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Roma, dalle storie di persone senza dimora, migranti e giovani artisti under 30 nasce «Ulisse» di Shakespeare in sneakers: il progetto teatrale «Ritorno a Itaca» diretto da Veronica Pace

A Roma nasce “Ulisse”, il nuovo spettacolo della compagnia Shakespeare in sneakers inserito nel progetto “Ritorno a Itaca” ideato e diretto da Veronica Pace: quattro mesi di laboratorio teatrale che uniscono persone senza dimora, migranti, persone con fragilità e giovani artisti under 30 verso il debutto del 30 novembre alla Sala Vignoli e le tappe a Tor Bella Monaca, Ostia e Spazio Diamante 👇

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Ritorno a Itaca_Ulisse di Shakespeare in sneakers 2 Ph FrancescoBonomo

ROMA – Un incontro straordinario tra persone senza dimora, migranti, cittadini in condizioni di fragilità psichica e giovani artiste e artisti under 30 chiamati a confrontarsi insieme sul mito eterno di Ulisse: prende vita così nella Capitale «Ritorno a Itaca», il progetto teatrale ideato e diretto da Veronica Pace, regista, drammaturga e fondatrice della compagnia Shakespeare in sneakers.

Il percorso si articola lungo quattro mesi di laboratorio intensivo, durante i quali i partecipanti lavorano fianco a fianco con gli interpreti della compagnia, mettendo in dialogo vissuti, sensibilità e biografie differenti. Dalle loro esperienze nasce «Ulisse», nuova creazione scenica che fonde mito omerico, poesia, narrazione visiva e teatro fisico, in perfetta sintonia con il grande impegno sociale e civile che anima la scena culturale romana di queste settimane, come celebrato anche al Sorriso Diverso Roma Award 2026 alla Festa del Cinema di Roma.

Il viaggio, l’attesa e la ricerca di una casa: le parole della regista Veronica Pace e il debutto nei teatri di Roma

Il laboratorio prende le mosse direttamente dai racconti personali dei partecipanti per edificare una drammaturgia originale capace di accostare l’odissea dell’eroe omerico a temi urgenti del nostro tempo quali lo sradicamento, l’attesa, lo smarrimento dei punti di riferimento e la ricerca di un porto sicuro in cui fare ritorno. La memoria individuale entra così nel cuore del processo creativo e si trasforma in materia viva dello spettacolo attraverso il gesto corporeo, la parola poetica e la forza delle immagini, proseguendo il cammino di inclusione sociale già tracciato con successo da Shakespeare in sneakers con lo spettacolo Pinocchio.

«Ulisse appartiene anche a chi vive una condizione di marginalità, a chi arriva da lontano, a chi è costretto a ricominciare», sottolinea la regista e drammaturga Veronica Pace. «Il viaggio, la perdita di identità, l’attesa e il desiderio di raggiungere un luogo sicuro sono esperienze che il mito può mettere in relazione con il presente. Il nostro lavoro parte da qui, dalle storie dei partecipanti e dalla possibilità di trasformarle in teatro».

Lo spettacolo «Ulisse» debutterà ufficialmente a Roma lunedì 30 novembre 2026 allo Spazio Teatrale Sala Vignoli con una matinée dedicata alle scuole, per poi toccare i principali palcoscenici del territorio capitolino: l’8 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca, il 13 dicembre al Teatro del Lido di Ostia e il 22 dicembre allo Spazio Diamante.

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Le radici a Chieti con il Liceo Classico G.B. Vico e il percorso artistico di Shakespeare in sneakers

Costituita formalmente nel 2017 a partire dall’esperienza avviata già nel 2009 da Veronica Pace attraverso i laboratori teatrali realizzati in collaborazione con il Liceo Classico «G.B. Vico» di Chieti, l’associazione Shakespeare in sneakers si è sviluppata negli anni fino a diventare una solida realtà teatrale professionale, consacrata all’alta formazione dei giovani interpreti, alla ricerca e alla produzione di drammaturgie originali.

La cifra stilistica di Veronica Pace unisce corpo, musica, danza e narrazione con un linguaggio fortemente visivo e universale. Tra le produzioni più significative della compagnia figurano la rilettura di Sogno di una notte di mezza estate e l’opera originale Sentimento (declinate anche nei format site-specific nella natura Sogno nel Parco e Sentimento nelle Isole), le riscritture dei classici greci #Antigone e Baccanti, lo spettacolo sull’emigrazione e la memoria I ♥ Litaglia e il visionario Alice, dedicato al tema della salute mentale e dei disturbi alimentari – una sensibilità verso i giovani e il disagio sociale che richiama anche l’impegno artistico e civile premiato in Campidoglio al giovane attore Luigi Zeno.

