduzione dei problemi comportamentali e a una maggiore capacità di attenzione. Negli adulti, invece, la presenza di spazi verdi è correlata a livelli più bassi di stress, a un miglioramento dell’umore e a una maggiore attività fisica . Anche nelle persone più anziane, vivere o trascorrere tempo in ambienti verdi contribuisce a mantenere un buon equilibrio psicologico, favorendo il movimento e le relazioni sociali (Social Science & Medicine, 2024). Dal punto di vista mentale, la natura offre uno spazio meno strutturato e meno “richiedente” rispetto agli ambienti quotidiani. Questo consente una sorta di recupero spontaneo dell’attenzione e una riduzione della tensione interna. Il contatto con elementi naturali, suoni, colori, ritmi facilita un’esperienza di maggiore continuità mentale, aiutando a ristabilire un equilibrio tra attività e riposo. In questo senso, le vacanze in ambienti naturali non sono solo piacevoli, ma rappresentano una vera e propria risorsa preventiva per la salute mentale e fisica, accessibile a tutte le età.
Quali sono, in particolare, i meccanismi fisiologici che si attivano quando trascorriamo del tempo immersi nella natura?
Tutti gli studi scientifici indicano che immergersi negli spazi verdi è associato in modo consistente a un’ ampia gamma di benefici per la salute fisica e mentale. Vivere in contatto con ambienti naturali è correlato a miglioramenti nella salute mentale, nelle funzioni cognitive e nella qualità della vita, oltre che a una riduzione della mortalità generale e cardiovascolare.
Tali benefici sono legati a multipli fattori interconnessi tra di loro. In primo luogo, l’esposizione al verde è associata a una riduzione dell’attivazione dei sistemi di stress, con effetti regolatori sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sui parametri cardiovascolari. In parallelo, gli ambienti naturali favoriscono il recupero delle risorse attentive e una diminuzione della fatica cognitiva, contribuendo a una migliore regolazione emotiva.
Un ulteriore elemento rilevante riguarda il funzionamento psichico, il verde è rilassante di per sé, di solito negli spazi all’aria aperta si è portati a fare maggiore attività fisica, e l’ambiente naturale è un vero facilitatore relazionale, migliora le interazioni sociali e porta spontaneamente a stili di vita più salutari. Gli effetti benefici non si limitano alla salute mentale, ma si estendono anche a campi clinici più ampi, tra cui la riduzione del rischio di patologie croniche, grazie al movimento ed una migliore alimentazione, indicando un possibile ruolo protettivo degli ambienti naturali lungo tutto l’arco della vita. Quindi, gli spazi verdi rappresentano un determinante ambientale rilevante per la salute personale e pubblica, capace di agire simultaneamente su processi biologici, psicologici e sociali (Frontiers in Public Health, 2025).
Qual è, secondo Lei, la durata minima di una minivacanza primaverile per permettere ai più giovani di resettare lo stress scolastico senza destabilizzare la loro routine?
La durata ottimale di una vacanza, soprattutto in età evolutiva, non dipende solo dal numero di giorni, ma dal tempo necessario a ottenere un reale distacco dai ritmi scolastici e a riattivare processi di recupero psicofisico. In generale, periodi di almeno una settimana risultano necessari per una prima decompressione, mentre durate più lunghe permettono un beneficio più stabile sul piano emotivo e comportamentale.
Un elemento centrale è la qualità delle attività svolte durante il periodo di pausa. In particolare, il tempo trascorso all’aperto in contesti naturali, associato ad attività motorie spontanee e non strutturate, rappresenta un fattore determinante. Il gioco attivo all’aperto è associato a livelli più elevati di attività fisica, minore sedentarietà e migliore qualità del sonno (International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, 2025).
Le attività tipiche delle vacanze, come correre, giocare a pallone, pallavolo, esplorare l’ambiente, o anche giochi tradizionali come elastico o palla avvelenata, favoriscono un coinvolgimento del corpo e contribuiscono allo sviluppo motorio, cognitivo ed emotivo. La letteratura mostra, infatti, che il tempo trascorso all’aperto è associato a migliore sviluppo sociale e psicoemotivo, maggiore attività fisica e riduzione dei comportamenti sedentari.
Inoltre, gli ambienti naturali facilitano forme di gioco più libere e creative rispetto ai contesti al chiuso, aumentando la varietà dei comportamenti motori e le opportunità di apprendimento esperienziale. In questo senso, la vacanza efficace non è solo una pausa, ma uno spazio in cui il bambino o l’adolescente può riattivare dimensioni fondamentali dello sviluppo: movimento, esplorazione, socialità e gioco spontaneo. È l’integrazione tra tempo sufficiente e qualità dell’esperienza all’aria aperta a determinare il reale effetto rigenerativo.
Quali consigli si sente di dare alle persone che scelgono di fare una breve vacanza in questo periodo, immersi nel verde per beneficiare della propria salute psicofisica?
-Concedersi un tempo di pausa sufficiente per attivare il recupero psicofisico. Servono alcuni giorni per ridurre lo stress e riattivare le risorse cognitive ed emotive;
-Scegliere ambienti naturali per potenziare i benefici della vacanza. Il contatto con il verde riduce ansia, migliora l’umore e favorisce il benessere mentale come dimostrati per il “Forest Bathing o Shinrin-yoku”(Medical Science, 2026). Inoltre, aiuta ad avere una migliore alimentazione;
-Sfruttare i benefici della primavera. La luce naturale e le temperature miti migliorano il ritmo sono veglia, danno energia fisica e migliorano l’umore;
-Praticare attività fisica spontanea all’aria aperta in spazi verdi. Movimento e gioco (camminare, correre, pallone) migliorano la salute generale e favoriscono la socializzazione e nuove amicizie;
-Lasciare spazio al tempo libero non organizzato a minuto. La riduzione delle richieste aiuta il recupero dell’attenzione e la regolazione degli sbalzi d’umore;
-Vivere i rapporti in modo più semplice e in modo meno competitivo. La socialità nei contesti naturali aumenta il senso di connessione con gli altri e questo diminuisce ulteriormente lo stress;
-Affrontare gradualmente la paura di allontanarsi. Piccole esperienze progressive riducono l’ansia e contrastano l’evitamento fobico;
-Ridurre o rinunciare per qualche giorno all’uso dei dispositivi digitali. La disconnessione da internet e dai Social favoriscono il distacco mentale e amplificano i benefici di ogni periodo di vacanza, anche del week-end.
Marialuisa Roscino, Giornalista scientifica, specializzata su temi di Salute e in particolare in Educazione all’Alimentazione e nei disturbi del Comportamento Alimentare. Tra le sue precedenti e molteplici esperienze professionali di giornalista nel campo medico-scientifico, oltre alla cura di importanti Congressi scientifici per la sezione Media & Stampa, significative: l’attività di ufficio stampa e comunicazione presso l’Ufficio Stampa e il Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne presso l’Ospedale Pediatico Bambino Gesù di Roma e presso la Croce Rossa Italiana come Coordinatore Nazionale per le Attività di visibilità e di Comunicazione
Esteri
Un caso in Norvegia: quando una relazione si è trasformata in una tragedia
Redazione- In una tranquilla zona del sud-ovest della Norvegia, la regione di Jæren è stata scossa da un episodio che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica. Una storia iniziata come una relazione sentimentale è diventata una tragedia e ora è al centro di un’indagine della polizia e della magistratura.
Secondo i media norvegesi, un uomo afghano di 34 anni è stato accusato dalla polizia dell’omicidio della sua fidanzata norvegese. La donna, dopo essere stata trasferita in ospedale con gravi ferite, è deceduta. L’accusa nei confronti dell’uomo è quindi passata da “tentato omicidio” a “omicidio”.
La sera del 26 luglio, dopo una segnalazione riguardante una donna ferita, gli agenti sono intervenuti in un’abitazione nella zona di Jæren. La vittima è stata trovata con ferite gravi e, nonostante le cure mediche, è morta il giorno successivo.
L’uomo accusato ha respinto l’accusa di omicidio. Il suo avvocato ha dichiarato che il suo assistito fornisce una versione diversa dei fatti e avrebbe sostenuto che la donna potrebbe aver avuto un improvviso problema di salute. La polizia, tuttavia, non ha confermato questa versione e le indagini continuano.
Il caso ha suscitato ulteriore attenzione dopo che è emerso che l’uomo aveva già avuto una precedente condanna per violenza contro una ex compagna. Secondo i rapporti dei media norvegesi, nel 2019 era stato condannato a un anno e due mesi di carcere per diversi episodi di violenza e altri reati. In quella precedente vicenda, il tribunale aveva descritto una relazione caratterizzata da comportamenti violenti e controllanti.