La rete sociale nei Municipi di Roma Capitale e il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE

Il progetto «Ritorno a Itaca» è realizzato in stretta sinergia con la Cooperativa Sociale Il Cigno, la Cooperativa Sociale Nuova Sair e i Municipi IV, V, VI e X di Roma Capitale, beneficiando del sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo quale vincitore dell’Avviso Pubblico «Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026», promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, in collaborazione con SIAE (per informazioni è possibile scrivere a shakespeareinsneakers@gmail.com).

Un grande laboratorio d’arte e cittadinanza attiva che conferma il valore trasformativo del palcoscenico, dal cuore delle periferie romane fino alle rassegne d’avanguardia abruzzesi come la stagione Teatro Off-Limits in scena al Castello Orsini-Colonna di Avezzano. Scopri tutte le novità dal mondo dei palcoscenici italiani nella nostra sezione Cultura e Spettacolo.

A cura della Redazione Cultura e Spettacolo di Cavaliere News

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«Persona e AI», il 7 novembre al via online il progetto AI AnthropoCosmic dell’Università Pontificia Salesiana: scienziati, etisti e linguisti a confronto sulle sfide dell’intelligenza artificiale

Sabato 7 novembre 2026 prende il via online il progetto “AI AnthropoCosmic”, promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma con Aiopenmind e la media partnership di ANSA: il primo appuntamento, dedicato al rapporto tra Persona e Intelligenza Artificiale introdotto dal Decano Fabio Pasqualetti, vedrà la partecipazione di scienziati ed esperti internazionali tra cui Michela Balconi, Marco Annoni, Chiara Panciroli, Enrico Panai, Derrick de Kerckhove, Massimo Palermo e Vittorio Sammarco per approfondire neuroscienze, etica, deepfake, lavoro e sanità con iscrizione gratuita online 👇

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Locandina evento Roma

ROMA – Come cambieranno la scuola, il lavoro, la sanità, i diritti individuali e le relazioni umane nell’era in cui l’algoritmo diventa parte integrante del nostro orizzonte quotidiano? Quali rischi di controllo sociale si celano dietro l’automazione e quali opportunità concrete si aprono per il bene comune? Prenderà il via sabato 7 novembre 2026 a partire dalle ore 9:30, interamente online, il primo dei quattro appuntamenti del grande progetto internazionale «AI AnthropoCosmic», promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana (UPS) di Roma in collaborazione con Aiopenmind.

Un percorso scientifico, etico e antropologico di respiro quadriennale che mette al centro il trinomio Persona, Ambiente e Cosmo, aprendosi con una giornata inaugurale dedicata alla centralità della Persona, con la partecipazione gratuita di scienziati cognitivi, bioeticisti, docenti universitari, giuristi e linguisti dell’Accademia della Crusca, inserendosi nel dibattito sulle frontiere tecnologiche al centro anche delle applicazioni dell’intelligenza artificiale e dei modelli matematici complessi e delle sfide contemporanee per l’informazione, la verità dei fatti e la libertà di pensiero.

Le parole del Decano Fabio Pasqualetti: «La tecnologia non è il metro di una civiltà, ma una narrazione di quale umanità stiamo costruendo»

A spiegare le radici ideali dell’iniziativa è Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’UPS: «La tecnologia non è il metro di una grande civiltà. È una narrazione, e oggi ci dice molto di quale umanità stiamo costruendo: da una parte il rischio di un sistema tecnologico sempre più potente e orientato al controllo; dall’altra, la possibilità di una società capace di attivare le comunità dei viventi in un processo condiviso di costruzione e responsabilità. AI AnthropoCosmic nasce da questa consapevolezza e dalla volontà di percorrere questa seconda strada, attraverso la conoscenza».

Il programma del mattino (ore 9:40 – 13:20) vedrà alternarsi sei autorevoli studiosi su altrettante aree d’impatto: Michela Balconi (neuroscienze e sincronizzazione tra cervelli nell’era dell’AI), Marco Annoni (CNR e Fondazione Veronesi, sull’identità personale tra gemelli digitali e predittori di preferenze), Chiara Panciroli (Università di Bologna, sull’educazione al pensiero critico contro gli automatismi algoritmici), Enrico Panai (Presidente Association of AI Ethicists e docente UNICATT, sulla responsabilità etica e il controllo umano), Derrick de Kerckhove (Direttore scientifico Media Duemila, sulla figura dell’Uomo quantistico) e Massimo Palermo (Accademia della Crusca e Università per Stranieri di Siena, sull’evoluzione della lingua italiana e dei testi generati dai modelli sintetici).

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«AI Laboratori del Domani»: cyber security, deepfake, lavoro e sanità moderati da Vittorio Sammarco

Nel pomeriggio (dalle ore 15:00 alle 18:00) il confronto entrerà nella dimensione applicativa con i «Laboratori del Domani» coordinati dal giornalista e docente Vittorio Sammarco. Sei esperti approfondiranno gli scenari più caldi del momento: Federico Amicucci analizzerà i nuovi modelli formativi aziendali; Caterina Nieddu (Women for Security) affronterà la minaccia dei deepfake, delle frodi e della disinformazione.

L’avvocato ed ethical hacker Francesco Capparelli illustrerà il tema dell’algoritmo della memoria, tra diritto all’oblio e libero arbitrio; Carolina Scarano (Consiglio Nazionale Forense) farà il punto su innovazione forense e tutele legali; Saverio Lovergine (INAPP – Tor Vergata) analizzerà l’impatto sul lavoro, l’inclusione e il rischio di controllo algoritmico; mentre Gianluca Rotino (specialista ISO e privacy) tratterà la protezione dei dati e la centralità del paziente nella ricerca biomedica assistita dall’AI. A seguire, la Call for Contributors vedrà gli interventi normativi e metrici di Domenico Natale (UNINFO/UNI) e Arnaldo Carbone (Gufpi Isma e INFORAV) sulla qualità dei dati e la serie ISO/IEC 5259.

Il calendario completo degli incontri: dal web al grande convegno finale a Roma del 28 novembre

Il progetto AI AnthropoCosmic – forte delle media partnership di ANSA, Media Duemila e Città Nuova e di numerosissimi patrocini istituzionali – proseguirà per tutto il mese con altri tre appuntamenti strategici: sabato 14 novembre online con il focus su «Persona, AI e Ambiente»; sabato 21 novembre online con «Persona, AI e Cosmo»; per poi culminare sabato 28 novembre 2026 in presenza a Roma, presso la sede dell’Università Pontificia Salesiana (piazza dell’Ateneo Salesiano 1) con una doppia sessione congressuale mattutina e pomeridiana.

Un’occasione fondamentale per docenti, professionisti, studenti e cittadini per comprendere come governare la trasformazione tecnologica prima che sia essa a governare noi, nello spirito delle grandi iniziative etiche e formative del Paese come i convegni dedicati all’inclusione scolastica e sociale e i vertici scientifici istituzionali promossi a Roma. La partecipazione è interamente gratuita previa iscrizione sul portale ufficiale aianthropocosmic.com/AI. Segui tutti gli approfondimenti nella nostra sezione Attualità.

A cura della Redazione Tecnologia e Cultura di Cavaliere News

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Roma, il 29 e 30 ottobre al Teatro Parioli Costanzo Anna Mazzamauro in «Brava, bravissima… anche meno»: retroscena, avanspettacolo e il mito della Signorina Silvani

Giovedì 29 e venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 21:00 il Teatro Parioli Costanzo di Roma ospita Anna Mazzamauro con lo spettacolo “Brava, bravissima… anche meno”, scritto dalla stessa attrice con la regia di Livio Galassi, le musiche dal vivo di Paolo Bonanni e Sasà Calabrese e la produzione di Nicola Canonico per GoodMood: un atto unico di novanta minuti tra avanspettacolo, battute col copione in mano, canzoni e confessioni spiazzanti dove la diva romana mette in gioco con travolgente autoironia il celebre mito della Signorina Silvani 👇

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Anna Mazzamauro

ROMA – Cosa accade realmente dietro le quinte di un sipario prima che le luci della ribalta si accendano sulla scena? Si ripassano febbrilmente le battute a memoria con il copione tra le mani, si perfezionano gli accordi musicali, ci si confronta con i tecnici e si stempera la paura del debutto scherzando con i colleghi tra camerini e sartoria. A svelare al pubblico romano quel caos vivo, brillante e irresistibile che precede ogni recita arriva una straordinaria icona dello spettacolo italiano: Anna Mazzamauro sarà in scena al Teatro Parioli Costanzo giovedì 29 e venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 21:00 con il suo nuovo ed esilarante recital «Brava, bravissima… anche meno».