Questo episodio ha riaperto in Norvegia il dibattito su come vengono gestite le segnalazioni di violenza nelle relazioni e su quali misure possano prevenire tragedie simili.
Dietro questa notizia, però, c’è soprattutto una storia umana dolorosa: una famiglia in lutto, una comunità sotto shock e un’indagine che dovrà chiarire cosa sia realmente accaduto.
Fino a quando il tribunale non emetterà una sentenza definitiva, l’uomo rimane legalmente considerato innocente. Saranno le prove e il processo a stabilire la verità dei fatti.
Attualità
Sanità, l’allarme rientra a Matera: Giordano (UGL) difende gli investimenti
🚨 SANITÀ LUCANA: L’UGL MATERA RESPINGE LA NARRAZIONE DEL “COLLASSO” E CERTIFICA IL RILANCIO CON 317 NUOVE ASSUNZIONI E FONDI ANTI-LISTE D’ATTESAI fatti e i numeri valgono più delle polemiche ideologiche e strumentali. Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, interviene con una dura nota ufficiale per difendere l’operato della sanità provinciale e dei presidi di Matera e Policoro, respingendo categoricamente la tesi di un sistema sanitario al collasso. Pur non nascondendo le storiche difficoltà organizzative, il sindacato rivendica la necessità di riconoscere i risultati di una svolta amministrativa che sta portando investimenti concreti sul capitale umano e sulle strutture del territorio lucano. 🏛️💼📊Giordano evidenzia l’impatto del nuovo Piano Assunzionale 2026 dell’ASM, che prevede l’immissione in ruolo di ben 317 nuove figure professionali tra medici, infermieri, tecnici e OSS, oltre alle stabilizzazioni già completate. A questo si affianca il piano straordinario regionale per il recupero delle liste d’attesa voluto dall’Assessore Cosimo Latronico, che destina all’azienda materana 502.844,60 euro per potenziare le prestazioni diagnostiche entro il 31 dicembre 2026. L’UGL elogia la capacità gestionale del DG Maurizio Friolo e, pur rispettando l’attenzione del consigliere comunale Giuseppe Maiuri sull’ospedale di Policoro, invita la politica a evitare allarmismi che mortificano il sacrificio quotidiano del personale sanitario, ribadendo che la sanità pubblica appartiene ai cittadini e non ai partiti. 🇮🇹🔒✨👇 Ritieni che lo sblocco di oltre 300 assunzioni e i nuovi fondi regionali siano sufficienti a rilanciare definitivamente la sanità nel Materano? Dicci la tua nei commenti!#SanitàBasilicata #UglMatera #PinoGiordano #AsmMatera #CosimoLatronico #MaurizioFriolo #PianoAssunzioni2026 #ListeDAttesa #Policoro #MateraSalute
Matera – Nel quadro della programmazione socio-sanitaria e della gestione della spesa pubblica nel Mezzogiorno, l’efficientamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e il potenziamento degli organici ospedalieri rappresentano variabili fondamentali per garantire la coesione civile e la stabilità dei territori. Sulle complesse e dibattute dinamiche che interessano la sanità pubblica lucana è intervenuto con un’articolata nota ufficiale Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. L’esponente del sindacato autonomo ha respinto con fermezza le tesi oltranziste di chi dipinge il comparto sanitario locale come un apparato al collasso strutturale, rivendicando la necessità di un’onestà intellettuale che sappia scindere la legittima denuncia delle storiche criticità dal riconoscimento dei recenti e massicci investimenti infrastrutturali e occupazionali attuati sul territorio.
Il Piano Assunzionale ASM 2026: 317 nuovi innesti e stabilizzazioni
La disamina tecnica di Giordano poggia su risultanze contabili e programmatiche oggettive che delineano un’inversione di tendenza rispetto alla passata stagione dei tagli lineari al bilancio. Il cuore della manovra di rilancio dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera (ASM) si identifica nel nuovo Piano Assunzionale 2026, un dispositivo strategico che prevede l’immissione in ruolo di 317 nuove unità di capitale umano specializzato, ripartite tra dirigenti medici, personale infermieristico, tecnici di laboratorio, operatori socio-sanitari (OSS) e funzionari amministrativi. Questo provvedimento, che si somma alle procedure di stabilizzazione del personale precario già concluse nei mesi precedenti, persegue l’obiettivo macroeconomico di colmare i vuoti d’organico nei presidi di Matera e Policoro, riducendo l’indice di stress lavoro-correlato dei dipendenti e innalzando gli standard di sicurezza e qualità delle cure erogate alla cittadinanza.
I fondi per le liste d’attesa: oltre 500 mila euro destinati al Materano
Un altro snodo cruciale del welfare sanitario regionale è rappresentato dal piano straordinario finalizzato all’abbattimento strutturale delle liste d’attesa per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, una misura protettiva fortemente promossa dall’Assessore regionale alla Salute della Basilicata, Cosimo Latronico. L’esecutivo lucano ha stanziato un fondo sovrano superiore a 1,6 milioni di euro, dei quali esattamente 502.844,60 euro sono stati vincolati e assegnati al bilancio dell’ASM di Matera. Tali risorse permetteranno di incrementare la produttività oraria dei laboratori e delle sale operatorie entro il termine perentorio del 31 dicembre 2026, garantendo risposte tempestive ed ermetiche alle domande di salute dell’utenza e contrastando la mobilità passiva verso i distretti sanitari delle regioni confinanti.
La governance Latronico-Friolo e il dialogo con l’amministrazione locale
In ultima analisi, l’UGL Matera ha espresso un formale apprezzamento per l’opera di coordinamento amministrativo esercitata in meno di due anni dall’Assessore Latronico, accreditato di aver impresso una svolta gestionale a un sistema che accumulava ritardi strutturali da oltre un ventennio, e dal Direttore Generale dell’ASM, Maurizio Friolo, abile nel tradurre gli indirizzi politici in flessibili riforme organizzative nZEB e di medicina territoriale di prossimità. Giordano, nel rivolgere un solenne ringraziamento al senso del dovere di medici e infermieri, ha indirizzato un passaggio dialogico al consigliere comunale Giuseppe Maiuri, lodandone la vigilanza istituzionale sul presidio di Policoro ma esortando tutte le forze politiche a evitare che la narrazione strumentale del dissenso finisca per mortificare i risultati oggettivi conseguiti, riaffermando la centralità della sanità come patrimonio comune e non come terreno di scontro elettorale.
Esteri
Dopo lo stop della Corte Suprema, Trump aggira la sentenza e rilancia la guerra dei dazi
Quando la Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi che Donald Trump aveva imposto nel cosiddetto “Liberation Day”, le casse del Tesoro Usa avevano incassato 166 miliardi di dollari, ai quali si sono aggiunti interessi per un totale di 171 miliardi. La sconfitta subita dinanzi ai magistrati ha imposto il rimborso di questi fondi alle aziende americane che erano state costrette a pagare tali dazi. All’inizio i rimborsi sono stati effettuati a rilento, ma poi sono stati accelerati, anche se si stima che fra gli 80 e i 100 miliardi non siano ancora stati rimborsati. Come abbiamo scritto in queste pagine, Trump è stato tutt’altro che felice della decisione e ha attaccato i giudici ferocemente. La sconfitta, però, non lo ha fermato e, lo stesso giorno dell’annuncio della Corte Suprema, Trump ha usato un’altra legge che gli ha permesso di imporre dazi temporanei fino al 24 luglio.
Redazione- Quando la Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi che Donald Trump aveva imposto nel cosiddetto “Liberation Day”, le casse del Tesoro Usa avevano incassato 166 miliardi di dollari, ai quali si sono aggiunti interessi per un totale di 171 miliardi. La sconfitta subita dinanzi ai magistrati ha imposto il rimborso di questi fondi alle aziende americane che erano state costrette a pagare tali dazi. All’inizio i rimborsi sono stati effettuati a rilento, ma poi sono stati accelerati, anche se si stima che fra gli 80 e i 100 miliardi non siano ancora stati rimborsati. Come abbiamo scritto in queste pagine, Trump è stato tutt’altro che felice della decisione e ha attaccato i giudici ferocemente. La sconfitta, però, non lo ha fermato e, lo stesso giorno dell’annuncio della Corte Suprema, Trump ha usato un’altra legge che gli ha permesso di imporre dazi temporanei fino al 24 luglio.