Una vera e propria masterclass di palcoscenico e avanspettacolo moderno in cui l’attrice romana sceglie di scendere dal piedistallo prima ancora che qualcuno provi a mettercela, dialogando liberamente con musicisti, tecnici e maestranze, all’interno di una settimana ricchissima di appuntamenti culturali nella Capitale che spazia dal tributo alla vita dietro le quinte in scena al Teatro Palladium fino al teatro contemporaneo dello Spazio Rossellini.

Tra avanspettacolo, canto e confessioni spiazzanti: la regia di Livio Galassi al Parioli Costanzo

Scritto dalla stessa Anna Mazzamauro e diretto con mano sapiente da Livio Galassi, lo spettacolo – prodotto con cura da Nicola Canonico per GoodMood – vede la protagonista accompagnata dal vivo da Paolo Bonanni e dalle note del pianoforte di Sasà Calabrese.

Non si tratta di una pièce convenzionale, ma di un concentrato travolgente di comicità, musica, parodia e canzoni durante il quale l’artista gioca con la propria femminilità in modo spiazzante: confessa con autoironia fulminante il desiderio segreto di essere giovane, irresistibile e fatale, per poi smentirsi un istante dopo con una risata liberatoria. Nella finzione teatrale la sarta, i musicisti e il macchinista smettono di essere figure invisibili per trasformarsi nei suoi complici e interlocutori diretti, abbattendo la quarta parete e trascinando la platea nel cuore pulsante della creazione scenica.

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Il confronto con il mito della Signorina Silvani: l’ironia che supera la maschera cinematografica

Tra i passaggi più attesi e applauditi di «Brava, bravissima… anche meno» vi è l’inevitabile quanto affettuoso corpo a corpo con il personaggio leggendario della Signorina Silvani, la storica fiamma dell’impiegato Ugo Fantozzi ideata da Paolo Villaggio, che ha regalato alla Mazzamauro una popolarità cinematografica immortale e intergenerazionale.

Con intelligenza e coraggio artistico, Anna Mazzamauro prende le distanze da quell’icona per mostrarne i risvolti comici ma anche per rivendicare la vastità del proprio repertorio drammaturgico e musicale: la maschera finisce nel mirino della sua stessa satira, aprendo il campo a riflessioni più intime, a canzoni ricercate e a momenti di autentica commozione dove la parola recitata si fa poesia.

Novanta minuti di pura energia per imparare a non prendersi mai troppo sul serio

Il risultato è un atto unico serratissimo di novanta minuti in cui il pubblico non è chiamato a fare da semplice spettatore passivo, ma diventa testimone privilegiato del talento di una fuoriclasse capace di dominare lo spazio scenico con un’intonazione vocale, una pausa prolungata, uno sguardo sornione o un fulmineo cambio di registro.

Uno spettacolo imperdibile che conferma la vitalità della stagione teatrale della Capitale – arricchita anche dal teatro sociale del progetto Ulisse e dalle nuove commedie musicali in debutto nazionale – ricordandoci quanto sia prezioso, oggi più che mai, il coraggio di ridere di se stessi. L’appuntamento con Anna Mazzamauro è fissato per il 29 e 30 ottobre alle ore 21:00 al Teatro Parioli Costanzo di Roma. Segui tutte le recensioni e le interviste di palcoscenico nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Spettacoli e Teatro di Cavaliere News

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2 novembre, «Il passato non è dietro di noi»: l’opera grafica transrealista del Maestro Francesco Guadagnuolo per la ricorrenza dei defunti tra Papa Leone XIV e l’ulivo millenario

In vista del 2 novembre il Maestro transrealista Francesco Guadagnuolo presenta la straordinaria opera grafica “Papa Leone XIV e le radici del tempo”: una riflessione profonda e controcorrente sulla commemorazione dei defunti che rifiuta il lutto convenzionale e l’idea del passato come perdita, mostrando come la figura del Pontefice in cammino e il fitto groviglio radicale di un ulivo millenario avanzino parallelamente lungo lo stesso orizzonte della memoria che continua a nutrire il presente 👇

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Francesco Guadagnuolo - Papa Leone XIV e le radici del tempo

ROMA – Non sono molte le opere d’arte contemporanea capaci di affrontare il mistero del 2 novembre e della commemorazione dei defunti spogliandosi della consueta patina di malinconia, del lutto convenzionale o di simbologie consumate dall’abitudine: la nuova opera grafica realizzata dal maestro Francesco Guadagnuolo, fondatore del Transrealismo, percorre una traiettoria estetica e concettuale profondamente diversa. Non invita a volgere lo sguardo all’indietro verso ciò che è perduto, ma esorta a guardare accanto, rivelando che il passato non è un capitolo concluso alle nostre spalle, bensì una presenza viva che cammina parallelamente al nostro presente.