Con la scadenza di questa seconda ondata di dazi, il presidente Usa ne ha escogitata un’altra, imponendo tasse dal 10 al 12,5 per cento su sessanta Paesi. Il presidente americano ha giustificato questa nuova serie di dazi asserendo che questi Paesi non hanno fatto sufficienti sforzi per proibire l’importazione di prodotti realizzati con il lavoro forzato. In effetti, Trump si è dichiarato protettore dei lavoratori, affermazione che dovrebbe far sorridere, perché in realtà non si è mai preoccupato dei diritti dei lavoratori né, tantomeno, del lavoro forzato.
Se Trump fosse veramente interessato a difendere quei lavoratori abusati, dovrebbe prima di tutto parlarne con Paesi come la Malesia, la Cina, l’India, il Bangladesh e altri, i cui prodotti esportati, quali vestiti, legname, prodotti agricoli, prodotti elettronici, minerari ecc., sono spesso realizzati con lavoro forzato, per spingerli a cambiare rotta. Invece, Trump ha usato la scusa del lavoro forzato per mettere pressione a una sessantina di Paesi, principalmente europei, affinché questi cambino strategia. Tocca a loro risolvere il problema del lavoro forzato perché, per Trump, rappresentano una concorrenza sleale per le aziende americane.
Se Trump fosse veramente interessato a risolvere la piaga del lavoro forzato potrebbe anche guardare a casa sua. In America, per esempio, i carcerati sono spesso costretti a lavorare senza il loro consenso. In Alabama i carcerati sono obbligati a lavorare, poiché queste attività involontarie fanno parte dei loro doveri. In altri Stati del Sud i carcerati vengono anche usati come lavoratori nel settore agricolo, secondo la American Civil Liberties Union (ACLU), l’organizzazione che protegge i diritti civili e le libertà individuali garantiti dalla Costituzione. Secondo l’ACLU, questa situazione viola il Tredicesimo Emendamento, che proibisce la schiavitù e la servitù forzata in America.
La questione del lavoro forzato, usata come pretesto per imporre i dazi, è quindi semplicemente un modo per giustificare il ricorso alla politica del bastone, al fine di colpire i suoi avversari e costringerli a inginocchiarsi, nel tentativo di mitigare gli effetti negativi, come abbiamo riscontrato dopo la prima ondata di dazi. Tanti leader del globo, dopo i primi dazi, si sono presentati davanti a Trump quasi come se stessero chiedendogli l’elemosina. Anche gli alleati europei avevano celebrato il fatto di essere riusciti a negoziare dazi del 15 per cento.
Gli ultimissimi dazi annunciati da Trump avranno la tipica conseguenza di causare aumenti dei prezzi, colpendo tutti i consumatori, inclusi quelli americani. Lo ha confermato Chrystia Freeland, ex vice prima ministra e ministra delle Finanze canadese, la quale ha lavorato con i governi di Justin Trudeau e Mark Carney, in un’intervista alla Public Broadcasting System (PBS), la rete televisiva pubblica americana. Freeland ha aggiunto che i dazi impoveriscono i Paesi e costringono i consumatori a pagare il prezzo della cecità politica.
Com’è avvenuto con i dazi del “Liberation Day”, che hanno scatenato ricorsi conclusisi con una vittoria davanti alla Corte Suprema, anche questi ultimi tentativi di Trump hanno già causato nuove azioni legali. Il Liberty Justice Center, che aveva rappresentato i piccoli imprenditori nella causa sui dazi del “Liberation Day”, ha presentato un nuovo ricorso. I legali sostengono che l’amministrazione Trump ha agito “in maniera arbitraria” nell’imposizione di dazi a 60 Paesi, senza aver seguito alcuna logica. Le cause richiedono tempo e non si sa se questa volta arriveranno alla Corte Suprema. Nel frattempo Trump ha usato di nuovo il bastone dei dazi, spingendo i Paesi in questione a iniziare negoziati per ottenere agevolazioni. Questa volta, però, tutti hanno imparato la lezione. Come ha detto Freeland, Trump capisce solo una cosa: la forza. È ovviamente difficile per un Paese piccolo lottare contro la poderosa economia americana, ma è “l’unica maniera”. Freeland cita giustamente l’esempio della Cina che, non solo non si è inginocchiata, ma ha usato il suo potere economico, specialmente il suo quasi monopolio sui minerali delle terre rare, per affrontare Trump sui dazi. Gli alleati europei, attaccati di nuovo col bastone dei dazi, farebbero bene a imparare la lezione cinese, agendo insieme invece di cercare una strada individuale.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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