L’opera, intitolata emblematicamente «Papa Leone XIV e le radici del tempo», s’impone allo sguardo per la sua straordinaria densità visiva e filosofica, offrendo una meditazione laica e spirituale che si inserisce perfettamente nel dibattito sui valori della memoria e della speranza, all’indomani dell’inno alla memoria e alla responsabilità diffuso con Il Mattutino dal Castello Sforzini e delle tante iniziative di solidarietà e riflessione promosse per le giornate dell’1 e 2 novembre in tutta Italia.

«Papa Leone XIV e le radici del tempo»: la televisione, il Pontefice e l’intreccio dell’ulivo

La composizione grafica di Francesco Guadagnuolo si struttura attraverso un contrasto formale di grande impatto: all’interno del riquadro di uno schermo televisivo – medium per eccellenza della cronaca effimera e della simultaneità globale – appare la figura di Papa Leone XIV mentre avanza con passo rapido da destra verso sinistra. Sul lato opposto dell’opera, quasi a occupare l’intera impalcatura spaziale, si dispiega il groviglio potente, nodoso e ramificato delle radici di un ulivo millenario, mentre in alto vigila un grande sole rosso, immobile, magnetico e silenzioso.

Il punto focale dell’opera non risiede nella semplice giustapposizione di queste icone, ma nella relazione dinamica che l’artista istituisce tra di esse: il Pontefice non si dirige verso le radici dell’albero e non se ne allontana; cammina esattamente parallelo ad esse. In questa scelta geometrica e compositiva risiede il cuore poetico del lavoro: l’artista rifiuta l’idea del passato come dimensione morta e remota, dimostrando che la storia visibile e la memoria invisibile avanzano lungo il medesimo orizzonte vitale.

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La metafora dell’ulivo e la tensione del segno: quando la grafica diventa pensiero

Nella visione di Guadagnuolo, l’ulivo – archetipo mediterraneo di pace, durata e rigenerazione – non viene raccontato attraverso la bellezza della chioma o la maestosità del fusto, ma tramite la sua parte sotterranea e segreta. Portando alla luce il sistema radicale, l’artista trasforma ciò che normalmente è celato sotto terra in una potente allegoria della memoria comunitaria: le radici sono il luogo dove si stratificano i sacrifici, le culture, gli affetti e le esistenze di chi ci ha preceduto.

Anche la tecnica grafica riflette questa tensione: il segno è rapido, scabro, incisivo. Non si limita a descrivere una scena, ma la incide nella materia. Il nero assoluto che intreccia il sistema delle radici e il bianco luminoso che definisce la veste papale non appartengono a mondi separati, ma sgorgano dalla medesima matrice espressiva. Sullo sfondo, ampie campiture giallo-frumento rievocano la fertilità della terra e il lento lavoro del tempo, mentre il sole rosso in alto resta sospeso tra alba e tramonto, principio e compimento cosmico.

Il Transrealismo e la lezione del 2 novembre: una riflessione sulla permanenza e non sull’assenza

Attraverso i canoni del Transrealismo teorizzato da Francesco Guadagnuolo, la realtà quotidiana non viene elusa ma oltrepassata per attingere a una dimensione metafisica in cui cronaca, memoria e profezia coincidono perfettamente.

L’opera dedicata al 2 novembre compie così una rivoluzione silenziosa: non celebra la scomparsa, ma testimonia la permanenza; non compiange l’assenza, ma mostra ciò che continua instancabilmente a sostenere il presente. Come i vivi e i defunti, il Papa e le radici proseguono uniti in un cammino che non si interrompe mai, nel solco di quella straordinaria ricerca artistica contemporanea celebrata nei principali riconoscimenti culturali e d’eccellenza ospitati al Senato della Repubblica e nei concorsi d’arte visiva dedicati all’esplorazione dell’Oltre. Una lezione magistrale che ci ricorda come le nostre radici non siano confinate alle nostre spalle, ma camminino ogni giorno al nostro fianco. Segui tutte le recensioni artistiche nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Cultura e Arti Visive di Cavaliere News

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